Cari fratelli e sorelle del
Carmelo,
1.
Fra qualche mese incominciamo le
celebrazioni del Centenario
della morte della nostra sorella
Teresa di Lisieux. Questo
anniversario ci ricorda la
giovane carmelitana di Francia,
che seppe esprimere nei suoi
scritti la sua profonda visione
delle relazioni tra Dio e
l'essere umano, frutto della sua
personale esperienza, guidata
dall'azione dello Spirito
Santo.
2.
La sua missione è stata quella
di ricordarci l'essenziale
del messaggio cristiano: che Dio
è amore e che si dà
gratuitamente a quelli che sono
evangelicamente poveri; che la
santità non è frutto dei nostri
sforzi, ma dell'azione divina,
che ci chiede soltanto un
abbandono amoroso alla grazia
salvatrice. Per questo i suoi
insegnamenti non hanno perso di
attualità e hanno avuto un
influsso tale, che più di trenta
Conferenze episcopali e migliaia
di cristiani hanno chiesto che
sia dichiarata Dottore della
Chiesa.
Donna evangelica e
contemplativa
3.
Teresa di Lisieux trascorse la
sua vita religiosa nella
clausura di un Carmelo e
tuttavia fu dichiarata Patrona
delle Missioni, perché seppe
unire la spiritualità
contemplativa con la dimensione
apostolica. Allo stesso tempo
trasmise la sua esperienza
evangelica con un linguaggio
semplice e vitale, capace di
essere compreso e assimilato dai
credenti di tutti i paesi e di
tutte le culture. Anticipò il
Vaticano II in un ritorno al
Vangelo e alla Parola di Dio, al
Gesù della storia e al suo
mistero pasquale di morte e
resurrezione. Sottolineò la
priorità dell'amore alla Chiesa,
Corpo di Cristo. Testimoniò la
spiritualità della vita
ordinaria e la chiamata
universale alla santità.
4.
L'esperienza e la dottrina di
Teresa di Lisieux, acquista
speciale valore nella nostra
epoca nella quale si stanno
aprendo nuove prospettive di
presenza e di azione per la
donna nella società e nella
Chiesa. La donna è chiamata ad
essere "un segno della tenerezza
di Dio verso il genere umano"(1),
e ad arricchire l'umanità con il
suo "genio femminile". La nostra
sorella realizzò ambedue le cose
nella sua vita e nei suoi
scritti.
Rileggere il messaggio
teresiano-lexoviense
5.
La lettura delle opere della
nostra sorella Teresa, fatta
nel contesto sociale ed
ecclesiale del nostro tempo, e a
partire dalla nostra cultura,
ci aiuterà a centrarci
sull'essenziale: l'apertura
fiduciosa in Dio, Padre amoroso,
che ci ama e comprende; la
sequela di Gesù, nostro
fratello, presente e vicino,
via, verità e vita; la docilità
allo Spirito Santo, che guida la
storia delle nostre famiglie
religiose e la nostra piccola
storia personale. Tutto questo
nell'accettazione della povertà
e debolezza nostre, con la
certezza che niente né nessuno
ci può separare dall'amore di
Dio in Cristo Gesù (cf Rm
8,37-39).
6.
Speriamo che le nostre
riflessioni ci serviranno per
mantenere vivo il dinamismo di
questa celebrazione che deve
trasformarsi in un momento di
grazia per tutto il Carmelo:
religiosi, religiose, sacerdoti,
laici.
Attualità ecclesiale di
Teresa di Lisieux
7.
Durante il Sinodo sulla vita
consacrata, la nostra sorella fu
citata in varie occasioni dai
Padri sinodali, come persona che
ha un messaggio attuale per la
Chiesa alle soglie del terzo
millennio. Tra gli interventi
che la menzionarono si distacca
quella del Segretario Generale,
Cardinale Schotte, che concluse
la sua relazione triennale con
queste parole:
"Mi sia lecito concludere questa
relazione riepilogativa
rievocando quella donna che è
una testimone eccellente della
vita consacrata nella missione
della Chiesa: santa Teresa del
Bambino Gesù ...questa monaca
del Carmelo di Lisieux si è
distinta per la sua umiltà, la
sua semplicità evangelica e per
la fiducia in Dio... Nelle sue
note autobiografiche ricorda tra
l'altro che:«Mentre desideravo
il martirio, mi sono rivolta
alle Epistole paoline per
trovare una risposta. L'Apostolo
spiega che i più alti carismi
non sono niente senza la carità,
e che quella stessa carità è la
miglior via per arrivare
sicuramente a Dio. E ho trovato
pace... Sarò amore nel cuore
della Chiesa, mia Madre" (3 ott.
1994).
8.
Nell'udienza del 4 gennaio 1995,
il Santo Padre, Giovanni Paolo
II, parlando dell'impegno della
vita consacrata per la preghiera
fece vedere l'importanza che
questa ha nell'evangelizzazione
e concluse nel seguente modo:
"A
questo riguardo è bello
concludere la presente catechesi
col ricordo di santa Teresa del
Bambino Gesù, che con la sua
pregheira e il suo sacrificio
serviva alla evangelizzazione
come e più che se fosse stata
tutta dedita all'azione
missionaria. Tanto che fu
proclamata Patrona delle
Missioni"(2).
9.
L'Esortazione apostolica
post-sinodale Vita consecrata,
menziona pure la nostra sorella,
sottolinenando il suo anelito di
essere l'amore nel cuore della
Chiesa(3)e
il suo ideale di vedersi
coinvolta in una singolare
collaborazione con l'attività
missionaria, ripetendo tante
volte il suo desiderio di amare
e far amare Gesù,(4)a
cominciare dalla sua comunione
con Lui: «Essere tua sposa, o
Gesù...essere, nella mia unione
con te, madre delle anime»(5).
Invito all'essenziale
10. Teresa di Lisieux seppe
esprimere nel suo nome religioso
"del Bambino Gesù e del Volto
Santo" tutto il processo della
sua vita, che la portò alla
maturità spirituale attraverso
l'annichilamento
dell'incarnazione (kenosis) e la
sofferenza di Gesù che col suo
mistero pasquale ci libera da
ogni schiavitù. Ella seppe
comprendere e vivere il progetto
di vita di Gesù che trasforma
ogni nostra sfera relazionale e
dà una nuova dimensione alle
nostre relazioni con Dio, con
gli altri e con le cose. Di
fronte al progetto di morte
che ci domina e ci rende schiavi
in tutti questi ambiti,
incontriamo il progetto di
vita del Vangelo che ci
libera e ci trasforma. La
missione di Teresa di Lisieux fu
precisamente quella di
ricordarci queste verità,
centrarci nuovamente
sull'essenziale.
11. Nella prospettiva del
progetto di Gesù che ricorderemo
brevemente, approfondiremo nel
messaggio teresiano-lexoviense
l'invito a passare: da un Dio
giudice a un Dio Padre-Madre,
dalla sfiducia alla fiducia e
all'abbandono in Lui, dalla
ricerca della perfezione alla
ricerca della comunione con Dio,
dalla complicazione alla
semplicità, dalle leggi che
schiavizzano alla legge
dell'amore concreto ed efficace
che libera, dalla immaturità
alla maturità, dall'ascetismo
esteriore alla negazione
evangelica, dai meriti alle mani
vuote, dalle considerazioni
puramente spirituali alla Parola
di Dio, da una preghiera
complicata a un semplice sguardo
contemplativo, da Maria
irragiungibile a Maria vicina al
Vangelo.
I. IL PROGETTO DI VITA DI
GESU'
12. Il Vangelo di Gesù, la Buona
Novella che Egli ci comunica è
la proclamazione della vita
e della libertà. Una
libertà che è sinonimo di
amore, che si dimentica di se
stessa e si dona per il bene
degli altri.
13. Gesù, nella sua esistenza
terrena e nella sua
predicazione, realizzò il suo
impegno con la vita, fino ad
accettare un processo di morte
che culminò sulla croce.
Incarnandosi, Gesù assume la
condizione umana e la valorizza
in tutta la sua dignità. Ciò lo
porta a rispettare la vita di
ogni persona e a lottare contro
tutto ciò che la diminuisce e la
opprime. Mai Egli rimane
insensibile e indifferente
davanti alla sofferenza e alla
morte. Con i suoi atteggiamenti
rivela il disegno di Dio, che è
un progetto di vita, nel quale è
inclusa la sofferenza come
cammino di vita e di
risurrezione.
14. Il Dio della vita si fece
presente in Gesù di Nazareth.
Lui, che era la Parola di vita (Gv
1,4), venne per comunicarci la
vita in abbondanza (cfr. Gv
10,10) e per trasformarci in
figli di Dio (Gv 1,12). Nella
sinagoga di Nazareth, all'inizio
dell'annuncio della Buona
Novella, Gesù presentò la vita
anche come liberazione (Lc
4,17-21). In quel discorso
programmatico, Egli indicò
alcune delle schiavitù e
oppressioni che dominano
l'essere umano e lo mantengono
in una situazione di morte.
15. Il progetto di vita che Gesù
presenta e inizia tocca le tre
sfere relazionali dell'essere
umano: Dio, gli altri e le
cose.
1. Dal fatalismo alla
responsabilità di figli e figlie
di Dio
16. Al progetto di morte che
considerava Dio come creatore
onnipotente e temibile, Gesù
oppose il suo progetto di vita
rivelando Dio come Padre-Madre,
che, invece di imporci un
destino, ci aiuta a superare il
fatalismo e a sentirci
collaboratori liberi e
responsabili. Le relazioni con
il Dio della vita, secondo Gesù,
sono relazioni di amore e di
fiducia.
17. La rivelazione del volto del
Padre fatta da Gesù è il perno
di tutta la vita del credente e
si trasforma nel centro della
sua esistenza. Questo Dio di
Gesù è un Dio che rispetta la
nostra libertà. Un Dio
sconosciuto che si rivela nel
suo Figlio incarnato e per
l'azione dello Spirito distrugge
tutti i nostri idoli. Un Dio
sempre superiore e unico
fondamento della nostra
esistenza.
18. È a partire da questa
immagine del Dio di N.S. Gesù
Cristo che può divenire realtà
l'impegno con la vita in tutte
le sue dimensioni.
2. Dalla divisione alla
comunione nella fraternità
19. Nel progetto di vita,
presentato e iniziato da Gesù,
le relazioni con gli altri si
riassumono nel comandamento
dell'amore al prossimo, basato
su quello dell'amore a Dio, con
tutto il cuore, con tutta
l'anima e con tutte le forze
(cfr Mt 22, 37-40).
20. Guidato da questo amore,
Gesù si colloca dalla parte
degli emarginati e degli
esclusi, destinati a morire in
molte maniere: poveri, malati,
donne, bambini, peccatori,
stranieri. A tutti Egli offre la
vita. Lotta contro tutto ciò che
si oppone ad essa come contro
tutto ciò che crea divisioni:
tra prossimo e non prossimo, tra
pagano e giudeo; tra uomo e
donna.
21. La persona umana è una
sintesi della creazione,
realizzata nella Parola e per la
Parola (cfr Col 1,15-16; Gv 1,3)
e per questo possiede una
sacralità che le viene da Dio.
L'essere umano, alla luce di
Cristo, appare nell'universo
come colui che ode la Parola di
Dio e risponde ad essa in nome
di tutte le cose, come
interlocutore di Dio. Per la sua
incarnazione, il Figlio di Dio
"si è unito in certo modo a ogni
uomo"(6).
Cristo, vicino a noi, presente
in ogni essere umano "ha voluto
identificarsi in maniera
particolare con i più deboli e i
più poveri,(7)"
come lo manifesta il testo di
Matteo 25,31-46.
22. Si tratta di una presenza
sacramentale che al tempo stesso
rivela e nasconde. Nel volto di
ogni essere umano possiamo
incontrare qualcosa del volto di
Gesù, Verbo di vita. Il mistero
di Dio s'intuisce prima di tutto
nell'esperienza irripetibile di
ogni persona. Anche nella realtà
reciproca dell'uomo e della
donna. Giovanni Paolo II ha
posto in rilievo la dignità
della donna e "il suo apporto
specifico alla vita e all'azione
pastorale e missionaria della
Chiesa... che attende (dalle
donne) un contributo originale
nella promozione...specialmente
in ciò che attiene alla dignità
della donna e al rispetto della
vita umana...e la promozione dei
fondamentali beni della vita e
della pace"(8).
23. La scoperta di Dio presente
negli altri trae con sé un
cambiamento nelle relazioni
umane e porta a vivere un
impegno di una carità concreta
ed efficace: ci fa aprire alla
fraternità universale nella
Chiesa e nella società; e ci
chiede d'impegnarci in tutto ciò
che implica vita, comunione e
partecipazione, a partire da
un'opzione preferenziale per i
poveri, nei quali l'immagine di
Dio "è offuscata e persino
oltraggiata"(9).
3. Da un uso egoistico a un
uso partecipato dei beni
24. Nel progetto di vita di
Gesù, le relazioni con le cose
si trasformano. Siamo invitati a
passare da un uso delle stesse
(che ci aliena, ci rende schiavi
e ci porta ad opprimere gli
altri e a collocarli in
situazione di morte), a
utilizzarle con libertà e
soprattutto a condividerle con
gli altri in una società giusta
e umana per tutti. Per Gesù le
cose dovrebbero essere un luogo
d'incontro con Dio e con i
fratelli e le sorelle e mezzo di
comunicazione e comunione tra le
persone.
25. Il messaggio religioso di
Gesù ha conseguenze sociali che
sboccano in un impegno con la
giustizia come fonte di vita. Lì
è manifestata l'espressione
comunitaria e sociale del
comandamento dell'amore. Gesù
annunciò il regno di Dio, e il
suo progetto di vita che ha
ripercussioni nelle strutture
della convivenza umana. Queste
quando si basano
sull'ingiustizia e
sull'oppressione si convertono
in mezzi di morte. Gli
insegnamenti di Cristo
interpellano fortemente su
questo punto e invitano a un
impegno per la giustizia-vita.
II. TERESA DI LISIEUX VIVE E
TESTIMONIA IL PROGETTO DI GESU'
26. La celebrazione del
Centenario della nostra sorella
è un'occasione per rileggere
la sua vita e i suoi scritti
dalla prospettiva del progetto
di vita di Gesù e dal nostro
ambiente socio-culturale ed
ecclesiale. Ma la
considerazione della sua
esperienza spirituale esige da
tutti soprattutto un
rinnovamento in profondità della
nostra vita carmelitana.
Teresa ci ricorda i valori
fondamentali del Vangelo e ci
invita a centrarci in essi.
A partire dalla lettura e dalla
meditazione della Parola scopre
l'essenziale nelle relazioni con
Dio, con gli altri e con le
cose; lo vive con semplicità,
con naturalezza, in profondità e
lo trasmette con la sua vita e i
suoi scritti.
1. Un Dio vicino e che ci ama
Bere alla fonte viva della
Parola di Dio
27. Teresa di Lisieux alimentò
la sua vita e la sua
spiritualità alle fonti
purissime della Parola di Dio.
In un'epoca poco aperta alla
lettura della Bibbia, ella
realizzò ciò che il Concilio
avrebbe chiesto più tardi a
tutti i cristiani, specialmente
alle persone consacrate:
imparare "la sublime scienza di
Gesù Cristo con la frequente
lettura delle divine scritture.
«L'ignoranza delle scritture,
infatti, è ignoranza di Cristo»"(10).
28. Fedele al mandato della
Regola, meditò notte e giorno la
legge del Signore e vegliò in
orazione(11).
Come Teresa di Gesù, sua madre,
incontrò in Gesù il libro vivo
(12) e, a imitazione
di S. Giovanni della Croce,
seppe "porre gli occhi in
Cristo"(13).
Ella stessa ci dice come a poco
a poco passò dalla lettura di
libri spirituali che l'aiutarono
molto nel suo cammino,
specialmente S. Giovanni della
Croce, a centrarsi sulla
Scrittura, particolarmente sui
Vangeli:
"più tardi tutti i libri mi
lasciarono nell'aridità...Se
apro un libro scritto da un
autore spirituale...sento subito
il mio cuore serrarsi, e leggo
quasi senza capire, o, se
capisco, lo spirito mio si ferma
senza poter meditare. In questa
impotenza, la Sacra Scrittura
e l'imitazione mi vengono in
soccorso; in esse trovo
nutrimento solido e puro. Ma
soprattutto il Vangelo mi
occupa durante la preghiera; in
esso trovo tutto il necessario
per la mia povera anima. Scopro
sempre in esso luci nuove,
significati nascosti e
misteriosi. Capisco e so per
esperienza «che il Regno di Dio
è dentro di noi»"(14).
29. La lettura e la meditazione
della Parola di Dio la portò a
scoprire l'essenziale del
messaggio di Gesù nella vita di
ogni giorno. Questa relazione
tra Parola di Dio ed esistenza
concreta la porta a scoprire,
"proprio nel momento in cui ne
ho bisogno, delle luci che non
avevo ancora viste, ... in mezzo
alle occupazioni della giornata"(15).
Più ancora, attraverso la sua
parola liberatrice, Gesù si fa
presente in Teresa di Lisieux:
"Mai l'ho inteso parlare, ma
sento che è in me, ad ogni
istante, e mi guida e m'ispira
ciò che debbo dire o fare"(16).
30. Nella sua missione di
ricordarci l'essenziale, la
nostra sorella Teresa ci pone di
fronte alla Parola di Dio come
luce che illumina i nostri passi
(cf Sal 119, 105)(17)
e ci ricorda che la condizione
per comprendere il messaggio di
Dio è avere un cuore di bambino,
aperto e disponibile a ciò che
lo Spirito ci fa scoprire come
esigenza della nostra vocazione,
della nostra missione nella
Chiesa.
31. Dobbiamo vivere alla scuola
della Parola di Dio. Essa è "la
prima sorgente di tutta la
spiritualità cristiana"(18).
La Chiesa raccomanda la
meditazione comunitaria della
Bibbia non solo per le persone
consacrate, ma pure per tutti i
membri del popolo di Dio. "Dalla
frequentazione della Parola di
Dio essi hanno tratto la luce
necessaria per quel
discernimento individuale e
comunitario che li ha aiutati a
cercare nei segni dei tempi le
vie del Signore"(19).
32. A Teresa di Lisieux, che
desiderò conoscere le lingue
bibliche per meglio gustare la
Parola di Dio, non toccò vivere
il nuovo avvicinamento
ecclesiale alla Scrittura.
Neppure ebbe a sua portata le
possibilità che oggi abbiamo per
una migliore conoscenza e
assimilazione del messaggio
biblico. Tuttavia realizzò la
prescrizione della Regola del
Carmelo di avere abbondantemente
sulla bocca e nel cuore la
Parola di Dio per compiere tutto
in consonanza con essa(20).
Come lei, leggiamo e meditiamo
la Parola di Dio e mettiamo in
pratica le sue esigenze, con i
nuovi mezzi che Dio ci offre in
questo momento della storia
della Chiesa per
l'approfondimento e la miglior
comprensione della sua Parola.
Riscoprire il volto
paterno-materno di Dio
33. Teresa visse in un'epoca
caratterizzata da una
spiritualità giansenista che
deformava il volto di Dio,
presentandolo unilateralmente
come giudice severo, che poteva
chiedere perfino l'offerta come
vittima per placare la sua
giustizia.
34. La lettura e la meditazione
collocò Teresa di Lisieux
all'ascolto di Gesù, che le
rivelò il vero volto di Dio:
padre-madre misericordioso che
ci invita a vivere in
un'attitudine di figli e figlie
nell'abbandono e nella fiducia
offerti all'amore di Dio,
assumendo responsabilmente come
Cristo la missione di proclamare
il progetto di Dio sull'umanità.
Comprese "quanto Gesù desideri
essere amato" e si offrì come
vittima all'amore
misericordioso, che desidera
comunicarsi a tutti
(21).
L'orazione come dialogo
semplice e filiale
35. In consonanza con sua madre
Teresa d'Avila
(22), Teresa di
Lisieux vive l'orazione come
dialogo confidente e amoroso con
un Dio Padre-Madre(23).
Trasforma in esperienza vitale
la forza che comunica e si apre
alla necessità dell'abnegazione
evangelica affinché l'orazione
sia autentica: "preghiera e
sacrificio formano tutta la mia
forza, sono le armi invincibili
che Gesù mi ha date, toccano le
anime ben più che i discorsi"(24).
Ella visse un tipo di orazione
sempre più semplice, che la
collocava alla fonte dell'acqua
viva o unita al fuoco divino che
purifica e trasforma: "per me la
preghiera è uno slancio del
cuore, è un semplice sguardo
gettato verso il Cielo, è un
grido di gratitudine e di amore
nella prova come nella gioia,
insomma è qualche cosa di
grande, di soprannaturale, che
mi dilata l'anima e mi unisce a
Gesù"(25)
.
Dalla santità come
"perfezione" alla santità come
comunione
36. Riscoprire il volto
paterno-materno di Dio fu il
punto di partenza del nuovo
cammino verso la santità, che
ella visse soprattutto a partire
dal 1894, dall'esperienza della
sua debolezza. Gesù le mostrò,
com'ella dice, che il cammino è
quello dell'abbandono e della
fiducia di un bambino che dorme
senza timore sulle braccia di
suo Padre:
"«Se qualcuno è piccolo, venga a
me», ha detto lo Spirito Santo
per bocca di Salomone, e questo
medesimo Spirito d'amore ha
detto ancora che «la
misericordia è concessa ai
piccoli». In nome suo il profeta
Isaia ci rivela che nell'ultimo
giorno... «come una madre
accarezza il figlio, così io vi
consolerò, vi porterò in braccio
e vi accarezzerò sulle mie
ginocchia»...Gesù non chiede
grandi azioni, bensì soltanto
l'abbandono e la riconoscenza"(26).
37. Qui si incontra il passaggio
dal timore alla fiducia. Siamo
davanti a Dio come figli e
figlie davanti a un padre e a
una madre. Dio fa che tutto
cooperi per il nostro bene,
anche le nostre deficienze e i
nostri errori:
"È
la confidenza, e nient'altro che
la confidenza che deve condurci
all'Amore". "Quello che piace a
lui, è di vedermi amare la mia
piccolezza e la mia povertà, è
la speranza cieca che ho nella
sua misericordia" ..."per amare
Gesù, essere la sua vittima
d'amore, più si è deboli, senza
desideri né virtù, più si è
adatti alle operazioni di questo
amore consumante e trasformante"(27).
38. Alla radice della nostra
vocazione alla vita consacrata
nel Carmelo ci sta l'iniziativa
del Signore. Le persone chiamate
rispondendo all'invito di Dio si
affidano al suo amore e
realizzano l'offerta
incondizionata della propria
vita, "consacrando tutto,
presente e futuro, nelle sue
mani"(28).
Come Teresa di Lisieux siamo
chiamati a vivere in profondità
l'esperienza del volto
paterno-materno di Dio, a vivere
un'orazione come dialogo amoroso
con Dio e come sguardo
contemplativo della realtà,
ascolto di Dio per impegnarci
con i nostri fratelli e sorelle;
a focalizzare la santità non
come perfezione, ma come
comunione con Dio per mezzo
della fede, della speranza e
dell'amore. Una santità
teologale come la presentano la
Regola e S. Giovanni della
Croce, padre e maestro
spirituale di Teresa di Lisieux
per mezzo dei suoi scritti.
Fedeltà alla missione e
purificazione della fede
39. L'esperienza gratuita del
volto paterno-materno di Dio
rivelato in Gesù e la fedeltà
alla propria vocazione-missione
assunta responsabilmente, come
figli e figlie di Dio, entrano
nella dinamica del mistero
pasquale di morte e risurrezione
e si aprono alla purificazione e
alla prova della fede. Teresa di
Lisieux seppe esprimere ciò
aggiungendo, in unità
inseparabile, al suo nome del
Bambino Gesù quello del Volto
Santo. Il Verbo incarnato che,
nel mistero della sua infanzia,
invita alla fiducia, all'amore,
all'abbandono, è lo stesso servo
sofferente che ci introduce nel
mistero del dolore, che egli
visse prima di noi. Un dolore
che parte dalla fedeltà alla
missione affidatagli dal Padre.
40. È nel processo di
purificazione della fede che lei
scopre e comprende la sua
vocazione. I suoi aneliti
apostolici di proclamare la
Buona Novella di salvezza si
trasformano in un martirio di
amore, non vedendo come può
unire tutto ciò che desidera,
con ciò che compie. È in quel
momento che Dio le fa
comprendere, alla luce dei
capitoli 12 e 13 della prima
lettera ai Corinzi, che la
Chiesa è come un corpo, e che in
esso, l'amore è il cuore che
muove le altre membra e che
perciò racchiude tutte le
vocazioni e abbraccia tutti i
tempi e tutti i luoghi, ed
esclama: "la mia vocazione l'ho
trovata finalmente, la mia
vocazione è l'amore. Sì, ho
trovato il mio posto nella
Chiesa, e questo posto, Dio mio,
me l'avete dato voi! Nel cuore
della Chiesa, mia Madre, io sarò
l'amore. Così, sarò tutto ... e
il mio sogno sarà attuato!"(29).
41. Nei suoi Ultimi colloqui
appare con forza ciò che è stata
chiamata "la passione di Teresa
di Lisieux"(30).
Si tratta delle notti
purificatrici, fatte di
malattia, oscurità, dubbi,
angustie di morte. Nello sforzo
di fedeltà alla sua vocazione
contemplativa percorse il
cammino del Calvario: "Avevo
allora grandi prove intime di
ogni sorta (fino a chiedermi
talvolta se ci fosse un Cielo)"(31).
In maniera particolare la notte
purificatrice si fa più fitta
negli ultimi mesi della sua
vita. In essa beve il calice del
dolore fino alla feccia. Come
Gesù dà la sua vita per gli
altri.
42. La dimensione pasquale della
vita consacrata include pure la
croce e il dolore nella fedeltà
al compimento della missione
della Chiesa(32),
giacché "la missione è
essenziale per ogni Istituto,
non solo in quelli di vita
apostolica attiva, ma anche in
quelli di vita contemplativa. La
missione, infatti, prima di
caratterizzarsi per le opere
esteriori, si esplica nel
rendere presente al mondo Cristo
stesso mediante la testimonianza
personale"(33).
Nel compimento della nostra
missione siamo chiamati come
Teresa di Lisieux a vivere la
purificazione della fede, che è
l'armatura che ci difende dalle
insidie dell'avversario(34),
assumendo la croce come
"sovrabbondanza dell'amore di
Dio che trabocca su questo
mondo, il grande segno della
presenza salvifica di Cristo. E
ciò specialmente nelle
difficoltà e nelle prove"(35),
in situazioni difficili e
perfino di persecuzione e di
martirio.
2. Un Dio che crea la nostra
fraternità
Le dimensioni evangeliche
dell'amore fraterno
43. Il secondo aspetto del
progetto di Gesù è quello del
superamento dell'odio e della
divisione per giungere
all'incontro di amore e di
comunione con tutti, al quale
Dio ci convoca. Questa esigenza
è intimamente legata alla
scoperta del volto
paterno-materno di Dio che, in
Cristo, ci ha trasformato in
fratelli e sorelle. Si tratta
della seconda parte dell'unico
comandamento dell'amore: amare
il prossimo come se stessi.
44. Nell'esperienza e nella
dottrina di Teresa di Lisieux
incontriamo la convinzione che
l'autenticità del nostro amore a
Dio si manifesta nella qualità
del nostro amore agli altri.
Come in circoli concentrici, la
dimensione dell'amore fraterno
si apre a orizzonti sempre più
ampi, come un'espansione che
parte dall'amore a Dio. Il primo
cerchio è quello dei più vicini,
il più ampio è quello
dell'umanità intera. La fiducia
e l'abbandono in Dio Padre-Madre
e il sentirsi amata da Lui, sono
in Teresa di Lisieux la fonte
della carità fraterna e
dell'apostolato, espressione di
amore a tutti, con il desiderio
di comunicare loro la Buona
Novella della salvezza.
Amore fraterno e vita in
comunità
45. Le dimensioni evangeliche
dell'amore fraterno si vivono
nelle realtà concrete nelle
quali si sviluppa la nostra
esistenza umana: famiglia,
comunità religiosa, comunità
cristiane, chiesa, gruppi umani,
società. In esse incontriamo
luci e ombre, aspetti positivi e
negativi. La nostra sorella
Teresa ci insegna a vivere
incarnati nella realtà e ad
incominciare a vivere l'amore
evangelico dove Dio ci ha
posto.
46. Il Carmelo di Lisieux,
quando lei entrò, era, secondo
le parole di sua sorelal Maria,
piccolo e povero. Contava 26
religiose. La media di età della
comunità era di 47 anni.
Umanamente era una comunità
povera e spiritualmente era
influenzata dal rigorismo
dell'epoca, con la paura di un
Dio giustiziere inculcata dal
giansenismo. Tutto questo non
cessava di ostacolare il
dinamismo dell'amore e
l'equilibrio che S. Teresa di
Gesù aveva cercato di proteggere
con realismo umano e spirituale.
In questo ambiente, con persone
concrete, con nome e cognome,
con qualità e difetti, Teresa di
Lisieux vive l'amore fraterno e
le sue esigenze.
47. In un buon numero di pagine
del Manoscritto C, indirizzato
alla Madre Maria di Gonzaga,
Priora del monastero, Teresa
descrive come comprese e visse
il comandamento di Gesù di amare
gli altri come Egli ci amò. Ciò
la portò a sopportare i limiti
delle altre, a non
scandalizzarsi dei loro difetti,
a edificarsi dei loro piccoli
atti di virtù, a giudicare con
comprensione e benignità tutte.
Descrive pure i piccoli fatti
concreti che misero alla prova
l'esercizio del suo amore al
prossimo e resero difficile la
crescita nella comunione(36).
Nei piccoli sforzi, servizi e
sacrifici della vita fraterna in
comunità, la nostra sorella
visse il precetto dell'amore.
48. La dimensione di comunione
che la vocazione alla vita
consacrata ha in sé, segnalata
pure nella nostra Regola, è
stata messa in rilievo
nuovamente dal documento Vita
consecrata nella sua seconda
parte, che ha come titolo "Signum
fraternitatis. La vita
consacrata segno di comunione
nella Chiesa.(37)
Il
mistero pasquale aiuta a capire
che senza rinuncia, senza croce,
senza impegno generoso, senza
apertura e perdono, non è
possibile vivere l'amore del
prossimo secondo lo stile di
Gesù. Teresa di Lisieux è per
noi uno stimolo e una maestra
per vivere nelle circostanze
concrete delle nostre comunità,
con realismo spirituale, la
nuova comunione e la fraternità
in Cristo in mezzo alle
difficoltà.
3. Un Dio che ci chiede di
annunciare la Buona Novella
Dimensione missionaria: amare
Gesù e farlo amare
49. L'impegno
dell'evangelizzazione è
un'espressione di amore
universale. Testimoniare e
annunciare agli altri la nuova
vita in Cristo e il suo
messaggio di speranza è amarli.
Teresa, monaca contemplativa,
non cessò di vivere il dinamismo
missionario e apostolico della
vocazione cristiana. Ella
desiderò, nella sua particolare
vocazione carmelitana,
collaborare con Cristo per la
redenzione del mondo, non solo
fino alla fine della sua vita,
ma fino alla fine del mondo(38).
Nella sua corrispondenza
epistolare con i suoi fratelli
missionari ribadisce in molti
modi la dimensione apostolica e
missionaria della carmelitana
contemplativa. Tra le altre cose
afferma:"Lo sa bene, una
carmelitana che non fosse
apostolo, s'allontanerebbe dallo
scopo della sua vocazione e
cesserebbe di essere figlia
della serafica S. Teresa, che
desiderava dare mille vite per
salvare una sola anima"(39).
Perciò desidera vivere tutte le
vocazioni(40).
L'efficacia
dell'evangelizzazione la collocò
nell'amore. Ella domanda ai
santi che le diano il loro amore
raddoppiato(41).
50. Chiamati al Carmelo siamo
stati consacrati per la
missione. Abbiamo "il compito
profetico di ricordare e
servire il disegno di Dio sugli
uomini, come è annunciato
dalla Scrittura e come emerge
anche dall'attenta lettura dei
segni dell'azione provvidente di
Dio nella storia. È progetto di
un'umanità salvata e
riconciliata"(42).
Dalla nostra sorella Teresa
dobbiamo imparare l'orientamento
apostolico del nostro amore
cristiano; la convinzione della
forza evangelizzatrice
dell'orazione e la necessità di
una spiritualità incarnata nella
realtà di ogni giorno.
L'evangelizzazione non è
semplice informazione.
È
la manifestazione della nostra
filiazione divina che ci fa
crescere nell'amore e nella
solidarietà. Occorre vivere
l'esperienza delle sofferenze e
angustie dei fratelli e delle
sorelle e assumerle da questa
prospettiva. Così fece Teresa
accettando la prova dei dubbi
per ottenere agli increduli la
grazia di superarli. Si siede
alla mensa dei peccatori e di
coloro che rifiutano la fede e
soffre con loro il vuoto e
l'oscurità: "la vostra
figlia...vi chiede perdono per i
suoi fratelli, accetta di
nutrirsi per quanto tempo voi
vorrete del pane di dolore e non
vuole alzarsi da questa tavola
colma di marezza alla quale
mangiano i poveri peccatori
prima del giorno che voi avete
segnato"(43)
.
Questo è pure un modo di offrire
una risposta di spiritualità
alla ricerca del sacro e alla
nostalgia di Dio che vive sempre
nel cuore delle persone(44)
.
51. Questo amore ha pure una
dimensione sociale che ci
impegna, con le sfumature
peculiari di ogni vocazione nel
Carmelo, a un servizio di
promozione integrale per
favorire la giustizia e la pace
nel mondo attraverso una vera
umanizzazione delle persone.
L'amore al prossimo, per essere
efficace, deve esprimersi in
sintonia con le esigenze del
mondo contemporaneo. Ci si
chiede infatti di avere una
prospettiva sociale dell'amore,
perché i mezzi dell'amore
individuale sono sempre più
limitati. Il prossimo bisognoso
non sono gli individui isolati,
ma le masse oppresse dalle
strutture umane ingiuste e
disumanizzanti.
La
presenza dell'amore cristiano si
percepisce urgente e necessaria
nell'opera di cambiamento e di
trasformazione delle strutture.
La carità è più forte delle
divisioni e aiuta a superare,
nella lotta per un mondo più
giusto, l'odio che giungerebbe a
fare dell'oppresso un
oppressore. Solo l'amore a Gesù
e la testimonianza della sua
vita e della sua dottrina
permettono la vera
riconciliazione fraterna. La
dottrina della piccola via
dell'infanzia spirituale è una
forza incredibile di cambiamento
sociale di fronte agli abusi di
potere nella società.
Vicini a Maria di Nazareth
52. La Vergine Maria è per noi
modello di consacrazione e di
sequela che ci ricorda il
primato dell'iniziativa di Dio e
ci insegna ad accogliere la sua
grazia. Ella è "maestra di
sequela incondizionata e di
assiduo servizio"(45)
.
Nella più pura tradizione del
Carmelo, Teresa di Lisieux visse
la presenza e la vicinanza della
Madre di Gesù. Anticipando il
Vaticano II, scoprì la donna
semplice di Nazareth, pellegrina
della fede e della speranza,
Madre e modello. Si può dire che
Teresa vive vicina a lei.
53. Teresa rifiuta le
presentazioni di Maria che
esaltano la sua grandezza senza
tenere in conto la sua vita
terrena: "perché una predica
sulla santa Vergine mi piaccia e
mi faccia del bene, bisogna che
io veda la sua vita reale, non
la sua vita supposta; e io sono
sicura che la sua vita reale
doveva essere semplicissima. Ce
la mostra no inabbordabile,
bisognerebbe mostrarla
imitabile, far risaltare le sue
virtù, dire che ella viveva di
fede come noi... Lei è più Madre
che Regina"(46).
La
sua ultima poesia, dedicata alla
Vergine, ha come titolo: "Perché
ti amo, Maria". Essa è un
ripasso delle pagine del
Vangelo, in cui si scopre
l'amore della Madonna a Dio e
agli altri, la sua povertà, il
suo silenzio contemplativo, la
sua semplicità, la sua fede, la
sua speranza, la sua
disponibilità e obbedienza ad
accettare la volontà di Dio. Il
Vangelo rivela a Teresa chi è
Maria e il suo cuore le rivela,
nell'esperienza di ogni giorno
in comunione con la Vergine, la
sua vera personalità(47).
54. Negli insegnamenti di Teresa
di Lisieux incontriamo una via
per approfondire e rinnovare la
nostra vita mariana alla luce
del Vangelo e dell'intimità con
Maria. La devozione, la
testimonianza e la predicazione
nostre avranno una solida base
nella riscoperta di lei nel
mistero di Cristo e della
Chiesa. La Vergine riempie con
la sua presenza tutta la storia
dell'Ordine fin dalle origini
sul Monte Carmelo.
Ella è soprattutto modello di
sequela di Gesù nella fede e
nella contemplazione. Ci insegna
specialmente (e questa fu pure
l'esperienza vitale di Teresa di
Lisieux) le attitudini
dell'orante: discernimento,
disponibilità (Annunciazione),
lode e ringraziamento per ciò
che Dio fa nella storia in
favore dei poveri e dei semplici
(Magnificat), fiducia (Cana di
Galilea), sguardo contemplativo
e paziente fino a che si faccia
luce, custodendo tutto nel
cuore, senza comprendere molte
cose (ritrovamento di Gesù nel
tempio), fedeltà nella prova (ai
piedi della croce), comunione ed
ecclesialità (pregando coi
discepoli).
Testimonianza profetica
davanti alle grandi sfide
55. La vita cristiana e in
particolare la vita consacrata
sono chiamate a dare
testimonianza profetica
dell'annuncio dei valori del
Vangelo e della denuncia di
tutto ciò che si oppone ad essi.
Giovanni Paolo II, facendo
risaltare il carattere profetico
delle persone consacrate, "come
una speciale forma di
partecipazione alla funzione
profetica di Cristo, comunicata
dallo Spirito a tutto il popolo
di Dio", ha ricordato la figura
di Elia "profeta audace e amico
di Dio", come modello di
autentico profetismo. Nella
descrizione che fa di lui, dice
che viveva alla presenza del
Signore "e contemplava il suo
passaggio, intercedeva per il
popolo e proclamava con coraggio
la sua volontà, difendeva i
diritti di Dio e si ergeva a
difesa dei poveri contro i
potenti del mondo"(48).
56. Da questa prospettiva Teresa
di Lisieux può essere chiamata
profeta dei tempi nuovi. È stata
con ragione qualificata come
"profeta della gioventù", "segno
di speranza", "profeta della
santità", proposta come
vocazione di tutti, "profeta
dell'attualità della
Redenzione", sottolineando la
forza invisibile dell'amore(49).
Ella, donna di grandi desideri
che segnano il suo cammino
pasquale, ha molto da dire a
un'umanità in ricerca e che vive
insoddisfatta.
Nella linea più pura della
tradizione del Carmelo, Teresa
di Lisieux contempla Elia
profeta come modello di vita. Si
sente attratta dall'esperienza
di Dio sperimentata dal profeta
nella "brezza soave"(50),
ma anche nella sua lotta contro
i profeti di Baal: "Dopo averci
mostrato le illustri origini del
nostro Santo Ordine, averci
paragonato al profeta Elia che
lotta contro i sacrdoti di Baal,
ha dichiarato «che sarebbero
ritornati tempi simili a quelli
della persecuzione di Acab». Ci
sembrava già di volare al
martirio"(51).
57. Nella fedeltà alla nostra
vocazione carmelitana siamo
chiamati a vivere la dimensione
profetica nella testimonianza di
una vita che sottolinea il
primato di Dio con un'esperienza
della sua presenza nel cuore del
mondo, in un'apertura per
scoprire la sua presenza in un
modo sempre nuovo e
sorprendente, come quello che
ebbe Elia nella brezza soave,
che ci porti poi a impegnarci al
servizio dei fratelli e delle
sorelle per aiutarli nella loro
liberazione integrale. La vita
fraterna, in effetti, "è
profezia in atto nel contesto di
una società che, talvolta senza
rendersene conto, ha un profondo
anelito ad una fratrenità senza
frontiere". Inoltre, "un'intima
forza persuasiva deriva alla
profezia dalla coerenza fra
l'annuncio e la vita"(52).
Presenza viva e orientatrice
58. Il carattere evangelico
dell'esperienza e della dottrina
di Teresa di Lisieux le dà una
permanente attualità. La
semplicità, la fiducia e
l'abbandono in Dio, sperimentati
e proclamati da Teresa di
Lisieux, sono capaci di ispirare
un impegno per la giustizia e
per la pace nel mondo.
(53)
59. L'influsso della nostra
sorella di Lisieux nella Chiesa
e nel mondo di oggi è
indiscutibile. Ella lo intuì
quando, prima di morire,
affermò: "Ma soprattutto sento
che la mia missione sta per
cominciare: la mia missione di
fare amare il Signore come io
l'amo, e dare alle anime la mia
piccola via. Se Dio
misericordioso esaudisce i miei
desideri, il mio paradiso
trascorrerà sulla terra fino
alla fine del mondo. Sì, voglio
passare il mio Cielo a fare del
bene sulla terra"(54)
.
Conclusione
Rinnovare con la nostra
sorella Teresa la nostra vita
contemplativa e apostolica
60. Il centenario della morte
di Teresa di Lisieux, nostra
sorella, è un invito di Dio a
rinnovarci alla luce della sua
esperienza e della sua dottrina.
Come ha detto Giovanni Paolo II
ai consacrati e alle consacrate,
non abbiamo solo "una gloriosa
storia da ricordare e da
raccontare, ma una grande storia
da costruire". Dobbiamo guardare
al futuro, "nel quale lo Spirito
ci proietta per fare con noi
ancora cose grandi"(55).
La
nostra sorella ci indica la
strada di ritorno al Vangelo
come l'unico modo di realizzare
la fedeltà creativa al nostro
carisma.
61. Ella ci insegna la
centralità dell'amore che
semplifica e comunica la vera
libertà e la liberazione che
conducono alla maturità di
un'identità cristiana, religiosa
e carmelitana. In un mondo di
angustie e timori, ci orienta
alla fiducia e all'abbandono al
Signore, che vince tutte le
nostre paure. Di fronte ai
nostri idealismi disincarnati ci
offre un realismo spirituale ed
evangelico per essere profeti di
un Dio presente, vicino e
liberatore. Il suo messaggio è
una sfida per la spiritualità di
oggi nella Chiesa, come lo hanno
percepito non solo le persone
consacrate alla contemplazione,
ma pure coloro che lavorano nel
campo dell'evangelizzazione
impegnata per la promozione
umana, lo sviluppo e la
liberazione(56).
L'infanzia spirituale è un
concetto evangelico che implica
la coscienza del dono che
abbiamo ricevuto di essere figli
e figlie di Dio e la risposta
che ci orienta alla fraternità.
62. Fratelli e sorelle nel
Carmelo, rendiamo grazie al
Signore, per il dono della
nostra sorella Teresa di Lisieux
alla Chiesa, al mondo e al
Carmelo. Sperimentiamo la sua
presenza e la sua vicinanza
nella celebrazione del
centenario della sua morte e
continuiamo con la nostra vita
di orazione, fraternità e
impegno apostolico, rendendo
testimonianza al Dio di nostro
Signore Gesù Cristo, con la
forza del suo Spirito.
Roma, 16 luglio 1996
Solennità della Beata Vergine
Maria del Monte Carmelo
Fr. Joseph Chalmers, O. Carm.
Fr. Camilo Maccise,O.C.D.
------
1. VC 57. Le sigle che
utilizzeremo sono le seguenti:
VC= Vita Consecrata; GS= Gaudium
et Spes; DV= Dei Verbum; R=
Regola carmelitana, citando in
primo luogo la numerazione
O.Carm. e tra parentesi la
numerazione OCD.
2. L'Osservatore Romano,
5 gennaio 1995, p.4.
3. VC 46.
4. Id. 77.
5. Id. nota 72.
6. GS22.
7. Documento di Puebla,
196.
8. VC 57-58.
9. Puebla, n. 1142.
10. DV, 25.
11. Cf R 7 (8).
12. Cf Vita 26,5.
13. Salita II, 22,5.
14. Storia di un'anima
VIII (Manoscritto A 83); cf
catechismo della Chiesa
Cattolica, n. 127.
15. Ib.
16. Ib.
17. Cf Storia di un'anima
X (Manoscritto C 4r).
18. VC 94.
19. Ib. 94.
20. Cf 14 (16).
21. Storia di un'anima
VIII (Manoscritto A 84r).
22. Cf Vita 8,5:
"l'orazione mentale non è altro,
per me, che un intimo rapporto
di amicizia, un frequente
trattenimento da solo a solo con
Colui da cui sappiamo d'essere
amati".
23. Cf SANTA TERESA, Vita
8,5; Cammino 31,9.
24. Storia di un'anima XI
(Manoscritto C 24v).
25. Storia di un'anima XI
(Manoscritto 25r-v). Con questa
definizione dell'orazione inizia
la seconda sezione dedicata alla
preghiera nella vita
cristiana nel Catechismo
della Chiesa Cattolica, n.
2559.
26. Storia di un'anima IX
(Manoscritto B 1r-v).
27. Lettera 197, a Sr.
Maria del Sacro Cuore,
17.09.1896.
28. VC 17.
29. Storia di un'anima IX
(manoscritto B 3v).
30. Titolo di un libro di GUY
GAUCHER.
31. Storia di un'anima
VIII (Manoscritto A 80v).
32. Cf VC 24.
33. Id. 72.
34. Cf R 14 (16).
35. VC 24.
36. Cf Storia di un'anima
XC-XI (Manoscritto C 11v-22v).
37. Già prima, nel febbraio
1994, la Congregazione per gli
Istituti di vita consacrata e le
Società di vita apostolica
pubblicò un documento La vita
fraterna in comunità, con
orientamenti concreti e realisti
per crescere come famiglie
riunite nel nome del Signore.
38. Cf Storia di un'anima
IX (Manoscritto B 3r).
39. Lettera 198, al
chierico Maurice Bellière,
21.10.1896.
40. Cf Storia di un'anima
IX (Manoscritto B 2v).
41. Cf Storia di un'anima
IX (Manoscritto B 4r).
42. VC 73.
43. Storia di un'anima X
(Manoscritto C 6r).
44. Cf VC 103.
45. VC 28.
46. Ultimi colloqui,
21.08.1897.
47. Cf Poesia 54,15.
48. VC 84.
49. Cf J.M.LUSTIGER, La
petite Thérèse "la plus grande
sainte des temps modernes",
Omelia a Lisieux, per la festa
di S. Teresa, 25 settembre
1983.
50. Cf Storia di un'anima
IV e VIII (Manoscritto A 36v;
76v).
51. Lettera 192, alla
Sig.ra Guérin, 16.7.1896.
52. VC 85.
53. A questo proposito c'è una
testimonianza di un sacerdote
nordamericano, che fu
incarcerato per aver protestato
per il fatto che le truppe di El
Salvador erano state addestrate
negli Stati Uniti per uccidere i
loro fratelli e le loro sorelle.
Dalla cella della sua prigione
scriveva nel 1985: "Come anima
moderna, lottando per l'unione
con Dio, sento che la
spiritualità di S. Teresa (di
Lisieux) è così valida oggi,
come lo era nel 1897. È una
spiritualità per tutti i tempi e
per tutte le età. Io mi domando
che trasformazione ci sarebbe
nel mio proprio cuore e nel
cuore del mondo, se la
semplicità, la fiducia e
l'abbandono in Dio fossero presi
sul serio. Quanto più questa
anima 'moderna' (si riferisce a
se stesso), vede chiaramente la
realtà del mondo moderno, in cui
essa vive oggi, tanto più appare
convincente la forma di come S.
Teresa ricerca la comunione con
Dio, la giustizia e la pace nel
mondo" (ROY BOURGEOISE,
Sacerdote di Maryknoll, Lettera
dal Carcere Federale, 1985.
Citato in: C. ACKERMAN - J.
HALEY, Reinterpreting Thérèse
of Lisieux for today, in
"Spiritual Life" v.35, n.2
(Estate 1989) p. 96.
54. Ultimi colloqui,
17.7.1897; cf Catechismo
della Chiesa cattolica, n.
956.
55. VC 110.
56. Cf EN 31.
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