Roma · 19-X-1997
Cari fratelli e sorelle
nel Carmelo
1. Poco più di un anno fa
ci siamo rivolti a voi per riflettere
sul messaggio della nostra sorella
Teresa del Bambino Gesù e del Volto
Santo, in occasione del Centenario della
sua morte. Allora non pensavamo che vi
avremmo nuovamente inviato una lettera
circolare su di lei. Questa volta è per
meditare assieme sul senso e le
conseguenze del suo titolo di Dottore
della Chiesa che il Papa Giovannni Paolo
II ha annunciato a Parigi nella
Giornata Internazionale della Gioventù e
che le sarà dato a Roma, il prossimo 19
ottobre 1997, Giornata mondiale delle
missioni.
2. La mattina del 24
agosto, al momento di concludere a
Parigi la Giornata mondiale della
gioventù, il Papa ha descritto la
persona e la dottrina della nostra
sorella e i motivi per dichiararla
Dottore, dopo “attenti studi” e
“numerose richieste” della Chiesa
universale. Ha chiamato Teresa di
Lisieux giovane carmelitana che visse
interamente presa dall’amore di Dio,
radicalmente offerta al suo amore e che
seppe praticare, nella semplicità della
vita quotidiana l’amore fraterno. Ella,
ha detto il Papa, imitò Gesù sedendosi
“alla tavola dei peccatori, suoi
fratelli, perché essi fossero purificati
dall’amore, giacchè era animata
dall’ardente desiderio di vedere tutti
gli uomini rischiarati dalla luminosa
fiamma della fede”. Ella, ha aggiunto il
Santo Padre, “scoprì che la sua
vocazione era quella di essere nel cuore
della Chiesa l’amore stesso” e tracciò
“la piccola via dei fanciulli che si
abbandonano al Padre con audace fiducia.
Centro del suo messaggio, il suo
atteggiamento spirituale è proposto a
tutti i fedeli. L’insegnamento di
Teresa, vera scienza dell’amore, è
l’espressione luminosa della sua
conoscenza del mistero di Cristo e della
sua esperienza personale della grazia.
Ella aiuta gli uomini e le donne di
oggi, e aiuterà quelle di domani, a
meglio percepire i doni di Dio e a
diffondere la Buona Notizia del suo
Amore infinito”.
3. Il Papa l’ha chiamata
“carmelitana e apostola, maestra di
sapienza spirituale per numerose persone
consacrate o laiche, patrona delle
missioni “. Ha posto in risalto che ella
“occupa un posto di prim’ordine nella
Chiesa. La sua eminente dottrina merita
di essere riconosciuta fra le più
feconde”. Il Papa ha concluso affermando
che aveva voluto dare l’annuncio del
Dottorato di Teresa di Lisieux davanti
ai giovani perché ella, giovane santa,
così presente nel nostro tempo, ha un
messaggio particolarmente adatto ai
giovani. Alla scuola del Vangelo ella
apre ai giovani il cammino della
maturità cristiana e li chiama a
un’infinita generosità e li invita ad
essere nel cuore della Chiesa apostoli e
testimoni ardenti dell’amore di Cristo.
Ha invocato, con i giovani, Teresa di
Lisieux, “affinché conduca gli uomini e
le donne di questo tempo sul cammino
della Verità e della Vita”. E ha
terminato il suo discorso con queste
parole: “Con Teresa del Bambino Gesù
rivolgiamoci alla Vergine Maria, che
ella ha lodato e pregato nel corso della
vita con filiale fiducia!”.
I. UN LUNGO CAMMINO VERSO
IL DOTTORATO
I primi passi
4. Già dal tempo della
sua canonizzazione, non mancarono
vescovi, predicatori, teologi e
fedeli di diversi paesi che chiedevano
che la nostra sorella Teresa di Lisieux
fosse dichiarata dottore della Chiesa.
Questa corrrente ecclesiale in favore
del dottorato teresiano-lexoviense venne
ufficializzata nel 1932, in occasione
dell’inaugurazione della cripta della
Basilica di Lisieux, in un Congresso nel
quale parteciparono cinque cardinali e
cinquanta vescovi e una grande
moltitudine di fedeli. Il 30 giugno, il
P. Gustavo Desbuquois, S.J., con
un’argomentazione teologica chiara e
precisa, parlava di Teresa di Lisieux
come Dottore della Chiesa. Alla sorpresa
della sua proposta fece seguito
l’adesione di molti partecipanti,
vescovi e teologi. Questa ripercussione
positiva del suggerimento del P.
Desbuquois ebbe risonanze universali.
Mons. Clouthier, vescovo di Trois
Rivières (Canadà), scrisse a tutti i
vescovi del mondo per preparare una
richiesta alla Santa Sede. Nel 1933
erano pervenute 342 risposte positive di
Vescovi che appoggiavano il progetto del
Dottorato di Teresa di Lisieux.
L’impedimento di
essere donna
5. La relazione del P.
Desbuquois fu presentata al Papa Pio XI
accompagnata da una lettera della M.
Agnese di Gesù, sorella della nostra
Santa e Priora del Carmelo di Lisieux.
In essa ella raccontava al Papa il
grande successo avuto dal Congresso
teresiano. Il 31 agosto del 1932, il
Card. Pacelli, Segretario di Stato,
rispondeva alla M. Agnese, a nome del
Papa. Si rallegrava dei frutti positivi
del Congresso, ma aggiungeva che era
meglio non parlare del Dottorato di
Teresa di Lisieux, anche se la “sua
dottrina non cessa per ciò di essere una
luce sicura per le anime che cercano di
conoscere lo spirito del Vangelo”.
I tempi non erano
ancora maturi per dichiarare Dottore
della Chiesa una donna. Il Papa Pio XI
aveva infatti risposto negativamente
alla richiesta che le Carmelitane
avevano presentato perchè Santa Teresa
di Gesù, “Madre degli spirituali”, fosse
dichiarata Dottore. L’argomento per
rifiutare la proposta fu il fatto che
era una donna. “Obstat sexus” (“lo
impedisce il sesso”), disse il Papa, e
aggiunse che lasciava la decisione al
suo successore. Di fronte alla negazione
del Vaticano e per suo ordine, fu
interrotta la raccolta di firme in
favore del Dottorato di Teresa di
Lisieux.
Le circostanze cambiano
6. Con la dichiarazione
di Teresa di Gesù e Caterina da Siena
Dottori della Chiesa, nel 1970,
crollò definitivamente l’ostacolo che
impediva di dichiarare Dottore una
donna. Dopo questo fatto si ritornò a
proporre la possibilità che Teresa di
Lisieux, nostra sorella, potesse essere
dichiarata Dottore della Chiesa.
Nel 1973,
anno del Centenario della sua nascita,
Mons. Garrone disse: “Può Santa
Teresa di Lisieux essere un giorno
Dottore della Chiesa? Io rispondo di
sì, senza titubanza, animato da ciò che
successe con la grande Santa Teresa e
con Santa Caterina da Siena”. In diverse
occasioni l’Ordine ripropose il tema del
Dottorato. Nel 1981, il Card. Roger
Etchegaray, su richiesta dell’Ordine e
dopo aver consultato il Consiglio
Permanente dell’ Episcopato francese,
inviò una lettera ufficiale al Papa
Giovanni Paolo II per chiedere la
dichiarazione di Teresa di Lisieux
Dottore della Chiesa. Inoltre, la
postulazione generale dell’Ordine e il
vescovo di Lisieux, Mons. Pierre Pican
scrissero lettere ufficiali in
questo senso. Il capitolo generale del
Carmelo Teresiano, nel 1991, fece
altrettanto. Sulla stessa linea si
pronunciarono più di 30 conferenze
episcopali e migliaia di cristiani,
sacerdoti, religiosi, laici di 107
paesi.
La “Positio” esaminata e
approvata
7. Nei primi mesi di
quest’anno 1997, fu richiesta
ufficialmente al Carmelo Teresiano
l’elaborazione della “Positio”,
cioè, la presentazione delle prove che
si richiedono per dimostrare che una
persona riunisce le condizioni esigite
dalla Chiesa per essere dichiarata
Dottore della Chiesa. I limiti di tempo
portarono a un lavoro di collaborazione.
All’inizio di maggio era già stampato un
volume di 965 pagine, diviso in quattro
parti e tredici capitoli, nel quale sono
presentati, del messaggio teresiano,
i dati, la dottrina e la sua eminenza,
l’influsso e l’attualità. Si fa una
breve storia della causa di
beatificazione e canonizzazione (c.1) e
del processo del dottorato (c.2).
Seguono poi una breve e densa biografia
di Teresa di Lisieux (c.3), una analisi
della sua personalità (c.4), una
cronologia (c.5) e una presentazione
degli scritti (c.6). Dal punto di vista
dottrinale si offre una visione generale
della dottrina teresiano-lexoviense (c.7),
una sintesi della sua teologia (c.8) e
un esame delle fonti dei suoi
insegnamenti (c.9). L’irradiazione e
l’attualità di Teresa di Lisieux sono
esaminate da tre prospettive:
accoglienza e presentazione della
dottrina da parte del Magistero della
Chiesa (c.10), irradiazione e influsso
(c.11) e, finalmente, attualità della
sua dottrina per la Chiesa e il mondo di
oggi. La Positio pone poi in
risalto l’ “eminenza” della dottrina di
S. Teresa del Bambino Gesù e del Volto
Santo. La Positio prosegue con la
trascrizione delle lettere postulatorie
scritte dalle Conferenze episcopali e da
personalità ecclesiastiche e laiche. C’è
pure una selezionata bibliografia (130
pagine), i voti di cinque teologi
designati dalla Congregazione per la
Dottrina della Fede e due dalla
Congregazione delle Cause dei
Santi, e un’Appendice iconografica in
cui Teresa appare rappresentata come
Maestra e Dottore.
Dopo aver studiato
la Positio, le Congregazioni per
la Dottrina della Fede e delle Cause dei
Santi, come pure il Concistoro dei
Cardinali hanno dato la loro
approvazione perché la nostra sorella
potesse essere dichiarata Dottore della
Chiesa. Il Santo Padre, Giovanni Paolo
II, come abbiamo detto, ha preso la
decisione di dichiararla tale e ne ha
dato l’annuncio alla Chiesa universale
in occasione della Giornata mondiale
della gioventù, celebrata a Parigi.
II.TERESA DI LISIEUX,
DOTTORE PER IL TERZO MILLENNIO
8. Parlare del Terzo
Millennio è parlare di tempo e di
azione. Dio si manifesta nella storia e
in essa ci interpella per costruire la
nostra esistenza in una risposta libera
e responsabile. Stanno per concludersi
duemila anni di storia cristiana.
Celebrando questo momento storico “non
si vuole certo indulgere ad un nuovo
millenarismo, come da parte di qualcuno
si fece allo scadere del primo
millennio; si vuole invece suscitare una
particolare sensibilità per tutto ciò
che lo Spirito dice alla Chiesa e alle
Chiese (cf. Ap 2,7ss.), come pure alle
singole persone attraverso i carismi al
servizio dell’intera comunità...
L’umanità, nonostante le apparenze,
continua ad attendere la rivelazione dei
figli di Dio e vive di tale speranza...”.
Dio ci interpella oggi, come ieri e
sempre, per costruire la nostra
esistenza, personale e comunitaria, con
una risposta libera e responsabile.
9. Nella prospettiva
della celebrazione del Grande Giubileo
dell’Anno 2000, Dio ha suscitato nella
Chiesa, la coscienza della necessità di
una nuova evangelizzazione per
rispondere a questo tempo speciale di
grazia e rinnovare la fede, la speranza
e l’amore, centrandoli in Gesù, unico
Salvatore e centro della storia. Egli ci
rivela il vero volto di Dio e ci scopre
la presenza e l’azione dello Spirito
nelle persone e nel mondo.
La storia è luogo
della presenza operante, salvifica di
Dio e della responsabilità delle
persone. “La Chiesa fa risaltare
l’importanza della storia come luogo nel
quale Dio si manifesta... Però è pure
necessario dire che la Chiesa intende
che il tempo, la libertà e la storia
sono il luogo nel quale l’uomo
costruisce l’esistenza umana. Ci
vogliono ambedue le presenze, non in
parallelismo incomunicabile, ma in
dialogo che da parte di Dio è gratuito e
iniziale e, da parte dell’uomo, è aperto
in un senso trascendentale.
L’ora di una
nuova evangelizzazione è pure l’ora
delle grandi provocazioni e sfide del
mondo. Non si possono separare queste
due cose. Ci sono sfide per contrasto e
per armonia con il Vangelo di Gesù,
affidato alla Chiesa per il suo
annuncio-realizzazione nella storia.
Queste sfide ci chiedono somma
attenzione alla luce del Vangelo.
Supposto questo, ci soffermiamo
unicamente sulle esigenze che ci si
presentano direttamente dal campo della
stessa evangelizzazione.
A)
Le esigenze della nuova evangelizzazione
10. Far risuonare
l’annuncio del Vangelo richiede
accogliere alcune vie segnalate
dall’Enciclica Redemptoris Missio:
la testimonianza, l’annuncio, la
comunione e il servizio.
Conviene tenerle presenti per capire il
messaggio fondamentale e attuale di
Teresa di Lisieux, Dottore della Chiesa.
La testimonianza
11. Evangelizzare non è
trasmettere una dottrina ma è
un’esperienza trasformata in vita. È
precisamente questa esperienza che viene
comunicata: “ciò che noi abbiamo udito,
ciò che noi abbiamo veduto con i nostri
occhi, ciò che noi abbiamo
contemplato... noi lo annunziamo anche a
voi, perché anche voi siate in comunione
con noi” (1 Gv 1,1-3). Alle soglie del
Terzo Millennio il mondo cui dobbiamo
rendere testimonianza è un mondo di
incredulità e di ingiustizia. Noi
cristiani siamo chiamati a “rispondere a
chiunque vi domandi ragione della
speranza che è in voi” (1 Pt 3,15). La
domanda è come rendere esistenzialmente
intelligibile questa speranza e questa
testimonianza. Ciò porta il credente a
rivedere la sua vita personale ed
ecclesiale, perché “l’uomo contemporaneo
crede più ai testimoni che ai maestri,
più all’esperienza che alla dottrina,
più alla vita e ai fatti che alle
teorie”.
E oggi la testimonianza evangelica cui
il mondo è più sensibile è quella
“dell’attenzione per le persone e della
carità verso i poveri e i piccoli, verso
chi soffre”,
e anche dell’impegno per la pace, la
giustizia e i diritti umani.
L’annuncio
12. Insieme alla
testimonianza, il cristiano compie la
sua missione evangelizzatrice con la
proclamazione della Buona Notizia di
salvezza: Cristo è morto e risuscitato e
ci ha trasformati in figli e figlie di
Dio; ci ha liberati dalla schiavitù del
male, del peccato e della morte. Ciò che
deve essere annunciato è l’amore di Dio,
Padre nostro, che ci chiama alla
comunione con sé. Destinatari di questo
annuncio sono tutti gli esseri umani.
Nel nostro tempo esistono campi che
esigono un’attenzione speciale: le
grandi città che favoriscono
l’individualismo e l’anonimato, la
disgregazione culturale, il pluralismo,
l’indifferenza. In maniera particolare
devono essere evangelizzati i giovani:
essi, infatti, sono il futuro del mondo.
C’è pure urgenza di far risuonare
l’annuncio del Vangelo alle masse dei
non praticanti. È ancora attuale e
necessario il primo annuncio a coloro
che non l’hanno ancora udito, a coloro
che non conoscono Gesù Cristo.
La comunione
13. “Piacque a Dio di
santificare e salvare gli uomini non
individualmente e senza alcun legame tra
loro, ma volle costituire di loro un
popolo, che lo riconoscesse nella verità
e santamente lo servisse”.
Con queste parole il Vaticano II
segnalava con tutta chiarezza che la
fede si vive in comunità, che il frutto
dell’evangelizzazione e dell’azione
dello Spirito è la creazione di comunità
fraterne che formano la nuova famiglia
di Dio. È nella comunione che si
manifesta la venuta di Cristo. “Noi
sappiamo che siamo passati dalla morte
alla vita (cf. 1 Gv 3,14) ... e da essa
promana una grande energia per
l’apostolato”.
La comunione si realizza per mezzo della
fede e dei sacramenti della fede che
conducono alla “koinonía” che si apre a
tutti, specialmente a quelli che credono
in Cristo, attraverso un ecumenismo
attivo e solidale. La comunione esige il
dialogo sincero e fraterno.
Il servizio
14. La fede deve
esprimersi in opere perché in Gesù
Cristo solo ha valore “la fede che opera
per mezzo della carità” (Gal 5,6). Il
servizio a Dio e al prossimo è la
miglior prova dell’amore. La diaconía
cristiana non è altro che una sequela di
Gesù che “non è venuto per essere
servito ma per servire” (Mt 20,28) e
stette tra noi “come colui che serve” (Lc
22,27). Dagli inizi del cristianesimo ci
furono destinatari privilegiati del
servizio dei credenti: i poveri, gli
emarginati, coloro che soffrono. Per
questo, nella prospettiva del Grande
Giubileo dell’anno 2000, Giovanni Paolo
II, nella sua Lettera Apostolica
Tertio Millennio Adveniente, non
dubitò di affermare: “si deve anzi dire
che l’impegno per la giustizia e per la
pace in un mondo come il nostro, segnato
da tanti conflitti e da intollerabili
disuguaglianze sociali ed economiche, è
un aspetto qualificante della
preparazione e della celebrazione del
Giubileo”.
B)Teresa
del Bambino Gesù, Dottore per il terzo
millennio
15. Dobbiamo iniziare
dicendo una parola che sottolinei il
rapporto con la tradizione o patrimonio
spirituale che alimenta
l’esperienza-dottrina di Teresa di
Lisieux. Il Carmelo - “deserto” al quale
desiderava andare con sua sorella
Paolina - è la terra nella quale affonda
le sue radici fin da bambina. Con la
precocità che definisce tutta la sua
“corsa da gigante” c’è da dire che
“vive” la spiritualità carmelitana molto
prima che la legga formulata da Teresa
di Gesù e soprattutto da S. Giovanni
della Croce. La profonda sintonia
vocazionale che avvertiamo in lei non si
spiega solamente con la lettura dei loro
scritti. È molto più frutto dello
Spirito che, con la vocazione al
Carmelo, la fa figlia loro e la aiuta a
vivere un’esperienza spirituale simile e
chiaramente definita, che avrà la sua
conferma e il suo arricchimento al
contatto con la esperienza-dottrina
teresiano-sanjuanista.
16. Esaminando la vita di
Teresa di Lisieux e approfondendo i suoi
insegnamenti che sono attuali e
universali, possiamo capire qual’è
l’aspetto della sua esperienza-dottrina
che la fa maestra e dottore nella
Chiesa, nella prospettiva
evangelizzatrice del Terzo Millennio e
che riassume tutti gli altri: L’AMORE
PATERNO-MATERNO DI DIO.
Ella, guidata dallo
Spirito fu condotta a capire la
rivelazione dell’amore misericordioso di
Dio, che riassume in sé tutto il
Vangelo. Dio è amore che si rivela ai
poveri e ai semplici. Dio amore ci
invita a vivere in comunione con Lui e
con il prossimo e a servire i nostri
fratelli come Gesù lo fece, per
testimoniare e proclamare questa Buona
Notizia.
Dottore dell’esperienza
di un Dio vicino e misericordioso
17. Riscoprire il volto
paterno-materno di Dio fu il punto di
slancio del nuovo cammino verso la
santità, che ella visse soprattutto a
partire dal 1894, nell’esperienza della
sua debolezza. Gesù le mostrò, come ella
dice, che il cammino è quello
dell’abbandono e della fiducia di un
bambino che dorme, senza timore,
nelle braccia di suo Padre:
“’Se
qualcuno è molto piccolo venga a me’, ha
detto lo Spirito Santo per bocca di
Salomone; e questo medesimo Spirito
d’Amore ha detto anche che ‘ai piccoli è
concessa la misericordia’. In nome suo,
il profeta Isaia ci rivela che
nell’ultimo giorno ... ‘come una madre
accarezza il figlio, così io vi
consolerò, vi porterò in braccio e vi
accarezzerò sulle mie ginocchia’ ...
Gesù non chiede grandi azioni, ma
soltanto l’abbandono e la riconoscenza”
.
Questa esperienza di
Teresa di Lisieux è l’esperienza
evangelica di un Dio Padre-Madre che ama
gli ingrati e i malvagi (cf. Lc 6,35);
che conosce ciò di cui abbiamo bisogno
prima ancora che lo chiediamo; che ci
perdona e chiede che perdoniamo; che ci
protegge e si cura di noi (cf. Mt
6,8-9.14-15.26). Qui si ha il passaggio
dal timore alla fiducia. Siamo davanti a
Dio come figli e figlie davanti a un
papà e a una mamma. Dio utilizza tutto
per il nostro bene, anche le nostre
deficienze e i nostri errori.
Riconoscere Dio Padre-Madre richiede un
cuore di bambino che opta di restare
piccolo:
“Ciò che gli piace
(a Gesù) è di vedermi amare la mia
piccolezza e la mia povertà è la cieca
speranza che ho nella sua misericordia!
... E’ la fiducia e null’altro che la
fiducia che deve condurci all’Amore”.
Alla radice di ogni
vocazione cristiana c’è l’iniziativa del
Signore. Le persone chiamate,
rispondendo all’invito di Dio, si
affidano al suo amore e realizzano
l’offerta incondizionale della loro
vita, consacrando tutto, presente e
futuro, nelle sue mani. Nella
spiritualità cristiana per il Terzo
Millennio tutto ciò è di capitale
importanza.
Dottore dell’esperienza
dell’amore di Dio "che si
trasforma in comunione e servizio
18. La sperimentazione è
la nota chiave di un mondo tecnico
scientifico. Tutte le cose devono essere
sperimentate, viste in qualche modo. La
spiritualità cristiana non è
un’eccezione a questa tendenza. La
testimonianza e l’esperienza sono
centrali nella vita cristiana. Oggi ciò
riveste particolare importanza.
Assistiamo a una reazione contro un
esagerato intellettualismo in materia di
fede e di religione. Anche se questa
ricerca dell’esperienza corre il rischio
del soggettivismo e di un certo
infantilismo spirituale, non può essere
tuttavia rifiutata. Le esperienze
spirituali sono fonte di conoscenza e
d’approfondimento nella rivelazione di
Dio.
Teresa di Lisieux è
maestra di un’ autentica esperienza di
Dio che s’impegna nella sequela di Gesù.
Ella ci insegna l’esercizio del contatto
con la Parola di Dio; il senso di
fraternità che Cristo ci comunica; e l’
esigenza di risposte concrete guidate
dall’amore.
19. La tendenza
ecclesiale della spiritualità di oggi ci
parla della comunione di tutti in Cristo
e nello Spirito. Dobbiamo porre tutti i
doni che abbiamo al servizio della
comunità dei credenti. Le orme
dell’esperienza e della dottrina di
Teresa di Lisieux si trovano chiaramente
presenti in questa dimensione della
spiritualità dell’ evangelizzazione
oggi. Teresa vive per la Chiesa, Corpo
di Cristo. In essa desidera vivere tutte
le vocazioni per testimoniare e
annunciare il Vangelo nei luoghi più
lontani della terra, fino a che,
meditando i capitoli 12 e 13 della prima
lettera ai Corinzi, scopre la sua
vocazione e la sua missione nella
Chiesa: “O Gesù mio Amore ..., la mia
vocazione l’ho trovata finalmente! La
mia vocazione è l’Amore! Sì, ho trovato
il mio posto nella Chiesa e questo
posto, o mio Dio, sei tu che me l’hai
dato: nel Cuore della Chiesa, mia Madre,
sarò l’Amore!... Così sarò tutto... così
il mio sogno sarà realizzato!!!”.
20. Teresa di Lisieux,
che visse fortemente centrata in Dio
come l’unico assoluto, dialogò con Lui
nell’orazione assumendo le necessità dei
suoi fratelli e sorelle. A partire da
questo dialogo, si offerse agli altri e
visse la sua vocazione per la salvezza
del mondo. Nel Manoscritto C, Teresa dà
un’orientamento prezioso per
un’autentica spiritualità nell’impegno
della nuova evangelizzazione:
“Come un torrente che si
getta impetuoso nell’oceano trascina
dietro di sé tutto ciò che ha incontrato
al suo passaggio, così, o mio Gesù,
l’anima che si immerge nell’oceano senza
sponde del tuo amore attira con sé tutti
i tesori che possiede... Signore, tu lo
sai, io non ho altri tesori se non le
anime che ti è piaciuto unire alla mia”.
Questa convinzione di
Teresa di Lisieux, che l’autenticità del
nostro amore a Dio si manifesta nella
qualità dell’amore agli altri, ha
influito certamente sulla spiritualità
del nostro secolo, particolarmente sulla
spiritualità dell’impegno
evangelizzatore. La sua esperienza e la
sua dottrina hanno insegnato ai
cristiani che, come in cerchi
concentrici, la dimensione dell’amore
fraterno si apre a orizzonti ogni volta
più ampi, come una espansione che parte
dall’amore di Dio. Il primo cerchio è
quello dei più vicini, il più ampio è
quello dell’intera umanità. La fiducia e
l’abbandono in Dio Padre-Madre sono in
Teresa di Lisieux la fonte della carità
fraterna e dell’apostolato, espressione
di amore a tutti volendo comunicare loro
la buona notizia della salvezza.
Teresa di Lisieux
traduce in vita l’esigenza evangelica
del servizio ai più piccoli e ai poveri,
nei quali si scopre il volto di Cristo (cf.
Mt 25,31-45). Ad essi infatti Dio si
rivela in maniera speciale (cf. Mt
11,25-27). In questo servizio, bisogna
essere disposti a dare la vita per gli
altri, come Cristo, che chiede al Padre
che, se è possibile, passi da Lui il
calice della sofferenza e della
passione, e che vive aperto e
disponibile a compiere la sua volontà.
PRIVATE Dottore del
cammino evangelico della santità
Nella conclusione
dell’Enciclica Redemptoris missio,
dedicata a spiegare la permanente
validità del mandato missionario di
Cristo, Giovanni Paolo II afferma: “La
chiamata alla missione deriva di per sé
dalla chiamata alla santità ...
L’universale vocazione alla santità è
strettamente collegata all’universale
vocazione alla missione: ogni fedele è
chiamato alla santità e alla missione
... La spiritualità missionaria della
Chiesa è un cammino verso la santità”.
Teresa di Lisieux trasformò questa
dottrina in esperienza vissuta. Per
questo fu proclamata patrona universale
delle missioni assieme al grande
apostolo san Francesco Saverio. La sua
dottrina-esperienza è di grande
attualità per la nuova evangelizzazione.
Ella entra al Carmelo per raggiungere,
attraverso la sua vita contemplativa, la
santità: Dio “mi fece capire anche che
la mia gloria non sarebbe apparsa agli
occhi mortali, e che consisteva nel
divenire una grande Santa!!!...”.
Fin dal principio ebbe la convinzione
che ella entrava al Carmelo non per
fuggire dal mondo, ma per entrarvi con
maggior profondità. La sua esperienza
spirituale non è ricerca di un rifugio
davanti a un mondo ostile, ma offerta
cosciente al martirio.
“Un rinnovato impegno di
santità da parte delle persone
consacrate è oggi più che mai necessario
... è necessario, pertanto, suscitare in
ogni fedele un vero anelito alla
santità, un desiderio forte di
conversione e di rinnovamento personale
in un clima di sempre più intensa
preghiera e di solidale accoglienza del
prossimo, specialmente quello più
bisognoso”.
Teresa di Lisieux unisce in modo
mirabile la santità e la missione,
autentica contemplazione che impegna
nell’evangelizzazione, a partire dalla
propria identità vocazionale. Ella
propone così, senza dicotomie, un
cammino evangelico, per testimoniare e
annunciare la Buona Notizia davanti alle
sfide del momento attuale.
Concentrando la
santità nell’amore, Teresa aiuta a
superare la separazione tra
contemplazione e azione, perché l’amore
è ciò che unisce le due dimensioni. Ella
entrò nella vita contemplativa per
ottenere una maggiore efficacia
apostolica. Rivoluzionò in questo modo
la relazione tra ascetica e mistica.
Pose l’accento su quest’ultima perché
essa esige l’abnegazione evangelica
vissuta nella vita quotidiana. Per
questo, al di là delle mortificazioni
corporali pose la mortificazione
originata dal servizio agli altri: la
capacità di accoglienza, di
comprensione, di perdono, di aiuto e
solidarietà. Tutti questi sono grandi
insegnamenti per vivere la spiritualità
della nuova evangelizzazione.
Dottore del cammino per
la integrazione della persona
23. Teresa di Lisieux,
come ogni essere umano, fu soggetta a
condizionamenti propri di ogni vita
umana. Visse l’esperienza di un processo
liberatore da un punto di vista
psicologico che la condusse
all’accettazione di se stessa e pertanto
le diede la capacità di accogliere, in
una maturità integrale, tutti i limiti
della sua storia personale.
Nel mondo attuale
si accentuano fortemente le tensioni
interne, le ferite spirituali, i
condizionamenti di ogni tipo, che
impediscono tante volte la realizzazione
delle persone. Teresa di Lisieux apprese
ad assumere la propria vita limitata,
imperfetta, condizionata dall’ambiente
familiare, religioso e sociale,
liberandosi così dal suo dominio per
convertirsi, con la grazia di Dio, in
una persona libera che scopre il Dio di
Gesù Cristo, fedele e misericordioso.
Così ci insegna ad approfittare di tutto
per crescere e maturare, umanamente e
cristianamente.
24. Teresa del Bambino
Gesù e del Volto Santo dovette lottare
per superare tutto ciò che le impediva
di essere se stessa. Nel suo cammino di
maturazione umana ella sperimenta il
trauma della morte di sua madre che la
colpisce fortemente.
L’amore di Dio e l’amicizia con Lui
svegliano in lei il dinamismo liberatore
capace di orientare tutti i
condizionamenti verso l’integrazione
umana.
Ella vive dai
quattro ai quattordici anni questo
periodo doloroso. Deve affrontare
l’ambiente scolastico che sperimenta
aggressivo, in un certo modo; la entrata
al Carmelo della sua sorella Paolina,
sua seconda madre. Come conseguenza di
questa separazione si ammala seriamente.
Si tratta di una malattia psicosomatica.
Più avanti sono gli scrupoli che la
tormentano.
Tutte queste
sofferenze si concentravano in una
ipersensibilità: “quando cominciavo a
consolarmi della cosa in sè, piangevo
per aver pianto”.
Viveva chiusa in un cerchio vizioso
senza sapere come uscirne.
È quando incomincia
a percorrere il cammino dell’amore e
dell’offerta a Gesù che rende possibile
la completa guarigione psicologica della
sua ipersensibilità nella notte del
Natale del 1886. A partire da quel
momento si libera dagli attaccamenti
incoscienti che la portavano a chiudersi
in se stessa. Può aprirsi ampiamente
alla vita, agli studi, ai contatti, alla
natura, ai viaggi...
25. Per l’uomo e la donna
di oggi, tormentati da tante esperienze
negative nell’ambiente familiare e
sociale e che li conducono all’angoscia
e all’insicurezza di fronte al futuro,
Teresa di Lisieux mostra che la paura
davanti all’incertezza di ogni giorno si
risolve aprendosi all’amore di Dio e del
prossimo. È così, acquistando la pace e
la gioia, che si sa che c’è un Dio padre
misericordioso che accompagna col suo
amore e la sua provvidenza tutti i suoi
figli e figlie. La Santa presenta al
mondo ammalato di paura e di angoscia la
terapia dell’amore e della fiducia in
Dio e del servizio e dell’impegno verso
il prossimo. La Santa ha scoperto e ci
ha trasmesso la verità profonda di un
Dio di misericordia che vuol comunicarsi
pienamente a tutti coloro che si aprono
a Lui.
PRIVATE Dottore della
fede per il mondo della incredulitàtc
\l 3 "Dottore della fede per il mondo
della incredulità"
26. Uno degli ambiti in
cui appare in forma chiara l’attualità
della dottrina di Teresa di
Lisieux è quello dell’ateismo e
dell’incredulità. Già il Concilio
Vaticano II, analizzando il fenomeno
dell’ateismo contemporaneo, indicava che
questa parola designa realtà molto
diverse: “Alcuni negano esplicitamente
Dio; altri ritengono che l’uomo non
possa dir niente di lui; altri poi
prendono in esame il problema relativo a
Dio con un metodo tale per cui il
problema sembra privo di senso ... Altri
si rappresentano Dio in modo tale che
quella rappresentazione che essi
rifiutano, in nessun modo è il Dio del
Vangelo... L’ateismo inoltre ha origine
non di rado o dalla protesta violenta
contro il male del mondo”.
Dio volle che
l’esperienza spirituale di Teresa di
Lisieux la convertisse in interlocutrice
esistenziale con il mondo
dell’incredulità. Ella conobbe la prova
della fede in mezzo a un mondo che, in
nome della scienza e del razionalismo,
negava l’esistenza di Dio e orientava
all’ateismo.
27. Attualmente i non
credenti si differenziano da quelli del
tempo della Santa. Sono gli agnostici o
gli indifferenti che cercano motivi per
dar senso alla vita dopo aver
sperimentato la frustrazione
dell’insuccesso, della modernità e dei
sistemi atei e materialisti. Essi
sperimentano confusamente una chiamata
all’assoluto che riempia il loro vuoto
esistenziale e colmi le loro
aspirazioni.
Teresa di Lisieux
affronta il problema dell’angoscia di
fronte alla morte che sta pure alla base
dell’ateismo, che si interroga
sull’esistenza di Dio e di un’altra
vita. La Santa si vide in maniera
repentina sommersa nell’abisso di queste
angosce e sperimentò, nellla prova della
fede, l’angoscia del nulla. Visse la
privazione di ciò che lei chiamava “la
gioia della fede” o “godere di questo
bel cielo sopra la terra”.
Ella entra in un mondo denso di tenebre
che la circondano e la schiacciano. Le
pare di ascoltare che le dicano: “Credi
di uscire un giorno dalle nebbie che ti
circondano. Vai avanti, vai avanti,
rallegrati della morte che ti darà, non
ciò che speri, ma una notte ancora
più profonda, la notte del nulla”.
28. In mezzo a questa
situazione Teresa di Lisieux conserva la
fede e l’amore. In questo modo, la sua
esperienza della notte oscura della
purificazione, si trasforma in
solidarietà dinamica e feconda con
coloro che vivono sommersi
dall’incredulità. Davanti alla prova
della fede ella afferma che non poteva
accettare che ci fossero persone che non
credessero: “Non riuscivo a credere che
esistessero degli empi che non hanno
fede. Credevo che dicessero cose in
contrasto col loro stesso pensiero
quando negavano l’esistenza del cielo”.
Dopo la sua dolorosa esperienza si
convine del contrario: “Nei giorni così
gioiosi del tempo pasquale, Gesù mi ha
fatto sentire che ci sono veramente
delle anime che non hanno la fede”.
Sommersa dalla più
profonda oscurità la Santa non cessa di
amare Colui nel quale confida. Il suo
dramma nasce dal fatto di vivere allo
stesso tempo la luce della fede e le
tenebre degli increduli. È quando
comprende che Dio vuole con ciò che ella
offra per gli increduli queste
sofferenze che vive nell’amore,
sedendosi alla mensa con i peccatori e
mangiando con loro il pane della prova.
Esistono
testimonanze eloquenti di conversioni
alla fede a partire dalla lettura degli
scritti di Teresa di Lisieux. In essi
molti hanno incontrato il vero volto di
Dio, e, allo stesso tempo,
l’illuminazione per la drammatica
sua ricerca, in mezzo alle tenebre e
alla tentazione dell’incredulità. Ciò
rende attuale il suo messaggio per i
lontani, gli increduli e gli
indifferenti.
Teresa di Lisieux donna,
Dottore della Chiesa
29. L’esperienza e la
dottrina di Teresa di Lisieux acquista
un valore speciale nella nostra epoca
nella quale si stanno aprendo nuove
prospettive di presenza e azione per la
donna, nella società e nella Chiesa. La
donna è chiamata ad essere “un segno
della tenerezza di Dio verso il genere
umano”,
e ad arricchire l’umanità con il suo
“genio femminile”. La giovane
carmelitana di Lisieux ha realizzato
ambedue le cose nella sua vita e ne ha
lasciato chiare e abbondanti orme nei
suoi scritti.
Teresa del Bambino
Gesù trasmette la sua esperienza
spirituale con il suo stile femminile,
concreto, diretto, vicino. Benché
condizionata dall’epoca nella quale
visse, non cessa di manifestare la sua
convinzione evangelica dell’uguaglianza
tra l’uomo e la donna e quella
dell’importanza di una collaborazione
mutua come discepoli di Gesù. Ciò appare
soprattutto nella sua corrispondenza
epistolare con i suoi fratelli
missionari: condivide con loro le sue
esperienze umane e spirituali e non
dubita di esprimere loro il suo modo di
pensare su temi teologici e di
esperienza cristiana: la sua idea della
giustizia di Dio, il cammino
dell’infanzia spirituale, la fiducia
nella misericordia divina.
30. Il suo femminismo,
come quello di Teresa di Gesù sbocca in
un impegno maggiore per il Vangelo, al
di là dei pregiudizi che emarginavano la
donna della sua epoca. Teresa di Lisieux
sperimentò questa situazione della donna
nella società e nella Chiesa alla fine
del secolo XIX. Nel Manoscritto A
racconta con chiarezza e senso
dell’umore ciò che visse durante il
viaggio a Roma prima di entrare al
Carmelo:
“Non riesco ancora
a capire perché le donne sono così
facilmente scomunicate in Italia; ad
ogni momento ci dicevano: ‘Non entrate
qua ... Non entrate là, sareste
scomunicate!...’ Ah, povere donne, come
sono disprezzate!... Eppure amano il
Buon Dio in numero molto più grande
degli uomini e durante la Passione di
Nostro Signore le donne ebbero più
coraggio degli apostoli, perché
sfidarono gli insulti dei soldati e
osarono asciugare il Volto adorabile di
Gesù...”.
La sua condizione di
donna, che esprime con la freschezza e
la sincerità di una persona libera, la
porta a una riflessione evangelica:
questa emarginazione della donna la fa
partecipare più da vicino al disprezzo
di cui fu oggetto Gesù nella sua
passione. Le donne ebbero il merito di
asciugare il volto di Cristo. “Forse è
per questo che Egli permette che il
disprezzo sia la loro sorte sulla terra,
dal momento che l’ha scelto per Sé... In
cielo saprà pur dimostrare che i suoi
pensieri non sono quelli degli uomini,
perché allora le ultime saranno
le prime...”.
Esse furono costituite da Gesù tra i
primi testimoni della resurrezione.
31. La donna, che si è
aperta spazi di maggior partecipazione
nella società e nella Chiesa, incontra
certamente in Teresa di Lisieux uno
stimolo per vivere, come afferma
Giovanni Paolo II, “una cultura della
uguaglianza tra l’uomo e la donna”.
D’altra parte, come lo chiedeva Hans Urs
von Balthasar, nelle celebrazioni del
primo centenario della nascita di
Teresa di Lisieux, ella ha aperto, con
il suo messaggio, il campo teologico
alla riflessione femminile: “La teologia
delle donne non è stata mai presa sul
serio, né integrata dalla corporazione.
Tuttavia, dopo il messaggio di Lisieux
ci sarebbe finalmente da pensare a ciò
nella attuale ricostruzione della
dogmatica”.
Questo risponde a
ciò che il documento postsinodale
Vita consecrata presenta come
prospettive nuove per la donna nella
Chiesa, quando dice: “ci si attende
molto dal genio della donna... Anche nel
campo nella riflessione teologica,
culturale e spirituale ci si attende
molto dal genio della donna in ciò che
riguarda non solo la specificità della
vita consacrata femminile, ma anche
l’intelligenza della fede in tutte le
sue espressioni”.
CONCLUSIONE
32 Dio ci sorprende
nuovamente con questa nostra
sorella, nella quale si rompono tanti
schemi della logica umana, per
sottolineare l’iniziativa divina che
sceglie chi vuole e quando vuole per
realizzare le sue opere e manifestare la
grandezza del suo potere e della sua
azione in chi si apre fiduciosamente al
suo amore misericordioso per compiere la
sua volontà.
Con la
proclamazione del dottorato di Teresa di
Lisieux, il Signore ci conferma ciò che
l’Antico Testamento affermava e che il
Nuovo Testamento ha presentato in
pienezza: che Dio si comunica ai
semplici e da loro la sua sapienza e a
loro rivela i segreti della sua vita e
della sua azione nella storia. In
effetti, il libro della Sapienza
affermava, all’approssimarsi della
venuta di Gesù: “Vecchiaia veneranda
non è la longevità, né si calcola dal
numero degli anni; ma la canizie per gli
uomini sta nella sapienza; e un’età
senile è una vita senza macchia.
Divenuto caro a Dio, fu amato da lui...
giunto in breve alla perfezione, ha
compiuto una lunga carriera” (Sap
4,8-10.13). E, nel vangelo di Luca, Gesù,
pieno di Spirito Santo proclama la
logica divina, così diversa dalla
nostra: “Io ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra, che hai
nascosto queste cose ai dotti e ai
sapienti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, Padre, perché così a te è piaciuto”
(Lc 10, 21-22).
33. Il Signore, Padre
della luce, dal quale proviene ogni
opera buona e ogni dono perfetto ( Cf.
Giac 1,17), ha dato al Carmelo un
ulteriore regalo con il Dottorato di
Teresa di Lisieux. È un dono gratuito
che esige una risposta di amore e di
impegno generoso alla nostra vocazione e
missione nella Chiesa e nel mondo. Che
la nostra sorella Teresa di Lisieux ci
ottenga dal Signore la grazia di essere
collaboratori suoi nella testimonianza e
nell’annuncio della Buona Notizia per i
nostri fratelli e sorelle del Terzo
Millennio, come autentici seguaci di
Gesù e in comunione con Maria, la prima
che ricevette la gioiosa notizia della
salvezza e la proclamò con la gioia di
scoprire che Dio si dà gratuitamente ai
poveri, agli umili e ai semplici.
Roma, 1 ottobre 1997
Fr. Camillo Maccise, OCD
- Fr. Joseph Chalmers, O.Carm.