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Curia Generalizia dei Carmelitani Scalzi - Corso d'Italia, 38 - 00198 ROMA - Italia
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UN DOTTORE PER IL TERZO MILLENNIO
 

Lettera circolare dei Superiori O.C.D. e O. Carm.

in occasione del Dottorato di Santa Teresa di Lisieux

 

 

 

 

 

 

Roma · 19-X-1997

 

Cari fratelli e sorelle nel Carmelo 

 

1. Poco più di un anno fa ci siamo rivolti a voi per riflettere sul messaggio della nostra sorella Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo, in occasione del Centenario della sua morte. Allora non pensavamo che vi avremmo nuovamente inviato una lettera circolare su di lei. Questa volta è per meditare assieme sul senso e le conseguenze del suo titolo di Dottore della Chiesa che il Papa Giovannni Paolo II  ha annunciato a Parigi nella Giornata Internazionale della Gioventù e che le sarà dato a Roma, il prossimo 19 ottobre 1997, Giornata mondiale delle missioni.

 

2. La mattina del 24 agosto,  al momento di concludere a Parigi la Giornata mondiale della gioventù, il Papa  ha descritto la persona e la dottrina della nostra sorella e i motivi per dichiararla Dottore, dopo “attenti studi” e “numerose richieste” della Chiesa universale. Ha chiamato Teresa di Lisieux giovane carmelitana che visse interamente presa dall’amore di Dio, radicalmente offerta al suo amore e che seppe praticare, nella semplicità della vita quotidiana l’amore fraterno. Ella, ha detto il Papa, imitò Gesù sedendosi “alla tavola dei peccatori, suoi fratelli, perché essi fossero purificati dall’amore, giacchè era animata dall’ardente desiderio di vedere tutti gli uomini rischiarati dalla luminosa fiamma della fede”. Ella, ha aggiunto il Santo Padre,  “scoprì che la sua vocazione era quella di essere nel cuore della Chiesa l’amore stesso” e tracciò “la piccola via dei fanciulli che si abbandonano al Padre con audace fiducia. Centro del suo messaggio, il suo atteggiamento spirituale è proposto a tutti i fedeli. L’insegnamento di Teresa, vera scienza dell’amore, è l’espressione luminosa della sua conoscenza del mistero di Cristo e della sua esperienza personale della grazia. Ella aiuta gli uomini e le donne di oggi, e aiuterà quelle di domani, a meglio percepire i doni di Dio e a diffondere la Buona Notizia del suo Amore infinito”.

 

3. Il Papa l’ha chiamata “carmelitana e apostola, maestra di sapienza spirituale per numerose persone consacrate o laiche, patrona delle missioni “. Ha posto in risalto che ella “occupa un posto di prim’ordine nella Chiesa. La sua eminente dottrina merita di essere riconosciuta fra le più feconde”. Il Papa ha concluso affermando che aveva voluto dare l’annuncio del Dottorato di Teresa di Lisieux davanti ai giovani perché ella, giovane santa, così presente nel nostro tempo, ha un messaggio particolarmente adatto ai giovani. Alla scuola del Vangelo ella apre ai giovani il cammino della maturità cristiana e li chiama a un’infinita generosità e li invita ad essere nel cuore della Chiesa apostoli e testimoni ardenti dell’amore di Cristo. Ha invocato, con i giovani, Teresa di Lisieux, “affinché conduca gli uomini e le donne di questo tempo sul cammino della Verità e della Vita”. E ha terminato il suo discorso con queste parole: “Con Teresa del Bambino Gesù rivolgiamoci alla Vergine Maria, che ella ha lodato e pregato nel corso della vita con filiale fiducia!”.

 

I. UN LUNGO CAMMINO VERSO IL DOTTORATO

 

I primi passi

 

4. Già dal tempo della sua canonizzazione, non mancarono vescovi,  predicatori, teologi e fedeli di diversi paesi che chiedevano che la nostra sorella Teresa di Lisieux fosse dichiarata dottore della Chiesa. Questa corrrente ecclesiale in favore del dottorato teresiano-lexoviense venne ufficializzata nel 1932, in occasione dell’inaugurazione della cripta della Basilica di Lisieux, in un Congresso nel quale parteciparono cinque cardinali e cinquanta vescovi e una grande moltitudine di fedeli. Il 30 giugno, il P. Gustavo Desbuquois, S.J., con un’argomentazione teologica chiara e precisa, parlava di Teresa di Lisieux come Dottore della Chiesa. Alla sorpresa della sua proposta fece seguito l’adesione di molti partecipanti, vescovi e teologi. Questa ripercussione positiva del suggerimento del P. Desbuquois ebbe risonanze universali. Mons. Clouthier, vescovo di Trois Rivières (Canadà), scrisse a tutti i vescovi del mondo per preparare una richiesta alla Santa Sede. Nel 1933 erano pervenute 342 risposte positive di Vescovi che appoggiavano il progetto del Dottorato di Teresa di Lisieux.

 

 L’impedimento di essere donna

 

5. La relazione del P. Desbuquois fu presentata al Papa Pio XI accompagnata da una lettera della M. Agnese di Gesù, sorella della nostra Santa e Priora del Carmelo di Lisieux. In essa ella raccontava al Papa il grande successo avuto dal Congresso teresiano. Il 31 agosto del 1932, il Card. Pacelli, Segretario di Stato, rispondeva alla M. Agnese, a nome del Papa. Si rallegrava dei frutti positivi del Congresso, ma aggiungeva che era meglio non parlare del Dottorato di Teresa di Lisieux, anche se la “sua dottrina non cessa per ciò di essere una luce sicura per le anime che cercano di conoscere lo spirito del Vangelo”.

 I tempi non erano ancora maturi per dichiarare Dottore della Chiesa una donna. Il Papa Pio XI aveva infatti risposto negativamente alla richiesta che le Carmelitane avevano presentato perchè Santa Teresa di Gesù, “Madre degli spirituali”, fosse dichiarata Dottore. L’argomento per rifiutare la proposta fu il fatto che era una donna. “Obstat sexus” (“lo impedisce il sesso”), disse il Papa, e aggiunse che lasciava la decisione al suo successore. Di fronte alla negazione del Vaticano e per suo ordine, fu interrotta la raccolta di firme in favore del Dottorato di Teresa di Lisieux.

 

Le circostanze cambiano

 

6. Con la dichiarazione di Teresa di Gesù e Caterina da Siena Dottori della Chiesa, nel  1970, crollò definitivamente l’ostacolo che impediva di dichiarare Dottore una donna. Dopo questo fatto si ritornò a proporre la possibilità che Teresa di Lisieux, nostra sorella, potesse essere dichiarata Dottore della Chiesa.

 Nel 1973,  anno del Centenario della sua nascita, Mons. Garrone disse: “Può Santa Teresa di Lisieux essere un giorno Dottore della Chiesa? Io rispondo di sì, senza titubanza, animato da ciò che successe con la grande Santa Teresa e con Santa Caterina da Siena”. In diverse occasioni l’Ordine ripropose il tema del Dottorato. Nel 1981, il Card. Roger Etchegaray, su richiesta dell’Ordine e dopo aver consultato il Consiglio Permanente dell’ Episcopato francese, inviò una lettera ufficiale al Papa Giovanni Paolo II per chiedere la dichiarazione di Teresa di Lisieux Dottore della Chiesa. Inoltre, la postulazione generale dell’Ordine e il vescovo di Lisieux, Mons. Pierre Pican scrissero  lettere ufficiali in questo senso. Il capitolo generale del Carmelo Teresiano, nel 1991, fece altrettanto. Sulla stessa linea si pronunciarono più di 30 conferenze episcopali e migliaia di cristiani, sacerdoti, religiosi, laici di 107 paesi.

 

La “Positio” esaminata e approvata

 

7. Nei primi mesi di quest’anno 1997, fu richiesta ufficialmente al Carmelo Teresiano l’elaborazione della “Positio”, cioè, la presentazione delle prove che si richiedono per dimostrare che una persona riunisce le condizioni esigite dalla Chiesa per essere dichiarata Dottore della Chiesa. I limiti di tempo portarono a un lavoro di collaborazione. All’inizio di maggio era già stampato un volume di 965 pagine, diviso in quattro parti e tredici capitoli, nel quale sono presentati, del messaggio teresiano,  i dati, la dottrina e la sua eminenza, l’influsso e l’attualità. Si fa una breve storia della causa di beatificazione e canonizzazione (c.1) e del processo del dottorato (c.2). Seguono poi una breve e densa biografia di Teresa di Lisieux (c.3), una analisi della sua personalità (c.4), una cronologia (c.5) e una presentazione degli scritti (c.6). Dal punto di vista dottrinale si offre una visione generale della dottrina teresiano-lexoviense (c.7), una sintesi della sua teologia (c.8) e un esame delle fonti dei suoi insegnamenti (c.9). L’irradiazione e l’attualità di Teresa di Lisieux sono esaminate da tre prospettive: accoglienza e presentazione della dottrina da parte del Magistero della Chiesa (c.10), irradiazione e influsso (c.11) e, finalmente, attualità della sua dottrina per la Chiesa e il mondo di oggi. La Positio pone poi in risalto l’ “eminenza” della dottrina di S. Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo. La Positio prosegue con la trascrizione delle lettere postulatorie scritte dalle Conferenze episcopali e da personalità ecclesiastiche e laiche. C’è pure una selezionata bibliografia (130 pagine), i voti di cinque teologi designati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e due dalla Congregazione delle Cause dei  Santi, e un’Appendice iconografica in cui Teresa appare rappresentata come Maestra e Dottore.

 Dopo aver studiato la Positio, le Congregazioni per la Dottrina della Fede e delle Cause dei Santi, come pure il Concistoro dei Cardinali hanno dato la loro approvazione perché la nostra sorella potesse essere dichiarata Dottore della Chiesa. Il Santo Padre, Giovanni Paolo II, come abbiamo detto, ha preso la decisione di dichiararla tale e ne ha dato l’annuncio alla Chiesa universale in occasione della Giornata mondiale della gioventù, celebrata a Parigi.

 

 

II.TERESA DI LISIEUX, DOTTORE PER IL TERZO MILLENNIO

 

8. Parlare del Terzo Millennio è parlare di tempo e di azione. Dio si manifesta nella storia e in essa ci interpella per costruire la nostra esistenza in una risposta libera e responsabile. Stanno per concludersi duemila anni di storia cristiana. Celebrando questo momento storico “non si vuole certo indulgere ad un nuovo millenarismo, come da parte di qualcuno si fece allo scadere del primo millennio; si vuole invece suscitare una particolare sensibilità per tutto ciò che lo Spirito dice alla Chiesa e alle Chiese (cf. Ap 2,7ss.), come pure alle singole persone attraverso i carismi al servizio dell’intera comunità... L’umanità, nonostante le apparenze, continua ad attendere la rivelazione dei figli di Dio e vive di tale speranza...”[1]. Dio ci interpella oggi, come ieri e sempre, per costruire la nostra esistenza, personale e comunitaria, con una risposta libera e responsabile.

 

9. Nella prospettiva della celebrazione del Grande Giubileo dell’Anno 2000, Dio ha suscitato nella Chiesa, la coscienza della necessità di una nuova evangelizzazione per rispondere a questo tempo speciale di grazia e rinnovare la fede, la speranza e l’amore, centrandoli in Gesù, unico Salvatore e centro della storia. Egli ci rivela il vero volto di Dio e ci scopre la presenza e l’azione dello Spirito nelle persone e nel mondo.

 La storia è luogo della presenza operante, salvifica di Dio e della responsabilità delle persone. “La Chiesa fa risaltare l’importanza della storia come luogo nel quale Dio si manifesta... Però è pure necessario dire che la Chiesa intende che il tempo, la libertà e la storia sono il luogo nel quale l’uomo costruisce l’esistenza umana. Ci vogliono ambedue le presenze, non in parallelismo incomunicabile, ma in dialogo che da parte di Dio è gratuito e iniziale e, da parte dell’uomo, è aperto in un senso trascendentale[2].

 L’ora di una nuova evangelizzazione è pure l’ora delle grandi provocazioni e sfide del mondo. Non si possono separare queste due cose. Ci sono sfide per contrasto e per armonia con il Vangelo di Gesù, affidato alla Chiesa per il suo annuncio-realizzazione nella storia. Queste sfide ci chiedono somma attenzione alla luce del Vangelo. Supposto questo, ci soffermiamo unicamente sulle esigenze che ci si presentano direttamente dal campo della stessa evangelizzazione. 

 

A) Le esigenze della nuova evangelizzazione

 

10. Far risuonare l’annuncio del Vangelo richiede accogliere alcune vie segnalate dall’Enciclica Redemptoris Missio: la testimonianza, l’annuncio, la comunione e il servizio[3]. Conviene tenerle presenti per capire il messaggio fondamentale e attuale di Teresa di Lisieux, Dottore della Chiesa.

 

La testimonianza

 

11. Evangelizzare non è trasmettere una dottrina ma è un’esperienza trasformata in vita. È precisamente questa esperienza che viene comunicata: “ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato... noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione  con noi” (1 Gv 1,1-3). Alle soglie del Terzo Millennio il mondo cui dobbiamo rendere testimonianza è un mondo di incredulità e di ingiustizia. Noi cristiani siamo chiamati a “rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15). La domanda è come rendere esistenzialmente intelligibile questa speranza e questa testimonianza. Ciò porta il credente a rivedere la sua vita personale ed ecclesiale, perché “l’uomo contemporaneo crede più ai testimoni che ai maestri, più all’esperienza che alla dottrina, più alla vita e ai fatti che alle teorie”[4]. E oggi la testimonianza evangelica cui il mondo è più sensibile è quella “dell’attenzione per le persone e della carità verso i poveri e i piccoli, verso chi soffre”[5],  e anche dell’impegno per la pace, la giustizia e i diritti umani[6].

 

L’annuncio

 

12. Insieme alla testimonianza, il cristiano compie la sua missione evangelizzatrice con la proclamazione della Buona Notizia di salvezza: Cristo è morto e risuscitato e ci ha trasformati in figli e figlie di Dio; ci ha liberati dalla schiavitù del male, del peccato e della morte. Ciò che deve essere annunciato è l’amore di Dio, Padre nostro, che ci chiama alla comunione con sé. Destinatari di questo annuncio sono tutti gli esseri umani. Nel nostro tempo esistono campi che esigono un’attenzio­ne speciale: le grandi città che favoriscono l’individualis­mo e l’anonimato, la disgregazione culturale, il pluralismo, l’indifferenza. In maniera particolare devono essere evangelizzati i giovani: essi, infatti, sono il futuro del mondo. C’è pure urgenza di far risuonare l’annuncio del Vangelo alle masse dei non praticanti. È ancora attuale e necessario il primo annuncio a coloro che non l’hanno ancora udito, a coloro che non conoscono Gesù Cristo.

 

La comunione

 

13. “Piacque a Dio di santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e santamente lo servisse”[7]. Con queste parole il Vaticano II segnalava con tutta chiarezza che la fede si vive in comunità, che il frutto dell’evangelizzazione e dell’azione dello Spirito è la creazione di comunità fraterne che formano la nuova famiglia di Dio. È nella comunione che si manifesta la venuta di Cristo. “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita (cf. 1 Gv 3,14) ... e da essa promana una grande energia per l’aposto­lato”[8]. La comunione si realizza per mezzo della fede e dei sacramenti della fede che conducono alla “koinonía” che si apre a tutti, specialmente a quelli che credono in Cristo, attraverso un ecumenismo attivo e solidale. La comunione esige il dialogo sincero e fraterno.

 

Il servizio 

 

14. La fede deve esprimersi in opere perché in Gesù Cristo solo ha valore “la fede che opera per mezzo della carità” (Gal 5,6). Il servizio a Dio e al prossimo è la miglior prova dell’amo­re. La diaconía cristiana non è altro che una sequela di Gesù che “non è venuto per essere servito ma per servire” (Mt 20,28) e stette tra noi “come colui che serve” (Lc 22,27). Dagli inizi del cristianesimo ci furono destinatari privilegiati del servizio dei credenti: i poveri, gli emarginati, coloro che soffrono. Per questo, nella prospettiva del Grande Giubileo dell’anno 2000, Giovanni Paolo II, nella sua Lettera Apostolica Tertio Millennio Adveniente, non dubitò di affermare: “si deve anzi dire che l’impegno per la giustizia e per la pace in un mondo come il nostro, segnato da tanti conflitti e da intollerabili disuguaglianze sociali ed economiche, è un aspetto qualificante della preparazione e della celebrazione del Giubileo”[9]

 

B)Teresa del Bambino Gesù, Dottore per il terzo millennio

 

15. Dobbiamo iniziare dicendo una parola che sottolinei il rapporto con la tradizione o patrimonio spirituale che alimenta l’esperienza-dottrina di Teresa di Lisieux. Il Carmelo - “deserto” al quale desiderava andare con sua sorella Paolina - è la terra nella quale affonda le sue radici fin da bambina. Con la precocità che definisce tutta la sua “corsa da gigante” c’è da dire che “vive” la spiritualità carmelitana molto prima che la legga formulata da Teresa di Gesù e soprattutto da S. Giovanni della Croce. La profonda sintonia vocazionale che avvertiamo in lei non si spiega solamente con la lettura dei loro scritti. È molto più frutto dello Spirito che, con la vocazione al Carmelo, la fa figlia loro e la aiuta a vivere un’esperienza spirituale simile e chiaramente definita, che avrà la sua conferma e il suo arricchimento al contatto con la esperienza-dottrina teresiano-sanjuanista.

 

16. Esaminando la vita di Teresa di Lisieux e approfondendo i suoi insegnamenti che sono attuali e universali, possiamo capire qual’è l’aspetto della sua esperienza-dottrina che la fa maestra e dottore nella Chiesa, nella prospettiva evangelizzatrice del Terzo Millennio e che riassume tutti gli altri: L’AMORE PATERNO-MATERNO DI DIO.

Ella, guidata dallo Spirito fu condotta a capire la rivelazione dell’amore misericordioso di Dio, che riassume in sé tutto il Vangelo. Dio è amore che si rivela ai poveri e ai semplici. Dio amore ci invita a vivere in comunione con Lui e con il prossimo e a servire i nostri fratelli come Gesù lo fece, per testimoniare e proclamare questa Buona Notizia.

 

Dottore dell’esperienza di un Dio vicino e misericordioso

 

17. Riscoprire il volto paterno-materno di Dio fu il punto di slancio del nuovo cammino verso la santità, che ella visse soprattutto a partire dal 1894, nell’esperienza della sua debolezza. Gesù le mostrò, come ella dice, che il cammino è quello dell’abbandono e della fiducia di un bambino che dorme, senza timore,  nelle braccia di suo Padre:

“’Se qualcuno è molto piccolo venga a me’, ha detto lo Spirito Santo per bocca di Salomone; e questo medesimo Spirito d’Amore ha detto anche che ‘ai piccoli è concessa la misericordia’. In nome suo, il profeta Isaia ci rivela che nell’ultimo giorno ... ‘come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò, vi porterò in braccio e vi accarezzerò sulle mie ginocchia’ ... Gesù non chiede grandi azioni, ma soltanto l’abbandono e la riconoscenza [10].

Questa esperienza di Teresa di Lisieux è l’esperienza evangelica di un Dio Padre-Madre che ama gli ingrati e i malvagi (cf. Lc 6,35); che conosce ciò di cui abbiamo bisogno prima ancora che lo chiediamo; che ci perdona e chiede che perdoniamo; che ci protegge e si cura di noi (cf. Mt 6,8-9.14-15.26). Qui si ha il passaggio dal timore alla fiducia. Siamo davanti a Dio come figli e figlie davanti a un papà e a una mamma. Dio utilizza tutto per il nostro bene, anche le nostre deficienze e i nostri errori. Riconoscere Dio Padre-Madre richiede un cuore di bambino che opta di restare piccolo:

 “Ciò che gli piace (a Gesù) è di vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà è la cieca speranza che ho nella sua misericordia! ... E’ la fiducia e null’altro che la fiducia che deve condurci all’Amo­re”[11].

 Alla radice di ogni vocazione cristiana c’è l’iniziativa del Signore. Le persone chiamate, rispondendo all’invito di Dio, si affidano al suo amore e realizzano l’offerta incondizionale della loro vita, consacrando tutto, presente e futuro, nelle sue mani. Nella spiritualità cristiana per il Terzo Millennio tutto ciò è di capitale importanza.

 

Dottore dell’esperienza dell’amore di Dio  "che si trasforma in comunione e servizio

 

18. La sperimentazione è la nota chiave di un mondo tecnico scientifico. Tutte le cose devono essere sperimentate, viste in qualche modo. La spiritualità cristiana non è un’eccezione a questa tendenza. La testimonianza e l’esperienza sono centrali nella vita cristiana. Oggi ciò riveste particolare importanza. Assistiamo a una reazione contro un esagerato intellettualismo in materia di fede e di religione. Anche se questa ricerca dell’esperienza corre il rischio del soggettivismo e di un certo infantilismo spirituale, non può essere tuttavia rifiutata. Le esperienze spirituali sono fonte di conoscenza e d’approfondi­mento nella rivelazione di Dio.

 Teresa di Lisieux è maestra di un’ autentica esperienza di Dio che s’impegna nella sequela di Gesù. Ella ci insegna l’esercizio del contatto con la Parola di Dio; il senso di fraternità che Cristo ci comunica; e l’ esigenza di risposte concrete guidate dall’amore.

 

19. La tendenza ecclesiale della spiritualità di oggi ci parla della comunione di tutti in Cristo e nello Spirito. Dobbiamo porre tutti i doni che abbiamo al servizio della comunità dei credenti. Le orme dell’esperienza e della dottrina di Teresa di Lisieux si trovano chiaramente presenti in questa dimensione della spiritualità dell’ evangelizzazione oggi. Teresa vive per la Chiesa, Corpo di Cristo. In essa desidera vivere tutte le vocazioni per testimoniare e annunciare il Vangelo nei luoghi più lontani della terra, fino a che, meditando i capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi, scopre la sua vocazione e la sua missione nella Chiesa: “O Gesù mio Amore ..., la mia vocazione l’ho trovata finalmente! La mia vocazione è l’Amore! Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, sei tu che me l’hai dato: nel Cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l’Amore!... Così sarò tutto... così il mio sogno sarà realizzato!!!”[12].

 

 

20. Teresa di Lisieux, che visse fortemente centrata in Dio come l’unico assoluto, dialogò con Lui nell’orazione assumendo le necessità dei suoi fratelli e sorelle. A partire da questo dialogo, si offerse agli altri e visse la sua vocazione per la salvezza del mondo. Nel Manoscritto C, Teresa dà un’orienta­mento prezioso per un’autentica spiritualità nell’impegno della nuova evangelizzazione:

“Come un torrente che si getta impetuoso nell’oceano trascina dietro di sé tutto ciò che ha incontrato al suo passaggio, così, o mio Gesù, l’anima che si immerge nell’oceano senza sponde del tuo amore attira con sé tutti i tesori che possiede... Signore, tu lo sai, io non ho altri tesori se non le anime che ti è piaciuto unire alla mia”[13].

Questa convinzione di Teresa di Lisieux, che l’autenticità del nostro amore a Dio si manifesta nella qualità dell’amore agli altri, ha influito certamente sulla spiritualità del nostro secolo, particolarmente sulla spiritualità dell’impegno evangelizzatore. La sua esperienza e la sua dottrina hanno insegnato ai cristiani che, come in cerchi concentrici, la dimensione dell’amo­re fraterno si apre a orizzonti ogni volta più ampi, come una espansione che parte dall’amore di Dio. Il primo cerchio è quello dei più vicini, il più ampio è quello dell’intera umanità. La fiducia e l’abbandono in Dio Padre-Madre sono in Teresa di Lisieux la fonte della carità fraterna e dell’apostola­to, espressione di amore a tutti volendo comunicare loro la buona notizia della salvezza.

 Teresa di Lisieux traduce in vita l’esigenza evangelica del servizio ai più piccoli e ai poveri, nei quali si scopre il volto di Cristo (cf. Mt 25,31-45). Ad essi infatti Dio si rivela in maniera speciale (cf. Mt 11,25-27). In questo servizio, bisogna essere disposti a dare la vita per gli altri, come Cristo, che chiede al Padre che, se è possibile, passi da Lui il calice della sofferenza e della passione, e che vive aperto e disponibile a compiere la sua volontà.

 

PRIVATE Dottore del cammino evangelico della santità 

 

Nella conclusione dell’Enciclica Redemptoris missio, dedicata a spiegare la permanente validità del mandato missionario di Cristo, Giovanni Paolo II afferma: “La chiamata alla missione deriva di per sé dalla chiamata alla santità ... L’universale vocazione alla santità è strettamente collegata all’universale vocazione alla missione: ogni fedele è chiamato alla santità e alla missione ... La spiritualità missionaria della Chiesa è un cammino verso la santità”[14]. Teresa di Lisieux trasformò questa dottrina in esperienza vissuta. Per questo fu proclamata patrona universale delle missioni assieme al grande  apostolo san Francesco Saverio. La sua dottrina-esperienza è di grande attualità per la nuova evangelizzazione. Ella entra al Carmelo per raggiungere, attraverso la sua vita contemplativa, la santità: Dio “mi fece capire anche che la mia gloria non sarebbe apparsa agli occhi mortali, e che consisteva nel divenire una grande Santa!!!...”[15]. Fin dal principio ebbe la convinzione che ella entrava al Carmelo non per fuggire dal mondo, ma per entrarvi con maggior profondità. La sua esperienza spirituale non è ricerca di un rifugio davanti a un mondo ostile, ma offerta cosciente al martirio. 

“Un rinnovato impegno di santità da parte delle persone consacrate è oggi più che mai necessario ... è necessario, pertanto, suscitare in ogni fedele un vero anelito alla santità, un desiderio forte di conversione e di rinnovamento personale in un clima di sempre più intensa preghiera e di solidale accoglienza del prossimo, specialmente quello più bisognoso”[16]. Teresa di Lisieux unisce in modo mirabile la santità e la missione, autentica contemplazione che impegna nell’evan­gelizzazio­ne, a partire dalla propria identità vocazionale. Ella propone così, senza dicotomie, un cammino evangelico, per testimoniare e annunciare la Buona Notizia davanti alle sfide del momento attuale.

 Concentrando la santità nell’amore, Teresa  aiuta a supe­ra­re la separazione tra contemplazione e azione, perché l’amo­re è ciò che unisce le due dimensioni. Ella entrò nella vita con­tem­plativa per ottenere una maggiore efficacia apostolica. Rivo­luzionò in questo modo la relazione tra ascetica e mistica. Pose l’accento su quest’ultima perché essa esige l’abnegazione evangelica vissuta nella vita quotidiana. Per questo, al di là delle mortificazioni corporali pose la mortificazione originata dal servizio agli altri: la capacità di accoglienza, di comprensione, di perdono, di aiuto e solidarietà. Tutti questi sono grandi insegnamenti per vivere la spiritualità della nuova evangelizzazione.

 

Dottore del cammino per la integrazione della persona 

 

23. Teresa di Lisieux, come ogni essere umano, fu soggetta a condizionamenti propri di ogni vita umana. Visse l’esperienza di un processo liberatore da un punto di vista psicologico che la condusse all’accettazione di se stessa e pertanto le diede la capacità di accogliere, in una maturità integrale, tutti i limiti della sua storia personale.

 Nel mondo attuale si accentuano fortemente le tensioni interne, le ferite spirituali, i condizionamenti di ogni tipo, che impediscono tante volte la realizzazione delle persone. Teresa di Lisieux apprese ad assumere la propria vita limitata, imperfetta, condizionata dall’ambiente familiare, religioso e sociale, liberandosi così dal suo dominio per convertirsi, con la grazia di Dio, in una persona libera che scopre il Dio di Gesù Cristo, fedele e misericordioso. Così ci insegna ad approfittare di tutto per crescere e maturare, umanamente e cristianamente.

 

24. Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo dovette lottare per superare tutto ciò che le impediva di essere se stessa. Nel suo cammino di maturazione umana ella sperimenta il trauma della morte di sua madre che la colpisce fortemente[17].  L’amore di Dio e l’amicizia con Lui svegliano in lei il dinamismo liberatore capace di orientare tutti i condizionamenti verso l’integrazione umana. 

 

 Ella vive dai quattro ai quattordici anni questo periodo  doloroso. Deve affrontare l’ambiente scolastico che sperimenta aggressivo, in un certo modo; la entrata al Carmelo della sua sorella Paolina, sua seconda madre. Come conseguenza di questa separazione si ammala seriamente. Si tratta di una malattia psicosomatica. Più avanti sono gli scrupoli che la tormentano[18].

 Tutte queste sofferenze si concentravano in una ipersensibilità: “quando cominciavo a consolarmi della cosa in sè, piangevo per aver pianto”[19]. Viveva chiusa in un cerchio vizioso senza sapere come uscirne.

 È quando incomincia a percorrere il cammino dell’amore e dell’offerta a Gesù che rende possibile la completa guarigione psicologica della sua ipersensibilità nella notte del Natale del 1886. A partire da quel momento si libera dagli attaccamenti incoscienti che la portavano a chiudersi in se stessa. Può aprirsi ampiamente alla vita, agli studi, ai contatti, alla natura, ai viaggi...

 

25. Per l’uomo e la donna di oggi, tormentati da tante esperienze negative nell’ambiente familiare e sociale e che li conducono all’angoscia e all’insicurezza di fronte al futuro, Teresa di Lisieux mostra che la paura davanti all’incertezza di ogni giorno si risolve aprendosi all’amore di Dio e del prossimo. È così, acquistando la pace e la gioia, che si sa che c’è un Dio padre misericordioso che accompagna col suo amore e la sua provvidenza tutti i suoi figli e figlie. La Santa presenta al mondo ammalato di paura e di angoscia la terapia dell’amore e della fiducia in Dio e del servizio e dell’impegno verso il prossimo. La Santa ha scoperto e ci ha trasmesso la verità profonda di un Dio di misericordia che vuol comunicarsi pienamente a tutti coloro che si aprono a Lui.

 

PRIVATE Dottore della fede per il mondo della incredulitàtc  \l 3 "Dottore della fede per il mondo della incredulità"

 

26. Uno degli ambiti in cui appare in forma chiara l’attualità della dottrina di  Teresa di Lisieux è quello dell’ateismo e dell’incredulità. Già il Concilio Vaticano II, analizzando il fenomeno dell’ateismo contemporaneo, indicava che questa parola designa realtà molto diverse: “Alcuni negano esplicitamente Dio; altri ritengono che l’uomo non possa dir niente di lui; altri poi prendono in esame il problema relativo a Dio con un metodo tale per cui il problema sembra privo di senso ... Altri si rappresentano Dio in modo tale che quella rappresentazione che essi rifiutano, in nessun modo è il Dio del Vangelo... L’ateismo inoltre ha origine non di rado o dalla protesta violenta contro il male del mondo”[20].

 Dio volle che l’esperienza spirituale di Teresa di Lisieux la convertisse in interlocutrice esistenziale con il mondo dell’increduli­tà. Ella conobbe la prova della fede in mezzo a un mondo che, in nome della scienza e del razionalismo, negava l’esistenza di Dio e orientava all’ateismo.

 

27. Attualmente i non credenti si differenziano da quelli del tempo della Santa. Sono gli agnostici o gli indifferenti che cercano motivi per dar senso alla vita dopo aver sperimentato la frustrazione dell’insuccesso, della modernità e dei sistemi atei e materialisti. Essi sperimentano confusamente una chiamata all’assoluto che riempia il loro vuoto esistenziale e colmi le loro aspirazioni.

 Teresa di Lisieux affronta il problema dell’angoscia di fronte alla morte che sta pure alla base dell’ateismo, che si interroga sull’esistenza di Dio e di un’altra vita. La Santa si vide in maniera repentina sommersa nell’abisso di queste angosce e sperimentò, nellla prova della fede, l’angoscia del nulla. Visse la privazione di ciò che lei chiamava “la gioia della fede” o “godere di questo bel cielo sopra la terra”[21]. Ella entra in un mondo denso di tenebre che la circondano e la schiacciano. Le pare di ascoltare che le dicano: “Credi di uscire un giorno dalle nebbie che ti circondano. Vai avanti, vai avanti, rallegrati della morte che ti darà, non ciò che speri,  ma una notte ancora più profonda, la notte del nulla”[22].

 

28. In mezzo a questa situazione Teresa di Lisieux conserva la fede e l’amore. In questo modo, la sua esperienza della notte oscura della purificazione, si trasforma in solidarietà dinamica e feconda con coloro che vivono sommersi dall’incredulità. Davanti alla prova della fede ella afferma che non poteva accettare che ci fossero persone che non credessero: “Non riuscivo a credere che esistessero degli empi che non hanno fede. Credevo che dicessero cose in contrasto col loro stesso pensiero quando negavano l’esistenza del cielo”. Dopo la sua dolorosa esperienza si convine del contrario: “Nei giorni così gioiosi del tempo pasquale, Gesù mi ha fatto sentire che ci sono veramente delle anime che non hanno la fede”[23].

 Sommersa dalla più profonda oscurità la Santa non cessa di amare Colui nel quale confida. Il suo dramma nasce dal fatto di vivere allo stesso tempo la luce della fede e le tenebre degli increduli. È quando comprende che Dio vuole con ciò che ella offra per gli increduli queste sofferenze che vive nell’amore, sedendosi alla mensa con i peccatori e mangiando con loro il pane della prova[24].

 Esistono testimonanze eloquenti di conversioni alla fede a partire dalla lettura degli scritti di Teresa di Lisieux. In essi molti hanno incontrato il vero volto di Dio, e, allo stesso tempo, l’illuminazione  per la drammatica sua ricerca, in mezzo alle tenebre e alla tentazione dell’incredulità. Ciò rende attuale il suo messaggio per i lontani, gli increduli e gli indifferenti.

 

Teresa di Lisieux donna, Dottore della Chiesa

 

29. L’esperienza e la dottrina di Teresa di Lisieux acquista un valore speciale nella nostra epoca nella quale si stanno aprendo nuove prospettive di presenza e azione per la donna, nella società e nella Chiesa. La donna è chiamata ad essere “un segno della tenerezza di Dio verso il genere umano”[25], e ad arricchire l’umanità con il suo “genio femminile”. La giovane carmelitana di Lisieux ha realizzato ambedue le cose nella sua vita e ne ha lasciato chiare e abbondanti orme nei suoi scritti.

 Teresa del Bambino Gesù trasmette la sua esperienza spirituale con il suo stile femminile, concreto, diretto, vicino. Benché condizionata dall’epoca nella quale visse, non cessa di manifestare la sua convinzione evangelica dell’uguaglianza tra l’uomo e la donna e quella dell’importanza di una collaborazione mutua come discepoli di Gesù. Ciò appare soprattutto nella sua corrispondenza epistolare con i suoi fratelli missionari: condivide con loro le sue esperienze umane e spirituali e non dubita di esprimere loro il suo modo di pensare su temi teologici e di esperienza cristiana: la sua idea della giustizia di Dio, il cammino dell’infanzia spirituale, la fiducia nella misericordia divina.

 

30. Il suo femminismo, come quello di Teresa di Gesù sbocca in un impegno maggiore per il Vangelo, al di là dei pregiudizi che emarginavano la donna della sua epoca. Teresa di Lisieux sperimentò questa situazione della donna nella società e nella Chiesa alla fine del secolo XIX. Nel Manoscritto A racconta con chiarezza e senso dell’umore ciò che visse durante il viaggio a Roma prima di entrare al Carmelo:

 “Non riesco ancora a capire perché le donne sono così facilmente scomunicate in Italia; ad ogni momento ci dicevano: ‘Non entrate qua ... Non entrate là, sareste scomunicate!...’ Ah, povere donne, come sono disprezzate!... Eppure amano il Buon Dio in numero molto più grande degli uomini e durante la Passione di Nostro Signore le donne ebbero più coraggio degli apostoli, perché sfidarono gli insulti dei soldati e osarono asciugare il Volto adorabile di Gesù...”[26].

La sua condizione di donna, che esprime con la freschezza e la sincerità di una persona libera, la porta a una riflessione evangelica: questa emarginazione della donna la fa partecipare più da vicino al disprezzo di cui fu oggetto Gesù nella sua passione. Le donne ebbero il merito di asciugare il volto di Cristo. “Forse è per questo che Egli permette che il disprezzo sia la loro sorte sulla terra, dal momento che l’ha scelto per Sé... In cielo saprà pur dimostrare che i suoi pensieri non sono quelli degli uomini, perché allora le ultime saranno le prime...”[27]. Esse furono costituite da Gesù tra i primi testimoni della resurrezione.

 

31. La donna, che si è aperta spazi di maggior partecipazione nella società e nella Chiesa, incontra certamente in Teresa di Lisieux uno stimolo per vivere, come afferma Giovanni Paolo II, “una cultura della uguaglianza tra l’uomo e la donna”. D’altra parte, come lo chiedeva Hans Urs von Balthasar, nelle celebrazioni del primo centenario della  nascita di Teresa di Lisieux, ella ha aperto, con il suo messaggio, il campo teologico alla riflessione femminile: “La teologia delle donne non è stata mai presa sul serio, né integrata dalla corporazione. Tuttavia, dopo il messaggio di Lisieux ci sarebbe finalmente da pensare a ciò nella attuale ricostruzione della dogmatica”[28].

 Questo risponde a ciò che il documento postsinodale Vita consecrata presenta come prospettive nuove per la donna nella Chiesa, quando dice: “ci si attende molto dal genio della donna... Anche nel campo nella riflessione teologica, culturale e spirituale ci si attende molto dal genio della donna in ciò che riguarda non solo la specificità della vita consacrata femminile, ma anche l’intelligenza della fede in tutte le sue espressioni”[29]

 

CONCLUSIONE

 

32 Dio ci sorprende nuovamente con questa nostra  sorella, nella quale si rompono tanti schemi della logica umana, per sottolineare l’iniziativa divina che sceglie chi vuole e quando vuole per realizzare le sue opere e manifestare la grandezza del suo potere e della sua azione in chi si apre fiduciosamente al suo amore misericordioso per compiere la sua volontà.

 

 Con la proclamazione del dottorato di Teresa di Lisieux, il Signore ci conferma ciò che l’Antico Testamento affermava e che il Nuovo Testamento ha presentato in pienezza: che Dio si comunica ai semplici e da loro la sua sapienza e a loro rivela i segreti della sua vita e della sua azione nella storia. In effetti, il libro della Sapienza affermava, all’approssimarsi della venuta di Gesù: “Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni; ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza; e un’età senile è una vita senza macchia. Divenuto caro a Dio, fu amato da lui...  giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera” (Sap 4,8-10.13). E, nel vangelo di Luca, Gesù, pieno di Spirito Santo proclama la logica divina, così diversa dalla nostra: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto” (Lc 10, 21-22).

 

33. Il Signore, Padre della luce, dal quale proviene ogni opera buona e ogni dono perfetto ( Cf. Giac 1,17), ha dato al Carmelo un ulteriore regalo con il Dottorato di Teresa di Lisieux. È un dono gratuito che esige una risposta di amore e di impegno generoso alla nostra vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo. Che la nostra sorella Teresa di Lisieux ci ottenga dal Signore la grazia di essere collaboratori suoi nella testimonianza e nell’annuncio della Buona Notizia per i nostri fratelli e sorelle del Terzo Millennio, come autentici seguaci di Gesù e in comunione con Maria, la prima che ricevette la gioiosa notizia della salvezza e la proclamò con la gioia di scoprire che Dio si dà gratuitamente ai poveri, agli umili e ai semplici.

 

Roma, 1 ottobre 1997

 

 

Fr. Camillo Maccise, OCD -  Fr. Joseph Chalmers, O.Carm. 

 

_____ 

[1].  .Tertio Millennio Adveniente (TMA) n. 23.

[2].  .A. OLIVAL JUNIOR, Una riflessione sul tempo; senso del tempo millenario, in: AA.VV. Verso il Terzo Millennio (San Paolo (Brasile), 1997) p. 30.

[3].  .Cf. RM, nn. 41-60.

[4].  .Id. n. 42.

[5].  .Ib.

[6].  .Cf. ib.

[7].  .LG, 9.

[8].  .PC, 15.

[9].  .TMA, 51.

[10].  .Manoscritto B 1r-v.

[11].  .Manoscritto C, 34 r.

[12].  .Manoscritto B, 3v.

[13].  .Manoscritto C, 34 r.

[14].  .RM 90.

[15].  .Manoscritto A 32r.

[16].  .VC 39.

[17].  .Cf. Manoscritto A, 13r

[18].  .Cf. Id. 39r.

[19].  .Cf. Id. 44v.

[20].  .GS 19.

[21].  .Manoscritto C 7r.

[22].  .Ib. 6v.

[23].  .Id. 5v.

[24].  .Cf. Manoscritto C, 6r.

[25].  .Vita consecrata (VC) 57.

[26].  .Manoscritto A 66v.

[27].  .Ib.

[28].  .Cit. da G. GAUCHER, Actualité de sainte Thérèse de Lisieux. In: Thérèse de Lisieux et les missions. Mission et contemplation (Kinshasa, 1996) p. 127.

[29].  .VC 58.

 

 
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