Carissimi confratelli e sorelle nel
Carmelo,
1.
Mentre celebriamo in comunione con tutta
la Chiesa il
Agrande
Avvento@
del terzo millennio della nuova era,
avendo lo sguardo fisso su Cristo Gesù,
"autore
e perfezionatore della fede"
(Eb 12,2), alla Famiglia del Carmelo
viene donata l'opportunità
di celebrare nel 1997 i 750 anni dall'approvazione
definitiva della Regola del Carmelo
da parte di Innocenzo IV (1 ottobre
1247‑1 ottobre 1997).
2.
Agli eremiti‑fratelli della nascente
comunità
Acarmelitana@
presente sul monte Carmelo, la Regola fu
consegnata da Alberto, patriarca di
Gerusalemme, tra il 1206 e il 1214, come
vitae formula in consonanza con
il loro progetto di vita (propositum
), che già vivevano per ispirazione
dello Spirito Santo. Con un
discernimento spirituale autorevole,
conforme alla sua cura pastorale di
vescovo e pari alla sua esperienza di
religioso dei Canonici Regolari di
Mortara (Pavia), il patriarca Alberto
riunì gli eremiti‑fratelli nella prima
comunità del Carmelo.
3.
In seguito, la vitae formula di
Alberto ebbe varie approvazioni
pontificie con Onorio III (1226),
Gregorio IX (1229) e Innocenzo IV (1245;
1246). Ma l'intervento
più autorevole è dato dalla bolla
pontificia di Innocenzo IV, Quae
honorem Conditoris, datata il 1
ottobre 1247. Con il suo intervento
Innocenzo IV conferma le correzioni, le
chiarificazioni e gli adattamenti
apportati al testo
Aalbertino@
a motivo della situazione dei
Carmelitani ormai presenti in Europa,
approva come Regula il testo
Aalbertino@
corretto e adattato, e conferma la
trasformazione dei Carmelitani in veri
Areligiosi@,
ora inseriti nell'alveo
della fraternità evangelico‑apostolica
dei
AMendicanti@
per poter
"essere
di giovamento, con l'aiuto
di Dio, alla salvezza propria e del
prossimo".
1.
DARE DI PIÙ
4.
La ricorrenza dei 750 anni
dall'approvazione
innocenziana la consideriamo allora come
un particolare anno di grazia per
tutta la Famiglia Carmelitana, un
kairós, un tempo propizio non solo
per fare memoria del nostro passato ma,
molto di più, per guardare con sapienza,
discernimento e coraggio al nostro
futuro, all'alba
del nuovo millennio che s'avvicina.
Al riguardo sentiamo nostro l'appello
che il Papa rivolge a tutte le persone
consacrate:
"Voi
non avete solo una gloriosa storia da
ricordare e raccontare, ma una grande
storia da costruire. Guardate al
futuro, nel quale lo Spirito vi proietta
per fare con voi ancora cose grandi.
Fate della vostra vita un'attesa
fervida di Cristo, andando incontro a
Lui come le vergini sagge che vanno
incontro allo Sposo. Siate sempre
pronti, fedeli a Cristo, alla Chiesa, al
vostro Istituto e all'uomo
del nostro tempo".
Le parole di Teresa di Gesù ci stimolano
a migliorare il nostro presente con
fedeltà creativa: "Non si dica mai di
essi, come di certi Ordini, di cui ci si
contenta di lodare gli inizi. Noi
cominciamo ora. Procurino sempre
d'incominciare ed andare innanzi di bene
in meglio".
a) Nel dinamismo della fedeltà creativa
5.
Raccogliendo l'appello
del Papa, desideriamo rilevare quell'apertura
alla fedeltà creativa
C
come la chiameremmo oggi
C
che la nostra Regola, quasi come un
testamento, ci consegna nell'epilogo:
"Se
qualcuno avrà dato di più, il Signore
stesso lo ricompenserà al suo ritorno.
Tuttavia si faccia uso della
discrezione, la quale è moderatrice
delle virtù".
È questo un criterio di grande
discretio spirituale e di autentica
lungimiranza, uscito dalla mano di
Alberto e tipico della migliore
tradizione monastica. È un criterio che
considera ogni Regola non un testo
Asacro
e intoccabile@,
ma un testo che ha i caratteri della
essenzialità e che per questo non
intende racchiudere tutta l'esperienza
carismatica dell'autore
e della comunità a cui è indirizzata, né
pretende di sostituirsi al primato della
Parola, alla mediazione di Gesù Cristo e
al dono pasquale dello Spirito Santo.
Sta qui, in fondo, la grandezza e,
insieme, il limite di ogni Regola.
La nostra Regola e i nostri santi, che
sono parola viva, hanno accresciuto il
nostro patrimonio spirituale. Il carisma
che ci unisce è più grande però di ciò
che i nostri predecessori ci hanno
consegnato per iscritto e con le loro
stesse vite. Essi ci invitano ad
avanzare nella fedeltà alla nostra
grazia vocazionale e nei modi creativi
personali di incarnarla oggi. Per noi
discepoli del Signore, come dice S.
Giovanni della Croce, "c'è ancora molto
da approfondire in Cristo".
Il patriarca Alberto segue questo
criterio, quando ci orienta ad
accogliere il
"breve
scritto"
della Regola come un itinerario
pedagogico di sequela Christi
,
non chiuso, ma aperto alle
sollecitazioni del futuro e posto sotto
il primato assoluto della Parola che,
palpitando nel cuore dei credenti (cf.
Lc 24,22), spinge sempre a
"dare
di più"
(supererogaverit) nel dono di sé
(cf. Lc 10,35), ad
Aandare
oltre@
con discernimento per ulteriori apporti
creativi secondo le mozioni dello
Spirito.
b) Gli
Aeffetti@
nella storia del Carmelo
6.
Sì, tutta la storia del Carmelo possiamo
leggerla nella prospettiva degli
Aeffetti@
di questa discretio spiritualis.
Essa ha spinto le varie generazioni di
carmelitani e di carmelitane a saper
"dare
di più",
rimanendo sostanzialmente fedeli ai
valori carismatici della Regola e
creativi, pur nel confronto dialettico,
di fronte alle nuove sfide e alla
possibilità di
Arifondare@
il progetto di vita del Carmelo.
Pensiamo al passaggio che si attuò dalla
forma di vita eremitico‑cenobitica a
quella evangelico‑apostolica dei
AMendicanti@
e alle figure di santi pastori
C
ad esempio sant'Alberto
di Trapani e sant'Andrea
Corsini
C
e di dotti teologi. Pensiamo anche alla
rilettura dei modelli biblici di Maria
ed Elia e alla evangelizzazione popolare
mediante la devozione dello Scapolare,
alla nascita dei movimenti di riforma,
alle varie fondazioni, e alla
maturazione di itinerari spirituali di
vita mistica che in alcuni casi hanno
segnato un'epoca
per la storia della spiritualità, come
ad esempio, l'esperienza
e la dottrina dei santi, Teresa di Gesù,
Giovanni della Croce, e Teresa del
Bambino Gesù. Con un profondo senso del
movimento della storia, Teresa di Gesù
disse, "Si fissino gli occhi sulla
stirpe de quei santi Profeti da cui
discendiamo. Quanti santi in cielo
portano il nostro abito! Abbiamo la
santa presunzione di renderci con la
grazia di Dio, non da essi dissimili".
7.
E guardando al nostro tempo, a questi
anni di postconcilio, il nostro pensiero
va a tutte quelle proposte di
rinnovamento delle comunità, alcune
delle quali hanno tentato sentieri
finora inesplorati. Come pure il nostro
pensiero va al rifiorire della
produzione di studi e di riflessioni sui
testi dei nostri santi, specialmente,
Teresa di Gesù, Giovanni della Croce e
Teresa del Bambino Gesù, la cui
magisterialità è ampiamente riconosciuta
e valorizzata nella chiesa universale e
nel mondo intero. Inoltre ci sono stati
offerti nuovi studi sul testo della
Regola, di cui abbiamo potuto riscoprire
ricchezza di contenuti ed attualità.
Questo ritorno alle nostre fonti è stato
molto importante e salutare per la vita
di tutta la Famiglia Carmelitana. Come
lo scriba del vangelo, si son tirati
fuori dalle pagine di questo breve
scritto medievale significati nuovi e
significati antichi (cf. Mt 13,52); dove
l'antico
è diventato nuovo, e il nuovo, proprio
per fedeltà all'antico,
lo ha riespresso ri‑attulizzandolo
secondo le esigenze vitali del nostro
tempo.
8.
E anche qui gli
Aeffetti@
di questo ritorno alle fonti non si sono
fatti attendere. Pensiamo alla rilettura
della dimensione eliano‑mariana del
Carmelo; alla rivalorizzazione storica
della figura di Alberto patriarca di
Gerusalemme; all'interesse
nelle nostre comunità per la pratica
della lectio divina e per la
spiritualità; al lavoro di animazione
spirituale e pastorale della Famiglia
Carmelitana, espresso in tante forme di
servizio con ricerche e insegnamento in
centri di studi, in case di ritiri e di
orazione, nella pastorale in generale, e
ogni giorno più segnato dalla nostra
spiritualità; alla collaborazione tra i
Carmelitani O.Carm. e O.C.D.
Di tutto questo ci rallegriamo e
ringraziamo il Signore per le meraviglie
che continua ad operare in mezzo a noi.
2. LE SFIDE DELL'ORA
PRESENTE
9.
Non vogliamo soltanto fermarci a
magnificare l'esistente.
Desideriamo esortare a proseguire nell'approfondimento
della Regola del Carmelo sia dal punto
di vista della riflessione critica come
pure a livello comunitario‑esistenziale.
Facciamo nostre le parole del Papa che
chiede ai consacrati di saper offrire il
loro
"insostituibile
contributo alla trasfigurazione del
mondo",
e ai giovani consacrati fa presente che
"il
terzo millennio attende il contributo
della fede e dell'inventiva
di schiere di giovani consacrati, perché
il mondo sia reso più sereno e capace di
accogliere Dio e, in Lui, tutti i suoi
figli e figlie".
Per i tempi che viviamo e che
indubbiamente caratterizzeranno gli anni
del terzo millennio, siamo chiamati a
Adare
ancora di più@,
a
Arivitalizzare@
la nostra
Aforma
vitae@
con sapienza e discernimento per
renderla un segno significante per l'uomo
e la donna d'oggi,
a far
Alievitare@
con fedeltà creativa i valori della
Regola per migliorare nel Carmelo la
qualità della sua vita spirituale e la
sua presenza nella Chiesa e nella
società del nostro tempo.
10.
Alcuni eventi socio‑culturali apparsi in
questi anni costituiscono delle sfide
per il nostro tempo. Siamo consapevoli
che nelle pieghe di queste sfide, se
lette con discernimento, arriva a noi
"ciò
che lo Spirito dice alle Chiese"
(Ap 2,7) e si rivela il senso della
nostra missione oggi. Pertanto vogliamo
concentrare l'attenzione
su alcune sfide che ci sembrano
importanti per il Carmelo oggi.
a) La ricerca del senso di Dio
11.
Sappiamo quanto complessa e ambivalente
sia oggi la domanda di religione o di
spiritualità che sale dai nostri
contemporanei, specialmente in questi
tempi di transizione. I cosiddetti
Aritorni
di Dio@,
sia in ambito ecclesiale che di
accostamento alle religioni, sono tutti
da decifrare. Sembra che siano
riconducibili a due esigenze: da una
parte al bisogno di sicurezza e di punti
di riferimento più affidabili, dall'altra
al bisogno di ricerca di senso e di
trascendenza presenti in ogni uomo e
donna. C'è
però da discernere se la domanda di
religione chiede una religione
consolatoria e intimistica, se rivela un
bisogno di
Asensazioni@
emotive forti, se mira ad un sincretismo
accomodante che mescola elementi desunti
da religioni diverse, oppure se è una
vera ricerca di Senso, di un fine
trascendente che conferisce una
direzione alla propria vita.
Non è difficile vedere in questo nuovo
clima la domanda di poter incontrare
uomini e donne che sanno parlare di Dio
per esperienza e dottrina, lasciando
trasparire il profumo di una Presenza; l'esigenza
di una maggiore partecipazione attiva e
responsabile alla vita ecclesiale; la
necessità di avviare, come parte
integrante dell'azione
missionaria, un processo adeguato di
inculturazione del vangelo nei diversi
contesti culturali;
l'importanza
di praticare, anch'esso
come parte integrante della missione, la
via del dialogo con i fratelli delle
altre religioni, riconoscendo in esse i
Agermi
del Verbo@,
i
Araggi
di verità che illuminano gli uomini@,
modalità differenti di testimonianza
della presenza di Dio nel mondo.
b) L'altro
come dono e valore
12.
Un altro fenomeno culturale emergente a
cui vogliamo prestare particolare
attenzione riguarda la concezione
dell'uomo. E' evidente che nel mondo
esistono varie concezioni dell'uomo.
Dove, per ideologie o per interessi di
parte, manca un senso pieno della
dignità umana, e delle relazioni
interpersonali, l'incidenza
dell'individualismo, da una parte, e del
totalitarismo comunitario dall'altra,
diventa più forte. Spesso, quasi come
auto difesa, la persona è portata a
varie forme di violenza: la guerra, la
manipolazione, gli abusi di ogni genere,
le vendette ecc. In questo contesto
l'altro spesso è visto più come minaccia
che dono, più come concorrente che
fratello, più come problema che persona
da amare.
Dall'altra parte però, la cultura
emergente dell'alterità,
in antitesi all'individualismo
e al totalitarismo
Acomunitario@,
per affermare l'altro
come dono e valore irriducibile che
appella alla mia solidarietà e
responsabilità, è un'altra
sfida positiva che ci riguarda da
vicino. Essa apre a feconde intuizioni
per vivere e testimoniare la
fraternità.
c) La giustizia sociale a rischio
13.
Mentre in alcune parti del mondo si vive
un forte individualismo, tutto sembra
essere diventato vicino e
interdipendente. Il processo di
mondializzazione, favorito dal grande
sviluppo dei mezzi di comunicazione, ha
permesso di ridurre le distanze a misura
del
Avillaggio@.
In questo contesto un ruolo forte e
dominante lo sta assumendo l'economia.
Infatti si parla tanto oggi di
Aglobalizzazione
dell'economia
di mercato@.
Essa, attraverso l'utilizzo
delle risorse, l'aumento
della produttività e della qualità dell'offerta,
dovrebbe mirare positivamente al bene
comune, cioè a far crescere il livello
di vita di tutti.
In realtà vediamo che la povertà cresce
sempre di più e opprime i due terzi
della popolazione mondiale, mentre la
ricchezza è concentrata nelle mani di
pochi. Il cosiddetto
Amercato@,
da strumento regolatore dell'economia
si è trasformato nelle mani di alcune
grandi finanziarie multinazionali in
strumento di pressione ideologica senza
controllo da parte dei governi
nazionali; così che accade che le
decisioni prese in un determinato luogo
della terra sono destinate a colpire i
popoli in un altro luogo, senza tener
conto della loro sovranità nazionale e
dei diritti fondamentali dei cittadini.
Lo scopo‑guida di questa ideologia,
chiamata
Aneoliberalismo@,
è altamente pragmatico: è l'accumulo
finanziario fine a se stesso, il
profitto per il profitto a vantaggio di
pochi e dei più forti. Alla base di tale
ideologia c'è
una visione individualistica dell'uomo
che assolutiza la sua capacità
produttiva di reddito monetario, esalta
la competizione a tutto campo e alimenta
la sua avidità di possesso a danno degli
altri e dell'ambiente.
È necessario, allora, coinvolgendo
innanzitutto noi stessi e alla luce dei
valori evangelici che informano la
nostra vocazione, offrire un
"contributo
per l'umanizzazione
del mondo",
"una
rinnovata e vigorosa testimonianza
evangelica di abnegazione e di sobrietà,
uno stile di vita fraterna ispirata a
criteri di semplicità e di ospitalità".
d) La vita consacrata come segno
14.
Volendo, infine, considerare il mondo
della vita consacrata, non possiamo non
guardare all'evento
del recente Sinodo sulla vita consacrata
e all'esortazione
post‑sinodale del Papa che ne è seguita.
Noi intendiamo qui solo sottolineare una
sfida che pone la lettera post‑sinodale:
la sfida della visibilità.
Più volte il Papa, in linea con Lumen
Gentium, parla della vita consacrata
come segno, icona, immagine,
testimonianza,
"specchio
della bellezza divina",
ecc. Il Papa chiede che nella triplice
dimensione di consacrazione, comunione e
missione, la vita consacrata dia
testimonianza di essere una memoria
vivente dello stile di vita di
Cristo Gesù, sia segno, nell'umanità
debole e fragile dei suoi chiamati, di
un'esistenza
trasfigurata
dalla luce del Risorto, di un cammino
mistico che rende visibile la
sovrabbondanza della gratuità di Dio.
Per vivere in questa prospettiva, il
Papa ci esorta ad abbandonare una
concezione utilitaristica e funzionale
di vita consacrata,
e a compiere il nostro esodo
verso una concezione più teologale e
profetica, dove prioritaria è la
qualità di vita di un istituto
religioso. Non a caso, infatti, si
insiste sull'esigenza
di migliorare la qualità spirituale
delle Famiglie di vita consacrata,
intendendo per spiritualità un
itinerario dinamico di vita in Cristo,
di vita secondo lo Spirito, che si
concretizza in
"un
progetto concreto di rapporto con Dio e
con l'ambiente,
caratterizzato da particolari accenti
spirituali e scelte operative,
che evidenziano e ripresentano ora l'uno
ora l'altro
aspetto dell'unico
mistero di Cristo".
Dalla sua qualità mistica e spirituale,
non dal numero delle persone e delle
opere,
la vita consacrata attingerà quelle
risorse adeguate per essere
"una
forte testimonianza profetica"
e una
"terapia
spirituale per l'umanità".
3. CAPACITÀ DI FUTURO
15.
Se queste sono delle sfide reali del
nostro tempo che ci aprono, pur nella
complessità degli eventi, all'orizzonte
del futuro di Dio, e se tra tante fonti
di ispirazione esistenti nella chiesa
oggi, noi abbiamo la Regola come testo
ispirante la spiritualità e la missione
del Carmelo, ci domandiamo: come
rileggere questa Regola antica, in modo
che diventi ancora un testo vivo ed
attuale per tutta la Famiglia
Carmelitana in cammino verso il terzo
millennio?
a) Dimensione contemplativa e crescita
in Cristo
16.
La ricerca di un'autentica
esperienza di Dio che interroga i nostri
contemporanei, ci affascina molto, anche
perché questa molte volte passa
attraverso il dialogo con i nostri
santi. La ricerca di Dio,"nome nuovo
della contemplazione", nasce "dalla
meditazione della Parola, dalla
preghiera personale e comunitaria, dalla
scoperta della presenza e dell'azione
divina nella vita, condividendo nello
stesso tempo questa esperienza con tutto
il popolo di Dio".
Questa prospettiva la sentiamo molto
vicina al Carmelo.
La nostra Regola, infatti, anche se non
usa questo lessico, in realtà traccia un
itinerario di esperienza contemplativa
fortemente radicato nell'orizzonte
teologale della centralità di Cristo,
e saldamente ancorato ad alcuni momenti
spirituali essenziali per
la vita personale e comunitaria. Questa
centralità di Cristo è stata svilupata
in tutta la nostra tradizione come
attesta in modo particolare l'esperienza
e la dottrina dei santi Teresa di Gesù
e Giovanni della Croce.
17.
L'orizzonte
teologale della centralità di Cristo
avvolge tutta la Regola. Essa, infatti,
nelle sue linee essenziali, ci propone
di vivere un cammino di trasformazione e
di crescita in Cristo.
Tale cammino si muove nell'ottica
del
Aobsequium
Jesu Christi@.
È l'affermazione
C
possiamo oggi dire con il Vaticano II
C
del primato della sequela Christi,
considerata come la
"norma
fondamentale",
la
"regola
suprema"
della vita cristiana in quanto tale, e
quindi della vita consacrata;
norma che orienta e dà senso a tutto il
progetto di vita delineato dalla Regola.
Al inizio della Regola, infatti, si
danno espressioni molto dense riguardo
alla sequela, espressioni di chiara
ispirazione paolina:
"vivere
nell'ossequio
di Gesù Cristo",
indica la sequela come obbedienza della
fede (cf. 2Cor 10,5) e come culto
esistenziale, dono di sé a Dio e ai
fratelli (cf. Fil 2,17.30; Rm 12,1);
"servire
Lui fedelmente con cuore puro e buona
coscienza",
indicano gli atteggiamenti spirituali
che favoriscono un'autentica
sequela di Cristo, rispettivamente:
dedizione personale incondizionata a
Colui che è il Signore della storia (cf.
Col 3,24), integrità di vita e una
coscienza capace di scelte coerenti
secondo il Vangelo (cf. 1Tm 1,5.19).
Questo vuol dire che l'esperienza
contemplativa è tutta orientata a far
crescere la vita dei fratelli nell'obbedienza
della fede
e nel dono di sé a misura
di Cristo Gesù, di Colui che ricrea con
il dono del suo Spirito l'uomo
nuovo in noi.
18.
Ma come crescere nell'obbedienza
della fede e nel dono di sé? Qui la
nostra Regola è molto concreta. Senza
indugio si rifà ai tre pilastri
fondamentali della vita cristiana:
Parola, Liturgia, Carità. Un'autentica
ricerca di Dio in senso cristiano,
nasce, cresce e matura sempre di più, se
è assidua nell'ascolto
orante della Parola,
se fa propria la preghiera di Cristo al
Padre con la preghiera dei salmi
celebrata nella Liturgia delle Ore,
se vive l'Eucaristia
come convocazione di fratelli attorno a
Cristo Signore per essere da lui
rigenerati nel mistero pasquale e
plasmati alla vita nuova,
se è animata nelle relazioni
interpersonali dallo spirito di Carità.
Qui siamo ben lontani dalla tentazione
di fare della ricerca di Dio una ricerca
solo di noi stessi o di cadere in uno
spiritualismo vuoto e astratto. Qui
siamo ricondotti al centro e alla
sorgente dell'esperienza
contemplativa: siamo davanti ad una
Presenza viva e vivificante, davanti al
Volto del Dio di Gesù Cristo che ci
interpella e ci trasforma in Lui.
19.
I segni visibili di questa azione
trasformante di Dio in noi, la Regola ce
li indica in modo concreto ed
essenziale. Sostiamo per un momento a
riflettere sulle esortazioni alla
condivisione dei beni,
alla sobrietà di vita
,
al rivestirsi delle armi spirituali,
cioè all'assimilazione‑interiorizzazione
della logica dell'agire
di Dio per saper affrontare i conflitti
della vita quotidiana,
sull'esortazione
al lavoro come dono di sé ai fratelli,
secondo l'insegnamento
e l'esempio
dell'Apostolo
Paolo,
sull'esortazione
al silenzio come pedagogia sapienziale
per un'autentica
comunicazione tra fratelli
e sull'esortazione
al priore e ai fratelli a vivere con
maturità l'amore
fraterno, obbedendo entrambi alla parola
di Cristo che chiama al servizio
reciproco.
Sostiamo anche a riflettere su quei
passaggi della Regola che esortano all'attesa
del Signore nella preghiera vigilante,
nell'accoglienza
operosa della Sua salvezza,
nella creatività generosa
Adando
di più@
per la vita dei fratelli.
In tutti questi brani troveremo
indicazioni sufficienti per verificare
se realmente stiamo imparando ad essere
uomini e donne contemplativi, se cioè
sappiamo guardare la realtà con gli
occhi di Dio e discernere i segni dei
tempi, se la Parola di Dio abita
abbondantemente nella nostra bocca e nel
nostro cuore, e se essa sola guida e
orienta il nostro agire.
b) Nell'orizzonte
teologale della fraternità
20.
La vita consacrata ha il merito di
"tener
viva nella Chiesa l'esigenza
della fraternità come confessione della
Trinità",
testimoniando
"che
la partecipazione alla comunione
trinitaria può cambiare i rapporti umani,
creando un nuovo tipo di solidarietà".
Nella prospettiva della vita fraterna in
comunità, la Regola esorta all'ascolto
della Parola, personale, nella lectio
divina,
e comunitario, nella mensa comune,
per rimanere radicati in Cristo e in
profonda comunione con Lui. Esorta alla
preghiera comunitaria
che, nella lode salmica delle meraviglie
della salvezza, confessa il nostro
essere figli e fratelli davanti a Dio
Padre. Esorta ancora a vivere la
centralità dell'Eucaristia
come sacramentum fraternitatis,
come convocazione dei fratelli attorno
al Signore della comunità, al fine di
ravvivare in Lui, nel dinamismo del
mistero pasquale, il dono dell'unità
nella diversità delle persone.
21.
Tale dono dell'unità
nella diversità trova poi la sua massima
concretizzazione vitale nel dinamismo
teologale dell'Agàpe,
della carità divina. È per questo che la
Regola ci esorta, nelle riunioni di
comunità, a consolidare il cammino
unitario della fraternità, facendoci
Acustodi@
gli uni degli altri e attenti al bene
spirituale delle persone, e recuperando
con carità disarmata il fratello che
sbaglia.
22.
Nel dinamismo teologale della carità va
pure considerata l'accentuazione
alla solidarietà verso l'altro.
La Regola infatti non intende mettere l'enfasi
sulla comunità a danno della persona. Al
contrario, ci esorta, con sapiente
equilibrio, a dare dignità alla persona
e a valorizzarla, offrendo ad essa uno
spazio personale da custodire fedelmente,
ad essere laboriosa per non essere di
peso ad alcuno
ed equilibrata nel parlare,
ad essere attenti alle sue necessità di
carattere culturale
o inerenti alla sua salute fisica,
e ancora ad essere premurosi e
rispettosi sia verso coloro che arrivano
da fuori, siano amici, ospiti o altri,
sia verso coloro che ci ospitano.
23.
L'essere
premurosi verso coloro che arrivano da
fuori o mostrare benevolenza verso
coloro che ci offrono ospitalità,
impegna la fraternità a non chiudersi in
se stessa, in un facile compiacimento di
sé, ma a sapersi aprire allo scambio
reciproco dei doni. Si tratta di saper
dare e di saper anche ricevere con
gratitudine quanto di bene, di
illuminante e di profetico proviene
dagli altri.
24.
Il costruirsi come comunità di fratelli
aperta all'altro,
chiunque esso sia
C
ad immagine della Gerusalemme celeste,
le cui
"porte
non si chiuderanno mai durante il giorno"
(Ap 21,25)
C
fa sì che essa stessa, attraverso il suo
stile di vita, faccia risplendere il
valore profetico della fraternità.
Riconoscere in ogni uomo e donna una
persona con cui farsi compagni di
viaggio verso la costruzione del Regno,
consentirà ad ogni fraternità
carmelitana di affrontare con
lungimiranza e pazienza i nodi della
storia, e di saper stare con parresìa,
con coraggio profetico soprattutto in
quei luoghi dove il volto del fratello è
negato o sfigurato.
c) Condivisione, sobrietà e silenzio
25.
Strettamente connessa alla prospettiva
dell'alterità,
consideriamo la sfida della giustizia
sociale oggi. Essa è messa a rischio da
"un
materialismo avido di possesso,
disattento verso le esigenze e le
sofferenze dei più deboli e privo di
ogni considerazione per lo stesso
equilibrio delle risorse naturali".
26.
La Regola del Carmelo, delinea un
progetto di vita attento ai bisogni dell'altro
e ai suoi bisogni legittimi. Colloca
tale attenzione all'interno
dei valori evangelici della
povertà‑condivisione,
del digiuno‑astinenza,
e del silenzio.
Il valore evangelico della
povertà‑condivisione aiuta a spogliarci
da ogni forma di divisione e di
antagonismo, che indubbiamente genera l'avidità
del possesso, per saper dare la giusta
misura alle cose e condividere con
generosità i beni materiali e spirituali
a beneficio dell'utilità
comune e in particolare dei più poveri.
Il valore del digiuno‑astinenza, vissuto
come cammino pasquale di liberazione da
tutti i falsi idoli per accogliere il
Signore come unica ricchezza del cuore
umano, ci educa all'autolimitazione
dei bisogni e ad una vita sobria ed
essenziale. Il silenzio, da non
confondere col mutismo, invita la
persona a pesare le parole prima di
parlare; e ad ascoltare l'altro con
attenzione per cogliere il vero
significato delle sue parole
La condivisione che garantisce che
nessuno sia nel bisogno, il silenzio che
crea le condizioni per l'uso giusto e
liberatore della parola, e la pratica
del digiuno e dell'astinenza che insegna
il giusto valore della gratuità di Dio,
si distinguono dai meccanismi che creano
sperequazioni, ingiustizie e
impoverimenti; e ci permettono di
individuare la presenza e gli effetti di
tali mali.
27.
La comunità dei fratelli e delle sorelle
non potrà restare insensibile alla causa
degli impoveriti, resi sempre più tali
dalle ragioni del mercato e dal peso del
debito estero. Essa, riscoprendo la via
della sobrietà e della essenzialità in
compagnia di quanti sono impegnati nella
giustizia, nella pace e nella
salvaguardia del creato, aiuterà a far
prendere coscienza che non c'è
un futuro per la terra se non si
riscopre il senso del limite di ogni
presunto sviluppo e l'urgenza
di un'autolimitazione
dei bisogni. Solo dentro questa presa di
coscienza si potrà rendere giustizia a
quanti sono tagliati fuori dal banchetto
della vita.
In base a questo ragionamento, un
cammino pratico per il Carmelo sarà di
sottoporre a verifica e discernimento,
personale e comunitario, il tenore di
vita, il livello e la qualità dei
consumi, l'uso del denaro; e nello
stesso tempo di aderire a tutte quelle
iniziative che propongano giuste forme
alternative di economia.
d) Spiritualità come sapienza di vita
28.
Alla luce della lettera post‑sinodale
noi vediamo una stretta relazione tra l'esigenza
prioritaria della spiritualità e la
sfida della visibilità per la vita
consacrata oggi. L'essere
segno profetico
"di
una sovrabbondanza di gratuità"
dipende molto dall'intensità
e dalla qualità del cammino spirituale
delle persone e delle comunità.
"Quello
che agli occhi degli uomini può apparire
come uno spreco, per la persona avvinta
nel segreto del cuore dalla bellezza e
dalla bontà del Signore è un'ovvia
risposta d'amore".
I nostri mistici, maestri di sapienza,
ci invitano alla conoscenza sapienziale,
per una vita contemplativa che è
amicizia e dialogo con Dio.
29.
Sullo sfondo di queste affermazioni,
appare ancora più avvincente per l'oggi
il progetto di vita delineato dalla