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PERDERE PER GUADAGNARE
L'ITINERARIO SPIRITUALE DELLA
 
BEATA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
( EDITH STEIN )

Lettera circolare  dei Superiori Generali 
Fr. Camillo Maccise, O.C.D.
 e Fr. Joseph Chalmers O.Carm.
in occasione della canonizzazione
Roma 1998
 
 

 

 

 

 

 

 

Care sorelle e fratelli nel Carmelo,  

 

1. L' 11 ottobre di quest'anno sarà canonizzata nella Basilica di S. Pietro a Roma la nostra sorella, la beata Teresa Benedetta della Croce ( Edith Stein ). La sua canonizzazione segna la fine di un itinerario di ricerca della verità, accompagnato da sofferenza ed abnegazione evangelica, che la porta ad entrare nella doppia dimensione del mistero pasquale di morte e risurrezione, a perdere la vita per Cristo per incontrarla (Mt 10,39 ). La frase che pronuncia lasciando il carmelo di Echt in Olanda quando prende per mano sua sorella Rosa rivela l'offerta della sua vita: "Vieni, andiamo per il nostro popolo". Di fatto, quando i Vescovi di Olanda protestano in una lettera pastorale contro le deportazioni degli ebrei che i nazional-socialisti fanno, costoro, che in principio hanno risparmiato gli ebrei battezzati, si vendicano, sterminando pure gli ebrei di fede cattolica. Edith Stein muore come discepola di Gesù, offrendo allo stesso tempo il martirio per i suoi fratelli di razza. 

La canonizzazione di Edith Stein è un nuovo stimolo che Dio fa alla sua Chiesa e specialmente a noi membri del Carmelo alle soglie del terzo millennio. La vita di questa grande donna ebrea, ricercatrice della verità e discepola di Gesù offre un messaggio attuale per le relazioni tra fede e scienza, per il dialogo ecumenico, per la vita consacrata, per la spiritualità, dentro e fuori della Chiesa. 

Aperti alla voce dello Spirito che ci arriva con la vita e il martirio della nostra sorella cerchiamo di penetrare nella sua esperienza e nei suoi insegnamenti per rinnovare la nostra vita e per rendere più dinamica e impegnata la nostra vocazione e missione. 

 

I  EDITH STEIN, UNA DONNA DEL NOSTRO TEMPO 

 

2. Donna del nostro tempo, Edith Stein con la sua vita e i suoi scritti offre preziosi orientamenti per aiutare a eliminare certe visioni unilaterali, che non si conciliano con il pieno riconoscimento della donna e del suo apporto specifico alla società e alla Chiesa. In quest'epoca è urgente "compiere alcuni passi concreti, a partire dall'apertura alle donne di spazi di partecipazione in vari settori e a tutti i livelli, anche nei processi di elaborazione delle decisioni, soprattutto in ciò che le riguarda"(1)

Ricercatrice della verità 

 

3. Riguardo alla verità cercata e incontrata, Edith Stein impegna parte della vita. Abbandona in un primo momento la fede ebraica e si immerge nella filosofia, per cercare di comprendere il senso dell'esistenza umana. Dall'ateismo passa alla fede cattolica e nella sua sequela di Gesù acquista gradualmente esperienza della scienza della croce. Questa le dà la capacità di entrare nel Carmelo e più avanti di morire per la fede e per il suo popolo. 

Ripensando il suo cammino di ricerca della verità arriva alla conclusione che "Dio è la verità. Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no"(2); e anche che "l'uomo che va in cerca della verità vive soprattutto nel cuore della sua ricerca intellettiva; se mira effettivamente alla verità, come tale, (e non semplicemente a collezionare singole mozioni particolari), egli è forse più vicino a Dio - che è la stessa verità - e conseguentemente al suo proprio centro intimo, di quello che non pensi" (3)

4. La sua ampia ricerca della verità e dell'autenticità trova l'ultimo e definitivo impulso nell'incontro con Teresa di Gesù. È durante l'estate del 1921, quando Edith, ospite in casa di alcuni amici, scopre nella loro biblioteca l'autobiografia della Santa di Avila: "Senza scegliere, presi il primo libro che mi capitò sotto mano: era un grosso volume che portava il titolo Vita di S. Teresa d'Avila, scritta da lei stessa. Ne cominciai la lettura e ne rimasi talmente presa, che non l'interruppi finché non fui arrivata alla fine del libro. Quando lo chiusi, dovetti confessare a me stessa: 'Questa è la verità' " (4)

Riflettendo a posteriori sul libro della Vita di Teresa di Gesù spiega le ragioni dell'impatto ricevuto e rivela così la sua sete ardente della verità: "A eccezione delle Confessioni di Sant'Agostino, non esiste nella letteratura universale un altro libro che, come questo, porti il sigillo della veracità che tanto inevitabilmente illumina, fino agli angoli più nascosti della propria anima e che dia una testimonianza vibrante della 'misericordia di Dio' " (5)
Teresa di Gesù influisce decisamente nella conversione di Edith e per questo fin dal principio ella percepisce una chiamata a offrirsi al servizio del Signore nel Carmelo per il bene dell'umanità. Un testimone nel processo di beatificazione ci ha trasmesso ciò che la santa le comunicò: "Io sapevo dalla bocca della Serva di Dio che apprezzava il Carmelo perché lì aveva più tempo per l'orazione personale. Fin dal battesimo aveva un'inclinazione verso il Carmelo. Un monastero benedettino di clausura non lo prese in considerazione perché lì non c'era tutto il tempo di cui lei aveva bisogno per l'orazione"(6)

 

Conversione come ritrovamento e perdita 

 

5. È il suo incontro con la croce e con la forza che Edith trova nella vita di una sua amica protestante, Anna Reinach, vedova del filosofo Adolfo Reinach, che la porta a rompere l'ultimo ostacolo che sorge dalla sua incredulità. Lo dice espressamente più tardi: "Fu il mio primo incontro con la croce, la mia prima esperienza della forza divina che dalla croce emanava e si comunica a quelli che l'abbracciano. Per la prima volta mi fu dato di contemplare in tutta la sua luminosa realtà la Chiesa, nata dalla Passione salvifica di Cristo, nella sua vittoria sul pungolo della morte. Fu quello il momento in cui la mia incredulità crollò, impallidì l'ebraismo e Cristo si levò raggiante davanti al mio sguardo: Cristo nel mistero della sua Croce! "(7). In seguito, già a Echt, scrive alla sua priora: "Si giunge a possedere una scientia crucis, [Scienza della croce] solo quando si sperimenta fino in fondo la croce. Di questo ero convinta fin dal primo istante perciò ho detto di cuore Ave, Crux, spes unica! [Salve croce, nostra unica speranza](8)". 

6. Edith Stein si converte al cattolicesimo nel 1922 all'età di 31 anni. Il senso profondo di questa conversione sta precisamente nel fatto di scoprire nella croce il cammino della risurrezione e nel trasformare in esperienza profonda il paradosso evangelico di perdere per guadagnare. Di fatto la conversione al cattolicesimo le causa problemi familiari. I membri della sua famiglia non comprendono le motivazioni della sua decisione. Nel libro La scienza della croce ella spiega questa connessione tra sofferenza e gloria. La passione e la morte di Cristo consumano i nostri peccati nel fuoco. Per questo nella misura in cui accettiamo per fede questa verità e cerchiamo di seguire Gesù, egli ci conduce attraverso la sua passione e croce alla gloria della risurrezione. Edith unisce tale convinzione con l'esperienza della contemplazione, che passando per la purificazione, porta all'unione di amore con Dio: "alla luce di questa realtà si spiega anche il suo carattere apparentemente contraddittorio. Essa è nello stesso tempo, morte e risurrezione. Dopo la 'notte oscura' sorge radiosa la 'viva fiamma d'amore'"(9). In questo modo si arriva a possedere "la scienza della croce". 
Non fu certamente facile per Edith il processo di conversione; furono anni di ricerca che ricevettero l'ultimo impulso nell'incontro con l'autobiografia di Teresa di Gesù. Come per quest'ultima, Cristo occupa il posto centrale nella sua esistenza. In Lui incontra la Verità con la maiuscola e l'amico vicino, con cui può dialogare in permanenza. La radicalità accompagna la sua conversione. Pensa all'inizio che deve abbandonare tutto il terrestre per vivere unicamente concentrata nelle cose divine. Solo progressivamente comprende che: "quanto più profondamente una persona è attratta da Dio, tanto più in questo senso deve 'uscire da se stessa', cioè entrare nel mondo per portare la vita divina in esso"(10)

7. L'itinerario umano e spirituale di Edith Stein è quello di una donna del nostro tempo. Dalla sua esperienza personale come donna e dalla sua riflessione filosofico-antropologica sull'essere e sulla missione della persona umana, ella appare preoccupata per il ruolo della donna nella società e nelle Chiesa. La sua capacità intellettuale, la preparazione universitaria e professionale, la dedizione all'insegnamento fanno di lei una donna che vive con una cosciente identità femminile le sfide di una missione. Edith sa affrontare con lucidità ed equilibrio tali sfide che le circostanze sociali ed ecclesiali presentano in quel momento. 
Professoressa a Spira dal 1923 al 31, sa affrontare i problermi della formazione della donna e accompagna le sue discepole nell'approfondimento delle loro caratteristiche come donne create a immagine di Dio, come gli uomini. Pone in risalto pure la vocazione soprannaturale della donna e l'etica delle professioni femminili. Base della riflessione è l'analisi dettagliata delle particolarità della psicologia femminile. 

Sa in questa maniera testimoniare la ricchezza di una vita cristiana femminile, offerta al compimento di una missione inserita nella realtà del mondo. Questo spiega la dedizione all'apostolato dell'insegnamento, nonostante che dopo la conversione non si sforzi più come prima ad ottenere una cattedra universitaria come donna. Nel lavoro come docente sa unire alla competenza professionale la relazione diretta e personale con le alunne. La ricorderanno sempre come una persona aperta e comprensiva, che anticipa i tempi nella valorizzazione e promozione della donna in tutti i suoi aspetti con un impegno generoso. Per questo entra a far parte dell'Unione Cattolica delle Professoresse di Baviera e a quella delle Giovani Professoresse. Ciò amplia l'orizzonte della sua influenza e diffonde il magistero verso i valori della donna del suo e del nostro tempo. 

 

Particolarità vocazionale della donna 

 

8. La riflessione filososfico-antropologica di Edith Stein ha come punto di partenza l'esperienza illuminata dalla Scrittura, in modo speciale i suoi primi scritti, dove parlando della creazione dell'essere umano presenta l'uomo e la donna come immagine di Dio nella loro uguaglianza e diversità: "originariamente è stato ordinato ad ambedue la conservazione della similitudine con Dio, il dominio sulla terra e la propagazione del genere umano."(11)
Da quest'analisi filosofico-antropolgica, non sociologica, Edith sottolinea due caratteristiche peculiari della psicologia femminile: la dedizione personale nella collaborazione con l'uomo e la maternità. La sua vocazione di compagna dell'uomo la conduce a partecipare a tutto ciò che lo riguarda, che sia grande o piccolo. Ella accompagna l'uomo, gli è vicino, prende parte con amore alla sua vita. Per questo la donna possiede: "i doni naturali di empatia verso l'altro e verso i bisogni altrui, inclusa la capacità e la volontà di adattarsi"(12). Ha un'esigenza profonda di condividere la vita con l'altro e per questo la capacità di un amore disinteressato, di offerta e di dimenticanza di sé. D'altra parte la sua tendenza alla maternità la porta verso tutto ciò che è vivo e personale e a un genere di conoscenza concreto e contemplativo. La sua realtà di madre e di compagna la orienta a tutto ciò che dice relazione con la persona. Ha la missione di generare e come continuatrice di Eva, chiamata "madre dei viventi", ha pure come compito quello di preparare alla "reintegrazione della vita"(13). Ciò le consente di far risaltare il senso e la grandezza di una maternità spirituale nella vita religiosa, che realizza il desiderio di totalità della donna, perché si accorda con le caratteristiche della femminilità: "Donarsi a Dio, perdutamente dimentichi di sé, non far conto della propria vita individuale per lasciare pieno spazio alla vita di Dio, ecco il motivo profondo, il principio e il fine della vita religiosa"(14)

 

Un messaggio per la donna di oggi 

 

9. La riflessione esperienziale e filosofica di Edith Stein sull'essere e sui compiti della donna ha una grande attualità nel mondo e nella Chiesa di oggi, sempre più sensibilizzati sull'importanza della sua promozione e della necessità di aprirle spazi nel campo della vita sociale, economica, politica e religiosa. Un femminismo autentico incontra negli insegnamenti della vita e degli scritti di Edith orientamenti preziosi per vivere e promuovere la dignità e la missione della donna, a partire dalla sua identità e della sua missione, radicate nel profondo del suo essere. Altrettanto possiamo dire in relazione al senso della vita consacrata, che intesa come dono di sé a Dio e agli altri, è una realizzazione piena delle aspirazioni della donna: dedizione, maternità, servizio. 

Modello ideale di tali valori femminili è per Edith Stein la Vergine Maria. In lei " il sesso femminile invece è nobilitato dal fatto che il Salvatore è nato da una donna; una donna fu la porta attraverso cui Dio fece il suo ingresso nel genere umano"(15)
Ella si offre alla missione col dono di se stessa, accettato con fiducia silenziosa, abbandonando tutto il suo essere al servizio del Signore per il Regno di Dio(16). Questo impegno di Maria la rende modello della donna in tutti i settori della vita umana: familiare, sociale ed ecclesiale, poiché ella appare interessata ai problemi sociali e politici, con la strofa centrale del Magnificat, rovesciando dal trono i potenti. Per questo, tanto l'uomo che la donna non possono rimanere staccati dalle situazioni reali o rispondere con indifferenza alle sfide che si presentano(17)

 

II  DALL' EBRAISMO ALL' INCREDULITÀ E ALLA FEDE CRISTIANA

 

10. Nello sviluppo del perdere per guadagnare, che caratterizza la vita di Edith Stein, incontriamo la perdita della sua fede ebraica all'età di 14 anni, per poi entrare in un cammino di incredulità e finalmente, dopo 17 anni, approdare alla fede cristiana. 

 

Le sue radici ebraiche e il cammino della sua conversione 

 

È nata in una famiglia di stretta osservanza ebraica, ultima di undici fratelli. A soli due anni è rimasta orfana di padre e allora la madre, donna di carattere e di energia, prende in mano l'educazione dei figli e la direzione del commercio iniziato dal marito. Fin dall'inizio degli studi Edith manifesta una grande capacità intellettuale; nel 1911 si iscrive nella facoltà di Studi Germanici, di storia e psicologia presso l'Università di Breslavia. Nel 1913 si trasferisce all'Università di Gottinga per seguire i corsi del famoso filosofo Edmund Husserl, il principale esponente della fenomenologia. Seguendolo poi come assistente, si trasferisce a Friburgo nel 1916. Là l'anno seguente ottiene il titolo di Dottore in Filosofia con il massimo dei voti. 

Già prima di arrivare a Gottinga, Edith si considera incredula. La sua formazione religiosa, basata principalmente sulle pratiche, però carente di un'apertura alla trascendenza, e l'educazione scolastica basata sull'idealismo postkantiano, sboccano nella perdita della fede ebraica. In effetti l'idealismo filosofico pone in risalto una certa impossibilità delle cose e dei fatti a porsi come oggetto della fede. Edith non accetta nulla che non possa essere provato, anche se si tratta della fede dei suoi padri.Concentra così tutti i suoi sforzi nella riflessione filosofica fino a che, attraverso di essa e soprattutto la testimonianza di altre persone, incontra Cristo. In un primo momento il crollo della sua incredulità non implica una conversione al cristianesimo e nemmeno il recupero della fede ebraica della sua infanzia. Si tratta invece di una lenta maturazione che è garanzia della profondità del suo incontro personale con Cristo. 
Nella sua ricerca del senso della vita uumana e della ragione dell'essere umano, l'incontro con Max Scheler e con Edmund Husserl è decisivo. L'aiutano ad aprirsi al campo dei "fenomeni", davanti ai quali, come ella dice, non è mai possibile chiudere gli occhi. "Non per niente ci veniva continuamente raccomandato di considerare ogni cosa con occhio libero da pregiudizi, di gettare via qualsiasi tipo di 'paraocchi'"(18). Il metodo fenomenologico la conduce per mano al mondo dei valori e della fede, passando attraverso la finitudine dell'essere umano. Ciò l'apre all' Essere eterno. 

 

Identificata con il suo popolo 

 

11. La conversione al cristianesimo porta Edith Stein ad una riscoperta delle sue radici ebraiche e della sua appartenenza al popolo d'Israele. Oltre ai legami familiari che tornano a rafforzarsi, comincia da assumere nella sua vita di fede cristiana la convinzione di essere stata chiamata anche per offrire le sofferenze e la vita stessa per il suo popolo. 
Non è un cammino facile; deve accettare il dolore che la notizia della sua conversione causa alla madre, fortemente identificata con la fede ebraica. Teme perfino di essere rifiutata dalla famiglia. Sua madre non cessa di manifestarle il suo disappunto davanti a questo cambiamento. Altrettanto fanno i fratelli, che però rispettano la decisione maturata nella ricerca lenta e cosciente della verità. Edith cerca di stare vicina a sua madre, per questo motivo resta a Breslavia alcuni mesi. Durante questo tempo l'accompagna alla sinagoga e il giorno dell'Espiazione osserva perfino il digiuno con lei. D'altra parte questa resta impressionata dal modo di pregare della figlia. 
L'amore per il suo popolo e la coscienza della missione che il Signore le affida crescono ancora di più quando cresce d'intensità la persecuzione contro gli ebrei. Avverte che la sua appartenenza al popolo eletto la unisce a Cristo, non solo spiritualmente, ma anche con i vincoli del sangue. Sperimenta che il destino del suo popolo perseguitato è pure il suo. Fa quello che può per aiutarlo. Decide di scrivere al Papa chiedendogli un documento sul problema dell'antisemitismo. Già dal 1933 comprende che la croce di Cristo sarà posta sulle spalle del popolo ebraico, benchè questi non lo comprenda. È in quel frangente che manifesta al Signore il suo desiderio di accoglierla a nome di tutti coloro che non la percepiscono come tale. È convinta della sua missione di accogliere nel cuore le sofferenze del suo popolo per offrirle a Dio come espiazione: "Confido nel fatto che il Signore ha preso la mia vita a vantaggio di tutti. Devo pensare sempre di più alla regina Ester che fu tolta al suo popolo per rappresentarlo di fronte al Re. Io sono una piccola Ester, molto povera e debole, ma il Re che mi ha scelto è grande e infinitamente misericordioso"(19)

 

Un ponte per il dialogo ebraico-cristiano 

 

12. La nostra sorella Edith Stein, con la sua vita e la sua morte, ha la missione di fare da ponte per il dialogo ebraico-cristiano. Il Concilio Vaticano II riconosce il grande patrimonio spirituale comune ai cristiani e ebrei e perciò raccomanda ad entrambi: "la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto dagli studi biblici e teologici e da un fraterno dialogo"(20)
La croce di Cristo, "come il segno dell'amore universale di Dio e come la fonte di ogni grazia"(21) è l'esperienza spirituale che sigilla la vita cristiana e religiosa di Edith Stein. Essa dà senso alla sua esistenza e per questo la include nel suo nome religioso: Teresa Benedetta della Croce. Giovanni Paolo II nell'omelia del giorno della beatificazione la presenta come: "sintesi drammatica del nostro secolo, una sintesi ricca di ferite profonde che ancora sanguinano, ma per la cui cura, fino ai nostri giorni, continuano ad impegnarsi uomini e donne consapevoli della loro responsabilità...; questa donna di spirito e di scienza, che nella scienza della croce ha conosciuto il culmine di ogni saggezza: una grande figlia del popolo ebraico e una grande cristiana tra milioni di fratelli innocenti martoriati" (22)

Precisamente questo modo di vivere e di assumere la croce converte Edith Stein in interlocutrice per i suoi fratelli e sorelle di stirpe, mostrando loro che è nell'amore e nella speranza che la sofferenza prende senso alla luce del mistero della fede nella risurrezione di Cristo, morto per tutti. 

 

III  EDITH STEIN, DONNA DISCEPOLA DI GESÙ 

 

13. La conversione di Edith Stein è profondamente legata all'esperienza della croce. Il suo incontro con Cristo si realizza precisamente a partire da essa, benchè si orienti a tutto il suo mistero, in modo che può affermare che "Cristo è il punto centrale della mia vita"(23). Il suo pensiero cristologico si trova espresso in diversi scritti. È importante annotare che dietro queste riflessioni teologiche sta un'esperienza spirituale che dà loro senso. 

La scoperta della figura di Gesù presuppone un'esperienza personale che cambia completamente la visione delle cose, delle persone e degli avvenimenti. Egli è la Verità ed è da questa prospettiva che Edith si avvicina a Cristo. A partire da tale contatto scopre che Gesù è la Via e la Vita. Si abbandona nelle sue braccia per seguirlo, portando la croce della vita quotidiana in un abbandono alla volontà del Padre. 

 

Seguire Gesù proseguendone l'opera 

 

14. L'essenza della vita cristiana è la sequela di Gesù, che implica ripetere nella nostra vita l'esperienza di Gesù nelle sue relazioni con Dio, con gli altri e con la realtà del mondo. Implica pertanto un'attitudine di abbandono confidente nel Padre, una comunione fraterna con gli altri e una capacità d'incontrarci con Dio e con i nostri fratelli e le nostre sorelle, nella trasformazione della creazione e nella condivisione. Questo ci impegna a lavorare come Gesù e a essere disposti a passare dove egli passò: incomprensione,persecuzione, morte e risurrezione. Edith Stein vive tutti questi aspetti della sequela di Gesù, trasmettendo nei suoi scritti ciò che ha potuto approfondire anche con l'esperienza. 

Edith vive soprattutto con un'attitudine di abbandono e fiducia nel Padre. Seguendo Gesù nella sua relazione con l' "Abba", anche in mezzo all'umiliazione, la sofferenza e l'abbandono della croce, ella vive la sua presenza e il suo amore, che la sostengono nell'oscurità della notte della prova: "So di essere conservato e per questo sono tranquillo e sicuro: non è la sicurezza dell'uomo che sta su un terreno solido per virtù propria, ma è la dolce, beata sicurezza del bambino sorretto da un braccio robusto, sicurezza, oggettivamente considerata, non meno ragionevole. Oh sarebbe 'ragionevole' il bambino che vivesse con il timore continuo che la madre lo lasciasse cadere(24). Questa certezza dell'amore di un Dio Padre la conduce pure a imitare Gesù nel compimento della sua volontà con fiducia e abbandono: "Essere figlio di Dio significa camminare dando la mano a Dio, fare la volontà di Dio e non la propria, riporre nelle sue mani ogni preoccupazione e speranza, non affannarsi più per sé e per il proprio futuro. Questa è la base della libertà e della gioia del figlio di Dio"(25)

Seguendo Gesù non può fare a meno di sperimentare le esigenze della fraternità: "Se Dio è in noi e se Egli è amore, allora non possiamo che amare i fratelli. Per questo il nostro amore per il prossimo è la misura del nostro amore verso Dio"(26)

All'inizio, dopo la conversione, pensa che deve abbandonare tutto per darsi solo a Dio, lasciando da parte qualsiasi altra attività. Subito reagisce con l'aiuto dei direttori spirituali e comprende che la sequela di Gesù l'impegna a collaborare con Lui nell'avvento del suo Regno. In una lettera scritta nel 1928 ci comunica questo processo di cambiamento che le fa accettare, come esigenza evangelica, l'impegno apostolico: "Nel tempo immediatamente prima della mia conversione e per un certo periodo dopo di essa, sono stata del parere che condurre una vita spirituale significava tralasciare tutte le cose terrene e vivere soltanto pensando alle cose divine. A poco a poco ho imparato a comprendere che in questo mondo ci viene chiesto altro da noi e che pur nella vita più contemplativa il legame con il mondo non deve essere interrotto. Anzi credo che quanto più profondamente una persona è attratta da Dio, tanto più in questo senso deve 'uscire da se stessa', cioè entrare nel mondo per portarvi la vita divina(27)

 

Accompagnare Cristo nel cammino della croce 

 

15. Una caratteristica della sequela di Gesù, fortemente accentuata nella esperioenza cristologica di Edith Stein, è senza dubbio il fatto della presenza della croce e della sofferenza come conseguenza di tale sequela. Tiene presente fin dall'inizio "Cristo: povero, annientato, crocifisso, abbandonato, dallo stesso Padre celeste nell'istante cruciale del supplizio"(28). Non può essere diversamente, dato che Cristo offre la sua vita per aprire all'umanità le porte della vita eterna. Per questo bisogna morire con Cristo e con Lui risuscitare; "sobbarcarsi la sfibrante, continua morte della sofferenza e dell'abnegazione, nonché la morte reale del martire - se necessario - spargendo il proprio sangue per il messaggio di Cristo"(29)

Questa esperienza della croce nella quotidianità la porta lentamente ad acquistare la " scienza della croce " e a scrivere la sua ultima opera teologica con questo titolo: testo che non porta a compimento. Lo conclude assumendo non in teoria, ma come verità viva ed efficace la croce del martirio. Questo è preparato attraverso le croci dell'esistenza povera e limitata dell'essere umano, con i suoi alti e bassi, le rinunce e l'accettazione della malattia, l'aridità,la monotonia, il vuoto esistenziale, la convivenza, le prove e tentazioni. "La croce è assunta come simbolo di tutto ciò che è difficile, gravoso e così fortemente contrario alla natura da risultare per chi se lo addossa quasi una marcia verso la morte. E questo peso, il discepolo di Gesù deve caricarselo in spalla 'ogni giorno'"(30)

Edith incontra il senso della croce nell'amore e nell'espiazione unita a quella di Cristo. Egli muore sulla croce per amore, perciò questa realtà che è scandalo per i giudei e follia per i Greci (cf. 1 Cor. 1,23 ), si trasforma in segno dell'amore di Dio per l'umanità. Da qui proviene la forza per vivere il comandamento dell'amore del prossimo fino alle ultime conseguenze (31). Ciò che dà valore alle nostre croci e sofferenze è assumerle in comunione con Cristo crocifisso, che ci porta attraverso la sua passione e croce alla gloria della risurrezione(32)

16. La croce di Cristo, vissuta in solidarietà con tutti coloro che soffrono, è anche un cammino per partecipare alle gioie e alle speranze, alle tristezze e alle angoscie dell'umanità, con la certezza della vita e della risurrezione. Soffrire con Cristo è entrare in comunione con tutti i sofferenti nel cammino arduo e tortuoso della vita, per alleviare le loro sofferenze e dare loro la sicura speranza del trionfo definitivo del bene e dell'amore: "Chi nel corso dei secoli ha sopportato un doloroso destino in vista del Salvatore sofferente, oppure ha accettato volontariamente delle penitenze, questi ha mitigato parte delle colpe dell'umanità, aiutando così il Signore nel portare il suo peso"(33)

Abbiamo in Edith Stein un modello d'impegno nella sequela di Gesù, accettando le croci della vita: la croce della nostra limitatezza umana, la croce della lotta contro la sofferenza, la croce della solidarietà con coloro che soffrono, la croce di lavorare per un mondo di giustizia e di pace. Edith concretizza nella sua vita l'esperienza paolina di perdere tutto, per guadagnare Gesù e considerare tutto bassezza in confronto a lui e annunciare la croce di Cristo come unico cammino di salvezza: "La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio" (1 Cor 1,18), e "quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui " (Fil 3,7-8). 

 

IV  EDITH STEIN, FIGLIA DI TERESA DI GESÙ  E DI S. GIOVANNI DELLA CROCE 

 

17. Fin dal momento della sua conversione a Cristo, Edith Stein pensa alla possibilità di consacrarsi a Lui nel Carmelo. Ritarda l'ingresso nel monastero teresiano per obbedienza ai confessori, i quali le fanno notare l'importanza apostolica che può avere il suo lavoro d'insegnamento. Solo dopo più di 11 anni vede con chiarezza, in un discernimento orante, che è giunto il momento sperato di consacrarsi a Dio nella vita contemplativa del Carmelo. Ha trascorso la sua esistenza nella convinzione profonda che tutta la vita, fin nei minimi dettagli, è inserita in un piano divino e che solo Dio conosce il suo significato più completo(34), mentre ora attraverso mediazioni umane le si manifesta una parte di esso: "La svolta politica fu per me un segno del cielo: mi era permesso di prendere il cammino che già da tempo avevo considerato come il mio... Entrai nel monastero delle carmelitane, facendomi figlia di S. Teresa che un giorno mi aveva portato alla conversione"(35). Il 14 ottobre 1933 entra nel Carmelo di Colonia, che conta 21 monache. 

 

Un cambiamento profondo di vita: perdere per guadagnare

 

18. Improvvisamente per Edith quarantaduenne cambia la struttura della vita. Lascia dietro di sé un mondo di attività accademiche e intellettuali, grandi amicizie, la sua famiglia ed entra nel piccolo spazio di un monastero contemplativo, con tutti i limiti conseguenti. Deve aprirsi a un mondo di riti, abitudini e cerimonie, eredità del passato, che complicano la vita delle monache. Nonostante nel Carmelo di Colonia ci sia un buon livello culturale, il suo è molto superiore, a causa dei lunghi anni di studio e di insegnamento. Edith deve sforzarsi molto per assimilare questo radicale cambiamento di vita: da una iniziativa personale passa a una organizzazione comunitaria segnata dall'osservanza regolare; dall'attività didattica al lavoro manuale; dall'abitudine a concentrarsi sull'essenziale alla necessità di occuparsi dei dettagli. 

Nelle lettere e negli altri scritti manifesta ciò che ha significato per lei tale nuovo schema di vita e di attività. Con uno sforzo di adattamento e accettando di abbandonare molte cose di valore, guadagna la ricchezza di una vita centrata sull'orazione dentro l'esperienza di Dio, nel silenzio e nella solitudine di una comunità orante al servizio del Regno di Dio: "L'ordinamento della nostra giornata ci concede ore di dialogo solitario con il Signore; sono proprio quelle che ci aiutano a costruire la nostra vita... Tutto ciò che Dio opera nell'anima durante le ore di preghiera interiore si sottrae allo sguardo umano. Questa cosa è grazia per la grazia. Inoltre tutte le altre ore della vita sono il ringraziamento per questo"(36)

19. Il P. Provinciale dei Carmelitani Scalzi di Germania, fr. Teodoro Rauch, è presente il 15 aprile 1934 quando Edith prende l'abito. Immediatamente dopo questa cerimonia effettua la visita pastorale del monastero e decide che suor Teresa Benedetta della Croce ( questo è il nome che prende come carmelitana ) possa dedicarsi al lavoro scientifico per quanto i suoi doveri di carmelitana lo permettano. È così che il Signore la conduce e a riprendere i lavori filosofici e a scrivere molti altri studi e riflessioni, sia a Colonia che, più tardi, a Echt. Rivede e termina un libro pubblicato in questi giorni, Akt und Potenz ( Atto e Potenza )(37). Conclude pure il libro Endliches und ewiges Sein ( Essere finito e Essere eterno ). In seguito a Echt scrive la sua opera rimasta incompleta Kreuzeswissenschaft ( La scienza della croce ). 
Questo tipo di lavoro che è una certa eccezione, non cessa di causarle alcuni problemi in comunità e significa per lei un doppio sforzo per conservarsi fedele all'essenziale della sua vita contemplativa, anche nei piccoli dettagli dell'organizzazione comunitaria.Ella che potrebbe considerarsi donna moderna, aperta ad orizzonti più ampi di quello di un piccolo gruppo di donne consacrate, all'interno di uno spazio ridotto di una clausura, non cessa tuttavia di essere fedele agli impegni assunti, anche se ciò significa per lei un grande sacrificio. A questo proposito scrive: "Tenendo conto delle condizioni di vita, per ripagare l'amore di Dio, l'unico modo a disposizione di ogni carmelitana consiste nel compiere fedelmente il proprio dovere quotidiano fino in fondo, nel fare ogni piccolo sacrificio fino in fondo con spirito attento, come richiesto dall'ordinamento della giornata e della vita, sopportandolo con gioia giorno per giorno e anno per anno, nel praticare con il sorriso dell'amore lo spirito di abnegazione costantemente necessario in una vita d'insieme con persone diverse; e infine nel cogliere in ogni momento l'occasione di servire il prossimo con amore. A tutto questo si aggiunge poi quello che il Signore richiede come sacrificio personale da ogni singola anima"(38). Qualche mese prima della professione definitiva scrive ad un'amica: "Aspetto con gioia la professione in aprile. È un bene che per la professione non occorra essere del tutto 'pronte' perché ho l'impressione che il vero noviziato sia cominciato da poco, cioè da quando l'abituarsi alle circostanze esterne - cerimonie, usi e cose simili - non consuma più tanta energia"(39)
Teresa Benedetta della Croce deve vivere un nuovo sforzo di adattamento alla vita comunitaria quando il 31 dicembre 1938 si trasferisce al convento olandese di Echt, fondazione originata dal Carmelo di Colonia , che ha 14 sorelle coriste e 4 converse o di velo bianco. Anche qui sa coniugare il lavoro intellettuale - in gran parte per la formazione delle consorelle - con il disbrigo di lavori comuni in un monastero di clausura. In Echt rimane sino alla fine, offrendo la sua vita per la pace: "Cara Madre, mi permetta... di offrire me stessa al Cuore di Gesù quale vittima di espiazione per la vera pace... So di essere un nulla, ma Gesù lo vuole, ed Egli chiamerà certamente molti altri in questi giorni"(40). Lascia Echt il 2 agosto 1942 per morire in una camera a gas ad Auschwitz-Birkenau sette giorni dopo, il 9 agosto. 

 

Figlia e discepola di Teresa di Gesù e di Giovanni della Croce 

 

20. In Teresa di Gesù, Edith Stein incontra lo stesso amore che ella ha avuto per la verità e da essa impara soprattutto il senso profondo dell'orazione come dialogo di amicizia con Dio e la sua dimensione cristocentrica e apostolica. Per Edith le ore di orazione sono il punto focale della vita carmelitana. Tutto ciò che fa o produce parte sempre da lì: "qui lei trova quiete, chiarezza e pace, qui si sciolgono tutte le domande e i dubbi, qui conosce se stessa e ciò che Dio vuole da lei, qui può presentare i suoi bisogni e ricevere dei tesori di grazia, che può distribuire generosamente agli altri"(41)

Edith Stein approfondisce la dimensione cristocentrica dell'orazione teresiana. Presenta soprattutto la vita di orazione di Gesù come la chiave interpretativa dell'orazione della Chiesa. Egli ci insegna un'orazione di lode al Padre e a viverla come offerta al suo amore. Cristo ci unisce al suo impegno per la salvezza del mondo, facendoci partecipi della sua croce. È da questa comunione con la passione, morte e risurrezione di Cristo che scaturisce l'energia apostolica della preghiera contemplativa: "Questo è il principio su cui si fonda la vita di tutti gli Ordini religiosi e in primo luogo del Carmelo: attraverso una libera e gioiosa sofferenza, intercedere per i peccatori e collaborare alla redenzione dell'umanità"(42)
L'influsso di S. Giovanni della Croce è pure evidente nella vita e in alcuni scritti di Teresa Benedetta della Croce. Ella rimane colpita dall'esperienza della notte che il santo ha avuto nel carcere di Toledo. A partire da essa interpreta le "notti " sangioaniste in chiave di abbandono: Dio fa sperimentare il suo abbandono all'essere umano, perché si abbandoni a Lui nell'oscurità della fede, come unico cammino per giungere all'unione con il Dio incomprensibile(43)
Edith Stein utilizza pure l'immagine della "notte oscura" per interpretare la realtà storica del suo tempo. Ciò che oggi si suole chiamare peccato sociale lei lo chiama " notte di peccato ". Esprime con ciò l'oscurità di un'epoca segnata dalla guerra mondiale con tutte le conseguenze. Anche qui c'è da abbandonarsi a Dio, lasciare che Dio sia incomprensibile e confidare ciecamente nella sua bontà e misericordia, che ci accompagna in mezzo all'oscurità: "...quanto più un'epoca è immersa nella notte del peccato e della lontananza da Dio, tanto più ha bisogno di anime unite a Dio. Dio non ne lascerà mancare. Dalla notte più oscura sorgono le figure di profeti e santi più grandi. La corrente plasmante la vita mistica rimane, però, in gran parte invisibile"(44)

 

Con la mano nella mano del Signore 

21. All'inizio dell'omelia della beatificazione di Edith Stein a Colonia nel 1987 Giovanni Paolo II la saluta come: "Figlia del popolo ebreo, ricca di saggezza e forza. Cresciuta alla dura scuola delle tradizioni d'Israele, distintasi per una vita trascorsa nella virtù e nell'abnegazione nel proprio Ordine, dimostrò il suo animo eroico nel cammino verso il campo di sterminio"(45). In queste frasi incontriamo la sintesi della vita appassionata di una donna del nostro tempo, ricercatrice instancabile della verità, che sa perdere alcune volte per guadagnare evangelicamente: perde le sue convinzioni di non credente per guadagnare la luce della fede; perde la famiglia e il suo popolo per incontrarli nella sequela di Gesù, offrendo la vita anche per loro. Come carmelitana contemplativa arriva alla meta di tale cmmino evangelico centrandosi nell'unico Assoluto, guidata solo dalla logica evangelica di perdere per guadagnare. Infine concretizza nel martirio l'avvertimento di Gesù: "Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà" (Mc 8,35). 
In tutto questo lungo itinerario sulle orme di Gesù, Via, Verità e Vita, vive in un abbandono fiducioso al Signore, ponendo, come ella dice, la sua mano in quella di Lui, per lasciarsi guidare dal suo amore attraverso i percorsi difficili e sconosciuti della sua vita e della storia e ciò con una collaborazione attiva libera e responsabile, illuminata dalla scienza della croce che conduce alla comunione con Lui: "In questo modo la completezza del proprio essere, l'unione con Dio e l'operare a favore dell'unione degli altri con Dio e della completezza del loro essere, vanno indissolubilmente unite. L'accesso a tutto questo però è la croce e la predica della croce sarebbe stolta, se essa non fosse espressione di una vita in unione con il crocifisso"(46)
L'uomo e la donna di oggi, che, con una grande nostalgia di Dio, cercano ansiosamente la verità, in un complesso di correnti ideologiche e religiose possono incontrare nell'esperienza e negli insegnamenti di Teresa Benedetta della Croce una risposta illuminante: quella di una donna del nostro tempo che cammina nella notte del dramma del nostro secolo, inquieta e assetata sempre di verità, fino a che incontra Cristo e, con Lui, il senso della vita e la pace desiderata da tanto tempo. 

Roma, 9 agosto 1998 
Memoria della Beata Teresa Benedetta della Croce 

 

Fr. Joseph Chalmers, O.Carm. Priore generale

Fr. Camilo Maccise, O.C.D.  Preposito generale 

 

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E COMUNITARIA 

 

Quale consideri sia il principale insegnamento della vita di Edith Stein ? 

Quale aspetto della vita di Edith Stein ti pare più attuale davanti alla sfide della nuova evangelizzazione ? Perché ? 

Che cosa insegna Edith Stein per la nostra vita carmelitana, religiosa e apostolica, nella dinamica evangelica di perdere per guadagnare ? 

Qual è il principale messaggio di Edith Stein per la donna consacrata oggi nella Chiesa e nella società ? 

Che cosa possono offrire l'esperienza e la dottrina di Edith Stein per il dialogo ebraico-cristiano e per quello ecumenico in generale ? 

Come vivere oggi nella nostra vita personale e comunitaria la "scienza della croce", alla luce della testimonianza esistenziale di Edith Stein ? 

 

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NOTE

1. 1 Vita consecrata, 58. Cf. 57. 
2. 2 Lettera 23.3.1938, in Edith Stein Werke (in seguito abbreviato con ESW) X (Freiburg, 1977), p. 102. 
3. 3 EDITH STEIN, Kreuzeswissenschaft. Studie über Joannes a Cruce, in ESW I, p. 145. 
4. 4 Queste parole le mette in bocca di Edith Stein la sua prima biografa Teresa Renata dello Spirito Santo ( Edith Stein. Brescia, 1959, p. 130). 
5. 5 EDIT STEIN, Neue Bücher über die hl. Teresia von Jesus, in ESW, XII, p. 191. 
6. 6 Positio, p. 191. 
7. 7 Queste parole le mette in bocca di Edith la sua prima biografa Teresa Renata Posselt, nell'edizione già citata nella nota 4, p. 122. 
8. 8 Lettera del dicembre 1941 in ESW, IX, p. 167. 
9. 9 E. STEIN, Kreuzwissenschaft. Studie über Joannes a Cruce, in ESW I, p. 165. 
10. 10 Lettera 12-2-1928, in ESW VIII, p. 54. 
11. 11 E. STEIN, Beruf des Mannes und der Frau nach Natur- und Gnadenordung, in ESW, vol. V, p. 28. 
12. 12 E. STEIN, Die Bestimmung der Frau, in ESW XII, p. 116. 
13. 13 E. STEIN, Beruf des Mannes und der Frau nach Natur- und Gnadenordung, in ESW, vol. V, p. 23. 
14. 14 E. STEIN, Das Ethos der Frauenberufe, in ESW V, p. 11. 
15. 15 E. STEIN, Beruf des Mannes und der Frau nach Natur- und Gnadenordung, in ESW, vol. V, p. 29. 
16. 16 Cf l.c
17. 17 Cf. E. STEIN, Aufgaben der katholischen Akademikerinnen der Schweiz, in ESW V, p. 225. 
18. 18 E. STEIN, Aus dem Leben einer jüdischen Familie, in ESW, VII, p. 230. 
19. 19 Lettera 31-10-1938, in ESW IX, p. 121. 
20. 20 Nostra ætate, 4. 
21. 21 Ib
22. 22 GIOVANNI PAOLO II, Omelia, Colonia, 1 maggio 1987, in Verlautbarungen des Apostolischen Stuhls, n. 77, Bonn, pp. 25-32, n. 9.8. 
23. 23 Lettera 13.12.1925, in ESW XIV, p. 168. 
24. 24 E. STEIN, Endliches und ewiges Sein, in ESW II, p. 57. 
25. 25 E. STEIN, Das Weihnachtsgeheimnis, in ESW XII, p. 202. 
26. 26 l.c., p. 201. 
27. 27 Lettera 12.2.1928, in ESW VIII, p. 54. 
28. 28 E. STEIN, Kreuzeswissenschaft, in ESW I, pp. 106-107. 
29. 29 Id., p. 12. 
30. 30 Id., p. 11. 
31. 31 Cf Id., p. 264. 
32. 32 Cf. Id., p. 165. 
33. 33 E. STEIN, Kreuzesliebe, in ESW XI, p. 122. 
34. 34 Cf. E. STEIN, Endliches und Ewiges Sein, pp. 109-110. 
35. 35 Lettera 17.10.1933, in ESW IX, p. 189. 
36. 36 E. STEIN, Über Geschichte und Geist des Carmel, in ESW XI, p. 8. 
37. 37 Edith Stein Werke XVIII (Freiburg, 1998). Questo libro è stato pensato come testo per l'Abilitazione alla cattedra di filosofia. 
38. 38 E. STEIN, Über Geschichte und Geist des Karmel, in ESW XI, pp. 8-9. 
39. 39 Lettera 15.12.1934, in ESW IX, p. 26. 
40. 40 Lettera 26.3.1939, in ESW IX, p. 133. 
41. 41 E. STEIN, Eine Meisterin der Erziehungs- und Bildungsarbeit: Teresia von Jesus, in ESW XII, p. 180. 
42. 42Lettera 26.12.1932, in ESW VIII, p. 125. 
43. 43 Cf. E. STEIN, Kreuzeswissenschaft, in ESW I, p. 107. 
44. 44 E. STEIN, Verborgenes Leben und Epiphanie, in ESW XI, p. 145. 
45. 45 GIOVANNI PAOLO II, Omelia, Colonia, 1 maggio 1987, in Verlautbarungen des Apostolischen Stuhls, n. 77, Bonn, pp. 25-32, n. 1. 
46. 46 E. STEIN, Kreuzeswissenschaft, in ESW I, pp. 252-253.

 

     
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Updated 20 mar 2006 by OCD General House
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