Curia Generalizia dei Carmelitani Scalzi -
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Lettera dei Superiori
Generali Fr.
Camilo Maccise, O.C.D. Fr. Joseph Chalmers,
O.Carm.
PER
VARCARE LA PORTA SANTA
Andiamo
come fratelli e sorelle incontro al nuovo
millennio
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Introduzione
1. “Con lo
sguardo fisso al mistero
dell’incarnazione del Figlio di Dio, la
Chiesa si appresta a varcare la soglia
del terzo millennio”,
per andare incontro al suo Signore con
rinnovata fedeltà generosa e sostenuta
dalla speranza dell’incontro ultimo e
definitivo. “È come un invito ad una
festa nuziale” ha definito il Papa
questa celebrazione giubilare:
sono le nozze di Dio con l’umanità,
attraverso l’incarnazione del suo Figlio
nel tempo. “Dio ha posto la sua tenda in
mezzo a noi” (Gv 1,16), per dimorare e
dialogare con noi; per liberarci da ogni
schiavitù per insegnarci la via della
solidarietà e del servizio.
2. Anche per noi
della grande famiglia del Carmelo
(religiosi/e - laici) questo
evento deve essere vissuto come un
momento di grazia, un passaggio che ci
rinnova nella fedeltà creativa. I grandi
temi del Giubileo, quali il
pellegrinaggio, la porta santa, la
purificazione della memoria, la
testimonianza dei martiri, la nuova
solidarietà profetica, hanno vivaci
risonanze nel nostro cuore e nella
nostra fede.
3. Siamo
invitati a ritornare alla sobrietà
essenziale della Regola come
fecero i nostri santi e le nostre sante,
promotori e ispiratori di rifondazioni e
rinnovamenti. Vogliamo invitarvi a
guardare al passato, al presente ma
soprattutto al futuro verso il quale ci
guida lo Spirito attraverso le sfide dei
segni dei tempi e dei luoghi.
I
GUARDIAMO AI NOSTRI FONDATORI
1. Una storia dinamica
4. All’origine
del nostro Ordine non c’è stata una
figura carismatica solitaria. C’è stato
un gruppo di pellegrini, che dopo
aver lasciato l’Occidente per mettersi
“al servizio del Signore”, hanno voluto
condividere aspirazioni e esperienze,
raggruppandosi alle pendici del Monte
Carmelo. In un contesto di grandi
fervori per un rinnovamento radicale
della Chiesa alla sequela di Cristo
povero e maestro di fraternità,
l’itinerario verso la Terra santa e la
permanenza su quei luoghi era, nel
secolo XII, la forma suprema di una
ricomposizione degli ideali.
5. Il collocarsi
qua e là in uno dei luoghi significativi
per la storia della salvezza, impegnava
ad una rilettura dei grandi eventi e
delle grandi figure connessi ai diversi
posti. Così si capisce una testimonianza
storica che parla dei carmelitani:
“Altri vivevano imitando l’esempio
del santo e solitario profeta Elia, come
eremiti, nel Monte Carmelo che si leva
presso la città di Porfiria <e Haifa>,
vicino alla fonte detta di Elia, non
lontano dal monastero della beata
vergine Margherita. Vivevano in
solitudine, ciascuno per proprio conto,
in grotte come alveari, ove, quali api,
mellificavano il divin miele della
dolcezza spirituale ... questo monte
Carmelo, nel quale dimorò Elia, è
situato in prossimità del mare da Acri 4
miglia”.
6.
Ecco la nostra origine. I nostri padri
erano guidati da un propositum di
sequela generosa di Gesù. Questa si
concretizzava in una forma comunitaria
ispirata dalla meditazione continua e
orante della Parola, dal dialogo e dal
discernimento comune, dal lavoro manuale
e dal servizio reciproco, dalla
comunione dei beni, dalla sobrietà e
semplicità di strutture e di spazi,
dalla centralitá dell’eucaristia nel
luogo di preghiera. La tradizione
spirituale - già presente anche in quel
luogo, attraverso precedenti
insediamenti di monaci bizantini - era
tenuta viva con diversi mezzi: la
preghiera salmica, la mortificazione
corporale, la purificazione del cuore,
la lotta spirituale, la solitudine,
l’ampia flessibilità nelle prescrizioni,
l’attesa vigilante del ritorno del
Signore.
7. Nella
trasmigrazione forzata verso l’Europa
questo propositum è stata
conservato con l’associazione alle
nascenti famiglie dei frati mendicanti.
Ciò ha consentito di operare sapienti
adattamenti del nucleo carismatico
ispiratore senza comprometterne le
grandi intenzioni orientatrici. Il
processo di sradicamento dalla Palestina
e di reinserimento in Europa richiese
opzioni coraggiose e fedeltà dinamica.
2. Dinamismo per affrontare nuove
sfide
8. Il Carmelo ha
dovuto affrontare nuove sfide nei secoli
XV-XVII , quando si realizza la grande
svolta della modernità, con l’imporsi
della razionalità e l’emergenza di una
nuova dignità della persona e della sua
autonomia. Sono sorte in questo tempo
numerose “riforme” che fin dall’inizio
del 1400 hanno proposto un ritorno
all’ideale primitivo. Sono nate le
nostre comunità contemplative femminili
e sono cresciute forme aggregative fra
laici attratti dalla vita dei
carmelitani. Appartiene pure a questo
tempo il progressivo dilatarsi della
devozione mariana a forme popolari e il
moltiplicarsi di iniziative culturali e
sociali all’ombra dei nostri conventi.
9. Fra tutti i
movimenti di rinnovamento bisogna
sottolineare quello di Teresa di Gesù
coadiuvata da Giovanni della
Croce. Più che di una “riforma” è
stata una vera “rifondazione”. Il loro
magistero spirituale e la loro attività
di fondatori di “conventi e monasteri
riformati” sono stati in questi secoli
modello e ispirazione per l’intero
Ordine carmelitano. Inoltre, per il
Carmelo del ramo antico sono state molto
feconde sia la riforma di Touraine, che
ha dato mistici e scrittori spirituali
di spicco, che il ruolo svolto da Maria
Maddalena dÈ Pazzi, con la sua passione
ardente per la Chiesa e la sua
esperienza mistica, derivata dalla
scrittura e dalla liturgia.
3. Una nuova presa di coscienza
10. Questo ultimo secolo ci
ha aiutato, con i suoi cambiamenti
rapidi e profondi, ad avere una
crescente consapevolezza del nostro
carisma e della nostra spiritualità.
Alla fine di un secolo segnato dalla
secolarizzazione, dalla ricerca della
giustizia e della libertà e dalla
globalizzazione, si sta imponendo pure
una irruzione planetaria del bisogno di
spiritualità e perfino di esperienza
mistica.
11. È proprio nell’orizzonte
di questa sensibilità che appare con
estrema chiarezza al tramonto del
secolo, che possiamo interpretare la
ricomprensione da parte della famiglia
carmelitana del suo carisma e della sua
missione. Hanno contribuito a questa
nuova visione numerose grandi figure di
scrittori e storici di vita spirituale.
Ma è soprattutto l’esempio di vita e il
magistero dottrinale delle sante Teresa
del Bambino Gesù, dottore della Chiesa e
di Edith Stein, del beato Tito Brandsma
e della beata Elisabetta della Trinità,
che ci aiutano ad approfondire e a
cercare di inculturare il carisma
carmelitano.
12. Essi, infatti, hanno
sentito i nuovi problemi emergenti e li
hanno segnalati. Ne ricordiamo alcuni:
la spiritualità più ordinaria e la sete
di fraternità più universale, il mistero
della Trinità e la sfida della cultura,
un nuovo volto di Chiesa e la memoria
della nostra radice ebraica, la nuova
comunicazione e la coscienza della
dignità femminile, il dialogo con le
religioni e una nuova teologia della
croce e del martirio, la centralità del
Salvatore e la libertà del cristiano
maturo. Ci hanno segnalato nuovi
approcci e nuovi linguaggi, ispirati al
nostro grande patrimonio, eloquenti per
le nuove generazioni.
13. Lungo tutto un secolo,
nell’una e nell’altra tradizione
carmelitana di vita e di storia, è stata
così ritrovata la ricchezza delle
origini: la Regola, la tradizione
mariana, quella eliana, la prassi
pastorale. Si è felicemente ricuperata
l’originalità della “rifondazione
teresiana”, senza negare la sua
continuità con gli elementi vitali dei
quattro secoli a lei anteriori. Abbiamo
avuto pure la grazia della celebrazione
di vari centenari e l’iscrizione
all’albo dei santi o dei beati o dei
dottori di nostri fratelli e sorelle.
Questo lungo cammino ci colloca di
fronte a una grande impresa: la
chiamata a rispondere con fedeltà
creativa al Signore che
parla ai nostri cuori nei segni dei
tempi e dei luoghi alla soglia del Terzo
Millennio.
II
VARCARE LA SOGLIA DEL NUOVO MILLENNIO
CON IDENTITÀ RINNOVATA
14. Uno dei grandi simboli
più evocativi del Giubileo è il
passaggio attraverso la porta santa.
Per primo il Papa la attraverserà nella
notte del prossimo Natale, “mostrando
alla Chiesa e al mondo il Santo Vangelo,
fonte di vita e di speranza per il terzo
millennio che viene”.
Alla “porta santa” giungeremo tutti come
pellegrini, e attraversandola
compiremo un ulteriore passo con tutta
l’umanità verso l’incontro definitivo
con Cristo Signore.
15. Sono gesti e simboli che
evocano per noi valori vitali che hanno
segnato la nostra identità, e la devono
ancora animare e orientare. Espressioni
quali: pellegrinaggio, notte,
incontro con Cristo, porta della vita,
ma anche purificazione della memoria,
martirio, riconciliazione con Dio e con
la comunità, gioiosa fraternità, cantico
di liberazione, e altre, hanno
caratterizzato le stagioni più vivaci
della nostra spiritualità, e ancora
rimangono fonte di ispirazione. Varcando
quella soglia, noi portiamo la
nostra memoria storica e percorriamo
alcune direzioni per entrare, con
identità ben chiara, in questo nuovo
millennio. Le segnaliamo per orientarci
in questo cammino.
16. 1. Vivere in
pellegrinaggio. L’esperienza del
pellegrinaggio è, senza dubbio, radicata
nella nostra storia. Dobbiamo
continuamente tornare ad essa: metterci
in cammino verso la periferia,
verso altre situazioni socio-culturali
per esplorare nuove possibilità di
incontri, di testimonianza e di
servizio. La sapienza orientatrice della
nostra spiritualità ci segnala chiare
mete e adeguati metodi, per vivere la
libertà cristiana e collocarci al
servizio dei nostri fratelli e delle
nostre sorelle.
17. 2. Fedeli alla grande
tradizione. Un aspetto molto
evidente fin dalle nostre origini, è
stato il radicamento nella grande
tradizione spirituale del monachesimo.
Questo ha dato origine alla ricerca
delle relazioni vitali con il profeta
Elia, presentato nel documento
postsinodale Vita consecrata come
“modello di vita religiosa monastica” e
come “profeta audace e amico di Dio”.
La Regola assume fedelmente la
sapienza spirituale, ascetica e orante
del monachesimo classico. L’intensa
devozione a Santa Maria del Monte
Carmelo ha sensibilità patristiche e
monastiche: si pensi ai titoli di
Madre, Patrona, Sorella, Virgo purissima.
La nuova interpretazione della
Regola, che cerchiamo di rileggere a
partire dai diversi contesti
geografico-culturali, può essere
un modello da applicare anche ad altri
settori della nostra vita e
spiritualità.
18. 3. Incentrati in
Cristo. Il cristocentrismo
essenziale della Regola, che è
sempre stato espresso a partire dalla
frase “in obsequio Jesu Christi”,
connota tutta la Regola e
le sue prospettive, come movimento
strutturale interno, e come prospettiva
escatologica nel testo che si chiude poi
alludendo al ritorno del Signore giudice
e salvatore.
Questa impostazione ha avuto in questi
otto secoli, notevoli ampliamenti,
e anche preziosi arricchimenti. Tutti i
nostri grandi maestri, da Teresa di Gesù
a Giovanni della Croce, da Maria
Maddalena dÈ Pazzi a Teresa di Lisieux,
da Edith Stein a Tito Brandsma, hanno
avuto una speciale passione per la
ricerca del volto del Signore, per il
dialogo cuore a cuore con Lui, per
l’elaborazione di linguaggi nuovi,
necessari a descrivere i percorsi della
piena trasformazione in Dio. Secondo le
sensibilità linguistiche, etiche e
spirituali dei luoghi e dei tempi, le
varie generazioni di carmelitani e
carmelitane hanno contribuito a
mantenere centrale il mistero di Cristo
nei modelli di santità e ad esplorare le
insondabili ricchezze della sua
incarnazione. Anche noi siamo invitati a
continuare queste esperienze e a viverle
in dialogo con la nostra tradizione
spirituale e con la religiosità
popolare.
19. 4. La meditazione
assidua della Parola del Signore. La
meditazione della Parola è un’altra
struttura vitale del progetto
carmelitano di una vita alla sequela di
Cristo. Le espressioni “meditantes” e
“vigilantes” esprimono il movimento del
leggere e meditare, del pregare e del
riconoscere con gli occhi del cuore la
presenza del Signore nella sua Parola e
in tutti gli avvenimenti.
Questo “meditare la Parola del Signore”,
alla scuola della Regola
ripresa da Teresa di Gesù e da altri
mistici del Carmelo, prepara
all’orazione come dialogo di amicizia
con Dio e alla contemplazione come
unione con Lui, Parola di Dio incarnata.
Il nostro carisma contemplativo e la
rinnovata prassi della “lectio divina”,
hanno tutto da guadagnare da un dialogo
serio con le nuove ermeneutiche e le
nuove letture. La Parola di Dio nella
Scrittura diventa nell’incontro
contemplativo Parola di Dio in noi per
essere collegata con Parola di Dio
nella vita. Dobbiamo vivere questa
lettura della Parola non solo per noi,
ma anche per esprimerla in scuole di
spiritualità, in incontri di “lectio
divina”, in metodologia pastorale che
insegni al Popolo di Dio un approccio
esistenziale, contemplativo e orante
alle ricchezze della Parola.
20. 5.
L’interpellazione della sete di
spiritualità. La nostra tradizione
spirituale è provocata in modo salutare
oggi, dal fenomeno di una sete di
spiritualità, tante volte incarnato in
uno spiritualismo. Alla luce
dell’esperienza e della dottrina dei
nostri santi, siamo invitati a dare
indicazioni e proposte pratiche, a
offrire piste di soluzione, a operare un
discernimento evangelico, per superare
il rischio di esperienze superficiali
del sacro. Siamo chiamati a vivere una
spiritualità vitale e incarnata,
inculturata nelle diverse realtà e che
sia non soltanto teoria ma esperienza di
vita fatta di solidarietà con tutte le
persone e con le loro gioie e speranze,
tristezze e angosce.
21. 6. La vita
fraterna in comunità e l’impegno
apostolico. Il progetto di una
fraternità accogliente e rispettosa,
orante e solidale, povera e flessibile,
appare evidente nella Regola così
come nella rifondazione teresiana. Oggi
siamo in grado di capire meglio il
valore di quel modello originale e di
apprezzarlo. Percepiamo allo stesso
tempo anche nuove sfide per una
fraternità autentica, aperta a
dimensioni più globali di solidarietà,
di far crescere una “spiritualità di
comunione”
che si dilata agli orizzonti
dell’evangelizzazione dei popoli,
passione dei nostri santi. Teresa di
Gesù consacra tutta la sua vita e la sua
opera a questa dimensione apostolica
della preghiera. Teresa de Lisieux
desidera evangelizzare in tutte le
epoche e aldilà della sua esistenza
terrena. Tito Brandsma difende la
dignità e la libertà delle persone
contro ogni idolatria razzista o
ideologia. Edith Stein vive la
disponibilità a condividere il destino
tragico del popolo ebraico minacciato
dalla violenza della Shoah
(“Olocausto”).
III
ORIENTAMENTI PRATICI PER VARCARE LA
SOGLIA DEL NUOVO MILLENNIO
22. Il richiamo simbolico
del “varcare la soglia” apri davanti a
noi nuove sfide e nuovi orizzonti. Vi
invitiamo a considerarne alcuni.
23. 1. Fedeltà creativa:
pellegrini verso l’autenticità.
Siamo eredi di una lunga e ricca
tradizione che ha nutrito molti
santi. Mentre attraversiamo la soglia di
un nuovo millennio siamo chiamati a
restare fedeli a questa tradizione
spirituale e nello stesso tempo a
reinterpretarla in modo creativo per le
generazioni future, così che possa
continuare a dare vita e condurre molti,
attraverso la notte, dove l’amante è
trasformato nell’Amato.
24. 2. Camminando con
Maria, Madre e Sorella. Maria è una
costante presenza nel Carmelo. Ella ci
guida e ci accompagna per seguire le
tracce di Cristo suo figlio. Ella ci
insegna a ponderare nei nostri cuori
tutto ciò che avviene, a lodare Dio per
ciò che si compie in noi e attraverso
noi. Noi affrontiamo, entrando nel nuovo
millennio, la sfida di presentare Maria
alle nuove generazioni in modo tale che
possa ancora essere proclamata
benedetta. Questo richiede da noi di
meditare profondamente i valori centrali
delle nostre tradizionali devozioni
mariane, così da essere capaci di
offrire modi di relazionarci alla Madre
di Dio che parla ai cuori della gente in
mezzo alla quale noi viviamo.
25. 3. Lectio divina:
camminare con la Parola. Tutta la
Chiesa ha riscoperto negli ultimi anni
gli antichi tesori della lectio divina
che guida molti alle altezze della
contemplazione. La Parola di Dio,
ponderata e pregata, deve essere
l’accompagnamento di tutto ciò che noi
facciamo
. Molti carmelitani del Medioevo
erano conosciuti come “maestri di Sacra
Pagina”. È la Parola di Dio che dà vita.
Immergiamoci in questa Parola per potere
diventare una parola di vita per gli
altri. “Il Padre pronunciò una Parola
che fu suo Figlio e sempre la ripete in
un profondo silenzio, perciò in silenzio
essa deve essere ascoltata dall’anima”.
26. 4. Vocazioni: entrare
in altri contesti. Come la
maggioranza degli Ordini noi
testimoniamo un cambiamento radicale a
partire dal luogo di provenienza delle
nostre vocazioni. L’attuale diminuzione
di vocazioni in alcune aree in rapporto
al passato e l’abbondanza in altre aree
del mondo stanno cambiando il volto del
Carmelo. Quelli che ci precedettero
risposero con tutto il cuore a ciò che
capivano che Dio diceva loro. Nella
stessa maniera noi pure dobbiamo cercare
di leggere i segni dei tempi e dei
luoghi per seguire Dio là dove ci sta
conducendo.
27. 5. Formazione:
aiutare gli altri nel cammino. Noi
abbiamo un compito: offrire la miglior
formazione possibile a coloro che Dio ci
manda. C’è una grande sete di Dio nel
nostro mondo e la spiritualità
carmelitana ha immense possibilità per
rispondere a questa sete e condurre la
gente più profondamente nella loro
relazione con Dio. Abbiamo sottolineato
negli ultimi anni l’importanza della
formazione e abbiamo creato un programma
formativo per i nostri fratelli, sorelle
e laici carmelitani. Un nuovo passo
vitale è quello di concentrare
l’attenzione sulla formazione dei nostri
formatori. Ognuno dà quello che ha. Più
i nostri formatori sono radicati nella
nostra tradizione spirituale più avranno
da offrire ai formandi.
28. 6. Vita comunitaria:
camminare insieme. Sappiamo di
vivere in un’epoca di crescente
individualismo che dobbiamo affrontare
con realismo. La vita comunitaria è
essenziale al nostro carisma e missione
nella Chiesa. Nonostante
l’individualismo delle nostre società,
la gente è alla ricerca di vere
comunità. La testimonianza della nostra
vita ha così la possibilità di
diventare più importante ed efficace nel
futuro. Per questo è urgente per noi
favorire la fraternità e formare i
nostri candidati ad essa.
29. 7. Missione: guidare
gli altri nel cammino. Noi guardiamo
verso il futuro con speranza e ferma
fede che il Carmelo avrà molto da
offrire alle prossime generazioni. La
gente giustamente attende dai
carmelitani e dalle carmelitane che
siano capaci di offrire una guida sicura
a partire dalla loro esperienza di Dio.
La meta del viaggio spirituale è di
diventare uno con Cristo e vivere già
una nuova creazione. Molti desiderano
crescere nella loro relazione con Dio ma
spesso non hanno nessuno che li
istruisca sul come camminare sicuramente
attraverso la notte oscura verso la
montagna che è Cristo Signore. In tutte
le forme apostoliche da noi assunte è
importante rispondere alle necessità che
la gente ha di guide spirituali e, allo
stesso tempo, restare aperti alle
testimonianze che ci evangelizzano.
30. 8. Giustizia e pace:
entrare per uscire. L’autenticità
di qualsiasi esperienza di Dio è provata
nella vita quotidiana. Una vera
esperienza di Dio trabocca in un
desiderio che il Regno di Dio possa
arrivare e in un più profondo impegno
per i valori del Regno. I Carmelitani e
le Carmelitane cercheranno naturalmente
di diffondere l’amore e la conoscenza di
Colui che hanno incontrato nella loro
preghiera. Quando vediamo che molta
gente non può soddisfare i più
elementari bisogni umani, il nostro
amore per Dio ci impedisce di accettare
tranquillamente questa situazione. La
contemplazione, che è il nucleo del
carisma carmelitano, si esprime
spontaneamente in un genuino amore per
il prossimo. Ciò comporta la domanda del
perché ci sono così tante ingiustizie
nel nostro mondo. Un impegno per la
giustizia e la pace s’accorda bene con
una vocazione contemplativa. Senza
questo impegno ogni esperienza
contemplativa è sospetta.
31. 9. Varcare la porta
della nostra storia. Ci sono porte
che noi non riusciamo a varcare con
tutta libertà e sincerità: si tratta
della nostra stessa storia, delle
relazioni passate e presenti fra i
carmelitani dell’antica osservanza e i
carmelitani teresiani. Si tratta
dell’influsso che sensibilità culturali
e nazionali gettano anche nei rapporti
tra le nostre provincie, gruppi di
monasteri a motivo di differenti
tradizioni spirituali e sensibilità
ascetiche, o anche semplicemente di
pregiudizi e chiusure fra persone
singole. Dobbiamo fare una rilettura
liberante di certi episodi o di momenti
storici meno autentici o dominati da
tensioni o poca comunione. Siamo
chiamati a dare testimonianza di un
dialogo di pace e di perdono reciproco
umile e sincero, di una nuova stagione
di fraternità e convivenza delle
differenze. Le molteplici forme di
dialogo, di comunione e di progettazione
che si sono realizzate in questo ultimo
decennio, devono continuare e diventare
più feconde e coinvolgere tutte le
persone e le istituzioni. Il livello
della vita fraterna in comunità sarà
sempre il punto di partenza per un
dialogo e per una comunione più ampia
che può e deve coinvolgere anche i laici
che desiderano partecipare in modo più
intenso alla spiritualità e alla
missione del Carmelo.
Conclusione
32. Sotto la tutela di Maria,
contemplata e sperimentata come
madre e sorella affettuosa nella
tradizione spirituale carmelitana,
varchiamo la soglia del terzo millennio.
Essa continua ad accompagnarci con la
sua fedeltà alla “sequela di Cristo”,
con l’esempio della riflessione orante
del cuore, con l’invito a fare quello
che il Maestro dice, col cantico di
gratitudine e di liberazione, con la
presenza presso la croce del Figlio
umiliato, con la maternità spirituale in
mezzo ai discepoli.
Varchiamo la porta di una nuova epoca in
compagnia del grande profeta Elia e dei
nostri santi e delle nostre sante che
più volte hanno dovuto varcare la soglia
di nuove terre e di molte frontiere.
Varchiamo la soglia della nostra
interiorità per riconoscervi, alla luce
di Cristo, le tracce della grazia e
della misericordia. Varchiamo la soglia
chiusa di tutte le porte che separano,
bloccano la comunicazione, dividono e
rinnegano la fraternità e la comunione.
Varchiamo la porta di questo nuovo
millennio, con fede viva e speranza
attiva per servire il Signore dei secoli
con cuore puro e totale generosità.
Roma, 14 novembre 1999 - Festività di
tutti i Santi del Carmelo
Fr. Joseph Chalmers, O.Carm.
Priore Generale
Fr. Camilo Maccise, O.C.D.,
Preposito Generale
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Incarnationis mysterium (IM),
Bolla di indizione del grande
Giubileo, n. 1.
TERESA DI GESU’ Fondazioni
14,4.
JACOBUS DE VIDRIADO, Historia
orientalis sive hierosolymitana,
in J. BONGARS (ed., Gesta Dei per
Francos, Hannover 1611, vol. I,
1074s.
Cf. Regula, cc. 9.
14. 24.
S. GIOVANNI DELLA CROCE, Notte
oscura, v. 5.
S. GIOVANNI DELLA CROCE, Spunti
di amore, 21.
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