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La Vergine nella vita del Carmelo
1.
Con grande
gioia abbiamo ricevuto la lettera di Sua
Santità il Papa Giovanni Paolo II, che
trattava del posto che ha Nostra Signora nel
Carmelo. Ispirati dal messaggio del Papa,
anche noi vorremmo condividere alcune
riflessioni sull’importanza di Maria nella
spiritualità carmelitana.
2.
La Vergine
Maria, nostra Madre, Patrona e Sorella, è
certamente uno dei grandi doni che abbiamo
ricevuto da Dio e condividiamo con la
Chiesa. Ella è parte essenziale del nostro
patrimonio. In tutti i rami della famiglia
carmelitana c’è un ampio impegno di
rinnovamento della teologia e della
spiritualità, della devozione e dell’amore a
Maria. Per parecchi secoli la nostra
devozione e l’amore per Lei si sono
incentrati sullo Scapolare marrone del
Carmelo. I nostri fratelli e sorelle più
anziani ricorderanno le celebrazioni nel
1951 del 700esimo anniversario dello
Scapolare, marcato dalla calorosa
raccomandazione di Papa Pio XII nella
lettera mandata ai Superiori Generali di
entrambi gli Ordini, Neminem profecto
latet. È opportuno che cinquant’anni
dopo riflettiamo nuovamente sui doni di
Maria al Carmelo, meditando sul loro
significato per noi e per la Chiesa di
oggi.
3.
Siamo ben
coscienti della diffusione del Carmelo in
tutto il mondo. Esso si è saldamente
stabilito nei cinque continenti, ognuno con
la propria storia e cultura. Il modo in cui
la Madre di Dio viene accolta e predicata
al popolo di Dio cambia chiaramente da un
paese all’altro, come è stato in passato,
con lo scorrere dei secoli. Sappiamo di
poter dare solo alcune intuizioni centrali e
degli orientamenti, lasciando ad altri il
compito di riflettere sul nostro patrimonio
in ogni cultura particolare e nella
condivisione con la Chiesa locale.
Un patrimonio
in dialogo
4.
“Generazioni
di Carmelitani, dall’inizio fino ad oggi,
[…] hanno cercato di modellare le loro vite
sull’esempio di Maria”. Ogni generazione ha la
responsabilità non solo di vivere l’eredità
carmelitana ma anche di arricchirla e di
trasmetterla. Un’eredità è qualcosa di
vivente che deve essere offerta al mondo e
presentata nell’esperienza attuale della
Chiesa. La vita carmelitana deve essere in
dialogo costante con il presente e con il
passato. Le ricchezze della nostra
tradizione devono sicuramente essere
preservate, ma in modo tale da essere
rilevanti e significative per il presente.
Invitiamo tutti i Carmelitani ad
approfittare di questa occasione di
rivisitazione del passato, e di farlo con
domande che provengano dalla nostra lettura
dei segni dei tempi e dei luoghi.
I. Temi mariani fondamentali
5.
Il Carmelo
guarda a Maria come ad una Madre, Patrona,
Sorella e Modello, particolarmente associato
alla comprensione di Maria come Vergine
Purissima. Questi non sono solo titoli o
temi devozionali. Essi riflettono in qualche
modo l’esperienza dei due Ordini attraverso
i secoli. Invitiamo tutti i Carmelitani a
volgersi nuovamente alla testimonianza di
coloro che ci hanno preceduto, riflettendo
sul come queste ricchezze possano essere
condivise tra noi e con la comunità più
ampia della Chiesa.
Madre
6.
Quando i primi
Carmelitani vennero in Europa per la prima
volta, l’idea di Maria come madre spirituale
era già stata generalmente accettata, grazie
ai sermoni del Cistercense Guerrico d’Igny
(+ 1157). Prontamente i Carmelitani
raccolsero tale tema, invocando Maria Madre
e Vergine, come nell’inno Flos Carmeli:
“Madre tenera, che non ha conosciuto uomo”. Nella parola “Madre” è
già contenuta un’idea chiave della nostra
eredità, ossia la relazione con Maria, come
suoi figli e figlie. Il titolo di Madre era
molto gradito nell’Ordine: lo dimostra
l’appellativo “Madre e Bellezza del Carmelo”
che echeggia Isaia 35,2, usato nella
liturgia fin dal tardo periodo medioevale.
7.
Tutti i santi
carmelitani hanno ripreso questo tema di
Maria come madre. Santa Teresa di Lisieux ha
affermato memorabilmente: “Ella è più Madre
che Regina”. Per parecchi secoli la
liturgia carmelitana ha mostrato un affetto
speciale per la scena evangelica ai piedi
della Croce (Gv 19, 25-27), dove Maria
“divenne la Madre di tutti, associata
all’offerta di suo Figlio e data a tutti nel
momento in cui Gesù la diede al discepolo
prediletto”.
8.
Guardando a
Maria come a una madre, siamo incoraggiati a
riflettere sulla nostra relazione nei suoi
confronti: Ella si occupa di noi come una
Madre; noi l’amiamo e la rispettiamo come
figli e figlie. Oltretutto nel vedere Maria
come una madre, siamo indirizzati verso il
suo Divin Figlio, nel cui ossequio viviamo. Fin dai tempi antichi, i
Padri della Chiesa hanno visto che una
corretta Mariologia serve a garantire una
corretta Cristologia.
9.
La nostra
visione di Maria come Madre e Splendore del
Carmelo, può essere un dono importante per
la Chiesa intera. Oltre un quarto di secolo
fa, papa Paolo VI invitò i teologi a
considerare la via della Bellezza come un
approccio autentico a Maria. In un mondo di così tante
angosce e brutture, siamo invitati a
guardare in alto, riposandoci nella
contemplazione della bellezza di Maria,
perché in Lei Dio ha “segnato l’inizio della
Chiesa, sposa di Cristo senza macchia né
ruga, splendente di bellezza”. Incoraggiamo i nostri
teologi a riflettere ulteriormente su
quest’area alquanto trascurata della
Mariologia Carmelitana.
Patrona
10.
Il titolo di
Patrona del Carmelo ha una lunga storia
nell’Ordine. La dedicazione a Maria della
prima cappella sul Monte Carmelo, in mezzo
alle celle, è certamente un’indicazione del
suo patrocinio che, nei tempi feudali,
indicava relazioni di reciprocità e di
servizio. Dalla sua venuta in Europa, circa
nel 1230, e per i 150 anni seguenti, il
Carmelo ebbe un’esistenza alquanto
precaria. Durante questo periodo i frati
impararono a confidare nell’aiuto e nella
protezione di Maria. La sopravvivenza
stessa dell’Ordine venne a Lei affidata, e i
fratelli si sentivano sicuri della sua
protezione e assistenza. Alle decadi
conclusive del tredicesimo secolo risale
l’idea che l’Ordine Carmelitano fosse stato
fondato in modo speciale per l’onore e la
gloria di Maria.
11.
Anche se il
linguaggio del “patrocinio” non trova un’eco
immediata in alcune culture in cui il
Carmelo vive oggi, la realtà espressa fa
parte della nostra ricca vita mariana. Il
patrocinio implica una relazione reciproca.
Siamo coscienti della cura amorosa di Maria
per la Chiesa, il Carmelo, e per ciascuno di
noi. Tale verità è una sorgente di fiducia
e di speranza per noi. Il patrocinio ci
rammenta anche la nostra risposta: dobbiamo
riverire, servire ed amare la nostra Madre e
Patrona. Le prime Costituzioni, di cui ci
sono copie esistenti,e gli ordinari, sono molto chiari nel
mostrare i modi di onorare Maria con gesti,
preghiere e festività. Dal XIII secolo, abbiamo
la recita frequente delle antifone Salve
Regina e Ave Maris Stella. Presto la memoria del
sabato ebbe un posto di rilievo tra le
devozioni mariane dell’Ordine. Nei tempi
medioevali c’era pure la pratica di
celebrare molte messe votive in suo onore.
Tutto ciò costituisce un’indicazione di come
i Carmelitani onoravano la loro Patrona.
12.
Ora una sfida
per le comunità locali sarà quella di
trovare delle espressioni adeguate alla loro
relazione con Maria, per loro stesse e per
tutti i cristiani. Così la realtà indicata
dal termine patrocinio, anche se espressa
con altri vocaboli, riceverà nuovo impulso
anche nel nostro tempo.
Sorella
13.
Quando i
fratelli eremiti vennero in Europa dal Monte
Carmelo, erano chiamati dalla gente e
conosciuti dai papi come i “Fratelli della
Beata Vergine Maria del Monte Carmelo”.
Nonostante che questo si riferisse
inizialmente alle loro origini, e altri
Ordini del tempo venissero chiamati Fratelli
di Maria, i Carmelitani col tempo dedussero
dalla loro titolatura che se essi erano i
fratelli di Maria, sicuramente Maria era
loro sorella. Arnold Bostius (+ 1499),
sintetizzando la nostra tradizione
originaria, scrisse: “L’umile fratello del
Carmelo può esultare e cantare di gioia:
‘Ecco! La Regina del Cielo è mia sorella;
posso comportarmi nei suoi confronti con
confidenza e senza timore’”.
14.
Anche se il
titolo di Sorella non sarà mai usato in
maniera così estesa come il titolo di Madre
e Patrona, è importante ricordare che papa
Paolo VI l’ha usato quando ha parlato di noi
come dei figli di Adamo che hanno Maria come
sorella. Questo titolo sembra
presentare tre grandi vantaggi per la
riflessione carmelitana contemporanea.
Coglie l’idea, sottostante anche al titolo
di Patrona, della tenera assistenza di Maria
e di una facile ed intima relazione tra i
Carmelitani e la Madre di Dio. Presenta
Maria come sorella maggiore che ci precede
nel cammino verso la maturità della fede.
Inoltre, in alcune culture l’idea di Maria
come Madre spirituale risulta difficile da
accettare per alcuni, per i quali il titolo
di Maria come Sorella può essere più
attraente. Maria “sorella” è un’intuizione
che può essere condivisa con tutta la Chiesa
nella sua ampiezza.
Modello e
Vergine Purissima
15.
La nozione di
Maria come Modello di discepolato è molto
antica nella Chiesa. Si trova in tutte le
epoche della storia carmelitana. I nostri
autori antichi e moderni tentano di
dimostrare che Maria è un modello proprio
per la nostra vita carmelitana. Pertanto
John Baconthorpe (+ ca. 1348) scrisse un
commento alla Regola carmelitana nel quale
delinea la somiglianza tra la vita di Maria
e quella del Carmelitano. Col tempo questa
consapevolezza del legame tra Maria e il
Carmelo si è sviluppata in rappresentazioni
artistiche, al punto che Maria è dipinta
rivestita dell’abito carmelitano.
16.
Maria è
l’esempio del Carmelitano specialmente come
Virgo Purissima, Vergine Purissima.
C’è un’abbondante riflessione in materia.
La cappa bianca è segno della nostra
imitazione di Maria. Anche la conosciuta
consacrazione del Carmelo all’Immacolata
Concezione e la difesa di questa verità da
parte della nostra famiglia, sono parte
dell’amore del Carmelo alla Vergine. Ma la
sua purezza non è ciecamente ristretta alla
castità o al celibato. Maria è la Pura, dal
cuore indiviso, totalmente aperta a Dio
(modello supremo di vacare Deo). Il
duplice intento del Carmelo, espresso con
sicurezza nell’antico documento dell’Institutio
primorum monachorum, trova in Maria la
sua più piena realizzazione.
17.
Ci sono
innumerevoli testi del Carmelo che mostrano
Maria quale specchio perfetto del suo ideale
contemplativo e come un modello di docilità
allo Spirito Santo.
18.
Per il beato
Tito Brandsma Maria è il modello di tutte le
virtù, ed è pertanto due volte nostra Madre.
La sua vita è uno specchio nel quale
possiamo vedere quanto dovremmo unirci a Dio.
19.
Sin dal
Vaticano II siamo stati incoraggiati a
cercare una devozione mariana che fosse
saldamente basata sulla Sacra Scrittura. Se in passato gli
scrittori e i predicatori carmelitani erano
troppo inclini a focalizzarsi nel miracoloso
e nello straordinario, troviamo altresì
nella nostra tradizione vivente una sobrietà
che ci consente di fornire ai nostri
contemporanei un’immagine vitale e
soprattutto scritturistica di Maria. S.
Teresa di Lisieux non era per niente
attratta dai pensieri su Maria che non
fossero radicati nella verità. Se le fosse
stato consentito predicare un sermone su
Maria, dice: “Prima di tutto avrei fatto
capire quanto poco si conosca, in realtà, la
sua vita”. Poco prima, aveva scritto
alcune profonde riflessioni su Maria nella
sua poesia: “Perché t’amo Maria”, dove medita con amore
sulla vita della Madonna come ci viene
descritta nelle Scritture.
20.
Questi temi
fondamentali che abbiamo preso in
considerazione sono molto importanti per una
corretta comprensione dello Scapolare
carmelitano, sul quale ora riflettiamo.
II. lo scapolare del carmelo
21.
Ogni tentativo
di dare nuova vita allo Scapolare
carmelitano richiede una riflessione che lo
inserisca nel contesto più ampio delle
relazioni tra il Carmelo e Maria. Secondo i
nostri santi, ciò che importa è la
personale intimità con la Madre di Dio e
l’impegno di prenderla come modello del
nostro discepolato cristiano. I temi
principali, Madre, Patrona, Sorella e
Modello, possono portarci ad una più
profonda conoscenza di Maria e ad una più
profonda relazione con lei. Solamente in
quest’ottica lo Scapolare può essere assunto
come un segno che favorisce la crescita
spirituale nella vita cristiana.
Origini dello
Scapolare
22.
Lo studio
storico su ogni aspetto dello Scapolare deve
continuare nei nostri Ordini. Comunque,
nonostante qualsiasi futura scoperta,
possiamo e certamente dobbiamo essere
fiduciosi sul valore di questo antico
simbolo, basato su di una venerabile
tradizione. Quello che i Carmelitani
devono fare è trovare il modo di presentare
lo Scapolare sia a coloro che sono convinti
della storicità della visione, sia a quelli
che non trovano probante l’attestazione
storica. La verità centrale della visione è
esperienza viva del Carmelo: Maria, quale
Patrona, ha protetto il Carmelo e gli ha
assicurato la perseveranza. Le preghiere di
Maria sono efficaci per assicurare la vita
eterna.
Un
sacramentale della Chiesa e un segno sacro
23.
L’atto
principale della Chiesa istituzionale nei
confronti dello Scapolare è stato la sua
approvazione nel corso dei secoli, fino al
recentissimo “Rito per la benedizione e la
consegna dello Scapolare della B.V. Maria
del Monte Carmelo”. Insieme al significato
spirituale delle “grazie inerenti allo
Scapolare”, ci sono pure “gli obblighi
assunti attraverso questo segno di devozione
alla santa Vergine”. “La devozione a Nostra
Signora non può limitarsi a qualche
preghiera occasionale in suo onore, ma deve
diventare un ‘abito’ che sia il modo
permanente di vivere la vita cristiana,
fatto di preghiera e di vita interiore, di
ricorso frequente ai sacramenti e di
esercizio concreto delle opere di
misericordia corporali e spirituali”.
24.
I Sacramentali
sono descritti come segni sacri;
appartengono perciò al mondo del simbolo,
del significato. Nella nostra società
contemporanea si dice comunemente che è in
atto una crisi del simbolismo religioso, ma
allo stesso tempo vi è presente con forza un
chiaro simbolismo secolare. Le bandiere
nazionali, per esempio, parlano
profondamente a molte persone. I simboli
sono cose materiali o immagini che
indirizzano verso un significato al di là di
se stessi. Molto spesso i simboli sono
significativi o suggestivi a seconda del
potere che hanno di parlarci a diversi
livelli: essi non comunicano semplicemente
alcune informazioni, ma ci toccano a livello
di sentimento. Nei simboli possiamo trovare
sia la crescita che il declino. Se il loro
significato spirituale o teologico non viene
più trasmesso, i simboli religiosi possono
degenerare nel magico, possono essere
ridotti a un attraente portafortuna.
25.
I simboli
viventi hanno bisogno di una costante
rivitalizzazione. Sembra che ci siano
quattro livelli nella vita di un simbolo.
C’è un’esperienza originaria, che causa il
sorgere del simbolo. Per noi questo si è
avuto nella protezione di Maria verso i
Carmelitani, nella sua capacità di
intercedere per la nostra salvezza. Poi c’è
la fase del dogma, o della riflessione sul
simbolo. Il Carmelo, in linea di massima,
ha visto lo Scapolare all’interno della sua
comprensione di Maria come Patrona, che si
prende cura dei suoi fratelli, i quali, per
ricambiarla, la servono. In questo periodo
di riflessione, l’assistenza di Maria fu
intesa come protesa al di là della morte
corporale, specialmente nella sua
sollecitudine per la nostra salvezza e per
una celere liberazione dal Purgatorio. Un
terzo livello nella vita dei simboli nasce
al momento in cui si perde il contatto con
l’esperienza originaria. A questo punto
alcuni ignorano il simbolo o lo accolgono
con scetticismo, mentre altri vi rimangono
ciecamente legati, in una sorta di fideismo
che non raggiunge in ogni caso l’origine del
simbolo o il suo significato. Quest’ultimo
livello può avvicinarsi molto alla magia.
Ciò di cui c’è bisogno in tempi di
scetticismo o di fideismo è una
ricomposizione meditata del simbolo. Questo
quarto stadio è compito di ogni
generazione. Bisogna considerare lo
scapolare nell’insieme della spiritualità
carmelitana, specialmente in relazione con i
suoi temi fondamentali.
26.
In particolare
tale riflessione e ricomposizione del
simbolo dello Scapolare invita a riflettere
e a fare nostra la realtà di Maria come
nostra Patrona, che si prende cura di noi
come vera Madre e Sorella. Madre nostra,
che nutre la vita divina in noi e ci mostra
la via di Dio. Sorella nostra, che cammina
con noi nel viaggio di trasformazione,
invitandoci a fare nostra la sua stessa
risposta: “Avvenga di me secondo la tua
parola” (Lc 1,38). Ma il patrocinio è una
relazione bidirezionale. Noi riceviamo
l’assistenza di Maria e in cambio siamo
chiamati ad imitarla e onorarla con la
fedeltà a suo Figlio.
L’abito di
Maria
27.
Lo Scapolare è
essenzialmente un “abito”. Coloro che lo
ricevono sono aggregati o associati, a
diversi livelli, al Carmelo, Ordine dedito
al servizio di nostra Signora per il bene
della Chiesa intera. Possiamo approfondire il
nostro apprezzamento per questo dono
riflettendo sul significato dei vestiti e
degli addobbi nella Scrittura. C’è bisogno
dei vestiti per proteggersi dagli elementi
della natura (Sir 29,21): sono segno della
benedizione di Dio (Dt 10,18 Mt 6, 28-30),
simbolo di tutte le promesse divine di
restaurazione (Bar 5, 1-4). Dovremo alla
fine essere rivestiti di immortalità (2Co 5,
3-4), ma nel frattempo dobbiamo rivestire
l’uomo nuovo (Col 3,10), rivestire il
Signore Gesù Cristo (Rm 13,14). La nostra
Regola ci ricorda che dobbiamo pure essere
rivestiti dell’armatura di Dio, che è quasi totalmente
difensiva, essendo la spada della Parola di
Dio l’unica arma offensiva (Ef 6,17). Lo
Scapolare, visto come abito, ci ricorda
dunque il nostro vestito battesimale,
Cristo, la nostra dignità di membri del
Carmelo di Maria, e la nostra
invulnerabilità quando indossiamo l’armatura
di Dio.
28.
Per essere in
grado di apprezzare lo Scapolare, è
necessario volgersi indietro alla nostra
tradizione e volgersi attorno considerando
la sensibilità contemporanea con gli
elementi culturali che la costituiscono.
L’abito di Maria è un tema ricco sia nella
spiritualità delle Chiese orientali sia in
quelle occidentali. Il velo, o mantello di
Maria, è in Oriente un segno della sua
protezione, mentre in Occidente l’abito di
Maria è un segno della nostra appartenenza a
lei. Entrambi i significati sono combinati
insieme nella riflessione di Teresa
Benedetta della Croce, Edith Stein. Ella
parla del “santo abito della Madre di Dio,
il bruno Scapolare”, dicendo che il 16
luglio noi “ringraziamo Maria che ci ha
rivestiti con le ‘vesti di salvezza’, segno
visibile della sua protezione materna”. Santa Teresa di Gesù fa
riferimento diverse volte all’”abito di
Maria”. Racconta volentieri
dell’artifizio della Vergine verso padre
Gracián, al quale volle dare l’abito
carmelitano, sottolineando che “è
costume della Vergine non smettere mai di
favorire chi si mette sotto il suo
patrocinio”.
29.
Dall’acuta
consapevolezza che l’abito del Carmelo è di
Maria, santa Teresa di Gesù trae le
conseguenze concrete per la vita dei suoi
membri: “Tutte noi che indossiamo questo
sacro abito del Carmine siamo chiamate
all’orazione e alla contemplazione”e “all’umiltà”. Sarebbe facile
moltiplicare le citazioni dei santi e degli
scrittori del Carmelo nei confronti
dell’abito carmelitano.
30.
Nella nostra
tradizione c’è la ferma convinzione che
l’abito e lo Scapolare non hanno effetti
salvifici fino a quando non vengono compresi
come “abito di Maria”, che ci fa’ entrare
nella sua famiglia e vivere secondo il suo
esempio. Le verità centrali su cui
riflettere includono la protezione di Maria,
la sua intercessione al momento della nostra
morte e oltre essa. Da parte nostra c’è
bisogno di una relazione filiale, o una
relazione che esprima il nostro essere suoi
fratelli e sorelle, dediti al suo servizio
per la gloria di suo Figlio. Lo Scapolare è
un segno che immette in queste relazioni.
31.
Nel contesto
attuale, Maria ci mostra come ascoltare la
Parola di Dio nella Scrittura e nella vita
stessa, come essere aperti a Dio e vicini
alle necessità dei nostri fratelli e
sorelle, in un mondo dove una multiforme
povertà strappa loro la dignità. Maria ci
insegna inoltre la via della donna verso
Dio, ci sta di fronte come una donna resa
icona della tenerezza di Dio, una donna che
dovette affrontare molte prove per poter
compiere la vocazione datale da Dio. Ella resta il segno di
libertà e di liberazione per tutti coloro
che gridano a Dio dalla loro oppressione. Da parte nostra, lo
Scapolare è un’espressione della nostra
fiducia alle attenzioni di Maria, dimostra
la buona volontà di testimoniare la nostra
adozione battesimale e di diventare suoi
figli e figlie, fratelli e sorelle, così
come rivela il desiderio di essere rivestiti
delle sue virtù, del suo spirito
contemplativo, della sua purezza di cuore.
In questo modo, rivestiti da lei, possiamo
come lei meditare la Parola e mostrarci
discepoli di suo Figlio nella nostra
dedizione alle opere del Regno di Dio:
verità e vita, santità e grazia, giustizia,
amore e pace.
32.
Se nella
nostra tradizione un significato chiave
dello Scapolare è quello di essere rivestiti
da Maria con il suo abito, dobbiamo altresì
riaffermare che tale vestizione deve essere
compresa come un’investitura. Bisognerebbe
dedicare più spazio alla riflessione in
questo campo.
Lo Scapolare e
l’affidamento
33.
Nel rinnovare
la consacrazione del mondo a Maria, nella
festa dell’Annunciazione del 1984, il papa
Giovanni Paolo II ha usato la parola
“affidamento”. Altre volte ha parlato di
appartenere a Maria, dedicarsi,
raccomandarsi, servire, e mettersi nelle sue
mani. Possiamo vedere tale affidamento
nell’essere stati scelti per entrare a far
parte del Carmelo di Maria, ed essere
chiamati alla contemplazione e alla
preghiera. Sebbene la consacrazione o
l’affidamento a Maria siano molto utili nel
presentare lo Scapolare, ci sono molti altri
modi di farlo nel Carmelo. Molti parlano
dello Scapolare in contesto di
evangelizzazione. Accettare lo Scapolare
può divenire un vertice della storia di
conversione di alcuni individui o comunità.
Lo Scapolare può anche essere visto nel
ricco contesto della pietà popolare,
approvata da papa Paolo VI nella sua
Esortazione Apostolica “Evangelii Nuntiandi”, e raccomandata dalla
Conferenza Episcopale Latino Americana (CELAM)
a Puebla (1979). Coloro che indossano lo
Scapolare vogliono con ciò esprimere che non
si sentono autosufficienti, che hanno
bisogno dell’aiuto di Dio, e che lo stanno
cercando attraverso l’intercessione di Maria.
Attraverso lo Scapolare giungono a “Colei
che nella chiesa santa occupa, dopo Cristo,
il posto più alto e più vicino a noi”.
Un tesoro di
famiglia
34.
Da quanto
visto, risulta chiaro che lo Scapolare è uno
dei tesori della famiglia carmelitana.
Quando parliamo dello Scapolare dovremmo
sottolineare l’appartenenza alla grande
famiglia del Carmelo. Non sarebbe
appropriato consegnare lo Scapolare senza
un’adeguata spiegazione di ciò che si sta
ricevendo. Dal momento che lo Scapolare è
un simbolo, il suo significato può essere
attentamente spiegato. In particolare
dovremmo insistere sul fatto che chi lo
indossa, oltre ad aspettarsi dei favori da
lei, deve anche avere un legame con Maria.
Se dobbiamo essere rivestiti del suo abito,
dobbiamo altresì desiderare di essere
rivestiti anche delle sue virtù. Lo
Scapolare è uno dei mezzi per indirizzare la
gente a Maria e in questo modo a suo Figlio.
III. conclusione
35.
La
celebrazione che il Carmelo compie quest’anno
del 750esimo anniversario del dono dello
Scapolare, può essere una buona opportunità
per tutti noi di riflettere su questo dono e
sul suo significato. C’è un ricco
pluralismo nel Carmelo che consente sviluppi
diversi della nostra eredità mariana. Tutti
i Carmelitani si trovano davanti alla sfida,
ed avranno sicuramente per questo un dono
dello Spirito Santo, di inculturare il
carisma e l’eredità del Carmelo. Possiamo
solamente chiedere ai nostri frati, alle
comunità delle nostre monache e sorelle,
così come ai nostri laici, di compiere una
riflessione orante e creativa sul dono dello
Scapolare, cercando soprattutto il legame
tra lo Scapolare e l’eredità mariana che
abbiamo ricevuto, tra lo Scapolare e il
nostro servizio contemplativo-attivo nella
Chiesa.
36.
Che Maria,
nostra Patrona, Madre e Sorella, ci copra
tutti con il manto della sua speciale
protezione in modo che, rivestiti del suo
abito, possiamo essere portati alla santa
montagna, Cristo nostro Signore, nel cui
ossequio viviamo.
16 Maggio 2001
Festa di san Simone Stock – Aylesford,
Inghilterra
Joseph Chalmers O.Carm.Priore
Generale
Camilo Maccise OCD
Superiore Generale
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