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INSTRUMENTUM LABORIS
DOCUMENTO DI LAVORO PER IL CAPITOLO GENERALE 2003

IN CAMMINO CON S. TERESA DI GESÙ E S. GIOVANNI DELLA CROCE

RIPARTIRE DALL'ESSENZIALE

DEFINITORIO STRAORDINARIO - CARMELITANI SCALZI  NAIROBI - 2001

 

 

Lettera di presentazione del P. Generale INTRODUZIONE 
UNO SGUARDO ALLA REALTÀ
I. RIPARTIRE DALL'ESSENZIALE DEL CARMELO TERESIANO II. COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO ALLA LUCE DELLA NOSTRA IDENTITÀ CARMELITANO TERESIANA

Lettera di presentazione del P. Generale

AI RELIGIOSI, RELIGIOSE E LAICI DEL CARMELO TERESIANO

Cari fratelli e sorelle:

siamo entrati nella Quaresima di questo anno 2001, e voglio anzitutto inviarvi un saluto fraterno, augurandovi che il mistero pasquale di Cristo illumini la vostra vita e la riempia di pace e di speranza, in mezzo alle difficoltà e alle sfide che dovete affrontare.

Con questa lettera voglio presentarvi l'Intrumentum Laboris (Documento di lavoro) per il nostro prossimo Capitolo Generale, da celebrarsi in Avila (Spagna), in aprile-maggio 2003.

Questo Instrumentum laboris è il frutto della rielaborazione del Documento di consultazione che vi è stato inviato l'anno scorso. Lo studio del Documento di consultazione è stato realizzato con interesse da parte dell'Ordine. Da parte dei frati ci sono arrivate 30 risposte su 34 Province, 3 delle 4 Semiprovince, 3 dei 4 Commissariati, 3 delle 6 Delegazioni Generali, 4 dei 6 Vicariati Regionali, 2 Delegazioni Provinciali, di cinque conventi e 4 religiosi. Da parte delle monache abbiamo ricevuto risposta da 25 delle 48 Associazioni o Federazioni, da 2 gruppi provinciali di monasteri, di 60 monasteri e 3 monache. Il Carmelo Secolare ha partecipato inviando le risposte di 12 Fraternità Provinciali e di 31 Fraternità locali. Inoltre anche 4 gruppi e 5 persone legate al Carmelo Teresiano hanno partecipato allo studio del documento ed hanno inviato le loro punti di vista. Come potete vedere, la partecipazione dell'Ordine è stata molto buona. Lo studio si è concentrato in modo particolare sulle domande, proposte alla fine di ogni capitolo. Non sono mancate ovviamente delle valutazioni generali sul documento. La grande maggioranza lo ha giudicato positivo. Il giudizio di 3 Circoscrizioni di frati e di alcuni monasteri è stato decisamente negativo.

Questi apporti ci hanno aiutato a revisionare il Documento di consultazione per preparare quello che chiamiamo il testo provvisorio dell'Instrumentum laboris. Tale documento è stato oggetto dello studio e delle analisi dettagliate durante il nostro recente Definitorio Generale Straordinario, tenutosi a Nairobi (Kenia) dal 28 gennaio al 7 febbraio di quest'anno. Alla luce delle osservazioni fatte dai diversi gruppi geografico-linguistici, abbiamo steso la redazione del testo definitivo dell'Instrumentum laboris, che ora vi inviamo.

Vogliamo mettere in evidenza che questo documento, come pure il precedente, è destinato fondamentalmente ai frati. Se lo inviamo alle nostre sorelle di vita contemplativa e ai laici del Carmelo Teresiano è perché vogliamo arricchirci dei loro punti di vista e delle loro prospettive, per rinnovarci… Non intendiamo in alcun modo mettere in questione il loro stile di vita al quale devono, come richiede la Chiesa, una fedeltà creativa.

Questo Instrumentum laboris sarà studiato nelle Province e nelle altre Circoscrizioni dell'Ordine in vista dei prossimi Capitoli Provinciali. La metodologia per il suo studio sarà la seguente:

1) Ogni religioso avrà una copia dell'Instrumentum laboris per lo studio e la riflessione personale.
2) La riflessione sul testo può essere materia di alcune riunioni comunitarie.
3) La discussione sarà incentrata nella seconda parte del testo: Costruendo il nostro futuro alla luce della nostra identità carmelitano-teresiana:
- si farà una riflessione su ciascuno degli aspetti indicati
- si esamineranno le conclusioni operative proposte e se ne potranno proporre altre a livello generale dell'Ordine
- si proporranno anche conclusioni operative per le deliberazioni del Capitolo della propria circoscrizione, per applicare l'Instrumentum laboris alle proprie particolari necessità e circostanze
- potrebbe essere opportuno nominare una Commissione che faccia la sintesi delle risposte di ciascuna comunità. Questa sintesi potrebbe venir presentata in un Consiglio plenario della circoscrizione prima del proprio Capitolo
- le conclusioni capitolari saranno inviate a Roma perché vengano tenute presenti al Definitorio Straordinario del settembre 2002, che si terrà nelle Filippine.

Le Associazioni di monache e i laici carmelitani che vorranno contribuire con le proprie riflessioni e suggerimenti tengano presente che l'Instrumentum laboris si riferisce ai frati. Non si vuole in alcun modo interferire con la vocazione particolare di ciascuno all'interno della famiglia del Carmelo.

La data limite per ricevere le risposte e i suggerimenti delle Province e delle altre circoscrizioni è il mese di maggio del 2002.
In comunione nel carisma carmelitano-teresiano.

Roma 19 marzo 2001.
P. Camilo Maccise
, OCD Preposito Generale

 

INSTRUMENTUM LABORIS

DOCUMENTO DI LAVORO PER IL
CAPITOLO GENERALE 2003

IN CAMMINO CON S. TERESA DI GESÙ E S. GIOVANNI DELLA CROCE

RIPARTIRE DALL'ESSENZIALE

DEFINITORIO STRAORDINARIO - CARMELITANI SCALZI
NAIROBI - 2001


PROLOGO

1. Al giorno d'oggi abbiamo una conoscenza del nostro carisma, o possiamo averla, come forse mai prima d'ora nella nostra storia. Oggi più che mai i nostri santi, la spiritualità che si identifica con la nostra famiglia, sono richiesti dentro e al di fuori della Chiesa, dai più svariati lettori, che legittimamente esigono che venga loro partecipata tale ricchezza. Le nostre Costituzioni, in particolare il capitolo primo, ci danno una sintesi degli elementi essenziali del nostro carisma. Si tratta di una formulazione che è frutto di una presa di coscienza rinnovata a partire dal Vaticano II. Dobbiamo allora chiederci come possiamo rispondere alle esigenze dei segni dei tempi, nella Chiesa e nel mondo, e alle grandi e legittime aspirazioni, umane e religiose, delle nuove generazioni, perché possano portare a compimento in modo più efficace ed attuale la missione del Carmelo Teresiano nel Terzo Millennio.

2. Le esperienze vissute dall'Ordine nel periodo post conciliare "devono suscitare in noi un dinamismo nuovo, spingendoci ad investire l'entusiasmo provato in iniziative concrete. […] Nella causa del Regno non c'è tempo per guardare indietro, tanto meno per adagiarci nella pigrizia. […] Tuttavia è importante che quanto ci proporremo, con l'aiuto di Dio, sia profondamente radicato nella contemplazione e nella preghiera"(1). Queste parole di Giovanni Paolo II° ci tracciano un itinerario di rinnovamento che viene dalla contemplazione di Cristo dolente e risuscitato, per camminare a partire da Lui, alimentati dalla sua parola che dobbiamo ascoltare ed annunciare. In tal modo potremo essere "testimoni dell'amore" e affrontare i compiti attuali: i problemi legati alla pace, il vilipendio dei diritti fondamentali di tante persone, lo squilibrio ecologico, il rispetto della vita di ciascun essere umano, le nuove potenzialità della scienza. La carità "si farà allora necessariamente servizio alla cultura, alla politica, all'economia, alla famiglia, perché dappertutto vengano rispettati i principi fondamentali dai quali dipende il destino dell'essere umano e il futuro della civiltà. […] Questo versante etico-sociale si propone come dimensione imprescindibile della testimonianza cristiana: si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell'Incarnazione e, in definitiva, con la stessa tensione escatologica del cristianesimo. Se quest'ultima ci rende consapevoli del carattere relativo della storia, ciò non vale a disimpegnarci in alcun modo dal dovere di costruirla"(2).

3. Il tema del nostro prossimo Capitolo Generale sarà: In cammino con santa Teresa di Gesù e san Giovanni della Croce. Ripartire dall'essenziale. Ciò vuol dire riflettere sul futuro del Carmelo all'inizio del Terzo Millennio e anche sul futuro della vita consacrata, come già incominciato nel Capitolo Generale di Lisieux. Questa, come dice il Documento Vita Consecrata, "è parte integrante della vita della Chiesa"(3), e pertanto "non potrà mai mancare in essa"(4). Lo stesso documento, quando guarda al futuro, presenta con realismo la possibilità che ci siano Istituti che "corrono persino il rischio di scomparire", mentre in altri "si pone piuttosto il problema della riorganizzazione delle opere"(5).

4. Certamente è difficile indovinare il futuro. Comunque, se siamo in grado di analizzare i segni dei tempi e dei luoghi, possiamo scoprire in essi quel seme che ci permette di prevedere, almeno in parte, ciò che sarà. Qual è, in questa prospettiva, la situazione del Carmelo maschile, femminile e laicale? La risposta esige un'analisi della situazione del mondo, della Chiesa e della famiglia del Carmelo. Faremo questa valutazione radicati nella fedeltà alle linee essenziali del carisma teresiano-sanjuanista espresse nelle nostre Costituzioni, per affrontare così le sfide della nostra epoca. È lo Spirito che ci spinge verso il futuro, per continuare a fare con noi grandi cose(6).

5. Questo Documento di lavoro (Instrumentum laboris) è destinato fondamentalmente ai frati. Se lo inviamo alle nostre sorelle di vita contemplativa e ai laici è perché vogliamo arricchirci dei loro punti di vista e delle loro prospettive per rinnovare la nostra vita. Non intendiamo in alcun modo mettere in questione il loro stile di vita, al quale devono, come chiede la Chiesa, una fedeltà creativa. Anche alle monache e ai laici tocca riflettere sulla loro vita e sul rinnovamento che lo Spirito chiede loro attraverso il magistero della Chiesa, specialmente con i Sinodi sulla Vita Consacrata e sui Laici, con i rispettivi documenti post-sinodali.

INTRODUZIONE 
UNO SGUARDO ALLA REALTÀ

6. Guidati dal Magistero della Chiesa, vogliamo con essa "scrutare a fondo i segni dei tempi ed interpretarli alla luce del Vangelo […] Bisogna infatti conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo nonché le sue attese, le sue aspirazioni e la sua indole spesso drammatiche"(7). Facciamo tutto ciò a partire dalla nostra identità carmelitano-teresiana e con occhi di fede. Segnaliamo solo alcune caratteristiche fondamentali del mondo di oggi, presenti in un modo o nell'altro, con le normali differenze nei diversi contesti socio-culturali ed ecclesiali.

1. Una situazione di esilio e di speranza


7. Viviamo in un'epoca che alcuni hanno paragonato all'esilio. Israele, in quel periodo della sua storia, si vide spogliato di tutte le sue sicurezze: il tempio, luogo della presenza di Dio; Gerusalemme, capitale del Regno e centro di unità del popolo; la monarchia, punto di riferimento della sua identità come nazione. Allo stesso modo nella Chiesa e nella vita consacrata, specialmente in occidente, abbiamo perso molte delle sicurezze che avevamo nel recente passato. Si è fatta strada la ricerca, l'incertezza, la pluriformità, il disorientamento. Come il popolo di Israele, la Vita Consacrata si è trovata improvvisamente senza le certezze del passato.

L'esilio non è solo un fatto esteriore, è un'esperienza spirituale. L'onnipresente sanjuanista "uscii…", la "Notte Oscura" che definiscono tutto il nostro cammino spirituale, l'inevitabile "incamminarsi per strade del tutto ignote" per "recarsi in terre sconosciute"(8), ci avvicinano alla medesima realtà. Quelli che si trovano in situazione di esilio sono persone che, sebbene abbiano dovuto attraversare delle frontiere, continuano ad avere in cuore vincoli spirituali e nostalgie per quello che hanno lasciato dall'altro lato. Soffrono per quanto hanno perso e che continua a far parte della loro identità. La vita consacrata, come il nostro Ordine, ha dovuto ridisegnare i propri confini a partire da una situazione di esilio. Bisogna avere una spiritualità profonda per affrontare nuovi confini e frontiere.

Le esperienze nuove, fatte con discernimento orante, lungi dal far perdere l'identità, ci condurranno a conservarla in maniera rinnovata. L'esilio è una occasione per riprendere il cammino con speranza, per affrontare la sfida costante del ripartire dall'essenziale, per crescere e maturare nella fede e nella conoscenza di Dio, e allo stesso tempo per scoprire i condizionamenti storici e il disegno salvifico del Signore che passa anche attraverso di essi...

2. Un mondo in cambiamento e trasformazione permanenti

8. I cambiamenti nel mondo, come ci ricorda la Gaudium et Spes nella introduzione, sono veloci: oggi assistiamo a dei cambiamenti per i quali prima ci sarebbero voluti dei secoli; sono universali: coinvolgono tutto e tutti; sono profondi: coinvolgono tutto l'essere umano e la sua realtà personale, familiare e sociale. Si potrebbe parlare più che di cambiamenti di un cambio epocale caratterizzato dalla modernità e post-modernità, dal soggettivismo e dalla crisi delle ideologie.

Appaiono anche altre tendenze positive, come la coscienza del valore della persona e dei suoi diritti fondamentali, la ricerca di una nuova armonia tra l'essere umano e la natura, la protezione e la difesa della medesima, la sensibilità di fronte al problema della vita, della giustizia e della pace, la coscienza del valore delle proprie culture, la ricerca di un nuovo ordine economico internazionale, il senso crescente di responsabilità dell'essere umano davanti al futuro, una nuova situazione della donna nella società, una maggiore sensibilità alle esperienze religiose e mistiche come mezzo per un processo di liberazione e di crescita personale, e allo stesso tempo un desiderio autentico di spiritualità.

In particolare e vogliamo segnalarlo dilungandoci un po', ci sono alcuni fenomeni come la secolarizzazione, la liberazione, la globalizzazione e la nuova etica.

9. La secolarizzazione porta con sé una trasformazione della relazione dell'essere umano con la natura, con gli altri e con Dio. È il fenomeno della desacralizzazione che afferma la legittima autonomia della persona, della cultura e della tecnica. Questo può dare origine ad alcuni squilibri tra l'autonomia dell'essere umano e la perdita del senso della trascendenza (ciò che conduce al secolarismo), tra i valori religiosi e i nuovi miti e idoli. D'altra parte, e come reazione opposta, si constata con frequenza in diverse parti del mondo il fondamentalismo religioso, che porta con sé la negazione della libertà e della autonomia della persona, della cultura, e della tecnica, così come la persecuzione delle minoranze religiose.

10. Un altro fenomeno che non possiamo ignorare è quello della liberazione. Persone, gruppi e culture non vogliono essere oggetti nelle mani di coloro che detengono il potere, ma desiderano essere protagonisti in una situazione di uguaglianza, responsabilità, partecipazione e comunione. La presa di coscienza della dignità della persona umana spinge a ricercare le vie della sua realizzazione con l'esercizio dei suoi diritti fondamentali efficacemente riconosciuti, tutelati e promossi. In questo campo bisogna inserire pure il movimento femminista, che cerca di dare alla donna lo spazio che le compete nella società e nella Chiesa. E ciò si vive quando sorgono nuove forme di oppressione, emarginazione e sfruttamento dei più deboli, che frequentemente si vedono forzati ad abbandonare le loro terre, aumentando il numero dei rifugiati.

11. Un altro elemento che caratterizza il momento attuale è il fenomeno della globalizzazione, tecnologica, economica, politica e culturale. Il mondo vive oggi un processo di unificazione a causa di una crescente interdipendenza in tutti i settori. Gli aspetti positivi della globalizzazione sono: la possibilità di un grande interscambio mondiale, l'accesso alla informazione e la diminuzione delle distanze che può migliorare la qualità della vita umana. Gli aspetti negativi: la ricerca smisurata del guadagno economico che riduce la persona a "consumatore", che forza i poveri ad emigrare in cerca di una vita decente, la spaccatura crescente tra ricchi e poveri, la frammentazione delle culture e dei modi di vivere che la mondializzazione tende ad uniformare. A questo riguardo, la Chiesa, specialmente nei suoi documenti sociali, ha sottolineato la dignità della persona umana e la dimensione familiare dell'umanità. Quest'ultima, "nonostante sia sfigurata dal peccato, dall'odio e dalla violenza, è chiamata da Dio ad essere una sola famiglia"(9). Per questo il concetto della individualità della persona deve essere completato con quelli della solidarietà e responsabilità comuni, specialmente in relazione ai poveri, in modo che di qui i beni acquistino una "ipoteca sociale, ossia una intrinseca funzione sociale, basata e giustificata precisamente dal principio della destinazione universale dei beni"(10). La globalizzazione attuale è una nuova manifestazione dell'incontro dei popoli, che trae con sé speranze e timori, possibilità e pericoli. Può essere uno strumento di dialogo o uno strumento di dominio.

12. Alla base dei cambiamenti c'è la crisi dell'etica del passato e la ricerca di una nuova etica al margine delle istituzioni religiose. Un'etica che relega Dio e la religione all'ambito privato. Assistiamo allo sviluppo della bioetica con le grandi possibilità della ingegneria genetica. Diventa urgente un'etica fondata sulla dignità della persona umana creata da Dio, l'unico assoluto. Tale etica, partendo dai principi fondamentali della fede cristiana, deve essere una morale in atteggiamento di ricerca e riflessione a partire dal dialogo, per accompagnare le persone nel prendere le decisioni; una morale che ascolti il clamore dei poveri e che sia profetica, capace di denunciare quanto si oppone al progetto di Dio e, allo stesso tempo, di annunciare valori alternativi di fede cristiana come fonte di amore e di libertà autentica.

3. Una situazione nuova nella Chiesa e nella vita consacrata

13. La Chiesa, ad eccezione dei primi tre secoli nei quali fiorì nel Vicino Oriente, ha avuto un volto europeo, fino all'inizio del XX secolo. Ora, invece, quasi i tre quarti dei cristiani vivono nei Paesi in via di sviluppo. Ciò comporta l'esigenza di un passaggio da un'attitudine monocentrica religiosa, culturale e teologica, ad un pluricentrismo in questi campi; un passaggio dall'unità come uniformità all'unità nella pluriformità. I Vangeli stessi testimoniano tale pluralismo e si aprono ad una inculturazione continua. Altrettanto accade alla vita consacrata: bisogna inculturarla. Di questo abbiamo parlato ampiamente nei numeri 85-87 del Documento dell'ultimo Capitolo Generale "Incominciate sempre!" (1997).

14. La vita consacrata, "dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore", "appartiene… alla sua vita e alla sua santità"(11), esiste nella Chiesa e per la Chiesa. Per questo il modo di intenderla e viverla dipende in parte dal modello di Chiesa che prevale in una data epoca. Il Vaticano II ci ha insegnato a considerarla come parte del Popolo di Dio, che vive in comunione, tenendo presente in essa la rivalutazione dei laici e della figura della donna(12).

15. Il nostro Ordine, come parte della Chiesa stessa, vive ugualmente immerso in un mondo pluralista, che chiede l'apertura ad un'unità nella pluriformità: "una pluriformità - come dice il Documento capitolare "Incominciate sempre" - fedele all'essenziale del carisma e che si arricchisce con la diversità in tutto ciò che è secondario e culturale"(13). Allo stesso tempo l'Ordine oggi più che mai si comprende come movimento spirituale dentro la Chiesa, per le numerose testimonianze e dottrine dei nostri beati, santi e dottori. Formiamo così una famiglia universale formata da religiosi, monache e laici, tutti in cammino verso la nuova umanità.

16. Tenendo conto delle sfide culturali date da una situazione di esilio e speranza, da un mondo in cambiamento e in perenne trasformazione, da una nuova situazione nella Chiesa e nella vita consacrata, che tocca il nostro carisma, ci proponiamo di riflettere sugli aspetti fondamentali della nostra vita. Pertanto, partendo dai valori essenziali del Vangelo e della vita consacrata, vogliamo addentrarci nel nostro carisma teresiano-sanjuanista, nella ricerca di nuove vie per la sua attualizzazione e per la ristrutturazione delle nostre presenze.

PRIMA PARTE

RIPARTIRE DALL'ESSENZIALE DEL CARMELO TERESIANO

17. L'espressione "ripartire dall'essenziale" vuole indicare semplicemente il movimento costante di ricominciare il cammino del Vangelo, che ci invita ad una conversione continua. Ripartire, in effetti, significa, tra l'altro, ripetere o accentuare i valori essenziali del nostro carisma nel qui ed ora. Non si tratta pertanto di negare quanto si è realizzato nel passato lontano o recente, bensì di iniettarvi un dinamismo crescente che permetta di tendere sempre a quell'ideale tracciato da Gesù e dallo Spirito Santo, che guidano la vita degli individui, dei gruppi, della Chiesa e del mondo. Ripartire è uno sforzo per mettere in pratica quello che diceva la nostra Santa Madre, Teresa di Gesù: "Rispetto a coloro che verranno dopo, sono pure di fondamento quelli che vivono oggi"(14).

In questa prima parte dell'Intrumentum laboris ricorderemo successivamente i punti centrali del Vangelo, della vita consacrata, della Regola, della esperienza e dottrina dei nostri Santi Padri, Teresa di Gesù e Giovanni della Croce, e di quanto ci presentano le nostre Costituzioni rinnovate, specialmente nel capitolo primo.

I. RIPARTIRE DALL'ESSENZIALE DEL VANGELO

18. Cristo è il centro della vita e dell'esperienza cristiana (Col 1,15-29 Ef 2,20). Egli, Figlio di Dio, si incarna per rivelarci il disegno del Padre e per comunicarci una nuova vita (Gv 1,1-18), la verità di Dio e la nostra, Dio che si dona a noi, il nostro essere figli, chiamati alla comunione con Lui. Tornare ai valori essenziali del Vangelo significa innanzitutto avvicinarci a Cristo attraverso il Nuovo Testamento e aprirci all'azione dello Spirito Santo. Cristo, mosso sempre e in tutto dallo Spirito, realizza l'opera che il Padre gli ha affidato, con autorità e libertà, mantenendosi fedele nella sua risposta unica alla volontà del Padre: "Ecco vengo… per fare la tua volontà" (Eb 10,7). San Giovanni della Croce "riassumerà" così la vita intera di Gesù: "In questa vita non ebbe e non volle altro piacere che quello di fare la volontà del Padre"(15). Gesù viene sperimentato da noi anche come Colui che è presente e vicino alla nostra vita, che cammina con noi nella forza dello Spirito.

19. In Cristo Dio ci ha rivelato tutto. Non potremo mai dire di conoscerlo perfettamente: "C'è ancora molto da approfondire in Cristo. Egli infatti è come una miniera ricca di immense vene di tesori dei quali, per quanto si vada a fondo, non si trova la fine; anzi in ciascuna cavità si scoprono nuove vene di ricchezze"(16). Bisogna partire sempre da Cristo: "In primo luogo l'anima abbia un costante desiderio di imitare Cristo in ogni sua azione, conformandosi ai suoi esempi, sui quali mediti per saperli imitare e per comportarsi in ogni sua azione come Egli si comporterebbe"(17). Egli è il centro della nostra vita e in Lui abbiamo tutto: "Miei sono i cieli e mia è la terra, miei sono gli uomini, i giusti sono miei e miei i peccatori. Gli angeli sono miei e la Madre di Dio, tutte le cose sono mie. Lo stesso Dio è mio e per me, poiché Cristo è mio e tutto per me"(18). Ad ogni generazione Gesù si presenta come Colui che rivela il progetto ultimo di Dio sull'essere umano e sul mondo. A ciascuna persona Egli indirizza la sua chiamata alla sequela, per essere come Lui libera da ogni schiavitù.

20. Gesù è il Vangelo vivente, "il messaggero e i messaggi"(19), colui che la santa Madre Teresa sperimentò come "libro vivente": "per apprendere la verità non ebbi altro libro che Dio. E benedetto quel libro che lascia così bene impresso quello che si deve leggere e praticare da non dimenticarsene più!"(20). Tutta l'esistenza di Gesù, ogni suo atto umano è rivelatore e liberatore, è proclamazione della Buona Novella di Dio. Non solo quando proclama con la parola la Buona Novella, ma anche quando agisce in favore di coloro che soffrono, dei poveri, dei peccatori; quando denuncia tutto quello che nella storia umana si oppone al piano di Dio. "Unto con lo Spirito Santo", "passò beneficando e risanando" (At 10,38). In tal modo Egli è il libro aperto, al quale tutti possiamo ispirarci per orientare la nostra esistenza umana, cristiana e di vita consacrata.

21. La lettura attenta dei Vangeli e la loro meditazione nell'orazione, ci permette di scorgere i lineamenti fondamentali di Gesù. Egli appare come una persona libera di fronte a tutto e di fronte a tutti coloro che possono ostacolare la sua missione di annuncio del Vangelo del Padre: libero dalla pressione sociale e religiosa, da familiari e amici, dal potere politico e religioso, dal legalismo. È libero perché ama tutti e vive per servire tutti, specialmente i più poveri, quelli in maggiore necessità, per liberarli da qualsiasi schiavitù. Egli trova la forza nella comunione con il Padre-Abbà, e insegna ai suoi discepoli a pregare il Padre con fiducia di figli. L'orazione è il tratto caratteristico della vita di Gesù. Appare in preghiera in tutti i momenti importanti della sua vita: al battesimo (Lc 3,21), nel deserto (Lc 4, 1-13), prima del grande miracolo dell'amico Lazzaro (Gv 11, 41-42), in una grande gioia: "Padre ti ringrazio" (Mt 11,25), prima di scegliere i suoi apostoli (Lc 6, 12-13). Prega per Pietro (Lc 22,32), passa le notti in orazione (Lc 5,12.16), benedice il pane (Mc 6,41), partecipa ai pellegrinaggi (Lc 2, 41-42). Mentre prega si trasfigura (Lc 9,28). Suscita la volontà di pregare, che conduce gli apostoli a chiedergli: "Insegnaci a pregare" (Lc 11,1). Prega incessantemente nell'agonia (Mc 14,32-39), nella sofferenza della croce (Lc 23,34), nell'ora di morire (Lc 23,46; Mc 15,34).

22. Gesù è una persona che vive per gli altri. Si pone sempre a lato degli esclusi dalla società. Gesù si avvicina a coloro che non trovavano posto nel sistema sociale esistente: pubblicani (Lc 18, 9-14 19, 1-10), lebbrosi (accolti e sanati - Mt 8,2-3 11,5 Lc 17,12), infermi (curati in giorno di sabato - Mc 3,1-5 Lc 14,1-6 13,10-13), donne (fanno parte del gruppo che accompagna Gesù - Lc 8,1-3 23,49-55), bambini (presentati come insegnanti degli adulti - Mt 18,1-4.13-15 Lc 9,47-48). Gesù predilige il popolo umile e afferma che esso comprende il mistero del Regno meglio che i saggi e gli esperti (Mt 11,25-26). I samaritani sono presentati come modelli ai Giudei (Lc 10,33 17,16). Coloro che hanno fame sono accolti come gregge senza pastore (Mc 6,34 Mt 9,36 15,32), dà loro da mangiare (Gv 6,5-11) e incentiva in loro la solidarietà della condivisione (Gv 6,9). Ridona la vista ai ciechi (Mc 8,22-26 10,46-52 Gv 8,6-7), mentre i farisei sono dichiarati ciechi (Mt 23,16). La guarigione del paralitico è segno che Gesù può perdonare i peccati senza bestemmiare (Mc 2,1-12). Cura gli ossessi come segno che è giunto il Regno di Dio (Lc 11,14-20). La donna adultera è accolta e difesa contro la legge e contro la tradizione (Gv 8,2-11) e le prostitute invitate alla conversione (Mt 21,31-32 Lc 7,37-50). Gli stranieri sono accolti e seguiti (Lc 7,2-10) e la Cananea riesce a cambiare i piani di Gesù (Mt 15,22). I peccatori sono chiamati ad essere discepoli di Gesù (Mc 1,16-20), mentre non c'è nessun dottore né scriba nel gruppo dei Dodici. Alcuni zeloti sono nel gruppo di Gesù (Mt 10,4 Mc 3,18) insieme con Levi, il pubblicano (Mc 2,14).

Questi atteggiamenti concreti di Gesù rappresentano un pericolo molto grande per il sistema dei Giudei, in quanto Gesù accoglie gli "immorali" (prostitute e peccatori), gli "emarginati" (lebbrosi e malati), gli "eretici" (samaritani e pagani), i "collaborazionisti" (pubblicani e soldati), i "deboli e i poveri" (che non hanno potere né sapere).

23. Gesù denuncia tutte le divisioni e le combatte attraverso atteggiamenti concreti. Le divisioni e le opposizioni esistenti a quel tempo venivano dalle relazioni di produzione, dalla razza e dalla religione. Tutto mescolato. Tutte quante contraddicevano la volontà del Padre, dal momento che a causa di esse molta gente era emarginata, lasciata in disparte, senza nessuna speranza di poter avere una vita migliore. E molte volte ciò era mal visto e legittimato in nome di Dio, per una errata interpretazione della Bibbia. La divisione tra prossimo e non-prossimo sparisce con Gesù. Egli afferma che essere prossimo non dipende solo dalla razza né dalle osservanze esteriori, bensì dalle disposizioni di ciascuno ad avvicinarsi all'altro, chiunque sia (Lc 10,29-37). Un'altra divisione era quella che si stabiliva tra pagano e giudeo. Gesù la distrugge, in quanto è disposto ad entrare nella casa del centurione (Lc 7,6) e presta attenzione alla richiesta della Cananea (Mt 15,28). La divisione tra opere sante e profane (preghiera Mt 6,5-8; digiuno Mt 6,16-18 6,1-14 e altre attività) è ridimensionata. La divisione tra puro ed impuro è soppressa quando Gesù mette in discussione tutta la legislazione della purezza legale (Mt 23,23 Mc 7,13-23), arrivando a ridicolizzarla (Mt 23,24). La divisione tra tempo sacro e tempo profano non ha senso per Gesù. Egli collocò il sabato al servizio dell'uomo (Mt 12,1-12 Mc 2,27 Gv 7,23-24). Da ultimo, la divisione tra luoghi sacri e profani perde il suo significato, poiché Gesù insegna che Dio può essere adorato in qualsiasi luogo, se lo è in spirito e verità (Gv 4,21-24 Mc 11,15-17 Gv 2,19), e non solo nel Tempio.

24. Agendo così, Gesù scuote e relativizza i pilastri del sistema giudaico: osservanza del sabato, il tempio, le opere sante, come digiuno, orazione ed elemosina, la legge della purezza legale (Mt 23,25-28), la pratica della giustizia compiuta dai farisei (Mt 5,20), la legge propria di Mosè (Mt 5, 17.21.23.31.33.38). Gesù denuncia il tentativo di giungere a Dio con il proprio sforzo e il proprio merito: "Siamo servi inutili!" (Lc 17,10). Così libera il popolo dalla tirannia della legge, dalla tirannia degli interpreti della legge, dalla tirannia che, in nome del loro maggior sapere, imponeva pesanti carichi sul popolo ignorante (Mt 23,4). Egli propone un nuovo ordine: rivela Dio come Padri di tutti, che chiede la fraternità fra gli esseri umani. Unisce l'amore di Dio con l'amore al prossimo e chiede che il potere sia esercitato come servizio. Gesù rimane fedele nel compimento della volontà del Padre, al quale si apre fiducioso in preghiera, fino alla morte.

25. Le lettere apostoliche Tertio Millennio Adveniente e Novo Millennio Ineunte ci invitano a "contemplare il volto di Cristo"(21) e a vivere in modo particolare la dimensione cristologica della vita cristiana(22). Il Concilio Vaticano II, parlando della vita consacrata, ha insistito in vari punti sull'aspetto fondamentale del suo impegno di seguire Gesù, dicendo che "norma ultima della vita religiosa è la sequela di Gesù"(23).

26. Ripartendo dall'essenziale del Vangelo incontriamo la presenza e l'azione dello Spirito Santo che è sempre vicino, con e nella comunità cristiana, per guidarla alla verità intera (cf. Gv 14,16-17 16,3). Egli è Colui che muove la Chiesa in tutti i tempi, affinché dia testimonianza di Cristo, e traduca in pratica il progetto di Dio sull'umanità (cf. At 1, 4-8). Nella prospettiva dei Sinottici, lo Spirito è Colui che guida Cristo e i credenti (Mt 4,1 Lc 4,14 2,26) e aiuta i discepoli nei momenti di persecuzione (Mt 10,20). Nel libro degli Atti degli Apostoli lo Spirito guida continuamente la Chiesa. Con la sua azione crea la comunità (At 2,42-47) e la spinge ad evangelizzare con audacia (At 2,29 4,13.29.31). Allo stesso tempo difende la libertà aiutando a superare il legame al legalismo che minaccia ed opprime (At 15,1-5.28). Per Paolo lo Spirito è la nuova legge (Rm 8,1-17); è uno Spirito di comunione nella diversità dei carismi comunicati (1Co 12,1-13); abita in noi (1Co 3,16), ci trasforma in figli di Dio (Rm 8,14-15) e produce frutti (Gal 5,22). Nel vangelo di Giovanni si sottolinea soprattutto la vicinanza dello Spirito nella comunità cristiana (Gv 14,16-17) come Maestro che aiuta a riconoscere e penetrare gli insegnamenti di Gesù (Gv 14,25-26 16,12-15) e come Avvocato che difende Cristo e convince il mondo di peccato per non aver creduto in Gesù, di giustizia perché prova che Egli ha trionfato e di giudizio perché il male è stato vinto da Cristo (Gv 16, 5-10).

27. L'analisi del fondamento biblico della Vita Religiosa ha contribuito a riscoprirla come una forma di sequela di Gesù(24). Ha mostrato che, mentre Egli viveva, diversi gruppi lo seguivano, e questo è continuato anche dopo, nella vita della Chiesa, concretizzandosi in diverse forme di sequela di Gesù. Una di queste forme è la vita consacrata che, similmente al gruppo degli apostoli, ma con una propria interpretazione, cerca di vivere come Gesù e di testimoniare che in Lui si incontra la pienezza. La vita consacrata è un modo di seguire Gesù. Così scriveva san Giovanni della Croce quando diceva alla comunità delle Scalze di Cordoba: "Facciano capire ciò che professano, cioè il Cristo nudo, affinché coloro che verranno a voi sappiano con che spirito si devono avvicinare"(25). La consegna totale di noi stessi, che esprimiamo con i voti, rappresenta una nuova forma di realizzare la vocazione personale e comunitaria.

28. Una rilettura della sequela di Cristo, guidata dalla azione dello Spirito, è quella che fece sgorgare nel popolo di Dio la vita consacrata. Questa rilettura si compie nella riflessione sulla dottrina di Cristo con le sue esigenze di totalità e nella contemplazione del suo esempio: nasce e vive poveramente e dedica tutta la sua esistenza ed energie al servizio degli altri in una vita celibe ed obbediente alla volontà del Padre. Tutti coloro che seguono Gesù devono mettere il Regno di Dio prima della famiglia e dei beni e sono invitati a prendere la croce del compimento della propria missione, illuminata dal discernimento alla luce della fede (Lc 14,25-35). Nella vita consacrata queste tre esigenze sono state interpretate in maniera particolare, portando ad esprimere la propria totale consegna a Dio e al servizio degli altri per mezzo della castità consacrata, della povertà e dell'obbedienza.

II. RIPARTIRE DALL'ESSENZIALE DELLA VITA CONSACRATA

 

29. Seguire Cristo ci porta a vivere l'essenziale della vita consacrata, con i consigli evangelici, riproducendo lo stile di vita di Gesù sotto il dinamismo dello Spirito. "Lo Spirito Santo rinnova incessantemente la Chiesa e la conduce alla unione perfetta con il suo Sposo"(26). La vita religiosa, presieduta dallo stesso dinamismo, sorse come dono dello Spirito alla Chiesa, per vivere ed esprimere con radicalità alcuni valori evangelici, per rispondere ad alcune situazioni di crisi e per andare incontro alle necessità della gente. Per questo i religiosi si sono inseriti mirabilmente nelle circostanze dell'epoca, parlando un linguaggio vitale e comprensibile ai contemporanei. Lo Spirito suscita lungo tutta la storia svariate forme di vita consacrata. Le nuove non distruggono le anteriori, ma le aiutano a rinnovarsi e a ripartire dall'essenziale.

30. Il carisma tende continuamente a convertirsi in esperienza, ed essere compreso più intimamente, a cristallizzarsi in forme molteplici a seconda del momento storico, spinto anche dai segni dei tempi che lo provocano, come tante azioni di Dio nella storia. Questa evoluzione interna del carisma e le forme e le strutture nelle quali deve manifestarsi per essere leggibile, è ciò che costituisce la vitalità del carisma, in ogni momento del suo sviluppo. Le incarnazioni del carisma nella storia sono opera di Dio e degli uomini. Come opere di Dio sono perfette; come opere di uomini sono fragili, imperfette e transitorie. Con senso della storia e dello sviluppo, bisogna rimanere aperti al nuovo, in un discernimento di fede (cf. 1Ts 5,19-21). Gli anni post-conciliari sono stati marcati da tensioni dovute a questo sforzo di assimilare i cambiamenti ed affrontare le sfide che traggono con sé.

31. L'Esortazione Apostolica post-sindoale Vita Consecrata ha messo in evidenza gli aspetti essenziali di ogni vita consacrata: consacrazione, comunione e missione. Questi elementi essenziali della vita consacrata si comprendono meglio quando li contempliamo da una prospettiva umana e cristiana. Cristo con la sua vita ci conduce all'incontro con Dio (Fede), con gli altri (Amore), con la realtà creata (Speranza). Questo ci conduce all'incontro con Dio, all'apertura agli altri e ad un lavoro creativo ed impegnato nella trasformazione del mondo, alla luce del progetto di Dio (la Speranza). La consacrazione è, in definitiva, un'espressione di fede in un Dio personale, unico assoluto al quale dobbiamo obbedienza amorosa: La comunione è un mezzo appoggiato sulla carità, che ci porta a formare una famiglia riunita nel nome del Signore. La missione di annunciare e di testimoniare il Vangelo con le sue conseguenze ed esigenze sociali, e che è missione di ogni cristiano, il consacrato vuole sottolinearla in un impegno di speranza attiva dedicandosi completamente al servizio degli altri.

32. Questi tre elementi chiave della vita umana e della vita consacrata: incontro con Cristo, fraternità e missione, non si possono separare. Tra loro c'è un'interdipendenza e causalità reciproca. L'incontro con Cristo si manifesta nell'amore del prossimo, ed entrambi spingono ad un impegno nella trasformazione della persona e della società con la testimonianza, la preghiera e il lavoro. Se Dio si riserva delle persone e le consacra, è per inviarle nuovamente con maggior libertà in missione nel mondo. Così la persona consacrata si consegna a Dio per Cristo, rimanendo aperta al servizio degli altri, alla luce delle esigenze del Regno di Dio. La nostra santa Madre Teresa di Gesù ha voluto dare questa dimensione apostolica a tutta la vita carmelitana di orazione e di fraternità(27).

33. La forma concreta di consacrazione si faceva con un solo voto (voto di vita monastica, conversio morum) fino al secolo XII. Questo voto unico implicava la totalità della consacrazione religiosa. A partire dal secolo XII, la forma concreta di consacrazione dei religiosi si è cominciata a fare con la menzione esplicita dei tre voti: castità, povertà e obbedienza. Essi spingono a consegnarsi a Dio e alla missione al sevizio degli altri. In quanto sono riserva della persona a Dio, implicano una donazione totale e generosa all'amore divino. Significano un impulso dell'essere umano che ricerca l'Assoluto, e per lui si sente libero di fronte a tutto. La rinuncia la mondo non è fuga, bensì un modo più radicale di relazionarsi ad esso. Con i voti non si rompono le relazioni con i beni di questo mondo (povertà), né con la società (obbedienza), né con la donna o l'uomo (castità). Piuttosto con i voti queste relazioni assumono una dimensione diversa a causa della propria dedizione totale a Dio. I voti consacrano, offrono, rendono liberi e disponibili le persone per la causa del Padre e di Cristo nel mondo, sotto l'azione dello Spirito.

C'è nei voti una dimensione trinitaria, messa in evidenza dalla Esortazione Apostolica post-sinodale Vita Consecrata(28).

34. La vita consacrata ha assunto quasi fin dai suoi inizi un ideale comunitario: l'imitazione del gruppo dei Dodici e della comunità cristiana di Gerusalemme. A partire dal Vaticano II, è stata riscoperta questa dimensione fraterna della vita consacrata. Essa si presenta come esperienza di vita fraterna del Vangelo in una Chiesa di comunione. Questa è precisamente una delle sue principali testimonianze. Una forma per rendere presente la salvezza di Gesù Cristo, che rese possibile la comunione tra gli esseri umani. Nel 1994, la CIVCSVA ha pubblicato un documento dal titolo Vita fraterna in comunità - "Congregavit nos in unum Christi amor". In esso ci ricorda i cambiamenti operati nella ecclesiologia e nel Diritto Canonico in relazione alla vita comune, che hanno portato a mettere l'accento non tanto sulla vita comune quanto sulla vita fraterna in comunità nella vita consacrata. Sottolinea pure alcuni aspetti della vita umana nella società che hanno decisamente influito nella comunità di persone consacrate: i movimenti di emancipazione politica e sociale nei paesi in via di sviluppo, la rivendicazione della libertà personale e dei diritti umani, la promozione della donna, l'esplosione dei mezzi di comunicazione, il consumismo e l'edonismo. "Tutto ciò - conclude il documento - ha costituito una sfida e una chiamata a vivere con più vigore i consigli evangelici, anche a sostegno della testimonianza della comunità cristiana"(29).

35. Come nella vita cristiana, nella chiamata alla vita consacrata "è compreso il compito di dedicarsi totalmente alla missione; più ancora, la vita consacrata, sotto l'azione dello Spirito Santo, che è all'origine di ogni vocazione e di ogni carisma, diventa missione, come lo è stata tutta la vita di Gesù. La professione dei consigli evangelici, che rende la persona totalmente libera per la causa del Vangelo, rivela anche da questo punto di vista la sua rilevanza. Si deve dunque affermare che la missione è essenziale per ogni Istituto, non solo per quelli di vita apostolica attiva, ma anche in quelli di vita contemplativa"(30). La missione non è altro che la dimensione apostolica della vita cristiana, che si vive tanto nella preghiera come nel servizio evangelizzatore. Questo spiega perché santa Teresa di Lisieux, Dottore della Chiesa, monaca contemplativa, fu dichiarata Patrona delle missioni.

III. RIPARTIRE DALL'ESSENZIALE DEL NOSTRO CARISMA E DELLA NOSTRA SPIRITUALITÀ

36. Il carisma della vita carmelitano teresiana si inserisce in un grande movimento di sequela di Cristo nella vita religiosa. Tre momenti sono fondamentali per la vita carmelitano- teresiana: la Regola, testo ispiratore, l'esperienza e la dottrina di santa Teresa e di san Giovanni della Croce, e l'espressione costituzionale post-conciliare del carisma e della spiritualità nelle nostre Costituzioni. Il ripartire dall'essenziale implica una rinnovata presa di coscienza di quei momenti che costituiscono il nucleo centrale del nostro carisma nella Chiesa. Questo ci permetterà di affrontare le sfide dei segni dei tempi nella Chiesa e nel mondo.

1. L'essenziale nella Regola di sant'Alberto

37. Le nostre Costituzioni sintetizzano chiaramente gli elementi fondamentali della Regola di sant'Alberto quando parlano della "formula vitae" originaria del Carmelo. Tale sintesi appare nell'enumerazione delle prescrizioni principali proposte come norma di comportamento, e che sono le seguenti:

"a) vivere in ossequio di Gesù Cristo e a Lui servire con cuore puro e buona coscienza, da Lui solo aspettando la salvezza; obbedire al superiore in spirito di fede, guardando a Cristo più che al superiore stesso;

b) meditare assiduamente la "legge del Signore", coltivando la "lectio divina", irrobustendo il cuore con santi pensieri così che la Parola di Dio sovrabbondi e dimori sulle nostre labbra e nei nostri cuori e tutto si compia nella parola del Signore;

 

c) celebrare ogni giorno la Sacra Liturgia comunitariamente;

d) rivestirsi dell'armatura divina, coltivando con sempre maggior intensità la fede, la speranza e la carità; seguire l'esempio dell'Apostolo nella ascesi evangelica e nel generoso esercizio del lavoro;

e) instaurare la comunione di vita attraverso la fraterna sollecitudine per il bene dell'Ordine e la salute spirituale dell'anima, la carità della mutua correzione, la comunicazione dei beni, sotto la guida del superiore preposto a servire i fratelli;

f) coltivare soprattutto l'orazione continua in solitudine, silenzio e spirito di evangelica vigilanza;

g) usare di tutte le cose, specialmente di quelle non obbligatorie, la discrezione, che è moderatrice delle virtù(31)".

38. Questi punti della Regola continuano ad essere validi, ma bisogna incarnarli e viverli con le sfumature dei segni dei tempi e dei luoghi. Questi elementi fondamentali della Regola di sant'Alberto devono oggi essere considerati a partire dalle diverse prospettive socio-culturali ed ecclesiali, che sono come finestre differenti che ci permettono di scoprire la sua ricchezza complessiva ed attualità, per rispondere alle sfide nuove per la nostra vita carmelitano-teresiana, incarnata nelle diverse culture. In tal modo, al cuore della ricerca fatta con fedeltà dinamica, scopriamo il valore e l'attualità dell'esperienza di coloro che ci hanno preceduto(32). Una rilettura della Regola del Carmelo, quale quella fatta dall'Ordine e cristallizzatasi nelle Costituzioni, fatta con questo atteggiamento, renderà possibile unire la nostra esperienza di carmelitani di oggi con quella dei nostri predecessori i quali, guidati dallo Spirito, vissero e ci trasmisero un carisma e una spiritualità: "Teniamo presenti i nostri veri fondatori, che sono quei santi Padri dai quali discendiamo e che, come sappiamo, giunsero al godimento di Dio per la strada della povertà e dell'umiltà"(33).

39. Dobbiamo assumere la rilettura che fecero della Regola i nostri Santi Padri, e a partire dalla nostra esperienza vocazionale, rimanere aperti a ciò che meglio riveli la sua ricchezza e struttura per le nuove generazioni. La Regola ci orienta all'essenziale della nostra vocazione: la purezza di cuore, la formazione di un mondo interiore che deve purificarsi ed essere ricettivo nei confronti del Dio vivo. La Regola offre un progetto di vita evangelico semplice ed unitario, centrato in Gesù Cristo e nella comunione ecclesiale, situato nella storia della salvezza. Offre anche un progetto che struttura la persona. Situa chiaramente e sobriamente le tre relazioni fondamentali della persona umana: con Dio (orazione), con gli altri (atti comunitari) e con se stessi (interiorità e meditazione personale). La Regola offre un progetto di vita comunitaria, nel quale la comunità ha il suo posto ed esiste in dialogo con l'autorità della Chiesa tra coloro che vivono insieme e le persone di fuori (ospiti o persone che aiutavano i frati) e con le altre comunità. In una società nella quale tutto ha un prezzo, la Regola segnala l'importanza della gratuità dell'amore.

Attualmente l'Ordine è diffuso in tutti i continenti e in tutte le culture più diverse, e questo ci chiede di assumerne gli elementi fondamentali cercando di inculturarli. È altresì importante tener conto di una lettura femminile della Regola.

40. I nostri santi Padri configurano così la rifondazione che fecero: il primato assoluto di Dio (vivere in ossequio di Gesù Cristo), la dimensione contemplativa di ascoltatori avidi della Parola, la vita personale e comunitaria, marcata e rivestita delle armi di Dio, della "penitenza della ragione e del giudizio"(34), dell'ideale teresiano di amore, distacco e umiltà(35).

41. Teresa si imbatte nella Regola quando è ben avanti nella vita spirituale, quando sta tracciando un nuovo progetto per vivere la sua vocazione, e mostra interesse nel mettere in evidenza l'innesto della nuova vita con il Carmelo nelle sue origini. Adotta la Regola come legge fondamentale della casa, nei suoi confronti si pone con libertà spirituale, e la ricrea con la sua esperienza vocazionale. San Giovanni della Croce non ha nessuna allusione esplicita alla Regola, ma con la sua dottrina ci rivela ed approfondisce i valori fondamentali della stessa: la sequela di Cristo, l'assoluto di Dio, l'abnegazione, l'ascolto della Parola e la risposta di fede, speranza e carità.

42. I nostri Santi Padri compirono una vera e propria "rifondazione". Avendo raggiunto le radici del Carmelo, lo aprirono verso orizzonti nuovi, rispondendo così alle sfide della loro epoca. Partirono da un'esperienza e la espressero nei loro scritti, che ci illuminano il cammino. A questa esperienza e dottrina dobbiamo tornare se vogliamo rispondere alla sfida dell'essenziale del carisma e della spiritualità del Carmelo teresiano sanjuanista.

2. L'essenziale dell'esperienza e dottrina teresiane

43. Da sempre molto dotata per le relazioni interpersonali, per l'amicizia, la nostra santa Madre, la cui esperienza è all'origine della nostra identità vocazionale nella Chiesa, è centrata in Dio, "raccolta" da Lui e in Lui, mistero trinitario. Le persone divine (Dio) riempiono totalmente lo spazio della sua coscienza, lanciandola energicamente e vivamente in una relazione interpersonale, fino ad immergerla nella vita di relazione intratrinitaria. Sperimenta la presenza e la vicinanza del Padre. Basta "mettersi in solitudine e guardarLo dentro di sé"(36). Nelle sue Relazioni ci parla di un'esperienza della Persona del Padre il quale, avvicinatosi a lei, le diceva parole soavi. "Mi disse fra l'altro mostrandomi ciò che voleva: 'Io ti ho dato a mio Figlio e allo Spirito Santo"(37).

44. Assumendo la nostra natura umana per opera dello Spirito Santo, il Verbo di Dio - ci dice la santa Madre - non solo assume le nostre debolezze, fatiche e limiti e così può comprendere la nostra fragilità, ma ci mostra anche la direzione e l'ambito della nostra filiazione divina: la nostra condizione umana, e per questo è compagno ed amico vero: ""Non siamo angeli, ma abbiamo un corpo. Voler essere angeli, mentre siamo sulla terra, è una vera pazzia […] e quando si è in aridità, Cristo è sempre un buonissimo amico ed è di grande compagnia, perché lo vediamo uomo come noi, soggetto alle nostre medesime debolezze e sofferenze"(38). Per questo santa Teresa si oppone al parere di molti teologi che esigevano di abbandonare l'umanità di Cristo per poter salire ai gradi superiori della contemplazione. Afferma con forza che non bisogna allontanarsi dall'umanità di Cristo(39). La sequela di Cristo sotto l'azione dello Spirito Santo, implica altresì, nella dottrina teresiana, assumere la nostra natura e viverla come grazia, come veicolo della grazia. Anche l'esperienza del limite e dei difetti. Cristificare è anche umanizzare, o se si vuole personalizzare, rendere persona.

45. Ovviamente santa Teresa ci insegna ugualmente che insieme a questo processo di umanizzazione c'è un processo di divinizzazione. Anche noi siamo definiti dall'umano e dal divino congiuntamente. Tutta l'ascetica teresiana tende alla liberazione e al potenziamento dell'umano, l'abbellimento della persona al fine di poter essere trasformati in segni e strumenti dell'Uomo-Dio e del Dio-Uomo: "più siete sante, più dovete mostrarvi affabili con le sorelle […] sforziamoci di essere molto affabili e accondiscendenti e di contentare le persone con cui trattiamo"(40). Teresa ci comunica la sua gioiosa scoperta di Dio e delle sue esigenze che arrivano alla radice delle nostre relazioni umane. Secondo lei, l'umanizzazione di Dio ci apre il cammino e rende possibile la nostra, che continua nell'umanizzazione di tutte le strutture, sempre al servizio della persona, come ci ricorda il Vaticano II: "Il principio, il soggetto e il fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona umana"(41). In tale alleggerimento delle strutture Teresa si impegnò a fondo, nel suo progetto di rinnovamento del Carmelo. Riuscì a passare da un rigido atteggiamento ieratico ad un umanesimo evangelico: "Si renda conto, padre mio, che io amo molto essere esigente per quanto riguarda le virtù, ma non per quanto riguarda il rigore, come si può vedere in queste nostre case"(42). Santa Teresa ha sempre difeso la comprensione e l'umanesimo delle strutture e nell'applicazione delle leggi, perché "un'anima che è oggetto di costrizione non può servire bene Dio"(43).

46. Con l'esperienza del Padre e del Figlio, santa Teresa ha sperimentato la presenza e l'azione dello Spirito nella sua vita. "Credo che lo Spirito Santo faccia da mediatore fra l'anima e Dio"(44). Egli è Colui che guida la vita delle persone e comunica loro la fede, come agli Apostoli. Egli accompagna nell'orazione e fa sperimentare il Padre e il Figlio presenti.

47. La via e l'espressione esistenziale - in seguito anche dottrinale - di queste esperienze divine è stata l'orazione, relazione di amicizia(45). Questo è il "mezzo" e il "luogo" per eccellenza della sua esperienza di Dio. Santa Teresa sottolinea l'importanza dell'incontro con il Signore nel silenzio e nella solitudine, anche se, già nella pienezza della sua unione con Dio, scrive "che tra le pentole va Dio"(46), e che si comunica per molte vie(47). Non solo "nei nascondigli"(48).

L'orazione sarà il centro e l'asse del suo messaggio spirituale. Intesa come amicizia si estende a tutta l'esistenza, portando ad essere amici di Dio. Per questo, quando presenta la sua pedagogia dell'orazione insisterà sull'essere: "poiché tali dovremmo essere"(49). E parla della nuova creazione dell'essere (amore fraterno, distacco, umiltà = verità) come "cose necessarie per coloro che pretendono di fare un cammino di orazione"(50).

48. Questa impostazione le servirà per educare alla vita di comunità, altro elemento estremamente essenziale nell'esperienza e nel vocabolario teresiani. Paragona le sue comunità con il gruppo dei Dodici che si stringe attorno al Signore e le chiama "collegio di Cristo"(51). "Egli ci ha qui riunite", "ci ha portato qui"(52). La comunità nasce perché il Signore chiama e riunisce per una donazione collettiva a Lui: "consacrarci interamente e senza riserva a Colui che è Tutto"(53). Egli ci rende debitori gli uni degli altri, e in questo modo siamo una nuova famiglia: "non troverete migliori congiunti di quanti sua Maestà vi invierà"(54). Questa orazione-amicizia è centrata fin dal principio in Gesù Cristo(55). In Lui, "libro vivo", apprende "le verità"(56) dell'essere di Dio e di noi stessi, della nostra chiamata ad "esserGli conformi"(57). Bisogna sottolineare che l'umanesimo teresiano ha proprio qui la sua radice più vera.

49. La persona consacrata si trasforma in Amica-Sposa di Gesù e deve diventare dono per gli altri: nella Chiesa e nel mondo. L'orazione per santa Teresa non si riduce ad alcuni momenti e tanto meno può rinchiuderci in noi stessi(58). Così educava le sue monache: "Cercavo di affezionarle al bene delle anime e a pregare per la propagazione della Chiesa"(59). "Coloro che amano veramente Dio e ne conoscono la natura" fanno dono di sé(60). Non si santificano per donarsi, bensì donandosi si santificano. E così "combattono per la gloria di Cristo"(61). Maria è l'espressione suprema della vocazione carmelitana: "Avete in Lei una madre così grande"(62), "piaccia a Dio che viviamo da vere figlie della Vergine"(63), dal momento che la riforma è "una causa della Vergine Maria"(64) , siamo il "Suo Ordine"(65).

50. Questa esperienza interiorizzabile delle tre Persone divine e della loro azione in noi e nella storia, si vive e si alimenta nella preghiera come relazione di amicizia con la Trinità. L'umanesimo è radicato nell'Incarnazione del Verbo. La comunione frutto della presenza e dell'azione dello Spirito, che spinge alla missione per proclamare la Buona Novella della salvezza e per vivere la fede (umiltà-verità), la speranza (distacco) e l'amore, è annuncio evangelico(66). Questi sono gli elementi fondamentali della esperienza e della dottrina teresiane.

3. L'essenziale dell'esperienza e dottrina sanjuaniste

51. San Giovanni della Croce è altrettanto fortemente segnato - nella esperienza e nelle parole - dal mistero tripersonale di Dio che si autocomunica. Tale esperienza lo fa "uscire", impegnando personalmente la sua vita, come ris-posta alla pro-posta di Dio: "Se l'anima cerca Dio, molto di più il suo Amato cerca lei"(67). "Dio è il centro dell'anima"(68). Il Santo, spiegando la nostra condizione di figli di Dio, parla del desiderio di comprendere le profonde vie e i misteri dell'Incarnazione che trasforma la persona in Cristo per opera dello Spirito Santo: "Una delle cause che maggiormente spingono l'anima a desiderare di penetrare nelle profondità della sapienza divina e di conoscerne la bellezza è […] raggiungere l'unione dell'intelletto in Dio, con la conoscenza dei profondi misteri dell'Incarnazione del Verbo, la sapienza più sublime e gustosa che esista"(69). Il credente desidera addentrarsi in queste "caverne" di Cristo per consumarsi, trasformarsi ed ubriacarsi, ossia vivere la partecipazione reale e totale nella modalità filiale dell'essere compartecipe della natura divina, "anime uguali a Lui e sue compagne"(70). Questo processo di essere trasformati in figli nel Figlio si realizza grazie allo Spirito Santo, che purifica il credente da tutto ciò che non è Dio, e gli dà la possibilità d'amare Dio con l'amore stesso di Dio, portando a perfezione quell'immagine di Dio che siamo fin dal momento della nascita(71). San Giovanni della Croce mette in rilievo che in tale partecipazione alla vita trinitaria per azione dello Spirito Santo, "l'anima è simile a Dio, e perché potesse giungere a tanto, Egli la creò a Sua immagine e somiglianza. Non è possibile sapere né descrivere come ciò avvenga. Si può soltanto dire che il Figlio di Dio ci ottenne e ci meritò di giungere ad essere figli di Dio"(72).

52. L'incontro con Dio di compie sempre nelle virtù teologali: azioni di Dio nelle quali Egli è al contempo comunicante e comunicato(73), che abilitano l'uomo e sono via per lui, con il loro aspetto purificativo e unitivo(74). In esse il santo esprime tutto il movimento del dono di Dio e della risposta umana: "l'unico mezzo prossimo dell'unione". La vita cristiana è solo, essenzialmente, vita teologale.

Anche questa focalizzazione si approfondisce nella orazione-contemplazione: "non avendo altro appoggio nell'orazione che la fede, la speranza e la carità"(75). Lo Spirito Santo, agente della contemplazione, "non illuminerà [l'anima] se non nella fede"(76). Egli è la "fiamma viva" che purifica (vera e profonda "ascesi") e unisce, "divinizza". Tutto il cammino spirituale si compie per la mozione dello Spirito Santo.

53. Il cammino spirituale, di purificazione e di unione, simultaneamente, è segnato nella realtà e nell'insegnamento del santo dalla Notte, "momenti" di una più intensa esperienza di purificazione, "momenti" decisivi del cammino di unione, che meritano una trattazione particolare da parte del dottore Mistico. L'unione è la vocazione dell'uomo, realtà coinvolgente, dinamica, in divenire, che domina tutto il cammino del credente, "condiziona" e illumina tutta l'esposizione sanjuanista(77). L'unione, che nella sua massima realizzazione è l'immersione profonda nel mistero della vita trinitaria(78), realizza in modo efficace la nostra condizione filiale(79).

54. Gesù Cristo, il Figlio, modalità della nostra partecipazione al mistero trinitario(80), è anche nella sua passione e morte la nostra via, colui che giustifica e verifica la nostra "passione e morte", la nostra "ascetica": "seguilo fino al Calvario e al sepolcro"(81). È il senso di 2S 7, capitolo nel quale il santo ci offre la sua comprensione del mistero di Cristo "porta e via"(82), nostra via(83). Così intitola il piccolo insieme di "avvisi" in 1Salita 13,3; così sintetizza nella Notte; "dove è più folto dentro penetriamo"(84). Morire "seguendo le sue orme [di Cristo] di mortificazione" in tutto ciò "che impedisce la risurrezione interiore dello spirito"(85). San Giovanni della Croce presenta Gesù come Parola del Padre, nella quale ci ha detto e dato tutto, rimanendo in silenzio. Il Padre ci ha dato suo Figlio come fratello, compagno, prezzo e caparra. Ciò deve alimentare in noi un atteggiamento di base: porre i nostri occhi in Cristo perché in Lui il Padre ci ha rivelato tutto, "poiché avendo rivelato in Cristo tutte le verità di fede, non ha né avrà mai più altra verità da manifestare"(86).

55. Come in Santa Teresa, l'essenziale dell'esperienza e della dottrina sanjuanista si trova nel campo trinitario: le tre Persone divine, Padre, Figlio e Spirito Santo, sono quelle che compiono l'opera di unione dell'essere umano con Dio(87). Questa si realizza attraverso un cammino illuminato dal Verbo, Parola del Padre, e guidato dallo Spirito Santo. Passa attraverso le notti della purificazione, che conducono alla maturità nella fede, speranza e carità. Queste tre attitudini fondamentali sono mezzo e disposizione per l'unione con Dio(88) e guidano il cammino dell'autentica preghiera cristiana. L'umanesimo di san Giovanni della Croce è complementare a quello di santa Teresa. Il suo umanesimo si incontra nella sua sensibilità di fronte alla bellezza della natura, il suo amore per la musica, la sua preoccupazione per gli ammalati e per i poveri, e in modo particolare nei suoi scritti poetici.

 

4. L'essenziale del carisma e della spiritualità del Carmelo Teresiano

56. Vita Consecrata ci invita a "riproporre con coraggio l'intraprendenza, l'inventiva e la santità dei fondatori e delle fondatrici come risposta ai segni dei tempi emergenti nel mondo d'oggi"(89). Nel Carmelo Teresiano-Sanjuanista questo dinamismo storico del carisma si è incarnato ed arricchito con la santità di tanti fratelli e sorelle nostri che, in diverse epoche e luoghi, furono testimoni viventi di questo dono, comunicato al nostro Ordine nella Chiesa, e si tramutarono in fondamento silenzioso ed eloquente di un'autentica fedeltà creativa. Tra gli altri sottolineiamo Teresa di Lisieux, Elisabetta della Trinità, Edith Stein, Raffaele Kalinowski, Teresa di Los Andes e molti altri ufficialmente riconosciuti come beati o santi o privi di tale riconoscimento ufficiale.

È urgente, pertanto, che la vita spirituale "occupi il primo posto nel programma di rinnovamento della nostra Famiglia religiosa, in modo da presentarsi come vera scuola di spiritualità evangelica"(90). Questa esperienza carismatica caratterizza peculiarmente il nostro Ordine il quale, attraverso le sue Costituzioni approvate dalla Chiesa, ha ottenuto la garanzia che "nel suo carisma spirituale e apostolico si trovano tutti i requisiti oggettivi per raggiungere la perfezione evangelica personale e comunitaria"(91).

57. Il numero 15 delle nostre Costituzioni presenta sinteticamente l'essenziale del nostro carisma e spiritualità. Riflettere su tale punto ci aiuterà a riprendere ciò che è veramente fondamentale nella nostra vocazione e missione.

Tenendo in conto le origini della nostra vocazione e del carisma teresiano, vale la pena di enumerare qui gli elementi primordiali della nostra professione :

"a) abbracciamo la vita religiosa 'in ossequio di Gesù Cristo', sotto la protezione della B. Vergine, nell'imitazione e nell'unione con Lei, la cui vita ci sta davanti come modello di configurazione a Cristo;

b) la nostra vocazione è all'origine una grazia divina, che ci unisce ai fratelli in comunione di vita e ci spinge all'arcana comunione con Dio in una esistenza in cui la contemplazione e lo zelo apostolico si fondono reciprocamente a servizio della Chiesa;

c) siamo chiamati all'orazione la quale, per mezzo dell'ascolto della Parola di Dio e della Liturgia, ci conduce al dialogo amichevole con Dio non solo nella preghiera, ma anche nella vita; ci proponiamo di nutrire questa vita di orazione con la fede, la speranza e soprattutto la divina carità, così che con animo purificato possiamo raggiungere una più alta e profonda vita in Cristo e disporci a sempre più abbondanti doni dello Spirito Santo. In tal modo partecipiamo del carisma teresiano e insieme continuiamo la primitiva ispirazione del Carmelo, totalmente compresi della presenza misteriosa del Dio vivente;

d) risponde all'indole del nostro carisma animare con l'intenzione apostolica tutta la nostra vita di orazione e di consacrazione e lavorare in molteplici forme per il bene della Chiesa e degli uomini, così che davvero 'l'azione apostolica sgorghi dall'intima unione con Cristo'; è tipico per noi, anzi, tendere a quella forma di apostolato che promana dalla pienezza 'dello stato di unione con Dio'

e) cerchiamo di offrire il nostro duplice servizio, di contemplazione e di attività apostolica, riuniti in comunità fraterna. In tal modo realizziamo l'ideale di s. Teresa, che voleva fondare una piccola famiglia a imitazione del piccolo 'collegio di Cristo'; e nello stesso tempo, vivendo in comunione di vita nel vincolo della carità, diamo testimonianza all'unità della Chiesa;

f) ci sforziamo di praticare il nostro genere di vita sostenendolo, secondo la Regola e la dottrina dei nostri santi Fondatori, con l'abnegazione evangelica" (Cost 15).

58. Anche santa Teresa ha tracciato il modo concreto di vivere queste realtà del carisma e della spiritualità. Ella "volle che venissero contrassegnate da uno stile di vita tutto suo, favorendo le virtù sociali e tutti i valori umani; coltivando la vita fraterna vissuta con gioiosa serenità in sincero spirito di famiglia; inculcando la dignità della persona e la nobiltà d'animo; lodando e promuovendo la formazione dei giovani religiosi, lo studio delle 'lettere' e la cultura; ordinando la mortificazione e gli esercizi ascetici della comunità in funzione di una elevata vita teologale e del ministero apostolico; curando la comunione fra le varie case e una amicizia evangelica fra le persone"(92).

SECONDA PARTE

COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO ALLA LUCE DELLA NOSTRA IDENTITÀ CARMELITANO TERESIANA


59. Abbiamo parlato nella prima parte delle principali sfide che si presentano oggi nella realtà socio-culturale ed ecclesiale e che c'interpellano. Il Carmelo teresiano del futuro dovrà cercare di rispondere ad esse a partire dalla propria identità nei diversi campi: socio-culturale, religioso, ecclesiale e carmelitano. Segnaliamo in tutti questi ambiti alcuni temi e, allo stesso tempo, indichiamo alcune conclusioni operative che ci permettano di intraprendere vie concrete di rinnovamento a partire dalla nostra fedeltà creativa.

A. ASPETTO SOCIO-CULTURALE


60. Il fenomeno della secolarizzazione incontra nell'esperienza del Carmelo una valorizzazione e alcune linee di orientamento. Il valore delle realtà temporali è stato cantato dai nostri mistici, che scoprirono in esse l'impronta di Dio. Allo stesso tempo, essi le videro come mezzi per salire più in alto e aprirsi alla trascendenza di Dio, presente e vicino, ma sempre più grande. La dimensione orante e contemplativa del Carmelo dovrà essere vissuta e presentata come apertura alla trascendenza, come fonte di impegno e di speranza nei sentieri di trasformazione del mondo, come cammino per un dialogo ecumenico ed interreligioso secondo le diverse situazioni socio-culturali.

61. Gli aneliti di libertà e liberazione, frutto della coscienza della dignità umana, esigono un impegno efficace di tutte le persone di buona volontà, in difesa e promozione dei diritti umani. Il Carmelo del futuro non potrà rimanere estraneo a queste sfide, sapendo come Teresa di Gesù, Giovanni della Croce e gli altri santi, maestri di vita spirituale, hanno parlato della dignità delle persone, create a immagine di Dio e chiamate alla trasformazione in Lui. San Giovanni della Croce invita a considerare la grandezza dell'essere umano, che ha la vocazione di vivere la vita divina: per questo "un solo pensiero dell'uomo vale più del mondo intero, perciò solo Dio è degno di esso"(93).

62. La globalizzazione, che mette in comunicazione il mondo e lo trasforma, causa anche l'impoverimento e l'emarginazione delle persone. L'orazione carmelitana, intesa come dialogo di amicizia con Dio e cammino di comunione con Lui, permetterà al Carmelo in futuro di essere segno e strumento di dialogo e comunione. L'esperienza contemplativa di Dio, d'altra parte, metterà in evidenza la necessità di fare i conti con Lui nell'elaborazione dei valori etici. Dio è alla base di essi, e senza di Lui non si può creare nulla di autentico.

63. Conclusioni operative

1. Come carmelitani teresiani abbiamo bisogno d'incarnare il nostro carisma nel mondo d'oggi, e a partire dalla nostra identità affrontare le sfide che presenta. È necessario pertanto che dal tempo della formazione iniziale si aiuti a "conoscere e comprendere il mondo nel quale viviamo, le sue speranze, le sue aspirazioni, e l'andamento drammatico che spesso lo caratterizza"(94).

2. Nella formazione permanente si terrà presente l'approfondimento nella realtà del mondo di oggi, in generale, e dei diversi contesti socio-culturali in particolare.

3. Come carmelitani teresiani dobbiamo vivere e trasmettere la nostra spiritualità come cammino di autentica libertà ed impegno per la giustizia e la pace.

 

B. ASPETTO RELIGIOSO


64. Nel mondo di oggi esiste una grande sete di spiritualità che spesso degenera in spiritualismo. La vocazione e missione del Carmelo sta precisamente nell'aiutare, alla luce dell'esperienza e degli insegnamenti dei suoi santi, ad andare alle radici di un'autentica spiritualità, che superi le esperienze superficiali del sacro.

Le nostre comunità, centrate nell'assoluto di Dio, dovranno essere scuole di orazione che trasformino i propri membri in veri contemplativi, capaci di scoprire Dio presente e vicino negli avvenimenti, nelle persone, nel positivo e nel negativo della storia. Un Dio che ci mette in discussione e ci interpella.

Questa contemplazione impegnata sarà capace di rivelare il volto del Dio di nostro Signore Gesù Cristo alle persone che lo cercano a tentoni. Noi membri del Carmelo teresiano dobbiamo cercare di diffondere l'amore e la conoscenza di questo Dio, incontrato nell'orazione, e che conduce ad un impegno per la giustizia e la pace.

Il vissuto e la testimonianza dell'esperienza di Dio avranno luogo in mezzo alle provocazioni di ogni ambiente socio-culturale ed ecclesiale. Bisogna aiutare a scoprire Dio come fonte di pienezza, come liberatore, come il Dio della speranza, come Padre-Madre, come qualcuno che è sempre vicino.

65. Negli sforzi di ricerca del senso della vita e della verità che caratterizzano il cammino dell'umanità di tutti i tempi, la Parola di Dio è luce che illumina e orienta i credenti verso Cristo, Parola del Padre. Il Carmelo che, fin dalle sue origini, ha avuto come ideale la meditazione giorno e notte della Parola del Signore, ha davanti a sé un'esigenza e un compito. L'esigenza di vivere all'ascolto della Parola e il compito di educare gli altri a ciò. Si tratta di una lettura vitale, con la convinzione che la Scrittura nasce dalla vita e dall'esperienza di un popolo guidato da Dio, che con la fede scopre la sua presenza e i suoi appelli nella storia, e si sforza di rispondervi. La Bibbia è l'esperienza modello con la quale dobbiamo confrontare le nostre esperienze. La missione delle comunità carmelitane sarà quella di essere centri di accompagnamento spirituale nella lettura della Bibbia, per trasformare tale accompagnamento in un avvicinamento orante, contemplativo e impegnativo, poiché "quando preghiamo parliamo a Dio, e ascoltiamo Dio quando leggiamo le sue parole"(95). In questo modo si eviterà una lettura spiritualista e riduttiva della Scrittura, e si aiuterà a scoprire gli appelli di Dio nella realtà di tutti i giorni, e della propria vocazione e missione. Qui il Carmelo del futuro ha una sfida per rinnovare la sua vita e compiere la sua missione.

66. Il Carmelo del futuro è chiamato ad offrire degli strumenti che corrispondano alla sete di Dio che c'è nel mondo attuale. La spiritualità carmelitana ha delle possibilità immense per rispondere a questa sete di Dio, e per condurre le persone in modo più profondo nella sua relazione con Dio. Tutte le nostre comunità di vita apostolica e contemplativa, i religiosi e i laici, dovrebbero impegnarsi nel compito di vivere un'esperienza spirituale evangelica e profonda. A partire da essa, il Carmelo teresiano del futuro potrà prestare un servizio qualificato nella Chiesa, sia nella condivisione, sia nell'accoglienza per offrire ad altri spazi e mezzi per questa esperienza, sia nella creazione di Centri ed Istituti di Spiritualità.

67. Conclusioni operative


1. Bisogna riscoprire l'importanza della lettura e della meditazione della Parola di Dio nel contesto della vita, per poter educare il popolo di Dio in una lettura orante della Scrittura, come punto di partenza dell'impegno evangelizzatore. Maria, la Vergine orante, che ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica, è il modello da seguire.

2. È necessario creare Istituti nazionali o regionali di spiritualità carmelitano-teresiana per il servizio interno dell'Ordine, che promuovano un contatto vitale dei nostri frati con la dottrina dei nostri santi, riletta nei diversi contesti socio-culturali ed ecclesiali.

3. Si deve continuare nella direzione di apertura di strutture che facilitino il nostro servizio nel campo della spiritualità a tutti i livelli. In particolare bisogna programmare la creazione di Istituti di Spiritualità inculturati nei diversi ambienti. Bisogna ugualmente abilitare i nostri religiosi all'uso dei mezzi di comunicazione, al servizio della pastorale della spiritualità.

4. È indispensabile favorire una rinnovata fedeltà ai tempi forti dell'orazione personale e liturgica, per poter crescere nell'attitudine contemplativa che ci permetta di sperimentare Dio in tutte le circostanze, persone ed avvenimenti, e ci porti ad una contemplazione impegnata che testimoni e proclami la presenza di Dio nella nostra storia.

5. Dobbiamo fare lo sforzo di rilettura dei nostri Santi Padri, perché possano venir presentati come interlocutori del mondo religioso nel campo ecumenico, interreligioso e delle diverse culture.

C. ASPETTO ECCLESIALE

68. La fedeltà creativa e le esigenze della nostra epoca hanno posto in rilievo l'attualità dell'ideale teresiano di essere piccole comunità oranti, fraterne ed impegnate nell'annuncio del Vangelo. Questo tipo di comunità piccole e vicine alla realtà sono chiamate ad essere segni della presenza di Dio nel cuore della storia e del mondo. La vicinanza alla realtà della vita delle persone creerà necessariamente una diversità di fraternità carmelitane inculturate. Ciò richiederà un cambio di strutture.

Queste comunità dovranno essere aperte alla condivisione del carisma e della spiritualità con i laici. Essi daranno loro la necessaria vicinanza alla realtà per assumere le grandi sfide che si presentano, per incarnarsi in essa. Si richiede una revisione in profondità dei modelli di vita, della organizzazione, dei canali per i quali si offre la testimonianza della fraternità orante ed apostolica. Dovranno essere comunità che possano vivere la vita carmelitana in forma semplice, umile, più spontanea nelle condizioni ordinarie, per trasformarsi in veri luoghi di incontro per coloro che cercano l'orazione contemplativa.

 

69. Conclusioni operative

1. La formazione e il rinnovamento della vita fraterna in comunità dovranno essere una delle priorità dell'Ordine, se vogliamo essere fedeli al carisma carmelitano-teresiano. Nella linea dell'ideale teresiano, dovranno tendere ad essere comunità oranti, fraterne, al servizio del Regno di Dio. Ciò richiede la realizzazione di autentici progetti comunitari fattibili, che aiutino a superare il crescente individualismo. Le forme concrete di organizzazione comunitaria terranno conto delle esigenze stabilite nelle nostre Costituzioni e dei diversi ambienti socio-culturali che richiedono stili diversi di organizzazione e di vita.

2. Nella linea stabilita dal documento Vita Consecrata(96), le nostre comunità dovranno essere più aperte alla condivisione della vita, del carisma e della spiritualità con i laici. Esperienze nuove in questo campo, accompagnate da valutazioni periodiche, sono necessarie. In dialogo comunitario, con i responsabili delle Circoscrizioni e con i laici, si tenterà di stabilire qualche esperienza in questo senso.

3. Dobbiamo rimanere aperti alla collaborazione con la Chiesa nel campo della evangelizzazione, soprattutto offrendo il nostro servizio peculiare della spiritualità, anche nei territori missionari.

D. ASPETTO CARMELITANO

 

70. Il punto di partenza è e sarà sempre la formazione delle nostre comunità al carisma teresiano-sanjuanista in uno stile di fraternità e nei valori essenziali della nostra vocazione nella Chiesa. È evidente la necessità di una formazione carismatica, capace di creare persone coscienti del proprio carisma personale e comunitario e aperte a testimoniarlo e a condividerlo nella partecipazione dei diversi carismi. Ciò richiede un'ecclesiologia di comunione che non sminuisce le peculiarità proprie di ciascun carisma e non fa scomparire le differenze, ma fa della diversità una fonte d'arricchimento. È decisiva una formazione nella relazione tra i membri dell'Ordine e con i laici, e i contatto con i diversi contesti di comunione e di collaborazione, non solo nel campo apostolico ma anche in quello del vissuto delle fonti ispiratrici del carisma e della spiritualità.

71. Uno dei mezzi per dinamizzare e rendere più efficace il servizio che il carisma e la spiritualità del Carmelo possono prestare alle persone è il dialogo e la collaborazione tra le diverse componenti della famiglia carmelitano-teresiana, oltre alla apertura alla diversità culturale.

Nel campo spirituale ed apostolico il Carmelo conta su un numeroso gruppo di Congregazioni religiose e di Istituti secolari affiliati. La radice spirituale e le varie sfumature del carisma carmelitano contribuiscono a rendere presente la ricchezza del carisma e della spiritualità carmelitana nei diversi campi della pastorale, della formazione e della nuova evangelizzazione. Nel futuro bisognerà incrementare questo lavoro comune. Allo stesso tempo, una nuova relazione con il Carmelo secolare e con gli altri gruppi che sono nati e nasceranno in seno alla famiglia di santa Teresa di Gesù e di san Giovanni della Croce, darà una maggior efficacia alla testimonianza e alla missione del Carmelo.

 

72. Conclusioni operative


1. Bisogna promuovere il dialogo e la riflessione congiunta con i membri del Carmelo secolare, con gli Istituti affiliati, e con gli altri gruppi carmelitano-teresiani per scoprire nuove prospettive di vivere e mettere al servizio della Chiesa il nostro carisma e e la nostra spiritualità. Temi particolari di dialogo e di riflessione potranno essere, tra gli altri: l'esperienza dell'assoluto e la centralità di Dio nella nostra vita; la vita fraterna in comunità; l'orazione come luogo dell'esperienza di Dio e come nota distintiva della famiglia del Carmelo teresiano.

2. È necessario favorire un dialogo speciale con le nostre sorelle carmelitane contemplative, per arricchire la percezione che abbiamo del carisma e della spiritualità con la prospettiva femminile, che completa ed equilibra quella maschile con la dimensione intuitivo-affettiva, realista, nuziale e materna, mariana e che orienta all'accoglienza, all'intimità e compassione.

E. OTRI NUOVI PER VINO NUOVO


73. Tutte le considerazioni che abbiamo fatto in vista del ripartire dall'essenziale, presi per mano dai nostri santi Padri, non potranno tradursi in pratica senza un profondo cambiamento di vita, come abbiamo segnalato anteriormente ed anche senza un'adeguata ristrutturazione che aiuti a vivere meglio la nostra vita fraterna in comunità oranti e, allo stesso tempo, a servire la Chiesa con il nostro peculiare carisma e spiritualità.

74. Si tratta soprattutto di rimanere aperti ad un'organizzazione delle nostre comunità a partire dalla pluriformità e dall'adattamento alle differenti culture e situazioni. Ci saranno luoghi nei quali prevarrà la struttura monastica, con comunità numerose; in altri contesti, in cambio, la soluzione sarà mettere in conto comunità più piccole ed più inserite nella realtà della gente. In alcuni luoghi si porrà l'accento su alcuni aspetti, in altri passeranno in secondo piano, ma esisterà sempre l'impegno di conservare i valori essenziali.

75. La sfida dell'essenziale è come la chiave che ci può aprire la porta a risposte nuove per le nuove situazioni. Siamo chiamati a correre il rischio della fede per camminare per le vie inedite dello Spirito. Questo ci chiede di attualizzare il nostro carisma e, a volte, ridisegnare le nostre presenze tenendo presenti alcuni criteri, prospettive diverse e vie concrete.

76. Abbiamo bisogno, anzitutto, di vivere la nostra identità carismatica sapendola trasmettere in modo intelligibile, fedeli alla Chiesa, in dialogo con la realtà. Un'autentica ristrutturazione deve essere guidata da questi criteri. Le prospettive dovranno essere i segni dei tempi e dei luoghi, in modo particolare quello della inculturazione che porta alla unità nella diversità.

77. Le vie concrete aprono un ventaglio di possibilità che vanno dalla ristrutturazione interna di alcune presenze ed attività (riordinare le finalità, occuparsi di nuovi destinatari, cambiare il nostro ruolo, riducendolo o ampliandolo a seconda dei casi, aprirci alla collaborazione con il Carmelo Secolare e con il laicato associato) alla ridistribuzione delle forze (rinforzare alcune presenze, diminuirne altre). In altre occasioni ci sarà da chiudere alcune presenze, quando non rispondano più alle condizioni attuali della nostra vita carmelitano-teresiana, del personale o delle esigenze. Infine, e questa è la via della fedeltà creativa, si dovranno aprire alcune altre nuove presenze che siano più in consonanza con il nostro carisma e con le sfide di oggi nei diversi contesti socio-culturali ed ecclesiali.

78. Conclusioni operative

1. Le Province e le Circoscrizioni faranno uno studio delle circostanze nelle quali si trovano e delle richieste che i segni dei tempi e dei luoghi presentano loro, per valutare concretamente se sia il caso di organizzare un piano di ristrutturazione che permetta di vivere meglio la vita fraterna in comunità e di prestare un servizio più qualificato carmelitanamente nelle Chiese locali.

2. Si organizzerà nelle Province e nelle altre Circoscrizioni un programma di formazione permanente che aiuti ad approfondire l'attuale teologia della vita consacrata e la spiritualità del nostro Ordine, come base e fondamento per un autentico rinnovamento.

3. A livello di nazioni o regioni si studierà la maniera di crescere nella collaborazione, per vivere meglio la nostra vita carmelitano-teresiana, per la formazione e per portare avanti iniziative comuni, che caratterizzino la nostra presenza e il nostro servizio nella Chiesa.

CONCLUSIONE


9. Non possiamo rinnegare un glorioso e fecondo passato, che ha avuto, accanto alle luci, anche zone d'ombra. Dobbiamo senza dubbio affrontare nuove e grandi sfide nella società e nella Chiesa, e per questo abbiamo bisogno di una chiara identità cristiana, religiosa e carmelitano-teresiana. Il ripartire dall'essenziale è la via per mantenere vivo questo dono dello Spirito alla Chiesa: una Chiesa universale e pluriculturale, segno e strumento del progetto di Dio in questo passaggio epocale.

80. Il Carmelo nel Terzo Millennio avrà molto da vivere e testimoniare se è capace di tornare all'essenziale, spogliandosi di quelle aderenze socio-culturali ed ecclesiali che siano frutto esclusivo di un'epoca, di una mentalità o di un contesto socio-culturale. L'abnegazione evangelica, la contemplazione, la fraternità teresiana continueranno ad essere validi, ma in un impegno rinnovato con i valori dinamici della fedeltà creativa, l'accettazione del rischio con decisione e fiducia, la conversione, la giustizia, l'amore, la responsabilità personale. Ovviamente, bisogna basarsi nello Spirito per muoversi nella notte oscura della fede, guidati dall'amore; altrimenti il lungo e difficile cammino che abbiamo davanti ci scoraggerà. Non c'è alcun dubbio che dobbiamo ripartire sempre, come santa Teresa e san Giovanni della Croce, dalla preghiera, affinché la vita "in Cristo" e "secondo lo Spirito" possa inondare la nostra esistenza. Allo stesso tempo, però, bisogna manifestare il frutto dell'orazione nel servizio agli altri. Come diceva santa Teresa: "A questo tende il matrimonio spirituale: a produrre opere ed opere"(97).

81. Che Maria, Vergine della Visitazione, come la chiama la Vita Consecrata, ci insegni ad "occuparci delle necessità umane al fine di alleviarle", ma soprattutto affinché le presentiamo a Gesù, proclamando le sue meraviglie. Ella, che seppe sempre compiere la volontà del Padre, "disponibile nell'obbedienza, intrepida nella povertà e accogliente nella sua verginità feconda"(98), ci ottenga dal Signore ciò di cui abbiamo bisogno per vivere come figli di Teresa di Gesù e Giovanni della Croce ed essere testimoni profetici di Dio nel nuovo Millennio.

1. 1 Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte (NMI) 15.
2.
2 NMI 51-52.
3.
3 VC 3.
4.
4 VC 63.
5.
5 Ivi.
6.
6 Cf. VC 110.
7.
7 GS 4.
8.
8 2N 16,8.
9.
9 GIOVANNI PAOLO II, Messaggio per la giornata mondiale della pace (2000), n. 2.
10.
10 Sollicitudo Rei Socialis, 42.
11.
11 LG 43 e 44.
12.
12 VC 57-58.
13.
13 Incominciate sempre, 14.
14.
14 Fondazioni, 4,6.
15.
15 S. Giovanni della Croce, 1S 13,4.
16.
16 S. Giovanni della Croce, CB 37,4.
17.
17 S. Giovanni della Croce, 1S 13,3.
18.
18 S. Giovanni della Croce, Orazione dell'anima innamorata (Sentenze 26).
19.
19 S. Giovanni della Croce, CB 6,7.
20.
20 S. Teresa di Gesù, V 26,5.
21.
21 NMI 16.
22.
22 Cf. Tertio Millennio Adveniente (TMA) 40.
23.
23 PC 2.
24.
24 Ivi.
25.
25 S. Giovanni della Croce, Lettera 16 del 18.7.1589 alla Madre Maria di Gesù.
26.
26 LG 4.
27.
27 S. Teresa di Gesù, Cammino di perfezione (CV) 3,10.
28.
28 VC 17-21.
29.
29 CIVCSVA, Vita fraterna in comunità (VFC) 4.
30.
30 VC 72.
31.
31 Costituzioni 3.
32.
32 Cf. Documento del Capitolo Generale 1997, "Incominciate sempre" e le conferenze del Definitorio Generale Straordinario celebrato al Monte Carmelo (1998): La Regola del Carmelo. Nuovi orizzonti.
33.
33 S. Teresa di Gesù, Fondazioni 14,4.
34.
34 S. Giovanni della Croce, 1N 6,2.
35.
35 Cf. CB 4,4.
36.
36 CV 28,2.
37.
37 R 25,2.
38.
38 V 22,10.
39.
39 6M 7,9.
40.
40 C 41,7.
41.
41 GS 25.
42.
42 Lettera 185, al padre Ambrogio Mariano, del 12.12.1576.
43.
43 Lettera 161, al padre Girolamo Gracian, del 21.01.1581.
44.
44 Pensieri sull'amore di Dio 5,5.
45.
45 Vita 8,5.
46.
46 Fondazioni 5,8.
47.
47 Fondazioni 5,1.
48.
48 Fondazioni 5,16.
49.
49 Cammino (Valladolid) 4,1.
50.
50 Cammino 4,3.
51.
51 Cammino (Valladolid) 27,6.
52.
52 Cammino (Valladolid) 8, 1-3.
53.
53 Ivi, 1.
54.
54 Cammino (Valladolid), 9,4.
55.
55 Vita 4,8 9,4.
56.
56 Vita 26,5.
57.
57 Cammino (Valladolid) 22,7.
58.
58 CV 3,10; CC 52.1.
59.
59 Fondazioni 1,6.
60.
60 Fondazioni 5,5.
61.
61 CV 3,5.
62.
62 3M 1,3.
63.
63 Fondazioni 16,7 27,10.
64.
64 Fondazioni 28,7.
65.
65 Fondazioni 28,37 29,31.
66.
66 Fondazioni 3,18.
67.
67 Fiamma 3,28.
68.
68 Fiamma 1,12.
69.
69 CB 37,2.
70.
70 CB 39,6.
71.
71 Fiamma 3,79.
72.
72 CB 39,4-5.
73.
73 Cantico Spirituale 1,10 12,1-2.4.
74.
74 2Notte 21,11-12; 2Salita 6.
75.
75 Sentenze 40.
76.
76 2S 29,6.
77.
77 2S 5.
78.
78 Cantico 39; Fiamma 2,77-79.
79.
79 Fiamma 1,27 3,10.78.
80.
80 Cammino 39,5-6.
81.
81 Sentenze 176.
82.
82 2S 11.
83.
83 2S 12.
84.
84 Cantico B 36,10-13.
85.
85 Lettera 7.
86.
86 2S 22,7.
87.
87 Cf. Fiamma 2,1.
88.
88 2S 6,6.
89.
89 VC 37.
90.
90 Cf. VC 93.
91.
91 VC 93.
92.
92 Costituzioni 10.
93.
93 Sentenze 32.
94.
94 GS 4.
95.
95 DV 25.
96.
96 VC 54-56.
97.
97 7M 4,6.
98.
98 VC 112.

     
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