1.
Innanzitutto desidero ringraziare per la cortesia d’informarmi della
celebrazione dell’89esimo Capitolo Generale Ordinario dell’Ordine dei
Carmelitani Scalzi, che avrà luogo in Avila,
dal 28 aprile al 18 maggio del presente anno. In prossimità di tale
data, è una gioia poterle inviare tale messaggio, che le
invio unitamente ad un cordiale saluto, per
Lei e per tuttii Padri Capitolari, assicurando la mia vicinanza
spirituale nella preghiera, affinché la luce dello Spirito Santo guidi
le vostre riflessioni e il vostro discernimento durante i lavori di
questa Assemblea.
La famiglia dei Carmelitani Scalzi, formata da frati, monache e laici,
nasce da un unico carisma, ed è chiamata a seguire una vocazione comune,
rispettando l’autonomia e l’indole specifica di ciascun gruppo. Il tema
scelto per il Capitolo – In cammino con santa Teresa e san Giovanni
della Croce: tornare all’essenziale – sottolinea
la ferma volontà dell’Ordine di rimanere fedele al carisma che,
suscitato dallo Spirito in un determinato contesto storico ed
ecclesiale, si è sviluppato nel corso dei secoli ed è destinato a
produrre anche oggi frutti di santità nella Chiesa, per il “bene comune”
(1Co 12,7), rispondendo alle sfide del Terzo Millennio.
La vostra intenzione è di “partire” dal Vangelo, andando in profondità
nei valori della vita consacrata, a partire dalle
vostre proprie radici. Volete farlo in Avila, luogo che
conserva un vivo ricordo dell’esperienza e della dottrina di santa
Teresa di Gesù e di san Giovanni della Croce.
Lì ho avuto occasione di ammirare e venerare non solo “i maestri
spirituali della mia vita interiore, bensì due luminosi fari della
Chiesa” (Omelia della messa di santa Teresa di
Gesù, Avila, 1.11.1982 2).
2.
Il carisma fondazionale si comprende meglio alla luce della parabola
evangelica dei talenti (Mt 25, 14-30) in quanto
proviene dalla magnanimità del Signore e, insieme agli altri, forma
parte del tesoro della Chiesa. Secondo questa ben nota parabola, il
servo buono e fedele (Mt 25, 21.23) si sente onorato della fiducia
riposta in lui, e impiega i talenti responsabilmente, obbedendo alla
volontà del suo Signore, in quanto sa di
appartenere a Lui e di dover a Lui rendere conto. Manifesta la sua
saggezza amministrando sensatamente il dono ricevuto, che è essenziale
in tutte le sue dimensioni, traendo da esso
il massimo rendimento possibile.
I doni dello Spirito Santo sono qualcosa di
vivo e dinamico, come il seme che, una volta seminato nella terra,
germoglia e cresce (Mc 4,27) per la meraviglia dello stesso
agricoltore. Nella riflessione sull’essenziale del vostro carisma, è
bene prendere come punto di partenza i frutti nella loro maturità,
poiché sono essi, secondo il criterio evangelico, che ci permettono di
riconoscere la validità dell’albero dal quale provengono (Mt 7, 15-20).
Tale metodo richiede rispetto della storia del proprio carisma, che in
ogni epoca ha dato abbondanti e buoni frutti. Per questo, la “fedeltà al
carisma fondazinale” è al tempo stesso fedeltà al suo “successivo
patrimonio spirituale” (Vita consecrata 36). In effetti, numerosi
consacrati hanno dato eloquente testimonianza di santità e realizzato
imprese di evangelizzazione e di servizio
particolarmente generose e ardue (VC 35).
Anche a voi, come a tutti i religiosi e le
religiose, ripeto “non avete solamente una gloriosa storia da ricordare
e vantare, bensì una grande storia da costruire” (VC 110). Per
questo è necessario sforzarci di sradicare quanto
ostacoli la crescita del carisma. Il miglior servizio che si può
rendere al dono ricevuto è la purificazione
del cuore mediante frutti degni di conversione (Mt 3,8). “In
effetti la vocazione delle persone consacrate di cercare
unicamente il Regno di Dio è principalmente una chiamata ad una piena
conversione, nella rinuncia di se stessi per vivere totalmente nel
Signore” (VC 35). Si tratta di un compito permanente dal
momento che, come ha messo in evidenza la
Congregazione per la Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica,
non si può ignorare l’insidia costante della mediocrità nella vita
spirituale, il progressivo imborghesimento, una mentalità consumista,
l’affanno per l’efficienza o uno smisurato attivismo” (cf. Instr.
Camminare 12).
3.
Per rispondere alle sfide dell’epoca attuale, la Chiesa
sottolinea il “dovere permanente di scrutare
a fondo i segni dei tempi, interpretandoli alla luce del Vangelo” (GS
4). Così, invitando a seguire “l’esempio dei fondatori e delel
fondatrici che, aperti all’azione dello Spirito Santo hanno saputo
interpretare i segni dei tempi e rispondere in modo chiaroveggente alle
esigenze che poco a poco vedevano sorgere” (VC 9), la Chiesa
raccomanda alle persone consacrate che accolgano
in profondità i disegni della Provvidenza, guidati dal “discernimento
soprannaturale, che sa distinguere quello che proviene dallo Spirito da
quanto vi è contrario” (VC 73).
Lo Spirito guida i fedeli verso Cristo, che è la verità tutta intera
(Gv 16,13). E’ d’obbligo quindi prestare attenzione a quanto Gesù ha
detto e fatto durante la sua vita terrena. E’ impressionante la risposta
che Egli, inviato dal Padre ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi ed agli
oppressi (Lc 4,18), diede alle aspettative
del suo tempo: rimase per trent’anni in una vita nascosta, nel silenzio
di Nazaret. Cominciò il suo ministero pubblico con quaranta giorni di
deserto, al termine dei quali scacciò ogni tentazione del maligno. In
seguito mantenne le distanze dai nazaretani, che pretendevano essere dei
privilegiati nei confronti dei prodigi compiuti da Gesù (Lc 4,23), dalla
folla che lo cercava ansiosamente (Mc 1,38) o che voleva acclamarlo re:
fuggì di nuovo al monte, egli solo (Gv 6,15). Agli affanni
dell’umanità Egli rispose tanto con la condiscendenza come con il
rifiuto, in ogni caso con la fermezza propria del suo essere segno di
contraddizione (Lc 2,34).
Per il carattere profetico della vita consacrata, anche voi, cari
Fratelli Scalzi di Nostra Signora del Monte Carmelo,
dovete stare attenti per discernere e prepararvi a rispondere alle
aspetttive del momento attuale, scendendo a
volte dal monte sui sentieri del mondo, proseguendo nel servizio del
Regno di Dio (VC 75), tornando altre volte alla solitudine per
vegliare con il Signore in luoghi appartati (Mc 1,45).
Partire dall’essenziale significa camminare partendo da Cristo e dal suo
Vangelo, letto nell’ottica del proprio
carisma. Così fecero i fondatori e le fondatrici, sotto l’azione dello
Spirito Santo. Si deve preservare la loro esperienza e allo stesso tempo
approfondirla e svilupparla, con la stessa apertura e docilità
all’azione dello Spirito, poiché così si salvaguarda sia la fedeltà
all’esperienza primigenia sia il modo di rispondere adeguatamente alle
esigenze mutanti in ogni momento storico.
In questa prospettiva si comprende bene l’importanza che ha un
“riferimento rinnovato alla Regola” (VC 37), che indica un
itinerario per seguire Gesù, caratterizzato da un carisma specifico,
riconosciuto dalla Chiesa. Le persone consacrate hanno in
essa un criterio sicuro per ricercare forme
di testimonianza capaci di rispondere alle necessità di oggi senza
perdere di vista l’ispirazione originale (VC 37).
4. Tutti voi, cari fratelli, abbracciando la vita
consacrata avete intrapreso “un cammino di conversione continua, di
dedizione esclusiva all’amore di Dio e dei fratelli” (VC 109). E’
una scelta che non si appoggia unicamente sulle forze umane, bensì
soprattutto sulla grazia divina, che trasforma il cuore e la vita.
L’umanità ha sete di testimoni autentici di Cristo, ma per esserlo è
necessario camminare verso la santità, che è già fiorita abbondantemente
nella vostra famiglia religiosa. Penso ai santi e
alle sante forgiati nel Carmelo e in modo
particolare alla inestimabile eredità che essi hanno lasciato al vostro
Ordine e a tutta la Chiesa san Giovanni della Croce e santa Teresa di
Gesù.
“Aspirare alla santità: questo è in sintesi il programma di tutta la
vita consacrata” (VC 93), un cammino che esige di lasciare tutto
per Cristo, per partecipare pienamente al suo mistero pasquale. La
crescita della vita spirituale deve essere sempre il fulcro attorno al
quale girano le Famiglie di vita consacrata, perché è precisamente la
qualità spirituale della vita consacrata ciò che colpisce le persone
del nostro tempo, assetate di valori assoluti (cf. ivi).
Condivido con affetto queste riflessioni ed esortazioni con tutti voi,
cari membri del Capitolo, e invoco sul vostro
lavoro l’effusioni di abbondanti doni dello Spirito, in modo che
l’Ordine dei Carmelitani Scalzi prosegua il suo cammino di fedeltà
dinamica alla propria vocazione e missione.
Che la Santissima Vergine Maria, Madre del Carmelo, e
i santi Teresa di Gesù e Giovanni della Croce
ottengano per voi e per tutta la Famiglia dei Carmelitani Scalzi copiose
grazie divine, in pegno delle quali imparto di cuore l’implorata
Benedizione Apostolica.
Vaticano 21 aprile 2003.