PRESENTAZIONE Cari fratelli, Vi invio il documento capitolare In cammino con santa Teresa di
Gesù e san Giovanni della Croce. Ripartire dall'essenziale, frutto
della riflessione dell'Ordine e del nostro Capitolo Generale 2003. La
riflessione cominciò nell'anno 2000 con il "Documento di consultazione", a
cui sono seguite le osservazioni inviate dalla maggioranza delle
circoscrizioni dei religiosi e, spontaneamente, da numerose
Associazioni/Federazioni e monasteri delle sorelle, e anche da alcune
Fraternità del Carmelo Secolare, così come da alcuni gruppi e persone
legate al Carmelo Teresiano (Lettera di presentazione dell'Instrumentum
Laboris di p. Camilo Maccise, 19 marzo 2001). L'Instrumentum
Laboris provvisorio è stato oggetto di studio nel Definitorio
Straordinario di Nairobi (Kenya), nel febbraio 2001, dove si è elaborato
l'Instrumentum Laboris definitivo. Tale documento è stato
studiato nelle circoscrizioni e nei loro Capitoli Provinciali del 2002.
Infine, il Definitorio Straordinario di Lipa City (Filippine), nel
settembre dello stesso anno, ha elaborato il testo che è stato presentato
al Capitolo Generale, tenutosi in Avila, dal 28 aprile al 18 maggio del
presente anno 2003. Il Capitolo Generale ha avuto l'opportunità di un'ulteriore revisione
del documento, concentrandosi sulla parte pratica. Ai capitolari è parso
conveniente, per ragioni di sintesi, semplicità e praticità riunire
semplicemente in una terza parte le conclusioni operative. Per questo, la
seconda parte, che finora si era considerata come un'unità essenzialmente
pratica, ha acquisito altresì un carattere dottrinale, in quanto tiene
conto soprattutto delle sfide del mondo attuale e intende segnalare alcune
vie per affrontarle. Le conclusioni operative della terza parte vanno
intese alla luce di tutta la parte dottrinale precedente, e non
rappresentano in alcun modo ciò che ci si aspetterebbe da un'assimilazione
della riflessione dottrinale, il cui orizzonte è più ampio e profondo.
Nel titolo della lingua base del testo (spagnolo) compare il termine
"ritornare", il cui contenuto nelle traduzioni in altre lingue viene
espresso in modo svariato. Ad ogni modo, il suo senso non è quello di un
ritorno storico, bensì quello di una ricerca di ciò che è autentico, che è
sempre presente e si proietta nel futuro. Se possibile, ancora con più fervore chiedo volentieri oggi, solennità
di Pentecoste, l'effusione dello Spirito del Padre e di Gesù sul Carmelo
(per il bene della Chiesa e del mondo). Roma, 8 giugno 2003.
IN CAMMINO
CON S. TERESA DI GESÙ
E S. GIOVANNI DELLA CROCE RIPARTIRE DALL'ESSENZIALE AI RELIGIOSI, ALLE MONACHE, AI LAICI DEL CARMELO TERESIANO PROLOGO 1. Al giorno d'oggi abbiamo una conoscenza del nostro carisma, o
possiamo averla, come forse mai prima d'ora nella nostra storia. Oggi più
che mai i nostri santi, la spiritualità che si identifica con la nostra
famiglia, sono richiesti dentro e al di fuori della Chiesa, dai più
svariati lettori, che legittimamente esigono che partecipiamo loro tale
ricchezza. Le nostre Costituzioni, in particolare il capitolo
primo, ci danno una sintesi degli elementi essenziali del nostro carisma.
Si tratta di una formulazione che è frutto di una presa di coscienza
rinnovata a partire dal Vaticano II. Dobbiamo allora chiederci come
possiamo rispondere alle esigenze dei segni dei tempi, nella Chiesa e nel
mondo, e alle grandi e legittime aspirazioni, umane e religiose, delle
nuove generazioni, perché possano portare a compimento in modo più
efficace ed attuale la missione del Carmelo Teresiano nel Terzo Millennio.
2. Le esperienze vissute dall'Ordine nel periodo post conciliare
"devono suscitare in noi un dinamismo nuovo, spingendoci a tradurre
l'entusiasmo sperimentato in iniziative concrete. [] Nella causa del Regno
non c'è tempo per guardare indietro, tanto meno per adagiarci nella
pigrizia. [] Tuttavia è importante che quanto ci proporremo, con l'aiuto
di Dio, sia profondamente radicato nella contemplazione e nella preghiera"(1).
Queste parole di Giovanni Paolo II ci tracciano un itinerario di
rinnovamento cha parte dalla contemplazione di Cristo dolente e
risuscitato, per camminare a partire da Lui, alimentati dalla sua parola
(che dobbiamo ascoltare ed annunciare). In tal modo potremo essere
"testimoni dell'amore" e affrontare i compiti attuali: i problemi legati
alla pace, il vilipendio dei diritti fondamentali di tante persone, lo
squilibrio ecologico, il rispetto della vita di ciascun essere umano, le
nuove potenzialità della scienza. La carità "si farà allora
necessariamente servizio alla cultura, alla politica, all'economia, alla
famiglia, perché dappertutto vengano rispettati i principi fondamentali
dai quali dipende il destino dell'essere umano e il futuro della civiltà.
[] Questo versante etico-sociale si propone come dimensione
imprescindibile della testimonianza cristiana: si deve respingere la
tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si
comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica
dell'Incarnazione e, in definitiva, con la stessa tensione escatologica
del cristianesimo. Se quest'ultima ci rende consapevoli del carattere
relativo della storia, ciò non vale a disimpegnarci in alcun modo dal
dovere di costruirla"(2). 3. Il tema del nostro Capitolo Generale è: In cammino con santa
Teresa di Gesù e san Giovanni della Croce. Ripartire dall'essenziale.
Ciò vuol dire riflettere sul futuro del Carmelo all'inizio del Terzo
Millennio e anche sul futuro della vita consacrata, come cominciato nel
Capitolo Generale di Lisieux. Questa, come dice il Documento Vita
Consecrata, "è parte integrante della vita della Chiesa"(3),
e pertanto "non potrà mai mancare in essa"(4).
Lo stesso documento, quando guarda al futuro, presenta con realismo la
possibilità che ci siano Istituti che "corrono persino il rischio di
scomparire", mentre in altri "si pone piuttosto il problema della
riorganizzazione delle opere"(5).
4. Certamente è difficile indovinare il futuro. Comunque, se siamo in
grado di analizzare i segni dei tempi e dei luoghi, possiamo scoprire in
essi quel seme che ci permette di prevedere, almeno in parte, ciò che
sarà. Qual è, in questa prospettiva, la situazione del Carmelo
maschile, femminile e laicale? La risposta esige un'analisi della
situazione del mondo, della Chiesa e della famiglia del Carmelo. Faremo
questa valutazione radicati nella fedeltà alle linee essenziali del
carisma teresiano-sanjuanista espresse nelle nostre Costituzioni,
per affrontare così le sfide della nostra epoca. È lo Spirito che ci
spinge verso il futuro, per continuare a fare con noi grandi cose(6).
5. Questo documento è destinato fondamentalmente ai frati. Se lo
inviamo alle nostre sorelle di vita contemplativa e ai laici è perché
vogliamo arricchirci dei loro punti di vista e delle loro prospettive per
rinnovare la nostra vita. Non intendiamo in alcun modo mettere in
questione il loro stile di vita, al quale devono, come chiede la Chiesa,
una fedeltà creativa. Anche alle monache e ai laici tocca riflettere sulla
loro vita e sul rinnovamento che lo Spirito chiede loro attraverso il
magistero della Chiesa, specialmente con i Sinodi sulla Vita Consacrata e
sui Laici, con i rispettivi documenti post sinodali. INTRODUZIONE UNO SGUARDO ALLA REALTÀ 6. Guidati dal Magistero della Chiesa, vogliamo con essa "scrutare a
fondo i segni dei tempi ed interpretarli alla luce del Vangelo [] Bisogna
infatti conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo nonché le sue
attese, le sue aspirazioni e la sua indole spesso drammatiche"(7).
Facciamo tutto ciò a partire dalla nostra identità carmelitano-teresiana e
con occhi di fede. Segnaliamo solo alcune caratteristiche fondamentali del
mondo di oggi, che si rendono presenti in un modo o nell'altro, con le
normali differenze che si hanno nei diversi contesti socio-culturali ed
ecclesiali. 1. Una situazione di esilio e di speranza 7. Viviamo in un'epoca che alcuni hanno paragonato all'esilio. Israele, in questo periodo della sua storia, si vide spogliato di tutte le sue sicurezze: del tempio, luogo della presenza di Dio; di Gerusalemme, capitale del Regno e centro di unità del popolo; della monarchia, punto di riferimento della sua identità come nazione. Allo stesso modo nella Chiesa e nella vita consacrata, specialmente in occidente, abbiamo perso molte delle sicurezze che avevamo nel recente passato. Si è fatta strada la ricerca, l'incertezza, la pluriformità, il disorientamento. Come il popolo di Israele, la vita consacrata si è trovata improvvisamente senza le certezze del passato. L'esilio non è solo un fatto esteriore, è un'esperienza spirituale. L'onnipresente sangiovanneo "uscii", la "notte oscura" che definiscono tutto il nostro cammino spirituale, l'inevitabile "incamminarsi per strade del tutto ignote" per "recarsi in terre sconosciute"(8), ci avvicinano alla medesima realtà. Quelli che si trovano in situazione di esilio sono persone che, sebbene abbiano dovuto attraversare delle frontiere, continuano ad avere in cuore vincoli spirituali e nostalgie per quello che hanno lasciato dall'altro lato. Soffrono per quanto hanno perso, e che continua ad essere parte integrante della loro identità. La vita consacrata, come il nostro Ordine, ha dovuto ridisegnare i propri confini a partire da una situazione di esilio. Bisogna avere una spiritualità profonda per affrontare nuovi confini e frontiere. Le esperienze nuove, fatte con discernimento orante, lungi dal far
perdere la propria identità, ci condurranno a conservarla in maniera
rinnovata. L'esilio è una occasione per riprendere il cammino con
speranza, per affrontare la sfida costante del ritorno all'essenziale,
per crescere e maturare nella fede e nella conoscenza di Dio, e allo
stesso tempo per scoprire i condizionamenti storici e il disegno salvifico
del Signore che passa anche attraverso di essi. 2. Un mondo in cambiamento e in trasformazione permanenti
8. I cambiamenti nel mondo, come ci ricorda la Gaudium et Spes nella introduzione, sono veloci: oggi assistiamo a dei cambiamenti per i quali prima ci sarebbero voluti dei secoli; sono universali: coinvolgono tutto e tutti; sono profondi: coinvolgono tutto l'essere umano e la sua realtà personale, familiare e sociale. Si potrebbe parlare più che di cambiamenti di un cambio epocale caratterizzato dalla modernità e post-modernità, dal soggettivismo e dalla crisi delle ideologie. Appaiono anche altre tendenze positive, come la coscienza del
valore della persona e dei suoi diritti fondamentali, la ricerca di una
nuova armonia tra l'essere umano e la natura, la protezione e la difesa
della medesima, la sensibilità di fronte al problema della vita, della
giustizia e della pace, la coscienza del valore delle proprie culture, la
ricerca di un nuovo ordine economico internazionale, il senso crescente di
responsabilità dell'essere umano davanti al futuro, una nuova situazione
della donna nella società, una maggiore sensibilità alle esperienze
religiose e mistiche come mezzo per un processo di liberazione e di
crescita personale, e allo stesso tempo un desiderio autentico di
spiritualità. In particolare - e vogliamo segnalarlo dilungandoci un po' -
ci sono alcuni fenomeni come il secolarismo, la liberazione, la
globalizzazione e la nuova etica. 9. La secolarizzazione porta con sé una trasformazione della relazione
dell'essere umano con la natura, con gli altri e con Dio. È il fenomeno
della desacralizzazione che afferma la legittima autonomia della persona,
della cultura e della tecnica. Questo può dare origine ad alcuni squilibri
tra l'autonomia dell'essere umano e la perdita di senso della trascendenza
(ciò che conduce al secolarismo), tra i valori religiosi e i nuovi miti e
idoli. D'altra parte, e come reazione opposta, si constata con frequenza
in diverse parti del mondo il fondamentalismo religioso, che porta con sé
la negazione della libertà e della autonomia della persona, della cultura,
e della tecnica, così come la persecuzione delle minoranze religiose.
10. Un altro fenomeno che non possiamo ignorare è la liberazione.
Persone, gruppi e culture non vogliono essere oggetti nelle mani di coloro
che detengono il potere, ma desiderano essere protagonisti in una
situazione di uguaglianza, responsabilità, partecipazione e comunione. La
presa di coscienza della dignità della persona umana spinge a ricercare le
vie di realizzazione della stessa attraverso l'esercizio dei suoi diritti
fondamentali efficacemente riconosciuti, tutelati e promossi. In questo
campo bisogna inserire pure il movimento femminista, che cerca di dare
alla donna lo spazio che le compete nella società e nella Chiesa. Tutto
questo si vive quando sorgono nuove forme di oppressione, emarginazione e
sfruttamento dei più deboli, i quali spesso si vedono forzati ad
abbandonare le loro terre, aumentando il numero dei rifugiati.
11. Un altro elemento che caratterizza il momento attuale è il fenomeno
della globalizzazione, tecnologica, economica, politica e
culturale. Il mondo vive oggi un processo di unificazione a causa di una
crescente interdipendenza in tutti i settori. Tra gli aspetti positivi
della globalizzazione possiamo notare: la possibilità di un grande
interscambio mondiale, l'accesso alla informazione e la diminuzione delle
distanze che può migliorare la qualità della vita umana. Tra gli aspetti
negativi segnaliamo: la ricerca smisurata del guadagno economico che
riduce la persona a "consumatore", che forza i poveri ad emigrare in cerca
di una vita decente, la spaccatura crescente tra ricchi e poveri, la
frammentazione delle culture e dei modi di vivere che la mondializzazione
tende ad uniformare. A questo riguardo, la Chiesa, specialmente nei suoi
documenti sociali, ha sottolineato la dignità della persona umana e la
dimensione familiare dell'umanità. Quest'ultima, "nonostante sia sfigurata
dal peccato, dall'odio e dalla violenza, è chiamata da Dio ad essere una
sola famiglia"(9). Per questo il concetto
della individualità della persona deve essere completato con quelli della
solidarietà e responsabilità comuni, specialmente in relazione ai poveri,
in modo che di qui i beni acquistino una ipoteca sociale, ossia una
intrinseca funzione sociale, "basata e giustificata precisamente dal
principio della destinazione universale dei beni"(10).
La globalizzazione attuale è una nuova manifestazione dell'incontro dei
popoli, che trae con sé speranze e timori, possibilità e pericoli. Può
essere uno strumento di dialogo o uno strumento di dominio. 12. Alla base dei cambiamenti c'è la crisi dell'etica del passato e la
ricerca di una nuova etica al margine delle istituzioni
religiose. Un'etica che relega Dio e la religione all'ambito privato.
Assistiamo allo sviluppo della bioetica con le grandi possibilità
dell'ingegneria genetica. Diventa urgente un'etica fondata sulla dignità
della persona umana creata da Dio, l'unico assoluto. Tale etica, partendo
dai principi fondamentali della fede cristiana, deve essere una morale in
atteggiamento di ricerca e riflessione a partire dal dialogo, per
accompagnare le persone nel prendere le decisioni; una morale che ascolti
il clamore dei poveri e che sia profetica, capace di denunciare quanto si
oppone al progetto di Dio e, allo stesso tempo, di annunciare valori
alternativi di fede cristiana come fonte di amore e di libertà autentica.
3. Una situazione nuova nella Chiesa e nella vita consacrata
13. La Chiesa, ad eccezione dei primi tre secoli nei quali fiorì nel
Medio Oriente, ha avuto un volto europeo, fino all'inizio del XX secolo.
Ora, invece, quasi i tre quarti dei cristiani vivono nei Paesi in via di
sviluppo. Ciò comporta l'esigenza di un passaggio da un atteggiamento
religioso, culturale e teologico monocentrico, ad un pluricentrismo in
questi campi; un passaggio dall'unità come uniformità all'unità nella
pluriformità. I Vangeli stessi testimoniano tale pluralismo e si aprono ad
un'inculturazione continua. Altrettanto accade alla vita consacrata:
bisogna inculturarla. Di questo abbiamo parlato ampiamente nei numeri
85-87 nel Documento dell'ultimo Capitolo Generale "Incominciate
sempre!" (1997). 14. La vita consacrata, "dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo
Signore", "appartiene alla sua vita e alla sua santità"(11),
esiste nella Chiesa e per la Chiesa. Per questo il modo di intenderla e
viverla dipende in parte dal modello di Chiesa che prevale in una data
epoca. Il Vaticano II ci ha insegnato a considerarla come parte del Popolo
di Dio, che vive in comunione, tenendo presente in essa la rivalutazione
dei laici e della figura della donna(12).
15. Il nostro Ordine, come parte della Chiesa stessa, vive ugualmente
immerso in un mondo pluralista, che chiede l'apertura ad un'unità nella
pluriformità: "una pluriformità come dice il documento capitolare "Incominciate
sempre" fedele all'essenziale del carisma e che si arricchisce con
la diversità in tutto ciò che è secondario e culturale"(13).
Allo stesso tempo l'Ordine oggi più che mai si comprende come movimento
spirituale dentro la Chiesa, per le numerose testimonianze e dottrine dei
nostri beati, santi e dottori. Formiamo così una famiglia universale
formata da religiosi, monache e laici, tutti in cammino verso una nuova
umanità. 16. Tenendo conto delle sfide culturali che provengono da una situazione di esilio e speranza, da un mondo in cambiamento e in perenne trasformazione, da una nuova situazione nella Chiesa e nella vita consacrata che riguarda anche il nostro carisma, ci proponiamo di riflettere sugli aspetti fondamentali della nostra vita. Pertanto, partendo dai valori essenziali del Vangelo e della vita consacrata, vogliamo addentrarci nel nostro carisma teresiano-sanjuanista, nella ricerca di nuove vie per la sua attualizzazione e per la ristrutturazione delle nostre presenze. prima parte Ripartire
dall'essenziale del carmelo teresiano 17. L'espressione "ripartire dall'essenziale" vuole indicare semplicemente il movimento costante di ripresa del cammino del Vangelo, che ci invita ad una conversione continua. Ripartire, in effetti, significa, tra l'altro, ripetere o accentuare i valori essenziali del nostro carisma nel qui ed ora. Non si tratta pertanto di negare quanto si è realizzato nel passato lontano o recente, bensì di iniettarvi un dinamismo crescente che permetta di tendere sempre a quell'ideale tracciato da Gesù e dallo Spirito Santo, essi che guidano la vita degli individui, dei gruppi, della Chiesa e del mondo. Ripartire è uno sforzo per mettere in pratica quello che diceva la nostra Santa Madre, Teresa di Gesù: "rispetto a coloro che verranno dopo, sono pure di fondamento quelli che vivono oggi"(14). In questa prima parte del Documento capitolare percorreremo in
successione i punti centrali del Vangelo, della vita consacrata, della
Regola, dell'esperienza e dottrina dei nostri Santi Padri, Teresa di Gesù
e Giovanni della Croce, e di quanto ci presentano le nostre Costituzioni
rinnovate, specialmente nel capitolo primo. I. RIPARTIRE dall'essenziale del vangelo 18. Cristo è il centro della vita e dell'esperienza cristiana (Col
1,15-29 Ef 2,20). Egli, Figlio di Dio, s'incarna per rivelarci il disegno
del Padre e per comunicarci una nuova vita (Gv 1,1-18), la verità di Dio e
la nostra, Dio che si dona a noi, il nostro essere figli, chiamati alla
comunione con Lui. Ripartire dai valori essenziali del Vangelo significa
innanzi tutto avvicinarci a Cristo attraverso il Nuovo Testamento e
aprirci all'azione dello Spirito Santo. Cristo, mosso sempre e in tutto
dallo Spirito, realizza l'opera che il Padre gli ha affidato, con autorità
e libertà, mantenendosi fedele nella sua risposta unica alla volontà del
Padre: "Ecco vengo per fare la tua volontà" (Ebr 10,7). San Giovanni della
Croce "riassumerà" così la vita intera di Gesù: "in questa vita non ebbe e
non volle altro piacere che quello di fare la volontà del Padre"(15).
Gesù è sperimentato da noi anche come Colui che è presente e vicino alla
nostra vita, viandante con noi nella forza dello Spirito. 19. In Cristo Dio ci ha rivelato tutto. Non potremo mai dire di
conoscerlo perfettamente: "C'è ancora molto da approfondire in Cristo.
Egli infatti è come una miniera ricca di immense vene di tesori dei quali,
per quanto si vada a fondo, non si trova la fine; anzi in ciascuna cavità
si scoprono nuove vene di ricchezze"(16).
Bisogna partire sempre da Cristo: "In primo luogo l'anima abbia un
costante desiderio di imitare Cristo in ogni sua azione, conformandosi ai
suoi esempi, sui quali mediti per saperli imitare e per comportarsi in
ogni sua azione come Egli si comporterebbe"(17).
Egli è il centro della nostra vita e in Lui abbiamo tutto: "Miei sono i
cieli e mia è la terra, miei sono gli uomini, i giusti sono miei e miei i
peccatori. Gli angeli sono miei e la Madre di Dio, tutte le cose sono mie.
Lo stesso Dio è mio e per me, poiché Cristo è mio e tutto per me"(18).
Ad ogni generazione Gesù si presenta come Colui che rivela il progetto
ultimo di Dio sull'essere umano e sul mondo. A ciascuna persona Egli
indirizza la sua chiamata alla sequela, per essere come Lui libera da ogni
schiavitù. 20. Gesù è il Vangelo vivente, "il messaggero e i messaggi"(19),
colui che la santa Madre Teresa sperimentò come "libro vivente": "per
apprendere la verità non ebbi altro libro che Dio. E benedetto quel libro
che lascia così bene impresso quello che si deve leggere e praticare da
non dimenticarsene più!"(20). Tutta
l'esistenza di Gesù, ogni suo atto umano è rivelatore e liberatore, è
proclamazione della Buona Novella di Dio. Non solo quando proclama con la
parola la Buona Novella, ma anche quando agisce in favore di coloro che
soffrono, dei poveri, dei peccatori; quando denuncia tutto quello che
nella storia umana si oppone al piano di Dio. "Unto con lo Spirito Santo",
"passò beneficando e risanando" (At 10,38). In tal modo Egli è il libro
aperto, al quale tutti possiamo ispirarci per orientare la nostra
esistenza umana, cristiana e di vita consacrata. 21. La lettura attenta dei Vangeli e la loro meditazione nell'orazione,
ci permette di scorgere i lineamenti fondamentali di Gesù. Egli appare
come una persona libera di fronte a tutto e di fronte a tutti coloro che
possono ostacolare la sua missione di annuncio del Vangelo del Padre:
libero dalla pressione sociale e religiosa, da familiari e amici, dal
potere politico e religioso, dal legalismo. È libero perché ama tutti e
vive per servire tutti, specialmente i più poveri, quelli in maggiore
necessità, per liberarli da qualsiasi schiavitù. Egli trova la forza nella
comunione con il Padre-Abbà, e insegna ai suoi discepoli a pregare il
Padre con fiducia di figli. L'orazione è il tratto caratteristico della
vita di Gesù. Appare in preghiera in tutti i momenti importanti della sua
vita: al battesimo (Lc 3,21), nel deserto (Lc 4, 1-13), prima del grande
miracolo dell'amico Lazzaro (Gv 11, 41-42), in una grande gioia: "Padre ti
ringrazio" (Mt 11,25), prima di scegliere i suoi apostoli (Lc 6, 12-13).
Prega per Pietro (Lc 22,32), passa le notti in orazione (Lc 5,12.16),
benedice il pane (Mc 6,41), partecipa ai pellegrinaggi (Lc 2, 41-42).
Prega mentre si trasfigura (Lc 9,28), suscita il desiderio di pregare,
spingendo gli apostoli alla domanda "insegnaci a pregare" (Lc 11,1). Prega
incessantemente nell'agonia (Mc 14,32-39), nella sofferenza della croce (Lc
23,34), al momento di morire (Lc 23,46 Mc 15,34). 22. Gesù è una persona che vive per gli altri. Si pone sempre a lato degli esclusi dalla società. Gesù si avvicina a coloro che non trovavano posto nel sistema sociale esistente: pubblicani (Lc 18, 9-14 19, 1-10), lebbrosi (accolti e sanati Mt 8,2-3 11,5 Lc 17,12), infermi (curati in giorno di sabato Mc 3,1-5 Lc 14,1-6 13,10-13), donne (fanno parte del gruppo che accompagna Gesù Lc 8,1-3 23,49-55), bambini (presentati come insegnanti degli adulti Mt 18,1-4.13-15 Lc 9,47-48). Gesù predilige il popolo umile e afferma che esso comprende il mistero del Regno meglio che i saggi e gli esperti (Mt 11,25-26). I samaritani sono presentati come modelli per i Giudei (Lc 10,33 17,16). Coloro che hanno fame sono accolti come un gregge che non ha pastore (Mc 6,34 Mt 9,36 15,32), dà loro da mangiare (Gv 6,5-11) e incentiva in loro la solidarietà della condivisione (Gv 6,9). Ridona la vista ai ciechi (Mc 8,22-26 10,46-52 Gv 8,6-7), mentre i farisei sono dichiarati ciechi (Mt 23,16). La guarigione del paralitico è segno che Gesù può perdonare i peccati senza bestemmiare (Mc 2,1-12). Cura gli ossessi come segno che è giunto il Regno di Dio (Lc 11,14-20). La donna adultera è accolta e difesa contro la legge e contro la tradizione (Gv 8,2-11), e le prostitute invitate alla conversione (Mt 21,31-32 Lc 7,37-50). Gli stranieri sono accolti e seguiti (Lc 7,2-10) e la Cananea riesce a cambiare i piani di Gesù (Mt 15,22). I peccatori sono chiamati ad essere discepoli di Gesù (Mc 1,16-20), mentre non c'è nessun dottore né scriba nel gruppo dei Dodici. Alcuni zeloti sono nel gruppo di Gesù (Mt 10,4 Mc 3,18) insieme con Levi, il pubblicano (Mc 2,14). Questi atteggiamenti concreti di Gesù rappresentano un pericolo molto
grande per il sistema degli Ebrei, in quanto Gesù accoglie gli "immorali"
(prostitute e peccatori), gli "emarginati" (lebbrosi e malati), gli
"eretici" (samaritani e pagani), i "collaborazionisti" (pubblicani e
soldati), i "deboli e i poveri" (che non hanno potere né sapere).
23. Gesù denuncia tutte le divisioni e le combatte attraverso
atteggiamenti concreti. Le divisioni e le opposizioni esistenti a quel
tempo venivano dalle relazioni di produzione, dalla razza e dalla
religione. Tutto mescolato. Tutte quante contraddicevano la volontà del
Padre, dal momento che a causa di esse molta gente era emarginata,
lasciata in disparte, senza nessuna speranza di poter avere una vita
migliore. E molte volte ciò era mal visto e legittimato in nome di Dio,
attraverso un'errata interpretazione della Bibbia. La divisione tra
prossimo e non-prossimo sparisce con Gesù. Egli afferma che essere
prossimo non dipende solo dalla razza né dalle osservanze esteriori, bensì
dalle disposizioni di ciascuno ad avvicinarsi all'altro, chiunque sia (Lc
10,29-37). Un'altra divisione era quella che si stabiliva tra pagano ed
ebreo. Gesù la distrugge, giacché è disposto ad entrare nella casa del
centurione (Lc 7,6) e presta attenzione alla richiesta della Cananea (Mt
15,28). La divisione tra opere sante e profane (preghiera Mt 6,5-8;
digiuno Mt 6,16-18 6,1-14 e altre attività) è ridimensionata. La divisione
tra puro ed impuro è soppressa quando Gesù mette in discussione tutta la
legislazione della purezza legale (Mt 23,23 Mc 7,13-23), arrivando a
ridicolizzarla (Mt 23,24). La divisione tra tempo sacro e tempo profano
non ha senso per Gesù. Egli stabilì il sabato al servizio dell'uomo (Mt
12,1-12 Mc 2,27 Gv 7,23-24). Da ultimo, la divisione tra luoghi santi e
profani perde il suo significato, poiché Gesù insegna che Dio può essere
adorato in qualsiasi luogo, se lo è in spirito e verità (Gv 4,21-24 Mc
11,15-17 Gv 2,19), e non solo nel Tempio. 24. Agendo così, Gesù scuote e relativizza i tre pilastri del sistema
ebraico: osservanza del sabato, il tempio, le opere sante, come digiuno,
orazione ed elemosina, la legge della purezza legale (Mt 23,25-28), la
pratica della giustizia compiuta dai farisei (Mt 5,20), la legge propria
di Mosè (Mt 5, 17.21.23.31.33.38). Gesù denuncia il tentativo di giungere
a Dio con il proprio sforzo e il proprio merito: "siamo servi inutili!" (Lc
17,10). Così libera il popolo dalla tirannia della legge, dalla tirannia
degli interpreti della legge, dalla tirannia che, in nome del loro maggior
sapere, imponeva pesanti carichi sul popolo ignorante (Mt 23,4). Egli
propone un nuovo ordine: rivela Dio come Padre di tutti, che chiede la
fraternità fra gli esseri umani. Unisce l'amore di Dio con l'amore al
prossimo e chiede che il potere sia esercitato come servizio. Gesù rimane
fedele nel compimento della volontà del Padre, al quale si apre fiducioso
in preghiera, fino alla morte. 25. Gesù assume la sua morte come espressione suprema di libertà e
fedeltà al disegno del Padre: "Nessuno mi toglie la vita, la dono
volontariamente" (Gv 10,18). Con la sua morte tutto sembra finito, e le
speranze che il profeta di Nazaret aveva suscitato sembrano
definitivamente frustrate. Al momento della crocifissione i discepoli lo
abbandonano, e Dio sembra tacere. Proprio in questo momento accade
qualcosa di assolutamente inaspettato. I discepoli sperimentano che Gesù
vive di una vita nuova, la vita di Dio che lo ha reso Messia e Signore, e
cominciano ad annunciare che in Lui Dio ha compiuto tutte le sue promesse
e ha conseguito la salvezza per l'umanità: "Dio lo ha risuscitato il terzo
giorno, ha voluto che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a
testimoni prescelti da Dio [] Chiunque crede in Lui ottiene nel suo Nome
la remissione dei peccati" (At 10, 40.43). Dall'evento pasquale nasce la
fede della comunità cristiana, che riconosce nella parola e nella storia
di Gesù la rivelazione definitiva di Dio. Questa fede si esprimerà nella
sequela di Gesù, che è una vita conforme alla sua parola e illuminata dal
suo Spirito. 26. Le lettere apostoliche Tertio Millennio Adveniente e
Novo Millennio Ineunte ci invitano a "contemplare il volto di Cristo"(21)
e a vivere in modo particolare la dimensione cristologia della vita
cristiana(22). Il Concilio Vaticano II,
parlando della Vita Consacrata, ha insistito in vari punti sull'aspetto
essenziale dell'impegno di seguire Gesù, dicendo che "norma ultima della
vita religiosa è la sequela di Gesù"(23).
27. Ripartendo dall'essenziale del Vangelo incontriamo la presenza e
l'azione dello Spirito Santo che è sempre vicino, con e nella comunità
cristiana, per guidarla alla verità intera (cf. Gv 14,16-17 16,3). Egli è
Colui che muove la Chiesa di tutti i tempi, affinché dia testimonianza di
Cristo, e traduca in pratica il progetto di Dio sull'umanità (cf. At 1,
4-8). Nella prospettiva dei Sinottici, lo Spirito è Colui che
guida Cristo e i credenti (Mt 4,1 Lc 4,14 2,26) e aiuta i discepoli nei
momenti di persecuzione (Mt 10,20). Nel libro degli Atti degli
Apostoli lo Spirito guida continuamente la Chiesa. Con la sua azione
crea la comunità (At 2,42-47) e la spinge ad evangelizzare con audacia (At
2,29 4,13.29.31). Allo stesso tempo difende la libertà aiutando a superare
il legame con un legalismo che minaccia ed opprime (At 15,1-5.28). Per
Paolo lo Spirito è la nuova legge (Rm 8,1-17); è uno Spirito di
comunione nella diversità dei carismi comunicati (1Co 12,1-13); abita in
noi (1Co 3,16), ci trasforma in figli di Dio (Rm 8,14-15) e produce frutti
(Gal 5,22). Nel vangelo di Giovanni si sottolinea soprattutto la
vicinanza dello Spirito nella comunità cristiana (Gv 14,16-17) come
Maestro che aiuta a riconoscere e penetrare gli insegnamenti di Gesù (Gv
14,25-26 16,12-15), come Avvocato che difende Cristo e convince il mondo
di peccato per non aver creduto in Gesù, di giustizia perché prova che
Egli ha trionfato e di giudizio perché il male è stato vinto da Cristo (Gv
16, 5-10). 28. L'analisi del fondamento biblico della Vita Religiosa ha contribuito a riscoprirla come una forma di sequela di Gesù(24). Ha mostrato che, mentre viveva, diversi gruppi lo seguivano, e questo è continuato anche dopo, nella vita della Chiesa, concretizzandosi in diverse forme di sequela di Gesù. Una di queste forme è la vita consacrata che, similmente al gruppo degli apostoli, ma con una propria interpretazione, cerca di vivere come Gesù e di testimoniare con in Lui s'incontra la pienezza. La vita consacrata è un modo di seguire Gesù. Così scriveva san
Giovanni della Croce quando diceva alla comunità di Carmelitane di
Cordoba: "Facciano capire ciò che professano, cioè il Cristo nudo,
affinché coloro che verranno a voi sappiano con che spirito si devono
avvicinare"(25). La consegna totale di noi
stessi che esprimiamo con i voti, rappresenta una nuova forma di
realizzare la vocazione personale e comunitaria. 29. Una rilettura della sequela di Cristo, guidata dall'azione dello
Spirito, è quella che fece sgorgare nel popolo di Dio la vita
consacrata. Questa rilettura si compie nella riflessione sulla dottrina di
Cristo con le sue esigenze di totalità e nella contemplazione del suo
esempio: nasce e vive poveramente e dedica tutta la sua esistenza ed
energie al servizio degli altri in una vita celibe ed obbediente alla
volontà del Padre. Tutti coloro che seguono Gesù devono mettere il Regno
di Dio prima della famiglia e dei beni e sono invitati a prendere la croce
del compimento della propria missione, illuminata dal discernimento nella
luce della fede (Lc 14,25-35). Nella vita consacrata queste tre esigenze
sono state interpretate in maniera particolare, portando ad esprimere la
propria totale consegna a Dio e al servizio degli altri per mezzo della
castità consacrata, della povertà e dell'obbedienza. ii. RIPARTIRE Dall'essenziale della vita consacrata
30. Seguire Cristo ci porta a vivere l'essenziale della vita
consacrata, attraverso i consigli evangelici, riproducendo lo stile di
vita di Gesù sotto il dinamismo dello Spirito. "Lo Spirito Santo rinnova
incessantemente la Chiesa e la conduce alla unione perfetta con il suo
Sposo"(26). La vita religiosa, governata
dalla stessa legge, è sorta come dono dello Spirito alla Chiesa, per
vivere ed esprimere con radicalità alcuni valori evangelici, per
rispondere ad alcune situazioni di crisi e per andare incontro alle
necessità della gente. Per questo si sono inseriti mirabilmente nelle
circostanze dell'epoca, parlando un linguaggio vitale e comprensibile ai
contemporanei. Lo Spirito suscita lungo tutta la storia svariate forme di
Vita Consacrata. Le nuove non distruggono le anteriori ma le aiutano a
rinnovarsi e a ripartire dall'essenziale. 31. Il carisma tende continuamente a convertirsi in esperienza, ed
essere compreso più intimamente, a cristallizzarsi in forme molteplici a
seconda del momento storico, spinto anche dai segni dei tempi che lo
provocano, come tante azioni di Dio nella storia. Questa evoluzione
interna del carisma e le forme e le strutture nelle quali deve
manifestarsi per essere leggibile, è ciò che costituisce la vitalità del
carisma, in ogni momento del suo sviluppo. Le incarnazioni del carisma
nella storia sono opera di Dio e degli uomini. Come opere di Dio sono
perfette; come opere di uomini sono fragili, imperfette e transitorie. Con
senso della storia e dello sviluppo, bisogna rimanere aperti al nuovo, in
un discernimento di fede (cf. 1Ts 5,19-21). Gli anni post conciliari sono
stati marcati da tensioni, dovute a questo sforzo di assimilare i
cambiamenti ed affrontare le sfide che traggono con sé. 32. L'Esortazione Apostolica post conciliare Vita Consecrata
ha messo in evidenza gli aspetti essenziali di ogni vita consacrata:
consacrazione, comunione e missione. Questi elementi essenziali della vita
consacrata si comprendono meglio quando li contempliamo da una prospettiva
umana e cristiana. Cristo con la sua vita ci conduce all'incontro con Dio
(Fede), con gli altri (Amore), con la realtà creata (Speranza). Questo ci
conduce all'incontro con Dio, all'apertura agli altri e ad un lavoro
creativo ed impegnato nella trasformazione del mondo, alla luce del
progetto di Dio (la Speranza). La consacrazione è, in definitiva,
un'espressione di fede in un Dio personale, unico assoluto al quale
dobbiamo obbedienza amorosa. La comunione è un mezzo appoggiato sulla
carità, che ci porta a formare una famiglia riunita nel nome del Signore.
La missione è annuncio e testimonianza del Vangelo con le sue conseguenze
ed esigenze sociali, e che è vocazione di ogni cristiano. Il consacrato
vuole sottolineare ciò con un impegno di speranza attiva nel dedicarsi
completamente al servizio degli altri. 33. Questi tre elementi chiave della vita umana e della vita
consacrata, incontro con Cristo, fraternità e missione, non si possono
separare. Tra loro c'è un'interdipendenza e causalità reciproca.
L'incontro con Cristo si manifesta nell'amore del prossimo, ed entrambi
spingono ad un impegno nella trasformazione della persona e della società
con la testimonianza, la preghiera e il lavoro. Se Dio si riserva delle
persone e le consacra, è per inviarle nuovamente con maggior libertà in
missione nel mondo. Così la persona consacrata si consegna a Dio per
Cristo, rimanendo aperta al servizio degli altri, alla luce delle esigenze
del Regno di Dio. La nostra santa Madre Teresa di Gesù ha voluto dare
questa dimensione apostolica a tutta la vita carmelitana di orazione e di
fraternità(27). 34. La forma concreta di consacrazione si faceva con un solo voto (voto
di vita monastica, conversio morum) fino al secolo XII. Questo
voto unico implicava la totalità della consacrazione religiosa. A partire
dal secolo XII, la forma concreta di consacrazione dei religiosi si è
cominciata a fare con la menzione esplicita dei tre voti: castità, povertà
e obbedienza. Essi spingono a consegnarsi a Dio e alla missione
al servizio degli altri. In quanto sono riserva della persona a Dio,
implicano una donazione totale e generosa all'amore divino. Significano un
impulso dell'essere umano che ricerca l'Assoluto, e per lui si sente
libero di fronte a tutto. La rinuncia la mondo non è fuga, bensì un modo
più radicale di relazionarsi ad esso. Con i voti non si rompono le
relazioni con i beni di questo mondo (povertà), né con la società
(obbedienza), né con la donna o l'uomo (castità). Piuttosto con i voti
queste relazioni assumono una dimensione diversa a causa della propria
dedizione totale a Dio. I voti consacrano, offrono, rendono liberi e
disponibili le persone per la causa del Padre e di Cristo nel mondo, sotto
l'azione dello Spirito. Nei voti è presente una dimensione trinitaria,
messa in evidenza dalla Esortazione Apostolica post sinodale Vita
Consecrata(28). 35. La vita consacrata ha assunto quasi fin dai suoi inizi un
ideale comunitario: l'imitazione del gruppo dei Dodici e della
comunità cristiana di Gerusalemme. A partire dal Vaticano II, è stata
riscoperta questa dimensione fraterna della vita consacrata. Essa si
presenta come esperienza di vita fraterna del Vangelo in una Chiesa di
comunione. Questa è precisamente una delle sue principali testimonianze.
Una forma per rendere presente la salvezza di Gesù Cristo, che rese
possibile la comunione tra gli esseri umani. Nel 1994, la CIVCSVA ha
pubblicato un documento dal titolo Vita fraterna in comunità "Congregavit
nos in unum Christi amor". In esso ci ha ricordato i cambiamenti
operati nell'Ecclesiologia e nel Diritto Canonico in relazione alla vita
comune, che hanno portato a mettere l'accento non tanto sulla vita comune
quanto sulla vita fraterna in comunità nella vita consacrata. Sottolinea
parimenti alcuni aspetti della vita umana nella società che hanno
decisamente influito nella comunità di persone consacrate: i movimenti di
emancipazione politica e sociale nei paesi in via di sviluppo, la
rivendicazione della libertà personale e dei diritti umani, la promozione
della donna, l'esplosione dei mezzi di comunicazione, il consumismo e
l'edonismo. "Tutto ciò conclude il documento ha costituito una sfida e
una chiamata a vivere con più vigore i consigli evangelici, anche a
sostegno della testimonianza della comunità cristiana"(29).
36. Come nella vita cristiana, nella chiamata alla vita consacrata "è
compreso il compito di dedicarsi totalmente alla missione; più
ancora, la vita consacrata, sotto l'azione dello Spirito Santo, che è
all'origine di ogni vocazione e di ogni carisma, diventa missione, come lo
è stata tutta la vita di Gesù. La professione dei consigli evangelici, che
rende la persona totalmente libera per la causa del Vangelo, rivela anche
da questo punto di vista la sua rilevanza. Si deve dunque affermare che
la missione è essenziale per ogni Istituto, non solo per quelli
di vita apostolica attiva, ma anche in quelli di vita contemplativa"(30).
La missione non è altro che la dimensione apostolica della vita cristiana,
che si vive tanto nella preghiera come nel servizio evangelizzatore.
Questo spiega perché santa Teresa di Lisieux, Dottore della Chiesa, monaca
contemplativa, fu dichiarata Patrona delle missioni. iii. RIPARTIRE Dall'essenziale del nostro carisma e DELLA NOSTRA
spiritualità 37. Il carisma della vita carmelitano teresiana si inserisce in un grande movimento di sequela di Cristo nella vita religiosa. Tre momenti sono fondamentali per la vita carmelitana teresiana: la Regola, testo ispiratore, l'esperienza e la dottrina di santa Teresa e di san Giovanni della Croce, e l'espressione costituzionale post conciliare del carisma e della spiritualità nelle nostre Costituzioni. Il ripartire dall'essenziale implica una rinnovata presa di coscienza di quei momenti che costituiscono il nucleo centrale del nostro carisma nella Chiesa. Questo ci permetterà di affrontare le sfide dei segni dei tempi nella Chiesa e nel mondo. 1. La Regola di sant'Alberto 38. Le nostre Costituzioni sintetizzano chiaramente gli elementi
fondamentali della Regola di sant'Alberto quando parlano della
"formula vitae" originaria del Carmelo. Tale sintesi appare
nell'enumerazione delle prescrizioni principali proposte come norma di
comportamento, e che sono le seguenti: "a) vivere in ossequio di Gesù Cristo e a Lui servire con cuore puro e buona coscienza, da Lui solo aspettando la salvezza; obbedire al superiore in spirito di fede, guardando a Cristo più che al superiore stesso; b) meditare assiduamente la "legge del Signore", coltivando la "lectio divina", irrobustendo il cuore con santi pensieri così che la Parola di Dio sovrabbondi e dimori sulle nostre labbra e nei nostri cuori e tutto si compia nella parola del Signore; c) celebrare ogni giorno la Sacra Liturgia comunitariamente; d) rivestirsi dell'armatura divina, coltivando con sempre maggior intensità la fede, la speranza e la carità; seguire l'esempio dell'Apostolo nella ascesi evangelica e nel generoso esercizio del lavoro; e) instaurare la comunione di vita attraverso la fraterna sollecitudine per il bene dell'Ordine e la salute spirituale dell'anima, la carità della mutua correzione, la comunicazione dei beni, sotto la guida del superiore preposto a servire i fratelli; f) coltivare soprattutto l'orazione continua in solitudine, silenzio e spirito di evangelica vigilanza; g) usare di tutte le cose, specialmente di quelle non obbligatorie, la
discrezione, che è moderatrice delle virtù(31)".
39. Questi punti della Regola continuano ad essere validi, ma
bisogna incarnarli e viverli con le sfumature dei segni dei tempi e dei
luoghi. Questi elementi fondamentali della Regola di sant'Alberto devono
oggi essere considerati a partire dalle diverse prospettive
socio-culturali ed ecclesiali, che sono come finestre differenti che ci
permettono di scoprire la sua ricchezza complessiva ed attualità, per
rispondere alle sfide nuove per la nostra vita carmelitana-teresiana,
incarnata nelle diverse culture. In tal modo, al cuore della ricerca fatta
con fedeltà dinamica, scopriamo il valore e l'attualità dell'esperienza di
coloro che ci hanno preceduto(32). Una
rilettura della Regola del Carmelo, quale quella fatta
dall'Ordine e cristallizzatasi nelle Costituzioni, fatta con questo
atteggiamento, renderà possibile unire la nostra esperienza di carmelitani
di oggi con quella dei nostri predecessori i quali, guidati dallo Spirito,
vissero e ci trasmisero un carisma e una spiritualità: "Teniamo
presenti i nostri veri fondatori, che sono quei santi Padri dai quali
discendiamo e che, come sappiamo, giunsero al godimento di Dio per la
strada della povertà e dell'umiltà"(33).
40. Dobbiamo assumere la rilettura che fecero della Regola i nostri Santi Padri, e a partire dalla nostra esperienza vocazionale, rimanere aperti a ciò che meglio riveli la sua ricchezza e struttura per le nuove generazioni. La Regola ci orienta all'essenziale della nostra vocazione: la purezza di cuore, la formazione di un mondo interiore che deve purificarsi ed essere ricettivo nei confronti del Dio vivente. La Regola offre un progetto di vita evangelico semplice ed unitario, centrato in Gesù Cristo e nella comunione ecclesiale, situato nella storia della salvezza. Offre anche un progetto che struttura la persona, situando in maniera chiara e sobria le tre relazioni fondamentali della persona umana: con Dio (orazione), con gli altri (atti comunitari) e con se stessi (interiorità e meditazione personale). La Regola offre un progetto di vita comunitaria nel quale la comunità ha il suo posto ed esiste in dialogo con l'autorità della Chiesa, tra coloro che vivono insieme e le persone di fuori (ospiti o persone che aiutavano i frati) e con le altre comunità. In una società nella quale tutto ha un prezzo, la Regola segnala l'importanza della gratuità dell'amore. Attualmente l'Ordine è diffuso in tutti i continenti e in tutte le
culture più diverse, e questo ci chiede di assumerne gli elementi
fondamentali cercando di inculturarli. È altresì importante tener conto di
una lettura femminile della Regola. 41. I nostri santi Padri configurano così la rifondazione che fecero:
il primato assoluto di Dio (vivere in ossequio di Gesù Cristo), la
dimensione contemplativa di ascoltatori avidi della Parola, la vita
personale e comunitaria, marcata e rivestita delle armi di Dio, della
"penitenza della ragione e del giudizio"(34),
dell'ideale teresiano di amore, distacco e umiltà(35).
42. Teresa s'imbatte nella Regola quando è ben avanti nella vita
spirituale, quando sta tracciando un nuovo progetto per vivere la sua
vocazione, e mostra interesse nel mettere in evidenza l'innesto della
nuova vita con il Carmelo nelle sue origini. Adotta la Regola come legge
fondamentale della casa, nei suoi confronti si pone con libertà
spirituale, e la ricrea con la sua esperienza vocazionale. San Giovanni
della Croce non ha nessuna allusione esplicita alla Regola, ma con la sua
dottrina ci rivela ed approfondisce i valori fondamentali della stessa: la
sequela di Cristo, l'assoluto di Dio, l'abnegazione, l'ascolto della
Parola e la risposta di fede, speranza e carità. 42. I nostri Santi Padri compirono una vera e propria "rifondazione".
Avendo raggiunto le radici del Carmelo, lo aprirono verso orizzonti nuovi,
rispondendo così alle sfide della loro epoca. Partirono da un'esperienza e
la espressero nei loro scritti, che c'illuminano il cammino. Verso questa
esperienza e dottrina dobbiamo rivolgerci se vogliamo rispondere alla
sfida dell'essenziale del carisma e della spiritualità del Carmelo
teresiano sanjuanista. 2. L'esperienza e la dottrina teresiana 44. Da sempre molto dotata per le relazioni interpersonali, per
l'amicizia, la nostra santa Madre, la cui esperienza è all'origine della
nostra identità vocazionale nella Chiesa, è centrata in Dio, "raccolta" da
Lui e in Lui, mistero trinitario. Le persone divine (Dio) riempiono
totalmente lo spazio della sua coscienza, lanciandola energicamente e
vivamente in una relazione interpersonale, fino ad immergerla nella vita
di relazione intratrinitaria. Sperimenta la presenza e la vicinanza del
Padre. Basta "mettersi in solitudine e guardarLo dentro di sé"(36).
Nelle sue Relazioni ci parla di un'esperienza della Persona del
Padre il quale, avvicinatosi a lei, le diceva parole soavi. "Mi disse fra
l'altro mostrandomi ciò che voleva: 'Io ti ho dato a mio Figlio e allo
Spirito Santo"(37). 45. Assumendo la nostra natura umana per opera dello Spirito Santo, il
Verbo di Dio ci dice la santa Madre non solo assume le nostre
debolezze, fatiche e limiti e così può comprendere la nostra fragilità, ma
ci mostra anche la direzione e l'ambito della nostra filiazione divina e
della nostra condizione umana, e per questo è compagno ed amico vero: "Non
siamo angeli, ma abbiamo un corpo. Voler essere angeli, mentre siamo sulla
terra, è una vera pazzia [] e quando si è in aridità, Cristo è sempre un
buonissimo amico ed è di grande compagnia, perché lo vediamo uomo come
noi, soggetto alle nostre medesime debolezze e sofferenze"(38).
Per questo santa Teresa si oppone al parere di molti teologi che esigevano
di abbandonare l'umanità di Cristo per poter salire ai gradi superiori
della contemplazione. Afferma con forza che non bisogna allontanarsi
dall'umanità di Cristo(39). La sequela di
Cristo sotto l'azione dello Spirito Santo, implica altresì nella dottrina
teresiana assumere la nostra natura e viverla come grazia, come veicolo
della grazia. Anche l'esperienza del limite e dei difetti. Cristificare è
anche umanizzare, o se si vuole personalizzare, rendere persona.
46. Ovviamente santa Teresa ci insegna ugualmente che insieme a questo
processo di umanizzazione c'è un processo di divinizzazione. Anche noi
siamo definiti dall'umano e dal divino congiuntamente. Tutta l'ascetica
teresiana tende alla liberazione e al potenziamento dell'umano,
l'abbellimento della persona al fine di poter essere trasformati in segni
e strumenti dell'Uomo-Dio e del Dio-Uomo: "più siete sante, più dovete
mostrarvi affabili con le sorelle [] sforziamoci di essere molto affabili
e accondiscendenti e di contentare le persone con cui trattiamo"(40).
Teresa ci comunica la sua gioiosa scoperta di Dio e delle sue esigenze che
arrivano alla radice delle nostre relazioni umane. Secondo lei,
l'umanizzazione di Dio ci apre il cammino e rende possibile la nostra, che
continua nell'umanizzazione di tutte le strutture, sempre al servizio
della persona, come ci ricorda il Vaticano II: "Il principio, il soggetto
e il fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona
umana"(41). In tale alleggerimento delle
strutture Teresa s'impegnò a fondo, nel suo progetto di rinnovamento del
Carmelo. Riuscì a passare da un rigido atteggiamento ieratico ad un
umanesimo evangelico: "Si renda conto, padre mio, che io amo molto essere
esigente per quanto riguarda le virtù, ma non per quanto riguarda il
rigore, come si può vedere in queste nostre case"(42).
Santa Teresa ha sempre difeso l'umanesimo nelle strutture e
nell'applicazione delle leggi, perché "un'anima che è oggetto di
costrizione non può servire bene Dio"(43).
47. Con l'esperienza del Padre e del Figlio, santa Teresa ha
sperimentato la presenza e l'azione dello Spirito nella sua vita. "Credo
che lo Spirito Santo faccia da mediatore fra l'anima e Dio"(44).
Egli è Colui che guida la vita delle persone e comunica loro la fede, come
agli Apostoli. Egli accompagna nell'orazione e fa sperimentare la presenza
del Padre e del Figlio. 48. La via e l'espressione esistenziale in seguito anche dottrinale di queste esperienze divine è stata l'orazione, relazione di amicizia(45). Questo è il "mezzo" e il "luogo" per eccellenza della sua esperienza di Dio. Santa Teresa sottolinea l'importanza dell'incontro con il Signore nel silenzio e nella solitudine, anche se quando sarà già nella pienezza di unione con Dio, scrive "che tra le pentole va Dio"(46), e che Dio si comunica per molte vie(47), non solo "nei nascondigli"(48). L'orazione sarà il nucleo centrale, l'asse del suo messaggio
spirituale. Intesa come amicizia si estende a tutta l'esistenza,
portando ad essere amici di Dio. Per questo, quando presenta la sua
pedagogia dell'orazione insisterà sull'essere: "poiché tali
dovremmo essere"(49). E parla della nuova
creazione dell'essere (amore fraterno, distacco, umiltà = verità) come
"cose necessarie per coloro che pretendono di fare un cammino di orazione"(50).
49. Questa impostazione le servirà per educare alla vita di
comunità, altro elemento estremamente essenziale nell'esperienza e
nel vocabolario teresiani. Paragona le sue comunità con il gruppo dei
Dodici che si stringe attorno al Signore e le chiama "collegio di Cristo"(51).
"Egli ci ha qui riunite", "ci ha portato qui"(52).
La comunità nasce perché il Signore chiama e riunisce per una donazione
collettiva a Lui: "consacrarci interamente e senza riserva a Colui che è
Tutto"(53). Egli ci rende debitori gli uni
degli altri, e in questo modo siamo una nuova famiglia: "non troverete
migliori congiunti di quanti sua Maestà vi invierà"(54).
Questa orazione-amicizia è centrata fin dal principio in Gesù Cristo(55).
In Lui, "libro vivo", apprende "le verità"(56)
dell'essere di Dio e di noi stessi, della nostra chiamata ad "esserGli
conformi"(57). Bisogna sottolineare che
l'umanesimo teresiano ha proprio qui la sua radice più vera. 50. La persona consacrata di trasforma in amica-sposa di Gesù e deve
diventare dono per gli altri: nella Chiesa e nel mondo. L'orazione per
santa Teresa non si riduce ad alcuni momenti e tanto meno può rinchiuderci
in noi stessi(58). Così educava le sue
monache: "Cercavo di affezionarle al bene delle anime e a pregare per la
propagazione della Chiesa"(59). "Coloro
che amano veramente Dio e ne conoscono la natura" fanno dono di sé(60).
Non si santificano per donarsi, bensì donandosi si santificano. E così
"combattono per la gloria di Cristo"(61).
Maria è l'espressione suprema della vocazione carmelitana: "Avete in Lei
una madre così grande"(62), "piaccia a Dio
che viviamo da vere figlie della Vergine"(63),
dal momento che la Riforma è "una causa della Vergine Maria"(64)
, siamo il "Suo Ordine"(65). 51. Questa esperienza interiorizzabile delle tre Persone divine e della
loro azione in noi e nella storia, si vive e si alimenta nella preghiera
come relazione di amicizia con la Trinità. L'umanesimo è radicato
nell'Incarnazione del Verbo. La comunione frutto della presenza e
dell'azione dello Spirito, che spinge alla missione per proclamare la
Buona Novella della salvezza e per vivere la fede (umiltà-verità), la
speranza (distacco) e l'amore, è annuncio evangelico(66).
Questi sono gli elementi fondamentali dell'esperienza e della dottrina
teresiane. 3. L'esperienza e la dottrina sanjuanista 52. San Giovanni della Croce è altrettanto fortemente segnato nella
esperienza e nelle parole dal mistero tripersonale di Dio che si
autocomunica. Tale esperienza lo fa "uscire", impegnando personalmente la
sua vita, come ris-posta alla pro-posta di Dio: "Se l'anima cerca Dio,
molto di più il suo Amato cerca lei"(67).
"Dio è il centro dell'anima"(68). Il
Santo, spiegando la nostra condizione di figli di Dio, parla del desiderio
di comprendere le profonde vie e i misteri dell'Incarnazione che trasforma
la persona in Cristo per opera dello Spirito Santo: "Una delle cause che
maggiormente spingono l'anima a desiderare di penetrare nelle profondità
della sapienza divina e di conoscerne la bellezza è [] raggiungere
l'unione dell'intelletto in Dio, con la conoscenza dei profondi misteri
dell'Incarnazione del Verbo, la sapienza più sublime e gustosa che esista"(69).
Il credente desidera addentrarsi in queste "caverne" di Cristo per
consumarsi, trasformarsi ed ubriacarsi, ossia vivere la partecipazione
reale e totale nella modalità filiale dell'essere compartecipe della
natura divina, "anime uguali a Lui e sue compagne"(70).
Questo processo di essere trasformati in figli nel Figlio si realizza
grazie allo Spirito Santo, che purifica il credente da tutto ciò che non è
Dio, e gli dà la possibilità d'amare Dio con l'amore stesso di Dio,
portando a perfezione quell'immagine di Dio che siamo fin dal momento
della nascita(71). San Giovanni della
Croce evidenzia che in tale partecipazione alla vita trinitaria per azione
dello Spirito Santo, l'anima è simile a Dio, e perché potesse giungere a
tanto, Egli la creò a Sua immagine e somiglianza. "Non è possibile sapere
né descrivere come ciò avvenga. Si può soltanto dire che il Figlio di Dio
ci ottenne e ci meritò di giungere ad essere figli di Dio"(72).
53. L'incontro con Dio di compie sempre nelle virtù teologali: azioni di Dio nelle quali Egli è al contempo comunicante e comunicato(73), che abilitano l'uomo e sono via per lui, con il loro aspetto purificativo e unitivo(74). In esse il santo esprime tutto il movimento del dono di Dio e della risposta umana: "l'unico mezzo prossimo dell'unione". La vita cristiana è solo, essenzialmente, vita teologale. Anche questa focalizzazione si approfondisce nella
orazione-contemplazione: "non avendo altro appoggio nell'orazione che
la fede, la speranza e la carità"(75). Lo
Spirito Santo, agente della contemplazione, "non
illuminerà [l'anima] se non nella fede"(76).
Egli è la "fiamma viva" che purifica (vera e profonda "ascesi") e unisce,
"divinizza". Tutto il cammino spirituale si compie per la mozione dello
Spirito Santo. 54. Il cammino spirituale, di purificazione e di unione,
simultaneamente, è segnato nella realtà e nell'insegnamento del santo
dalla Notte, "momenti" di una più intensa esperienza di
purificazione, "momenti" decisivi del cammino di unione, che meritano una
trattazione particolare da parte del dottore Mistico. L'unione è
la vocazione dell'uomo, realtà coinvolgente, dinamica, in divenire, che
domina tutto il cammino del credente, "condiziona" e illumina tutta
l'esposizione sanjuanista(77). L'unione,
che nella sua massima realizzazione è l'immersione profonda nel mistero
della vita trinitaria(78), realizza in
modo efficace la nostra condizione filiale(79).
55. Gesù Cristo, il Figlio, modalità della nostra
partecipazione al mistero trinitario(80),
è anche nella sua passione e morte la nostra via, colui che giustifica e
verifica la nostra "passione e morte", la nostra "ascetica": "seguilo fino
al Calvario e al sepolcro"(81). È il senso
di 2S 7, capitolo nel quale il santo ci offre la sua comprensione del
mistero di Cristo "porta e via"(82),
nostra via(83). Così intitola il
piccolo insieme di "avvisi" in 1Salita 13,3; così sintetizza nella
Notte; "dove è più folto dentro penetriamo"(84).
Morire "seguendo le sue orme [di Cristo] di mortificazione" in tutto ciò
"che impedisce la risurrezione interiore dello spirito"(85).
San Giovanni della Croce presenta Gesù come Parola del Padre, nella quale
ci ha detto e dato tutto, rimanendo in silenzio. Il Padre ci ha dato suo
Figlio come fratello, compagno, prezzo e caparra. Ciò deve alimentare in
noi un atteggiamento di base: porre i nostri occhi in Cristo perché in Lui
il Padre ci ha rivelato tutto, "poiché avendo rivelato in Cristo tutte le
verità di fede, non ha né avrà mai più altra verità da manifestare"(86).
56. Come in Santa Teresa, l'essenziale dell'esperienza e della dottrina
sanjuaniste si trova nel campo trinitario: le tre Persone divine, Padre,
Figlio e Spirito Santo, sono quelle che compiono l'opera di unione
dell'essere umano con Dio(87). Questa si
realizza attraverso un cammino illuminato dal Verbo, Parola del Padre, e
guidato dallo Spirito Santo. Passa attraverso le notti della
purificazione, che conducono alla maturità nella fede, speranza e carità.
Queste tre attitudini fondamentali sono mezzo e disposizione per l'unione
con Dio(88) e guidano il cammino
dell'autentica preghiera cristiana. L'umanesimo di san Giovanni della
Croce è complementare a quello di santa Teresa. Il suo umanesimo si
incontra nella sua sensibilità di fronte alla bellezza della natura, il
suo amore per la musica, la sua preoccupazione per gli ammalati e per i
poveri, e in modo particolare nei suoi scritti poetici. 4. Il carisma e la spiritualità del Carmelo Teresiano
57. Vita Consecrata ci invita a "riproporre con coraggio l'intraprendenza, l'inventiva e la santità dei fondatori e delle fondatrici come risposta ai segni dei tempi emergenti nel mondo d'oggi"(89). Nel Carmelo Teresiano-Sanjuanista questo dinamismo storico del carisma si è incarnato ed arricchito con la santità di tanti fratelli e sorelle nostri che, in diverse epoche e luoghi, furono testimoni viventi di questo dono, comunicato al nostro Ordine nella Chiesa, e si tramutarono in fondamento silenzioso ed eloquente di un'autentica fedeltà creativa. Tra gli altri sottolineiamo Teresa di Lisieux, Elisabetta della Trinità, Edith Stein, Raffaele Kalinowski, Teresa di Los Andes e molti altri ufficialmente riconosciuti come beati o santi o privi di tale riconoscimento ufficiale. È urgente, pertanto, che la vita spirituale "occupi il primo posto nel
programma di rinnovamento della nostra Famiglia religiosa, in modo da
presentarsi come vera scuola di spiritualità evangelica"(90).
Questa esperienza carismatica caratterizza peculiarmente il nostro Ordine
il quale, attraverso le sue Costituzioni approvate dalla Chiesa,
ha ottenuto la garanzia che "nel suo carisma spirituale e apostolico si
trovano tutti i requisiti oggettivi per raggiungere la perfezione
evangelica personale e comunitaria"(91).
58. Il numero 15 delle nostre Costituzioni presenta
sinteticamente l'essenziale del nostro carisma e della nostra
spiritualità. Riflettere su tale punto ci aiuterà a riprendere ciò che è
veramente fondamentale nella nostra vocazione e missione. "Tenendo in conto le origini della nostra vocazione e del carisma
teresiano, vale la pena di enumerare qui gli elementi originari della
nostra professione : a) Abbracciamo la vita religiosa «in ossequio di Gesù Cristo», sotto la protezione della B. Vergine, nell'imitazione e nell'unione con Lei, la cui vita ci sta davanti come modello di configurazione a Cristo. b) La nostra vocazione è all'origine una grazia divina, che ci unisce ai fratelli in comunione di vita e ci spinge all'arcana comunione con Dio in un'esistenza in cui la contemplazione e lo zelo apostolico si fondono reciprocamente a servizio della Chiesa. c) Siamo chiamati all'orazione la quale, per mezzo dell'ascolto della Parola di Dio e della Liturgia, ci conduce al dialogo amichevole con Dio non solo nella preghiera, ma anche nella vita; ci proponiamo di nutrire questa vita di orazione con la fede, la speranza e soprattutto la divina carità, così che con animo purificato possiamo raggiungere una più alta e profonda vita in Cristo e disporci a sempre più abbondanti doni dello Spirito Santo. In tal modo partecipiamo del carisma teresiano e insieme continuiamo la primitiva ispirazione del Carmelo, totalmente compresi della presenza misteriosa del Dio vivente. d) Risponde all'indole del nostro carisma animare con l'intenzione apostolica tutta la nostra vita di orazione e di consacrazione e lavorare in molteplici forme per il bene della Chiesa e degli uomini, così che davvero «l'azione apostolica sgorghi dall'intima unione con Cristo»; è tipico per noi, anzi, tendere a quella forma di apostolato che promana dalla pienezza «dello stato di unione con Dio». e) Cerchiamo di offrire il nostro duplice servizio, di contemplazione e di attività apostolica, riuniti in comunità fraterna. In tal modo realizziamo l'ideale di s. Teresa, che voleva fondare una piccola famiglia a imitazione del piccolo «collegio di Cristo»; e nello stesso tempo, vivendo in comunione di vita nel vincolo della carità, diamo testimonianza all'unità della Chiesa. f) Ci sforziamo di praticare il nostro genere di vita sostenendolo,
secondo la Regola e la dottrina dei nostri santi Fondatori, con
l'abnegazione evangelica". 59. Anche santa Teresa ha tracciato il modo concreto di vivere queste
realtà del carisma e della spiritualità. Ella "volle che tutte queste
realtà venissero contrassegnate da uno stile di vita tutto suo, favorendo
le virtù sociali e tutti i valori umani; coltivando la vita fraterna con
gioiosa serenità in sincero spirito di famiglia; inculcando la dignità
della persona e la nobiltà d'animo; lodando e promuovendo la formazione
dei giovani religiosi, lo studio delle 'lettere' e la cultura; ordinando
la mortificazione e gli esercizi ascetici della comunità in funzione di
una elevata vita teologale e del ministero apostolico; curando la
comunione fra le varie case e una amicizia evangelica fra le persone"(92).
seconda
parte costruire il nostro
futuro alla luce della nostra identità carmelitano teresiana
60. Nell'introduzione, Uno sguardo alla realtà, abbiamo
parlato delle principali sfide che si presentano oggi nella realtà
socio-culturale ed ecclesiale e che c'interpellano. Il Carmelo teresiano
del futuro dovrà cercare di rispondere ad esse a partire dalla propria
identità nei diversi campi: socio-culturale, religioso, ecclesiale e
carmelitano. Segnaliamo in tutti questi ambiti alcuni temi e, allo
stesso tempo, indichiamo alcune conclusioni operative che ci permettano di
intraprendere vie concrete di rinnovamento a partire dalla nostra fedeltà
creativa. 1. aspetto socio-culturale 61. Il fenomeno della secolarizzazione da un parte, e quello
del fondamentalismo religioso dall'altra incontrano
nell'esperienza del Carmelo una valorizzazione e alcune linee di
orientamento. Il valore delle realtà temporali è stato cantato dai nostri
mistici, che scoprirono in esse l'impronta di Dio. Allo stesso tempo, essi
le videro come mezzi per salire più in alto e aprirsi alla trascendenza di
Dio, presente e vicino, ma sempre più grande. La dimensione orante e
contemplativa del Carmelo dovrà essere vissuta e presentata come apertura
alla trascendenza, come fonte d'impegno e di speranza nei sentieri di
trasformazione del mondo, come cammino per un dialogo ecumenico ed
interreligioso secondo le diverse situazioni socio-culturali. 62. Gli aneliti di libertà e liberazione, frutto della
coscienza della dignità umana, esigono un impegno efficace di tutte le
persone di buona volontà, in difesa e promozione dei diritti umani. Il
Carmelo del futuro non potrà rimanere estraneo a queste sfide, sapendo
come Teresa di Gesù, Giovanni della Croce e gli altri santi, maestri di
vita spirituale, hanno parlato della dignità delle persone, create ad
immagine di Dio e chiamate alla trasformazione in Lui. San Giovanni della
Croce invita a considerare la grandezza dell'essere umano, che ha tale
vocazione di vivere la vita divina, e per questo "un solo pensiero
dell'uomo vale più del mondo intero, perciò solo Dio è degno di esso"(93).
63. La globalizzazione, che mette in comunicazione il mondo e
lo trasforma, causa anche l'impoverimento e l'emarginazione delle persone.
L'orazione carmelitana, intesa come dialogo di amicizia con Dio e cammino
di comunione con Lui, permetterà al Carmelo in futuro di essere segno e
strumento di dialogo e comunione. L'esperienza contemplativa di Dio,
d'altra parte, evidenzierà la necessità di fare i conti con Lui
nell'elaborazione dei valori etici. Dio è alla base di essi, e
senza di Lui non si può creare nulla di autentico. 64. Come carmelitani teresiani vogliamo affrontare le sfide presenti nelle realtà socio-culturali ed ecclesiali. Vogliamo promuovere la conoscenza della sociologia, per aiutare i nostri religiosi a leggere tali realtà e a fare una riflessione teologica realista ed incarnata. È necessario pertanto che fin dal tempo della formazione iniziale si aiuti a "conoscere e comprendere il mondo nel quale viviamo, le sue speranze, le sue aspirazioni, e l'andamento drammatico che spesso lo caratterizza"(94). I nostri religiosi devono imparare a sentirsi corresponsabili dei problemi sociali e a cercare delle soluzioni, anche se piccole, ai problemi che li circondano, come attualizzazione della coscienza profetica che ci deve caratterizzare, lungi da ogni assenteismo e passività. Pertanto: 1. Nella formazione permanente si terrà presente l'approfondimento
della realtà del mondo di oggi, in generale, e nei diversi contesti
socio-culturali in particolare. 2. aspetto religioso 65. Nel mondo di oggi esiste una grande sete di spiritualità, anche se non di rado degenera in spiritualismo. Il Carmelo deve aiutare, alla luce dell'esperienza e degli insegnamenti dei suoi santi, ad andare alle radici di un'autentica spiritualità, che vada al di là delle esperienze superficiali del sacro. Le nostre comunità, centrate nell'assoluto di Dio, dovranno essere scuole di orazione che trasformino i propri membri in veri contemplativi, capaci di scoprire Dio presente e vicino negli avvenimenti, nelle persone, nel positivo e nel negativo della storia. Un Dio che ci mette in discussione e ci interpella. Questa contemplazione impegnata sarà in grado di rivelare il volto del Dio e Padre di nostro Signore Gesù Cristo alle persone che lo cercano a tentoni. Noi membri del Carmelo teresiano dobbiamo cercare di diffondere l'amore e la conoscenza di tale Dio, incontrato nell'orazione, e che conduce ad un impegno per la giustizia e la pace. Il vissuto e la testimonianza dell'esperienza di Dio avranno
luogo in mezzo alle provocazioni di ogni ambiente socio-culturale ed
ecclesiale. Bisogna aiutare a scoprire Dio come fonte di pienezza, come
liberatore, come il Dio della speranza, come Padre-Madre, come qualcuno
che è sempre vicino. 66. Negli sforzi di ricerca del senso della vita e della verità che
caratterizzano il cammino dell'umanità di tutti i tempi, la Parola di Dio
è luce che illumina e orienta i credenti in Cristo. Il Carmelo che, fin
dalle sue origini, ha avuto come ideale la meditazione giorno e notte
della Parola del Signore, ha davanti a sé un'esigenza e un compito.
L'esigenza di vivere all'ascolto della Parola e il compito di educare gli
altri a ciò. Si tratta di una lettura vitale, convinti che la Scrittura
nasce dalla vita e dall'esperienza di un popolo guidato da Dio, popolo che
scopre nella fede i segni della Sua presenza e i Suoi appelli nella
storia, e si sforza di rispondervi. La Bibbia è l'esperienza modello con
la quale dobbiamo confrontare le nostre esperienze. La missione delle
comunità carmelitane sarà quella di essere centri di accompagnamento
spirituale nella lettura della Bibbia, per trasformare tale
accompagnamento in un avvicinamento orante, contemplativo e vincolante,
poiché "quando preghiamo parliamo a Dio, e ascoltiamo Dio quando leggiamo
le sue parole"(95). In questo modo si
eviterà una lettura spiritualista e riduttiva della Scrittura, e si
aiuterà a scoprire gli appelli di Dio nella realtà di tutti i giorni, e
della propria vocazione e missione. Qui il Carmelo del futuro ha una sfida
per rinnovare la sua vita e compiere la sua missione. 67. Il Carmelo del futuro è chiamato ad offrire degli strumenti che corrispondano alla sete di Dio che c'è nel mondo attuale. La spiritualità carmelitana ha delle possibilità immense per rispondere a questa sete di Dio, e per condurre le persone in modo più profondo nella sua relazione con Dio. Tutte le nostre comunità di vita apostolica e contemplativa, i religiosi e i laici, dovrebbero impegnarsi nel compito di vivere un'esperienza spirituale evangelica e profonda. A partire da essa, sia nella condivisione, sia nell'accoglienza per offrire ad altri spazi e mezzi per questa esperienza, sia nella creazione di Centri ed Istituti di Spiritualità, il Carmelo del futuro potrà prestare un servizio qualificato nella Chiesa. In Asia, in sintonia con la chiesa, i nostri religiosi sono chiamati ad impegnarsi in un dialogo aperto con le grandi religioni non cristiane, soprattutto nel campo della spiritualità. Per raggiungere tale scopo, bisognerà cercare nuove forme di preghiera, di vita interiore e di comunità più consoni alla mentalità orientale. Noi carmelitani teresiani, sensibili al fenomeno di allontanamento
dalle istituzioni religiose da parte della gioventù e della società
occidentale, all'ateismo e all'indifferenza religiosa di molti dei nostri
contemporanei, crediamo che la rilettura dei nostri santi mistici,
unitamente a tutta la riflessione ed approfondimento che deve portare
avanti la Chiesa stessa, potrà aiutare a riscoprire quanto si cela sotto
la superficie e soprattutto a svelare o suscitare il desiderio del Dio
nascosto al centro della vita. Tale realtà ci interpella ad essere allo
stesso tempo più autenticamente oranti e più presenti nell'umanità.
68. Di conseguenza: 1. Bisogna riscoprire l'importanza della lettura e della meditazione della Parola di Dio nel contesto della vita, per poter educare il popolo di Dio ad una lettura orante della Scrittura, come punto di partenza dell'impegno evangelizzatore. Le strutture ordinarie della nostra vita ci offrono già spazi convenienti a riguardo. Non bisogna dimenticare l'importanza dell'abnegazione evangelica per testimoniare ed annunciare la Buona Novella. Maria, la Vergine orante, che ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica, è il modello da seguire. Si organizzino seminari, brevi corsi, ritiri dove s'introduca, si rifletta e si preghi la parola a partire dalla vita. Nelle nostre celebrazioni ed incontri vanno opportunamente integrati i laici. 2. C'impegniamo anche a promuovere ed approfondire la diffusione dell'esperienza e della dottrina dei nostri santi carmelitani nelle nostre comunità, tra i nostri religiosi, tra i laici e nelle iniziative provinciali, quali possono essere corsi e congressi. Dobbiamo fare uno sforzo di rilettura dei nostri santi padri per poterci presentare come interlocutori del mondo religioso nel campo ecumenico, interreligioso e delle diverse culture. Una delle vie sarà la formazione di specialisti qualificati nel campo della spiritualità carmelitana e della mistica cristiana. 3. In questa stessa linea, riaffermiamo la nostra volontà di creare Istituti e Centri nazionali o regionali di spiritualità carmelitano-teresiana al servizio dell'evangelizzazione della Chiesa, per promuovere un contatto vitale con la dottrina dei nostri santi, riletta nei diversi contesti socio-culturali ed ecclesiali. Allo stesso tempo bisogna mettere in grado i nostri religiosi di saper usare i mezzi di comunicazione al servizio della pastorale della spiritualità. 4. È indispensabile favorire una rinnovata fedeltà ai tempi forti
dell'orazione personale e liturgica, per poter crescere nell'attitudine
contemplativa che ci permetta di sperimentare Dio in tutte le circostanze,
persone ed avvenimenti, e ci porti ad una contemplazione impegnata che
testimoni e proclami la presenza di Dio nella nostra storia. 3. aspetto ecclesiale 69. La fedeltà creativa e le esigenze della nostra epoca hanno posto in rilievo l'attualità dell'ideale teresiano di essere piccole comunità oranti, fraterne ed impegnate nell'annuncio del Vangelo. Questo tipo di comunità, piccole e in contatto con la realtà, sono chiamate ad essere segni della presenza di Dio nel cuore della storia e del mondo. La vicinanza alla realtà della vita delle persone creerà necessariamente una diversità di fraternità carmelitane inculturate. Ciò richiederà un cambio di strutture. Queste comunità, lì dove vengano stabilite, saranno chiamate alla
condivisione del carisma e della spiritualità con i laici. Questi
daranno ad esse la necessaria vicinanza alla realtà per assumere le grandi
sfide che si presentano e per incarnarsi in essa. Si richiede una
revisione in profondità dei modelli di vita, dell'organizzazione, dei
canali attraverso i quali la testimonianza della fraternità orante ed
apostolica viene offerta. Dovranno essere comunità che possano vivere la
vita carmelitana in forma semplice, umile, più spontanea nelle condizioni
ordinarie, per trasformarsi in veri luoghi di incontro per coloro che
cercano l'orazione contemplativa. 70. Per rispondere a queste sfide nel campo ecclesiale: 1. La formazione e il rinnovamento alla vita fraterna in comunità dovrà essere una delle priorità dell'Ordine, se vogliamo essere fedeli al carisma carmelitano-teresiano. Nella linea dell'ideale teresiano, dovranno tendere ad essere comunità oranti, fraterne, al servizio del Regno di Dio. Ciò richiede la realizzazione di autentici progetti comunitari fattibili, che aiutino a superare il crescente individualismo. Questi progetti comunitari devono essere il risultato di una riflessione comunitaria, sincera e profonda della vocazione alla quale ci sentiamo chiamati, con il realismo dei membri e delle circoscrizioni nelle quali siamo inseriti, con la volontà di vivere l'intimità divina e la missione. I progetti terranno conto delle esigenze stabilite dalle nostre Costituzioni e devono essere concreti ed effettivamente valutati in comunità. 2. Dal momento che si tratta del fondamento di tutto il rinnovamento della persona, nella formazione iniziale e permanente il criterio di discernimento e di accompagnamento dev'essere la capacità di apertura, di dono di sé e di abnegazione. Solo a partire da questa comprensione personale e da questo cammino evangelico possono avere senso ed efficacia i piani di rinnovamento. 3. Nella linea stabilita dal documento postsinodale Vita Consecrata(96), le nostre comunità dovranno essere più aperte alla condivisione della vita, del carisma e della spiritualità con i laici. Esperienze nuove in questo campo, accompagnate da valutazioni periodiche, sono necessarie. In dialogo comunitario, con i responsabili delle circoscrizioni e con i laici, si tenterà di stabilire alcune esperienze di questo tipo. La promozione del laicato dev'essere per noi una priorità, sia nel campo della formazione come nella corresponsabilità nel servizio delle nostre comunità cristiane. 4. Essendo stati essenzialmente inviati per l'evangelizzazione, rimarremo aperti al servizio di evangelizzazione nei diversi ambiti, e impegnati a collaborare nella Chiesa nel campo dell'evangelizzazione, soprattutto offrendo il nostro servizio peculiare della pastorale della spiritualità, anche nei territori di missione. Daremo anche rilievo al dialogo ecumenico e interreligioso. 5. In particolare, visto che per molti dei nostri religiosi gli alvei
di evangelizzazione sono parrocchiali o semi-parrocchiali, sia nei
territori di missione che nei territori dove la Chiesa è già stabilita, è
necessario che i nostri religiosi in formazione vengano introdotti in modo
dottrinale e pratico in tale pastorale, in modo che sappiano creare o
vivificare comunità ecclesiali locali partendo dalla comunità
carmelitano-teresiana. 4. aspetto carmelitano 71. Il punto di partenza è e sarà sempre la formazione delle nostre
comunità al carisma teresiano-sanjuanista allo stile di fraternità ed ai
valori essenziali della nostra vocazione nella Chiesa. È evidente la
necessità di una formazione carismatica, capace di creare persone
coscienti del proprio carisma personale e comunitario e aperte a
testimoniarlo e a condividerlo nella partecipazione dei diversi carismi.
Ciò richiede un'ecclesiologia di comunione che non sminuisce le
peculiarità proprie di ciascun carisma e non fa scomparire le differenze,
ma fa della diversità una fonte d'arricchimento. È decisiva una formazione
nella relazione tra i membri dell'Ordine e con i laici, e in contatto con
i diversi contesti di comunione e di collaborazione, non solo nel campo
apostolico ma anche in quello del vissuto delle fonti ispiratrici del
carisma e della spiritualità. 72. Uno dei mezzi per dinamizzare e rendere più efficace il servizio che il carisma e la spiritualità del Carmelo possono prestare alle persone, è il dialogo e la collaborazione tra le diverse componenti della famiglia carmelitano-teresiana, oltre all'apertura alla diversità culturale. Nel campo spirituale ed apostolico il Carmelo può contare su un
numeroso gruppo di Congregazioni religiose e di Istituti secolari
aggregati. La radice spirituale e le varie sfumature del carisma
carmelitano contribuiscono a rendere presente la ricchezza del carisma e
della spiritualità carmelitana nei diversi campi della pastorale, della
formazione e della nuova evangelizzazione. Nel futuro bisognerà
incrementare questo lavoro comune. Allo stesso tempo, una nuova relazione
con il Carmelo secolare e con gli altri gruppi che sono nati e nasceranno
in seno alla famiglia di santa Teresa di Gesù e di san Giovanni della
Croce, darà una maggior efficacia alla testimonianza e alla missione del
Carmelo. Per la nostra formazione circa l'essere e la missione dei laici
nella Chiesa è imprescindibile l'approfondimento degli orientamenti dei
documenti del Magistero, specialmente Gaudium et spes, Apostolicam
Actuositatem, Christifideles Laici e Vita Consecrata (nn. 54-56).
73. In sintonia con quanto abbiamo appena detto: 1. Bisogna promuovere il dialogo e la riflessione congiunta con i membri del Carmelo secolare, con gli Istituti affiliati, e con gli altri gruppi carmelitano-teresiani per scoprire nuove prospettive di vivere e mettere al servizio della Chiesa il nostro carisma e la nostra spiritualità, in modo che lo spirito che ci anima si renda palese ogni giorno di più in autentiche relazioni di fraternità, coordinamento e promozione del carisma. 2. È necessario altresì favorire un dialogo speciale con le nostre sorelle carmelitane contemplative, per arricchire la percezione che abbiamo del carisma e della spiritualità con la prospettiva femminile, che completa ed equilibra quella maschile con la dimensione intuitivo-affettiva, realista, nuziale e materna, e che orienta all'accoglienza, intimità e compassione. Pertanto bisogna favorire lo sviluppo delle Associazioni e Federazioni, rispettando e rinforzando l'autorità dei propri organi di riflessione e decisione, senza che venga meno la legittima autonomia dei monasteri. È altrettanto importante, per mezzo di riunioni e di corsi, formare i nostri religiosi, specialmente coloro che esercitano il loro apostolato con le nostre sorelle, ad un nuovo stile di relazioni fraterne, secondo le direttive della Chiesa e dell'Ordine, alla luce della dottrina dei nostri santi. Dobbiamo rimanere aperti affinché le nostre sorelle possano partecipare alle nostre discussioni e, se lo riteniamo opportuno, invitarle alle riflessioni ufficiali che in qualche modo le riguardino, rispettando sempre la loro autonomia e libertà. 3. Siamo anche favorevoli alla formazione della famiglia carmelitana con tutti i gruppi affini al nostro ideale: Istituti affiliati, confraternite ed associazioni, perché lo spirito che ci anima si renda presente sempre più in autentiche relazioni di fraternità, collaborazione, coordinamento e promozione del carisma. 4. Confermiamo le nostre devozioni carmelitane tradizionali, che
dovranno essere opportunamente adattate al nostro tempo. 5. otri nuovi per il vino nuovo 74. Tutte le considerazione che abbiamo fatte fin qui, in vista del
ripartire dall'essenziale condotti per mano dai nostri santi Padri, non
potranno tradursi in pratica senza un profondo cambiamento di vita, come
abbiamo segnalato anteriormente ed anche senza un'adeguata
ristrutturazione che aiuti a vivere meglio la nostra vita fraterna in
comunità oranti e, allo stesso tempo, a servire la Chiesa con il nostro
peculiare carisma e spiritualità. 75. Si tratta soprattutto di rimanere aperti ad un'organizzazione delle
nostre comunità a partire dalla pluriformità e dall'adattamento alle
differenti culture e situazioni. Ci saranno luoghi nei quali prevarrà
la struttura monastica, con comunità numerose; in altri contesti, in
cambio, la soluzione sarà mettere in conto comunità più piccole e più
inserite nella realtà della gente. In alcuni luoghi si porrà l'accento su
alcuni aspetti, in altri passeranno in secondo piano, ma esisterà sempre
l'impegno di conservare i valori essenziali. 76. La sfida dell'essenziale è come la chiave che ci può aprire la
porta a risposte nuove per le nuove situazioni. Siamo chiamati a correre
il rischio della fede per camminare su vie inedite dello Spirito. Questo
ci chiede di attualizzare il nostro carisma e, a volte, ridisegnare le
nostre presenze tenendo presenti alcuni criteri, prospettive
diverse e soluzioni concrete. 77. Abbiamo bisogno, anzitutto, di vivere la nostra identità
carismatica sapendola trasmettere in modo intelligibile, fedeli alla
Chiesa, in dialogo con la realtà. Un'autentica ristrutturazione deve
essere guidata da questi criteri. Le prospettive
dovranno essere i segni dei tempi e dei luoghi, in modo particolare quello
della inculturazione che porta alla unità nella diversità. 78. Le vie concrete aprono un ventaglio di possibilità che
vanno dalla ristrutturazione interna di alcune presenze ed
attività (riordinare le finalità, occuparsi di nuovi destinatari, cambiare
il nostro ruolo, riducendolo o ampliandolo a seconda dei casi, aprirci
alla collaborazione con il Carmelo Secolare e con il laicato associato)
fino alla ridistribuzione delle forze (rinforzare alcune
presenze, diminuirne altre). In altre occasioni ci sarà da chiudere
alcune presenze, quando non rispondano più alle condizioni attuali
della nostra vita carmelitano-teresiana, del personale o delle esigenze.
Infine, e questa è la via della fedeltà creativa, si dovranno aprire
alcune altre nuove presenze, che siano più in consonanza con il
nostro carisma e con le sfide di oggi, nei diversi contesti
socio-culturali ed ecclesiali. 79. Di conseguenza c'impegniamo a: 1. Favorire riunioni di sensibilizzazione e di verifica dei percorsi di rinnovamento a livello di Provincia e Circoscrizione. In esse faremo un discernimento tra i centri e le case più vitali e quelle che mancano di prospettive per il futuro, per prendere decisioni pertinenti: rinforzare, ristrutturare, sopprimere o fondare. In questa prospettiva privilegeremo le case di formazione, quelle in cui esiste un impegno più vivo nel campo della pastorale della spiritualità, e quelle che rispondono più direttamente alle permanenti e nuove sfide della società e della Chiesa, tanto universale come particolare. 2. Si organizzerà nelle Province e nelle altre Circoscrizioni un programma di formazione permanente che aiuti ad approfondire l'attuale teologia della vita consacrata, la spiritualità del nostro Ordine, e la crescita e lo sviluppo umani come base e fondamento di un autentico rinnovamento. In questa programmazione verrà previsto che tutti i membri della Provincia o Circoscrizione, ma soprattutto gli attuali formatori o quelli in via di preparazione, abbiano l'opportunità e il tempo per un rinnovamento spirituale, intellettuale ed apostolico. Si invoglieranno i giovani allo studio sistematico della teologia e materie annesse, affinché alcuni siano preparati a continuare questo lavoro essenziale di riflessione ed insegnamento teologico. 3. A livello di nazioni o regioni si studierà la maniera di crescere
nella collaborazione, per vivere meglio la nostra vita
carmelitano-teresiana, per la formazione e per portare avanti iniziative
comuni, che caratterizzino la nostra presenza e il nostro servizio nella
Chiesa. Il Definitorio Generale cercherà di favorire e coordinare una
maggiore collaborazione, che faciliti tali iniziative. TERZA PARTE IL CARMELO TERESIANO IN
RINNOVAMENTO CONCLUSIONI OPERATIVE
80. Obiettivo: vogliamo tradurre in queste conclusioni
operative, partendo dalla vita e dalla missione
, la nostra volontà di seguire i nostri santi nel ripartire
dall'essenziale, quale risposta alle sfide del nostro momento storico.
1. Dimensione fraterna della nostra vita. a) Vita comunitaria 81. Ogni Circoscrizione elabori con le comunità un progetto
comunitario, fattibile e valutabile, che tenga in conto le possibilità di
approfittare dei ritmi settimanali, mensili ed annuali, per promuovere il
processo di crescita di ogni comunità. Un progetto che aiuti a superare il
crescente individualismo. 82. Si farà in modo che ogni comunità abbia un numero sufficiente di
religiosi, in modo da poter vivere l'ideale teresiano di piccole
comunità oranti, fraterne e impegnate nell'annuncio del vangelo.
83. S'incrementerà la collaborazione tra tutti, in ogni regione si
realizzerà un progetto comune tra le diverse circoscrizioni. 84. Ogni Circoscrizione diffonderà materiale e organizzerà attività
affinché le comunità vengano iniziate alla pratica della Lectio Divina,
nella lettura orante della Bibbia e nella conoscenza di Cristo (Cantico
37,4), per "partire sempre da lui" (NMI 29). 85. Bisogna promuovere lo studio e la riflessione, tramite riunioni
comunitarie e provinciali, dei documenti della Chiesa sulla vita
consacrata (Vita consecrata, Congregavit nos in unum...),
e formare uno stile teresiano di vita fraterna. b) Formazione iniziale e permanente 86. È necessario che i nostri formandi vengano introdotti, in modo
dottrinale e pratico, alla pastorale, in modo che sappiano creare o
vivificare comunità ecclesiali locali partendo dalla comunità
carmelitano-teresiana. 87. Si organizzeranno periodicamente attività di conoscenza e di
approfondimento critico della realtà socioculturale, in modo da favorire
una riflessione teologica, incarnata ed esistenziale, coinvolgendo i
nostri studenti fin dall'inizio del processo formativo. 88. Desideriamo che si continui a dare la priorità e a favorire la
specializzazione dei nostri religiosi in teologia spirituale e scienze
affini. 89. Verrà programmato un tempo di studio intensivo delle fonti della
nostra spiritualità durante il tempo della formazione iniziale.
90. Prima della professione solenne venga fatto un'esperienza
d'inserimento nella realtà socio-culturale o missionaria, dove venga
giudicato opportuno. 91. Si continuerà a formare i nostri religiosi nell'uso critico e
adeguato dei mezzi di comunicazione per una pastorale più efficace.
92. Nei piani di formazione iniziale e permanente delle circoscrizioni
si abbia cura che i nostri religiosi vengano formati in un nuovo stile di
relazioni fraterne con le nostre sorelle carmelitane scalze, con l'Ordine
Secolare, il laicato associato e Istituti aggregati, secondo le direttive
della Chiesa e dell'Ordine, alla luce della dottrina dei nostri santi.
93. Si organizzeranno incontri regionali di formatori, per collaborare
sui temi formativi e sviluppare una pedagogia dell'orazione. c) Fratelli non chierici 94. È necessario che nella presentazione della nostra vocazione si
esprima in modo chiaro che la chiamata al Carmelo è un'unica vocazione,
vissuta come sacerdote o come fratello. 95. Il Capitolo Generale è favorevole che nella prassi interna
dell'Ordine venga usata la denominazione "Carmelitani Scalzi" o "Fratelli
Carmelitani Scalzi" o "Frati Carmelitani Scalzi". 96. Nel caso che nelle Province non risultino eletti per il Capitolo
Generale alcuni fratelli non chierici, il Definitorio potrà invitarne
alcuni come osservatori. 2. Carmelitane Scalze 97. È necessario favorire, a livello generale e provinciale, un dialogo
speciale con le nostre sorelle carmelitane scalze, per arricchire la
comprensione che abbiamo del carisma comune. 98. È altresì importante formare i nostri religiosi ad un nuovo stile
di relazioni fraterne, non individualiste né paternaliste. 99. Il Capitolo Generale chiede ai superiori provinciali di promuovere
nelle proprie circoscrizioni la formazione di associazioni e federazioni
di carmelitane scalze, collaborando con il Preposito generale, rispettando
l'autonomia e la libertà dei monasteri. 100. Bisogna rimanere aperti affinché le nostre sorelle carmelitane
scalze partecipino insieme a noi, in qualche modo, alla riflessione dei
temi che le riguardano. 3. Carmelo secolare 101. Ogni circoscrizione o regione organizzerà una sessione sulle nuove
Costituzioni OCDS per tutti i fratelli impegnati con le
fraternità. 102. Per una collaborazione più ampia e una maggiore stima del Carmelo
secolare, il Capitolo generale chiede a tutte le circoscrizioni
dell'Ordine di organizzare per i religiosi incontri sull'ecclesiologia e
la missione dei laici, alla luce della LG, AA, ChF e VC.
103. Durante il sessennio, il segretariato del Carmelo secolare
svilupperà una Ratio institutionis e un programma di formazione
per l'OCDS, come base per i rispettivi programmi provinciali. 4. Iniziative apostoliche e missionarie 104. I centri di pastorale della spiritualità dell'Ordine procurino di
offrire alla Chiesa una vera pedagogia dell'orazione. 105. Si dovrà elaborare, a livello provinciale o regionale, un piano
congiunto di pastorale della nostra spiritualità, appoggiandoci ai nostri
istituti, case editrici, riviste, movimenti, case di orazione, parrocchie
e santuari. 106. Al fine di promuovere i valori dell'umanesimo
teresiano-sanjuanista e rispondendo al desiderio della Chiesa circa la
nuova evangelizzazione (VC 97), accettiamo i centri culturali ed educativi
come proiezione apostolica. 107. A livello culturale, per la diffusione della nostra spiritualità,
promuoveremo in ogni Circoscrizione la traduzione delle opere dei nostri
autori spirituali nelle diverse lingue, collaborando anche economicamente
con i paesi di missione. 108. Rispetto ad altre opere o articoli di spiritualità dei nostri
religiosi, di riviste e case editrici dell'Ordine, verrà facilitata la
loro traduzione, con il permesso previo delle riviste, autori e rispettive
case editrici. 109. In ogni Circoscrizione, si partecipi agli organismi già esistenti
di giustizia e pace; vengano potenziate le ONG già esistenti nelle
Province e si tenga presente il riconoscimento dell'Ordine come ONG, per
potenziare e attualizzare la dimensione profetica della nostra vocazione
di carmelitani. 110. Nelle missioni i nostri missionari procurino di valorizzare tutti
quegli aspetti positivi delle altre culture e religioni che rendano
possibile e favoriscano il dialogo interreligioso. 111. L'Ordine deve impegnarsi nel dialogo ecumenico, partendo
dall'esperienza spirituale e mistica del nostro carisma. 112. Il Capitolo Generale incoraggia a celebrare nell'anno 2006 il
centenario della morte della B. Elisabetta della Trinità, approfondendo e
divulgando la sua dottrina spirituale quale apporto singolare del carisma
teresiano. 113. Il Capitolo Generale, ringraziando tutti per quanto si sta già
facendo per promuovere la conoscenza di santa Teresa Benedetta della Croce
(Edith Stein), invita all'edizione di tutti i suoi scritti, alla
traduzione in altre lingue, all'investigazione critica della sua vita,
allo studio della sua esperienza e pensiero cristiano, in modo che la sua
testimonianza teologico-spirituale risplenda sempre più. 5. I mezzi di comunicazione 114. C'impegniamo a promuovere la collaborazione tra le nostre case
editrici, con interscambio di materiale, esperienze, progetti e, nella
misura del possibile, anche con l'interscambio di personale. 115. C'impegniamo altresì a potenziare l'uso dei mezzi moderni di
comunicazione, per una pastorale più efficace della nostra spiritualità.
6. Ristrutturazione di presenze 116. Esortiamo le Circoscrizioni, dove sia necessario, a fare una
ristrutturazione delle proprie presenze, in vista del potenziamento della
formazione iniziale e del servizio della pastorale della spiritualità.
117. Visto che in alcune circoscrizioni ci sono comunità non
canonicamente erette, o religiosi di altre circoscrizioni al servizio
della chiesa locale, il Definitorio Generale deve regolare tale
situazione, in dialogo con i rispettivi superiori. 118. Che il Definitorio Generale, in dialogo con le conferenze
provinciali e/o le Circoscrizioni, realizzi un progetto di
ristrutturazione. 7. Istituzioni che dipendono dal centro dell'Ordine
119. Le Circoscrizioni saranno disponibili a collaborare fornendo
professori per il Teresianum e formatori per il Collegio Internazionale, a
seconda delle richieste del Definitorio. 120. Rifletteremo sulla possibilità di preparare un programma
accademico bilingue per il Teresianum: italiano ed inglese. 121. Chiediamo al Definitorio Generale di creare una commissione per lo
studio e la successiva supervisione della realizzazione del progetto del
CITeS presentato al Capitolo Generale, per dotare tale centro di una sede
adeguata, e dei mezzi necessari per lo studio, l'investigazione e la
diffusione del nostro patrimonio spirituale. 122. Desideriamo che venga ristrutturato e rianimato quanto prima
l'Istituto Storico, in modo che esso prosegua il suo lavoro al servizio
della Chiesa e dell'Ordine. 123. Il Definitorio, in dialogo con la Delegazione generale d'Israele,
studi i progetti della Delegazione per Stella Maris, esamini le
possibilità per riprendervi i corsi di formazione iniziale permanente, e
promuova l'invio di personale adeguato. 8. Famiglia carmelitana 124. Dove non esiste, si promuova la formazione della famiglia
carmelitana con quei gruppi affini al nostro carisma: istituti aggregati,
confraternite, laici associati. 125. Esortiamo a proseguire a tutti i livelli il cammino fatto nella
mutua conoscenza e collaborazione con i nostri fratelli O.Carm.
9. Collaborazione con i laici 126. Sulla linea di quanto stabilito dal documento postsinodale
Vita Consecrata, le nostre comunità dovranno essere più aperte nella
condivisione della vita, del carisma e della missione con i laici, dove
questo sia realizzabile. 127. Verrà favorita la partecipazione dei laici ai corsi di formazione
carmelitano-teresiana offerti dall'Ordine, anche con un aiuto economico
della rispettiva Circoscrizione. 128. Vengano stimolate e favorite nuove forme di aggregazione dei laici
al nostro Ordine e i nostri religiosi vengano sensibilizzati per una buona
collaborazione con essi. 10. Economia dell'Ordine 129. La collaborazione economica delle Province con il centro
dell'Ordine verrà stabilita sulla base di un duplice criterio: 1) tenendo
presente il n. 253 delle NA, il Definitorio generale stabilirà una quota
ordinaria, in dialogo con il Consiglio Provinciale. 2) Quando le Province
usufruiscono di benefici straordinari, da vendite, eredità o altro, il
medesimo Definitorio stabilirà, in accordo con il Consiglio Provinciale,
la percentuale da destinare al centro dell'Ordine. 130. I progetti che richiedono un aiuto del centro dell'Ordine devono
essere debitamente documentati, e saranno vagliati dalla commissione
economica internazionale, che si riunirà almeno due volte all'anno. Quest'ultima
li esaminerà, verificherà le possibilità di aiuto, e presenterà la propria
relazione al Definitorio Generale affinché compiano il proprio iter.
131. Verrà creato un fondo con gli apporti della famiglia carmelitana
per la formazione delle nuove vocazioni nei paesi in via di sviluppo. Al
medesimo fine, si cercherà il modo di creare una "fondazione
internazionale". La riflessione e valutazione delle conclusioni operative verrà fatta:
nei Consigli plenari, nei Capitoli provinciali, nei Definitori
straordinari e nel prossimo Capitolo Generale. CONCLUSIONE 132. Non possiamo rinnegare il nostro glorioso e fecondo passato, che
ha avuto, insieme alle zone luminose, anche le sue zone d'ombra. Dobbiamo
certamente affrontare nuove e gravose sfide nella società e nella Chiesa,
e per questo abbiamo bisogno di una chiara identità cristiana, religiosa e
carmelitano-teresiana. Il ripartire dall'essenziale è la via per mantener
vivo questo dono dello Spirito alla Chiesa: una Chiesa universale e
multiculturale, segno e strumento del progetto di Dio (sempre, e per
quanto a noi compete) in questa transizione epocale. 133. Il Carmelo del Terzo Millennio avrà molto da vivere e testimoniare
per manifestare se è capace di tornare all'essenziale e di spogliarsi di
quelle aderenze socio-culturali ed ecclesiali che siano frutto esclusivo
di un'epoca, di una mentalità o di un contesto socio-culturale.
L'abnegazione evangelica, la contemplazione, la fraternità teresiana
continueranno ad essere in vigore, ma con un rinnovato impegno con i
valori di una fedeltà dinamica, l'accettazione decisa e fiduciosa del
rischio, la conversione, la giustizia, l'amore e la responsabilità
personale. Ovviamente bisogna radicarsi nello Spirito, per muoversi nella
notte oscura della fede guidati dall'amore. Non c'è dubbio che
dobbiamo ripartire sempre, come santa Teresa e san Giovanni della
Croce, dalla preghiera, affinché la vita "in Cristo" e "secondo lo
Spirito" possa inondare la nostra esistenza. Ma nello stesso tempo bisogna
manifestare il frutto dell'orazione nel servizio agli altri. Come diceva
santa Teresa: "A ciò serve tale matrimonio spirituale, che nascano sempre
opere, opere"(97). 134. Maria, Madre e Regina del Carmelo, c'insegni "ad occuparci delle
necessità umane al fine di alleviarle", ma soprattutto per portarle a Gesù,
proclamando le sue meraviglie. Ella, che seppe sempre fare la volontà del
Padre, "disponibile nell'obbedienza, intrepida nella povertà e accogliente
nella verginità feconda"(98), ci ottenga
dal Signore quanto necessitiamo per vivere come figli di Teresa di Gesù e
Giovanni della Croce, ed essere testimoni profetici di Dio nel nuovo
Millennio. ________________ 1. Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte
(NMI) 15. |