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"Quest'oggi ci inchiniamo dinanzi alla memoria di Edith Stein,
proclamando l'invitta testimonianza da lei resa durante la vita e soprattutto con la
morte. Accanto a Teresa d'Avila ed a Teresa di Lisieux, quest'altra Teresa va a collocarsi
fra lo stuolo di santi e sante che fanno onore all'Ordine carmelitano". Così
Giovanni Paolo II presentava, all'omelia, la figura di Teresa Benedetta della Croce
proclamata santa, nel corso della solenne Concelebrazione Eucaristica svoltasi nella
mattana di domenica 11 ottobre in Piazza San Pietro.
Questo è il testo
dell'omelia del Santo Padre:
1. Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo
(cfr Gal 6, 14).
Le parole di San Paolo ai Galati, che poc'anzi abbiamo ascoltato, ben si addicono
all'esperienza umana e spirituale di Teresa Benedetta della Croce, che oggi solennemente
viene iscritta nell'albo dei santi. Anche lei può ripetere con l'Apostolo: Quanto a me
non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo.
La croce di Cristo! Nella sua costante fioritura l'albero della Croce porta sempre
rinnovati frutti di salvezza. Per questo, alla Croce guardano fiduciosi i credenti,
traendo dal suo mistero di amore coraggio e vigore per camminare fedeli sulle orme di
Cristo crocifisso e risorto. II messaggio della Croce è così entrato nel cuore di tanti
uomini e di tante donne cambiandone l'esistenza.
Un esempio eloquente di questo straordinario rinnovamento interiore è la vicenda
spirituale di Edith Stein. Una giovane donna in cerca della verità, grazie al lavorio
silenzioso della grazia divina, è diventata una santa ed una martire: è Teresa Benedetta
della Croce, che quest'oggi dal cielo ripete a tutti noi le parole che hanno segnato la
sua esistenza: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce di Gesù
Cristo».
2. Il primo maggio 1987, nel corso della mia visita pastorale in Germania, ho avuto la
gioia di proclamare Beata, nella città di Colonia, questa generosa testimone della fede.
Oggi, a undici anni di distanza, qui a Roma, in Piazza San Pietro, mi è dato di
presentare solennemente come Santa davanti a tutto il mondo questa eminente figlia
d'Israele e figlia fedele della Chiesa.
Come allora, così quest'oggi ci inchiniamo dinanzi alla memoria di Edith Stein,
proclamando l'invitta testimonianza da lei resa durante la vita e soprattutto con la
morte. Accanto a Teresa d'Avila ed a Teresa di Lisieux, quest'altra Teresa va a collocarsi
fra lo stuolo di santi e sante che fanno onore all'Ordine carmelitano.
Carissimi Fratelli e Sorelle, che siete convenuti per questa solenne celebrazione,
rendiamo gloria a Dio per l'opera da lui compiuta in Edith Stein.
Un saluto ai numerosi
pellegrini
3. Ich grüße die zahlreichen Pilger, die nach Rom gekommen sind, vor allem die
Angehörigen der Familie Stein, die sich zu diesem freudigen Ereignis mit uns verbinden
wollen. Einen herzlichen Gruß richte ich an die Vertreter der Karmelitischen
Gemeinschaft, die für Schwester Teresia Benedicta vom Kreuz zur «zweiten Familie»
geworden ist.
Außerdem heiße ich die offizielle Delegation der Bundesrepublik Deutschland
willkommen. Sie wird angeführt vom scheidenden Bundeskanzler Helmut Kohl, den ich mit
Respekt und von Herzen grüße. Ich begrüße auch die Vertreter der Länder
Nordrhein-Westfalen und Rheinland-Pfalz sowie den Oberbürgermeister der Stadt
Köln.
Auch aus meinem Heimatland Polen ist eine offizielle Delegation unter der
Leitung von Ministerpräsident Jerzy Buzek angereist. Ich grüße sie aus ganzem
Herzen. Besonders erwähnen möchte ich die Pilgergruppen aus den Diözesen Breslau
(Wroclaw), Köln, Münster, Speyer, Kraków und Bielsko-Zywiec, die mit ihre Kardinälen,
Bischöfen und Seelsorgern unter uns sind. Sie reihen sich ein in die große Schar der
Gläubigen aus Deutschland, den Vereinigten Staaten von Amerika und aus meiner Heimat
Polen.
La memoria della nuova santa ci
invita a ricordare di anno in anno la
Shoah
4. Liebe Schwestern und Brüder! Weil Edith Stein Jüdin war, wurde sie
zusammen mit ihrer Schwester Rosa und vielen anderen katholischen Juden aus den
Niederlanden in das Konzentrationslager nach Auschwitz gebracht, wo sie mit ihnen in den
Gaskammern starb. Heute gedenken wir ihrer aller in großer Ehrfurcht. Noch wenige Tage
vor ihrem Abtransport hatte die Ordensfrau die Frage nach einer möglichen Rettung mit den
Worten abgewehrt: «Tun Sie das nicht, warum soll ich eine Ausnahme erfahren? Ist dies
nicht gerade Gerechtigkeit, daß ich keinen Vorteil aus meiner Taufe ziehen kann? Wenn ich
nicht das Los meiner Schwestern und Brüder teilen darf, ist mein Leben wie
zerstört».
Wenn wir fortan Jahr für Jahr das Gedächtnis der neuen Heiligen feiern, müssen wir
uns auch an die Shoah erinnern, an den grausamen Plan, ein Volk zu vernichten--einen Plan,
dem Millionen jüdischer Schwestern und Brüder zum Opfer fielen. Der Herr lasse über sie
sein Angesicht leuchten und schenke ihnen seinen Frieden (vgl. Num 6, 25f)».
Io levo un grido accorato
Um Gottes und der Menschen willen erhebe ich noch einmal tief betrübt meine Stimme und
rufe: Ein solches verbrecherisches Tun darf sich nie mehr wiederholen, an keiner
ethnischen Gruppe, an keinem Volk, an keiner Rasse, nirgendwo auf dieser Welt! Es ist ein
Schrei, der allen gilt: allen Menschen guten Willens; allen, die an den Ewigen und
Gerechten glauben; allen, die sich in Christus, dem menschgewordenen Wort, verbunden
wissen. Wir alle müssen zusammenstehen. Die Würde des Menschen ist es wert. Es gibt nur
eine einzige Menschheitsfamilie. Darauf hat auch die neue Heilige eindringlich
hingewiesen: «Unsere Menschenliebe ist das Maß unserer Gottesliebe. Für die
Christen--und nicht nur für sie--gibt es keine "fremden Menschen". Die Liebe -
Christi kennt keine Grenzen».
All'inizio il suo ideale fu la libertà
5. Liebe Schwestern und Brüder! Die Liebe Christi war das Feuer, dak das Leben von
Schwester Teresia Benedicta vom Kreuz entflammt hat. Längst bevor es ihr bewußt wurde,
war sie von diesem Feuer ergriffen. Zunächst hatte sich Edith Stein der Freiheit
verschrieben. Lange war sie eine Suchende. Ihr Geist wurde nicht müde, sich der Forschung
zu widmen, und ihr Herz streckte sich nach Hoffnung aus. Voller Begeisterung legte sie den
mühseligen Weg der Philosophie zurück. Dafür wurde sie schließlich belont: Sie
eroberte die Wahrheit. Oder besser gesagt: Sie wurde von der Wahrheit erobert. Denn sie
durite entdecken, daß die Wahrheit einen Namen hat: Jesus Christus. Von diesem Augenblick
an war das menschgewordene Wort ihr Ein und Alles. Als sie auf diesen Lebensabschnitt als
Karmelitin zurückblickte, schrieb sie an eine Benediktinerin: «Wer die Wahrheit sucht,
der sucht Gott, ob es ihm klar ist oder nicht».
Obwohl Edith Stein von ihrer jüdischen Mutter religiös erzogen worden war, hatte sie
sich mit vierzehn Jahren «das Beten ganz bewußt und aus freiem Entschluß abgewöhnt».
Sie wollte ihr Leben ausschließlich aus sich selbst heraus gestalten, ganz darauf
bedacht, ihre Freiheit in den Entscheidungen ihres Lebens zu behaupten. Am Ende eines
langen Weges durfte sie zur überraschenden Erkenntnis gelangen: Nur wer sich an die Liebe
Christi bindet, der wird wirklich frei.
Una donna che ha affrontato le sfide di un secolo travagliato come il nostro
Diese Frau hatte die Herausforderungen eines so umwälzenden Jahrhunderts wie des
unseren zu bestehen. Ihre Erfahrung wird zum Beispiel für uns. Die moderne Welt prahlt
mit der verlockenden Tür, die sagt: Alles ist erlaubt. Dabei übersieht sie die schmale
Pforte der Unterscheidung und des Verzichts. Deshalb wende ich mich besonders an Euch,
liebe junge Christen, vor allem an die vielen Ministranten, die in diesen Tagen nach Rom
gepilgert sind: Gebt acht! Euer Leben ist kein endloser Tag der offenen Tür! Hört in
Euer Herz hinein! Begnügt Euch, nicht mit der Oberfläche, sondern geht den Dingen auf
den Grund! Und wenn es Zeit ist, habt den Mut, Euch zu entscheiden! Der Herr wartet auf
Euch, daß Ihr Eure Freikeit in Seine guten Hände legt.
6. Santa Teresa Benedetta della Croce giunse a capire che l'amore di Cristo e la
libertà dell'uomo s'intrecciano, perché l'amore e la verità hanno un intrinseco
rapporto. La ricerca della verità e la sua traduzione nell'amore non le apparvero in
contrasto; essa, anzi, capì che si richiamavano a vicenda.
Nel nostro tempo la verità viene scambiata spesso con l'opinione della maggioranza.
Inoltre è diffusa la convinzione che ci si debba servire della verità anche contro
l'amore o viceversa. Ma la verità e l'amore hanno bisogno l'una dell'altro. Suor Teresa
Benedetta ne è testimone. La «martire per amore», che donò la sua vita per gli amici,
non si fece superare da nessuno nell'amore. Allo stesso tempo ella cercò con tutta se
stessa la verità, della quale scriveva: «Nessuna opera spirituale viene al mondo senza
grandi travagli. Essa sfida sempre l'uomo intero».
Suor Teresa Benedetta della Croce dice a noi tutti: Non accettate nulla come verità
che sia privo di amore. E non accettate nulla come amore che sia privo di verità! L'uno
senza l'altra diventa una menzogna distruttiva.
7. La nuova Santa ci insegna, infine, che l'amore per Cristo passa attraverso il
dolore. Chi ama davvero non si arresta di fronte alla prospettiva della sofferenza:
accetta la comunione nel dolore con la persona amata.
Consapevole di ciò che comportava la sua origine ebraica, Edith Stein ebbe al riguardo
parole eloquenti: «Sotto la croce ho compreso la sorte del popolo di Dio... Infatti, oggi
conosco molto meglio ciò che significa essere la sposa del Signore nel segno della Croce.
Ma poiché è un mistero, con la sola ragione non potrà mai essere compreso».
Il mistero della Croce pian piano avvolse tutta la sua vita, fino a spingerla verso
l'offerta suprema. Come sposa sulla Croce, Suor Teresa Benedetta non scrisse soltanto
pagine profonde sulla «scienza della croce», ma fece fino in fondo il cammino alla
scuola della Croce. Molti nostri contemporanei vorrebbero far tacere la Croce. Ma niente
è più eloquente della Croce messa a tacere! Il vero messaggio del dolore è una lezione
d'amore. L'amore rende fecondo il dolore e il dolore approfondisce l'amore.
Attraverso l'esperienza della Croce, Edith Stein poté aprirsi un varco verso un nuovo
incontro col Dio d'Abramo, d'Isacco e di Giacobbe, Padre del nostro Signore Gesù Cristo.
Fede e croce le si rivelarono inseparabili. Maturata alla scuola della Croce, ella scoprì
le radici alle quali era collegato l'albero della propria vita. Capì che era molto
importante per lei «essere figlia del popolo eletto e di appartenere a Cristo non solo
spiritualmente, ma anche per un legame di sangue».
8. "Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità»
(Gv 4, 24).
Carissimi Fratelli e Sorelle, con queste parole il divino Maestro s'intrattenne con la
Samaritana presso il pozzo di Giacobbe. Quanto egli donò alla sua occasionale ma attenta
interlocutrice lo troviamo presente anche nella vita di Edith Stein, nella sua «salita al
Monte Carmelo». La profondità del mistero divino le si rese percettibile nel silenzio
della contemplazione. Man mano che, lungo la sua esistenza, essa maturava nella conoscenza
di Dio, adorandolo in spirito e verità, sperimentava sempre più chiaramente la sua
specifica vocazione a salire sulla Croce con Cristo, ad abbracciarla con serenità e
fiducia, ad amarla seguendo le orme del suo diletto Sposo: Santa Teresa Benedetta della
Croce ci viene additata oggi come modello a cui ispirarci e come protettrice a cui
ricorrere.
Rendiamo grazie a Dio per questo dono. La nuova Santa sia per noi un esempio nel nostro
impegno a servizio della libertà, nella nostra ricerca della verità. La sua
testimonianza valga a rendere sempre più saldo il ponte della reciproca comprensione tra
ebrei e cristiani.
Tu, Santa Teresa Benedetta della Croce, prega per noi! Amen.
(Testo dell'omelia pronunciata da Giovanni Paolo II, durante la canonizzazione di
Teresa Benedetta della Croce Edith Stein, svoltasi domenica 11 ottobre in Piazza S.
Pietro.
(Dall'Osservatore Romano 12-13 ottobre, 6-7).
Dei passi pronunciati dal Papa in lingua tedesca
pubblichiamo qui di seguito una nostra (OR) traduzione italiana:
3. Saluto i numerosi pellegrini venuti a Roma, con un particolare pensiero per i membri
della famiglia Stein, che hanno voluto essere con noi per questa lieta circostanza. Un
saluto cordiale va anche alla rappresentanza della Comunità carmelitana, la quale è
diventata la «seconda famiglia» per Teresa Benedetta della Croce.
Rivolgo, poi, il mio benvenuto alla delegazione ufficiale della Repubblica Federale di
Germania, guidata dal Cancelliere Federale uscente Helmut Kohl, che saluto con deferente
cordialità. Saluto inoltre, i rappresentanti dei Länder Nordrhein-Westfalen e
Rheinland-Pfalz, come anche il Primo Sindaco della Città di Colonia.
Anche dalla mia patria è venuta una delegazione ufficiale guidata dal Primo Ministro
Jerzy Buzek. Rivolgo ad essa un cordiale saluto.
Una speciale menzione voglio poi riservare ai pellegrini delle diocesi di Breslavia
(Wroclaw), di Colonia, Münster, Spira, Kraków e Bielsko-ywiec, presenti con i loro
Vescovi e sacerdoti. Essi si uniscono alla numerosa schiera di fedeli venuti dalla
Germania, dagli Stati Uniti d'America e dalla mia patria, la Polonia.
4. Cari Fratelli e Sorelle! Perché ebrea, Edith Stein fu deportata insieme con la
sorella Rosa e molti altri ebrei dei Paesi Bassi nel campo di concentramento di Auschwitz,
ove insieme con loro trovò la morte nelle camere a gas. Di tutti facciamo oggi memoria
con profondo rispetto. Pochi giorni prima della sua deportazione la religiosa, a chi le
offriva di fare qualcosa per salvarle la vita, aveva risposto: «Non lo fate! Perché io
dovrei essere esclusa? La giustizia non sta forse nel fatto che io non tragga vantaggio
dal mio battesimo? Se non posso condividere la sorte dei miei fratelli e sorelle, la mia
vita è in un certo senso distrutta».
Nel celebrare d'ora in poi la memoria della nuova Santa, non potremo non ricordare di
anno in anno anche la Shoah, quel piano efferato di eliminazione di un popolo, che costò
la vita a milioni di fratelli e sorelle ebrei. Il Signore faccia brillare il suo volto su
di loro e conceda loro la pace (cfr Nm 6, 25 s.).
Per amor di Dio e dell'uomo ancora una volta io levo un grido accorato: mai più si
ripeta una simile iniziativa criminale per nessun gruppo etnico, nessun popolo, nessuna
razza, in nessun angolo della terra! È un grido che rivolgo a tutti gli uomini e le donne
di buona volontà; a tutti coloro che credono all'eterno e giusto Iddio; a tutti coloro
che si sentono uniti in Cristo, Verbo di Dio incarnato. Tutti dobbiamo trovarci in questo
solidali: è in gioco la dignità umana. Esiste una sola famiglia umana. Questo ha
ribadito la nuova Santa con grande insistenza: «Il nostro amore verso il prossimo --
scriveva-- è la misura del nostro amore a Dio. Per i cristiani --e non solo per loro--
nessuno è «straniero». L'amore di Cristo non conosce frontiere».
5. Cari Fratelli e Sorelle! L'amore di Cristo fu il fuoco che incendiò la vita di
Teresa Benedetta della Croce. Prima ancora di rendersene conto, essa ne fu completamente
catturata. All'inizio il suo ideale fu la libertà. Per lungo tempo Edith Stein visse
l'esperienza della ricerca. La sua mente non si stancò di investigare ed il suo cuore di
sperare. Percorse il cammino arduo della filosofia con ardore appassionato ed alla fine fu
premiata: conquistò la verità, anzi ne fu conquistata. Scoprì, infatti, che la verità
aveva un nome: Gesù Cristo, e da quel momento il Verbo incarnato fu tutto per lei.
Guardando da carmelitana a questo periodo della sua vita, scrisse ad una benedettina:
«Chi cerca la verità consapevolmente o inconsapevolmente cerca Dio».
Pur essendo stata educata nella religione ebraica dalla madre, Edith
Stein a quattordici anni «si era consapevolmente e di proposito disabituata alla
preghiera». Voleva contare solo su se stessa, preoccupata di affermare la propria
libertà nelle scelte della vita. Alla fine del lungo cammino le fu dato di giungere ad
una constatazione sorprendente: solo chi si lega all'amore di Cristo diventa veramente
libero. L'esperienza di questa donna, che ha affrontato le sfide di un secolo
travagliato come il nostro, diventa esemplare per noi: il mondo moderno ostenta la porta
allettante del permissivismo, ignorando la porta stretta del discernimento e della
rinuncia. Mi rivolgo specialmente a voi, giovani cristiani, in particolare ai numerosi
ministranti convenuti in questi giorni a Roma: guardatevi dal concepire la vostra vita
come una porta aperta a tutte le scelte! Ascoltate la voce del vostro cuore! Non restate
alla superficie, ma andate al fondo delle cose! E quando sarà il momento, abbiate il
coraggio di decidervi! II Signore attende che voi mettiate la vostra libertà nelle sue
mani misericordiose.
Massimiliano Maria Kolbe
e Teresa Benedetta della Croce
due martiri di
Auschwitz che ci conducono verso il futuro
Concludiamo questa solenne celebrazione con la preghiera dell'Angelus. Guardiamo alla
Madonna con gli occhi della nuova Santa che, contemplando il mistero della presentazione
al Tempio, annotava: «Quando la Vergine Maria portò il Bambino al Tempio, le fu
profetizzato che una spada le avrebbe trafitto l'anima... L'annunzio della passione, della
lotta tra la luce e le tenebre, che già si manifesta davanti al presepe!».
Santa Teresa Benedetta della Croce capì che presepe e Croce erano tra loro intimamente
uniti. Questa interiore consapevolezza la mise in grado di entrare in profonda sintonia
con la Vergine. Scriveva di Lei: «Stare in preghiera davanti a Dio, amarlo con tutto il
cuore, implorare la sua grazia sul popolo peccatore offrendosi di riparare per questo
popolo, e come ancella del Signore essere attenta ad ogni suo cenno: questa fu la sua
vita». Edith Stein, figlia anch'essa del popolo ebreo, parlava di Maria e, quasi senza
avvedersene, tracciava il programma della sue scelta esistenziale.
Chiediamo alla nuova Santa di intercedere per noi presso la Vergine, perché a ciascuno
sia dato di corrispondere generosamente alla propria vocazione.
Al termine dell'Angelus Giovanni Paolo II ha rivolto particolari espressioni di saluto
ai nurnerosi pellegrini presenti. Ai fedeli di lingua tedesca ha detto:
Ich richte einen besonderen Gruß an die vielen Pilger deutscher Sprache. Ebenso
grüße ich jene, die aus Holland gekommen sind. Die neue Heilige, Schwester Teresia
Benedicta vom Kreuz, wurde nicht müde, die Wahrheit zu suchen. Ich bitte Euch: Bleibt der
Wahrheit auf der Spur. Nur in der Wahrheit haben Euer persönliches Leben und die
Gesellschaft einen festen Grund.
Ai fedeli di lingua inglese il Santo Padre ha detto:
Edith Stein stands out as a beacon which casts its light amid the terrible darkness
which has marred this century. In the Martyr, Saint Teresa Benedicta of the Cross, so many
differences meet and are resolved in peace. I invoke her intercession upon all of you who
have come from different parts of the world to honour her and the witness which she bore.
To her prayers before God I entrust all who suffer for the sake of justice and human
dignity. God bless you all!
Giovanni Paolo II si è successivamente rivolto ai pellegrini di lingua francese con queste parole:
Je vous salue, chers pèlerins de langue française qui participez à la canonisation
d'Edith Stein. Que la nouvelle sainte soit pour vous un exemple de vie spirituelle et
intellectuelle! Qu'elle vous aide à chercher Dieu en vous, et à vous chercher en Dieu,
pour trouver Celui qui est la Vérité et la source du bonheur éternel!
Giovanni Paolo II ha salutato, con queste parole, i pellegrini di lingua spagnola:
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española que participan en esta solemne
canonización de Edith Stein. Al encomendaros a la intercesión de la nueva santa, hija
del Carmelo Teresiano, os imparto complacido la Bendición Apostólica.
Ai fedeli di lingua polacca il Papa ha detto:
Serdceznie pozdrawiam moich rodaków, zarówno tutaj obecnychj, jak i tych, którzy
uczestnicz w tej celebracji poprzez radio i telewizj. Razem z wami raduje si, i dane nam
jest przeywa ten uroczysty dzie, kanonizacj Edyty Stein--s. Benedykty od Krcya, mczennicy
Owicimia.
Przypominam sobie, e w r. 1982, równie w padzierniku, dane mi byo na tym samym miejscu
kanonizowa Maksymiliana Mari Kolbego. Zawsce byem przekonany, e to jest dwoje mczenników
Owicimia, którzy razem z sob prowadz nas ku przyszoci: Maksymilian Maria Kolbe i Edyta
Stein --s. Teresa Benedykta od Krzya.
Dzisiaj jestem wiadom, e zamyla si jaki cykl. Dziluj Bogu za to i ciesz si, e w naszej
Ojczynie kult tej witej ronie i rocszerza si.
Niech bdzie pochwalony Jezus Chrystus!
Questa è una nostra traduzione delle parole del Santo
Padre:
Saluto cordialmente i miei connazionali, sia coloro che sono presenti qui, sia coloro
che partecipano a questa celebrazione mediante la radio e la televisione. Gioisco insieme
a voi per questa solenne giornata in cui possiamo vivere la canonizzazione di Edith Stein
- suor Benedetta della Croce, martire di Auschwitz.
Ricordo che nel 1982, sempre in ottobre, in questo stesso posto ho potuto canonizzare
Massimiliano Maria Kolbe. Ho sempre avuto la convinzione che questi due martiri di
Auschwitz insieme ci conducono verso il futuro: Massimiliano Maria Kolbe e Edith Stein -
suor Teresa Benedetta della Croce.
Oggi sono consapevole che un certo ciclo si sta chiudendo. Ringrazio Dio per tutto ciò
e sono contento del fatto che il culto di questa santa cresce e si diffonde sempre di più
nella nostra Patria.
Sia lodato Gesù Cristo!
(Giov. Paolo II, Domenica 11 ottobre 1998: Preghiera mariana dell'Angelus,
al termine della Concelebrazione per la canonizzazione di Suor Teresa Benedetta della
Croce).
(Dall'Osservatore Romano, 12-13 ottobre 1998, 8).
Edith Stein: splendido esempio di
donna di cultura e di fede
Alla presenza di Giovanni Paolo II, nel pomeriggio di domenica 11, nell'Aula Paolo VI,
si è svolto un concerto eseguito dall'Orchestra Sinfonica e dal Coro del
«Mitteldeutscher Rundfunk» di Lipsia, in occasione della canonizzazione di Edith Stein.
All'inizio del concerto il Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Colonia, ha rivolto
al Papa commosse parole di ringraziamento. Di seguito pubblichiamo le parole pronunciate
dal Santo Padre al termine del concerto:
1. Questa giornata che ha visto elevata agli onori degli altari Teresa Benedetta della
Croce, si è conclusa con un solenne «Te Deum». Abbiamo avuto la gioia di assistere ad
una straordinaria esecuzione musicale, che ci ha aiutato a meditare ed a contemplare
l'opera misericordiosa di Dio. Mentre ripenso alle melodie ascoltate mi torna alla mente
un'espressione di Edith Stein, della quale abbiamo ascoltato alcuni brani significativi:
«Ci sono delle circostanze nelle quali ci s'intende più facilmente senza parole». La
musica, quando interpreta i nobili sentimenti dello spirito umano, non ha bisogno di
parole per farsi comprendere. È un linguaggio universale, profondo e altamente
espressivo. L'odierno concerto manifesta, inoltre, che la musica può diventare lode a
Dio. Ringraziamo il Signore per la bella esperienza che ci ha dato di vivere
stasera!
2. Ich danke dem Sinfonieorchester und dem Chor des Mitteldeutschen Rundfunks unter der
Leitung von Professor Howard Arman für dieses großartige Geschenk. Es bewegt mich, daß
mein Landsmann Krzysztof Penderecki nach Rom gekommen ist, um das von ihm komponierte «Te
Deum» zu dirigieren, das er mir vor zwanzig Jahren anläßplich meiner Wahl in das
oberste Hirtenamt der Kirche gewidmet hat. Den Musikern, Interpreten und all jenen, die in
irgendeiner Weise zum guten Gelingen dieses Konzertes beigetragen haben, gilt mein
herzlicher Dank.
3. Einen herzlichen Gruß entbiete ich allen, die sich heute hier eingafunden haben:
den Verantwortlichen im politischen und kirchlichen Leben, den Angehörigen und Pilgern.
Besonders erwähnen möchte ich die Pilger deutscher Sprache, die zur Heiligsprechung
ihrer Landsmännin nach Rom gekommen sind. Stellvertretend für jene, die an der
Vorbereitung dieses bedeutenden Ereignisses beteiligt waren, grüße ich Herrn Kardinal
Joachim Meisner und den Vorsitzenden der Deutschen Bischofskonferenz, Bischof Karl
Lehmann.
4. I wish to express my gratitude to the many Jewish people present here this evening,
mainly from the United States of America. I warmly greet all of them. In particular, I
welcome the many relatives of Edith Stein. They can be rightly proud of having in their
family a woman who has given such a splendid example of intelligence and faith.
5. Liebe Schwestern und Brüder! Gott beruft uns alle zur Heiligkeit. Er hat einen Plan
mit jedem einzelnen. Manchmal ist es schwierig, Gottes Plan zu entdecken. Man braucht
Geduld und Treue, Stille und Bereitschaft hinzuhören. Übrigens: Auch um ein Konzert zu
genießen, wie wir es heute abend geschenkt bekamen, braucht man ein aufmerksames
Gehör.
Edith Stein ist für uns Beispiel und Begleiterin. Auch sie hat vom geheimnisvollen
Plan, den Gott für ihr Leben geschrieben hatte, am Anfang nur «einzelne verlorene
Töne» einer Melodie wahrgenommen, die iEr aus der Ferne zugetragen wurden. In der Schule
des Krenzes fanden diese Tone dann ihren ZusammenklanR und wurden zu einer ganzen
Symphonie.
Auf ihre Fürsprache hin möge auch unser Leben zu einer harmonischen Symphonie zum Lob
und zur Ehre Gottes werden. Mit diesen Gedanken segne ich Euch von Herzen.
Dei passi in lingua tedesca ed inglese pronunciati dal Santo
Padre pubblichiamo di seguito la traduzione italiana:
2. Ringrazio l'Orchestra Sinfonica e il Coro del «Mitteldeutscher Rundfunk», diretti
dal Professor Howard Arman, per questo meraviglioso dono. Mi commuove il fatto che il mio
compatriota Krzysztof Penderecki sia venuto a Roma per dirigere il «Te Deum» da lui
composto ed a me dedicato vent'anni fa, in occasione della mia elezione alla Cattedra di
Pietro. II mio cordiale ringraziamento va, poi, ai musicisti, agli interpreti e a tutti
coloro che hanno collaborato ad ogni livello per la buona riuscita del concerto.
3. Un cordiale saluto ai presenti: autorità, ecclesiastici, parenti e pellegrini.
Rivolgo un particolare pensiero ai pellegrini di lingua tedesca venuti a Roma per la
canonizzazione di questa loro conterranea. Nel Cardinale Joachim Meisner, come anche nel
Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, Mons. Karl Lehrnann, vorrei salutare tutti
coloro che si sono impegnati nella preparazione di questo importante avvenimento.
4. Esprimo viva gratitudine per la presenza di molti membri del popolo ebreo, in gran
parte provenienti dagli Stati Uniti d'America. A ciascuno di essi va il mio più cordiale
saluto; in modo particolare do il benvenuto ai numerosi parenti di Edith Stein, che hanno
l'onore di annoverare nella loro parentela un così splendido esempio di donna di cultura
e di fede.
5. Carissimi Fratelli e Sorelle! Dio ci chiama tutti alla santità ed ha un progetto
per ciascuno. Talvolta è difficile scoprire questo piano divino: occorrono pazienza e
fedeltà, silenzio ed ascolto. Del resto, anche per gustare un concerto come quello che
questa sera ci è stato gentilmente offerto è necessario un ascolto attento.
Edith Stein è per noi un esempio ed una guida. Del misterioso progetto divino su di
lei anch'essa percepì dapprima solo «singoli e deboli suoni», come di una melodia
risonante in lontananza. Alla scuola della Croce, questi suoni si composero poi tra loro e
diventarono interiore sinfonia.
Grazie alla sua intercessione, possa anche la nostra vita trasformarsi in un'armoniosa
sinfonia a lode e gloria di Dio.
Con questi sentimenti, tutti di cuore vi benedico.
(Dall'Osservatore Romano, 12-13 ottobre 1998)
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