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SIMPOSIO INTERNAZIONALE 
Edith Stein 
Testimone per oggi,
Profeta per domani
 
Teresianum - Roma
ottobre 1998

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Conferenza del Padre
Francisco Javier
SANCHO FIRMIN

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EDITH STEIN CARMELITANA  AMBIENTE E SPIRITUALITÀ 


Carmelitana sin dalla conversione Ambiente e vita
La sua spiritualità Abbandono e croce 
INTRODUZIONE: EDITH STEIN,   CARMELITANA SIN DALLA CONVERSIONE  

Il 14 ottobre 1933, dopo la celebrazione dei primi vespri della Solennità di Santa Teresa di Gesù, Edith Stein varcava la porta di clausura del Carmelo di Colonia-Lindenthal. Diveniva finalmente realtà il suo grande desiderio di essere carmelitana: "Il congedo (da Munster) fu per me un segno del cielo che potevo ormai intraprendere il cammino che da tanto tempo capivo essere il mio. Da...sabato scorso sono entrata nel monastero delle carmelitane divenendo una figlia di Santa Teresa. E' stata lei a condurmi alla conversione"(1)

E' a tutti noto che, sin dall'incontro casuale con l'autobiografia di Santa Teresa che la condusse a divenire cattolica, ella si sentiva portata verso la vita contemplativa del Carmelo teresiano. Non poté abbracciarla subito. I suoi confessori e lei stessa comprendevano che non era ancora giunto il momento. La situazione storica negli anni immediatamente precedenti il suo ingresso al Carmelo, il trionfo di Hitler e del suo partito nel 1933, favorirono finalmente la sua entrata nella vita religiosa. Dal suo battesimo, il 1 gennaio 1922, fino al momento dell'ingresso passarono circa 12 anni. Tuttavia, tale lungo periodo non la distolse dal suo proposito di essere carmelitana scalza. Né la vita con le domenicane di Spira, né i contatti con Beuron e con altre religiose offuscarono la sua identificazione interiore con il carisma teresiano. 

Questi dodici anni di attesa furono segnati - oltre che da svariate attività - da una profonda sintonia e configurazione esistenziale con tutto quanto il Carmelo significa. E' interessante osservare come in tutto questo tempo non abbia mantenuto alcun contatto - o almeno non ne abbiamo prova - con i carmelitani o le carmelitane. Ciò nonostante, è evidente la sua identificazione con il carisma. Ci si può chiedere come ciò sia avvenuto. La risposta è chiara: fondamentalmente attraverso la lettura degli scritti di Santa Teresa di Gesù - e di San Giovanni della Croce e Santa Teresa di Lisieux -, dei quali la sua spiritualità è un chiaro riflesso. Tutti i suoi contemporanei concordano nel mettere in risalto il suo costante impegno nell'orazione, elemento determinante della vita del Carmelo Teresiano. Non solo questo. Anche il modo di concepire la povertà, l'obbedienza al confessore, l'amore alla Chiesa, ecc... si ispirano chiaramente allo stile teresiano(2)

D'altra parte non deve stupire il suo amore al Carmelo sempre vivo in lei durante tutti questi anni. Anzitutto perché fu Teresa di Gesù a darle la spinta definitiva verso la conversione. In secondo luogo fu anche grazie all'ambiente cattolico tedesco in cui viveva, specialmente tra figure di intellettuali che nutrivano un grande amore per la spiritualità carmelitana. E' il caso di Erich Przywara e Gertrud von Le Fort, fra altri(3)

La nostra attenzione vuole ora rivolgersi agli anni vissuti nel Carmelo dal 1933 al 1942. Dividiamo la nostra esposizione in due parti. Nella prima presenteremo l'ambiente e l'inserimento di Edith nei due monasteri in cui trascorse questi anni. In un secondo momento metteremo a fuoco gli aspetti centrali della sua spiritualità in tale periodo. 

1. AMBIENTE E VITA(4) 

a. Il Carmelo di Colonia  

Negli anni trenta, quando Edith Stein entra nel Carmelo di Colonia, esso vive un momento molto particolare. Si prepara ad una fondazione nella Slesia e proprio nella città natale di Edith (Breslavia). Infatti, ella è ammessa con la condizione che in seguito farà parte della nuova comunità. Nello stesso tempo il crescente interesse nella società tedesca per la spiritualità carmelitana, obbliga le monache di Colonia a dare una risposta a tali esigenze. L'assenza del Carmelo maschile in quella regione tedesca le colloca in un centro focale di attrazione per quanti sono interessati a conoscere da vicino la spiritualità propria dell'Ordine. Di tale crescente domanda si fa eco la madre Giuseppa del Santissimo Sacramento, priora del Carmelo di Colonia, in una lettera al Padre generale dell'Ordine: "Negli ultimi anni si nota un interesse sempre più grande per il Carmelo nella parte settentrionale della nostra povera Germania, tanto tribolata e provata. Sembrerebbe che lo spirito del Carmelo dorma in molte anime, ma vorrebbe con forza farsi strada, voce ed opere. Dappertutto vediamo questi sintomi. Sacerdoti e accademici si riuniscono per consultarsi e si rivolgono a noi come guide, portando nel cuore il Carmelo come meta delle loro più profonde e ardenti aspirazioni. Le pubblicazioni letterarie, in parte erronee, aumentano ed eccitano il desiderio generale"(5)

Le carmelitane di Colonia si sentono dunque obbligate a dare una risposta adeguata a simile situazione. Questo fattore spiegherà la loro notevole attività letteraria - pur con scarse risorse scientifiche - ben al di sopra degli altri Carmeli tedeschi, e persino superiore alla produzione o all'influsso esercitato dagli stessi Padri Carmelitani. Un tale ambiente collocherà indubbiamente il Carmelo di Colonia in una situazione privilegiata nel campo della diffusione spirituale orale e scritta. Alcune monache si dedicheranno a questo apostolato attraverso la penna. Si tratta certo di una situazione che favorirà poi anche il fatto che Edith Stein possa dedicare una parte del suo tempo a questa attività. 

La Comunità di Colonia cerca, dunque, di rispondere a queste esigenze. E uno dei modi sarà la creazione di diverse confraternite e associazioni proprie dell'Ordine: Confraternita 

dello Scapolare (1911)(6), Terz'Ordine (1916)(7), Fraternità di Santa Teresina (1928)(8) e Gruppo di Orazione Teresiana(9)

L'interesse per il Carmelo Teresiano e la creazione di questi gruppi o associazioni, così come abbiamo appena affermato, eserciteranno un notevole influsso nell'orientamento di vita della stessa comunità di Colonia. Le esigenze esterne obbligheranno ad approfondire maggiormente ciò che l'Ordine ha di proprio e di carismatico. Fra le religiose che si dedicheranno all'attività letteraria, lasciando da parte Edith Stein, troviamo le seguenti: M. Angela di Gesù Bambino (1880-1952), Maria di Dio (1904-1981), M. Battista dello Spirito Santo (1905-1980) e Teresa Renata dello Spirito Santo (1891-1961). 

b. Adattamento e inserimento di Edith Stein  

Quando Edith entra nel Carmelo di Colonia trova come priora la madre Giuseppa del Santissimo Sacramento e come maestra delle novizie e sottopriora la madre Teresa Renata dello Spirito Santo. Oltre Edith, si trovano in fase di formazione quattro novizie, tutte molto più giovani di lei: quasi vent'anni di meno. La dottoressa Stein aveva 42 anni di età e una formazione che superava di molto quella di qualsiasi altra monaca della comunità. Ciò, tuttavia, non fu motivo di inadattamento, per quanto si possa supporre che in molte occasioni ne abbia dovuto soffrire. 

La vita nel monastero portò un cambiamento radicale, fondamentalmente nel campo della sua attività. Prima erano gli interessi letterari ad occupare il suo tempo. Ora è la vita regolare. La maggior parte della giornata è dedicata alla preghiera e al lavoro manuale. La preghiera non rappresentava certo per lei un forte cambiamento, poiché costituiva ormai da anni il centro della sua vita. Però non c'è da dubitare che molte formule o riti non soltanto le fossero nuovi ma che un cerimoniale e un rituale tanto sovraccarico le fosse difficile da assimilare, per le norme così numerose e particolareggiate(10) 

Il postulandato (ottobre 1933 - aprile 1934) fu per Edith un tempo di approfondimento e radicamento dei valori essenziali della vita carmelitana teresiana. Una conferma di quanto, ancora nel mondo, cercava e viveva. Mai si considerò al termine del cammino.In questi primi mesi percepirà la necessità delle piccole cose, di ciò che in altri ambienti non acquista tanta importanza e che, invece, costituisce un fattore essenziale nella vita della carmelitana. Lo scoprirà condotta per mano da Santa Teresa di Gesù Bambino: "In queste settimane anch'io ho molto pensato a lei. Una volta, qualche tempo fa, mi ha scritto parlandomi del "lavoretto" spirituale di Santa Teresina. In questo lavoretto si riflette una parte essenziale della vita carmelitana, e questo mi pare un grandissimo lavoro, un silenzioso lavoro di approfondimento che ha la forza di spezzare le rocce. E una vita religiosa nella quale manca tempo e una certa tranquillità, mi pare un cammino troppo duro e pieno di pericoli. Questa è un'esortazione per noi, un'esortazione molto conforme ai pionieri della Chiesa"(11). La "piccola via" dal campo spirituale si trasmette e diviene realtà nel quotidiano, nelle piccole e umili incombenze casalinghe. Tutte cose molto semplici e comuni per la maggior parte delle donne di quel tempo. Per Edith, però, un piccolo martirio. I lavori di casa non furono mai il suo forte, ed ora doveva proprio occuparsene direttamente. 

La vita della postulante comportava altre esigenze e restrizioni, ad esempio quella di non ricevere visite durante tale periodo(12). Una norma che non le riusciva facile da adempiere, non tanto per se stessa, quanto per le alunne o ex-alunne che cercavano da lei conforto e consiglio. Un apostolato che non poteva abbandonare, per cui - prima di entrare - chiese il permesso di poter ancora scrivere qualche lettera per continuare così ad esercitare un simile servizio. Tra le lettere non mancava, settimanalmente, quella indirizzata a sua madre. Il periodo del postulandato durò sei mesi e fu sufficiente perché Edith si confermasse nella sua vocazione e nel Carmelo prescelto. Non le mancarono difficoltà di adattamento, e ce ne furono abbastanza; ma non la scoraggiarono. Vi vide piuttosto l'occasione per intraprendere la "piccola via" del dono di sé, insegnatale da Santa Teresina. 

C'è, tuttavia, un fattore di fondo nella sua scelta e nella sua permanenza nella comunità di Colonia. E' il fatto che, malgrado le limitazioni della vita carmelitana, in quel Carmelo ella trovò quella sufficiente libertà di spirito che permetteva una crescita e una maturazione personale e comunitaria nella sequela di Cristo. L'importanza attribuita da Edith a tale aspetto risulta evidente dai consigli dati ad altre persone sulla scelta del monastero(13)

Il 15 aprile 1934, domenica del Buon Pastore(14), Edith Stein prendeva l'abito e iniziava il noviziato. Il simbolismo e la ricchezza interiore che questo evento implicava per lei, lo troviamo riflesso nel nome religioso volutamente richiesto: Teresa Benedetta della Croce. Un nome che vuole esprimere una vita e una vocazione. Un modo per rendere presente un cammino tracciato da Dio e assunto da lei in tutta la sua ampiezza, compreso quanto di incomprensibile esso contiene. Il nome di Teresa lo aveva già adottato nel battesimo come gratitudine per chi l'aveva portata all'incontro definitivo con Cristo. Benedetta in riconoscenza a San Benedetto e ai suoi figli. E della Croce: il mistero nella cui prospettiva accoglie e sviluppa la propria vocazione. 

Una delle principali attività che Edith Stein porterà avanti nel Carmelo di Colonia sarà la continuazione dei suoi lavori scritti. Per quanto tale attività non fosse intesa come tradizionale nel Carmelo femminile, è però certo che la particolare situazione del Carmelo di Colonia favorisse il fatto che Edith potesse dedicarsi a scrivere. Fu anche grazie all'intuizione del Provinciale che le permise di portare avanti le sue investigazioni filosofiche. In concreto egli volle che preparasse la pubblicazione del suo lavoro Essere finito e essere eterno(15). Edith Stein non scrive per obbedienza, ma ha bisogno del permesso del Provinciale per potervisi dedicare in modo quasi esclusivo. Interiormente si sentiva però disposta a rinunciare all'attività scientifica se la vita conventuale lo esigesse. Quando però tale possibilità le fu consentita, vi si dedicherà con impegno, cercando di trovare il tempo necessario. Una rinuncia totale le sarebbe stata quasi impensabile perché considerava l'investigazione scientifica come un apostolato. Malgrado l'impressione data da alcuni biografi che Edith avrebbe preferito non continuare a lavorare scientificamente e che ciò le costasse molto, da una lettere inedita inviatale dal Provinciale il 10 settembre 1935 e conservata in ESA (lettere a Edith Stein) si constata che fu lei a chiedere la dispensa dalle ricreazioni per poter continuare a scrivere(16). Di fatto la parte più voluminosa dei suoi scritti fu elaborata proprio al Carmelo(17)

Al termine del suo anno di noviziato, il 21 aprile 1935, Edith fa la sua professione semplice dei voti per un periodo di tre anni. Con questo nuovo passo diviene ormai carmelitana scalza. Anche se, come stabiliscono le norme, dovrà rimanere ancora per tre anni in noviziato fino ai voti perpetui. Al momento del suo ingresso nel Carmelo di Colonia, la prima intenzione era stata quella di prepararla per la nuova fondazione di Breslavia, sua città natale. Lei stessa ce lo testifica in una lettera(18). Tale progetto invece non poté realizzarsi, a quanto pare, per due motivi. Il primo: "Il nostro Rev.P.Provinciale (Teodoro Rauch) ha sconsigliato di mandarmi in Slesia perché vuole che mi dedichi al lavoro scientifico e là mi sarebbe molto difficile portarlo a termine. Inoltre la casa non è ancora fatta"(19). Il secondo, ignorato da Edith, fu l'opinione che la sua presenza in Breslavia sarebbe stata pericolosa per la nuova fondazione, fondamentalmente perché il nazionalsocialismo era molto forte in quella città e la presenza di una "non ariana" sarebbe stato un ostacolo. 

Il ritiro almeno fisico in clausura, che la vita carmelitana supponeva, non bastò ad isolarla dalla cruda realtà che il popolo ebraico andava specialmente soffrendo. D'altra parte, sempre suor Benedetta "rimaneva molto aperta alle vicende del suo tempo". Intanto, a partire dal 1935, la situazione diveniva di volta in volta più drammatica. Le sue lettere, le sue preghiere, la sua vita è pervasa da questa cruda situazione che si intensifica quando tocca direttamente i suoi familiari. "Per favore, preghi per i miei familiari. La situazione è sempre più difficile per essi. Tre nipoti sono già in America; un altro si prepara ad andare in Palestina. Resta solo il minore (13 anni) che verrà benedetto il giorno 23, ossia che sarà inserito nella comunità come « Figlio della Legge»"(20)

Frattanto - e in mezzo alle difficoltà - continua a vivere intensamente la sua vocazione e la sua consacrazione. Dopo aver completato la sua opera Endliches und Ewiges sein, si sente liberata da un gran peso che la teneva un po' lontana dal ritmo normale della comunità. Ora, a partire dal 1937, può dedicarsi ad altre attività che la fanno sentire maggiormente inserita nella comunità. Si offre per disimpegnare l'ufficio di infermiera(21). E dal dicembre 1937 le viene affidato un nuovo servizio, quello di ruotara. 

Le premure e l'amore verso le altre monache non si manifestano soltanto in questi uffici. Cerca pure di prestare aiuto nella crescita culturale delle sorelle per arricchirne la vita e l'esperienza spirituale. Non sempre ottenne i risultati sperati. Certe mentalità esercitavano un grande peso sulla comunità e difficilmente si accoglievano idee nuove che avrebbero comportato una modernizzazione e un adattamento ai tempi. 

Si avvicinava ormai per lei il tempo di entrare a far parte della comunità con voce attiva e passiva mediante la professione perpetua. Se ne fissò la data al 21 aprile 1938, mentre l'imposizione del velo nero sarebbe avvenuta il 1 maggio. Con questo nuovo passo sarà completamente inserita nella vita della comunità. Una delle attività svolte da Edith in questi ultimi mesi riguarderà l'istruzione delle sorelle esterne. 

La croce, però, non tarderà a pesare nuovamente sulle sue spalle. La famosa "notte dei cristalli" (9-10 nov.) fu la goccia che fece traboccare il vaso. Nessuno desiderava che partisse. Fu lei a prendere l'ultima decisione. ll suo primo obiettivo, andare in Palestina, si mostrò impossibile. C'era, invece, molto vicino, il Carmelo olandese di Echt, fondazione di quello di Colonia. Là sarebbe potuta rimanere al sicuro e ritornare al normalizzarsi della situazione. Il 31 dicembre 1938 Edith lasciava la comunità di Colonia e si trasferiva ad Echt. 

c. Nel Carmelo olandese di Echt  

L'origine e la situazione nella quale viveva questa comunità sarà favorevole ad una buona integrazione di Edith(22). Echt è una fondazione di Colonia: un aspetto da sottolineare perché ciò significa una certa continuità e comunione di vita e di abitudini fra i due Carmeli. Quando Edith vi giunse, trovò una comunità composta da 13 sorelle coriste e 4 converse. Eccetto tre coriste olandesi, tutte le altre erano di nazionalità tedesca(23). Motivo per cui la lingua ufficiale continuava ad essere quella tedesca. Una situazione che, però, non durerà molto per varie ragioni. Anzitutto non vivevano in territorio tedesco e sin dal 1935 appartenevano alla nuova Provincia olandese. A ciò si aggiungeva il "nazionalismo" fiorente allora in ogni parte d'Europa specialmente a motivo delle invasioni hitleriane. Inoltre le nuove vocazioni erano di origine olandese. In concreto, nel 1941 entrarono 5 olandesi(24). Il Provinciale olandese imporrà presto l'olandese come lingua ufficiale nella preghiera e nelle ricreazioni. 

Le esigenze apostoliche non erano qui così impellenti come a Colonia. E questo dava una connotazione più "conventuale" alla vita interna, che non era neppure particolarmente caratterizzata dal punto di vista culturale. Perciò in varie occasioni Edith si dedicherà a dare lezioni di latino alle novizie e farà pure qualche conversazione spirituale alla comunità. Nel 1938, prima dell'arrivo di Edith, il Carmelo di Echt aveva fatto una nuova fondazione nella località di Beek (Olanda). 

La comunità di Echt era inserita in un ambiente rurale, mentre quella di Colonia si trovava più a contatto con l'atmosfera cittadina. Il numero delle monache ad Echt era più ridotto che a Colonia. Anche il livello culturale era inferiore. Lo si deduce chiaramente dal numero di converse leggermente superiore rispetto a Colonia. Si trattava di un aspetto di grande importanza agli occhi di suor Benedetta, poiché tale situazione determinava in certe occasioni una divisione della comunità come in due classi sociali distinte. 
 

d. Edith e la vita di comunità  

E' l'aspetto che si evidenzia con maggior originalità negli anni passati da Edith nel Carmelo di Echt. Un periodo di tempo che non sarà certo molto lungo, soltanto tre anni e mezzo. Ma, a motivo delle sua condizione di professa e di intellettuale potrà svolgere in favore della comunità una serie di servizi conformi alla sua personalità. Ciò non significherà che fosse libera da altri uffici comuni, come refettoriera, ruotare e zelatrice. 

Un ufficio nuovo per lei e di grande importanza per la comunità fu quello di maestra delle sorelle converse. Proprio in questo compito si mostrarono chiaramente le sue convinzioni personali. Possedeva doti di educatrice e ne aveva la preparazione dottrinale e pratica. Però la formazione delle converse non era cosa facile soprattutto perché entro l'Ordine non esisteva né tradizione, né manuali che ne indicassero le modalità e i contenuti. Suor Benedetta non stette lì ad esitare, continuando semplicemente a fare alla meglio. Era convinta che una buona formazione era base necessaria per vivere più e meglio la vita con Cristo. Per cui, ciò che non trovava già pronto se andò a cercare. Un passo di una sua lettera ci dimostra chiaramente le sue preoccupazioni: "Ora avrei qualcosa da chiederle. Non so chi di loro è maestra delle sorelle converse. Potrebbe chiederle, per favore, che mi scriva qualcosa sulla funzione di queste sorelle nel suo Ordine, i principi essenziali della loro formazione, il lavoro e la preghiera, ed anche la loro partecipazione alla prassi comunitaria?(...) Se vi fosse qualcosa di già stampato, mi piacerebbe potervi dare un'occhiata"(25). Non aveva la pretesa di creare nulla di nuovo, ma di scrivere qualche indicazione che fosse aderente alla realtà e all'esperienza di altri ordini e al modo di essere proprio del Carmelo. Desiderava non solo orientarsi, ma fare qualcosa che potesse orientare anche le altre(26). La differenza esistente fra converse e coriste non era condivisa da Edith, anche se si mostrò sempre rispettosa di questa tradizione. 

Nell'ambito del suo lavoro di formazione seppe anche farsi carico di un altro grande bisogno delle sorelle. Oltre che dar loro contenuti formativi, sapeva stare accanto ad esse per aiutarle spiritualmente. Infatti dedicava una parte del suo tempo alla direzione spirituale, senza pertanto rinunciare agli altri uffici. Contemporaneamente dava lezioni di latino(27) e spiegava il Breviario alle novizie

Neppure la sua attività di scrittrice trovò qui una pausa di riposo. Anzi, ai lavori di carattere più intellettuale e scientifico, si aggiunse una serie di testi ad uso interno comunitario, nei quali poté esprimere con maggior libertà la propria vita spirituale. 

Benché durante i primi mesi fosse libera dalla persecuzione nazista, non avveniva lo stesso per i suoi familiari rimasti in Germania. Edith non si preoccupava soltanto dei suoi, ma della sorte del popolo ebreo in generale(28). Era un problema che toccava lei personalmente e la sorella Rosa che viveva come terziaria nel Carmelo di Echt. Quando, però, le truppe tedesche invasero l'Olanda, anch'esse non si sentirono più al sicuro. Non era soltanto la mancanza di sicurezza a preoccuparla, bensì tutto quanto implicava il dover andare altrove e adattarsi ad una nuova comunità, con in più l'angoscia di chi è perseguitato ed esiliato a causa del suo popolo(29)

Proprio allora cominciò a redigere la Scienza della Croce (Kreuzeswissenschaft), il suo ultimo scritto in onore di San Giovanni della Croce. Un'opera che riflette la sua profonda configurazione al mistero della Croce di Cristo. Uno scritto che, malgrado tutte le infondate affermazioni ormai tradizionali, è completo(30)

2. LA SUA SPIRITUALITA'  

Sono molti gli elementi che caratterizzano la spiritualità steiniana. In due di essi, tuttavia, possiamo vedere da vicino il contenuto centrale della sua esperienza esistenziale nel Carmelo: l'orazione e la croce. Due elementi che configurano la sua vocazione al Carmelo e che in lei significano una forma di apostolato e di consegna di sé nelle mani di Dio. E' fondamentalmente da questi due aspetti che si comprende la sua personale esperienza interiore della vita carmelitana. 

a. Orazione e apostolato  

L'orazione è l'elemento essenziale nella vita del Carmelo Teresiano. E lo è anche nella vita di Edith Stein. La preghiera fu il centro della sua giornata sin dalla conversione e lo sarà con più forte ragione nel Carmelo. L'orazione fu la sua vita e il suo personale cammino, attraverso il quale vuole sostenere il suo popolo nella sofferenza. Edith sa che per la carmelitana l'orazione è la ragione della sua esistenza ed è il suo modo peculiare di servire il Signore(31). La centralità e l'importanza della preghiera derivano, inoltre, da quella realtà carismatica che configura e determina la spiritualità propria del Carmelo Teresiano. Tutto il resto ruota attorno a tale realtà(32)

Edith Stein sottolinea con particolare intensità il fondamento ultimo della vita di orazione: Cristo. Solo in Cristo e da Cristo ha senso un'esistenza dedicata all'orazione come vocazione e come apostolato: "ogni lode divina si effettua con e in Cristo"(33). Questo valore cristologico non solo rende autentica l'orazione, ma la "oggettivizza" come preghiera della Chiesa. 

Per Edith la preghiera è "l'aprirsi dell'anima a Dio", "è contemplare il volto dell'Eterno"(34). In tal modo - e senza dimenticare che qualsiasi preghiera è autentica soltanto nello Spirito - vuol dirci che essa deve sgorgare come un atto di amore o, ciò che è lo stesso, come un atto libero dell'uomo innanzi a Dio. Per cui una preghiera sarà tanto più autentica quanto più l'uomo che la realizza è maggiormente libero. Questo libero agire dell'uomo si caratterizza dal suo aprirsi ad una relazione di amore: "L'orazione è il rapporto dell'anima con Dio. Dio è amore; e amore è bontà che dona se stesso; una pienezza esistenziale che non si rinchiude in sé, ma che si effonde, vuole donarsi e rendere felice. A questo amore traboccante di Dio tutta la creazione deve il proprio essere (...) L'orazione è l'impresa più sublime di cui sia capace lo spirito umano"(35)

La vita di orazione, nella misura in cui va crescendo come atto libero e amoroso, si trasforma in un cammino di unione e di partecipazione all'essenza divina che è amore: "Il fatto che Dio sia accolto dall'anima significa piuttosto che essa si apre liberamente a Lui, che le si dona in questa unione, la quale non è possibile se non fra persone spirituali. Si tratta di un'unione d'amore: Dio è amore ; e la partecipazione all'essere divino che garantisce l'unione deve essere una partecipazione dell'amore. Dio è la pienezza dell'amore"(36)

L'amore di Dio, che è gratuito, trasforma chi lo sperimenta in dono per gli altri. Non solo, ma la stessa esperienza del dono si fa apostolato: "Quanto più profondamente qualcuno è immerso in Dio, tanto più deve, in questo senso, 'uscire da se stesso', ossia immergersi nel mondo per comunicargli la vita divina"(37). L'amore divino spezza l'egoismo del cuore e fa che la volontà umana si conformi alla volontà salvifica universale di Dio. Perciò la preghiera si trasforma in intercessione per il bene dell'umanità. Così, infatti, la intese Edith Stein: "intercedere con la sofferenza volontaria e gioiosa in favore dei peccatori e collaborare in tal modo alla salvezza dell'umanità"(38)

La forza dell'orazione si radica nel suo intimo contenuto che consiste nell'unione di Dio con l'uomo. Ciò è possibile grazie all'opera di riconciliazione sigillata dal sangue di Cristo sulla Croce. Per cui il senso apostolico della preghiera va cercato nella Croce di Cristo. L'orazione come partecipazione e accoglienza del mistero di Cristo e come configurazione a Lui, comporta anche una partecipazione alla sua opera di Redenzione. Chi vuole unirsi a Cristo deve percorrere il suo stesso cammino, lasciandosi crocifiggere con Lui per risuscitare con Lui. E' il cammino dell'orante. Allora la sua orazione sarà realmente efficace e apostolica nella misura in cui significa comunione con il Crocifisso. La preghiera, inoltre, è un cammino di espiazione e di sacrificio. E' un mezzo di salvezza per l'orante e per l'umanità in favore della quale egli intercede in unione con Cristo: "L'espiazione volontaria è ciò che ci unisce più profondamente e in modo più reale e autentico con il Signore. Essa nasce da un'unione già esistente con Cristo... All'espiazione può aspirare solo chi tiene gli occhi dello spirito aperti al senso soprannaturale delle vicende del mondo. Quindi è possibile solo a coloro in cui abita lo Spirito di Cristo, i quali - come membra del Corpo - trovano in Lui la vita, la forza, il senso e la guida. D'altra parte l'espiazione unisce più intimamente a Cristo. Infatti, se l'essere-uno con Cristo è la nostra beatitudine e il progresso nel giungere ad essere-uno con Lui è la nostra felicità sulla terra, allora l'amore alla Croce e il gaudio della filiazione divina non sono contraddittori. Aiutare Cristo a portare la Croce produce una gioia forte e pura; e coloro che possono e devono farlo, i costruttori del Regno di Dio, sono gli autentici figli di Dio"(39)

L'efficacia apostolica dell'orazione resta però sempre, al di là di tutto, un grande mistero della volontà divina che si abbassa e si sottomette, nel suo infinito amore, alla volontà dell'orante: "Il fatto più meraviglioso della vita religiosa è che Dio, ascoltandone le preghiere, si sottometta alla volontà dei suoi eletti. Il "perché" è qualcosa che supera qualsiasi concettualizzazione"(40)

b. Abbandono e croce  

Edith Stein visse la sua vocazione al Carmelo come cammino di consegna di sé, come mezzo che le consentiva di giovare in qualche modo ai suoi e a tutti gli uomini. E' quanto appare in modo particolarmente chiaro nell'offerta di sé in olocausto per la pace. Così lo esprime alla Priora: "Cara Madre, Vostra Reverenza mi permetta di offrirmi in olocausto al Cuore di Gesù per chiedere la vera pace, affinché il dominio dell'anticristo crolli senza una nuova guerra mondiale e possa istaurarsi un ordine nuovo. Desidero farlo oggi perché è già mezzanotte. So che non sono nulla, ma Gesù lo vuole, ed Egli chiamerà ancora molti altri in questi tempi"(41)

Questo atto di offerta ci mostra come suor Benedetta intraveda la sua vocazione nella luce della fede e dei segni dei tempi in cui vive. Scriveva: "Se ti decidi per Cristo, può costarti la vita"(42). Ed è disposta ad assumere questa vocazione, cui Dio la chiama, alla più intima unione con Cristo, poiché "colui che vuole sposare l'Agnello, deve lasciarsi inchiodare con Lui sulla Croce"(43)

Sotto il segno della Croce accolse e comprese la propria vocazione al Carmelo. Quella croce che il momento storico le presentava: "Sotto la Croce intendo il destino del popolo di Dio, che già comincia ad annunciarsi. Pensavo che quanti avessero compreso che si trattava della Croce di Cristo, avrebbero dovuto caricarsela sulle proprie spalle in nome di tutti. Certo, oggi capisco meglio che cosa significa essere sposa del Signore sotto il segno della Croce"(44)

Questo suo dinamismo spirituale la renderà capace di assumere con fiducia tale pesante croce. A ciò era stata chiamata, e questo Teresa Benedetta accoglieva. Poco prima che la situazione cominciasse ad aggravarsi, scriveva: "Quando vivevo fuori, ho condotto una vita di sacrificio. Adesso tutti i pesi mi sono stati tolti e possiedo in abbondanza quanto mi mancava. Certamente fra di noi vi sono sorelle alle quali sono richiesti quotidianamente grandi sacrifici. Ed io spero di sentire qualche volta, più di ora, la mia "vocazione alla Croce" e allora sarò sostenuta dal Signore come un piccolo bambino"(45)

La sua configurazione e il suo abbandono alla croce non le veniva soltanto dalla situazione esterna. La vita quotidiana è un vivere continuo sotto il segno della Croce: "Per le carmelitane, nella loro condizione quotidiana di vita, non esiste altra possibilità di rispondere all'amore divino che compiendo i propri doveri di ogni giorno, anche i più piccoli, con fedeltà, come un piccolo sacrificio che l'organizzazione di ogni giornata e dell'intera vita, fin nei più piccoli dettagli, richiede ad uno spirito sensibile. E ciò portato avanti con gioia giorno dopo giorno, anno dopo anno, offrendo al Signore tutte le rinunce imposte dalla convivenza costante di persone diverse, con un sorriso amorevole, non lasciandosi sfuggire alcuna occasione di servire gli altri con amore. A tutto questo va aggiunto, infine, quello che il Signore chiede come sacrificio personale"(46)

Col passare degli anni nel Carmelo, Edith andò maturando e assumendo questo "sacrificio personale" che Dio le domandava. Un'offerta che cercava di realizzare con il dono di sé e il servizio agli altri, a tutti. Se le mura claustrali impediscono un dono nell'apostolato diretto, vi è tuttavia un cammino teologicamente apostolico per la carmelitana, per suor Benedetta. E questo sarà in proporzione del suo grado di unione con Cristo, con la sua Croce: "Libera il tuo cuore con il fedele compimento dei tuoi voti, ed allora vi si riverserà tutta l'abbondanza dell'amore divino fino a inondare gli estremi confini della terra. (...) Tu non sei medico e neanche infermiera, né puoi fasciare le loro ferite. Tu te ne stai raccolta nella tua cella e non puoi aver cura di essi. Senti il gemito dei moribondi e vorresti essere sacerdote e stare a loro fianco... Volgi il tuo sguardo al Crocifisso. Se sei unita a Lui come una sposa attraverso il fedele compimento dei tuoi santi voti, è il tuo/suo sangue prezioso che si riversa. A Lui unita, sarai onnipresente. (...) Con la forza della Croce, puoi trovarti in tutti i fronti, in tutti i luoghi di dolore"(47)

Così vive Edith la sua vocazione contemplativa apostolica. E' attraverso la croce che continua la sua strada, in un crescendo che la porta a raggiungere le vette dell'unione con Dio. Le sue parole e i suoi gesti rivelano una vita mistica nascosta e profonda. Non teorizza; parla partendo dalla sua esperienza e dalla profonda convinzione che sta compiendo la propria missione, in funzione della sua unione con Cristo, in favore dei fratelli. Perciò il suo modello sarà la regina Ester. La sua missione non è quella di morire, ma di intercedere con una totale disponibilità, fosse pure la possibile perdita della vita. Una consegna di sé che, seguendo l'esempio di Gesù Cristo e a Lui unita, possiede un valore apostolico redentivo. Ella vuole collaborare a ciò che manca alla Passione di Cristo: "E' per questo che il Signore ha preso la mia vita a vantaggio di tutti. Mi viene da pensare continuamente alla regina Ester che fu strappata dal suo popolo per intercedere dinanzi al re in favore del suo popolo. Io sono una povera e impotente piccola Ester, però il re che mi ha scelto è infinitamente grande e misericordioso. Questa è una grande consolazione"(48)

E il Re volle prenderla per sé, lasciando che il suo amore si esprimesse nella maniera più grande: attraverso il martirio. Un testo da lei riprodotto nella sua Scienza della Croce ci può illuminare sulla sua vita interiore: "Desidero soltanto di morire in un luogo fuori mano, lontano da qualsiasi consorzio umano, senza confratelli da governare, senza gioie capaci di consolarmi, provato da tutte le pene possibili e immaginabili. Vorrei che Dio, mi provasse come un semplice servo, dopo aver costatato nel lavoro la caparbia del mio carattere. Vorrei che mi visitasse con la malattia come mi ha messo alla prova nella salute e nella robustezza; vorrei che mi provasse con l'infamia come lo ha fatto con la buona reputazione di cui ho sempre goduto anche dinanzi ai miei nemici. Degnati Signore, di coronare con il martirio il capo del tuo indegno servo"(49)

Francisco Javier Sancho Fermín ocd.   

1. Brief 17.10.1933, in ESW IX. p.189. 
2. Sulla sua identificazione progressiva con il carisma teresiano, può vedersi il mio lavoro: Edith Stein, Modelo y Maestra de Espiritualidad. En la Escuela del Carmelo Teresiano, Ed. Monte Carmelo, Burgos 1998 (2 ed.), pp.155 ss. 
3. Sull'incidenza e l'importanza del Carmelo di quel tempo in Germania si veda il mio articolo El Carmelo Teresiano en Alemania durante la primera mitad del siglo XX. Panoramica historico-bibliografica, en Archivum Bibliographicum Carmeli Teresiani (1997) n.34, pp.115-235. 
4. Su questo tema vedi una trattazione più dettagliata nel nostro libro citato precedentemente. 
5. Lettera 26.II.1933. Archivio generale OCD (Roma), Cartella: Monastero di Koln. 
6. Idem, scaffale "Cofraternitas Scapularis", cartella "Deutschland-Koln". 
7. Einfuhrung des III. Orden U.L. Frau vom Berge Karmel in Koln-Lindenthal am Feste des heiligen Josef, im Weltkriegsjahr 1916, in Skapulier 6 (1915-1916) 302-306. 
8. Theresianalter in der Klosterkirche der Karmeliterinnen zu Koln-Lindenthal, in Theresienstimmen 4 (1929) 158. 
9. Cfr Karmel Koln, in Analecta Provinciae Bavariae OCD (1934) n5, p.48. 
10. Per farsi un'idea di tutto ciò basta dare un'occhiata ad un libro dove sono indicati l'insieme di riti e cerimonie: Zeremoniale der Unbeschuhten Nonnen des Ordens der allerseligsten Jungfrau Maria vom Berge karmel, Wien 1932. Sulle difficoltà incontrate da Edith Stein vedi Brief 15.12.1934, in ESW IX, p. 26. 
11. Lettera inedita a Suor Adelgundis Jaegerschmid, OSB, Colonia 21-IX-1933, in Edith-Stein-Archiv - Colonia (d'ora in poi ESA). 
12. Cfr Brief 31.10.33, in ESW VIII, pp.156-157. 
13. "Sapeva che la mia amica ed io nutrivamo il desiderio di entrare in un Ordine contemplativo. Al momento di scegliere il monastero ci consigliò di cercarcene uno dove si lasciasse spazio alla libertà di spirito. Nel Carmelo di Colonia era così, però questo non avveniva dappertutto". SACRA CONGREGATIO PRO CAUSIS SANCTORUM, Colonien, Canonizatione Servae Dei Teresia Benedicta a Cruce. Positio super causae introductione, Roma 1983, pars III: Summarium, p.74 ad 25. 
14. Cfr Brief 22.3.1934, in ESW VIII, p.166. 
15. La madre Teresa Renata POSSELT, Edith Stein. Una gran mujer de nuestro siglo, Ed. Monte Carmelo, Burgos 1998, p.221, scrive: "In occasione della festa della sua vestizione, il M.R.P. Provinciale fece la visita canonica al Carmelo di Colonia. Parlando con Teresa Benedetta si informò dettagliatamente delle sue occupazioni in monastero e dei suoi lavori filosofici. Suor Benedetta aveva portato con sé dal mondo un voluminoso studio su "potenza e atto", che a suo giudizio e per le conoscenze ulteriormente acquisite, esigeva una completa rielaborazione. Il P.Provinciale ordinò che la si lasciasse libera da altre occupazioni per poter avere il tempo necessario per tale lavoro". 
16. Riproduciamo qui questo paragrafo: "Die Dispense von der Rekreationsstunde kann ich leider nicht geben mit Rucksicht auf die Kommunitat. Sehen Sie, liebe Schwester Benedicta, wir mussen den Eindruck vermeiden, als ob Sie zu viele Ausnahmen zugebilligt erhalten wurden; denn auch in diesem Falle gilt: Primum vivere - modo carmelitico -; deinde philosophare! Iche habe das nicht leichte Amt einen Moderators: Ich moderiere Ihnen zuliebe die Observanz; und ich moderiere den Schwestern zuliebe die Dispensen, die ja ein Vulnus legis sind! Was Sie betreff Konzentration schreiben, kann ich sehr gut vestehen; aber ich konnte ein weiteres Dispensieren in Ihrem eigensten interesse nicht verantworten". 
17. Infatti, dei 13 volumi delle sue opere (Edith Stein Werke), ad eccezione delle lettere, compose al Carmelo i volumi 1,2,7,11, e una buona parte del 6, del 12 e del 15. Quasi la metà della produzione scritta conservata. 
18. Brief 17.9.1933, in ESW VIII, p.151. 
19. Brief 14.5.1935, in ESW IX, p.39. 
20. Brief 17.11.1935, in ESW IX, p.51. 
21. Cfr Brief 14.11.1937, in ESW IX, p.92. 
22. Edith comunica le sue impressioni in alcune lettere. Cfr ESW IX, pp.126 ss. 
23. Catalogus Ord. Carm. Disc. Semi-Provinciae Sub Titulo S. Theresiae a Jesu Infante 1939, Semi-Prov. Hollandiae, Geleen 1939. 
24. M. A. NEYER, Edith Stein. Ihr Leben in Dokumenten und Bildern, Wurzburg 1987, p.67. 
25. Brief 30.3.1940, in ESW IX, p.146. 
26. La risposta a questa lettera e i documenti mandati a Edith sulla formazione delle converse sono stati ritrovati ultimamente fra le sue carte conservate in ESA - lettere a Edith Stein. 
27. Brief 7.11.1941, in ESW IX, p. 164. 
28. Cfr Brief 3.1.1939, 22.1.1939, in ESW IX 
29. Una idea di questa problematica la troviamo nelle lettere: Brief 7.4.1942, 9.4.1942, in ESW IX, pp. 172 e 173. 
30. Ho trattato questa problematica in due luoghi, dimostrando sia internamente sia dall'analisi e lo studio diretto del manoscritto, che si tratta di un'opera completa e non frammentaria. Cfr F. J. SANCHO FERMIN, La Ciencia de la Cruz de Edith Stein, in Teresianum 44 (1993) 323-352; Edith Stein, Modelo y maestra de espiritualidad, Burgos 1998, pp. 265-270. 
31. Brief 11.1.34, in ESW VIII, pp.159-160. 
32. Uber Geschichte und Geist des Karmel, in ESW XI, p.8. 
33. Das Gebet der Kirche, in ESW XI, p10. 
34. Uber Geschichte und Geist des Karmel, in ESW XI, p.5. 
35. Liebe um Liebe, in ESW, p.52. 
36. Endliches und ewiges Sein, in ESW II, p.462. 
37. Brief 12.2.28, in ESW VIII, p.54. 
38. Brief, am 2. Weihnachstage 1932, in ESW VIII, p.125. 
39. Kreuzesliebe, in ESW XI, pp.122-123. 
40. Die ontische Struktur des Person, in ESW VI, p.161. 
41. Brief 26.3.1939, in ESW IX, p.133. 
42. Kreuzerhohung 14.9.1939 Ave Crux, spes unica, in ESW XI, p.124. 
43. Hochzeit des Lammes, in ESW XI, p.129. 
44. Brief 9.12.1938, in ESW IX, p.124. 
45. Brief 31.1.1935, in o.c., p.126. 
46. Uber Geschichte und Geist des Karmel, in ESW XI, pp.8-9. 
47. Kreuzerhohung, in ESW XI, p.126. 
48. Brief 31.10.1938, in ESW IX, p.121. 
49. J.BROUWER, Der achtergrond der Spaansche mystick, Zutphen 1935, p.217. Citato in Kreuzeswissenschaft, in ESW I, pp.270-271. 

 

     
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