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SIMPOSIO INTERNAZIONALE
Edith Stein
Testimone per oggi,
Profeta per domani

Teresianum - Roma
ottobre 1998

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Conferenza del 
P.Ezequiel GARCIA ROJO
o.c.d.

IL SECOLO XX ALLA LUCE DI EDITH STEIN


Edith Stein protagonista storico Edith Stein nel secolo XX
Quando ci si avvicina a un personaggio storico, perché il fatto goda di una certa garanzia, si richiede una determinata distanza, capace di sostituire possibili affetti, pregiudizi o soggettivismi personali. E' la distanza cronologica che rende possibile la trattazione storica dei fatti. Ma quando tale condizione non è del tutto realizzata, perché il soggetto esaminato è ancora vicino, ciò che in principio poteva apparire un vantaggio, alla fine si dimostra una difficoltà. Risuonano ancora gli echi del primo centenario della nascita di E. Stein (1891-1991); per cui ci troviamo in presenza di una figura vicinissima, senza la distanza prudente per uno studio più sereno e con una carica minore di affetto e di soggettività. D'altra parte ed esaminando il titolo, il secolo XX ancora non ci ha dato l'addio, vi siamo ancora coinvolti; per cui qualsiasi giudizio in proposito rivestirà sempre il carattere di provvisorietà. Tutto questo ci fa capire che ci troviamo dinnanzi a una mancanza di prospettiva adeguata che ne faciliti l'uso garantito di uno studio su E. Stein nel secolo che sta terminando. 

E. Stein (1891-1942) appartiene in pieno al secolo XX, e non tanto perché le date della nascita e della morte lo avvallano, ma anche perché lei stessa si identificò col succedersi degli eventi del secolo XX. Leggendo i suoi testi autobiografici, Estrellas amarillas o la abbondante corrispondenza, balza agli occhi l'intensità personale con la quale questa donna viveva quanto succedeva al suo tempo e intorno a lei. Meraviglia l'attento lettore che l'autrice sia sempre cosciente del luogo che sta occupando o del momento della storia che sta vivendo. Questo ha il vantaggio che sfogliando le pagine biografiche della Stein, oltre che affacciarci al mondo personale di E. Stein, in pari tempo si assiste al vedere passare nelle stesse pagine i fatti decisivi della storia tedesca ed europea, anzi di quella mondiale accaduti nella prima metà del secolo XX. Certamente E. Stein possiede per natura l'abilità di uno spirito storico, descrive con scioltezza e chiarezza persone e situazioni che incontra sul suo cammino, spiega fatti e ricordi con sorprendente maestria, ha facilità di porre attenzione agli eventi storici e inoltre sa interpretarli alla luce di un senso che va oltre ciò che è puramente puntuale o circostanziale. Mano a mano che nelle sue relazioni sgrana la propria personale evoluzione, si vanno inserendo in perfetta armonia gli eventi sociali e politici, dando luogo a una perfetta simbiosi. Vanno insieme l'aspetto familiare e nazionale, il privato e il pubblico, con un testo che esce arricchito, risultando così più comprensibile. Buona parte della storia tedesca del secolo XX può essere seguita dai dati autobiografici steiniani; questo sì, è storia vissuta dal di dentro da una tedesca e che non sempre appare nei testi ufficiali. 

Queste premesse ci portano ad affrontare il tema segnalando due parti distinti ma complementari nel tema che ci occupa. La prima cerca di vedere dove si situa E. Stein stessa nel secolo XX: cioè come affrontò le vicissitudini storiche delle quali fu testimone direttamente o indirettamente; in altre parole: si vuole contemplare E. Stein come protagonista storico, come artefice coinvolto in pieno nel susseguirsi della storia contemporanea. La seconda parte vuole mostrare dove noi dobbiamo situare E. Stein nello scorrere del secolo XX; in definitiva bisogna sottolineare i riferimenti e le connessioni che inquadrano questo personaggio nel complesso panorama del nostro secolo. Tutte e due le parti si illustrano e arricchiscono mutuamente. Forse simile modo di procedere è una buona chiave interpretativa dello sconcertante secolo XX; ma sicuramente la figura singolare di E. Stein sprigiona luce per una migliore comprensione, e con ciò ne saremo tutti beneficati. 

1. Edith Stein protagonista storico

L'intera esistenza di E. Stein sprigiona passione e intensità; ciononostante si possono far risaltare periodi particolarmente significativi che mettono meglio allo scoperto in tutta la loro originalità lo spirito particolare del soggetto che esaminiamo. Uno di questi momenti-chiave, e che in qualche modo condiziona, orienta e spiega l'avvenire tanto espressivo di questa donna, è la tappa giovanile (più o meno dai 17 ai 25 anni, dal 1908 al 1916). In quegli anni, superata ormai la crisi dell'adolescenza, prende in mano con decisione le redini della sua vita per delineare, a partire dal suo ricco mondo interiore e dalle circostanze materiali che appaiono sul suo cammino, una personalità ben definita che non la lascerà per tutto il resto della sua vita. 

1.1. Spirito aperto  

A questa età si scuotono i pregiudizi e le tutele, i timori e le timidezze, che in materia palese avevano dominato la sua infanzia e adolescenza. E, cosa curiosa, a partire da questo momento la felicità fa atto di presenza e comincia a sentire gusto con se stessa. Tutte le sue brame e i suoi sforzi collaborano insieme verso gli obiettivi designati. Alla fine può dare briglia sciolta a questa forza interiore che ha resistito per troppo tempo a rimanere repressa e infruttuosa. Il mondo intellettuale si riunirà nel fuoco catalizzatore dei sogni e dei progetti, delle decisioni, di cambiamenti, di dispiaceri e di illusioni, ecc. Quando la giovane E. Stein, dopo l'interruzione della scuola per lo sconcerto dell'adolescenza, ritorna agli studi, ricorderà questo tempo, secondo la sua espressione: "come la prima epoca veramente felice della mia vita. Ciò era dovuto al fatto che per la prima volta anche le mie forze spirituali furono completamente polarizzate in un obiettivo che mi riempiva"(1). Come norma generale le soddisfazioni maggiori le varranno dal versante intellettuale; è il suo ambiente, la sua atmosfera naturale; in questo campo vede il suo posto, non contemplando altre alternative. La relazione della tappa studentesca e universitaria è seminata di espressioni che manifestano questa sintonia quasi perfetta di E. Stein con il mondo della cultura, e che non verrà disturbata dai rumori prodotti dall'avvicendarsi della storia. Basta un esempio che si riferisce agli anni 1914-1915 per confermare questo giudizio: "A prescindere dalle oppressive preoccupazioni della guerra - scrive nelle sue memorie - quell'inverno fu il tempo più felice della mia permanenza come studente a Göttingen"(2)

A queste altezze, E. Stein pensa di avere chiaro qual'è il suo posto nella storia del suo tempo, e come osservatrice attenta avverte la situazione del mondo che la circonda; quello familiare, quello nazionale, anche quello europeo e mondiale. Ha iniziato lo spiegamento delle sue antenne raffinate, per cui il campo di azione è molto ampio, risultando facile scoprire la situazione delle novità al centro ricettore. Se questa donna intraprendente concepisce qualche cosa di chiaro e convincente, ora come in epoche posteriori, non c'è forza maggiore che le resista. Leggendo l'autobiografia steiniana, richiamano l'attenzione le molteplici occasioni nelle quali ha dovuto prendere decisioni rischiose, sconcertanti, comprese anche quelle che la riguardano più da vicino. Da bambina considerò un dovere ineludibile non piegarsi a nessuno e operare sempre con totale libertà; "quando qualche cosa usciva alla chiara luce della coscienza e prendeva una ferma forma ragionevole, nulla poteva trattenermi"(3): sono parole sue. Mentre ci si avanza nella lettura dei testi pare che l'autrice già dalla tenera età sia cosciente del posto e del destino personale nel convulso divenire del secolo XX. 

In maniera evidente si percepisce la sua allergia al chiuso, alle ristrettezze, al timido; non le vanno le riduzioni; ma è partitaria di sguardi ampi, di orizzonti aperti, di progetti a largo respiro, di considerazioni storiche. Stimolata da una specie di istinto naturale, questa donna sveglia possiede una modo particolare di considerare cose, persone e fatti; di preferenza opta per ciò che è aperto, per il campo dagli orizzonti dilatati; nel cammino la sua scelta si orienta verso le montagne per godere una visuale più ampia e più profonda; nelle sue escursioni è attirata dal nuovo, dallo sconosciuto, dal rischio, da ciò che sta oltre. E. Stein possiede uno spirito fortemente ossigenato nella ricerca costante; per cui risulta naturale la sua inclinazione e passione per la filosofia, come terreno idoneo per portare alla pienezza le sue aspirazioni universaliste, dove gli altri, ciò che è comune, giudicano un carta importante. La filosofia, con la sua prospettiva di universalità, la invoglia come il sapere da seguire (con sorpresa dei vicini). I suoi schemi mentali oltrepassano i ferrei limiti della famiglia, razza e nazione. 

A collaborare a questo compito verranno le lezioni di storia impartite dal Prof. Max Lehmann all'Università di Göttingen. Riferisce l'autrice: "Mi piaceva il suo modo di pensare, dalle dimensioni europee, ereditato dal suo grande maestro Ranke, e mi sentivo orgogliosa di essere una discepola-nipote del grande storico"(4). Con relativa frequenza appare di tanto in tanto la sua applicazione a questa materia; fino al punto che il suo maestro Edmund Husserl, alquanto geloso, temeva che la sua alunna preferisse il dottorato in storia invece che in filosofia(5). L'affetto per il sapere storico non si riduce all'ambito scolastico o al mero tramite accademico; al contrario affonda le sue radici nella ferma convinzione che la storia è qualche cosa di vivo, che si sta facendo ora e del quale ognuno è responsabile. In altre parole: E. Stein considera se stessa protagonista storica dell'Europa del secolo XX. Dietro ogni fatto si trovano soggetti umani che lo sostengono e spiegano, aspirando continuamente a unirsi ad essi. 

Man mano che la giovane universitaria analizza i testi, avverte che la storia non può essere solo una guardare al passato immortalato nelle pagine dei libri; la storia non è tanto conoscere quanto partecipare attivamente nel presente. Nella concezione steiniana il cammino della storia non è qualche cosa che viene imposto e nulla più, un confine invalicabile, prima di tutto è un agire la cui responsabilità compete a tutti, vogliano o no. In un modo o in un altro ognuno viene implicato nel divenire storico. E. Stein optò di essere attore, protagonista, invece di lasciare passare gli avvenimenti in un atteggiamento fatalista. Richiama l'attenzione il fatto che le preferenze intellettuali di questa giovane - quando fra gli ebrei l'aspetto pragmatico ha un valore risolutivo - si orientano verso scienze teoriche (psicologia, filosofia, storia...): ma questo non ci deve trarre in inganno. E. Stein è attenta alla realtà, e se sceglie queste materie è perché dietro si nascondono interessi pratici, come sono le questioni vitali poste da ogni essere umano. Questo vale anche per la storia, poiché secondo lei "questo amore per la storia non è in me un semplice sommergermi romantico nel passato. Andava strettamente unito a una partecipazione appassionata ai fatti politici del presente, come storia che si sta costruendo"(6). E conosciamo le conseguenze che ne derivano in questa donna quando si decide per qualche cosa. Da qui la visione che del secolo XX ci offre E. Stein porta l'impronta di un soggetto impegnato con la stessa, attenta a quanto succede più in là del ridotto circolo individuale. Esponente dell'attenzione data alla storia presente sarà per esempio la lettura regolare di periodici, e per di più liberali(7). In tal modo, filosofia e storia si alleeranno quando E. Stein concepirà la sua cosmovisione, la sua Weltanschauung, nella quale essa stessa viene inclusa. 

Subito avvertì il pericolo della visioni unilaterali, dei rachitismi intellettuali o del solipsismo; si affacciano tali momenti nel suo mondo, automaticamente si mettono in guardia le molle di difesa di E. Stein avvertendo circa le conseguenze non desiderate. Dopo tutto, la filosofia è questo sapere con sguardo universale, nella quale l'universitaria intuisce che nella modalità fenomenologica si trova il procedere più sicuro per uscire dal proprio IO in eguale misura che avvicinarsi agli altri, per liberarsi da un ristretto egoismo e affacciarsi al mondo spazioso della intrasoggettività. E' curioso notare l'aspetto che dominava nei discepoli di Edmund Husserl, con il loro ambiente di famiglia e di confidenza sincera, disposti sempre a condividere progetti; fatto molto significativo se si paragona con lo spirito ristretto e sfiduciato degli studenti di psicologia contemporanei di E. Stein. "Noi fenomenologici - riferisce ella stessa - ridevamo di tutto questo segreto e ci sentivamo soddisfatti del nostro libero interscambio di idee. Non temevamo che uno potesse impadronirsi della conclusione dell'altro"(8). Così va innanzi E. Stein nella vita, così si va delineando il suo pensiero, e da questa piattaforma contempla il mondo del suo tempo, quella della prima metà del secolo XX. 

Il mondo e il tempo in cui E. Stein si muove, e nel quale coscientemente si situa e che analizza, ha di preferenza un nome proprio: la Germania delle guerre, e dei dopoguerra, divenuta allora l'epicentro che farà tremare l'Europa e parte del mondo. E' il periodo in cui il vecchio continente, riscaldato nel suo interno, terminerà per appiccare un autentico fuoco sterminatore, le cui conseguenze immediate furono milioni di morti, paesaggi desolati, frontiere artificiali, orizzonti nuovi e un brano della storia europea da ricominciare. In mezzo a queste vicissitudini, e a prescindere da esse, E. Stein non rinuncerà mai a non considerarsi tedesca; al contrario, si sente inserita a pieno diritto nel divenire di questa nazione, conservando sempre molto vivo il dovere di ringraziare per i benefici che ne derivano. Di conseguenza con lo spirito etico di questa donna, confesserà: "Accanto alle convinzioni puramente teoriche nacque, come motivo personale, un profondo riconoscimento con lo Stato che mi aveva dato il diritto d una cittadinanza accademica e con questo il libero ingresso allo scienze dello spirito dell'umanità"(9). E. Stein unirà così il suo destino a quello della Germania del nostro secolo, e per estensione all'Europa contemporanea. Questo non sarà ostacolo perché col passare del tempo, senza rinunciare al destino citato, si identifichi con un altro: con quello del popolo ebraico, e per conversione, con quello della Chiesa cattolica. Una buona dimostrazione della non esclusione di questi destini, si può comprovare leggendo il curriculum che E. Stein stessa apporta nella presentazione pubblicazione della sua tesi dottorale; ove ci si imbatte in questa espressione: "Sono prussiana ed ebrea"(10)

Per conoscere come interpreti E. Stein il divenire storico e in che momento del secolo XX si trovi allora, basta leggere l'eccellente lettera diretta alla sorella Erma del 6 luglio 1918. Sono passati quattro anni di guerra, la fine non sembra ancora giungere (e in principio si pensava che sarebbe stata una cosa di pochi mesi)(11) e il disincanto va lasciando traccia nei componenti la sua famiglia. In questo oscuro panorama che sembra dominare tra i suoi, la giovane filosofa oppone la sua Weltanschauung, la sua visione del processo storico (un poco hegeliano), dove ciò che importa è il tutto e il finale, che è ciò che dà senso al particolare e agli istanti precedenti. Dice fra le altre cose in questa lettera: 

Friburgo, 6.7.1918  Mia cara Erma:  

...Mi addolora trovare in te e in Rose espressioni tanto pessimiste. Con gioia vorrei trasmettervi qualche cosa che a me, dopo ogni nuovo colpo, mi dà nuova energia. Solo posso dirvi, dopo tutto quello che ho sopportato nell'ultimo anno, dico un sì alla vita con più decisione che mai. Ti mando un articolo di Rathenau perché veda che sulla prospettiva della guerra altre persone pensano più o meno come me. Certamente talvolta credo che bisogna abituarsi all'idea che una volta o l'altra la guerra finirà. Ma non c'è da disperarsi. Ciò che bisogna fare è di non limitarsi unicamente al pezzetto di vita che raggiunge il nostro occhio, e molto meno a quello che sta alla superficie. E' sicuro che ci troviamo in un punto critico nello sviluppo dello spirito umano, e che non bisogna lamentarsi se la crisi dura più di quello che ognuno desidererebbe. Tutto quello che ora è terribile, e che d'altra parte non voglio dissimulare, è lo spirito che dev'essere superato. Poiché lo spirito nuovo sta lì e, senza dubbio, terminerà coll'imporsi. Lo abbiamo molto chiaro nella filosofia e negli inizi della nuova arte: l'espressionismo. Il buono e il cattivo, la verità e l'errore stano mescolati in ogni parte, e ognuno vede in se stesso solo ciò che è positivo e negli altri solo ciò che è negativo, sia che si tratti di popoli che di partiti. Questo suscita una confusione spaventosa, e nessuno sa quando apparirà un'altra volta qualche cosa di calma e di chiarezza. A ogni modo, la vita è troppo complessa per poter assalire contro di essa con una strategia di miglioramento del mondo, anche pensando che ci sia, e come poter imporre al suddetto piano il cammino che, in forma definitiva e inequivoca, deve seguire... Solo vorrei conculcarti la confidenza che lo sviluppo, il cui corso noi presentiamo solo molto, limitatamente e molto più limitatamente potremmo determinare, alla fine dei conti è qualche cosa di buono...  

Saluti cordiali e baci,   tua EDITH(12)

Qui abbiamo una lezione di filosofia della storia, che serve molto bene per situare la vita e il pensiero di E. Stein. Questo vale per il 1918, ma avrà una triste attualità nel fatti successivi. Ma l'ottimismo steiniano rimarrà imperturbabile; in un primo momento per la sua confidenza negli uomini e nello spirito che vi abita, più tardi, per la sua fede nella grazia e nel potere di Dio. 

2.2. Al servizio dell'umanità 

E. Stein vede se stessa tedesca tutta d'un pezzo, e come tale cerca di orientare la sua esistenza. Sicuramente è più un sentimento affettivo che una pura descrizione geografica quanto scrive in un'escursione sulle colline che circondano Göttingen. "Quando contemplavamo la valle dalla cima, mi sentivo nel cuore della Germania"(13). Si riconoscerà patriota, orgogliosa della sua nazione, ma senza cadere nel riduzionismo nazionalista; le risulta insopportabile l'indifferenza degli studenti e lo scarso spirito comunitario dei suoi. Forse si può dire che il senso di appartenenza familiare di E. Stein andò indebolendosi in proporzione che aumentava la sua conoscenza e le sue esperienze sociali, fino a giungere a trasferire le relazioni familiari agli interessi nazionali: l'amore e la figliolanza escono dal ridotto circolo domestico, passando a dominare le relazioni statali. La nuova mentalità è già evidente nella giovane universitaria, quando nota: "Tutti i piccoli benefici garantiti dalla nostra tessera di studenti... li vedevo come un affettuoso impegno dello Stato per i suoi figli prediletti e risvegliavano in me il desiderio di corrispondere più generosamente al popolo e allo stato mediante l'esercizio della mia professione"(14). Per circostanze storiche, non solo con l'attività docente, ma anche con la prestazione volontaria dei suoi servizi come infermiera ricompenserà le premure del papà-stato verso la cittadina-figlia

E. Stein pensa con categorie sociali e nazionali, prescindendo da un altro modo di procedere, benché provenga dai suoi. In caso di conflitto optò per gli interessi comunitari di fronte alle ristrettezze del sangue. Un dato eloquente, che mette in risalto ciò che sta alla radice della mentalità steiniana lo troviamo nella tesa conversazione sostenuta con la madre di fronte alla decisione della figlia minore di andare all'ospedale militare durante la prima guerra mondiale: "Mi disse con tutta energia: 'Non andrai col mio consenso'. A questo io risposi immediatamente: 'In questo caso dovrò andare senza il tuo consenso'. I miei fratelli acconsentirono alla mia dura risposta. - Commenterà la figlia minore. 'Mia madre non era abituata a una resistenza simile"(15). Gli interessi storici comunitari prevalsero sull'atteggiamento protezionista ed egoista della madre. E. Stein ha chiaro che non è l'IO che regge il destino dei popoli, ma è il NOI che prende le redini quando si identificano con la causa comune(16)

Dato l'acuto spirito di E. Stein, sono i pochi i fatti del secolo XX che passarono inosservati, essendo tutti considerati dalla prospettiva sopra descritta: l'interesse comune deve prevalere sopra quello individuale; il divenire storico esige l'immolazione dei soggetti particolari, i quali devono portare il meglio di se stessi. Come la regina Ester dell'AT intercede per tutti e offre la sua vita per la salvezza del suo popolo(17). In pochi anni si era resa conto che la sua esistenza doveva riempirsi di forti contenuti, e che, per tanto, avrebbe commisurato il suo essere e pensare in questo senso: "Nei miei sogni - racconta nella sua autobiografia - vedevo sempre dinnanzi a me un avvenire brillante. Sognavo felicità e gloria, ed era convinta che ero destinata a qualche cosa di grande e che non appartenevo in nessun modo allo stretto ambiente nel quale ero nata"(18). Simile modo di vedere il mondo e la storia, come le esigenze che ne derivano, ritorna a risplendere con forza allo scoppia della guerra del 1914. In questo momento cruciale per lei e per il mondo, arriva alla seguente conclusione: "Ora la mia vita non mi appartiene - dissi a me stessa -. Tutte le mie energie sono al servizio del grande avvenimento. Quando terminerà la guerra, se ancora vivrò, potrò pensare ancora ai miei problemi familiari"(19). Una volta di più considera quanto evidente sia il suo posto in questo momento chiave da non dare spazio al minimo dubbio: gli interessi comuni comandano sopra gli interessi particolari; di conseguenza interrompe gli studi, mettendosi a disposizione della causa comune: la guerra mondiale. Tutto il resto rimane in secondo piano (inclusi famiglia, amici, libri, tesi, ecc...). "L'esame (di licenza già programmato) mi pareva - è sua espressione - qualche cosa ridicolmente senza importanza in confronto ai fatti che vivevamo e che, come era logico, ci mantennero in quei mesi in tensione"(20). Con simile spirito e con non minore donazione vivrà gli antecedenti e lo scoppio della seconda guerra mondiale, benché in questo caso il suo protagonismo acquisti un aspetto tutto particolare. Già nel 1933 era cosciente del pericolo che incombeva sul suo popolo e quale avrebbe dovuto essere il suo atteggiamento: portare la croce a nome di tutti(21)

Può darsi che i successi bellici sorprendano E. Stein, ma non le fanno cambiare il suo modo ci concepire il mondo; anche questi momenti sono interpretati nella stessa chiave di tutto il resto: nell'ampia visione del cammino storico dell'umanità, al quale ogni individuo concorre nel modo migliore. Già prima della guerra, l'esistenza di E. Stein era guidata da una massima che ella stessa formulò e che cercò di mettere in pratica in ogni occasione. Essa suona così: "Siamo nel mondo per servire l'umanità"(22). In questa formula appare riflessa la forza spirituale che animava sempre il pensiero e l'azione di questa grande donna: come studente, professoressa, cristiana, religiosa carmelitana, perseguitata, e martire... In ogni occasione seppe sempre preporre gli interessi altrui ai propri, e scoprire così il suo luogo idoneo e il suo apporto alla storia del secolo XX; come nel gesto tanto steiniano in campo di concentramento, quando di fronte a tanto dolore e desolazione dei suoi compatrioti, dimentica dei suoi dolori, scrive alla Madre superiora di Echt: "Qui ci sono molte persone che hanno bisogno di un po' di conforto e sperano di riceverlo dalle Sorelle"(23)

Dalla prospettiva di E. Stein, nella quale lo spirito di solidarietà e di responsabilità sociale costituiscono il materiale del divenire storico, tutti gli esseri umani sono necessari e i loro apporti imprescindibili per il buon cammino della storia; al contrario, appariranno vuoti o sviati se impediscono il progresso dell'umanità. La storia è un avvenimento di tutti. Non fa parte della sua personalità il rifugio nell'indifferenza di fronte alle questioni comunitarie. E. Stein è cosciente dei propri limiti e altrui, ma è pure convinta che unificando le forze, l'influsso è maggiore, e può anche cambiarsi e accelerare il ritmo della storia. Questa donna in nessun modo retrocesse dinnanzi alle difficoltà, né entrava nei suoi calcoli la rassegnazione fatalista, fino a confessare: "Sperimentavo una specie di piacere agonistico nell'affrontare ciò che apparentemente era impossibile"(24); credeva fedelmente nella possibilità dell'essere umano per superare le difficoltà e costruire il proprio mondo. Mai l'abbandonò lo spirito deciso e valoroso, capace di affrontare imprese rischiose; giammai si voltò indietro perché era cosciente quale era il suo posto e la sua trascendenza. "Il mondo può essere cattivo, ma se noi utilizziamo tutte le nostre forze - scriveva nel 1912 - il piccolo gruppo di amici nel quale confidare, e io con loro, allora vinceremmo tutti i demoni"(25). La speranza in tempi migliori sostenne in ogni momento l'animo di E. Stein. Nonostante i neri nuvoloni che incombevano sull'Europa del secolo XX, il suo sguardo attinge solo al centro solare capace di dissiparli. 

Così, sia la sua vita che la sua morte furono segnate da fatti storici che fece suoi, sia per favorirli che per scacciarli. Bisognerebbe parlare dell'atteggiamenti militante di E. Stein di fronte al fluire della storia del secolo XX. Ciò che abbiamo detto non sono che appunti che mettono allo scoperto la piena conoscenza che della storia aveva E. Stein. E' qui che bisogna collocare la sua esistenza, e da qui si possono comprendere il suo pensiero e la sua eredità. 

2. Edith Stein nel secolo XX  

Nella lettera riportata più sopra, E. Stein dava conto del momento critico che stava attraversando lo spirito dell'umanità. Il secolo XX è erede di enormi progressi tecnici e industriali, che beneficiarono in buona misura delle correnti positiviste dominanti e che a loro volta li favorirono. E' cosciente che nel 1918 sia il materialismo che il positivismo sono già superati e che sta nascendo qualcosa di nuovo. Una delle espressioni della nuova era può essere il decollo poderoso portato a capo delle cosiddette Scienze dello spirito (di fronte a Scienze della natura)

Non si deve dimenticare il principio che la persona è più importante della sua opera. Questo asserto non implica la squalifica della produzione scritta, ma vuole confermare l'inclusione e l'influsso mutuo fino a una loro identificazione: l'opera parte dalla vita e dalla persona. Guardando a questo presupposto, si può qualificare E. Stein come la cassa di risonanza di tutte le voci impostanti del secolo XX, almeno della sua prima metà. Nelle pagine precedenti abbiamo visto la sua attenzione verso i progressi storici e l'interpretazione che lei ne faceva. Nelle pagine seguenti si vuole mettere in risalto le coordinanti culturali nelle quali situare questa donna, con ciò ci si darà conto di quanto attenta fosse pure alle manifestazioni dello spirito. 

Chi trattò da vicino E. Stein, il gesuita Erich Przywara, scriveva nel 1935: "E. Stein nella sua singolare profondità è simbolo della autentica situazione intellettuale di oggi. L'istinto più interiore della razza fu sempre cosciente che Abramo, il padre dei pagani e degli ebrei, proveniva dalla asiatica Ur di Caldea, così tutto il modo di pensare fu orientato verso l'Occidente razionale. Come carmelitana, quasi per istinto, mise la sua dimora sul Monte Carmelo, e contemporaneamente la sua legge fu la misura e il mezzo dell'Occidente benedettino. Si potrebbe quasi dire che ebbe lo spirito di una spagnola, poichè la grandezza della Spagna antica si fonda nell'incontro e nella mescolanza di oriente e Occidente... Giustamente questa posizione tra Oriente e Occidente impedisce di captare la profondità singolare della figura e dell'opera di E. Stein. Per il futuro E. Stein rimarrà come un simbolo"(26)

Qualche cosa di simile si udì dalle labbra di Giovanni Paolo II nel rito della beatificazione di E. Stein, il 1 maggio 1987 a Colonia: "Ci inchiniamo profondamente dinanzi alla testimonianza della vita e della morte di E. Stein, figlia straordinaria di Israele e figlia allo stesso tempo del Carmelo. Suor Teresa Benedetta della Croce, personalità che riunisce nella sua ricca vita una sintesi drammatica del nostro secolo. La sintesi di una storia piena di ferite profonde che ancora oggi fanno male, però che uomini e donne con senso di responsabilità si sono sforzati e ancora si sforzano di curare, sintesi allo stesso tempo della verità piena sull'uomo, in un cuore che fu inquieto e insoddisfatto finché non riposò in Dio"(27)

Ciò che le due testimonianze mettono in luce è che la figura di E. Stein è il punto di coincidenza di molteplici tradizioni, correnti filosofiche, storiche e religiose, ecc. Avvicinandoci a questa donna è come se stessimo davanti a una specie di arco armonioso e originale elaborato a partire da massi provenienti dai luoghi più disparati; ma il risultato nel suo insieme è un'opera d'arte. Questo acquista una singolare applicazione quando viene riferito all'area del suo pensiero. 

Utilizzando un simile raffronto col mondo della natura, scrive un autore: "Paragonata a un albero vivo, la filosofia di E. Stein avrà le radici nel suolo inamovibile degli antichi (Aristotele, S. Agostino e S.Tommaso), il tronco nell'aria libera della fenomenologia (Husserl, Heidegger, Scheler...), e i rami nel cielo azzurro che evoca la magnificenza di Dio creatore (J. Maritain, E. Przywara, Teresa d'Avila"(28). Non manca chi la include nella lista dei pensatori ebrei, vicino a Maimonide, E. Cohen, E. Husserl... 

Tale molteplicità di fonti, influssi, riferimenti, proiezioni, ecc..., si inquadra perfettamente nell'impostazione filosofica di E. Stein. E' proprio della filosofia indagare la verità, accettando che nessun sistema la possiede perfettamente; da qui la necessità di ascoltare nuovi orizzonti e di servirsi di quanto viene offerto alla riflessione. 

Passiamo ora a segnalare quelle scuole e tendenze dominanti nel centroeuropa e che, volendolo o no, coscienti o meno, influiscono nella fucina della figura di E. Stein. Le idee e i principi non solo si imparano a scuola, ma spesso vengono modellati agli individui per il semplice fatto di formare parte di una società nella quale sono vigenti tacitamente o apertamente. E' quello che si chiama Zeitgeist (spirito dell'epoca)(29), e che E. Stein seppe scoprire nelle molteplici manifestazioni del nostro secolo: tutto aiuta a inquadrare questa donna nel secolo XX. 

a) Risonanze atee. Il secolo XX si apre con la morte di Nietzsche, uno dei pensatori più influenti nelle generazioni dei tempi moderni. Egli si propose di portare a termine un'autentica rivoluzione filosofica, invertendo i valori e i principi in vigore fino allora. Questo sussulto (capitombolo) ha la sua massima espressione nella proclamazione della morte di Dio. Bisogna dire che il secolo XX entra ateo nella storia. In realtà ciò che quel folle si sforzò di gridare sulla pubblica piazza, già da secoli era una verità implicita del sapere sia scientifico che filosofico. 

Sia nella vita che nell'opera di E. Stein fanno atto di presenza atteggiamenti agnostici, di assenza di Dio; non ne ha bisogno e può persino disturbarla nelle sue decisioni personali. Sono gli echi del nichilismo nitzscheriano presenti in buona parte della gioventù tedesca. Qualcosa di questo si lascia intravvedere nella sua autobiografia. Narrando certi fatti accaduti intorno ai 15 anni, quando la libertà combatte per trovare posto nella personalità ancora in germi scrive: "Ho già raccontato che perdevo la mia fede infantile e come, quasi nello stesso tempo, cominciai a sottrarmi, come persona indipendente, da ogni tutela di mia madre e fratelli"(30)

b) Apporti fenomenologici. In maniera del tutto cosciente E. Stein si incorpora nella corrente fenomenologica. "Ero già convinta che Husserl era il filosofo del nostro tempo"(31), afferma senza vacillare. In parte sfocia in questo movimento per la disillusione provata nello studio della psicologia. E' nella fenomenologia e all'ombra del suo fondatore, che E. Stein si forma come filosofa(32). Di tanto in tanto nei suoi scritti risalta la simpatia e la soddisfazione della giovane universitaria dinnanzi a questo nuovo modo di vedere il mondo e le cose in esso contenute. L'attrazione fu grande, e l'arricchimento non sarà minore. Si identifica pienamente fino al punto che il pensiero rimane configurato con lo spirito fenomenologico. Si cambierà in un'impronta indelebile, per quanto assimili col passar del tempo anche altre scuole. La conversione al Cattolicesimo non presuppose la rinuncia alla fenomenologia. Quando nel 1936 redige la sua opera filosofica Essere finito e essere infinito nella sua cella carmelitana, ricorderà che la sua patria filosofica è la scuola di Husserl e che la sua lingua materna continua ad essere quella dei fenomenologi(33)

Orbene, nel movimento fenomenologico, l'importanza di E. Stein va concessa agli apporti sul mondo intrasoggettivo, questione basilare per superare l'eterno solipsismo. La sua prima opera filosofica è centrata nell'applicare la riduzione fenomenologica al momento in cui due soggetti sono capace di convenire talmente che l'esistenza di uno viene integrata nell'esperienza dell'altro. Non si tratta che del fenomeno della empatia, fenomeno che va più in là del semplice accordo o sintonia di creature - questo sarebbe a livello di simpatia - mentre l'altro riguarda il nucleo più intimo della persona, il suo volere e il suo sentire. Tale capacità di comprensione della esperienza altrui sarà alla base della sociabilità umana. Perché possiamo comprenderci, possiamo convivere e stabilire rapporti interpersonali. L'elemento che guida questa esperienza è la corporeità; non il corpo materiale (Körper), ma il corpo animato (Leib)

c) In sintonia coll'Esistenzialismo. Alcuni pensatori simpatizzanti con la fenomenologia appartengono pure a un altro movimento filosofico, tipicamente europeo e che raggiunse il suo apogeo nel periodo fra le due guerre; si tratta dell'esistenzialismo. Questo modo di pensare è il fedele riflesso della situazione storica che soffre il vecchio continente. Il tema centrale e unico è l'uomo, ma l'uomo aggrappato al mondo e scosso da esperienze più assurde. La fenomenologia sarà il metodo migliore di analisi e di espressione di questo tipo di esistenza umana. Mano a mano prende forma il pensiero steiniano, affiora pure con maggior chiarezza l'asse centrale intorno al quale gira la sua riflessione, e che non è altro che l'uomo. Terminata la tesi dottorale nel 1916, dirà: "Ma a partire da qui io avevo continuato verso qualche cosa che portavo dentro il cuore e continuamente seguitò ad assalirmi nei miei lavori posteriori. Si trattava della struttura della persona umana"(34): questa diviene la costante nella ricerca steiniana, il suo leitmotiv. Questa preferenza non fa che constatare la sua sintonia con il moviemnto fortemente sentito nel centroeuropa: l'esistenzialismo. L'atteggiamento adottato da E. Stein di fronte a questa questione appare più sereno e positiva di quello offerto da alcuni suoi coetanei, per es. Heidegger. Critica duramente le analisi che dell'uomo (del Da-sein) fa questo pensatore, da tacciarlo di un essere-buttato, o di un essere-per-la morte, la cui forma di vita più originaria è caratterizzata dall'angoscia. 

L'uomo steiniano non è un di più, senza senso, sulla terra, ma la sua stessa natura, i suoi costitutivi, testimoniano l'alta vocazione alla quale è chiamato. Si dovrebbe fare riferimento alle esperienze empatiche di chi vive con illusioni e inoltre lo trasmette. Nella visuale di E. Stein la persona possiede, benché solo in germe, il potenziale sufficiente per raggiungere una vita in pienezza, e che terminerà per identificare con l'unione divina. 

d) Nel mondo neotomista. Degno di nota per comprendere il pensiero centroeuropeo nelle prime decadi del secolo presente, è il movimento neoscolastico, sostenuto e animato tra altri documenti da due encicliche: Aeterni Patris (1897) di Leone XIII e Pascendi (1907) di Pio X. I due documenti esortano a ricorrere soprattutto a S. Tommaso. Con ciò si voleva salvaguardare il pensiero cattolico dai pericoli del modernismo; tuttavia, questo atteggiamento avrà come conseguenza una rottura più profonda tra cultura e Chiesa. Il risorgere del neotomismo raggiunse una forte fioritura in alcune nazione centroeuropee. 

E. Stein fu attenta al movimento neoscolastico in seno alla Chiesa Cattolica. Secondo la sua stessa confessione, considera che il suo apporto principale dev'essere quello di servire da ponte fra i due mondi: il mondo tomista e il mondo moderno. Un primo intento sarà lo studio Le fenomenologia di Husserl e la filosofia di S.Tommaso del 1929; un secondo è la traduzione del trattato De Veritate di S. Tommaso nel 1931-32; il terzo sarà la sua partecipazione al Congresso Tomista di Juvisy nel 1932, nel quale si prospettava un avvicinamento alla fenomenologia; il quarto è la sua grande opera Essere finito e essere infinito, scritta nel 1936. L'avvicinarsi di queste due cosmovisioni non fu motivata esclusivamente da motivi di coincidenza cronologica; vi hanno il loro peso anche somiglianze tematiche e influssi reciproci. 

Nel dibattito sull'esistenza o meno di una filosofia cristiana, riattivata negli anni 30, E. Stein patrocina per un ricorso a tutte le fonti che portino dati. Ragione e fede, lungi dall'escludersi, sono molto chiamate a collaborare, sono mezzi legitimi del conoscer umano. Il principio adottato da E. Stein è formulato nel modo seguente: "Il filosofo che non vuole essere infedele alla sua finalità di comprendere l'ente fino alle sue ultime cause, si vede obbligato a stendere le sue riflessioni nel campo della fede, più in là di quello che gli è naturalmente accessibile"(35). In altre parole: "Una comprensione razionale del mondo, cioè, metafisica... può essere raggiunta solo insieme dalla ragione naturale e soprannaturale"(36). Il risultato di questa collaborazione sarebbe il perfectum opus rationis(37)

e) Il posto della donna. Volendo sottolineare l'importanza di E. Stein non è possibile stare lontano dal tema della donna. Quanto ella vi apporti si deve inquadrare nella sensibilità dominante sulla questione femminile e in sintonia all'interesse antropologico dominante nel suo pensiero. Offre il suo granello di sabbia per approfondire adeguatamente il dibattito e perché il risultato sia il più gratificante per tutti. Degno di lode è il procedere steiniano. Come fenomenologa le interessa chiarire prima di tutto questi interrogativi basici: Che cosa siamo noi? Cosa dobbiamo essere?(38) 

Il punto di partenza sarà il rendersi conto della struttura di ogni essere umano, e a partire da lì, procedere a difendere e sviluppare quanto di specifico qualifichi la donna. In E. Stein si esclude sia il revanscismo che la passività. Ciò che la donna deve essere non si deve desumerlo in forza delle concessioni dei tempi moderni ma da esigenze dello sviluppo della natura propria dell'essere femminile; non è in confronto dell'uomo, ma prestando attenzione a ciò che le è proprio, come la donna giunge ad essere quello che è. 

In questa ricerca E. Stein riserva un compito specifico all'educazione; da qui le sue attenzioni e i suoi sforzi per arricchirlo di quegli elementi che facilitano il compito pedagogico diretto alle giovani. Tre idee chiare dovranno essere tenute presenti nel processo formativo della donna: l'educazione armonica e integrale di tutto l'essere umano, l'attenzione alla particolarità femminile e l'attenzione al fenomeno religioso. 

Patrocinerà pure per una maggiore e più qualificata presenza della donna nella famiglia, nella vita sociale e nella Chiesa. 

f) In difesa di ciò che è spirituale. Nel tema della spiritualità sottolineiamo il significato di E. Stein in alcuni temi concreti. Vale la pena richiamare innanzitutto il breve scritto La preghiera della Chiesa perché opportuno e chiarificatore. Di fronte al riduzionismo liturgico che si pretendeva imporre alla Chiesa a partire dagli anni '20, E. Stein difende la necessità della celebrazione pubblica (ufficiale), che però non deve essere a spese di sottovalutare la preghiera personale e silenziosa (privata). Modello di preghiera fu ed è Cristo, che oltre che andare al tempio e alla sinagoga, si ritirava sul monte e nel deserto a pregare da solo con DIO padre. D'altra parte, non conviene porre limiti né ostacoli allo Spirito Santo, che crea costantemente forme nuove di espressione religiosa. 

L'apporto di E. Stein nel campo della spiritualità si deve prima di tutto al suo ultimo libro La scienza della Croce. E' una interpretazione della vita e della dottrina di san Giovanni della Croce dalla prospettiva della sapienza della Croce e a partire da lì, per trovare una sintesi del caso Giovanni della Croce (Vita-Opere). Dalla Croce si spiegano le notte sangiovannistiche del senso e dello spirito, la notte attiva e la notte passiva; è la croce che trasforma e infiamma l'anima umana e che la dispone all'unione con Dio. Tutta questa tematica viene considerata come evoluzione naturale dell'essere dell'uomo. In fondo, ogni persona umana è potenzialmente un mistico, racchiude in sé il seme capace di aprirsi fino a raggiungere le cime della contemplazione più alta. E. Stein è convinta che chi ha sperimentato meglio il mondo interiore, chi ha approfondito meglio le sue pieghe, e chi con maggior chiarezza ha saputo descriverne le esperienze, sono stati i mistici. Per questo si appoggia nei testi dei mistici carmelitani per difendere la ricchezza che ogni persona rinchiude. Non siamo vuoti, ma abitati da un'anima, retta da un IO, nel cui centro sta la sede della libertà e il punto di unione con Dio. Nell'addentrarsi nel regno dello spirito dell'uomo, trova una struttura, dei componenti, un dinamismo e dei principi; tutto questo permette che l'aspirazione all'unione con Dio non risulti né un privilegio dall'alto né un'avventura arrischiata della creatura. La stessa natura umana non solo abilita, ma stimola questo anelo. A un certo momento lascerà scritto. "Dio ha creato le anime per sé. Dio vuole unirle a Sé e comunicar loro la incommensurabile felicità della propria vita con tutte le sue forze"(39). Il fine naturale - originario - dell'uomo è l'amicizia con Dio: a questa sublime missione deve l'esistenza l'essere umano(40)

Tutto questo ampio panorama di modi di pensare si apre allo sguardo attento di E. Stein. Sarà in contatto con uno più che con un altro; ma tutte gli autori citati lascieranno un'impronta in questa donna. Non bisogna rimanere con il carattere solo recettivo davanti a ciò che offre, ma seppe pure apportare originalità al mondo moderno.  ______________________  

Come CONCLUSIONE: E. Stein è una grande donna e figura riconosciuta del nostro secolo. Fra le altre cose perché non si permise che la vita trascorresse davanti a sé come spettatrice disattenta che si siede per vedere passare la vita. No! E. Stein è una di quelle creature che prese fin da giovane le redini del suo mondo personale per esserne protagonista. Ha forgiato la sua esistenza e il modo di pensare; nulla le venne regalato. Cercò per trovare, combatté per vincere e convincere. Aveva di sé un'alta stima e si sforzò di mantenerla e giustificarla, e insieme si diede da fare perché anche gli altri lo raggiungessero. Tanto la sua vita che la sua opera sono di una tenace importanza e attualità per noi, persone, cristiani, religiosi... della fine del secolo XX. 

Ezequiel García Rojo 
Salamanca 

1. 1 E. Stein, Estrellas amarillas, 2 ed., Madrid 1992, p.142. - Più avanti ritornerà a ripeterlo: "I miei anni di Ginnasio furono un periodo felice", p.156. 
2. E. Stein, O.c.,p.286. - In questa amata città c'è un angolo dove la felicità raggiunge il suo apice: "Le ore trascorse nel delizioso appartamento di lavoro di Reinach furono le più felici di tutta la mia permanenza a Göttimgen" p.254. Nel suo precedente passaggio per l'Università di Breslau (1911-1913) la sensazione è ugualmente positiva. In proposito ha lasciato scritto: "Allora la libertà non mi pesava in nessun modo. Mi trovavo con molto piacere con la giornata completamente occupata e mi sentivo come un pesce nell'acqua limpida e alla luce del sole", p.172. 
3. E. Stein, O.c., p.139. 
4. E. Stein, O.c., p.246. 
5. Cfr. E.Stein, O.c., p.294. Ella stessa giungerà a dubitare di fronte al dilemma storia o filosofia, p.174. 
6. E. Stein, O.c, p.174. 
7. Cfr. E. Stein, O.c., p.153, 154, 193, 272, 288. 
8. E. Stein, O.c., p.246. 
9. E. Stein, O.c., p.174. 
10. E. Stein, Sobre el problema de la empatía, México 1995, p.187. 
11. Cfr. E. Stein, O.c., p.272. 
12. Edith Stein, Autorretrato epistolar (1916-1942), Madrid 1996, p.34-35 (lettera del 6.VII.1918). 
13. E. Stein, Estrellas amarillas, p.226. 
14. E. Stein, O.c., p.174-175. 
15. E.Stein, O.c., p.296. 
16. Seguendo le vicissitudini delle truppe tedesche nella prima guerra mondiale dirà: "Aspettavamo il giorno in cui i 'nostri' potessero entrare in Parigi", E.Stein, O.c., p.278. 
17. Cfr. E.Stein, Autorretrato epistolar (1916-1942), p. 317 (lettera del 31.X.1938). 
18. E. Stein, Estrellas amarillas, p.67. 
19. E. Stein, O.c, p. 276. 
20. E. Stein, O.c., p. 277. 
21. Teresia Renata, Edith Stein. Una gran mujer de nuestro siglo, Burgos 1998, p. 173. 
22. E. Stein, O.c., p.162. 
23. E. Stein, Autorretrato epistolar (1916-1942), p.380 (lettera del 5.VIII.1942). 
24. E. Stein, O.c., p.139. 
25. E. Stein, O.c., p.198. 
26. Erich Przywara, Die Frege Edith Stein, in W. Herbstrith, Edith Stein, Ein neues Lebensbild in Zeugnissen und Selbstzeugnissen, Freibug 1985, 2 ed., p.181-182. 
27. Giovanni Paolo II, Omelia nella beatificazione di Edith Stein, in L'Osservatore Romano 2 maggio 1987, p.7. 
28. Mathieu Barukinamwo, Edith Stein, Pour une ontologie dynamique ouverte a la trascendence totale, Peter Lang, Frankfurt/Main-Berna 1982, p.60. 
29. Edith Stein, Die Weltanschauliche Bedeutung der Phänomenologie, in Edith Stein, Welt und Person, "EDITH STEINS WERKE", Bamd VI, E. Nauwelaerts-Herder, Louvain-Freiburg 1962, p.4ss. 
30. Edith Stein, Estrellas amarillas, p.126. 
31. Edith Stein, Estrellas amarillas, p.201. 
32. Ezequiel García, Edith Stein fenomenológica, in "Collectanea Scientifica Compostelana"5, Santiago de Compostela 1987, pp.33-45. 
33. Edith Stein, Ser finito y ser eterno, F.C.E., México 1944, p.30. 
34. Edith Stein, Estrellas amarillas, p.367. 
35. Edith Stein, Ser finito y ser eterno, p.40. 
36. Edith Stein, Husserls Phäenomenologie und die Philosophie des Hl.Thomas v. Aquino. Versuch einer Gegenüberstellung, in AA. VV., Husserl, Wissenschaftliche Buchgeselschaft, Darmstadt 1967, p.67. 
37. Edit Stein, Ser finito y ser eterno, p.44. 
38. Edith Stein, La mujer, Madrid 1998, p.83. 
39. Edith Stein, Ciencia de la Cruz, Burgos, p.45. 
40. Edith Stein, Ciencia de la Cruz, p.140. 

 

     
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