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SIMPOSIO INTERNAZIONALE 
Edith Stein 
Testimone per oggi
Profeta per domani
 
Teresianum - Roma
ottobre 1998

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by
P. Ulrich Dobhan,
OCD   

TERESA D'AVILA ED EDITH STEIN 


Edith Stein incontra Teresa d'Avila  L'immagine teresiana di Edith Stein
Teresa ed Edith Stein allo specchio delle loro autobiografie Conclusione
  
Quando il 14 ottobre 1933, dopo i Primi Vespri solenni della festa di S. Teresa d'Avila, Edith Stein varcò la soglia della clausura del Carmelo di Colonia, allora situato nel sobborgo di Lindenthal, si realizzò un desiderio coltivato a lungo, che aveva avuto proprio S. Teresa d'Avila come madrina. Teresa d'Avila è stata di particolare importanza per Edith. In questa conferenza vorrei indagare la sua influenza su Edith in tre direzioni: 

1. Edith Stein incontra Teresa d'Avila 
2. L'immagine teresiana di Edith Stein 
3. Teresa ed Edith Stein allo specchio delle loro autobiografie 

1. Edith Stein incontra Teresa d'Avila 

Il racconto di Sr. Teresa Renata Posselt, la prima biografa di Edith Stein, sulla sua conversione è divenuto universalmente famoso, sebbene sia un po' leggendario. L'autrice fa raccontare ad Edith Stein: "...senza scegliere, presi il primo libro che mi capitò sotto mano: era un grosso volume che portava il titolo 'Vita di S. Teresa d'Avila, scritta da lei stessa'. Ne cominciai la lettura e ne rimasi talmente presa, che non l'interruppi finché non fui arrivata alla fine del libro. Quando lo chiusi, dovetti confessare a me stessa: 'Questa è la verità!""(1). Lei stessa, nel suo racconto autobiografico 'Come sono giunta al Carmelo di Colonia', scrive: Circa dieci giorni dopo il mio ritorno da Beuron, mi si affacciò il pensiero se ormai non fosse giunto il tempo di entrare al Carmelo. Da quasi dodici anni il Carmelo era la mia meta, da quando cioè, nell'estate del 1921 la Vita della nostra S. Madre Teresa mi era capitata tra le mani e aveva posto termine alla mia lunga ricerca della vera fede"(2). L'influenza di Teresa sulla conversione al cattolicesimo di Edith Stein è fuori di dubbio; anche P. Johannes Hirschmann S.J. conferma questo in una lettera del 13 maggio 1950 alla Priora di allora del Carmelo di Colonia, Sr. Teresa Renata Posselt: Il motivo per cui, una volta diventata cristiana, non si fece evangelica come il suo maestro Husserl, la sua amica Hedwig Conrad-Martius o come la Reinach, ma piuttosto scelse il cattolicesimo, fu in primo luogo la lettura della Vita di Santa Teresa. Riteneva però che il passo fosse stato preparato grazie all'influsso di Scheler, col quale in particolare aveva intrattenuto rapporti durante il suo periodo cattolico"(3). Di questi momenti preparatori ve ne sono parecchi che io definirei passi verso l'incontro con Teresa d'Avila; passi attraverso cui Edith Stein ha trovato la VERITÀ, non in un senso filosofico, ma esistenziale. 

Come punto di partenza per questa sua ricerca della verità possiamo individuare una specie di sensibilità religiosa di fondo, che si manifesta già negli anni della fanciullezza, p. e. quando dice: Ma nel mio animo vi era ancora un mondo nascosto. Li veniva elaborato quanto io vedevo ed udivo durante il giorno... Quando si parlava in mia presenza di un fatto di sangue, rimanevo sveglia tutta la notte e l'orrore mi assaliva da ogni angolo buio... Di tutte queste cose che soffrivo interiormente, mai ho parlato ad alcuno"(4). Per dirla come Teresa, già da bambina Edith sapeva che in noi vi è qualcosa di incomparabilmente più prezioso di quanto vediamo fuori di noi"(5). Partendo da questo mondo interiore, irrinunciabile se non addirittura costitutivo per Edith, in cui si svolgeva la sua propria vita, è facilmente comprensibile, se non addirittura logica perfino la decisione, presa da ragazza quindicenne, di disabituarsi alla preghiera in piena consapevolezza e per libera scelta"(6). Nonostante la profonda fede di sua madre, che di essa viveva e da essa attingeva le sue forze vitali(7), sembra che Edith non abbia mai interiorizzato la fede ebraica, ma ne aveva percepito soprattutto le esteriorità che l'avevano fatta discostare da essa; questo diviene chiaro ad esempio nella descrizione che lei fa del funerale di uno zio: Gli elogi funebri...riguardando alla vita del defunto, cercavano di porre in evidenza quanto egli aveva fatto di buono...; ma non contenevano nulla di consolatorio... Dietro non c'era alcuna fede in una vita personale ulteriore e in un ritrovarci dopo la morte"(8); oppure la descrizione della festa di Pasqua in famiglia: Soprattutto rovinava la solennità della festa il fatto che solo mia madre e i bimbi più piccoli vi partecipavano con devozione. I fratelli che dovevano recitare le preghiere al posto del nostro padre defunto lo facevano in modo poco dignitoso. Se il maggiore non era presente e il minore doveva assumere il ruolo di capofamiglia, egli lasciava notare in modo abbastanza chiaro che egli interiormente si faceva gioco di tutto questo"(9); oppure anche la sua spiegazione della relativa frequenza di suicidi tra gli ebrei(10) e le cavillosità talmudiche che mi ripugnavano"(11). In questa sua esperienza di una religiosità esteriore, nulla nel suo interiore, dove lei veramente viveva, si pose in movimento o in vibrazione; essersi allontanata da questo tipo di religiosità e modo di pregare non le poteva essere stato veramente gravoso, tanto più che le decisioni mi salivano da una profondità che era sconosciuta a me stessa"(12). Edith non poteva disporre facilmente di quanto passava in questa profondità e questo significa che il problema religioso necessita del momento giusto per porsi. Così scrive a proposito della sua prima presa di contatto con il vangelo nella traduzione della Bibbia di Ulfila, nel corso dello studio del tedesco antico all'Università di Breslau: Allora non fui affatto colpita da un punto di vista religioso; ....e avremmo liberamente parlato di problemi religiosi esattamente come di altri, se ci avessero spinti a farlo"(13); e nella descrizione del suo itinerario verso l'Università ci dice: Non entravo nelle belle chiese... Non avevo infatti niente da cercarvi"(14)

Per la sua tipica e spiccata dote di empatia, manifestata chiaramente già da bambina, era prevedibile che l'incontro con altre persone l'avrebbe maturata, anche verso il problema religioso, secondo le opportunità. Determinante fu l'incontro con la fenomenologia, che lei designa come nuova Scolastica", perché lo sguardo si staccava dal soggetto rivolgendosi alle cose: la conoscenza appariva di nuovo un ricevere che prende la sua legge dalle cose, non...un determinare che imponeva la sua legge alle cose"(15); questo incontro operò in lei una trasformazione, non grazie però alla lettura delle Logischen Untersuchungen" di Husserl (sebbene il suo sviluppo religioso sarebbe stato inconcepibile senza di lui), bensì mediata da Adolf Reinach(16) e soprattutto da Max Scheler. Essa annota a proposito: Questo fu il mio primo contatto con questo mondo fino a quel momento completamente sconosciuto. Ciò non mi condusse ancora alla fede, ma mi aprì un campo di 'fenomeni' davanti ai quali non potevo più rimanere cieca. Non per niente ci veniva continuamente raccomandato di considerare ogni cosa con occhio libero da pregiudizi, di gettare via qualsiasi tipo di 'paraocchi'. I limiti dei pregiudizi razionalistici, nei quali ero cresciuta senza saperlo, caddero, e il mondo della fede comparve improvvisamente dinanzi a me. Persone con le quali avevo rapporti quotidiani e alle quali guardavo con ammirazione, vivevano in quel mondo. Doveva perciò valere la pena almeno di riflettervi seriamente. Per il momento non mi occupai metodicamente di questioni religiose; ero troppo occupata in molte altre cose. Mi accontentai di accogliere in me, senza opporre resistenza, gli stimoli che mi venivano dall'ambiente che frequentavo e - quasi senza accorgermene - ne fui pian piano trasformata"(17). Visto in retrospettiva, questo fu un momento veramente determinante nella vita di Edith Stein, ma che lei tuttavia può già in qualche modo aver intuito quando si congedò da Breslau, poiché nel più profondo del mio cuore intuivo - come certamente anche lei [la madre] - che sarebbe stata una separazione drastica e radicale"(18). Ma era allo stesso momento anche l'inizio di un cammino lungo e doloroso, in quanto ci sarà bisogno di quattro anni buoni fino al battesimo in Bad Bergzabern. Ma ora lei era spiritualmente così avanti, che osservandole, afferravo tutte le cose senza pregiudizi". A partire da questo atteggiamento è comprensibile che i tre alberi arruffati dal vento su di una brulla collina nei dintorni di Göttingen mi ricordavano sempre le tre croci sul Golgota"(19), che lei percepisse i tre rintocchi delle campane di St. Albani pur senza conoscerne il significato(20), che avevo imparato a rispettare il problema della fede e gli uomini credenti" e talvolta andavo perfino con le mie amiche in una chiesa protestante"(21), e che lei stessa si fosse aperta ai fenomeni" religiosi durante il servizio al lazzaretto di Mährisch-Weiskirchen nel 1915: Mentre stavo ordinando le poche cose che il soldato [morto] possedeva, un foglietto cadde fuori dal suo taccuino: sopra vi era scritta una preghiera a protezione della sua vita, datagli dalla moglie. Questo mi turbò a lungo. Solo ora avvertivo cosa la morte di quest'uomo poteva significare da un punto di vista umano"(22). Una tale disposizione interiore dà un particolare significato anche alle esperienze intime, che Edith Stein ebbe nell'estate del 1916 a Frankfurt am Main: Entrammo per alcuni minuti nel Duomo e mentre sostavamo li in rispettoso silenzio, entrò una donna con il suo cesto della spesa e si inginocchiò in un banco per una breve preghiera. Questo era per me qualcosa di totalmente nuovo. Nelle sinagoghe e nelle chiese protestanti che avevo visitato, si andava solo per la liturgia. Ma qui qualcuno era venuto nella chiesa vuota, nel bel mezzo delle sue occupazioni quotidiane come per un colloquio confidenziale. Questo non l'ho mai potuto dimenticare". O anche la visita al Liebieg'schen Institut dove c'era Myrions Athena: Ma prima di giungere a lei, entrammo in una stanza dove da una deposizione fiamminga del 16° secolo spiccavano quattro figure: la Madre di Dio e Giovanni nel mezzo, Maddalena e Nicodemo ai lati. Il corpo di Cristo non era più presente. Queste figure erano così potentemente espressive che noi per lungo tempo non potemmo staccarci via da loro. E quando di lì passammo ad Athena, la trovai oltremodo graziosa, ma mi lasciò fredda"; questo significa che Edith Stein in questo momento era letteralmente affamata di fenomeni religiosi, poiché, così dice, Solo molti anni dopo, in occasione di una nuova visita, sono riuscita ad apprezzarla", oppure anche l'impressione che le fece una chiesa in cui si potevano celebrare culti di diverse confessioni (Simultankirche) a Heidelberg, nulla si è impresso più profondamente di questa meraviglia del mondo" (i manoscritti di canti amorosi nella Biblioteca dell'Università)(23)

In certo qual modo preparata da queste esperienze, era inevitabile che l'incontro con Anne Reinach, il cui marito era caduto nelle Fiandre nel febbraio 1917, scatenasse un profondissimo sconvolgimento. Di questo ci informa per primo P. Johannes Hirschmann S.J. nella lettera sopracitata del 13 maggio 1950 a Sr. Teresia Renata Posselt: La spinta decisiva alla sua conversione al cristianesimo è stata, secondo quanto mi ha raccontato, il modo in cui la sua amica Sig.ra Reinach, con la forza del mistero della Croce accettò il sacrificio che le fu inflitto dalla morte di suo marito sul fronte della Prima Guerra Mondiale. In questo sacrificio ebbe la prova e le divenne chiara la verità della religione cristiana. Allora Edith si era fermata nella casa di Reinach dopo la sua morte, per esaminare gli appunti lasciati da lui"(24). Di questa trasformazione testimoniano sia gli scritti tra il 1918 e il 1921 (sebbene non trattino direttamente di temi religiosi)(25), come anche le sue lettere. F. J. Sancho Fermín dice a proposito: Non c'è alcun dubbio, che in questo momento lei stia attraversando una situazione abbastanza drammatica: voler credere e non esserne capace; un credere che va e viene; un'intuizione intellettuale della verità in Dio, ma non ancora sperimentabile nella sua vita; rivestirsi di essa ma non ancora fino ad avvertirla in modo completamente compenetrato".(26) 

Dopo tutto quanto aveva vissuto fino ad ora, la conversione, appena si fosse affacciata, sarebbe stata ovvia nel senso del protestantesimo, tanto più che parecchi amici del circolo intorno a Husserl avevano già intrapreso questo passo; Edith però scrive che il miscuglio di politica e religione che regnava là [nelle Chiese protestanti], in verità non mi poteva condurre alla conoscenza di una fede pura e inoltre mi era spesso ripugnante"(27). Inoltre una conversione al cattolicesimo significava una tragedia ancora maggiore per la sua famiglia, in particolare per la mamma. Ma Edith proseguì consequenzialmente per la sua strada; a questo l'aiutarono la lettura della Symbolik di Möhlers(28), le Confessioni di Agostino(29)e anche degli Esercizi di Ignazio di Loyola(30). Comunque, in fin dei conti, solo l'incontro con Teresa d'Avila nell'estate 1921(31) è stato ciò che ha condotto Edith Stein alla Verità" e con questo alla decisione di farsi battezzare nella Chiesa cattolica. 

2. L'immagine teresiana di Edith Stein 

Edith Stein si è espressa direttamente su Teresa d'Avila in tre saggi: 

1. Liebe um Liebe. Leben und Wirken der heiligen Teresa von Jesus, stilato tra la fine del 1933 e l'inizio del 1934(32)
2. Eine Meisterin der Erziehungs- und Bildungsarbeit: Teresia von Jesus, scritto nel 1935(33)
3. Die Seelenburg, scritto agli inizi del 1936, come complemento a Endliches und Ewiges Sein(34). 

Questi tre scritti, molto diversi tra loro per intenzione e struttura costituiscono la base per il nostro tentativo di abbozzare l'immagine che Edith Stein aveva di Teresa. Nel primo lavoro si tratta di far conoscere la vita e l'opera di Teresa d'Avila; nel secondo, indirizzato alle insegnanti, si vuole presentare Teresa come maestra dell'attività educativa e formativa; nel terzo, l'autrice vorrebbe con l'aiuto del Castello Interiore di Teresa dire qualcosa su come la mia ricerca [in Endliches und Ewiges Sein] sulla struttura dell'animo umano si rapporta a quell'opera"(35)

Di fronte alle nuove conoscenze storiche su Teresa d'Avila, che abbiamo ottenuto da quando questi scritti furono prodotti, Edith Stein si mostra in questo campo totalmente figlia del suo tempo. Questo diviene particolarmente chiaro quando parla della patria e della casa paterna di Teresa: Quando [Teresa] venne al mondo, erano trascorsi solo circa vent'anni da quando gli ultimi Mori erano stati scacciati dalla Spagna e l'intera penisola era stata riunificata nella fede cattolica. Otto secoli di lotte ininterrotte tra croce e mezza luna stavano dietro il popolo spagnolo. In queste lotte era sbocciato un popolo di eroi, un esercito di Cristo Re. L'angusta patria di Teresa, il vecchio regno di Castiglia era la salda fortezza da cui la croce, con dure lotte, era stata gradualmente portata a Sud; i cavalieri castigliani costituivano il nòcciolo delle schiere dei credenti. Da una tale stirpe di eroi proviene l'ardita guerriera di Dio... I genitori erano di antica nobiltà, Alonso Sánchez de Cepeda e la sua seconda moglie, Beatriz de Ahumada. Secondo l'usanza del suo tempo e della sua terra fu chiamata col cognome della madre Teresa de Ahumada"(36). In questi anni abbiamo imparato a considerare la storia di Spagna in modo più differenziato, in quanto la convivenza di tre religioni monoteistiche sotto i Mori per così lungo tempo, fu un evento fortunato, che ha consentito una grande fioritura culturale, tanto che la Spagna alla fine della Reconquista non potette semplicemente ripartire dal punto al quale il regno cristiano dei Visigoti l'aveva lasciata nel 711, come è stato detto secondo la visione tradizionale della storia spagnola. Ma soprattutto, oggi sappiamo che Teresa non proviene da una antica stirpe nobile, avendo un padre ebreo di nascita; Teresa apparteneva quindi a quella parte di popolazione discriminata che sono i Conversos, il che muta sostanzialmente la comprensione e l'interpretazione della sua personalità come anche dei suoi scritti. Ma quando Edith Stein scrisse i suoi saggi, Teresa veniva celebrata come massima sintesi della razza", secondo il titolo di un libro di Silverio di Santa Teresa, apparso nel 1939(37). Così diviene comprensibile che le prime indicazioni sull'origine ebraica di Teresa, emerse solo sette anni dopo (quindi quattro anni dopo che Edith Stein era caduta vittima di un regime razzista), incontrarono per molto tempo una grande opposizione e furono recepite solo tra molti indugi(38). Peccato che Edith Stein non abbia appreso di più in merito al fatto che la Santa Madre", così stimata da lei e per lei così importante, era come lei di origini ebraiche! 

A parte questo problema di inquadramento storico di Teresa, Edith Stein si dimostra una buona conoscitrice della sua Santa Madre, sotto molti punti di vista. Il primo che colpisce in questo contesto, è il significato della preghiera, più esattamente della preghiera interiore. La sua immagine di Teresa ne è profondamente contrassegnata. Così caratterizza la giovane novizia: Ma i tempi di preghiera prescritti non bastano al suo entusiasmo. Preferisce passare anche le ore libere in preghiera silenziosa davanti al tabernacolo. Non mancava, da parte di anime meno amanti della preghiera, l'accusa di esagerazione. Ma lei non si faceva ostacolare da niente sul suo cammino"(39). E quando Teresa, andando dalla santona" di Becedeas, trascorse alcuni mesi da sua sorella, annota Edith Stein: Sebbene anche qui, come nei primi anni, fosse circondata dall'amore dei suoi e si dedicasse loro con tutto il cuore, Teresa sapeva però organizzare la giornata in modo che rimanesse abbastanza tempo per la preghiera personale... Nonostante tutti i dolori che la tormentavano, continuò con costanza nell'orazione secondo l'indicazione della sua guida [Francisco de Osuna]"(40). Ora, prima di spiegare i quattro gradi di preghiera, seguendo la struttura della Vida di Teresa, ci concede di dare un'occhiata al suo modo di pregare: La preghiera è il colloquio dell'anima con Dio. Dio è amore e l'amore è bene che dona se stesso; una pienezza di essere che non rimane chiusa in se stessa ma si comunica agli altri, che vuole donare e rendere felici gli altri. L'intera creazione esiste grazie a questo amore di Dio che si dona gratuitamente. Gli esseri supremi di tutta la creazione sono quelli dotati di spirito che accolgono coscientemente l'amore di Dio e possono liberamente corrispondergli: gli angeli e le anime umane. La preghiera è l'attività più alta di cui lo spirito umano è capace. Ma non è solo una capacità umana. La preghiera è una scala di Giacobbe sulla quale lo spirito dell'uomo sale verso Dio e la grazia di Dio scende verso l'uomo. I gradi della preghiera si distinguono a seconda della parte che le forze naturali dell'anima e la grazia di Dio vi hanno. Dove l'anima non può più far niente con le proprie forze, ma rimane solo un contenitore che accoglie in sé la grazia, si parla di evento mistico"(41)

A partire dalla preghiera interiore, Teresa ora definisce, nella presentazione di Edith Stein, anche il suo ideale di vita, vissuto nei suoi monasteri da poco fondati, e che deve attirare uomini con caratteristiche adeguate: L'ideale di vita era la meta verso cui [Teresa] puntava a partire dalla sua esperienza personale e cioè il rapporto intimo dell'anima con Dio. La forma di vita che pone al centro la preghiera interiore e spazza via tutto ciò che la può ostacolare, e contro cui aveva dovuto lottare nei 26 anni già trascorsi in monastero, la trovò nella Regola Primitiva del nostro Ordine come il Santo Patriarca Alberto di Gerusalemme l'aveva indicata ai fratelli eremiti del Carmelo intorno al 1200"(42)

La preghiera interiore è infine, anche il primo criterio per l'accettazione delle candidate: Il primo requisito per la riuscita del lavoro educativo è fare attenzione all'accettazione delle candidate: quando non sono 'dedite alla preghiera', non 'cercano sinceramente la perfezione e disprezzano le cose del mondo', non c'è alcuna prospettiva che possano giungere alla meta"(43)

Ed incluso nella sua presentazione del Castello Interiore di Teresa, nel suo scritto Die Seelenburg confrontando le diverse strutture dell'anima, Edith pone la domanda se ci sia eventualmente un'altra porta che non sia la preghiera"(44). Dopo aver presentato tre possibili accessi all'interiorità dell'uomo - Una possibilità di accesso all'interiorità consiste nel rapporto con altri uomini"; un'altra spinta alla riflessione su se stessi, insorge, come ci dice l'esperienza, dal mero consolidarsi dell'individualità nel periodo della maturazione dall'infanzia alla giovinezza"; e pensiamo infine alla ricerca scientifica del mondo interiore..."(45) - per giungere infine alla conclusione che del Seelenburg si lasciano in piedi solo le mura di cinta e di essi solo macerie", si sente spinta a domandarsi se alla fine, proprio la porta della preghiera non sia proprio l'unico accesso alla sfera interiore dell'anima". Essa considera un segno certo di ciò, il lavoro dei pionieri della scienza dello spirito e della psiche - Dilthey, Brentano, Husserl e le loro scuole -, dei quali non ha certamente l'impressione che fossero particolarmente religiosi e fossero 'passati attraverso la porta della preghiera'", per cui dobbiamo presumere che fra di loro non vi fosse solo una semplice vicinanza, ma un profondo intimo rapporto d'interdipendenza"(46). Da questo, Edith conclude che, anche nel confronto scientifico moderno e nella discussione sulla struttura dell'anima, la visione precipua che Teresa ha della preghiera" ha mantenuto la sua validità. 

Un secondo tratto caratteristico di Teresa, che colpisce nella presentazione di Edith Stein, è la capacità pedagogica o formativa, che attribuisce alla Santa Madre e che le viene confermata soprattutto dalla sua attività di fondatrice di nuove comunità. Il punto di partenza per questo è la convinzione di Edith che 2non poteva bastare ad un'anima così ripiena d'amore, l'essere preoccupata solo della propria salvezza e il rendere contento il Signore con la propria perfezione"(47); cioè Edith Stein è convinta che la sollecitudine di Teresa per gli altri uomini, quindi il suo spirito apostolico, sia un frutto del suo amore per Dio, poiché colui che ama è spinto a fare qualcosa per l'amato"(48). Questo è dimostrato per esempio dalle circostanze in cui Teresa, nell'ottobre 1571, accettò l'ufficio di Priora nel suo primo monastero, impostole contro la volontà delle Suore, quando al momento della presa di possesso si era giunti ad una aperta ribellione contro la nuova Priora. Edith Stein scrive: Fu molto grande il loro [delle Suore] stupore quando al suono della campana entrarono nella sala capitolare e videro sullo stallo della Priora la statua di Nostra Signora, la Regina del Carmelo, nelle sue mani le chiavi del monastero e ai suoi piedi la nuova Priora. I cuori furono vinti ancora prima che Teresa prendesse la parola e esponesse loro, nel suo modo irresistibile ed amabile, come concepiva e voleva condurre il suo ufficio. Sotto la sua conduzione saggia e misurata, in poco tempo fu rinnovato lo spirito della casa, soprattutto grazie all'influsso del suo essere e del suo modo di vivere"(49)

Ancora più chiara diviene Edith Stein, quando parla dell'influsso di Teresa su Giovanni della Croce: Forse non è stato sottolineato abbastanza che l'incontro con la Santa, fu per Giovanni della Croce di significato determinante e che egli alla sua scuola divenne un altro rispetto a prima. Con questo non si vuol dire che egli deve la sua santità a Teresa. Si può chiamare il nostro Padre Giovanni un Santo nato... Non era dunque questo, ciò in cui la Santa Madre doveva istruirlo. Ma per un padre della Riforma, c'era bisogno di qualcosa di più. Non possedeva il dono naturale di guida, come Teresa. Era un eremita, che tendeva ad una vita silenziosa e nascosta. Se ora prendiamo in considerazione come egli, subito dopo la separazione dalla Santa Madre, partendo dalla misera casupola di Duruelo - la culla della Riforma - predicava ai contadini del circondario; come, poco tempo dopo, forma i giovani secondo il suo modello nel primo noviziato dell'Ordine a Pastrana; come dirige gli studi nel primo collegio dell'Ordine ad Alcalá; come nel Monastero dell'Incarnazione ad Avila, in veste di padre confessore delle monache della Santa Madre, aiuta a rinnovare lo spirito decaduto del suo antico monastero; quando leggiamo le sue lettere, in cui egli si mostra un direttore di spirito illuminato ed infallibile; quando a partire dai suoi scritti mistici impariamo a conoscere il grande Dottore della Chiesa; allora crediamo di vedere il capolavoro che la mano della Santa Madre, guidata dalla Spirito Santo, ha plasmato. Egli stesso può aver avvertito qualcosa di questo, quando prima della sua partenza per Duruelo, al momento di congedarsi, si inginocchiò davanti a lei chiedendole la benedizione"(50)

Le doti spirituali di Teresa e la sua esperienza, diventano per Edith ancora più significative, quando si tratta della scelta responsabile dell'uomo, in quanto il punto centrale dell'anima è il luogo dal quale egli si lascia interrogare dalla voce della coscienza e il luogo della libera scelta personale. Poiché così è e poiché il libero sacrificio personale scaturisce dall'unione amorosa con Dio, allora il luogo della libera scelta deve coincidere con quello della libera unione con Dio. Di qui si comprende anche perché il sacrificio della volontà per le cose divine viene considerato dalla Santa Madre Teresa come la cosa più essenziale: l'oblazione della nostra volontà è tutto ciò che Dio richiede da noi e quanto noi possiamo offrirgli. È la misura della nostra santità. È contemporaneamente, la condizione per l'unione mistica, che non è in nostro potere, ma è dono gratuito di Dio. Ma vi è per questo, anche la possibilità di vivere a partire dal centro dell'anima, di conformare se stessi e la propria vita, pur senza essere in possesso di grazie mistiche"(51). In questo modo coincidono, secondo l'opinione di Teresa, e nella comprensione di Edith, la decisione responsabile dell'uomo che si sviluppa al centro dell'anima, e l'unione libera dell'anima con Dio, che parimenti avviene al centro dell'anima. Così per Edith, Teresa garantisce il fatto che quando qualcuno responsabilmente prende decisioni, ha a che fare con il centro dell'anima, quindi con la dimora di Dio; forse possiamo qui aggiungere anche: ...sia che la cosa gli sia chiara sia che no"(52). E poiché l'oblazione della nostra volontà è tutto quello che Dio richiede da noi e quanto noi possiamo offrire", Teresa diviene maestra di un'azione che comporta una scelta responsabile. 

Edith Stein vede in Teresa soprattutto la grande donna di preghiera, dove preghiera" per lei non è semplicemente la esecuzione" di preghiere, ma un processo fondamentale dell'esistenza, un trato de amistad"; da esso fluiscono tutte le sue attività, soprattutto il suo apostolato, che in ultima analisi consiste proprio nell'introdurre l'uomo in questo modo di pregare. Questa è la più grande specie di educazione umana, che Edith Stein con ragione attribuisce alla sua madre spirituale. 

3. Teresa ed Edith Stein allo specchio delle loro autobiografie 

Quando nell'estate del 1921, Edith Stein lesse l'autobiografia di Teresa d'Avila e grazie ad essa giunse alla decisione di farsi battezzare nella Chiesa cattolica, non pensava forse che anch'ella un giorno avrebbe scritto un'autobiografia, che per molti uomini del nostro tempo è luce e orientamento sul loro cammino. Nella prefazione dichiara perché si è decisa a scrivere: Negli ultimi mesi - Edith scrive nel settembre 1933 - gli Ebrei tedeschi sono stati strappati dalla tranquilla ovvietà della loro esistenza. Sono stati costretti a ripensare se stessi il loro essere e il loro destino... Durante questi mesi, ho spesso ripensato ad un colloquio avuto alcuni anni fa con un religioso sacerdote. In quell'occasione mi fu raccomandato di scrivere quanto io, da figlia di una famiglia ebrea, ho conosciuto dell'umanità ebraica, dal momento che gli estranei sanno pochissimo di queste cose"(53). Edith quindi, non scrive di propria iniziativa, quasi fosse una specie di memorie; similmente accade a Teresa che scrive anche lei per ordine: Mi hanno imposto e data ampia licenza di scrivere il mio modo di orazione e le grazie che Dio mi ha fatto. Mi sarebbe stato di gran conforto se altrettanta me n'avessero data nel narrare minutamente e con chiarezza i grandi peccati della mia vita..."(54). Entrambe le Sante, dunque, con le loro autobiografie adempiono ad un compito o esaudiscono una richiesta. 

Al di là di questa prima coincidenza formale, ma che tuttavia ha il suo significato, è soprattutto la verità o la veridicità, quindi lo sforzo di scrivere e di raccontare in modo aderente alla realtà, che colpisce nelle due. Infatti possiamo sempre riscontrare che raccontano di sé sia le cose positive che quelle negative, come nei testi seguenti di Edith Stein: Nei primi anni ero di una vivacità mercuriale..., impertinente e saccente, invincibilmente ostinata e piena d'ira quando qualcosa andava contro la mia volontà". Ma anche: Il primo grande mutamento si compì in me quando avevo all'incirca 7 anni... L'antica caparbietà sembrava scomparsa; negli anni che seguirono fui una bambina docile. Nel caso mi fossi permessa una disubbidienza oppure una risposta maleducata, chiedevo subito perdono, malgrado ciò mi costasse un grande sforzo di volontà "(55). Quando giunse al Ginnasio, all'inizio non era al corrente, se riguardo al suggerire ed al copiare al Ginnasio vi fossero le stesse usanze che nelle scuole inferiori. Al primo compito in classe, un'amichevole gomitata nelle costole della mia vicina di banco provvide a chiarirmi le idee in merito. Da allora, seppi cosa dovevo fare e tenevo il mio quaderno sempre in modo tale che la mia compagna di banco potesse comodamente gettarvi un'occhiata"(56). Oppure, ancora più negativa: Ero così sciocca da vergognarmi del vestito da lavoro e delle mani rovinate dalla fatica di mia madre quando tornava dal deposito di legna"(57). Ma non mancano i racconti delle cose positive: Quando i miei compagni mi parlavano delle loro tesi di laurea o dell'esame di Stato, allora una facilità di comprensione e un'inconsueta capacità di immedesimazione nelle altre persone mi permettevano lì per lì di seguirli e forse addirittura di esprimere anche qualche osservazione critica e stimolante. Questo faceva credere che io fossi alla pari con loro, e ingannava anche me stessa2(58). Simile anche quest'altra dichiarazione: Avevo una spiccata memoria per le persone ed ero in grado di riconoscere una persona che avessi visto bene almeno una volta, anche dopo diversi anni. Non avevo ancora sentito parlare di 'mortificazione degli occhi' e scrutavo in modo penetrante e accurato la gente che mi interessava"(59). Del suo servizio al lazzaretto racconta: Poiché io chiedevo ciò che mi occorreva in modo naturalmente modesto, come si conveniva, e promettevo di riportarlo dopo averlo usato, raramente mi veniva rifiutato qualcosa"(60). Oppure, il giudizio di un medico su Edith ad un suo collega: Ti chiedo di prestare particolare attenzione al nostro diario di stazione. È assolutamente in ordine: è l'infermiera Edith che l'ha tenuto"(61). Qui e in molti altri testi si avverte la cura di Edith Stein per una narrazione autentica, una proprietà che l'ha sicuramente aiutata a scoprire la verità nel racconto della vita di Teresa. 

La verità di quand'ero bambina" è quella che alla lettura della Vida di Teresa salta agli occhi proprio nel primo capitolo, con il quale la Santa esprime la sua esperienza dell'effimerità, superata con l'aiuto delle leggende dei Santi: Ne rimanemmo tanto impressionati [dell'eternità del premio e della pena], da piacere al Signore che si imprimesse nella mia infanzia il sentiero della verità"(62). E questa verità di quand'ero bambina", fu per lei tanto importante, che dopo la sua crisi giovanile, torna a parlarne dopo la lettura di buoni libri presso lo zio Pedro: Compresi gradualmente meglio la verità di quand'ero bambina, che in realtà ogni cosa non è che un nulla e la vanità del mondo e come tutto passava in poco tempo"(63). Essere veri, essere veritieri" è come il filo conduttore che attraversa tutta la Vida e trova formulazione persino nel linguaggio, quando Teresa esprime i suoi pensieri ripetutamente con me parece - mi sembra" e simili, e per non affermare qualcosa di cui non è sicura; ma al momento giusto asserisce: Di quello che so per esperienza posso parlare, ed è quanto segue..."(64). Questo amore per la verità tocca il suo punto più alto nell'esperienza di Dio, verità suprema: Non mi rimase alcun dubbio che non si trattasse di un'illusione. Non vidi nulla, ma compresi il gran bene che c'è nel non far caso di alcuna cosa che non sia per avvicinarsi di più a Dio, e così compresi che cos'è il camminare di un'anima in verità davanti alla stessa VERITÀ. Ciò che compresi è che il Signore mi faceva capire che egli è la VERITÀ stessa... Compresi grandissime verità su questa VERITÀ, più che se molti teologi me l'avessero insegnato. Mi pareva che in nessun modo me l'avrebbero potuto imprimere così, né tanto chiaramente mi si desse ad intendere la vanità di questo mondo. Questa verità di cui parlo mi si diede ad intendere in sé, verità medesima, ed è senza principio né fine, e tutte le altre verità dipendono da questa verità come tutti gli altri amori da questo amore, e tutte le altre grandezze da questa grandezza; anche se questo è espresso in modo oscuro in confronto alla chiarezza con la quale il Signore volle che mi si desse ad intendere". Forse possiamo immaginare cosa è passato nell'animo di Edith Stein, quando, nell'estate del 1921 ha letto questo testo: La verità di cui parlo, da cui tutte le altre verità dipendono...". E Teresa non ha alcuna soggezione di rivolgersi subito alla VERITÀ dicendo: _O Grandezza e mia Maestà! Guarda a chi concedi queste grazie eccezionali! Non ti ricordi che quest'anima è stata un abisso di menzogne e un oceano di vanità e tutto questo per mia colpa?"(65). La VERITÀ, una persona che concede grazie a Teresa: questo, nessun professore l'aveva mai detto ad Edith Stein! 

Gratuità, dono, grazia è un secondo campo di esperienza che prende un ampio spazio nelle autobiografie delle due Sante carmelitane. Teresa lo sottolinea continuamente, ma ha fatto questa esperienza per lo più nella misura in cui le si svelava il senso della sua vita, cioè la preghiera, dove, peró, ha fatto anche l'esperienza più profonda dei suoi limiti. Scrive, rileggendo la sua grande crisi, quando cioè aveva abbandonato la preghiera interiore, il vivere quindi in un rapporto personale con il Dio incarnato: La mia anima era stanchissima e - anche se avessi voluto - i cattivi costumi che avevo non la lasciavano riposare"(66). Con questo allude al periodo di quasi 20 anni in cui si è data da fare nella vita spirituale, ma era sempre crollata e caduta, tanto che incominciai a temere di mettermi in orazione poiché mi vedevo così persa; e mi pareva che fosse meglio camminare come la maggioranza...e recitare vocalmente quanto mi era di obbligo, ma senza più curare l'orazione mentale e il rapporto intimo con Dio", e questo non semplicemente per trascuratezza, ma perché io mi vergognavo di rivolgermi di nuovo a Dio in un'amicizia tanto particolare come è la preghiera"(67). Tuttavia riprese nuovamente la pratica dell'orazione, dove però per parecchi anni sperimentò il suo fallimento, sfociato una sensazione di totale impotenza, da lei descritta così: Ero completamente scoraggiata e ponevo tutta la mia fiducia in Dio... Mai ho perso la fiducia nella sua misericordia; la fiducia in me, invece, molte volte... Ancora oggi mi fa paura la poca forza della mia anima, e come mi sentivo incatenata per non riuscire a darmi totalmente a Dio". Questa è l'esperienza dell'impotenza di Teresa, il momento della sua vita in cui mi sciolsi in lacrime, mi gettai ai piedi dell'Uomo dei dolori, supplicandolo di rendermi forte una volta per tutte e di non offenderlo mai più"(68). Oggi chiamiamo questo evento la sua conversione definitiva, poiché d'ora in poi riceverà da Dio un aiuto costante; ma conviene porre in evidenza che in quel momento, Teresa era completamente spossata: solo così infatti poteva pienamente sperimentare cosa significhi la grazia di Dio: dono gratuito! 

Edith Stein, nel suo secondo semestre a Göttingen (il semestre invernale 1913/14), fece un'esperienza palesemente simile, riconducibile forse al fatto che aveva esigito troppo da se stessa. Ma ascoltiamo il suo stesso racconto: I miei giorni erano veramente lunghi; mi alzavo alle sei del mattino e lavoravo fino a mezzanotte, quasi senza interruzione... Leggevo un libro dopo l'altro, facevo lunghi sommari e quanto più materiale si accumulava, tanto più la mia testa girava... Questa lotta per la chiarezza si compiva in me solo con grandi tormenti e non mi dava pace giorno e notte. Disimparai a dormire, e ci vollero molti anni prima che mi fossero di nuovo concesse notti tranquille. Sprofondavo sempre di più in un'autentica disperazione. Era la prima volta in vita mia che mi trovavo di fronte a qualcosa che non potevo ottenere con la mia volontà. Senza che lo sapessi, le massime di mia madre: 'Ciò che uno vuole, lo può' e :'Se uno si propone qualcosa, Dio lo aiuta' erano profondamente inculcate in me. Spesso mi ero vantata che la mia testa fosse più dura dei muri più spessi, ed ora il mio cervello cozzava fino a farsi male, ma l'inesorabile parete non voleva cedere. Ciò mi condusse a un punto che la vita mi apparve insopportabile. Spesso dicevo a me stessa che tutto ciò non aveva senso... Ma le considerazioni naturali non servivano a nulla. Non riuscivo più a percorrere una strada senza avere il desiderio che una macchina mi investisse. E quando facevo una gita, speravo di precipitare e restare morta. Esteriormente nessuno intuiva nulla"(69). L'uscita da questo vicolo cieco fu offerta ad Edith dall'assistente di Husserl, Adolf Reinach, colui che mi aveva tratto in salvo dalle difficoltà", che mi apparve come un angelo buono"(70)

Sforzo di veridicità ed esperienza di impotenza dalla quale si esce non per lo sforzo personale, ma per aiuto gratuito (parlando in termini religiosi: per Grazia), sono due esperienze di fondo che ritornano sempre nelle autobiografie. Ma vi sono naturalmente molti altri punti di contatto tra le due Sante. 

Al primo posto vorrei menzionare il loro dono di suscitare la simpatia degli altri, come Edith spesso ricorda: In genere i bambini erano sempre attirati da me e si legavano a me anche quando non prestavo loro particolare attenzione"(71); o quando fece da mediatrice nella seria crisi matrimoniale di sua sorella Else Gordon e fu accettata nonostante avesse 17 anni meno di questa(72); o quando, a differenza di molti altri, ebbe un buon rapporto con Malwine, la moglie di Husserl: Personalmente non ho ricevuto che grande cortesia da parte sua. Il motivo per cui mi sia guadagnata la sua simpatia, non lo so. Negli anni a venire, tale gentilezza si sarebbe potuta far risalire al fatto che avevo reso importanti servigi a suo marito, ma lei mi accolse sempre bene, anche quando ero solo una piccola ed insignificante studentessa"(73). Piuttosto spesso, Edith menziona questo tratto del suo carattere nel racconto della sua esperienza come infermiera, che per la sua estensione, è un po' fuori dell'ordinario: Con le altre andavo d'accordo... Sembrava che stessero volentieri con me"(74); lo stesso accadde con i soldati, quando al suo congedo andai da un letto all'altro porgendo la mano a ciascuno dei miei protetti. Alcuni erano tristi"(75), ed anche con le ragazze della cucina, il suo migliore aiuto", instaurò un buon rapporto: Poiché pativano molto per il fare nervoso delle infermiere, mi si fecero presto vicine e mi aiutavano se ne avevano la possibilità",(76) e tutto questo, sebbene Edith Stein facesse di tutto per mantenere le distanze, il che può esser riassunto ottimamente nelle sue stesse parole secretum meum mihi"(77)

Anche Teresa raccontando la sua infanzia e giovinezza parla di questa dote, che era la prediletta di suo padre"(78); che egli mi voleva molto bene"(79); che i suoi cugini erano molto attaccati a me"(80); che nel monastero delle Agostiniane già dopo otto giorni, o forse ancora meno, mi sentivo ancora più felice che a casa dei miei. Tutti avevano una buona opinione di me, poiché il Signore mi aveva dato questa grazia, che dovunque mi trovassi suscitassi simpatia e così ero molto amata"(81); che sua sorella aveva un amore estremo per me"(82); che si faceva molto caso di me, in particolare persone importanti, che dicevano molto bene di me"(83); che mi si voleva avere lì [nel palazzo di Doña Luisa de la Cerda a Toledo] poiché si pensava che ci fosse qualcosa di buono in me"(84); che quando stavo nel palazzo di quella signora,... ero molto stimata e spesso lodata"(85); che lei strinse una grande amicizia con me e anch'io con lei... e mi comportavo sempre liberamente come fossi sua pari"(86) e così via. Sembra che entrambe le Sante avessero questo dono naturale di suscitare la simpatia e di stringere amicizie. 

Nella stessa direzione va un'altra proprietà di carattere, che secondo la loro stessa opinione, Teresa ed Edith avevano in comune: un pronunciato senso dell'onore. Così era sempre un momento molto penoso per me", racconta Edith Stein, quando dovevo attraversare le due file strettamente pigiate di alunne fino ad arrivare proprio davanti al podio su cui sedeva il collegio riunito degli insegnanti; quando gli occhi di tutti erano puntati su una sola persona, mentre il direttore pronunciava qualche parola gentile", e quando poi si faceva tanto clamore [per la buona pagella] e che il fatto veniva raccontato a tutti i parenti e conoscenti"(87). Quando, dopo essere tornata al Ginnasio nell'autunno 1908, ricevette i suoi primi voti, egli [il Professor Olbrich] mi tenne un piccolo discorso davanti a tutta la classe: io ero - evidentemente per le qualità delle quali ero stata dotata - di gran lunga la migliore. Ciò però non doveva indurmi a diminuire i miei sforzi. Queste parole, che sicuramente erano state pronunciate con buone intenzioni, ma nel modo brusco a lui abituale, mi fecero soffrire a tal punto che la gioia per i buoni voti era per me ormai rovinata"; e dopo un po' di tempo, cominciò a portarmi come esempio per gli altri; questo era sempre molto penoso per me"(88); mentre una volta stavano giocando a pegno, tra i giudizi negativi, ne trovai uno solo offensivo: qualcuno aveva detto che provavo gioia per il male altrui, e questo qualcuno era il nostro insegnante di classe. A stento potevo immaginare qualcosa di più odioso, e il fatto che una cosa del genere mi venisse attribuita mi ferì talmente che mi venne da piangere"(89); prima di partire per Göttingen le si disse: 'Ora Le auguro di incontrare a Göttingen persone che Le vadano a genio, poiché qui Lei è diventata forse un po' troppo critica' Fui molto colpita da queste parole. Infatti non ero più abituata ai rimproveri. A casa mia quasi nessuno si permetteva di dirmi qualcosa"(90) - un comportamento che rasentava veramente l'arroganza. 

Ai tempi di Teresa, nella Spagna del 16° secolo, aveva un significato importante la honra cioè la stima che gli altri hanno di una persona, e la honra più alta era il sangue puro", cioè non provenire da Ebrei o Mori e la maggiore deficienza di honra a cui non c'era rimedio, era la provenienza ebraica, proprio come Teresa. Teresa era esente da questo tipo di considerazioni, però proprio come Edith, v'erano anche per lei cose che le davano fastidio. Dopo la morte della mamma ed essersi data alle mondanità, la cosa non poté rimanere tanto celata, da non danneggiare fortemente la mia honra e da non suscitare sospetti in mio padre";(91) e quando doveva andare al monastero delle Agostiniane, ero così preoccupata della mia honra che tutte le mie preoccupazioni consistevano nel fatto che rimanesse un segreto"(92). Ma come figlia del suo tempo lottò soprattutto contro questi assurdi modi di pensare dei suoi contemporanei e le tentò tutte per tenerli lontano dai suoi monasteri, contrapponendo alla mentalità corrente d'allora sull'onore, l'onore vero, ciò che veramente conta ed ha valore. Mi sembra che un testo sia sufficiente: Talvolta questa persona [lei stessa] ride tra sé quando vede coloro che si dedicano alla preghiera o vivono nell'Ordine dare tanta importanza a certi punti di onore che questa persona ha già messo sotto i piedi. Dicono che lo richiederebbero la discrezione e l'autorità del suo stato, per un suo maggior profitto. Ma questa persona sa molto bene che si otterrebbe di più in un solo giorno se si lasciasse da parte quella autorità per amore di Dio che con essa in dieci anni"(93)

Su questo punto abbiamo quindi una grossa convergenza tra le due donne, ma anche differenze a causa delle differenti circostanze sociali. 

Naturalmente vi sono molti più punti di contatto, un confronto tra i quali sarebbe molto proficuo, come la questione femminile, emergente proprio nelle due autobiografie, che tuttavia dovrebbe essere trattata tenendo conto del rispettivo ambiente sociale ed ecclesiale; l'amore per la scienza, che in ognuna è motivato in modo molto differente; il senso della realtà, cioè fare quanto ci è possibile;(94) il valore delle proprie esperienze; il dono dell'empatia in altri uomini, particolare forma dell'amore del prossimo;(95) l'umiltà correttamente intesa ecc., ma ci sono naturalmente anche differenze tra le due Sante carmelitane, soprattutto se non ci si limita a confrontare solo le loro autobiografie. 

Conclusione 

Poiché oggi è stato documentato che Teresa d'Avila aveva un padre ebreo, quindi era lei stessa per metà ebrea, potrebbe essere interessante chiederci se, sotto questo punto di vista, ci siano similitudini o paralleli tra le due Sante. Per quanto ne so, leggendo i saggi di Edith Stein su Teresa d'Avila e anche i suoi altri scritti, non si può capire se Edith avesse intuito qualcosa sulla vera origine di Teresa. Di fronte alla situazione politica del tempo, se l'avesse saputo, penso che l'avrebbe ignorato più che manifestato. In quale senso potesse in ogni caso andare l'eredità comune delle due Sante carmelitane, lo ha espresso una volta il noto e controverso storico Américo Castro in relazione a Teresa d'Avila: Oggi si sa che Teresa de Cartagena(96) è influenzata da Pablo de Santa María, cioè da un ebreo convertito. Fa un'impressione straordinaria trovare nel 15° secolo una confessione autobiografica, contenente una coscienza ed un'analisi dell'Io interiore, del 'mio Io'. Di qui, per arrivare a Teresa d'Avila il passo è breve, ed appare impossibile non mettere in relazione le due donne con la tradizione semitica"(97). Senza dubbio, Teresa d'Avila ed Edith Stein hanno realmente in comune questo dono dell'osservazione interiore e dell'autoanalisi in una maniera molto marcata e vistosa. 
 

P. Ulrich Dobhan, OCD 

1. 1 Teresia Renata de Spiritu Sancto (Posselt), Edith Stein, Lebensbild einer Philosophin und Karmelitin, Nürnberg. 1948, 28. Leggendario" a causa dello stile un po' emfatico; ed inoltre il libro né era grosso né il suo titolo era quello, quanto piuttosto: Vita di Santa Teresa di Gesù e le grazie straordinarie concessele da Dio, da lei stessa descritte per ordine del suo confessore. 
2. 2 Edith Stein, Wie ich in den Kölner Karmel kam. Mit Erläuterungen und Ergänzungen von Maria Amata Neyer. Würzburg, 1994, 20. Edith Stein ritornò da Beuron nell'aprile del 1933. 
3. 3 Edith-Stein-Archiv, Köln, Signatur GIJ/Hi. Prendendo in considerazioe le notizie riportate da Gertrud Koebner, conservate nel Edith-Stein-Archiv a Köln (G I 9/Koe), la cronologia dell'incontro con Teresa nell'estate 1921 potrebbe essere stata la seguente: all'incirca in maggio-luglio, la prima lettura della Vida di Teresa in Bad Bergzabern; poi da agosto fino ad ottobre 1921, un ulteriore approfondimento a Breslau, come testimonia Gertrud Koebner, che in questo tempo fu introdotta al metodo fenomenologico: Un giorno, senza molte parole, E.[dith] iniziò il lavoro di leggere con me Kierkegard, manifestandomi così la sua vera vita interiore. Lesse con me gli scritti di Santa Teresa e potei osservare come vi fosse attirata con tutta se stessa e vi si sentisse completamente a suo agio" (p. 2). 
4. 4 Aus dem Leben einer jüdischen Familie. Druten-Freiburg, 1985, 48s. Citato con ESW VII. 
5. 5 Weg der Vollkommenheit 28,10. (Cito secondo Efrén de la Madre de Dios - O. Steggink (ed.), Santa Teresa de Jesús. Obras completas. Madrid, 21967.) 
6. 6 ESW VII 121. 
7. 7 Vedi p. e. la descrizione che Edith fa della religiosità della mamma in occasione della celebrazione delle feste ebraiche (Loc. cit. 43-47). 
8. 8 Loc. cit. 56. 
9. 9 Loc. cit. 44. 
10. 10 Loc. cit. 57. 
11. 11 Loc. cit. 181. 
12. 12 Loc. cit. 124. 
13. 13 Loc. cit. 159. 
14. 14 Loc. cit. 174. 
15. 15 Loc. cit. 220. 
16. 16 Circa questo primo incontro con Reinach, che per Edith Stein ebbe un qualcosa di quasi religioso, ella scrive: Dopo questo primo incontro, ero molto felice e ripiena di una profonda gratitudine. Era come se non avessi mai incontrato un uomo con una bontà di cuore così pura. Mi sembrava naturale che i parenti più prossimi e gli amici che conoscono uno nel corso degli anni gli dimostrino amore. Ma qui c'era qualcos'altro di più profondo. Era stato come un primo sguardo entro un mondo totalmente nuovo" (Loc. cit. 218). 
17. 17 Loc. cit. 230. 
18. 18 Loc. cit. 189. 
19. 19 Loc. cit. 211. 
20. 20 Loc. cit. 210. 
21. 21 Loc. cit. 283. 
22. 22 Loc. cit. 304. 
23. 23 Loc. cit. 262s. 
24. 24 Edith-Stein-Archiv, Köln, Signatur GIJ/Hi. Nella settima edizione del 1954 della biografia citata nella nota 1, Teresia Renata Posselt fa raccontare ad Edith Stein: Fu il mio primo incontro con la Croce, la mia prima esperienza della forza divina che dalla Croce emana e si comunica a quelli che l'abbracciano. Per la prima volta mi fu dato di contemplare in tutta la sua luminosa realtà la Chiesa nata dalla Passione salvifica di Cristo, nella sua vittoria sul pungolo della morte. Fu quello il momento in cui la mia incredulità crollò. Impallidì l'ebraismo e Cristo si levò raggiante davanti al mio sguardo: Cristo nel mistero della sua Croce" (p. 68). Molto forte è la tendenza all'abbellimento del racconto, che lo fa diventare anche impreciso, in quanto l'ebraismo di Edith era già da molto impallidito. Cfr. anche la testimonianza di Pauline Reinach al processo di beatificazione, la quale era presente in questo incontro a casa Reinach: Potevo rendermi conto di quanto la Serva di Dio fosse scossa, vedendo come mia cognata aveva accettato la morte di suo marito con grande forza e rassegnazione. Allora vide come il cristianesimo fosse grande e proveniente da Dio. A quel tempo mia cognata era ancora protestante" (Canonizationis Servae Dei Teresiae Benedictae a Cruce Positio super Causae introductione. Romae 1983, 438). 
25. 25 Vedi inoltre F. J. Sancho Fermín, Edith Stein. Modelo y maestra de espiritualidad en la escuela del Carmelo Teresiano, Burgos, 1997, 139-143. 
26. 26 Loc. cit. 141. 
27. 27 ESW VII 283. 
28. 28 Symbolik oder Darstellung der dogmatischen Gegensätze der Katholiken und der Protestanten nach ihren öffentlichen Bekenntnisschriften. Vedi la lettera a R. Ingarden del 8.11.1927, pubblicata da M.A. Neyer in: Edith Stein Jahrbuch 2 (1996) 401-403 (402). 
29. 29 Testimoniato da Pauline Reinach (Positio, Loc. cit. 438s.). 
30. 30 Cfr. E. Przywara, In und Gegen. Stellungnahmen zur Zeit. Nürnberg, 1955, 64. 
31. 31 Lo testimonia anche Pauline Reinach: Nel corso dell'estate 1921, mentre la Serva di Dio era in procinto di partire da noi, io e mia cognata la invitammo a scegliere un libro dalla nostra biblioteca. La sua scelta cadde su di una biografia di Santa Teresa d'Avila, scritta da lei stessa. Sono assolutamente sicura di questo dettaglio" (Positio, Loc. cit. 437). Questo però significa che la Vita di Teresa non è caduta nelle mani di Edith Stein solo in casa di Hedwig Conrad-Martius a Bad Bergzabern. 
32. 32 Apparso per la prima volta nel 1934 nella collana Kleine Lebensbilder (n° 84) del Kanisiuswerk, Freiburg/Schweiz, ora pubblicato in ESW XI, Verborgenes Leben, Hagiographische Essays. Meditationen. Geistliche Texte. Druten-Freiburg, 1987, 40-88. 
33. 33 Apparso come contributo per il periodico Katholische Frauenbildung im deutschen Volk, 48. Jahrgang, febbraio 1935, ora pubblicato in ESW XII, Ganzheitliches Leben. Schriften zur religiösern Bildung. Freiburg, 1990, 164-187, con due appendici: Neue Bücher über die hl. Teresia von Jesus e Sämtliche Schriften der heiligen Theresia. 
34. 34 Pubblicato in ESW VI, Welt und Person. Beitrag zum christlichen Wahrheitsstreben. Louvain-Freiburg, 1962, 39-68. 
35. 35 ESW VI 39. 
36. 36 ESW XI 41. 
37. 37 Silverio de Santa Teresa, Santa Teresa de Jesús, síntesis suprema de la Raza. Madrid, 1939, 1944 in italiano (Procura Missioni dei Carmelitani Scalzi, Roma), e nel 1947 apparso perfino in una traduzione inglese (Sands & Co. Publishers Ltd. London and Glasgow), tuttavia in quei casi con il titolo meno imbarazzante di S. Teresa di Gesù ossia Saint Teresa of Jesus
38. 38 N. Alonso Cortés, Pleitos de los Cepeda, in: Boletin de la Real Academía Española 25 (1946) 85-110. Il testo completo di questi sviluppi è stato pubblicato da T. Egido, El linaje judeoconverso de Santa Teresa. Madrid, 1986. 
39. 39 ESW XI 50. 
40. 40 Loc. cit. 51s. 
41. 41 Loc. cit. 52s. 
42. 42 ESW XII 171. Anche in questo caso, Edith Stein si dimostra - come del resto la stessa Teresa nel suo secolo - figlia del suo tempo, per quanto concerne le conoscenze storiche di allora, in quanto la spesso citata Regola Primitiva" non è altro che quella approvata da Innocenzo IV nel 1247 e non quella data tra il 1206 e il 1214 dal Patriarca Alberto, come invece Edith ritiene. 
43. 43 Loc. cit. 176. 
44. 44 ESW VI 62. 
45. 45 Loc. cit. 62s. 
46. 46 Loc. cit. 64s. 
47. 47 ESW XI 70. 
48. 48 Loc. cit. 69. 
49. 49 Loc. cit. 83. 
50. 50 ESW XII 185s. 
51. 51 ESW VI 67s. 
52. 52 Lettera del 23.3.1938 (n° 259), ESW IX 102. 
53. 53 ESW VII 1. 
54. 54 Vita nel Prologo, e spesso più avanti. 
55. 55 ESW VII 48-50. 
56. 56 Loc. cit. 133. 
57. 57 Loc. cit. 184. 
58. 58 Loc. cit. 168. 
59. 59 Loc. cit. 171. 
60. 60 Loc. cit. 298s. 
61. 61 Loc. cit. 310. 
62. 62 Vita 1,5. 
63. 63 Loc. cit. 3,5. 
64. 64 Loc. cit. 8,5. Similmente in 13,7: Mi si può credere, in quanto lo so per esperienza"; 22,5: ma quanto dico l'ho visto dall'esperienza", e molti altri passi. 
65. 65 Loc. cit. 40,3-4. 
66. 66 Loc. cit. 9,1. 
67. 67 Loc. cit. 7,1. 
68. 68 Loc. cit. 9,1.3.7. 
69. 69 ESW VII 246s. 
70. 70 Loc. cit. 252s. Un'esperienza simile, quanto poco fossi attaccata alla vita'", la racconta dei suoi primi anni, quando si dispiaque di essersi risvegliata da un sonno profondo causato da una perdita di gas (ESW VII 184s.). 
71. 71 Loc. cit. 70. 
72. 72 Loc. cit. 201-204. 
73. 73 Loc. cit. 221. 
74. 74 Loc. cit. 297. 
75. 75 Loc. cit. 311. 
76. 76 Loc. cit. 319. 
77. 77 Questo viene raccontato da una delle sue migliori amiche, Hedwig Conrad-Martius, in Hochland 51 (1958) 37-46 (38.42). Edith Stein stessa racconta nella sua autobiografia: Talvolta le sorelle più anziane dicevano di lei [Erna] che era trasparente come l'acqua, mentre chiamavano me un libro dai sette sigilli2 (37); Nonostante questo legame interiore, mia madre non era mia confidente - in ogni caso meno di qualche altro" (48); Trattavo con tutte le infermiere in modo amichevole e cameratesco, ma mi tenevo ad una certa distanza da loro... Così rimanevo interiormente molto isolata" (301), et al. 
78. 78 Vita 1,4. 
79. 79 Loc. cit. 3,7. 
80. 80 Loc. cit. 2,3. 
81. 81 Loc. cit. 2,8. 
82. 82 Loc. cit. 3,3. 
83. 83 Loc. cit. 31,12. 
84. 84 Loc. cit. 34,1. 
85. 85 Loc. cit. 39,7. 
86. 86 Loc. cit. 34,3. In questo caso diviene inoltre chiaro, che Teresa non era di origine nobile, il che naturalmente non ha impedito che le fosse attribuita fino ai nostri tempi l'appartenenza ad un'antica nobile stirpe. 
87. 87 ESW VII 40s. 
88. 88 Loc. cit. 134s. 
89. 89 Loc. cit. 138. 
90. 90 Loc. cit. 165. 
91. 91 Vita 2,6. 
92. 92 Loc. cit. 2,7. 
93. 93 Loc. cit. 21,10. Vedi testi simili: loc. cit. 7,4; 11,2; 20,26.27; 21,1 ecc. 
94. 94 vedi ad es. 7 Castello 4,18: Facciamo quanto riusciamo a fare, così nostra Maestà ci donerà ogni giorno di poter fare qualcosa in più", comparato con ESW VII, 341: Certo, ogni mattina mi sedevo alla scrivania piena di paura. Ero come un puntino minuscolo in uno spazio infinito - da questa immensità sarebbe arrivato qualcosa che potessi afferrare? Sprofondavo indietro nella mia sedia e mi concentravo con uno sforzo doloroso su quella che era per me la questione più urgente. Dopo un poco era come se sorgesse la luce. Ero per lo meno in grado di formulare la domanda e trovavo delle vie per incalzarla. E non appena una cosa mi appariva chiara, nuove questioni si aprivano, secondo diversi aspetti...". 
95. 95 Vedi p. e. per quanto riguarda Edith: E sapevo già dai primi anni di vita che era molto più importante essere buona che intelligente2 (ESW VIII, 114); Siamo al mondo per servire l'umanità" (loc. cit. 148); Il dono di comprendere con facilità, ed una non comune capacità di immedesimarmi negli altri, mi permise così, di poterli seguire immediatamente" (loc. cit. 168); Poiché, in cose che non ritenevo essenziali, non ero caparbia, davo ascolto senza discutere" (loc. cit. 256); Ma pensavo ai miei malati e fui contenta quando venne il mattino e mi potei convincere che non mancava loro nulla" (loc. cit. 325); per quanto riguarda Teresa sul tempo passato all'Encarnación: Di nessuno dicevo la minima malignità e ordinariamente evitavo ogni mormorazione, perché mi ero impressa profondamente la determinazione di non voler sapere o dire qualcosa su nessuno, come non volevo facessero con me... Di ciò, ho convinto quelli che erano con me e si confidavano con me..." (Vita 6,3), et al. 
96. 96 Intorno alla metà del 15° secolo, scrisse la sua Admiración operum Dei, per difendersi dagli attacchi degli uomini e sostenere il diritto della donna ad imparare a leggere ed a scrivere ed ad una formazione scientifica. Vedi Teresa de Cartagena, Arboleda de los enfermos y Admiración operum Dei, ed. da Lewis Hutton, Madrid, 1967. 
97. 97 A. Castro, Spanien. Vision und Wirklichkeit. Köln-Berlin, 1957, 363, nota 84. (Traduzione di La realidad historica di España, 1954). 

 

     
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