| INTRODUZIONE Una delle note
caratteristiche della nostra spiritualità è la presenza della Vergine Maria nella nostra
vita, la comunione con la sua persona, l'imitazione delle sue virtù e una speciale
venerazione verso di lei. Il Carmelo, secondo una espressione medievale, è "tutto di
Maria".
Non si tratta quindi di una nota marginale del carisma, ma di una delle espressioni
più intime e care della nostra tradizione.
Nella legislazione delle Carmelitane Scalze, il c. 3 delle Costituzioni offre
una novità importante. Per la prima volta un tema di così decisiva profondità
spirituale come è quello dello spirito mariano dell'Ordine trova un posto di rilievo e,
con spunti brevi e stringati, riempie del suo significato la consacrazione religiosa e la
vita contemplativa delle Monache Scalze. Non c'è dubbio che, sebbene la coscienza dello
spirito mariano dell'Ordine sia sempre stata viva nel Carmelo, la ricchezza dottrinale del
Concilio Vaticano II sul mistero di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, e gli
orientamenti di alcuni documenti postconciliari, specialmente la Esortazione di Paolo VI Marialis
Cultus, hanno offerto ai testi legislativi la possibilità di trattare
convenientemente uno dei punti fondamentali della nostra spiritualità.
Il capitolo 3 ci dona, pur con brevità, una preziosa sintesi di storia e di
spiritualità mariana, traccia le linee di una consacrazione religiosa che dev'essere,
secondo la più pura tradizione del Carmelo, "mariaforme", modellata su Maria;
indica nella meditazione della parola di Dio il punto di convergenza tra una spiritualità
carmelitana e una imitazione di Colei che "meditava tutti gli avvenimenti nel suo
cuore" (Cfr. Lc 2, 19,51). Questa esperienza vitale e ininterrotta di amore e di
venerazione della Madonna, si concentra nella celebrazione liturgica, nella devozione
personale e comunitaria, in quella speciale dedizione al servizio e al culto della Vergine
che caratterizza il Carmelo.
Il n. 53 delle Costituzioni sintetizza assai bene i motivi e gli aspetti di
questa vita mariana. Possiamo mettere in rilievo queste parole chiave, il cui contenuto
sarà sviluppato in questo commentario dal punto di vista della storia, della
spiritualità e del culto.
" Le Carmelitane Scalze, chiamate a far parte dell'Ordine della Beata Vergine
Maria del Monte Carmelo, appartengono a una famiglia consacrata in modo particolare al suo
amore e al suo culto e tendono alla perfezione evangelica in comunione con la santa Madre
di Dio".
Nel titolo dell'Ordine con la esplicita allusione alla Vergine si ha il senso pieno
della nostra identità nella Chiesa come Ordine vincolato a Maria. "Il Carmelo è
totalmente mariano" (Leone XIII), come riconosce la Chiesa.
La presenza della Vergine nelle nostre comunità accresce il senso di
"famiglia", per il costante e comune riferimento alla Madonna come Madre
presente in mezzo ai suoi figli e figlie. La devozione al suo amore e al suo culto, per
speciale consacrazione, determina una intensità del culto mariano, che si colloca nella
più pura tradizione liturgica e spirituale della Chiesa, attualmente rinnovata dalle
indicazioni del Concilio Vaticano II.
La consacrazione religiosa e la vita cristiana vissuta nel Carmelo hanno come meta,
secondo lo spirito dell'Ordine, la perfezione della carità, dell'amore di Dio e del
prossimo. La tensione alla santità che caratterizza la nostra vita ha nella Vergine Maria
non solo il modello più alto, ma anche la compagnia più efficace. La nostra vita
consacrata al servizio di Cristo e della Chiesa ha nell'amore della Vergine l'esempio che
più sprona; inoltre, la dottrina e l'esperienza spirituale dei nostri Santi indica che
Maria è la Madre che ci accompagna nel nostro cammino interiore perché giungiamo, presi
per mano da Lei, "fino alla cima del Monte della perfezione, Cristo".
Un sigillo mariano, connaturale alla nostra storia e spiritualità, deve consistere in
una vita che riflette nei figli e nelle figlie la presenza viva della Madre, così da
imprimere un carattere di profondità spirituale, di semplicità personale e comunitaria,
di armonia e carità provenienti dal desiderio di imitare gli atteggiamenti più tipici
della vita della Vergine, come li ha riassunti Paolo VI, in una splendida pagina della Marialis
Cultus n. 57.
Tra le virtù caratteristiche della Vergine Maria che possono segnare la vita della
Carmelitana scalza si nominano l'orazione e la contemplazione. Esse si trovano in Maria
quando medita la Scrittura, quando conserva la memoria delle meraviglie di Dio compiute
nella sua storia personale e in quella del suo popolo, quando vive i misteri del suo
Figlio, secondo ciò che sottolinea tutta la tradizione mariana del Carmelo Teresiano.
Fino ad arrivare alla più perfetta identificazione con i sentimenti e con l'opera
salvifica di Cristo e del suo Spirito.
Anche la dedizione ecclesiale della nostra vocazione contemplativa trova in Maria il
modello più eccelso, sia per la sua totale consacrazione alla missione materna verso la
Chiesa - tanto in terra che in cielo - sia per il carattere nascosto e fecondo di questo
servizio di orazione e comunione con Cristo in favore della Chiesa, di fervente
intercessione per la salvezza di tutti gli uomini e per la continua invocazione, come in
una perenne Pentecoste, dell'invio dello Spirito Santo sopra la Chiesa.
La stessa abnegazione evangelica deve aver in noi un carattere mariano in quanto la
Madonna, quale prima discepola del Signore, è il modello di abnegazione evangelica con
l'esercizio tipico delle virtù di chi sta alla sequela di Gesù, come sottolinea la
spiritualità mariana dei Santi del Carmelo: l'umiltà, l'obbedienza alla volontà del
Padre, la povertà, la dimenticanza di sè, il servizio disinteressato, la forte
partecipazione alle sofferenze di Cristo in favore del suo Corpo, la Chiesa.
Tale abnegazione evangelica in Maria appare centrata sull'essenziale, l'interiore,
perché Ella è Santa e Immacolata, mentre in noi, senza tralasciare l'essenziale,
richiede pure la mortificazione volontaria, l'austerità, la rinuncia a tutto quanto
potrebbe oscurare il senso totalmente mariano della nostra vita che tende alla purezza del
cuore, quale si riflette nella Vergine Madre e Sposa.
Con questi spunti dottrinali, che le Costituzioni annunciano e che trovano
facile riscontro nella ricca tradizione dell'Ordine, rimane enunciato a grandi linee il
senso della nostra vocazione carmelitana con una nota mariana che è rimasta integra e
comune nella storia della nostra famiglia religiosa e che è andata sempre più
arricchendosi, specialmente attraverso i migliori testimoni della nostra vocazione.
I. LA SPIRITUALITÀ MARIANA DELL'ORDINE
Il n. 54 delle Costituzioni offre nel testo e nelle note una sintesi della
spiritualità mariana dell'Ordine tanto nelle sue origini come nella esperienza di Santa
Teresa e di San Giovanni della Croce.
Un testo legislativo, sobrio e denso, non avrebbe potuto tracciare meglio le linee
maestre della storia e della spiritualità mariana del Carmelo. Un testo di cui vogliamo
sottolineare i valori più importanti.
1. Alle origini della nostra devozione mariana
Ci sono tre parole chiave che sintetizzano le origini della nostra relazione
carismatica con la Vergine Maria: il luogo del Monte Carmelo, il nome o titolo mariano
dell'Ordine, l'esplicita menzione della dedicazione dell'Ordine del Carmelo al servizio di
Nostra Signora.
a. Il luogo: una cappella in onore della Vergine Maria
sul Monte Carmelo
Un anonimo pellegrino dell'inizio del sec. XIII ci fornisce, in un documento sugli
itinerari e pellegrinaggi in Terra Santa, la prima testimonianza storica sulla marianità
dell'Ordine. Parla di una "molto bella e piccola chiesa di nostra Signora che gli
eremiti latini, chiamati "Fratelli del Carmelo" avevano nel Wadi 'ain es-Siah.
Un'altra redazione dello stesso manoscritto parla di una chiesa di nostra Signora.
In seguito il titolo della Vergine Maria è dato a tutto il monastero, quando la
primitiva cappella viene considerevolmente ampliata, come consta da vari documenti antichi
(cfr. Bullarium Carmelitanum, I, pp. 4 e 28). Questo elemento primordiale, e cioè
della cappella del Monte Carmelo dedicata alla Madre di Dio, è significativo:
praticamente è il fatto da cui si deduce la più antica devozione dei Carmelitani alla
Madonna. Fin dall'inizio della loro fondazione, dunque, i Carmelitani hanno eretto una
piccola cappella in onore alla Vergine Madre di Dio nella sua stessa terra, Israele.
Questa cappella era dotata, probabilmente, di una immagine della Madre di Dio. L'antica
tradizione dell'Ordine ci ha trasmesso, infatti, alcune immagini antiche, di ispirazione
orientale. Tra esse alcune come la Vergine della tenerezza o la Vergine seduta in un trono
con suo Figlio. Tutto ciò indica che gli eremiti del Monte Carmelo volevano dedicare
interamente la loro vita in ossequio di Gesù Cristo, sotto lo sguardo amoroso della
Vergine. Ella presiedette, fin dalle origini, la nuova esperienza ecclesiale. Da qui il
fatto che la si riconosca come Patrona, secondo le parole del P. Generale Pietro de
Millaud al Re di Inghilterra Edoardo I, quando della Vergine Maria dice: "alla cui
lode e gloria questo stesso Ordine fu fondato in modo speciale" (Cfr. Ibidem,
606-607). Affermazione che la tradizione posteriore confermerà costantemente.
b) Il nome: "Fratelli della Beata Vergine Maria
del Monte Carmelo"
Questo è il titolo dell'Ordine che appare in alcuni documenti pontifici, con
riferimento esplicito alla Vergine Maria, come risulta dalla Bolla di Innocenzo IV, Ex
parte dilectorum (13-1-1252): "Da parte degli amati figli, gli eremiti fratelli
dell'Ordine di Santa Maria del Monte Carmelo" (Analecta Ordinis Carmelitarum 2
(1911-1913) p.128). In un documento posteriore (20-2-1233) Urbano IV (nella Bolla Quoniam,
ut ait) fa riferimento al "Priore Provinciale dell'Ordine della Beata Maria del
Monte Carmelo in Terra Santa" e aggiunge che sul Monte Carmelo c'è il luogo delle
origini di questo Ordine dove si sta per edificare un nuovo monastero in onore di Dio e
"della detta Gloriosa Vergine sua Patrona" (Bullarium Carmelitanum I,
p.28).
Questo nome, "Fratelli", che è segno di familiarità e intimità con la
Vergine è stato riconosciuto dalla Chiesa e sarà, in seguito, fonte di spiritualità
quando gli autori carmelitani parleranno del "patrocinio della Vergine" e della
sua qualità di "Sorella" dei Carmelitani.
c. La consacrazione alla Vergine
Il Carmelo professa, insieme alla consacrazione totale di servizio a Gesù Cristo come
Signore della Terra Santa, secondo il senso di sequela e di servizio che contiene la
Regola nel suo contesto storico e geografico, anche la sua totale consacrazione alla
Vergine Maria. Lo riconosce un antico testo legislativo del Capitolo di Montpellier,
celebrato nel 1287: "Imploriamo l'intercessione della gloriosa Vergine Maria, Madre
di Gesù, in ossequio e onore della quale fu fondata la nostra religione del Monte
Carmelo" (Cfr. Atti del Capitolo Generale di Montpellier, Acta Cap.Gen.,
Ed. Wessels-Zimmermann, Roma 1912, p.7). Questa speciale consacrazione che ci unisce al
ricordo della sequela di Cristo avrà una logica conseguenza nella formula della
professione, che includerà una esplicita menzione della offerta a Dio e alla Beata
Vergine Maria.
2. Una tradizione spirituale viva
Tra i dati storici che risalgono agli albori della esperienza mariana del Carmelo, le
Costituzioni segnalano gli apporti significativi della spiritualità mariana di S. Teresa
e S, Giovanni della Croce. Possiamo condensare in alcuni punti la ricchezza dottrinale
dello spirito mariano dell'Ordine come è stato vissuto, a partire dalle origini,
arricchito dalla devozione e dagli scritti spirituali di alcuni carmelitani insigni.
a. I titoli di amore e di venerazione
Si può affermare che l'antica tradizione carmelitana ha espresso i vincoli di amore
alla Vergine attraverso una serie di titoli relativi al mistero di Maria, percepito con un
sapore particolare nell'esperienza della vita del Carmelo. Così, agli inizi, predomina la
denominazione di Patrona dell'Ordine, però si fa strada anche l'espressione più dolce di
Madre, come appare dalle formule antiche dei Capitoli e delle Costituzioni, per esempio:
"In onore di nostro Signore Gesù Cristo e della gloriosa Vergine Maria, Madre del
nostro Ordine del Carmelo"; "A lode di Dio e della beata Vergine Maria Madre di
Dio e Madre nostra", come dicono le Costituzioni del 1369.
Nell'antifona "Flos Carmeli" si invoca la Vergine come "Madre
dolce" (Mater mitis) e Giovanni da Cimineto parla di Maria come "fonte delle
misericordie e Madre nostra". I due titoli sono in relazione col mistero della
Vergine Madre di Dio nell'estensione della sua maternità verso gli uomini. Ad essi va
aggiunto quello di Sorella, assunto dai Carmelitani del secolo XIV nella letteratura
devozionale che narra le origini dell'Ordine, a partire dal profeta Elia, che contempla
profeticamente nella piccola nube la futura Madre del Messia, e si compiace
nell'illustrare le relazioni della Vergine con gli eremiti del Monte Carmelo.
Da un altro punto di vista dottrinale, i Carmelitani, nella contemplazione del mistero
della Vergine hanno messo in rilievo la sua Verginità, ammirando in Lei il modello
dell'opzione per una vita verginale nel Carmelo e la sua relazione con la contemplazione.
Per le stesse ragioni i Carmelitani furono sempre i difensori del privilegio della
Immacolata Concezione della Vergine, nelle controversie del Medio Evo, sia a alivello di
teologia e sia di pratica con l'introduzione della festa nel calendario dell'Ordine, che
la celebrava con particolare devozione. Da qui anche l'insistenza degli autori carmelitani
nella filiale contemplazione della Vergine Purissima e nell'impegno di imitarla in questa
attitudine spirituale, espressa simbolicamente dalla cappa bianca dell'abito
dell'Ordine.
b. Privilegi per l'Ordine
La storia e la spiritualità mariana dell'Ordine, specialmente durante i secoli
XIV-XVI, si arricchiscono di motivi devozionali che accrescono la tradizione storica
primitiva. La Vergine Maria appare come una autentica Protettrice dell'Ordine nei momenti
difficili della sua evoluzione ed espansione in Occidente. Il Catalogo dei Santi
Carmelitani ha raccolto la visione che il Generale dell'Ordine Simone Stock ebbe verso il
1251, quando la Vergine gli apparve e gli consegnò l'abito dell'Ordine assicurandogli la
salvezza eterna per tutti coloro che lo portano con devozione. Si attribuisce al Papa
Giovanni XXII un documento, chiamato comunemente Bolla Sabatina, in data 3 marzo 1322, nel
quale si riferisce la visione che il Papa ebbe della Vergine che gli promise una
protezione personale in cambio dell'aiuto che egli avrebbe prestato ai Carmelitani. Nella
Bolla si allude al privilegio di una liberazione dalle pene del Purgatorio per tutti
quelli che abbiano portato degnamente il Santo Scapolare: la Vergine scenderebbe a
liberare i suoi devoti il sabato successivo alla loro morte.
Questi due fatti hanno polarizzato l'attenzione popolare verso la devozione mariana
proposta dai Carmelitani e, in un certo senso, hanno monopolizzato la visione spirituale
che l'Ordine ha avuto del mistero di Maria, che è senza dubbio molto più ricca, più
evangelica, più spirituale.
Dal secolo XIV l'Ordine ha voluto celebrare con una festa speciale, con la solenne
Commemorazione della Vergine Maria del Monte Carmelo, i benefici ricevuti per
l'intercessione della Vergine. Questa festa aveva a volte il senso di ricordare la
protezione di Maria e di attuare un'azione di grazie da parte dell'Ordine. Com'è noto,
nella scelta della data, influì la parziale approvazione dell'Ordine ottenuta nel
Concilio II di Lione, il 17 luglio 1274, quando c'era stato il pericolo di una
soppressione dell'Ordine. In seguito la data del 16 luglio fu considerata come quella
dell'apparizione della Vergine a S. Simone Stock, e il ricordo della protezione della
Vergine si concentrò nel ringraziamento particolare per ciò che costituiva la somma e il
compendio dell'amore della Vergine per i Carmelitani: il dono del Santo Scapolare e i suoi
privilegi.
c. Spiritualità mariana dell'Ordine: Maria, modello e
Madre
Una nota distintiva del'atteggiamento dei Carmelitani per la Vergine Maria è il
desiderio di imitare le sue virtù nella professione religiosa. Già il noto teologo
carmelitano Giovanni Baconthorp (1294-1348) aveva tentato in un commentario alla Regola di
fare un parallelismo tra la vita del Carmelitano e la vita della Vergine Maria: si tratta
di un principio esegetico di grande importanza perché centra la devozione nella
imitazione. Un altro grande teologo, Arnoldo Bostio (1445-1499), in un'opera sul
Patrocinio mariano verso l'Ordine, ha cantato il senso di intimità con la Vergine, la
speciale filiazione del carmelitano, la comunione dei beni con la Madre, il senso di
"fraternità" con Lei. Il beato Battista Mantovano (1447-1516) nella sua
produzione poetica è un esimio cantore della Vergine. Sono fedeli interpreti della
tradizione carmelitana, il P. Michele di Sant'Agostino (1621-1684) e la sua discepola
Maria di S. Teresa (1623-1677): portano al massimo splendore il senso della intimità con
la Vergine e la conformazione interiore al mistero di Maria. Non è qui il posto per
sviluppare la dottrina di tutti questi autori: vogliamo solo insistere sulla ricca
tradizione dottrinale e spirituale del Carmelo, che negli esponenti del Carmelo Teresiano
avrà una degna continuità e un approfondimento della spiritualità mariana.
d. Liturgia e devozione popolare
I Carmelitani hanno espresso la loro devozione e consacrazione alla Vergine
specialmente per mezzo della liturgia. Hanno eretto chiese in sua memoria e hanno venerato
la sua immagine. Gli antichi Rituali dell'Ordine, a partire dal secolo XIII, mostrano il
fervore liturgico del Carmelo nella celebrazione delle feste mariane della Chiesa,
nell'accettazione delle nuove festività, che invece in altri posti e Ordini non sono
accolte con tanto fervore, come la festa dell'Immacolata Concezione. La festa della
Commemorazione Solenne della Vergine del Monte Carmelo si converte in festa principale.
L'antico rito gerosolimitano, seguito dall'Ordine, riserva a Maria molteplici invocazioni
nelle ore canoniche, con antifone mariane alla fine di ogni ora e con la speciale
solennizzazione della Salve Regina di Compieta.
In onore della Vergine si celebrano messe votive e il nome di Maria entra con frequenza
nei testi liturgici della vestizione e della professione. Si può dire che la liturgia
carmelitana ha tracciato un solco profondo di marianità nella tradizione spirituale e ha
plasmato interiormente la dedizione che l'Ordine professava alla Vergine Nostra Signora.
Assieme alla liturgia, poi, fioriscono caratteristiche pratiche di devozione popolare
della Chiesa, come l'Angelus e il Rosario, e altre proprie dell'Ordine, unite alla
devozione dello Scapolare.
3. La spiritualità mariana nel Carmelo teresiano
La seconda parte del n. 54 delle Costituzioni presenta la logica continuazione
della esperienza mariana del Carmelo in Santa Teresa e in San Giovanni della Croce con
queste parole: "Santa Teresa di Gesù e San Giovanni della Croce hanno confermato e
rinnovato la pietà mariana del Carmelo". Segue, poi, una breve e succosa sintesi del
concetto mariano di Santa Teresa e di San Giovanni della Croce. Merita qui allargare un
poco la visione che offrono, da questo punto di vista, le Costituzioni per notare
fino a che punto il tema mariano sia arricchito nei Santi dell'Ordine e come sia
configurato attualmente nella nostra spiritualità, a partire dalla dottrina e
dall'esperienza di Teresa di Gesù, di Giovanni della Croce e di altri esimi testimoni del
Carmelo Teresiano.
II. ORIENTAMENTI E SUGGERIMENTI
La visione panoramica della spiritualità mariana dell'Ordine ci permette ora di
tracciare, seguendo i numeri delle Costituzioni, una serie di orientamenti e
suggerimenti per infondere ancor più nella vita concreta della Carmelitana scalza questo
spirito mariano.
1. Contemplazione, imitazione, comunione
Già il n. 2 delle Costituzioni aveva stabilito il principio del carattere mariano
della nostra vita dicendo "Eleggendo la beata Vergine a Madre e Patrona, l'Ordine si
mette sotto la sua protezione, proponendoci il mistero della sua vita e della sua unione
con Cristo come modello e ideale di consacrazione". Tra le note della vocazione
carmelitana si ricorda la chiamata a una vita vissuta "nell'intimità con la beata
Vergine Maria" (Costituzioni n.10).
a) La contemplazione
Senza dubbio il principio mariano della nostra vita deve partire, come già abbiamo
potuto constatare nella spiritualità dell'Ordine, dal medesimo principio vitale del
Carmelo che è l' orazione e la contemplazione. Per conoscere la Vergine dobbiamo
contemplare la sua vita alla luce del Vangelo e penetrare con sapienza negli atteggiamenti
evangelici che ce la presentano come Madre di Cristo e prima discepola del Signore:
"La contemplazione di Maria, perfetta realizzazione dell'ideale dell'Ordine, ci
stimola a seguirne le orme" (Costituzioni n.55). Si può dire che la
spiritualità del Carmelo Teresiano ha messo a fuoco in maniera assai attuale la devozione
mariana, alla luce della Bibbia e del dogma.
b) L'imitazione
Dalla contemplazione all'imitazione. Tra le virtù caratteristiche di Maria che possono
avere un rilievo particolare per una Carmelitana, le Costituzioni ricordano: la
sequela di Maria, come una forma di seguire Cristo, attraverso la sua vita evangelica; la
povertà spirituale con tutte le risonanze bibliche che ha l'immagine di Maria
"povera del Signore", docile all'elezione divina e ardente nel cantare le sue
meraviglie: la povertà spirituale ha le sue risonanze nella spiritualità della povertà
e della rinuncia teresiana, nella vita teologale di Giovanni della Croce, nella confidenza
illimitata di S.Teresina, come cammino dell'infanzia spirituale. La meditazione costante
della Parola di Dio è il comportamento evangelico che meglio manifesta la sintonia tra la
vita di Maria e quella del Carmelo (cfr. Lc 2,19.51); a cui si aggiunge la moltiforme
espressione della carità, che in Maria riveste il carattere di offerta totale all'amore
di Dio e al servizio dei fratelli, con amore di sposa e di madre, con una totale
verginità del cuore e un'attenzione alle necessità del prossimo che Maria esprime con la
sua intercessione a Cana.
Una crescita nelle virtù di Maria è garanzia di comunione con Cristo e di inserimento
progressivo nel mistero della Chiesa. In questo sforzo di conformare la nostra vita alla
sua, abbiamo la garanzia di una esperienza ogni volta più profonda di un impegno e di una
partecipazione nella vita della Chiesa, come lo è stata tutta la vita della Vergine
Maria.
c) La comunione spirituale
La vita del Carmelo è comunione con la vita della Vergine, come già s'è ben visto
nella tradizione spirituale dell'Ordine. Segno di questa comunione è il Santo Scapolare,
dono della Vergine Maria, segno della sua protezione e simbolo espressivo della nostra
consacrazione interiore. Un'antica antifona carmelitana ha sintetizzato questo ideale
della spiritualità dello Scapolare: "Santa Madre di Dio, gloria del Monte Carmelo,
rivesti delle tue virtù la famiglia che ti sei scelta e difendila da ogni pericolo".
Pio XII aveva compendiato la spiritualità dello Scapolare secondo questo significato
tradizionale, dicendo: "Riconoscano in questo ricordo della Vergine uno specchio di
umiltà e castità; vedano nell'umile forma della sua confezione un compendio di modestia
e candore; vedano soprattutto significata con eloquente simbolismo la preghiera, con la
quale invocano l'aiuto divino; e infine vi riconoscano la propria consacrazione al cuore
santissimo della Vergine Immacolata" (Acta Apostolicae Sedis 42 (1950)
390-391).
Merita pure citare, per il profondo senso carmelitano, le parole di Paolo VI dirette al
Capitolo Generale dei Carmelitani, orientamenti che sono un impegno di vita mariana nel
cammino carmelitano della vita di orazione: "Che la Vergine vi stia accanto nella
vostra vocazione carmelitana. Che vi conservi il gusto delle cose spirituali, vi dispensi
i doni delle sante e difficili scalate fino alla conoscenza della divinità e fino alle
ineffabili esperienze delle sue notti oscure e delle sue giornate luminose. Che ella metta
nelle vostre anime aspirazioni di santità e di testimonianza escatologica del regno dei
cieli. Vi renda esemplari e fraterni nella Chiesa di Dio. Per ultimo, vi introduca un
giorno nel possesso di Cristo, a cui fin da ora avete consacrato la vostra vita, e nel
godimento della sua gloria" (AAS 59 (1967) 779).
2. Formazione biblica e teologica
La prima parte del n. 56 delle Costituzioni suggerisce un impegno di formazione
spirituale per conoscere sempre meglio il mistero di Maria. In questo campo il primato va
alla S.Scrittura. Una solida devozione mariana ha nella parola di Dio il suo fondamento,
come possiamo desumere dalla ricca dottrina del Concilio Vaticano II, della Esortazione Marialis
Cultuse dell'Enciclica Redemptoris Mater. Alla luce della Scrittura si
comprendono i dogmi della fede in cui la Vergine Maria appare sempre unita al mistero di
Cristo e dello Spirito per illuminare e realizzare il mistero della Chiesa. Seguendo la
tradizione dell'Ordine, dobbiamo attingere alle fonti pure della Scrittura, dei Santi
Padri, del Magistero della Chiesa e della Liturgia rinnovata, la conoscenza della Vergine
che ci porta all'imitazione delle sue virtù e alla comunione spirituale con la sua
persona e con la sua stessa vita.
3. Culto liturgico
L'Ordine ha sempre dato molta importanza al culto mariano nella sua liturgia,
celebrando i vari aspetti dei misteri della Vergine.
Non possiamo dimenticare che la riflessione teologica del Vaticano II e della Marialis
Cultus di Paolo VI sulla presenza di Maria nella liturgia ci offre l'opportunità di
ripensare seriamente questo filone privilegiato della spiritualità carmelitana che è la
liturgia mariana. Se si leggono con attenzione alcuni testi fondamentali del Concilio
(come il n. 103 della Sacrosanctum Concilium) si può dire che due parole
riassumono molto bene il senso del legame tra la liturgia e il mistero di Maria: presenza
e modello.
Maria è una presenza d'obbligo nella celebrazione dei misteri di Cristo in tutto
l'anno liturgico, nell'Eucarestia e nei sacramenti. Per la sua "unione
indissolubile" con il mistero di suo Figlio, ella è presente nella celebrazione del
mistero di Cristo che è la liturgia. Perciò la ricordiamo ogni giorno nella liturgia
delle ore e nella preghiera eucaristica. Non ci accontentiamo di ricordarla solo nelle sue
feste ma anche in tutto l'arco del mistero di Cristo. Maria è d'altra parte il
"modello dell'atteggiamento spirituale con cui la Chiesa celebra e vive i divini
misteri. La esemplarità della Santissima Vergine in questo campo proviene dal fatto che
è riconosciuta come modello straordinario della Chiesa nell'ordine della fede, della
carità e della perfetta unione a Cristo: cioè di quella disposizione interiore con cui
la Chiesa, Sposa amatissima, strettamente associata al suo Signore, lo invoca e per sua
mediazione rende culto all'Eterno Padre" (Marialis Cultus n.16).
In forza di questo principio, anche quando la liturgia non è esplicitamente mariana,
lo è implicitamente perché bisogna celebrare i misteri di Cristo con gli stessi
sentimenti di Maria, modello esimio di unione con Cristo e di docilità allo Spirito, come
Vergine che ascolta la Parola, Vergine che prega, Vergine che offre, Vergine Madre, Madre
e maestra che ha fatto della sua vita un culto spirituale (Ib. nn.17-21).
Da qui fluisce anche il culto speciale verso la Madonna stessa, secondo le grandi
tradizioni che costellano la liturgia della Chiesa.
Questi principi possono dare un nuovo impulso per rinnovare il senso del culto
liturgico mariano, così tradizionale e così fecondo nella nostra storia.
Alla luce di questi principi si possono leggere i suggerimenti a proposito degli atti
liturgici mariani dell'Ordine, aperti naturalmente alla feconda creatività che, secondo
gli orientamenti della Chiesa, possono migliorare una liturgia autenticamente mariana,
nelle sue motivazioni interiori e nell'esplicito ricordo della Vergine durante l'anno
liturgico, nelle feste proprie dell'Ordine, nella memoria settimanale di nostra Signora,
nei riferimenti quotidiani che nella liturgia si possono fare riguardo alla Vergine
Maria.
4. Espressioni di devozione
Oltre alla liturgia, la Chiesa promuove altre forme di culto e di devozione in onore
della Vergine Santissima. L'Ordine, con piacere, fa sue le recenti indicazioni del
Magistero della Chiesa in questo campo, specialmente la dottrina della Marialis Cultus,
con tutte le possibilità di intensificare la devozione mariana.
Si raccomandano gli atti personali di comunione con la Vergine, come il Santo Rosario,
tanto raccomandato dalla Santa Madre e arricchito di nuove motivazioni teologico-pastorali
dalla Marialis Cultus nn.42-45.
Si parla anche di pregare per le necessità della Chiesa e del mondo, invocando la
Vergine, specialmente con le litanie mariane, che sono quelle tradizionali lauretane e
anche quelle approvate dalla Congregazione per il Culto Divino nel rito della
incoronazione della Vergine. Esse da una parte illustrano i privilegi e i titoli della
Madre di Dio, dall'altra sono incentivo alla imitazione, in quelle virtù che la
propongono come modello della nostra vita.
Altri suggerimenti circa il culto mariano e le sue espressioni devozionali vogliono
essere uno stimolo alla creatività, una porta aperta perché nei nostri Carmeli la
caratteristica mariana arricchisca sempre più la vita con adeguate espressioni di
devozione. Perciò occorre ricordare le possibilità che offre la Marialis Cultus con
i suoi orientamenti che devono guidare tutto l'esercizio della devozione mariana e che
sono i criteri del rinnovamento della devozione mariana: criteri biblici, liturgici,
ecumenici, antropologici (cfr. Marialis Cultus nn.29-39).
5. I1 ricordo di S. Giuseppe e dei Santi della famiglia del
Carmelo
Il capitolo sulla vita mariana dell'Ordine si chiude con il ricordo di S. Giuseppe, per
la sua unione con Maria nel mistero di Cristo e per la speciale devozione che la Santa
Madre professava per colui che fu il suo protettore, il suo medico e maestro di orazione
(cfr Vita, 6,6-8).
Non si può dimenticare che all'inizio del carisma teresiano la figura di S.Giuseppe
occupa un posto privilegiato. Il Signore stesso volle che la prima fondazione fosse
dedicata a questo Santo e vi promise la presenza del glorioso Patriarca, insieme alla
propria e a quella di Maria, perché simbolicamente ogni Carmelo fosse come una
"Nazaret vivente" (cfr. Vita 32,11). Molteplici grazie ricevute dalla
Santa durante il periodo che precedette la fondazione dimostrano il suo attivo legame col
carisma del Carmelo teresiano (cfr. Vita 33,12; 33,14-15; 36,5.6.11).
Per il suo silenzio e la sua fedeltà, per il suo atteggiamento di servo del mistero,
per la sua vita umile e nascosta, per la sua intensa comunione con Cristo e con la Vergine
a Nazaret, per la sua consacrazione verginale e la sua giustizia evangelica, S.Giuseppe è
l'uomo giusto per eccellenza e la sua figura è viva nella tradizione carmelitana
teresiana.
La memoria della Madonna e di san Giuseppe ci portano a prolungare la comunione dei
Santi, con il ricordo di questa famiglia del Carmelo che è già arrivata alla gloria del
cielo. Sono i santi e le sante del nostro Ordine, quelli conosciuti e quelli che rimangono
nascosti agli occhi degli uomini. Quelli che hanno una presenza ecclesiale e quelli che
hanno fecondato la storia della Chiesa con il silenzio della loro vita contemplativa, le
opere del loro apostolato, il sangue del loro martirio.
Ricordarci della Vergine Maria significa avere coscienza che il nostro Ordine è come
una famiglia di fratelli e sorelle, presenti nel mondo, pellegrini che camminano verso il
cielo. Per questo ogni giorno li ricordiamo perché ci incoraggino con il loro esempio e
ci aiutino con la loro protezione.
CONCLUSIONE
Il Carmelo è totalmente mariano. Le Costituzioni danno rilievo a questo aspetto
fondamentale della spiritualità dell'Ordine in tutti i suoi elementi, da quelli più
profondi, come la vita in comunione e imitazione di Maria, fino a quelli più semplici,
come la devozione personale e comunitaria.
La fedeltà a questo aspetto della nostra vita è garanzia di continuità con la più
pura tradizione del Carmelo, rinnova l'alleanza di amore che nella Chiesa la Vergine ha
voluto fare con la nostra famiglia religiosa.
In Maria stanno uniti i Carmeli sparsi nel mondo in un impegno di servizio a Cristo e alla
Chiesa, a imitazione della Vergine, Serva del Signore, che silenziosamente segue i passi
di suo Figlio e coopera con Lui alla salvezza del mondo, per mezzo della preghiera e di
una vita consacrata al mistero della salvezza.
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