A coloro che si
interessano alle Missioni Carmelitane
In questa giornata
missionaria per eccellenza, che è la festa di Pentecoste, vorrei
ricordarvi la triplice commemorazione missionaria che celebriamo in
questo anno 2004:
1) la prima
spedizione del Carmelo in Persia (6 luglio);
2) la fondazione del
Carmelo femminile a Parigi (18 ottobre);
3) la prima
fondazione del Carmelo femminile sul suolo americano (27 dicembre).
Date diverse, ma
nello stesso anno, 1604. Sono tre quattrocentenari che conviene
ricordare.
Questi tre
avvenimenti hanno un significato speciale. Hanno definitivamente
contrassegnato la missionarietà dell’Ordine. Hanno tutte e tre
rotto degli schemi, creando un’apertura dei propri confini e della
vicinanze di origine. Hanno presupposto un salto culturale di
insospettate proporzioni. Non solo perché figlie e figli di santa Teresa
si sono incamminati per altri destini che non erano le sponde del
Mediterraneo, dirigendosi verso orizzonti centroeuropei e nordici, ai
popoli germanici e slavi. Fu un’immersione in culture lontane, il primo
contatto con l’Ecumenismo e l’Islam, verso Oriente, e impiantando il
primo Carmelo di clausura al di là dell’oceano, nelle terre delle
Americhe, in Messico.
Oserei dire che il
1604 è stato l’anno più missionario del Carmelo, quello degli slanci più
coraggiosi e innovatori, che hanno marcato il suo cammino ed hanno
configurato il futuro. Nell’Ordine viviamo di questa impronta
carismatica. Si è sempre trattato di un’avanzata, senza cedimento alla
retromarcia.
Ci sono molti motivi
di rendimento di grazie in questo triplice quattrocentenario del 2004.
Considero una grazia il poterlo celebrare con la coscienza di ciò che
significhi, perché ci radica nella vocazione missionaria ed universale
del Carmelo. Offro qui di seguito alcune brevi pagine commemorative,
descrivendo i fatti e la loro portata storica.
Questa volta mi
accontento di una rievocazione storica. Essendo tanto grandiosa e
stimolante, mi pareva sufficiente. Da qui può sorgere una spontanea
valorizzazione del passato e una riflessione di pertinente attualità.
Almeno lo spero.
Con i
saluti più fraterni,
Dámaso Zuazua,
ocd,
Segretario per le Missioni
 |
1.
1604 - 6 luglio
- 2004
IV Centenario della
spedizione missionaria in Persia
|
Come frutto del fermento missionario
della Congregazione italiana, padre Pietro della Madre di Dio propose a
Clemente VIII la disponibilità dell’Ordine ad inviare missionari
carmelitani in Terra Santa. Ma la risposta del papa fu che nella
terra di Gesù non c’era penuria di missionari. Pensava che la volontà
missionaria del Carmelo potesse rendere un servizio migliore recandosi
in Persia.
Con la
missione in Persia, affidata ai Carmelitani, Clemente VIII intendeva
rispondere alla delegazione di Sha Abbas il Grande (1587-1628), giunta a
Roma il 5 aprile 1601, per proporre al papato un’alleanza anti-turca. Lo
Sha chiedeva anche sacerdoti per l’assistenza ai cattolici di Persia. La
prima missione in Persia ad opera di due gesuiti nel 1601 non aveva
portato nessun risultato a causa dell’intrusione del Viceré dell’India,
a Goa. Nel 1602 un gruppo di agostiniani spagnoli, con il
patronato di Filippo III e con l’appoggio economico dell’Arcivescovo di
Goa, mons. A. Meneses, si era stabilito ad Isfahan.
Anche se
Ludovico von Pastor parla di sei carmelitani, in realtà partirono per la
prima missione del Carmelo in Oriente, in Persia, tre sacerdoti e un
fratello non chierico. Si chiamavano Paolo Simone (Rivarola) di
Gesù, genovese di 28 anni, Giovanni Taddeo (Roldan) di s. Eliseo,
calagorritano e primo vescovo del Carmelo Teresiano, Vicente (Gambart)
di san Francesco, valenziano, e Giovanni (Angeli) dell’Assunzione,
fratello non chierico proveniente dall’Umbria. Li accompagnava un
militare spagnolo, don Francisco Riodolid de Peralta, che si trovava a
Napoli ed era destinato a prestare alcuni servizi alla corte dello Sha.
Il 4 luglio 1604 la spedizione fu ricevuta dal papa. Egli chiese loro di
emettere i tre voti complementari, ossia 1) evangelizzare dovunque
fossero stati mandati dai superiori, 2) accettare la morte a causa della
fede, se necessario, 3) non accettare né oro né pietre preziose. Due
giorni più tardi, il 6 dello stesso mese, essi partirono dal convento di
S. Maria della Scala, in Roma. I missionari portavano con sé sette brevi
papali di raccomandazione per i monarchi e i nunzi dei paesi che
dovevano attraversare.
Si dovette
scegliere la rotta da seguire. Venne scelta la più lunga perché più
sicura, attraverso la Germania, la Boemia, la Moravia, la Polonia, fino
al mar Baltico, Lituania, Russia e mar Caspio. Bisognava evitare il mar
Mediterraneo, la Siria e la Mesopotamia a causa della guerra tra turchi
e persiani.
Essi
arrivarono a Cracovia il 25 di agosto. Durante il regno di
Sigismondo III Vasa (1587-1632) si era tenuto un Sinodo a Brest, nel
1596, nel quale si era arrivati all’unione dei Ruteni con Roma. La
permanenza carmelitana nella capitale questa volta fu breve, ma fu
sufficiente perché la loro reputazione rimanesse viva nella memoria del
paese. La spedizione era stata presentata dal Nunzio Claudio Rangone al
re, che concesse loro un salvacondotto per la Polonia e la Lituania,
oltre che lettere di presentazione per il duca di Mosca e il re di
Persia. Il 13 settembre partirono da Cracovia, attraverso Luck, verso
Vilna. Da lì avrebbero proseguito il loro viaggio verso Mosca e la
Persia. La permanenza in suolo polacco durò 15 mesi.
Fu un tempo
sufficiente per cominciare un apostolato tra i Ruteni, secondo la
raccomandazione del vescovo di Luck. I Carmelitani arrivarono al cuore
del problema soprattutto a Vilna. Presero contatto con i due grandi
protagonisti dell’unione, e con i Gesuiti di Polock. Per conoscere
l’impegno ecumenico dei nostri missionari è importante leggere la loro
corrispondenza, conservata nel nostro Archivio Generale a Roma. La
“Missione ai Ruteni” della quale ci parla padre Simone Paolo Rivarola,
responsabile della missione in Persia, comprendeva moscoviti, ruteni,
greci scismatici, eretici. La sua idea era quella di fondare un
seminario per formare apostoli per il lavoro a Mosca, in Serbia,
Valacchia, Moldavia e Bulgaria: “ “Spes itaque conversionis Moscovitarum
humano modo loquendo non videtur esse alia quam per Ruthenos...”.
Era la risposta alla speranza di papa Clemente VIII: “Con voi , cari
Ruteni, si dve convertire tutto l’Oriente”. Non venne scartata nemmeno
l’evangelizzazione degli svedesi, se Sigismondo III avesse nuovamente
conseguita la corona di Svezia. Era nelle previsioni una missione nel
nord Europa.
Grazie a
questo apostolato specifico ed intenso con i Ruteni, nella zona
orientale del regno di Polonia, quale era la Russia e la Moscovia, il 5
maggio 1605 il Capitolo Generale della Congregazione d’Italia decise di
fondare un “hospicium pro missionariis” a Cracovia. Sarebbe stato il
punto di appoggio per le missioni carmelitane nel Nord e nell’Est. I
fondatori furono Mattia (Hurtado de Mendoza) di san Francesco, Giovanni
del SS. Sacramento, primo maestro dei novizi in Polonia, Alfonso della
Madre di Dio e fra Giacomo di san Bartolomeo, tre spagnoli e un
napoletano.
Al loro
passaggio nell’odierno Turkestan fra Juan e il soldato Riodolid perirono
a causa delle sofferenze dovute al freddo e ad altri malanni. I
tre sopravvissuti arrivarono ad Isfahan il 2 dicembre 1607, dopo tre
anni e mezzo di viaggio, tra avanzamenti e ritirate. Dopo la morte di
Clemente VIII (5 marzo 1605) e il breve pontificato di Leone XI (1-21
aprile 1605), regnava sulla Chiesa Paolo V. Egli rinnovò loro le
credenziali da presentare nella capitale persiana di allora.
Superarono le prime difficoltà di installazione anche con le offerte
ricevute dallo Sha.
In Persia
lavorarono nelle case di Isfahan (1607-1749), Hormuz (1612-1622), Shiraz
(1623-1738), Giulfa (1691-1752), Kharg (1753-1766), Bandar Abbas
(11688-1775), Bushire (1688-1755) e Hamadan (1720-1752). Il loro
campo di lavoro era l’assistenza e la conversione agli armeni, caldei ed
altri eretici o scismatici. Tra le conversioni la più
significativa fu quella del nobile anglicano Robert Sherley, accolto
nella Chiesa cattolica il 2 febbraio 1608. Egli sposò la
nobildonna Sampsonia Amazonitios, che ricevette il nome di Teresa al
momento del battesimo. Fu un motivo che fece apprezzare ancor più la
presenza dei Carmelitani nel suo regno da parte dello Sha. Il 14 aprile
1624 ricevettero l’autorizzazione per tradurre in arabo il messale, e in
seguito poterono fare lo stesso per il turco, il 30 giugno 1627.
Verso il
1640 cominciarono l’apostolato della conversione dei “mandei” o
cristiani di san Giovanni Battista. Continuarono l’apostolato con i
giacobini e gli armeni, arrivando anche a celebrare la messa nella loro
lingua. Si occuparono anche dei Siri dell’Azerbaigian. La
difficoltà delle conversioni di mussulmani venne risolta battezzando
bambini neonati e moribondi, così il numero della “massa candida” andava
aumentando. La pratica andò avanti, anche dopo una scrupolosa
consultazione della Congregazione di Propaganda Fide che, il 13 febbraio
1658, rispose in maniera affermativa. Anche il celebre missionario
gesuita Alessandro Rhodes praticò questo tipo di pastorale, scrivendo
compiaciuto il 20 maggio 1659 a suo fratello la felicità che sentiva nel
“mandare tanti angioletti in cielo”.
Grazie al
lavoro pastorale dei Carmelitani il 12 ottobre 1632 la Santa Sede
istituiva la diocesi di Isfahan, ma già il 6 settembre dello stesso anno
era stato eletto il vescovo, nella persona di p. Giovanni Taddeo di s.
Eliseo. La consacrazione episcopale ebbe luogo il 18 settembre a
Roma. Egli non riuscì però ad entrare nella sua diocesi, in quanto
mentre si trovava in Spagna, pronto ad imbarcarsi a Lisbona, morì a
Lerida il 5 settembre dell’anno seguente. Fu il primo vescovo del
Carmelo riformato.
Grazie alla
missione in Persia, il nostro Ordine passò le Alpi. Arrivando in Europa
Centrale ed Orientale fondò il primo convento in Polonia. Inaugurò
il suo apostolato tra gli schiavi, e attraverso questa missione giunse
anche al vastissimo mondo dell’Asia. Ebbe il suo primo contatto
con l’Ecumenismo, grazie all’apostolato tra i Ruteni, e la sua prima
esperienza con l’Islam. Per questo viviamo un centenario che ci porta
“le primizie dello Spirito”.
Bibliografia essenziale:
1)
Bertholde–Ignace de Ste Anne, Histoire de l’établissement de
la Mission de Perse. Bruxelles-Paris [1885], 372 pp.
2)
Florencio del Niño Jesús, ¡A Persia! Biblioteca
Carmelitano-Teresiana de Misiones II. Pamplona 1929, 167 pp.
3)
Id., En Persia. Pamplona 1930, 144 pp.
4)
[Chich Herbert], A Chronicle of the Carmelite in Persia and
the papal Misión of the XVIIth and XVIIIthe Century. 2 vol.
Eyre a. Spottiswoode. London 1939.
5)
Carlos Alonso, OSA, Los mandeos y las misiones católicas
en la primera mitad del s. XVII. Orientalia Cristiana Analecta
179. Roma 1967, 263 pp.
6)
Id., Clemente VIII y la fundación de las Misiones
católicas en Persia, in La ciudad de Dios 71 (1958)
196-240.
7)
Annibale Bugnini, La Chiesa in Iran. I Carmelitani
(1604-1775). Edizioni Vincenziane. Roma 1981, pp. 137-153.
|
2.
1604 - Parigi 18
ottobre - 2004
Quarto centenario dei Carmelitani
Scalzi
|
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Questo anniversario dell’introduzione della Riforma teresiana in
Francia è l’occasione di un invito da parte dei Carmelitani e delle
Carmelitane Scalze a celebrare la portata missionaria di questo
avvenimento. In esso riecheggiano anche le parole stesse di
santa Teresa di Gesù, il cui agire si radica proprio in un
sentimento di compassione per “le disgrazie della Francia”,
sconvolta dalle guerre di religione: “ebbi notizia dei danni e delle
stragi che i luterani facevano in Francia… mi pareva che pur di
salvare un’anima sola delle molte che là si perdevano, avrei
sacrificata mille volte la vita” (Cammino di perfezione 1,2).
Tale angoscia apostolica della Madre è stata assunta integralmente e
condivisa dalle principali protagoniste della fondazione del 1604,
alla luce di sei orientamenti generali che affidiamo alla vostra
riflessione:
1) L’ideale missionario del Carmelo
teresiano:
Santa
Teresa di Gesù, rinnovando l’Ordine del Carmelo, l’ha impregnato di
spirito apostolico e missionario, come mai prima di allora. Il
Concilio Vaticano II l’ha fortunatamente ricordato: tutta la Chiesa
è missionaria. A maggior ragione, la vita consacrata è
missionaria in tutte le sue componenti, poiché essa si situa al
cuore stesso della Chiesa, della quale esprime la realtà più
sostanziale. E’ immagine delle relazioni intratrinitarie che
uniscono tra loro le tre Persone divine, legate da un dono
vicendevole incessante, fonte di intensa comunione ecclesiale.
L’esortazione apostolica Vita consecrata insiste molto su
questo punto. La comunione è una “missione”, dal momento che ogni
persona è inviata verso gli altri. La missione in quanto tale deve
divenire fonte di comunione. Ogni battezzato è impegnato/a in
questo “va e vieni” mistico. La missione è iscritta al cuore stesso
del mistero della Chiesa. Essa è comunione, oltre che slancio nel
dono di sé e l’incontro con il prossimo. Questo nuovo accento,
questa luce nuova sulla vita consacrata, riflette perfettamente le
intuizioni missionarie di santa Teresa, nella sorgente stessa del
suo carisma.
2) Lo spirito missionario dei fondatori francesi:
Una
laica, Barbara Acarie, la futura beata Maria dell’Incarnazione, e
Giovanni di Bretigny sono coloro che introducono la Riforma
teresiana in Francia. Tutti e due hanno saputo cogliere le
necessità e le attese della Chiesa di Francia, alle soglie di un’era
di rinnovamento. La storia dimostra che proprio dal palazzo
della signora Acarie sono partite le prime imprese che hanno segnato
la Riforma cattolica in Francia.
Assicurando la prima traduzione francese di santa Teresa (1601),
Giovanni di Bretigny raggiunge il mondo delle anime. Grande
missionario, trascina con sé tutti i suoi compatrioti verso un nuovo
mondo. Rispondendo ad un’intensa sete spirituale, egli rende
possibile una vera e propria “invasione mistica”, di cui il XVII
secolo francese sarà teatro privilegiato, così come il XVI secolo
spagnolo.
Barbara
e Giovanni sono stati missionari nella misura in cui hanno aiutato
la Chiesa di Francia a rinnovarsi profondamente. Dopo le
guerre di religione, al di là dei pregiudizi nazionalisti, hanno
capito che la Spagna era il modello da copiare per una Francia in
via di ricomposizione. Il Carmelo Riformato è parso a molti
come il miglior antidoto contro l’eresia protestante.
La
“missione” comincia sempre con la decisione personale di
conversione, a trovare gli strumenti per una nuova partenza con
Cristo.
3) Lo spirito missionario delle Madri fondatrici spagnole:
Ci
voleva dell’audacia apostolica per superare i Pirenei nel 1604, e
tentare “l’avventura francese”. Le cronache riportano che le
fondatrici spagnole erano pronte, per così dire, al martirio, avendo
attraversato buona parte del territorio francese fino a Parigi
ostentando crocifissi e rosari all’esterno della loro carrozza.
Anna di Gesù in una lettera dell’8 marzo 1605, raccontando il suo
arrivo a Parigi, scrive: “quasi tutti gli abitanti dei villaggi
erano eretici; e ciò traspariva chiaramente dai loro volti, dal
momento che avevano l’apparenza di condannati”. Al di là
dell’esagerazione di tali espressioni, la Francia era davvero una
terra piena di pericoli per le sei carmelitane spagnole. La
fondazione di Parigi giunge in piena crisi politica ed economica
(1603-1604), tra i regni di re molto cattolici e molto cristiani.
I
Carmeli fondati dalla Madre sono sempre stati dei focolai di mistica
« del martirio ». Durante le ricreazioni, le figlie di santa Teresa
mimavano scene di martirio. Nei loro desideri apostolici le
sorelle consideravano la Francia allo stessa stregua del Congo o
della Nuova Spagna, come una terra di missione.
Già nel
1588 la sorella di sangue di padre Graziano, Giuliana della Madre di
Dio, carmelitana a Siviglia, scrive a Bretigny: “Piaccia a sua
divina Maestà ascoltare ciò che gli chiedo per la nazione francese,
e di accondiscendere al mio desiderio di vedermi lì (…) Spero di
diventare buona, e di meritare maggiormente di chiamarmi francese,
avendo già rinunciato al nome di castigliana. Non desidero felicità
maggiore di quella di soffrire per Gesù Cristo e di donare il mio
sangue per la santa fede, e mille vite se potessi (…) Tutte noi
siamo decise a diventare francesi (…) Chi non vorrebbe morire in
Francia a causa dell’amore di Dio?”
L’idea
delle suore spagnole è che la Francia è il luogo ideale per
sviluppare quell’ideale missionario di madre Teresa, anche perché la
Spagna comincia ad essere vittima del suo stesso protezionismo. La
prima generazione teresiana si spegne. I frati carmelitani scalzi
(che dirigono le suore) hanno la tendenza alla rigidità. Per vent’anni
suor Maria di San Giuseppe, amica intima di santa Teresa, ha
imparato il francese nella speranza di poter realizzare il progetto
fondatore di Bretigny, suo vecchio amico. Anche prima di
partire – e davvero poche sono poi partite materialmente – le
carmelitane spagnole sono in stato di “missione”.
La
missione è dimenticanza di sé e capacità di andare al di là dei
propri limiti. E’ uno stato spirituale permanente, anche se non si
lascia per niente il proprio paese di origine.
4) Giovanni di Brétigny e le missioni
carmelitane:
Il
primo traduttore francese di santa Teresa ha meritato a pieno titolo
l’omaggio del Carmelo, anche se non è mai uscito dall’ombra.
Prima
di ogni altro francese ha conosciuto santa Teresa e l’ha fatta
conoscere agli altri. Prima di ogni altro fondatore francese ha
vissuto la dimensione missionaria del Carmelo. Per 45 anni
(1585-1630), Bretigny ha fatto di tutto per inviare dei carmelitani
in Congo. Non riusciamo ad immaginare la quantità di fatiche che ha
affrontato e che si sono rivelate infruttuose. Egli non ha voluto
dei Carmeli a Parigi (1604) e a Bruxelles (1607) per se stessi, ma
in vista di vedere un giorno uscire da lì dei religiosi che
bruciassero della stessa fiamma di santa Teresa, che ne aveva voluti
alcuni che s’imbarcassero per il regno del Congo.
Bretigny è morto nel 1634. La sua azione senza frutti non è però
stata vana. Ha acceso un fuoco che è rimasto a covare sotto la
cenere. Un bel giorno, nel 1934 (giusto tre secoli più tardi!) dei
carmelitani belgi fondavano il primo Carmelo congolese.
Al di
là degli scacchi apparenti la missione porta sempre i suoi frutti.
C’è chi semina, e c’è chi raccoglie.
5
5) Il viaggio in Spagna (26-9-1603 / 15-10-1604): una
testimonianza missionaria
Molti
protagonisti della fondazione del 1604 (Louise Jourdain, Jean Navet,
Anna di Gesù) ci hanno lasciato un racconto della spedizione
francese partita per la Spagna per riportarne dei carmelitani.
E’ una vera e propria epopea missionaria, degna di un romanzo di
avventure e piena di senso dell’umorismo. Il quarto centenario
potrebbe essere l’occasione di rituffarsi in queste pagine gustose,
tra le più significative negli annali missionari del Carmelo.
6) Portata missionaria della fondazione
del 1604 : la posterità spirituale:
L’albero genealogico dei Carmeli riformati attesta in maniera chiara
che la fondazione di Parigi è all’origine (diretta o indiretta) di
quasi tutti gli altri Carmeli del mondo al di fuori della penisola
iberica.
Frutto
di un autentico spirito teresiano, il Carmelo francese diventerà
esso stesso missionario e affronterà la sfida dell’inculturazione
propagandosi nel mondo intero. Non esiste che una sola
missione, quella di Cristo, che sposa ogni cultura, ogni
particolarità nazionale. Poi il frutto di una missione è
ancora lo spirito missionario, che porta al di là di nuove
frontiere. E sarà così fino alla fine dei tempi.
******************
Quattro
secoli separano il 1604 dal 2004. La missione resta sempre
un’urgenza, nella grande tradizione degli apostoli di Cristo,
del santo profeta Elia, e di santa Teresa di Gesù.
*Per
saperne di più ….
Chroniques de l’Ordre des Carmélites, tome
I, Troyes, 1846, pp. 43 à 116. Racconto dettagliato del viaggio in
Spagna (1603-1604).
Rivista
CARMEL (edita dai Frati Carmelitani Scalzi di Avignone
Aquitania), n0 112 (2004-2) Numero speciale dedicato al
quarto centenario dell’inizio dei Carmelitani Scalzi in Francia.
Sito
web del Carmelo francese: parte storica:
http://www.carmel.asso.fr/histoire/histoire.shtml
3.
IV Centenario del primo
Carmelo femminile d’America
1604 - Puebla de los
Angeles (Messico) - 2004
Tutto era
cominciato con un movimento laicale. Il “Tesoro nascosto nel monte
Carmelo messicano” di p. Agostino della Madre di Dio, opera inedita fino
al 1986, riferisce particolari pittoreschi. Le iniziatrici del gruppo
erano state un gruppo un gruppo di pie andaluse, vedove e signorine,
arrivate per motivi familiari o altro in terra messicana. Data la
sua inclinazione per la preghiera e la solitudine, Anna Núñez emerge
come mente direttrice del gruppo. Era nata a Gibraleón (Spagna), e una
volta rimasta orfana in patria con sua sorella Beatrice, era emigrata in
Messico. Morto il possidente fratello Pedro, ella si era data ad una
vita di raccogliemento, mentre la sorella Beatrice si era sposata.
Elvira Suárez, una signora di Siviglia, era anch’essa venuta in Messico
ed era diventata vedova molto presto. Si unì pertanto alla vita di pietà
di Anna Núñez, e ad esse si unì un’altra signora Sivigliana di nome
Juana Fajardo.
Le tre pie
andaluse in un primo tempo vivevano nella casa di Beatrice Núñez. Dal
1593 in poi si spostarono in una casa per conto loro. Sotto la direzione
del padre Alonso Ruiz sj, si decisero a vivere in clausura religiosa,
emettendo il voto di castità nelle mani del Vicario episcopale. La
loro casa fu convertita in monastero dal vescovo di Puebla, nel 1596.
Lì entrò anche Maria Vides, nipote del direttore p. Alonso.
Per ragioni
climatiche, nel 1601 la casa di preghiera si trasferì a Puebla.
Nel frattempo le tre pie donne erano entrate in possesso delle Opere
di santa Teresa, portate dalla Spagna da un francescano, commissario
dell’Inquisizione. La lettura assidua e commentata di questi scritti
indirizzò questa comunità di pie laiche verso la formazione di una
comunità carmelitana. Il Carmelitano Pietro degli Apostoli, che aveva
vissuto con san Giovanni della Croce in Spagna, fu il confessore e
l’iniziatore degli insegnamenti della comunità teresiana.
La trafila
dei brevi pontifici per ottenere la fondazione canonica fu molto lunga.
In un documento dell’archivio vaticano si parla dell’istanza presentata
dall’Arcivescovo eletto in Messico e del presidente del Consiglio delle
Indie al Generale dell’Ordine, per la fondazione di un Carmelo nella
città messicana. Il 29 maggio del 1601 la Congregazione dei
Vescovi e Regolari diceva: “Scribatur ad mentem Smi”. Ma qual’era l’idea
del papa? In una lettera della Congregazione romana al Generale
Francesco della Madre di Dio si diceva che non conveniva mandare monache
in Messico per “non esporle al pericolo della navigazione e di un lungo
viaggio, dove sarebbero potuti nascere scandali e disordini di gravi
conseguenze”. Si concedeva facoltà al Generale di rispondere, qualora
fosse necessario, persino con censure, se le istanze si fossero
ripetute, insistendo a chiedere monache dalla Spagna per qualsiasi luogo
delle Indie.
Così la
prima fondazione di Carmelitane Scalze sul suolo americano non venne
compiuta con monache provenienti dalla penisola iberica. Nacque
carismaticamente dagli sviluppi teresiani di un gruppo di laiche che
vivevano la vita comunitaria nella loro casa di Puebla. Papa Clemente
VIII concesse la bolla di erezione il 5 luglio del 1602. Per i
ritardi postali e per altri motivi, la sua esecuzione avvenne solo il 27
dicembre del 1604. “Tutta la città – scrive il Tesoro escondido –
era presente in adunanza, insieme a mons. Vescovo” (p. 312). Le
cinque donne aspiranti che avevano perseverato ricevettero l’abito.
L’omelia di circostanza venne tenuta dal priore del Carmine, padre Pedro
degli Apostoli. Scrive ancora il Tesoro escondido: “furono le
prime carmelitane di cui l’America si pregiò…”
Fecero la
professione nel giorno dei Santi Innocenti dell’anno seguente. Entrarono
altre due giovani.
Il monastero continuò a
vivere con l’ingresso di nuove vocazioni.
La priora era Anna Núñez di Gesù, e la
sottopriora sr. Elvira Suárez di san Giuseppe. Maria Vides della
Presentazione fungeva da torriera, e sr. Juana Fajardo di san Paolo da
maestra delle novizie.
Con le
leggi persecutorie del paese il monastero conobbe esili e soppressioni
temporanei. Ma nei 400 anni di esistenza di questo primo monastero in
terra americana sono vissute 198 carmelitane. Dopo le cinque fondatrici
spagnole, la maggioranza delle vocazioni provenivano dalla stessa
arcidiocesi di Puebla. La comunità ha avuto la fortuna di conservare
fino ai nostri giorni tutta la documentazione storica, riuscendo persino
a ricuperare parte del monastero originale iniziale, obiettivo che non è
riuscito a nessun altro Carmelo del paese.
Nel 1970 si
è potuto restaurare l’edificio, restituendone per quanto possibile il
suo aspetto primitivo. Lo storico Carmelo di Puebla ha fondato quello di
Guadalajara nel 1695. Nel 1748 ha dato origine ad un secondo
Carmelo, quello “de la Soledad”, nella stessa città di Puebla. Nel 1851
ha preso parte alla fondazione della comunità di Orizaba. Puebla ha
partecipato all’espansione del Carmelo anche al di fuori dei confini del
paese, in quanto nel 1984 è stato fondato con il suo apporto il
monastero di Santa Cruz, oggi a Cobán (Guatemala). Da qui è scaturita
una nuova germinazione secolare.
La cronaca
del Tesoro escondido è prodiga nel raccontare la vita di varie
religiose che si sono distinte in questo convento per la loro elevata
santità, evidenziando fra tutte la madre Isabel Bonilla
dell’Incarnazione (1594-1633). Tutto il Carmelo americano, del nord, del
sud e quello insulare, celebra con gioia questo IV centenario della
prima fondazione di vita teresiana claustrale sul Continente. Il 2004 è
in definitiva l’anno del IV centenario del Carmelo femminile nel Nuovo
Mondo.