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Secretariat of Missions: ocdmis@pcn.net + FAX ++39 06 85443212

 

Alle sorelle e fratelli del Carmelo,

Ai membri della famiglia carmelitana,

Alle benefattrici e benefattori,

A coloro che si interessano alle Missioni Carmelitane  

 

In questa giornata missionaria per eccellenza, che è la festa di Pentecoste, vorrei ricordarvi la triplice commemorazione missionaria che celebriamo in questo anno 2004:

1) la prima spedizione del Carmelo in Persia (6 luglio);

2) la fondazione del Carmelo femminile a Parigi (18 ottobre);

3) la prima fondazione del Carmelo femminile sul suolo americano (27 dicembre).

Date diverse, ma nello stesso anno, 1604. Sono tre quattrocentenari che conviene ricordare.

 

Questi tre avvenimenti hanno un significato speciale. Hanno definitivamente contrassegnato la missionarietà dell’Ordine.  Hanno tutte e tre rotto degli schemi, creando un’apertura dei propri confini e della vicinanze di origine. Hanno presupposto un salto culturale di insospettate proporzioni. Non solo perché figlie e figli di santa Teresa si sono incamminati per altri destini che non erano le sponde del Mediterraneo, dirigendosi verso orizzonti centroeuropei e nordici, ai popoli germanici e slavi. Fu un’immersione in culture lontane, il primo contatto con l’Ecumenismo e l’Islam, verso Oriente, e impiantando il primo Carmelo di clausura al di là dell’oceano, nelle terre delle Americhe, in Messico.

 

Oserei dire che il 1604 è stato l’anno più missionario del Carmelo, quello degli slanci più coraggiosi e innovatori, che hanno marcato il suo cammino ed hanno configurato il futuro. Nell’Ordine viviamo di questa impronta carismatica. Si è sempre trattato di un’avanzata, senza cedimento alla retromarcia.

 

Ci sono molti motivi di rendimento di grazie in questo triplice quattrocentenario del 2004. Considero una grazia il poterlo celebrare con la coscienza di ciò che significhi, perché ci radica nella vocazione missionaria ed universale del Carmelo. Offro qui di seguito alcune brevi pagine commemorative, descrivendo i fatti e la loro portata storica.

 

Questa volta mi accontento di una rievocazione storica. Essendo tanto grandiosa e stimolante, mi pareva sufficiente. Da qui può sorgere una spontanea valorizzazione del passato e una riflessione di pertinente attualità. Almeno lo spero.

 

   Con i saluti più fraterni,

Dámaso Zuazua, ocd,
  Segretario per le Missioni

 

Giovanni Taddeo (Roldan) di s. Eliseo

 

1.
 

1604  - 6  luglio - 2004

 

IV  Centenario  della spedizione missionaria in Persia

 

 

  Come frutto del fermento missionario della Congregazione italiana, padre Pietro della Madre di Dio propose a Clemente VIII la disponibilità dell’Ordine ad inviare missionari carmelitani in Terra Santa.  Ma la risposta del papa fu che nella terra di Gesù non c’era penuria di missionari. Pensava che la volontà missionaria del Carmelo potesse rendere un servizio migliore recandosi in Persia.

 

Con la missione in Persia, affidata ai Carmelitani, Clemente VIII intendeva rispondere alla delegazione di Sha Abbas il Grande (1587-1628), giunta a Roma il 5 aprile 1601, per proporre al papato un’alleanza anti-turca. Lo Sha chiedeva anche sacerdoti per l’assistenza ai cattolici di Persia. La prima missione in Persia ad opera di due gesuiti nel 1601 non aveva portato nessun risultato a causa dell’intrusione del Viceré dell’India, a Goa.  Nel 1602 un gruppo di agostiniani spagnoli, con il patronato di Filippo III e con l’appoggio economico dell’Arcivescovo di Goa, mons. A. Meneses, si era stabilito ad Isfahan.

 

Anche se Ludovico von Pastor parla di sei carmelitani, in realtà partirono per la prima missione del Carmelo in Oriente, in Persia, tre sacerdoti e un fratello non chierico.  Si chiamavano Paolo Simone (Rivarola) di Gesù, genovese di 28 anni, Giovanni Taddeo (Roldan) di s. Eliseo, calagorritano e primo vescovo del Carmelo Teresiano, Vicente (Gambart) di san Francesco, valenziano, e Giovanni (Angeli) dell’Assunzione, fratello non chierico proveniente dall’Umbria.  Li accompagnava un militare spagnolo, don Francisco Riodolid de Peralta, che si trovava a Napoli ed era destinato a prestare alcuni servizi alla corte dello Sha. Il 4 luglio 1604 la spedizione fu ricevuta dal papa. Egli chiese loro di emettere i tre voti complementari, ossia 1) evangelizzare dovunque fossero stati mandati dai superiori, 2) accettare la morte a causa della fede, se necessario, 3) non accettare né oro né pietre preziose. Due giorni più tardi, il 6 dello stesso mese, essi partirono dal convento di S. Maria della Scala, in Roma. I missionari portavano con sé sette brevi papali di raccomandazione per i monarchi e i nunzi dei paesi che dovevano attraversare.

 

Si dovette scegliere la rotta da seguire. Venne scelta la più lunga perché più sicura, attraverso la Germania, la Boemia, la Moravia, la Polonia, fino al mar Baltico, Lituania, Russia e mar Caspio. Bisognava evitare il mar Mediterraneo, la Siria e la Mesopotamia a causa della guerra tra turchi e persiani.

 

Essi arrivarono a Cracovia il 25 di agosto.  Durante il regno di Sigismondo III Vasa (1587-1632) si era tenuto un Sinodo a Brest, nel 1596, nel quale si era arrivati all’unione dei Ruteni con Roma. La permanenza carmelitana nella capitale questa volta fu breve, ma fu sufficiente perché la loro reputazione rimanesse viva nella memoria del paese. La spedizione era stata presentata dal Nunzio Claudio Rangone al re, che concesse loro un salvacondotto per la Polonia e la Lituania, oltre che lettere di presentazione per il duca di Mosca e il re di Persia. Il 13 settembre partirono da Cracovia, attraverso Luck, verso Vilna. Da lì avrebbero proseguito il loro viaggio verso Mosca e la Persia. La permanenza in suolo polacco durò 15 mesi.

 

Fu un tempo sufficiente per cominciare un apostolato tra i Ruteni, secondo la raccomandazione del vescovo di Luck. I Carmelitani arrivarono al cuore del problema soprattutto a Vilna. Presero contatto con i due grandi protagonisti dell’unione, e con i Gesuiti di Polock. Per conoscere l’impegno ecumenico dei nostri missionari è importante leggere la loro corrispondenza, conservata nel nostro Archivio Generale a Roma.  La “Missione ai Ruteni” della quale ci parla padre Simone Paolo Rivarola, responsabile della missione in Persia, comprendeva moscoviti, ruteni, greci scismatici, eretici. La sua idea era quella di fondare un seminario per formare apostoli per il lavoro a Mosca, in Serbia, Valacchia, Moldavia e Bulgaria: “ “Spes itaque conversionis Moscovitarum humano modo loquendo non videtur esse alia quam per Ruthenos...”.  Era la risposta alla speranza di papa Clemente VIII: “Con voi , cari Ruteni, si dve convertire tutto l’Oriente”. Non venne scartata nemmeno l’evangelizzazione degli svedesi, se Sigismondo III avesse nuovamente conseguita la corona di Svezia. Era nelle previsioni una missione nel nord Europa.

 

Grazie a  questo apostolato specifico ed intenso con i Ruteni, nella zona orientale del regno di Polonia, quale era la Russia e la Moscovia, il 5 maggio 1605 il Capitolo Generale della Congregazione d’Italia decise di fondare un “hospicium pro missionariis” a Cracovia. Sarebbe stato il punto di appoggio per le missioni carmelitane nel Nord e nell’Est. I fondatori furono Mattia (Hurtado de Mendoza) di san Francesco, Giovanni del SS. Sacramento, primo maestro dei novizi in Polonia, Alfonso della Madre di Dio e fra Giacomo di san Bartolomeo, tre spagnoli e un napoletano.

 

Al loro passaggio nell’odierno Turkestan fra Juan e il soldato Riodolid perirono a causa delle sofferenze dovute al freddo e ad altri malanni.  I tre sopravvissuti arrivarono ad Isfahan il 2 dicembre 1607, dopo tre anni e mezzo di viaggio, tra avanzamenti e ritirate. Dopo la morte di Clemente VIII (5 marzo 1605) e il breve pontificato di Leone XI (1-21 aprile 1605), regnava sulla Chiesa Paolo V. Egli rinnovò loro le credenziali da presentare nella capitale persiana di allora.  Superarono le prime difficoltà di installazione anche con le offerte ricevute dallo Sha.

 

In Persia lavorarono nelle case di Isfahan (1607-1749), Hormuz (1612-1622), Shiraz (1623-1738), Giulfa (1691-1752), Kharg (1753-1766), Bandar Abbas (11688-1775), Bushire (1688-1755) e Hamadan (1720-1752).  Il loro campo di lavoro era l’assistenza e la conversione agli armeni, caldei ed altri eretici o scismatici.  Tra le conversioni la più significativa fu quella del nobile anglicano Robert Sherley, accolto nella Chiesa cattolica il 2 febbraio 1608.  Egli sposò la nobildonna Sampsonia Amazonitios, che ricevette il nome di Teresa al momento del battesimo. Fu un motivo che fece apprezzare ancor più la presenza dei Carmelitani nel suo regno da parte dello Sha. Il 14 aprile 1624 ricevettero l’autorizzazione per tradurre in arabo il messale, e in seguito poterono fare lo stesso per il turco, il 30 giugno 1627.

 

Verso il 1640 cominciarono l’apostolato della conversione dei “mandei” o cristiani di san Giovanni Battista. Continuarono l’apostolato con i giacobini e gli armeni, arrivando anche a celebrare la messa nella loro lingua. Si occuparono anche dei Siri dell’Azerbaigian.  La difficoltà delle conversioni di mussulmani venne risolta battezzando bambini neonati e moribondi, così il numero della “massa candida” andava aumentando. La pratica andò avanti, anche dopo una scrupolosa consultazione della Congregazione di Propaganda Fide che, il 13 febbraio 1658, rispose in maniera affermativa. Anche il celebre missionario gesuita Alessandro Rhodes praticò questo tipo di pastorale, scrivendo compiaciuto il 20 maggio 1659 a suo fratello la felicità che sentiva nel “mandare tanti angioletti in cielo”.

 

Grazie al lavoro pastorale dei Carmelitani il 12 ottobre 1632 la Santa Sede istituiva la diocesi di Isfahan, ma già il 6 settembre dello stesso anno era stato eletto il vescovo, nella persona di p. Giovanni Taddeo di s. Eliseo.  La consacrazione episcopale ebbe luogo il 18 settembre a Roma.  Egli non riuscì però ad entrare nella sua diocesi, in quanto mentre si trovava in Spagna, pronto ad imbarcarsi a Lisbona, morì a Lerida il 5 settembre dell’anno seguente. Fu il primo vescovo del Carmelo riformato.

 

Grazie alla missione in Persia, il nostro Ordine passò le Alpi. Arrivando in Europa Centrale ed Orientale fondò il primo convento in Polonia.  Inaugurò il suo apostolato tra gli schiavi, e attraverso questa missione giunse anche al vastissimo mondo dell’Asia.  Ebbe il suo primo contatto con l’Ecumenismo, grazie all’apostolato tra i Ruteni, e la sua prima esperienza con l’Islam. Per questo viviamo un centenario che ci porta “le primizie dello Spirito”.

 

 

Bibliografia essenziale:

 

1)  Bertholde–Ignace de Ste Anne, Histoire de l’établissement de la Mission de Perse. Bruxelles-Paris [1885], 372 pp.

2)  Florencio del Niño Jesús, ¡A Persia! Biblioteca Carmelitano-Teresiana de Misiones II. Pamplona 1929, 167 pp.

3)  Id., En Persia.  Pamplona 1930, 144 pp.

4)  [Chich Herbert], A Chronicle of the Carmelite in Persia and the papal Misión of the XVIIth and XVIIIthe Century.  2 vol.  Eyre a. Spottiswoode. London 1939.

5)  Carlos Alonso, OSA,  Los mandeos y las misiones católicas en la primera mitad del  s. XVII. Orientalia Cristiana Analecta 179. Roma 1967, 263 pp.

6)  Id., Clemente VIII y la fundación de las Misiones  católicas en Persia, in La ciudad de Dios  71 (1958) 196-240.       

7)  Annibale Bugnini, La Chiesa in Iran. I Carmelitani (1604-1775). Edizioni Vincenziane. Roma 1981,  pp. 137-153.

 

 

2.

1604 - Parigi  18 ottobre - 2004

Quarto centenario dei Carmelitani Scalzi

beata Maria dell’Incarnazione

 

  Questo anniversario dell’introduzione della Riforma teresiana in Francia è l’occasione di un invito da parte dei Carmelitani e delle Carmelitane Scalze a celebrare la portata missionaria di questo avvenimento.  In esso riecheggiano anche le parole stesse di santa Teresa di Gesù, il cui agire si radica proprio in un sentimento di compassione per “le disgrazie della Francia”, sconvolta dalle guerre di religione: “ebbi notizia dei danni e delle stragi che i luterani facevano in Francia… mi pareva che pur di salvare un’anima sola delle molte che là si perdevano, avrei sacrificata mille volte la vita” (Cammino di perfezione 1,2).

  Tale angoscia apostolica della Madre è stata assunta integralmente e condivisa dalle principali protagoniste della fondazione del 1604, alla luce di sei orientamenti generali che affidiamo alla vostra riflessione:

 

1) L’ideale missionario del Carmelo teresiano:

 

Santa Teresa di Gesù, rinnovando l’Ordine del Carmelo, l’ha impregnato di spirito apostolico e missionario, come mai prima di allora. Il Concilio Vaticano II l’ha fortunatamente ricordato: tutta la Chiesa è missionaria.  A maggior ragione, la vita consacrata è missionaria in tutte le sue componenti, poiché essa si situa al cuore stesso della Chiesa, della quale esprime la realtà più sostanziale.  E’ immagine delle relazioni intratrinitarie che uniscono tra loro le tre Persone divine, legate da un dono vicendevole incessante, fonte di intensa comunione ecclesiale.

L’esortazione apostolica Vita consecrata insiste molto su questo punto. La comunione è una “missione”, dal momento che ogni persona è inviata verso gli altri. La missione in quanto tale deve divenire fonte di comunione.  Ogni battezzato è impegnato/a in questo “va e vieni” mistico. La missione è iscritta al cuore stesso del mistero della Chiesa. Essa è comunione, oltre che slancio nel dono di sé e l’incontro con il prossimo.  Questo nuovo accento, questa luce nuova sulla vita consacrata, riflette perfettamente le intuizioni missionarie di santa Teresa, nella sorgente stessa del suo carisma.

 

2) Lo spirito missionario dei fondatori francesi:

 

Una laica, Barbara Acarie, la futura beata Maria dell’Incarnazione, e Giovanni di Bretigny sono coloro che introducono la Riforma teresiana in Francia.  Tutti e due hanno saputo cogliere le necessità e le attese della Chiesa di Francia, alle soglie di un’era di rinnovamento.  La storia dimostra che proprio dal palazzo della signora Acarie sono partite le prime imprese che hanno segnato la Riforma cattolica in Francia.

Assicurando la prima traduzione francese di santa Teresa (1601), Giovanni di Bretigny raggiunge il mondo delle anime. Grande missionario, trascina con sé tutti i suoi compatrioti verso un nuovo mondo. Rispondendo ad un’intensa sete spirituale, egli rende possibile una vera e propria “invasione mistica”, di cui il XVII secolo francese sarà teatro privilegiato, così come il XVI secolo spagnolo.

Barbara e Giovanni sono stati missionari nella misura in cui hanno aiutato la Chiesa di Francia a rinnovarsi profondamente.  Dopo le guerre di religione, al di là dei pregiudizi nazionalisti, hanno capito che la Spagna era il modello da copiare per una Francia in via di ricomposizione.  Il Carmelo Riformato è parso a molti come il miglior antidoto contro l’eresia protestante.

La “missione” comincia sempre con la decisione personale di conversione, a trovare gli strumenti per una nuova partenza con Cristo.

 

3) Lo spirito missionario delle Madri fondatrici spagnole:

 

Ci voleva dell’audacia apostolica per superare i Pirenei nel 1604, e tentare “l’avventura francese”. Le cronache riportano che le fondatrici spagnole erano pronte, per così dire, al martirio, avendo attraversato buona parte del territorio francese fino a Parigi ostentando crocifissi e rosari all’esterno della loro carrozza.  Anna di Gesù in una lettera dell’8 marzo 1605, raccontando il suo arrivo a Parigi, scrive: “quasi tutti gli abitanti dei villaggi erano eretici; e ciò traspariva chiaramente dai loro volti, dal momento che avevano l’apparenza di condannati”. Al di là dell’esagerazione di tali espressioni, la Francia era davvero una terra piena di pericoli per le sei carmelitane spagnole. La fondazione di Parigi giunge in piena crisi politica ed economica (1603-1604), tra i regni di re molto cattolici e molto cristiani.

I Carmeli fondati dalla Madre sono sempre stati dei focolai di mistica « del martirio ». Durante le ricreazioni, le figlie di santa Teresa mimavano scene di martirio.  Nei loro desideri apostolici le sorelle consideravano la Francia allo stessa stregua del Congo o della Nuova Spagna, come una terra di missione.

Già nel 1588 la sorella di sangue di padre Graziano, Giuliana della Madre di Dio, carmelitana a Siviglia, scrive a Bretigny: “Piaccia a sua divina Maestà ascoltare ciò che gli chiedo per la nazione francese, e di accondiscendere al mio desiderio di vedermi lì (…) Spero di diventare buona, e di meritare maggiormente di chiamarmi francese, avendo già rinunciato al nome di castigliana. Non desidero felicità maggiore di quella di soffrire per Gesù Cristo e di donare il mio sangue per la santa fede, e mille vite se potessi (…) Tutte noi siamo decise a diventare francesi (…) Chi non vorrebbe morire in Francia a causa dell’amore di Dio?”

L’idea delle suore spagnole è che la Francia è il luogo ideale per sviluppare quell’ideale missionario di madre Teresa, anche perché la Spagna comincia ad essere vittima del suo stesso protezionismo. La prima generazione teresiana si spegne. I frati carmelitani scalzi (che dirigono le suore) hanno la tendenza alla rigidità. Per vent’anni suor Maria di San Giuseppe, amica intima di santa Teresa, ha imparato il francese nella speranza di poter realizzare il progetto fondatore di Bretigny, suo vecchio amico.  Anche prima di partire – e davvero poche sono poi partite materialmente – le carmelitane spagnole sono in stato di “missione”.

La missione è dimenticanza di sé e capacità di andare al di là dei propri limiti. E’ uno stato spirituale permanente, anche se non si lascia per niente il proprio paese di origine.

 

4) Giovanni di Brétigny e le missioni carmelitane:

 

Il primo traduttore francese di santa Teresa ha meritato a pieno titolo l’omaggio del Carmelo, anche se non è mai uscito dall’ombra.

Prima di ogni altro francese ha conosciuto santa Teresa e l’ha fatta conoscere agli altri. Prima di ogni altro fondatore francese ha vissuto la dimensione missionaria del Carmelo. Per 45 anni (1585-1630), Bretigny ha fatto di tutto per inviare dei carmelitani in Congo. Non riusciamo ad immaginare la quantità di fatiche che ha affrontato e che si sono rivelate infruttuose. Egli non ha voluto dei Carmeli a Parigi (1604) e a Bruxelles (1607) per se stessi, ma in vista di vedere un giorno uscire da lì dei religiosi che bruciassero della stessa fiamma di santa Teresa, che ne aveva voluti alcuni che s’imbarcassero per il regno del Congo.

Bretigny è morto nel 1634. La sua azione senza frutti non è però stata vana.  Ha acceso un fuoco che è rimasto a covare sotto la cenere. Un bel giorno, nel 1934 (giusto tre secoli più tardi!) dei carmelitani belgi fondavano il primo Carmelo congolese.

Al di là degli scacchi apparenti la missione porta sempre i suoi frutti.  C’è chi semina, e c’è chi raccoglie.

 

 5) Il viaggio in Spagna (26-9-1603 / 15-10-1604): una testimonianza missionaria

 

Molti protagonisti della fondazione del 1604 (Louise Jourdain, Jean Navet, Anna di Gesù) ci hanno lasciato un racconto della spedizione francese partita per la Spagna per riportarne dei carmelitani.  E’ una vera e propria epopea missionaria, degna di un romanzo di avventure e piena di senso dell’umorismo.  Il quarto centenario potrebbe essere l’occasione di rituffarsi in queste pagine gustose, tra le più significative negli annali missionari del Carmelo.

 

6) Portata missionaria della fondazione del 1604 : la posterità spirituale:

 

L’albero genealogico dei Carmeli riformati attesta in maniera chiara che la fondazione di Parigi è all’origine (diretta o indiretta) di quasi tutti gli altri Carmeli del mondo al di fuori della penisola iberica.

Frutto di un autentico spirito teresiano, il Carmelo francese diventerà esso stesso missionario e affronterà la sfida dell’inculturazione propagandosi nel mondo intero.  Non esiste che una sola missione, quella di Cristo, che sposa ogni cultura, ogni particolarità nazionale.  Poi il frutto di una missione è ancora lo spirito missionario, che porta al di là di nuove frontiere.  E sarà così fino alla fine dei tempi.

 

******************

 

Quattro secoli separano il 1604 dal 2004. La missione resta sempre un’urgenza, nella grande tradizione degli apostoli di  Cristo, del santo profeta Elia, e di santa Teresa di Gesù.  

 

*Per saperne di più ….

 

Chroniques de l’Ordre des Carmélites, tome I, Troyes, 1846, pp. 43 à 116. Racconto dettagliato del viaggio in Spagna (1603-1604).

 

Rivista CARMEL (edita dai Frati Carmelitani Scalzi di Avignone Aquitania), n0 112 (­2004-2) Numero speciale dedicato al quarto centenario dell’inizio dei Carmelitani Scalzi in Francia.

 

Sito web del Carmelo francese: parte storica:

http://www.carmel.asso.fr/histoire/histoire.shtml 

 

3.


IV Centenario del primo Carmelo femminile d’America
 

1604  - Puebla de los Angeles (Messico) - 2004

 

 

 

Tutto era cominciato con un movimento laicale. Il “Tesoro nascosto nel monte Carmelo messicano” di p. Agostino della Madre di Dio, opera inedita fino al 1986, riferisce particolari pittoreschi. Le iniziatrici del gruppo erano state un gruppo un gruppo di pie andaluse, vedove e signorine, arrivate per motivi familiari o altro in terra messicana.  Data la sua inclinazione per la preghiera e la solitudine, Anna Núñez emerge come mente direttrice del gruppo. Era nata a Gibraleón (Spagna), e una volta rimasta orfana in patria con sua sorella Beatrice, era emigrata in Messico. Morto il possidente fratello Pedro, ella si era data ad una vita di raccogliemento, mentre la sorella Beatrice si era sposata. Elvira Suárez, una signora di Siviglia, era anch’essa venuta in Messico ed era diventata vedova molto presto. Si unì pertanto alla vita di pietà di Anna Núñez, e ad esse si unì un’altra signora Sivigliana di nome Juana Fajardo.  

Le tre pie andaluse in un primo tempo vivevano nella casa di Beatrice Núñez. Dal 1593 in poi si spostarono in una casa per conto loro. Sotto la direzione del padre Alonso Ruiz sj, si decisero a vivere in clausura religiosa, emettendo il voto di castità nelle mani del Vicario episcopale.  La loro casa fu convertita in monastero dal vescovo di Puebla, nel 1596.  Lì entrò anche Maria Vides, nipote del direttore p. Alonso.

 

Per ragioni climatiche, nel 1601 la casa di preghiera si trasferì a Puebla.  Nel frattempo le tre pie donne erano entrate in possesso delle Opere di santa Teresa, portate dalla Spagna da un francescano, commissario dell’Inquisizione. La lettura assidua e commentata di questi scritti indirizzò questa comunità di pie laiche verso la formazione di una comunità carmelitana. Il Carmelitano Pietro degli Apostoli, che aveva vissuto con san Giovanni della Croce in Spagna, fu il confessore e l’iniziatore degli insegnamenti della comunità teresiana.

 

La trafila dei brevi pontifici per ottenere la fondazione canonica fu molto lunga. In un documento dell’archivio vaticano si parla dell’istanza presentata dall’Arcivescovo eletto in Messico e del presidente del Consiglio delle Indie al Generale dell’Ordine, per la fondazione di un Carmelo nella città messicana.  Il 29 maggio del 1601 la Congregazione dei Vescovi e Regolari diceva: “Scribatur ad mentem Smi”. Ma qual’era l’idea del papa? In una lettera della Congregazione romana al Generale Francesco della Madre di Dio si diceva che non conveniva mandare monache in Messico per “non esporle al pericolo della navigazione e di un lungo viaggio, dove sarebbero potuti nascere scandali e disordini di gravi conseguenze”. Si concedeva facoltà al Generale di rispondere, qualora fosse necessario, persino con censure, se le istanze si fossero ripetute, insistendo a chiedere monache dalla Spagna per qualsiasi luogo delle Indie.

 

Così la prima fondazione di Carmelitane Scalze sul suolo americano non venne compiuta con monache provenienti dalla penisola iberica. Nacque carismaticamente dagli sviluppi teresiani di un gruppo di laiche che vivevano la vita comunitaria nella loro casa di Puebla. Papa Clemente VIII concesse la bolla di erezione il 5 luglio del 1602.  Per i ritardi postali e per altri motivi, la sua esecuzione avvenne solo il 27 dicembre del 1604. “Tutta la città – scrive il Tesoro escondido – era presente in adunanza, insieme a mons. Vescovo” (p. 312).  Le cinque donne aspiranti che avevano perseverato ricevettero l’abito. L’omelia di circostanza venne tenuta dal priore del Carmine, padre Pedro degli Apostoli. Scrive ancora il Tesoro escondido: “furono le prime carmelitane di cui l’America si pregiò…”

 

Fecero la professione nel giorno dei Santi Innocenti dell’anno seguente. Entrarono altre due giovani.  Il monastero continuò a vivere con l’ingresso di nuove vocazioni. La priora era Anna Núñez di Gesù, e la sottopriora sr. Elvira Suárez di san Giuseppe. Maria Vides della Presentazione fungeva da torriera, e sr. Juana Fajardo di san Paolo da maestra delle novizie.

 

Con le leggi persecutorie del paese il monastero conobbe esili e soppressioni temporanei. Ma nei 400 anni di esistenza di questo primo monastero in terra americana sono vissute 198 carmelitane. Dopo le cinque fondatrici spagnole, la maggioranza delle vocazioni provenivano dalla stessa arcidiocesi di Puebla. La comunità ha avuto la fortuna di conservare fino ai nostri giorni tutta la documentazione storica, riuscendo persino a ricuperare parte del monastero originale iniziale, obiettivo che non è riuscito a nessun altro Carmelo del paese.

 

Nel 1970 si è potuto restaurare l’edificio, restituendone per quanto possibile il suo aspetto primitivo. Lo storico Carmelo di Puebla ha fondato quello di Guadalajara nel 1695.  Nel 1748 ha dato origine ad un secondo Carmelo, quello “de la Soledad”, nella stessa città di Puebla. Nel 1851 ha preso parte alla fondazione della comunità di Orizaba. Puebla ha partecipato all’espansione del Carmelo anche al di fuori dei confini del paese, in quanto nel 1984 è stato fondato con il suo apporto il monastero di Santa Cruz, oggi a Cobán (Guatemala). Da qui è scaturita una nuova germinazione secolare.

 

La cronaca del Tesoro escondido è prodiga nel raccontare la vita di varie religiose che si sono distinte in questo convento per la loro elevata santità, evidenziando fra tutte la madre Isabel Bonilla dell’Incarnazione (1594-1633). Tutto il Carmelo americano, del nord, del sud e quello insulare, celebra con gioia questo IV centenario della prima fondazione di vita teresiana claustrale sul Continente. Il 2004 è in definitiva l’anno del IV centenario del Carmelo femminile nel Nuovo Mondo.

 

     
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Updated 04 giu 2004  by OCD General House
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