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Missionary news

News   -  05  ( 26.04.2005 )

Affacciandoci al  Baltico
Il Carmelo in Lettonia

Dámaso Zuazua, ocd

I miei percorsi missionari mi hanno condotto questa volta sulle sponde del mar Baltico. Lituania, Lettonia ed Estonia sono eredità della Livonia storica che papa Innocenzo III aveva dichiarato “terra mariana” nel sec. XII. Nel tempo della guerra fredda, avevamo seguito con emozione queste nazioni durante l’annessione forzata del 13 ottobre 1994 da parte dell’Unione Sovietica. Tutti avevamo tirato un respiro di sollievo quando i venti della “perestrojka” e della “glasnost” di Mikhail Gorbachov soffiarono fino a questi lidi. E la gente era scesa nelle piazze, reclamando con forza la propria giusta indipendenza e libertà. I tre paesi baltici hanno la loro identità, determinata dalla loro storia, cultura e geografia.

Mi trovo in Lettonia (Latvija) a motivo del Carmelo. E’ un paese stretto da entrambi i lati dalle sue due Repubbliche sorelle. Geograficamente mostra una forte contrazione verso l’interno, nel profondo ripiegamento del golfo di Riga. Con i suoi 64.598 Kmq non arriva nemmeno all’estensione dell’Irlanda, ma è comunque uno spazio territoriale sufficiente per i suoi 2milioni e 360 mila abitanti. Come le altre due Repubbliche Baltiche, la Lettonia ha una geografia marina, con 494 km. di costa, fiumi, laghi o pantani, o pianure che emergono dalle acque per appena 300 metri. A parte alcuni limiti oscillanti nel passato, ha mantenuto invariate le sue frontiere dalla costituzione della Repubblica, il 18 novembre 1918, fino ad oggi. Periodi oscuri della sua storia recente sono ad esempio l’invasione nazista, grazie all’accordo del 23 agosto del 1939 tra Molotov e Ribbentrop (Stalin e Hitler) e la susseguente annessione russa.

Del periodo sovietico rimane un sinistro ricorso della base missilistica con testate nucleari nel parco nazionale di Zematija. Per 40 anni rimase segreta, nascosta sotto terra. Ma nel 1978 l’arsenale militare venne segretamente smantellato, e i lettoni scoprirono con terrore il pericolo che avevano corso all’interno del loro stesso paese durante la guerra fredda.

Il 21 agosto del 1991 suonò l’ora della conquista della libertà. Le prime elezioni parlamentari libere ebbero luogo nel 1993. Un anno dopo l’ultimo contingente russo abbandonò il paese. Con la rinascita della libertà, emerse il movimento “Drang nach Europa”, ossia spinta verso l’Europa, e in effetti il 1 maggio 2004 la Lettonia fu ammessa nella EC. Il paese sta vivendo una ragionevole euforia, realizzando un ammirabile sforzo di ricostruzione, ma è cosciente di trovarsi di fronte a grandi problemi, conseguenti all’avvento della nuova era e ai riaggiustamenti economici.

Il primo apostolo della Lettonia fu il canonico lateranense tedesco san Meinardo, il quale costruì la prima chiesa in legna a Ikškile, nel 1184. Papa Clemente III lo nominò primo Vescovo del paese. Nove secoli dopo, durante la sua visita apostolica del 8 settembre 1993, papa Giovanni Paolo II ristabilì l’antico culto di san Meinardo (+ 1196), patrono della Lettonia.

Riga, perla del Baltico  

E’ la più brillante della capitali baltiche. Ha le attrazioni di una città costiera, attraversata da un fiume, si trova in un’ampia pianura senza problemi di allargamento per il suo scarso milione di abitanti, alcuni meno della popolazione totale del paese. Il vescovo tedesco di Brema, Alberto, successore di san Meinardo, l’aveva fondata nel 1201.

Riga ci accoglie con ampie vie e viali. I ponti mantengono unita la città, nonostante la fossa di più di 500 mt. del fiume Daugava. La città vecchia è molto attraente, in cui spicca la chiesa di san Pietro con la tua alta e rotonda torre. Nel paese c’è una grande ricchezza boschiva, e quindi abbondano le costruzioni in legno. Mi sorprende la presenza ingente di architettura “Jugenstil” che credevo prerogativa esclusiva della città di Vienna. Non mancano ovviamente case di basso stile proletario, tipiche del periodo sovietico. In occasione dell’ottavo centenario della città, nel 2001, si è fatto un enorme sforzo di restauro generale. Posso ammirare i soldati che montano di guardia di fronte al monumento della Patria, ieratici ed immobili, nonostante il freddo, anche se – mi assicurano – sono dispensati da questo servizio quando la temperatura scende sotto i venti gradi sotto zero.

Nella passeggiata lungo il fiume c’è il monumento al Gigante, colui che aiutava gli abitanti ad attraversare il fiume, traduzione locale della nostra leggenda di san Cristoforo, che con le sue forti e alte spalle, aiutava ad attraversare le acque in tempi in cui non esistevano i ponti di oggi. Una notte il gigante udì, proveniente dall’altra sponda, il grido di un fanciullo indifeso. Il gigante lo afferrò saldamente, e lo portò in salvo sull’altra sponda attraverso la Daugava. Riconosciamo la leggenda e l’iconografia di san Cristoforo, che in questo modo mise in salvo il fanciullo Gesù. Anche qui la leggenda prosegue, dicendo che il misterioso fanciullo sparì, lasciando sul luogo alcune monete d’oro, con le quali il vescovo Alberto fondò la città di Riga. Da questa credenza popolare nacque la devozione inossidabile dei Righensi al loro santo patrono, “Lielais Kristaps”, “il grande Cristoforo”.

Un riferimento artistico della città è la permanenza qui di Richard Wagner, divenuto Maestro di Cappella dal 1837 al 1839. A Riga compose l’opera “Rienzi”, come pure la composizione pastorale natalizia “O Tannenbuam”, tradotto spesso come “Abete fedele”. Nel teatro nazionale di Riga è stata presentata per la prima volta nel 1843 “Der fliegende Holländer”, “L’olandese errante”.

Il Seminario metropolitano, trasformato in Istituto Superiore di Teologia e in Istituto di Catechesi, è un grande edificio di mattoni con un parco adiacente. Si trova presso la parrocchia neogotica di san Francesco, edificio che ha una sua storia e valore. E’ stato costruito in pieno periodo sovietico, perché da Mosca era stato decretato che qui venissero riuniti tutti i seminaristi latini dell’Unione Sovietica. Per questo motivo le autorità amministrative di Mosca avevano permesso la costruzione.

Il Seminario è diventato il mio quartier generale nei giorni della mia permanenza a Riga. Non potevo trovare luogo migliore per conoscere meglio la situazione ecclesiale locale. Vivo insieme ai 36 seminaristi del Maggiore e i loro professori. La barriera comunicativa, dal momento che non conosco il lettone, si supera facilmente con gli interpreti occasionali che capiscono il tedesco, il francese, il latino.. in qualche modo comunichiamo. Le mie omelie, le cinque ore di incontro non sono sufficienti per il nostro interscambio, denso, concreto, sulla Chiesa, le Missioni, il Carmelo e la sua esperienza ed insegnamento sull’orazione… Tutti sentono una grande necessità  di apertura nei confronti dell’universalità della Chiesa, e riconoscono che per la Chiesa in Lettonia è arrivato il momento di dare, che non può accontentarsi solo di ricevere, come ha fatto finora, sin dalla data dell’acquisizione della libertà.

La Chiesa di Riga sta affrontando un periodo di ricostruzione materiale e morale dopo cinque decenni di ritardi, di confino obbligato dal regime comunista. Nei 14 anni di libertà ha già costruito più di 30 nuovi luoghi di culto. Un clero giovane ed entusiasta è la sua promettente ricchezza.

Panorama carmelitano 
 

Foto: Questo edificio è la probabile futura residenza dei Carmelitani.
E' situato nel giardino del Liceo Cattolico di R
iga.

Sono arrivato in Lettonia avido, soprattutto, di conoscere la realtà e le prospettive per il Carmelo. Devo anzitutto accertarmi se qualcuno dei 13 conventi che contava la Provincia di san Casimiro di Lituania, fin dalla sua fondazione nel 1734, rientra nella geografia della Lettonia attuale.

Sporadiche vocazioni al Carmelo si sono recentemente orientate verso il Belgio, la Germania e la Polonia. Sono state frutto della pastorale vocazionale dei sacerdoti Andè Marie Jerumanis e Andris Kravalis tra i giovani del posto. E’ giunto dunque il momento del radicamento del Carmelo in terra lettone. A 28 km. da Riga, attraverso un’autostrada fiancheggiata da pini e abeti, si giunge al paese di Ikškile, luogo del primo insediamento cristiano in Lettonia, ad opera di san Meinardo. Qui si trova un terreno, molto vicino al fiume Daugava, per l’imminente primo monastero di Carmelitane. Il 16 luglio prossimo il cardinal Junis Pujats benedirà la prima pietra della costruzione che prevede 18 celle, più camere per coloro che vorranno vivere alcuni giorni di preghiera e di ritiro all’ombra del Carmelo. Si lavora già al risanamento del terreno e allo scavo delle fondamenta. Sono stati piantati 200 alberi. La costruzione durerà due anni, perché l’inverno è duro, e le basse temperature non consentono i lavori.

Il merito del lavoro previo perseverante di ricerca del terreno e delle pratiche per ottenere le autorizzazioni necessarie, oltre all’elaborazione e lo studio del progetto, va’ a suor Elia di Gesù, della comunità di Essen (Germania). Al ricordo storico della prima evangelizzazione, si aggiunge qui il grande interesse ecumenico che il Carmelo ha destato nella comunità luterana locale, che ha invitato le Carmelitane a costruire la prima chiesa cattolica del posto. C’è una fondata speranza di ricevere vocazioni native. Per il momento questo Carmelo sarà l’unica presenza missionaria dell’Ordine, aperta alle Carmelitane di qualsiasi paese che vogliano unirsi a tale impresa missionaria.

L’Arcidiocesi di Riga sta pensando a due luoghi per una piccola comunità internazionale di frati carmelitani, che dovrebbero iniziare qui la vita carmelitana nei prossimi mesi. Il Rigas Katolugimngzija, o Ginnasio Cattolico di Riga, è uno dei campi di apostolato possibili. La Chiesa locale attende con impazienza l’inizio dell’apostolato della spiritualità carmelitana.  L’attuale Kristgais Kulturas Instituts Edites Steinas Forums, o Foro Cristiano per il dialogo religioso Edith Stein, potrebbe passare l’incarico direzionale ai Carmelitani. Diretto attualmente da Inga Reinvalde, presidente del Carmelo Secolare di Riga, il Foro costituisce già attualmente una voce carmelitana nel paese. Alla mia conferenza su “Edith Stein alla scuola di santa Teresa”, ha fatto seguito quella della professoressa Heidi Tuorila Kahanpee, responsabile del Carmelo Secolare di Helsinki (Finlandia), su “La pedagogia dell’apprendimento autodidatta all’orazione teresiana”.

Durante il mio soggiorno a Riga, è giunto l’insistente invito di Mons. Lepelis, giovane vescovo di Liepaya, affinché i Carmelitani accettassero la direzione di un Centro di Spiritualità, completamente assente nel paese, in un edificio esistente che potrebbe ben servire allo scopo.

Con l’aiuto della Germania, si era potuto formare, dieci anni fa, un gruppo del Carmelo Secolare. Andando avanti con molto impegno, il gruppo ha ora superato i 20 membri. Io stesso avevo ricevuto i voti delle prime due sorelle. Oltre a Riga, assistiamo ora alla nascita di un altro gruppo. Anima del  Carmelo Secolare di Lettonia è la professoressa Inga Reinvalde, con una formazione garantita dal suo anno accademico all’Istituto Internazionale Teresiano Sanjuanista di Avila.

Recentemente una giovane lettone ha brillantemente difeso una tesi di laurea su Santa Teresina al Teresianum di Roma, e ora si prepara alla traduzione completa delle Opere in lettone. Un’altra sta preparando una tesi di dottorato su san Giovanni della Croce, in Spagna. Ci sono anche segni della nascita del Movimento Ecumenico Carmelitano. La Patrona delle Missioni è la santa più popolare del paese, per merito del santo vescovo mons. B. Sloskan (+ 1981), martire in vita della persecuzione sia nazista che comunista, il quale aveva tradotto “Storia di un anima”, propagandola poi con un enorme sforzo di diffusione.

La Congregazione delle Sorelle Carmelitane di Gesù Bambino, fondate in Polonia da p. Anselmo di S. Andrea Corsini nel 1921, nonostante sia da poco giunta nel paese con due case, ha già raggiunto 15 vocazioni native.  Segno di questo consolidamento carmelitano al servizio della chiesa locale lettone, è la presenza qualificata di due sacerdoti dell’Istituto Secolare Carmelitano “Notre Dame de Vie”.

Il Carmelo in Lettonia è quindi più che in germe. Si trova già in fase di espansione, sia nel ramo maschile come in quello femminile. Per questo merita in pieno tutto l’appoggio del Segretariato Generale delle Missioni dell’Ordine.


Sopralluogo per verificare i lavori della costruzione del nuovo Monastero.

 

     
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Updated 27 apr 2005  by OCD General House
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