I miei percorsi
missionari mi hanno condotto questa volta sulle sponde del mar Baltico.
Lituania, Lettonia ed Estonia sono eredità della Livonia storica
che papa Innocenzo III aveva dichiarato “terra mariana” nel sec. XII.
Nel tempo della guerra fredda, avevamo seguito con emozione queste
nazioni durante l’annessione forzata del 13 ottobre 1994 da parte
dell’Unione Sovietica. Tutti avevamo tirato un respiro di sollievo
quando i venti della “perestrojka” e della “glasnost” di Mikhail
Gorbachov soffiarono fino a questi lidi. E la gente era scesa nelle
piazze, reclamando con forza la propria giusta indipendenza e libertà. I
tre paesi baltici hanno la loro identità, determinata dalla loro storia,
cultura e geografia.
Mi trovo in
Lettonia (Latvija) a motivo del Carmelo. E’ un paese stretto da entrambi
i lati dalle sue due Repubbliche sorelle. Geograficamente mostra una
forte contrazione verso l’interno, nel profondo ripiegamento del golfo
di Riga. Con i suoi 64.598 Kmq non arriva nemmeno all’estensione
dell’Irlanda, ma è comunque uno spazio territoriale sufficiente per i
suoi 2milioni e 360 mila abitanti. Come le altre due Repubbliche
Baltiche, la Lettonia ha una geografia marina, con 494 km. di costa,
fiumi, laghi o pantani, o pianure che emergono dalle acque per appena
300 metri. A parte alcuni limiti oscillanti nel passato, ha mantenuto
invariate le sue frontiere dalla costituzione della Repubblica, il 18
novembre 1918, fino ad oggi. Periodi oscuri della sua storia recente
sono ad esempio l’invasione nazista, grazie all’accordo del 23 agosto
del 1939 tra Molotov e Ribbentrop (Stalin e Hitler) e la susseguente
annessione russa.
Del periodo
sovietico rimane un sinistro ricorso della base missilistica con testate
nucleari nel parco nazionale di Zematija. Per 40 anni rimase segreta,
nascosta sotto terra. Ma nel 1978 l’arsenale militare venne segretamente
smantellato, e i lettoni scoprirono con terrore il pericolo che avevano
corso all’interno del loro stesso paese durante la guerra fredda.
Il 21 agosto del
1991 suonò l’ora della conquista della libertà. Le prime elezioni
parlamentari libere ebbero luogo nel 1993. Un anno dopo l’ultimo
contingente russo abbandonò il paese. Con la rinascita della libertà,
emerse il movimento “Drang nach Europa”, ossia spinta verso l’Europa, e
in effetti il 1 maggio 2004 la Lettonia fu ammessa nella EC. Il paese
sta vivendo una ragionevole euforia, realizzando un ammirabile sforzo di
ricostruzione, ma è cosciente di trovarsi di fronte a grandi problemi,
conseguenti all’avvento della nuova era e ai riaggiustamenti economici.
Il primo apostolo
della Lettonia fu il canonico lateranense tedesco san Meinardo, il quale
costruì la prima chiesa in legna a Ikškile, nel 1184. Papa Clemente III
lo nominò primo Vescovo del paese. Nove secoli dopo, durante la sua
visita apostolica del 8 settembre 1993, papa Giovanni Paolo II ristabilì
l’antico culto di san Meinardo (+ 1196), patrono della Lettonia.
Riga, perla del
Baltico
E’ la più
brillante della capitali baltiche. Ha le attrazioni di una città
costiera, attraversata da un fiume, si trova in un’ampia pianura senza
problemi di allargamento per il suo scarso milione di abitanti, alcuni
meno della popolazione totale del paese. Il vescovo tedesco di Brema,
Alberto, successore di san Meinardo, l’aveva fondata nel 1201.
Riga ci accoglie
con ampie vie e viali. I ponti mantengono unita la città, nonostante la
fossa di più di 500 mt. del fiume Daugava. La città vecchia è molto
attraente, in cui spicca la chiesa di san Pietro con la tua alta e
rotonda torre. Nel paese c’è una grande ricchezza boschiva, e quindi
abbondano le costruzioni in legno. Mi sorprende la presenza ingente di
architettura “Jugenstil” che credevo prerogativa esclusiva della città
di Vienna. Non mancano ovviamente case di basso stile proletario,
tipiche del periodo sovietico. In occasione dell’ottavo centenario della
città, nel 2001, si è fatto un enorme sforzo di restauro generale. Posso
ammirare i soldati che montano di guardia di fronte al monumento della
Patria, ieratici ed immobili, nonostante il freddo, anche se – mi
assicurano – sono dispensati da questo servizio quando la temperatura
scende sotto i venti gradi sotto zero.
Nella passeggiata
lungo il fiume c’è il monumento al Gigante, colui che aiutava gli
abitanti ad attraversare il fiume, traduzione locale della nostra
leggenda di san Cristoforo, che con le sue forti e alte spalle, aiutava
ad attraversare le acque in tempi in cui non esistevano i ponti di oggi.
Una notte il gigante udì, proveniente dall’altra sponda, il grido di un
fanciullo indifeso. Il gigante lo afferrò saldamente, e lo portò in
salvo sull’altra sponda attraverso la Daugava. Riconosciamo la leggenda
e l’iconografia di san Cristoforo, che in questo modo mise in salvo il
fanciullo Gesù. Anche qui la leggenda prosegue, dicendo che il
misterioso fanciullo sparì, lasciando sul luogo alcune monete d’oro, con
le quali il vescovo Alberto fondò la città di Riga. Da questa credenza
popolare nacque la devozione inossidabile dei Righensi al loro santo
patrono, “Lielais Kristaps”, “il grande Cristoforo”.
Un riferimento
artistico della città è la permanenza qui di Richard Wagner, divenuto
Maestro di Cappella dal 1837 al 1839. A Riga compose l’opera “Rienzi”,
come pure la composizione pastorale natalizia “O Tannenbuam”, tradotto
spesso come “Abete fedele”. Nel teatro nazionale di Riga è stata
presentata per la prima volta nel 1843 “Der fliegende Holländer”,
“L’olandese errante”.
Il Seminario
metropolitano, trasformato in Istituto Superiore di Teologia e in
Istituto di Catechesi, è un grande edificio di mattoni con un parco
adiacente. Si trova presso la parrocchia neogotica di san Francesco,
edificio che ha una sua storia e valore. E’ stato costruito in pieno
periodo sovietico, perché da Mosca era stato decretato che qui venissero
riuniti tutti i seminaristi latini dell’Unione Sovietica. Per questo
motivo le autorità amministrative di Mosca avevano permesso la
costruzione.
Il Seminario è
diventato il mio quartier generale nei giorni della mia permanenza a
Riga. Non potevo trovare luogo migliore per conoscere meglio la
situazione ecclesiale locale. Vivo insieme ai 36 seminaristi del
Maggiore e i loro professori. La barriera comunicativa, dal momento che
non conosco il lettone, si supera facilmente con gli interpreti
occasionali che capiscono il tedesco, il francese, il latino.. in
qualche modo comunichiamo. Le mie omelie, le cinque ore di incontro non
sono sufficienti per il nostro interscambio, denso, concreto, sulla
Chiesa, le Missioni, il Carmelo e la sua esperienza ed insegnamento
sull’orazione… Tutti sentono una grande necessità di apertura nei
confronti dell’universalità della Chiesa, e riconoscono che per la
Chiesa in Lettonia è arrivato il momento di dare, che non può
accontentarsi solo di ricevere, come ha fatto finora, sin dalla data
dell’acquisizione della libertà.
La Chiesa di Riga
sta affrontando un periodo di ricostruzione materiale e morale dopo
cinque decenni di ritardi, di confino obbligato dal regime comunista.
Nei 14 anni di libertà ha già costruito più di 30 nuovi luoghi di culto.
Un clero giovane ed entusiasta è la sua promettente ricchezza.
Panorama
carmelitano
Sono
arrivato in Lettonia avido, soprattutto, di conoscere la realtà e le
prospettive per il Carmelo. Devo anzitutto accertarmi se qualcuno dei 13
conventi che contava la Provincia di san Casimiro di Lituania, fin dalla
sua fondazione nel 1734, rientra nella geografia della Lettonia attuale.
Sporadiche
vocazioni al Carmelo si sono recentemente orientate verso il Belgio, la
Germania e la Polonia. Sono state frutto della pastorale vocazionale dei
sacerdoti Andè Marie Jerumanis e Andris Kravalis tra i giovani del
posto. E’ giunto dunque il momento del radicamento del Carmelo in terra
lettone. A 28 km. da Riga, attraverso un’autostrada fiancheggiata da
pini e abeti, si giunge al paese di Ikškile, luogo del primo
insediamento cristiano in Lettonia, ad opera di san Meinardo. Qui si
trova un terreno, molto vicino al fiume Daugava, per l’imminente primo
monastero di Carmelitane. Il 16 luglio prossimo il cardinal Junis Pujats
benedirà la prima pietra della costruzione che prevede 18 celle, più
camere per coloro che vorranno vivere alcuni giorni di preghiera e di
ritiro all’ombra del Carmelo. Si lavora già al risanamento del terreno e
allo scavo delle fondamenta. Sono stati piantati 200 alberi. La
costruzione durerà due anni, perché l’inverno è duro, e le basse
temperature non consentono i lavori.
Il merito del
lavoro previo perseverante di ricerca del terreno e delle pratiche per
ottenere le autorizzazioni necessarie, oltre all’elaborazione e lo
studio del progetto, va’ a suor Elia di Gesù, della comunità di Essen
(Germania). Al ricordo storico della prima evangelizzazione, si aggiunge
qui il grande interesse ecumenico che il Carmelo ha destato nella
comunità luterana locale, che ha invitato le Carmelitane a costruire la
prima chiesa cattolica del posto. C’è una fondata speranza di ricevere
vocazioni native. Per il momento questo Carmelo sarà l’unica presenza
missionaria dell’Ordine, aperta alle Carmelitane di qualsiasi paese che
vogliano unirsi a tale impresa missionaria.
L’Arcidiocesi di
Riga sta pensando a due luoghi per una piccola comunità internazionale
di frati carmelitani, che dovrebbero iniziare qui la vita carmelitana
nei prossimi mesi. Il Rigas Katolugimngzija, o Ginnasio Cattolico di
Riga, è uno dei campi di apostolato possibili. La Chiesa locale attende
con impazienza l’inizio dell’apostolato della spiritualità carmelitana.
L’attuale Kristgais Kulturas Instituts Edites Steinas Forums, o Foro
Cristiano per il dialogo religioso Edith Stein, potrebbe passare
l’incarico direzionale ai Carmelitani. Diretto attualmente da Inga
Reinvalde, presidente del Carmelo Secolare di Riga, il Foro costituisce
già attualmente una voce carmelitana nel paese. Alla mia conferenza su
“Edith Stein alla scuola di santa Teresa”, ha fatto seguito quella della
professoressa Heidi Tuorila Kahanpee, responsabile del Carmelo Secolare
di Helsinki (Finlandia), su “La pedagogia dell’apprendimento autodidatta
all’orazione teresiana”.
Durante il mio
soggiorno a Riga, è giunto l’insistente invito di Mons. Lepelis, giovane
vescovo di Liepaya, affinché i Carmelitani accettassero la direzione di
un Centro di Spiritualità, completamente assente nel paese, in un
edificio esistente che potrebbe ben servire allo scopo.
Con l’aiuto della
Germania, si era potuto formare, dieci anni fa, un gruppo del Carmelo
Secolare. Andando avanti con molto impegno, il gruppo ha ora superato i
20 membri. Io stesso avevo ricevuto i voti delle prime due sorelle.
Oltre a Riga, assistiamo ora alla nascita di un altro gruppo. Anima del
Carmelo Secolare di Lettonia è la professoressa Inga Reinvalde, con una
formazione garantita dal suo anno accademico all’Istituto Internazionale
Teresiano Sanjuanista di Avila.
Recentemente una
giovane lettone ha brillantemente difeso una tesi di laurea su Santa
Teresina al Teresianum di Roma, e ora si prepara alla traduzione
completa delle Opere in lettone. Un’altra sta preparando una tesi di
dottorato su san Giovanni della Croce, in Spagna. Ci sono anche segni
della nascita del Movimento Ecumenico Carmelitano. La Patrona delle
Missioni è la santa più popolare del paese, per merito del santo vescovo
mons. B. Sloskan (+ 1981), martire in vita della persecuzione sia
nazista che comunista, il quale aveva tradotto “Storia di un anima”,
propagandola poi con un enorme sforzo di diffusione.
La Congregazione
delle Sorelle Carmelitane di Gesù Bambino, fondate in Polonia da p.
Anselmo di S. Andrea Corsini nel 1921, nonostante sia da poco giunta nel
paese con due case, ha già raggiunto 15 vocazioni native. Segno di
questo consolidamento carmelitano al servizio della chiesa locale
lettone, è la presenza qualificata di due sacerdoti dell’Istituto
Secolare Carmelitano “Notre Dame de Vie”.
Il Carmelo in
Lettonia è quindi più che in germe. Si trova già in fase di espansione,
sia nel ramo maschile come in quello femminile. Per questo merita in
pieno tutto l’appoggio del Segretariato Generale delle Missioni
dell’Ordine.

Sopralluogo per verificare i lavori della
costruzione del nuovo Monastero.