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Missionary news

News   -  06  ( 20.07.2005 )

 

Usole,  Siberia  Orientale

Il Carmelo nella Confederazione Russa 

Dámaso  Zuazua,
Segretario Generale delle Missioni OCD

 Intraprendo il mio viaggio verso la Russia, sforzandomi di applicare la consegna di Fjodor Tjutchev “la Russia non va’ capita con la ragione.. si può solo credere in essa”. Non per niente è il paese con la più grande estensione territoriale al mondo. Il mio obiettivo è la Siveria Orientale, o Asiatica, nella regione della città di Irkutsk. Sette ore di fuso orario, come da Madrid a New York. Per trovare con maggior facilità la zona sulla carta geografica, si può prendere come punto di riferimento il lago Baikal, o la frontiera con la Mongolia. Mosca non è assolutamente la fine del nostro viaggio, manca ancora sei ore di volo, o tre giorni e mezzo di ferrovia transiberiana. E’ il tragitto pittoresco descritto da Giulio Verne nel suo “Michele Strogoff”.  

Volo su di un aereo “Tupolev” della compagnia Aeroflot. L’aereo sta divorando kilometri a più di undici mila metri di altezza, a più di 800 km. all’ora.  Viviamo un giorno allungato, perché ci stiamo dirigendo verso oriente, dove nasce il sole. Siamo anche sorpresi dalla notte bianca, o illuminata, e tale effetto non è dovuto alla luna o alle stelle, bensì all’aurora boreale, segno della latitudine nord del pianeta sul quale stiamo volando.  Sotto di noi, distesa su di uno spazio di migliaia di chilometri, si stende la taiga, dalla tundra, steppe, laghi e fiumi, vulcani, geyser di acqua bollente…  

Nel cuore della Siberia orientale o asiatica  

Dicono che Sibir significa etimologicamente “terra che dorme”. Grazie alle enormi estensioni, tutte le dimensioni qui si perdono. Le cifre sembrano iperboliche, ma corrispondono alla realtà: 14 milioni di km. quadrati, con una densità di 2 abitanti al kmq. La taiga copre 5 milioni di kmq, un’estensione paragonabile a quella del continente indiano. La Siberia possiede maggior ricchezza forestale dell’Amazzonia, ed è attraversata da 53 mila fiumi. Nel 1965 vi è stato scoperto il petrolio, e il gas di queste zone arriva fino ai nostri paesi occidentali. Schermo mediatico della Siberia è stato l’opera “Dottor Divago”, di Boris Pasternak (1890-1960). Teniamo a mente l’esistenza di una Siberia occidentale e di quella asiatica. A noi interessa quest’ultima, più lontana, più esotica, meno conosciuta.  

La Siberia entra nella nostra storia moderna con Ivan il Terribile (1530-1584), il quale nel 1552 strappò ai mongoli tartari la città di Kazan, e nel 1556 quella di Astrakan, acquisendo così l’intera area del Volga, aprendo la porta all’annessione siberiana con la presa di Tobolsk, nel 1582. E’ stata la fine dell’impero di Genhis Khan in questa zona. La colonizzazione della Siberia cominciò con il commercio di pelli, mentre più tardi arrivarono i funzionari dello Stato a raccogliere i tributi di questo commercio. Così gli “ostrog”, le fortezze militari, diedero origine alle prime città. Irkutsk nacque nel 1651.  

In contrasto con l’opposizione precedente, Ivan il Terribile favorì gli accordi con i paesi europei, emanando decreti che consentivano ad italiani ed austriaci a portare con sé “la fede dei papi”.  La zarina Caterina II autorizzò i paesi stranieri a stabilirsi liberamente in tutte le regioni della Russia, permettendo generosamente di portare con sé e praticare “le proprie leggi e i propri riti, senza alcun impedimento, costruendo chiese e campanili..”  Venivano unicamente escluse le costruzioni di nuovi monasteri.  

Il Cristianesimo ebbe origine in Siberia con la deportazione dei principi tedeschi al tempo di Ivan il Terribile e della massa di polacchi nei secoli XVII e XVIII. La campagna di Napoleone nel 1812 contribuì al rafforzamento della fede cattolica, con l’apporto di soldati ed ufficiali prigionieri.  L’insurrezione in Polonia nel 1830 significò una nuova ondata di cattolici.  

Maxim Gorki definì la Siberia una “terra di catene e di cieli”. A partire dal 1650 divenne luogo di esilio per gli Zar, luogo in cui conobbero la stessa sorte personaggi come Fjiodor Dostojievskij, Leon Trozky, Josef Stalin o Vladimir Lenin. Ma agli inizi del secolo XX tali confinamenti forzati in Siberia cessarono. Vennero nuovamente ripresi da Stalin, che li rinforzò con un sistema burocratico di deportazioni di massa, colonie di lavoro forzato, campi di concentramento, ospedali psichiatrici a internamento forzato, zone di sterminio sistematico. Vennero così creati i gulag, nome sinistramente eufemistico (Glavnoe Upravienie Lagerey) che significa Amministrazione Centrale dei Campi. Fu Alexandr Solzenicyn con il suo libro Arcipelago Gulag a svelare all’Occidente il crimine organizzato contro l’umanità perpetrato per decenni dallo Stato Sovietico per l’eliminazione dei propri nemici, reali, ipotetici o immaginari. Questa popolazione di condannati senza difesa  crebbe da 30 mila persone, nel 1928, a otto milioni nel 1938. Si parla di venti milioni di esseri umani periti nei gulag siberiani.  Lo sterminio di massa venne programmato con alimentazione insufficiente, lavoro sovrumano, solitudine e freddo intenso. Boris Eltsin, solo nel 1992, liberò gli ultimi dieci prigionieri che si trovavano a Perm.  La Siberia è stata doppiamente gelida dunque: per le estreme temperature dell’inverno prolungato e per il trattamento estremamente disumano riservato a tanti milioni di persone.  

Conviene anche ricordare la fede eroica e il martirio di tanti cattolici in questa regione.  Paolo Pezzi nella sua tesi dottorale sulla Chiesa Cattolica e la nuova evangelizzazione in Siberia (Università Lateranense, Roma 2005, 247pp.), illustra la furiosa e sistematica persecuzione della fede cristiana per decenni con dati e testimonianze agghiaccianti. La vita cristiana venne vissuta in situazione da catacomba. La pretesa era di sopprimere ufficialmente la Chiesa, la tradizione e la coscienza cristiana del popolo.  La sopravvivenza fu dovuta a preghiere, trascritte a mano, inni religiosi appresi a memoria, all’eroismo, al coraggio di rischiare, e alla creatività nella clandestinità. Per la memoria storica della fede cristiana, converrebbe studiare più approfonditamente i particolari di questa fedeltà estrema. Si incontrano ancora persone che riescono, con tanto timore, solitudine, incertezza e insicurezza, a raccontare quanto è accaduto.  

Irkutsk,  nelle vicinanze del destino 

         La città di riferimento principale per il mio scopo è Irkutsk.  In modo romantico è chiamata la “Parigi della Siberia”, fondata nel 1651, oggi ha 600 mila abitanti. Irkutsk è in centro amministrativo della Siberia orientale, sede episcopale per questa estesa regione, la diocesi geograficamente più ampia del mondo. Non è inutile ricordare che siamo in Asia. La prima chiesa parrocchiale risale al 1884, anche se la cappella polacca è del 1881. Nel 1991 se ne aprì un’altra, nuova, in tempo già post sovietico, ed è l’attuale cattedrale.  

         Con particolare curiosità ammiro la stazione ferroviaria, da dove passa il tanto decantato treno transiberiano. Lo Zar Alessandro III autorizzò la costruzione della prima parte nel 1886. Il prolungamento che parte da qui, diventa più propriamente transmanciuriano e in seguito transmongoliano, ed entrambe le diramazioni portano a Pechino (Cina) per vie diverse.  E’ il treno più lungo del mondo: da Mosca a Vladivostok ci sono 9946 km. e nessuno sa dire con precisione quanti km. ci siano ancora fino alla capitale cinese. Ad ogni modo il treno transiberiano trasse fuori la Siberia dal suo isolamento, favorì il commercio, cominciando ad attrarre innumerevoli turisti, in cerca di rotte romantiche.  

         Un altro punto di grande attrazione è il lago Baikal. Innanzitutto bisogna ammirare l’incomparabile scenario montagnoso circostante. Ci si arriva attraverso una strada quasi rettilinea, fatta di salite e discese, sempre circondata da un fitto bosco. E’ di rilievo anche solo la sua estensione: 600km. di lunghezza e 100 di larghezza, ossia una grandezza pari al Belgio. E’ il lago più grande del mondo, e batte anche il record di profondità: 1637 mt.  Rimane gelato in superficie per sei mesi su dodici, e quindi può diventare a seconda una strada percorribile da veicoli o una rotta navigabile. Anche la trasparenza inusitata delle acque è degna di nota, dal momento che si può osservare il fondo con la massima nitidezza. “Questa acqua è tanto pura che si può mettere nella batteria dell’auto”, ci assicura il direttore dell’Istituto di Limnologia, la Scienza che studia i laghi.  Nei negozietti e nelle bancarelle di ricordi per turisti si vende molto il pesce affumicato o fritto proveniente dalle acque dolci e fredde di questo piccolo mare interno.  

Usole, meta del viaggio  

         Usole significa “con il sale”. Così nasce questa città sulle sponde del fiume Angara, a meno di 80 km da Irkutsk, in direzione nord orientale. Di fronte alla sua “isola rossa” si trova la lapide commemorativa della fondazione, 1669, e proprio lì, vicino al fiume, si trova una delle fonti salate che danno ancora vita a questa città di cento mila abitanti: la sua industria del sale. La popolazione tende a diminuire a causa del diminuire dei posti di lavoro. Il nucleo urbano non ha un centro catalizzatore né una via centrale, ma si sviluppa per zone, senza una reale unità di insieme. Non si vede altro che antiche case di legno, il cui unico ornamento si concentra nelle finestre, oppure blocchi di appartamenti senz’anima né ispirazione, che risalgono all’epoca sovietica di Krushev. La città è sprovvista di infrastrutture necessarie che corrispondano al numero di abitanti. Proprio qui viene impiantato la sede carmelitana della Federazione Russa.  

         Ricordiamo gli antefatti. C’era stato un effimero tentativo di fondare un monastero di monache carmelitane a Mosca. La stampa occidentale ha riportato l’opposizione ortodossa ad un altro progetto più elaborato delle Carmelitane di Lituania per Niegegorodcki tra il 2002 e il 2004. Ci deve essere attualmente qualche movimento per gli inizi di una fondazione con il beneplacito del Vescovo a Novosibirsk, in Siberia Occidentale, ma il primo luogo dell’inizio reale della vita carmelitana in Russia è stato Taganrog, nel nord del Caucaso. La storia risale a tempo addietro: in questa città, infatti, un carmelitano lituano di nome Serafin Goldfeld, dopo la dispersione della Provincia di san Casimiro nel terzo reparto della Polonia (1795), aveva fondato nel 1812 la parrocchia della Trinità, con l’aiuto di commercianti stranieri.  Rimaneva il ricordo della parrocchia carmelitana in centro città, durato fino al 1923. Durante la perestrojka i Carmelitani polacchi cercarono di recuperare la Chiesa, attualmente diventata la biblioteca municipale. Dopo un ricorso al presidente Eltsin, ricevettero la risposta, dalla sua segretaria, che permetteva loro di ottenere la restituzione della chiesa, senza il pagamento del risarcimento in qualità di antichi proprietari. Ma le autorità locali si mantennero ferme nel reclamare ingenti somme di denaro. Durante le trattative, che non arrivarono ad una conclusione, prima un carmelitano polacco e in seguito due vissero qui, dall’ottobre 1997 al dicembre 1999. Da quella permanenza è spuntato il primo carmelitano russo, che ha fatto la sua professione il 19 giugno u.s. in Polonia.  

         Il 14 dicembre del 1999 il piccolo nucleo di Carmelitani si trasferì ad Usole, nella Siberia Asiatica. Quale fu la ragione di questo spostamento?  Precisamente il ricordo o l’appello spirituale di san Rafael Kalinowski (1835-1907). Egli visse in Siberia in esilio, perché aveva partecipato alla insurrezione polacca nel gennaio 1863 contro lo Zar Nicola I.  Nelle sue Memorie, pubblicate da Ryszard Bender, il santo carmelitano polacco evoca i suoi ricordi di Irkutsk e di Usole, negli anni dal 1865 al 1872 (Wspomnienia 1835-1877. vol. III, Lublin 1965, pp. 102-124). Lo stesso avviene nella Corrispondenza di quel tempo (Listy vol. I, Lublin 1978, 444pp.).

         Attualmente ad Usole ci sono i frati Carmelitani della Provincia di Varsavia e le monache Carmelitane del monastero polacco di Kalisz. Si tratta di uno sforzo congiunto. Andiamo per gradi: i frati hanno come attuali artefici della fondazione p. Kasjan Dezor, con la sua matura età di 73 anni, e il giovane Pawel Badzinski, di 34 anni. Rappresentano due generazioni, unificate da tante sintonie. Il carmelitano veterano ha lavorato come sacerdote operaio in patria e come missionario in Burundi e parla francese, mentre il giovane viene da un’esperienza missionaria in Bielorussia, autodidatta in italiano; entrambi hanno vissuto insieme la rimpianta esperienza di Taganrog.  

         Pionieri di una difficile evangelizzazione, vivono in povertà materiale e nella spoliazione imposta dalla lontananza siberiana. La loro vita e il loro operato ad Usole sono, prima di tutto, una presenza. Speriamo che siano anche un fermento, come lo è stato la vita di Charles de Foucauld a Tamanrasset. Si trovano in un piccolissimo appartamento al primo piano di una casa proletaria, molto trasandato all’esterno. A pochi metri hanno eretto l’unica cappella di culto pubblico in questa città di 100 mila persone. Il crocifisso centrale e il quadro del titolare san Rafael Kalinowski sono l’opera di un prigioniero. I vicini, come il resto della popolazione d’altronde, sono il classico prototipo dell’homo sovieticus, che fanno ricordare gli interrogativi di san Paolo: “come potranno invocare colui al quale non hanno creduto? E come crederanno, se non hanno udito? E come udranno, se non vi è chi annunci loro…” (Rm 10,14).  

         Questa gente che curiosamente vediamo accosciata ai bordi delle strade e nei momenti di riposo, porterà anche interiormente quella tristezza che sembra mostrare all’esterno? Alcuni ne sono assolutamente convinti, e affermano che le persone di qui non si sono ancora liberate della mancanza totale di speranza, inculcata dal comunismo. Con mia grande soddisfazione, sento dalla bocca dei miei fratelli questa affermazione: “non è facile capire queste persone, ma bisogna amarle lo stesso”. E’ il principio pastorale dei Carmelitani ad Usole.  

         Si vive qui anche la strana sensazione di essere in una città dove non si vede alcun campanile.  Ogni segno, ogni realtà religiosa tangibile è stata soppressa dal passato regime. Basta vedere le fotografie di come la gioventù comunista fece esplodere l’artistica chiesa ortodossa. Ora ne stanno costruendo un’altra. Per favorire la ricostruzione morale e religiosa, la Congregazione delle Sorelle di Sant’Alberto, fondate in Polonia da san Adamo Alberto Chmielowski, offrono un valido aiuto nell’assistenza caritativa della parrocchia. Per il momento, mi rimane solo la sconvolgente impressione di quell’infanzia che cercano di risanare, un’infanzia rovinata già a partire dalla famiglia, bambini non tossicodipendenti bensì ammoniaca-dipendenti... non lo avrei potuto mai immaginare se non lo avessi visto!  Mostrano persino in viso i segni scavati della distruzione.  

         Quando arrivarono i Padri tutto era da iniziare, tutto da fare. Avranno ancora tanto lavora nell’affrontare in profondità i mali sociali della popolazione: alcolismo, allargato alle sue ripercussioni sulla vita familiare, infanzia abbandonata per strada, corruzione incallita, proliferazione di sette religiose… 

         A Usole si vive la realtà del “piccolo gregge” evangelico. Bisogna soffiare molto affinché dalle ceneri della coscienza risorga la fiamma religiosa. Ciò significa che anche l’evangelizzazione e la pastorale ricominciano da zero.  Ma i nostri fratelli si mostrano ottimisti.  “I convertiti - assicurano – arrivano con le migliori disposizioni, dal momento che provengono dall’ateismo. Giungono senza le contaminazioni di una religiosità distorta e superstiziosa a causa della passata mancanza di formazione..”  I Padri puntano le loro speranze sui giovani del catechismo, sul gruppo di accoliti, e possono già contare su qualche vocazione per il futuro. E’ prioritaria la catechesi degli adulti.  

         Sta per arrivare il terzo membro della prossima comunità: p. Stanislaw Praciak, della Provincia di Cracovia, sarà il beniamino della comunità. Il terreno è già preparato, il progetto della chiesa santuario in onore del santo esiliato in queste latitudini (Rafael Kalinowski) è pronto, i disegni per il futuro convento per la comunità sono stati progettati. Si può prevedere che diventi un gran centro di diffusione per la vita del Carmelo. La realizzazione viene rallentata da una burocrazia intenzionalmente lenta. Ma niente può scoraggiare questi esempi di coraggio cristiano: né il freddo siberiano di un inverno prolungato, né gli ostacoli amministrativi che li obbligano a lasciare il paese una volta all’anno per richiedere dall’estero il permesso di soggiorno per l’anno seguente. Sono ostacoli ripetuti che rendono la vita economicamente onerosa.  

         Parliamo dei Carmelitani: arrivati nel 2002, hanno superato la paura iniziale per le sorprese della nuova terra, che fin dall’inizio ha fatto loro capire che agli stranieri vengono fatte pagare alcune tasse non sempre limpide e chiare nelle loro motivazioni.  Sia tutto per Dio e al buon fine della fondazione! Nella zona non ci sono altri luoghi di tradizione monastica, le Carmelitane vivono in una casa provvisoria, con il terreno già cintato. C’è il progetto, ci sono i disegni… manca solo l’autorizzazione amministrativa che – come sempre – è logorante. Le due postulanti per il momento verranno formate in Polonia.  

Hanno così risposto alle mie domande :  

Quale ideale vi ha attirato in Siberia?

Unite alla memoria di san Rafael Kalinowski, vorremmo che ad Usole ci sia un luogo speciale di preghiera. Ciò esige discernimento, per saper incarnare ogni giorno l’ideale del Carmelo in questa realtà.  

Vi sentite missionarie a Usole?

La Russia ha ricevuto il Cristianesimo da diversi secoli. Gli Ortodossi considerano questo paese interamente loro, ma manca ancora molto per cristianizzare la Russia. Speriamo che la nostra semplice presenza aiuti a questo fine.  

Qual è stata la vostra difficoltà più grande finora?

Il permesso di soggiorno. Dobbiamo rinnovarlo ogni anno, lasciando il paese ogni anno per rifare ogni volta una nuova petizione. Questo pesa sulla clausura e sull’economia. A ciò si aggiunge la povertà: i bambini denutriti che ogni giorno vengono a bussare alla nostra porta…  

Per valutare l’attecchimento del Carmelo ad Usole, ho avuto la fortuna di celebrare qui la solennità della Vergine del Carmelo.  La mattina, ovviamente, abbiamo celebrato con le nostre sorelle Carmelitane. La presenza di sacerdoti, religiosi e religiose di Irkutsk e di Angarsk, ci ha mostrato poi la solidarietà della diocesi con la nostra comunità maschile al pomeriggio, nell’eucaristia vespertina seguita da un agape fraterno. Sono le occasioni migliori per intrecciare rapporti di fraternità. Mai come oggi ad Usole ho avuto la forte impressione di vivere la koinonia della Chiesa primitiva nascente (cf. At 2, 42-47). La comunità del Cenacolo è cresciuta e si è allargata: questo è l’augurio che ho formulato al termine di questa memorabile celebrazione.  

La missione di Usole ha bisogno di una grande benedizione celeste e di un grande e sofferto impegno evangelizzatore. Ho constatato l’importanza di entrambi questi presupposti, e pertanto termino la mia visita con questa convinzione: il germe degli inizi della vita carmelitana in Russia sembra contenere una risonanza profetica e programmatica dell’affermazione di santa Teresa di Gesù Bambino “Nel cuore della Chiesa mia madre sarò l’Amore…” (MsB 3v).

Usole, 20 Luglio 2005

     
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Updated 26 lug 2005  by OCD General House
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