[News]  [Addresses] [Carmelite sites]  
Secretariat of Missions: ocdmis@pcn.net + FAX ++39 06 85443212



Missionary news

News   -  08  ( 14.09.2005 )


Nel cuore del continente africano
La Repubblica Centroafricana

Dámaso Zuazua, ocd, Segretario



 

 

La posizione geografica del paese spiega la riuscita azzezzata del nome: Repubblica Centroafricana (= RCA. Il paese si situa leggermente sopra la linea dell'equatore. È la nazione più continentale dell'Africa, completamente chiuso, senza respirazione possibile sull'oceano, perché l'incorniciano i due Congo, il Camerun, il Tchad e la Sudan.

La superficie è di 623.000 km. quadrati, leggermente superiore all'esagono francese (551. 000 km). Ha la forma approssimativa di un trapezio, con 1.350 km. di longitudine e 600 d’estensione. Ancora un secolo fa l’odierna RCA era un territorio praticamente sconosciuto, la "terra incognita", identificata in una mappa di 1885 con una macchia bianca. Venne alla ribalta sulle pagine dei giornali ai tempi del famoso ed astuto "imperatore" Bokassa (1966-1979).

Qui scorre la vita di 3 milioni di africani. La densità di popolazione è di 5 abitanti per km. quadrato, con estese zone completamente spopolate. Il 45 percento della popolazione non raggiunge i 15 anni. Non sono scarsi i pigmei, i peules o i nomadi.

Nella stagione delle piogge il paesaggio nella savana ondulata è di un verde di sfumature varie, fino alla verde-oliva, come nei quadri di Velázquez. André Gide nel suo “Viaggio nel Congo” ricorda trasognato la visita alle cascate di Boali, con 50 m. di caduta dell'acqua che indora il raggio obliquo, descrivendolo come "del bonus grande beauté."

Di fronte ad altre numerose lingue locali, il sango è la lingua comune, oltre al francese.

Non entriamo nella storia profonda di miti e tradizioni. Tenendo in conto della sua situazione geografica, agli inizi del s. XX si volle creare qui l'incrocio dei quattro punti cardinali dell'Africa. L'amministrazione coloniale pensò anche di organizzare qui la base del traffico aereo per i paesi circonvicini. Risultato di tali progetti? L'abbandono del territorio per creare città in aree portuali o fluviali. L'invasione coloniale servì, per lo meno, a porre fine al traffico schiavista dei negrieri sudanesi.

Nella RCA abbiamo un medico per 17. 000 abitanti. Ma non è assicurato che il medico conti sugli strumenti indispensabili ed i mezzi curativi necessari.

In una terra di contrasti non mancano alcune curiose “inutilità”. Scorgiamo alte antenne per la telefonia mobile. Ma, chi li alimenta e ne ha cura? Dove stanno i tecnici? Nonostante le grandi antenne i telefoni portatili rimangono muti per mancanza di copertura.

 

Il Cristianesimo iniziò nell'attuale capitale Bangui, presso il fiume Oubangui. Nel 1894, provenienti da Brazzaville, giunsero i primi missionari con mons. Augouard. Una seconda casa-missione si fondò il 8 di gennaio del 1895 a Djoukou. Oggi i cattolici sorpassano i 500. 000; ripartiti in otto diocesi, sono un quinto della popolazione. La prima religiosa centroafricana fu suor Claver Zougoula, riscattata come schiava in 1894 ed inviata per la formazione a Brazzaville, dove emise la professione religiosa in 1902. I primi sacerdoti, invece, furono ordinati nel 1920.

Come prima iniziativa la Missione si occupò della liberazione degli schiavi e della costruzione di scuole.

 

Esordi del viaggio

Le prospettive erano promettenti: la traversata aerea da Parigi a Bangui doveva svolgersi senz’affanni. L’aereo si mosse direigendosi verso la pista di volo. Ma subito ritornò al parcheggio: il disguido era dovuto ad una valvola difettosa. Leggera avaria, riparata in tre minuti. Tutto a posto? No: ci fu comunicato l’emergere di un altro difetto, la cui sistemazione non si sapeva quanto dovesse durare. Aspettiamo pazientemente un'ora e mezza. Finalmente si alziamo sui cieli di Parigi, direzione sud, in rotta per l'Africa. Ma non era finita. Un soprassalto sul Mediterraneo! All'altezza della Sardegna meridionale e di Minorca l'aeroplano fece una virata. Lo vidi sullo schermo. Sullo stesso schermo constatai che esso perdeva velocità ed altezza. Il nostro grande “uccello volante”, invece di continuare sulla sua rotta punta il muso verso Marsiglia! E l'equipaggio non dava spiegazioni; rispondeva evasivamente. Solo mentre sorvolavamo Marsiglia il comandante ci fornì le informazioni pertinenti: causa un guasto tecnico “ non identificato” saremmo ritornati a Parigi per la riparazione: "Il volo e la sicurezza dei passeggeri non sono in pericolo..."! Cercammo di credergli... Al mattino, nelle ore in cui era previsto il nostro atterraggio in Africa... planavamo, invece, sulla capitale francese. Fummo alloggiati in un albergo, dove fci avvisarono che saremmo ripartiti il giorno dopo alla stessa ora: con 24 ore di ritardo.

Comunque, alla fin fine, ciò che interessava era arrivare sani e salvi alla meta: meglio attendere che rischiare...

 

Lo scalo inaspettatamente prolungato di Parigi ebbe la sua contropartita gradevole. Nell'immenso mondo dell'aeroporto di Roissy m’incontrari coi padri della provincia religiosa ligure Carlo Cencio e Lionello Giraudo. Dopo un periodo di riposo nella loro Italia, i due ritornavano nella  Missione centroafricana. Ci trovammo, così, a viaggiare nello stesso volo verso la medesima meta. Padre Cencio è uno dei quattro fondatori della Missione. Estraendolo dalla borsa egli mi dedica il suo recentísimo libro: La mia Missione? Bella ‘economia dello spreco. L'autore si era già cimentato brillantemente con un'altra opera:  "Frammenti dell'Africa" (2002).

Nella penna di questo carmelitano piemontese non mancano mai umorismo ed inventiva. In fluido stile giornalistico il libro offre un'attenta introduzione alla storia della Missione che ora sto per visitare, ai motivi che spinsero alla sua creazione, alle aspettative, agli obiettivi prefissati. Lui parla del passato, ma s’intrattiene pure sulla situazione presente con ricchezza di particolari. Con osservazioni azzeccate presenta scampoli, tocchi di rilievo della vita, delle attività, delle iniziative ed progressive innovazioni. Interessanti e ben centrati sono i fotogrammi descrittivi d’ogni missionario. Tutti risaltano mirabilmente ben descritti nei loro tratti essenziali. L'opera è tutta una "memoria rerum" con giudizi di valore. Mi trovo, così fra le mani il mio libro di lettura per le lunghe ore del volo. L'amenità è assicurata, dato che il libro porta come sottotitolo "Lascio parlare i fatti."

Vorrei aggiungere, tuttavia, una mezza parola circa il titolo del libro. La bella "economia degli sprechi ha una sua storia. I teologi Bulgakov e, soprattutto, a Hans Urs von Baltasar utilizzarono questo termine in chiave teologica. È un'espressione suggestiva, che può aiutare per capire la vita missionaria. La semina – con le sue incognite, incertezze, difficoltà e sorprese - è “un'economia degli sprechi”. Il missionario, nella sua donazione e nella sua stessa stanchezza, si sente confrontato con la bella economia degli sprechi. Considero utile far nostra questa filosofia. Si tratta di un'inculturazione misionaria. Ci tocca, cio[, "sprecare" con generosità, convinti che “altri” potranno raccogliere qualche frutto. In Africa bisogna seminare con speranza abramica (con la fede che sosteneva Abramo nella parola di Dio che annunciava un popolo che lui non avrebbe mai visto).

 

Sullo stesso aeroplano volavano tre volontari italiani: Debora, Jasmine ed Emanuele. Anche loro si andavano per un periodo alla missione carmelitana del Centroafrica. I tre frati ed i tre giovani:  una comunità volante!

 

In terra carmelitana

Negli ambienti carmelitani, chi non ha sentito parlare della Missione del Centrafrica? Con precisa assiduità riviste come "Il Messaggero" (Arenzano), "Ite ad Ioseph" (Varazze), Il Carmelo e le sue Missioni" (Morena-Roma), "Amicizia missionaria" (Praga) hanno illustrato – con l’appoggio di foto illustrative - il nome e fama di questa Missione. Padre Anastasio Roggero -presenza internazionale - è stato inoltre il vulcanico propagatore – fiume di lava dirompente - delle grandezze di questa Missione.

 

Bangui

Dopo uno scalo a N'Djamena, capitale del Tchad, atterriamo a Bangui, capitale della RCA.

Una sede missionaria nella capitale è sempre importante: in questi paesi, infatti, tutto è centralizzato nella capitale. A Bangui, peRo non c'è residenza carmelitana; ne esiste solo un progetto come sopporto al lavoro ed alla vita nella diocesi di Bouar. Si trova, però a Bangui, su una collina, un terreno: 110 ettari di nostra proprietà. Per il momento il terreno è occupato da alcuni alberi da frutta, una piantagione di palme, un inizio di costruzione che necessita ristrutturazione e ridifinizione. Che cosa ne sarà? Centro d'accoglienza per il personale di passaggio> personale che tratta a Bangui mille problemi sanitari o amministrativi? Casa di noviziato, casa di postulanti? Tutto è possibile: tanto terreno offre molte possibilità, perfino quella di un monastero di Carmelitane Scalze.

 

Bouar-Sant'Elia (1994)

Bouar è la capitale della regione Nana-Mambere, al nord-ovest del paese, verso la  frontiera col Camerun. La Missione dei Carmelitani di Liguria sorse in 1971, come quarta presenza carmelitana in Africa, dopo Congo (1958), Malawi (1963), Gomma-Congo (1966).

Bouar si trova quasi a 500 km. della capitale Bagui, unita da strada prima asfaltata, poi semiasfaltada ed a tratti di terra battuta che si viene chiusa al traffico quando la pioggia la rende impercorribile. Quando il tragitto di prolunga si finisce per sentirsi le ossa a pezzi per i tnati salti e scossoni. Non si raccomandano questi viaggi a chi ha la febbre, o in preda alla malaria,... perché diventano eterni. La stanchezza diminuisce il piacere di attraversare ponti pittoreschi, guadi di fiumi (ma solo quando l'altezza dell'acqua è bassa). Richiamano l’attenzione tanti enormi blocchi granitici in un paesaggio che non sembra roccioso.

Bouar è diocesi, nata dallo smembramento da Berberati nel 1978. La Missione Carmelitana si ha sede nella chiesa della città.

 

Il complesso di “Sant-Elia

L'arieggiato convento è situato su un poggio, isolato, alla periferia della città. Architettura conventuale sotto ogni aspetto, una rarità in Africa: chiostro interno con arcate, veranda contemplativa sulla savana verde. È il luogo di consolidamento della formazione carmelitana> casa di noviziato e casa di studentato. Vita conventuale scandita dalla campanella. Nell'estesa proprietà non mancano campi sportivi per i nostri giovani. Il Carmelo della Provincia di Genova (o della Liguria) ha investito qui tutto l'ardore di cui solo esso è capace; si è preso carico della gran sfida dell'organizzazione, dell'efficacia, del progetto sostenuto sino al fondo per una serena articolazione delle due comunità formative in una medesima sede. Apprezzato è il lavoro manuale. L'orto è tutta una fattoria agricola. Appare evidente lo sforzo di un adattamento pedagogico al ritmo africano. Se ne vedono i frutti nel decoro che presenta la casa, la chiesa e l'ambiente circostante. La chiesa è di recente creazione, con armonia di forme e luci. Nell'orto si percorre la Via Crucis che culmina con la croce vittoriosa su un basamento di granito. Importa poco che non ci sia corrente elettrica. Ogni notte per alcune ore supplisce illuminazione col gruppo elettrogeno. Poi bisogna servirsi dalle lampade di petrolio. Ma la vita prosegue ugualmente.

Gli studi si seguono nel Centro intercongregazionale di San Lorenzo di Bríndisi, all'altro estremo della città. La discreta biblioteca del convento è sufficientemente catalogata. Sono in arrivo quattro carmelitani dal Rwanda-Burundi con un formatore per completare gli studi ecclesiastici.

Qui, nella bella ed ispirata chiesa dedicata alla Vergine della Carmen, assistiamo alla presa dell’abito di quattro postulanti ed alla professione semplice di tre novizi.

 

Bouar-La Yolé (1986)

M’immagino che un'opera - un gran seminario minore in piena regola - come questa di La Yolè non fu realizzata senza previa approfondita discussione, con leggerezza o discernimento superficiale, ed accompagnata da titubanze, dubbi... Si tratta, infatti, di un’opera troppo grande e grandiosa: fu necessaria molta fede per imbarcarsi in quest’avventura. Si era programmato d’impiantarvi l'idea ed il progetto educativo del collegino di Arenzano. La torre-campanile ce lo ricorda architettonicamente. Ma gli spazi sono, qui, incomparabilmente più vasti.

      Attualmente si contano ottantacinque seminaristi dai 10-11 ai 19-20 anni, distribuiti in due cicli di studi. In tutti s’inculca e s’insegna nella pratica lo spirito di famiglia: l'ingranaggio della vita quotidiana fra i “ maggiori” ed i “minorenni” sembra funzionare; e diventa, perfino, una molla pedagogica d’iniziazione. L'organigramma indica doveri e responsabilità per il buon funzionamento del gruppo e della casa.

I seminaristi maggiori, in stato di pre-noviciado o postulantado, durante le funzioni religiose indossano una tunica marrone con cinturino. Essi sono introdotti all’orazione teresiana con 30 minuti di preghiera-meditazione al mattino ed altrettanti nel pomeriggio. Recitano giornalmente le lodi, l'ora media, i vespri e compieta. Le funzioni religiose si celebrano a volte separate tra @grandi@ e @minori@ nella chiesa e nella cripta. Chiesa e cripta raggruppano tante opere d'arte africana come non si trovano in un'altra chiesa carmelitana dell'Africa: l'altare, il tabernacolo, la fonte battesimali, vari quadri sono autentici pezzi maestri.

 

      Ai cinque padri formatori si affiancano altri “cinque angeli custodi” di questo sciame vocazionale del seminario. Si tratta di cinque religiose indiane di una Congregazione carmelitana, la "Mother of Carmel" (CMC), di rito orientale del Malabar. Oltre all’insegnamento esse si occupano dell'infermeria e del buon andamento della casa.

Completa il quadro la volontaria italiana Stefania Figini, che ci cura dell’iniziazione dei ragazzi alle arti plastiche ed alla pittura.

 

      Da segnalare il fatto che il  seminario è pure la sede della scuola media per gli alunni cappuccini ed per i seminaristi diocesani. La nostra amministrazione ha la responsabilità dei venticinque professori e dei duecento cinquanta alunni. Qui si manifesta in carne viva la "bella economia degli sprechi" di cui si fa carico con coraggio la Provincia di Genova.

Non si contano gli  "sprechi" di risorse economiche, di energie, di personale, di speranze, di organizzazione. Ma immersi nel lavoro i responsabili sembrano rigenerarsi in energia e generosa dedizione: credono nell’opera che hanno tra le mani; assicurano che essa dà i suoi frutti: dopo 10 anni di permanenza si notano gli effetti di una formazione che libera i candidati alla vita carmelitana da alcune tare ambientali o ancestrali, e resiste al peso ambientale questi possano portare con sè dalla società africana. Per quanti non perseverano - grazie all'insegnamento ricevuto - rimangono comunque i risultati sociali di un'iniziazione solida ed innovatrice alla vita.

 

Quanto si è investito in La Yolé? Quanto si lavora in La Yolé? Senza dubbio qualche frutto rimarrà di tanto sforzo. Benché un seminario minore delle proporzioni di La Yolé sia la realtà più “sorprendente” e “fuori dalla norma” nella mappa delle nostre Missioni, perché porla in discussione? Se la Provincia di Genova ha generosità, entusiasmo, fiducia: suo è il rischio e sua è la corona... Per quanto riguarda la pastorale vocazionale tutti dobbiamo aderire alla disposizione di Pedro davanti al Signore: “Nel Tuo nome lancerò le "reti"”

 

 

Baoró (1973)

Si troviamo in una parrocchia di proprietà dell'Ordine, in una classica parrocchia misionaria: gran centro di vita cristiana, d’irradiazione evangelica, d’assistenza. Parrocchia con molte succursali nella "brousse" (savana) per una circonferenza di 100 chilometri, e viva di molte iniziative di promozione sociale: falegnameria, officina meccanica, dispensario, scuola materna e primaria, centro di formazione femminile per giovani madri... Non dimentichiamolo: in Africa l'elemento chiave dalla formazione familiare è la madre.

 

Supporto incomparabile di queste iniziative è la comunità delle suore Carmelitane di Santa Teresa (di Torino), comunità formata da religiose native, da italiane e malgasce. Tutte sono dedite ed impegnate in un programma che prevede evangelizzazione e promozione umana.

Funziona pure un gruppo del Carmelo Secolare.

Qui, l’associazione italiana di San Remo "Il Germoglio" ha creato un asilo per i più piccoli.

 

A Bouar ebbi la fortuna di partecipare alla celebrazione domenicale. La liturgia africana ha sempre un "più": un "più" celebrativo, più espressivo, più participativo, più entusiasmante... Nulla s’improvvisa. Tutto si sviluppa con dignità e tutto traspira unzione, raccoglimento, religiosità, persino quella danza lenta, di piccoli passi mossi a disegnare un quadrato, contenuta. La musica offre il suo sostegno al suono di balafón, del xilofono, del tam-tam, di risonanze metalliche.

 

Bouar per la sua posizione geografica centrale è la sede del delegato provinciale, P. Roberto Nava.

Bozoum

Bozoum [ chiamata "La Laborieuse": difatti, sembra che ci sia più campagna coltivata che in altre parti del paese.

Essa dista 140 km. da Bouar. La strada è impraticabile in questi giorni del mio soggiorno. Per tale  motivo s’impone una deviazione per Bosentelé, un giro che comporta 100 chilometri in più! Pista di campagna, pista di fortuna, cui bisogna comunicare molta dose di buon umore affinché le cinque e più ore di viaggio non ti stanchino troppo.

Bozoum fu la prima sede della Missione Carmelitana. I nostri missionari ereditarono una stazione missionaria fondata nel lontano 1929. Nel 2004 si celebrò il 75 anniversario del primo battesimo.

La nostra parrocchia di San Michele è collocata su una torre di vedetta della città, con la pianura ai suoi piedi. Il villaggio è protetto dalla statua di un Cristo ed un'altra della Vergine, erette sulle colline più alte. In città ci sono altre tre cappelle. L'irradiazione extraurbana della missione raggiunge i cento chilometri con altre cappelle, dispensari, scuole, cooperative agricole. Le quattordici stazioni missionarie nella "brousse" sono regolarmente visitate.

Ma si lavora anche al centro - falegnameria, Centro dei giovani, dispensario, scuola materna -: e  tutto è sulle spalle dei quattro missionari che risiedono in Bozoum

L'evangelizzazione ha dato vita ad un gruppo del Carmelo Secolare. Fu proprio a Bozoum che nel 1983 nacque la prima esperienza di seminario minore per la vocazioni carmelitane, poi traslocato  a La Yolé.

 

Durante la guerra civile del 2003, Bozoum fu una Missione duramente attaccata. I missionari poterono salvarsi solo "in extremis." Al ritorno il loro cuore si strinse alla vista desolante di un saccheggio e distruzione vandalici. Solo un gran tempera missionaria infuse loro il coraggio di ricominciare e di ricostruire. Oggi fiorisce tutto di nuovo con energia, con laboriosità, con sorriso.

 

Bosentelé

Qui termina la strada proveniente da Bangui. È il punto strategico di biforcazione di rotte verso il Tchad e verso il Camerun. La parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù dipende dalla comunità di Baoró, distante 92 km. Anima costante di questo centro è stata dal tempo della fondazione padre  Nicolò Ellena, il venerabile decano di ottant’anni suonati, unico superstite, col p. Carlo Cencio, degli iniziatori della Missione. Attorno alla parrocchia si muove la multipla attività delle Carmelitane di Santa Teresa (Torino). Suor Teresa rimase sola durante la recente guerra del 2003. I ribelli rubarono a fucile spianato: si portarono il bottino, ma poco dopo  ebbero un incidente. A chi ricorsero affinché li curasse? Alla buona Sorella, cui poco prima avevano portato via tutto!

 

Missione singolare

Il Centrafrica è una missione carmelitana con caratteristiche proprie. Nessuno si meraviglia della convivenza di missionari con religiosi nativi. Ma gli accordi con la Provincia di Malabar (India) e con la Delegazione Generale del Congo ha prodotto la simbiosi di una collaborazione di due padri malabarenses e di due congolesi.

Dubito molto che un'altra missione dell'Ordine possa contare su un movimento tanto accentuato e sostenuto di giovani religiosi carmelitani dell'Italia e della Rep. Ceca che realizzano qui il loro "apprendistato" nel periodo della formazione, di laici volontari di varie nazionalità, di circoli di amici e benefattori che appoggiano l'attività misionaria dalla “retroguardia” (dall’Italia). Sono segni delle iniziative, dell'organizzazione, del dinamismo di questa Missione.

Impegno, dedizione, impulso, speranza, investimento, immersione. Tutto rimane ben riequilibrato col principio da mai dimenticare: "L'economia degli sprechi." Frutti concreti? Il Carmelo centroafricano conta attualmente su tre sacerdoti nativi, con due fratelli professi solenni, con sette professi semplici, con quattro novizi ed 85 aspiranti nel semenrio vocazionale della Yolé.  

Terminato il mio impegno, intraprendo il viaggio di ritorno. Per coincidenza a bordo con noi vola il presidente la Repubblica. Dallo sportello del velivolo, prima di sparire nelle nuvole, guardo affettuosamente questa terra del cuore dell'Africa. Mi assale con forza la persuasione che Dio ami fortemente gli africani. Nella loro sventura, nelle loro carestie, nelle loro sofferenze, egli concede loro tanta forza e speranza nel futuro. Tocca a noi lavorare affinché lo sviluppo tenda verso un futuro migliore. Barala, addio!

     
 [
 English] [ Italiano] [ Español] [ Français ] [ Deutsch]
[ ] [  ]

Updated 06 ott 2005  by OCD General House
Corso d'Italia, 38 - 00198 Roma - Italia
 ++39 (06) 854431  FAX ++39 (06) 85350206