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Missionary news

News   -  12 - ( 28.04.2006 )

Una vita per l’Africa
Marcello Forcellini, un missionario “incombustibile” del Congo

Dámaso Zuazua, ocd, Segretario Generale delle Missioni

 

P. Marcellino Claudio Forcellini accumula in sé alcuni primati singolari.

Nato il 6 dicembre del 1930 a Parigi, è cittadino della Repubblica di San Marino, unico carmelitano scalzo di questo piccolissimo stato indipendente.

Appartiene, però, come religioso alla Provincia romana.

All’età di 76 anni, il blasone più splendente è rappresentato dall’essere da ben trentotto anni missionario nella Repubblica Democratica del Congo. In Kananga nella parrocchia di Nostro Padre ed  Ntambwe, poi nella capitale Kinshasa, quindi a Bukavu ed a  Lubumbaschi è stato fondatore o parroco o responsabile, con più preccopazioni e fatiche che  gloria; sempre, comunque, un lavoratore istancabile, senza riserve personali.

Lo troviamo pure all’origine organizzativa delle vocazioni native – numerose e promettenti – del Congo per il Carmelo. Ha sfidato od è sopravvissuto a confilitti politici, a penurie econonomiche, a tanti acciacchi di salute… Da quanti attacchi di malaria avrà superato? Si potranno contare gli attacchi di colite, di amebe, i di febbre altissima e di tanti altri malanni? Per lui l’importante è servire, e farlo con generosità. Per questo sembra dotato di una fibbra infrangibile, come i grandi baobab della mitica Africa. La storia missionaria narra le sue imprese ed il suo nome è scritto nel libro della Vita.

 

Alcuni mesi or sono, il 9 marzo, la Repubblica adriatica di San Marino gli ha conferito un premio. L’ “Ente Cassa di Faetano” aveva selezionato due nomi di prestigio tra i sammarinesi in patria o all’estero: il prof. Luciani Maiani, grande investigatore fisico nelle veste di direttore generale del CERN a Ginevra, il più importante laboratorio di fisica del mondo, ed il nostro carissimo padre Marcellino. Il suo merito – vale e dire la motivazione addotta – sta nella “sua vita semplicemente grande, consacrata al servizio dei poveri, che costituisce un esempio encomiabile di gratuità nel solco della più nobile tradizione sanmarinese”.

La consegna del premio “San Marino”, alla sua prima edizione, si svolse nel Teatro “Nuovo di Dogana”. Il contorno prestigioso con gran sfoggio mediatico, estetico ed artitistico, riunì i due Capitani Reggenti della Repubblica e le altre autorità civili e politiche. Tutto si svolse in un generoso spiegamento mediatico. La sala sfoggiava un ambiente di color smeraldo di decorazioni floreali. L’ispirazione artistica giunse al culmine con il concerto pianistico del compositore Michael Nyman.

Il premio assegnato consistette nella elargizione di una somma di denaro e di una scultura, ideata per l’occasione dal maestro Arnaldo Pomodoro.

Fu quindi proiettato un video con alcuni monenti della vita missionaria di padre Marcelino. Momento d’intensa emozione fu l’intervista del giornalista Sergio Barducci ai due premiati e le risposte del nostro Marcellino. Tutte le Missioni carmelitane, lo stesso spirito missionario dell’Ordine si vedevano in quel momento premiati.

 

Il nostro missionaria era accompagnato dalla famiglia Forcellini, dai suoi fratelli ex-missionari della Provincia romana nel Congo, con il Provinciale. Erano pure presenti quattro carmelitani africano residenti a Roma, tutti discepoli dell’illustre maestro P. Marcellino, accompagnati dal segretario generale delle Missioni carmelitane, un tempo collega di padre Forcellini nello Zaire di allora. Mai la repubblica di San Marino aveva visto nel suo territorio tanti sai carmelitani. 

 

La consegna del prestigioso premio non impedisce, ora, a padre Marcellino di rispondere con la massima semplicità e convinzione.

 

         P. Marcellino, sei contento di questa onorificenza?

         Certo che lo sono! Non tanto per la mia persona; piuttosto per la causa e l’ideale missionario del Carmelo: che sia riconosciuto nel mondo d’oggi il merito di una vita spesa ed offerta a favore dei poveri, accanto agli sfortunati della società, è molto positivo. Esso è uno stimolo ed un appoggio morale per il missionario, affinché si doni con ancor maggior slancio. è pure uno stimolo per la nostra società, opulenta e materialista, affinché si apra all’apprezzamento di valori più elevati di quanto non lo siano il proprio benessere ed egoismo.

Sono anche grato per l’espetto economico del premio: tale riconoscimento comporta un aiuto per le opere della Missione.

 

         Un breve commento tuo al premio…?

         All’inizio non ci credevo proprio: pensava ad uno scherzo di qualche amico in patria., San Marino. Fu, infatti, proprio un amico a darmi per primo tale notizia; soltanto in seguito mi raggiunse la conferma ufficiale. Dovetti crederci ed… accettai. Mi venne alla mente. “Come hanno potuto pensare a me? Come si sono ricordati di chi vive nelle savane del Congo?” Mi ricordai, anche, di tanti altri missionari, dei poveri che conosco e frequento. Si contano sulle dita i missionari riconosciuti dalle autorità del mondo. Il premio rappresenta il riconoscimento del lavoro di tutti i missionari, molti dei quali più meritevoli di me.

 

         Come spuntò la tua vocazione missionaria?

         Da giovane, nel seminario carmelitano di Montecompatri, leggendo racconti e relazioni di missionari. All’età di trentotto anni, con la responsabilità di Consigliere provinciale e di Maestro dei novizi, non pensavo certo alle missioni. Nel 1968 pervenne, invece, alla nostra Provincia romana la proposta di accettare una missione nel Congo-Kinshasa. Il mio nome non appariva nella lista dei pionieri. Proprio all’ultima ora uno dei missionari scelti si ritirò. Era la vigilia della festa del Carmine, quando il Provinciale mi comunicò: “La Vergine ti ha favorito con una grazia…, che tu parta missionario in Congo”.

La vita cambiò totalmente di rotta. I miei compagni mi credevano incapace di resistere per molto, tenendo in conto la fragilità della ia salute.

 

         Quali le prime impressioni del Congo nel 1968?

         Oggi l’Eurapa è multirazziale. Allora, nell’atterrare a Kinshasa restai sorpreso dal colore nero di quella moltitudine di gente: mi pareva d’immergermi in un mare di persone nere. Mi meravigliava scoprire come i bambini fossero semplici e rispondessero ai nostri sorrisi. Tutti chiedevano; attirava e conquistava, però, la loro semplicità ed allegria.

 

         Raccontaci il tuo momento più difficile o doloroso di questi 38 anni di vita missionaria.

         L’assalto ed il completo saccheggio della nostra casa-noviziato di Kananga nel 1993, il 29 novembre. Non chiedermi, però, altro in proposito…

 

         E la tua maggior gioia?

         Quando vedo un bimbo, il cui volto d’illumina di sorriso, come risposta al poco che abbia potuto far per lui.

 

I mezzi di comunicazione dovrebbero riconoscere con più rilievo che esistono molti massionari impegnati, senza prurito di protagonismo. Grazie a simili missionari si allevia la vita a tanti fratelli.
 

 

     
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Updated 28 apr 2006  by OCD General House
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