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Missionary news

News   -  13 - ( 1409.2.2006 )


B i e l o r u s s i a

Dámaso Zuazua, ocd, Segretario per le Missioni

 

Proemio in Lituania

 

Inizio il mio viaggio verso la missione carmelitana in Bielorussia, e con strategia geografica atterro a Vilna, capitale della Lituania. Mi sento felice di poter calpestare la terra di san Casimiro, patrono celeste del Granducato dal 1484, e di una fiorente provincia carmelitana di altri tempi (1734-1884), che arrivò ad avere 11 conventi con più un centinaio di religiosi.

 

La Lituania (Lietuva) è stato l’ultimo paese europeo ad abbracciare la fede cattolica, ma l’adesione al cristianesimo di questa gente è diventato proverbiale. Il simbolo emblematico più espressivo della nazione attuale rimane sempre la storica collina delle croci, a Siauliai: mille croci in legno e metallo, grandi e piccole, segni di devozione, memoriali. Invano le autorità sovietiche cercarono di eliminarle, perché spuntavano sempre di nuovo in gran numero.

 

Mi interessa la città santa di Vilna. E’ la città barocca più a nord delle Alpi, la più lontana dell’Est Europeo. Ricordiamo soprattutto che qui nacque san Raffaele Kalinowski di san Giuseppe, che qui si trova anche il famoso santuario di N.S. di Ostra Brama, dall’icona espressiva, ricoperta di oro ribattuto, con intorno qualcosa come otto mila ex voto. Il quadro e la cornice vennero restaurati nel 1993, e il papa Giovanni Paolo II si fermò in preghiera davanti a questa icona mariana nella sua visita in Lituania nel 1993. E’ la Vergine Maria della Misericordia, venerata con tanta devozione presso la Porta dell’Aurora, una delle cinque uscite delle mura, costruita tra il 1503 e il 1522.

 

Rappresenta tipicamente la devozione mariana così diffusa nel paese e in tanti luoghi dei dintorni, rispettata anche dalle altre religioni. La parrocchia attuale di santa Teresa è uno dei monumenti del primo barocco in Lituania. Con tutti i suoi ricordi carmelitani, è attualmente abbastanza ben conservata: gli affreschi ridondanti delle volte -“la cappella Sistina di Vilna”-  raffigurano la vita di santa Teresa, il grande quadro stupendo della Trasverberazione, sull’altare maggiore, gli scudi e stemmi carmelitani, altri quadri, diverse statue, ...

 

A lato si trova anche l’antico convento dei Carmelitani (1627-1948), un tempo anche collegio filosofico. Questa fondazione venne chiusa drammaticamente per l’Ordine in seguito alla decisione sovietica del 1948, seguita dalle deportazioni dei Carmelitani in Siberia.  Nei primi tempi della “perestrojka” il Governo indipendente la restituì alla Chiesa, ma le istituzioni diocesane hanno sempre fatto resistenza nel restituire il complesso all’Ordine, che lo aveva rivendicato in svariate occasioni.  Dopo una conversazione tecnica sul tema con il cardinale, il padre Provinciale di Polonia, Benignus Wanat, sussurrò leggermente: “In Ecclesia non est iustitia…”  Recentemente il convento è stato ristrutturato come hotel di lusso, per la prospera economia del turismo.

 

A 100 km dalla capitale si trova Kaunas. Anche in questa città si trovava un convento di Carmelitani (1708-1845), mentre in periferia è sorto nel 1994 un Carmelo proveniente dalla Gran Bretagna.  Il monastero è una costruzione originale, molto innovativa, con molta luce, circondata da un bosco silenzioso che invita al raccoglimento molte persone. Le 15 abitanti attuali del monastero sono le promotrici più accese di una fondazione immediata, senza ulteriori dilazioni, di un convento di fratelli dallo stesso abito.  Il promettente “piccolo gregge” lituano di due Padri, un professo semplice, un novizio e un postulante, deve attualmente far fronte a tale vociare giustificato.

 

Tutti dobbiamo prestare attenzione alla consegna ricevuta da santa Teresa quando, titubante circa la fondazione di san Giuseppe, sentì la voce interiore del Signore che diceva: “Te lo già detto, entraci come puoi” (Vita 33,12). Come primo sito, le Carmelitane offrono sul proprio terreno, accanto al monastero, una casa che potrebbe essere il “convento matrice” (“monasterio cabal” - ibid.) per gli inizi. Non vengono scartate altre possibilità in città, per l’irradiamento pastorale. Nel monastero di Baniatvos ho sentito con piacere gli elogi del Carmelo di Calahorra, per l’ospitalità senza frontiere offerta a due Carmelitane Lituane nel loro apprendimento del castigliano. Esse si occuperanno – speriamo – della traduzione e della diffusione della letteratura carmelitana nella loro patria.

 

In cammino verso la frontiera

 

Richiamiamo alcuni antecedenti carmelitani di questi territori, ricordando che le frontiere si sono spostate di frequente nella storia, con nuove denominazioni e ripartizioni. Così era nata la provincia russa dell’Ordine, chiamata di Volinia, nell’anno 1796. Con lo smembramento della Polonia tra Russia, Prussia ed Austria, si crearono nuove frontiere, e le comunicazioni tra i quattro conventi delle zone attuali di Ucraina, Bielorussia e Polonia, politicamente soppressa, divennero praticamente impossibili.  Di qui la necessità di creare una nuova Provincia, ma per nuove cause politiche la Provincia russa terminò nel 1832.

 

Lasciamo la storia, e veniamo all’attualità. Da Vilna ci dirigiamo alla vicina Bielorussia. Non mi aspettavo di pagare tanto caro l’ingresso al paese: cinque ore di attesa, pur avendo un regolare visto di ingresso, segno che l’amministrazione doganale si muove ancora con l’antico ritmo del sistema sovietico, fatto di arbitrarietà sovrana della polizia di frontiera. Trattandosi di un evento quotidiano, nessuno protesta, il fatto viene preso come la normalità. Insieme a padre Kazimierz Morawski entriamo nel paese.

 

Ci si fa capire in bielorusso, polacco, russo e lituano. Data la mia ignoranza delle lingue slave, posso ricorrere all’italiano, tedesco, latino, francese ed inglese per le mie comunicazioni. Ci capiamo anche con gli occhi, con i gesti, soprattutto con il cuore. Ma in nessuna parte del mondo ho avuto a mia disposizione il lusso di una traduttrice in spagnolo. Sono impagabili i servizi resimi dalla prof. Irina Zhelubowskaja, collaboratrice incondizionata dei nostri Carmelitani nel loro lavoro con la gioventù.

 

Siamo nel paese, e il nome stesso si presta a giochi di parole: Russia Bianca, in paragone della Russia Nera o Rossa, oppure viene chiamata anche Russia Azzurra, perché tipico colore degli occhi della gente. Comincio ad allargare lo sguardo sulla realtà che mi si apre. Immense pianure con qualche altopiano, strade rettilinee, boschi di pino e di abeti, un’immensità di laghi (più di diecimila!), una società agricola con case di legno, ... Questa è la geografia esterna della maggior parte della attuale Bielorussia, con i suoi dieci milioni di abitanti, per una superficie di ca. 207 mila kmq.: un’estensione all’incirca come quella del Regno Unito o della Romania. Il paese è rimarcato dalle frontiere della Lituania, Lettonia, Russia, Polonia ed Ucraina, senza sbocco sul mare. E’ una delle Repubbliche più occidentali della ex Unione Sovietica.  Fin dai tempi antichi ha goduto di una posizione strategia, in quanto è attraversata dalle vie commerciali, stabilite già dai Vichinghi scandinavi e dai Greci di Bisanzio.

 

Accorciando, ricordiamo che la Repubblica di Bielorussia si è formata nel 1919, aggregandosi all’Unione Sovietica nel 1922, diventando uno dei paesi più sovieticizzati. Il 21 agosto 1991 è stata firmata nuovamente l’indipendenza della nazione.

 

Repubblica ancora troppo sovietica

 

Da un paese dove non abbondano le informazioni, il nome che sale più di frequente all’orecchio, ad un primo ascolto, è probabilmente quello di Aleksandr Lukashenko, che è arrivato al suo terzo mandato consecutivo dal 1994. Ha stabilito un regime post totalitario, autarchico, nascostamente e anacronicamente sovietico.  E’ persona non grata nell’Unione Europea e negli Stati Uniti. Il Parlamento si chiama nuovamente Soviet supremo. Dal 1995 il russo è la seconda lingua ufficiale del paese. Chiamato “batka”, piccolo padre della patria, come già Stalin, ha ristabilito il KGB, il Servizio Segreto dello Stato. Il busto del suo fondatore, Feliks Zherzhinskij è ben visibile nella capitale.  Lukashenko ha bloccato i viaggi dei funzionari pubblici all’estero, e nel suo regime fa rivivere “l’homo sovieticus”, con la sua mentalità ed ideologia, e ciò è evidente nella politica, nella statalizzazione, nella vigilanza delle libertà personali.

 

Ogni anelito democratico dell’opposizione viene represso. Studenti contestatori sono stati espulsi dall’Università. Nel 2003 la commissione ONU per i Diritti humani ha condannato il regime bielorusso per alcune detenzioni arbitrarie, per la scomparsa di alcuni oppositori del regime, per la demonizzazione dell’opinione pubblica contraria. La psicosi governativa arriva persino ad ascoltare i sermoni nelle chiese. Lenin sopravvive nei suoi  monumenti restaurati, come pure nella stella rossa e in altri simboli del vecchio comunismo. Come ricompensa della sua fedeltà, la Bielorussia riceve un trattamento di favore da parte dei governanti di Mosca, per petrolio e gas, e non esiste controllo doganale tra i due paesi.

 

La maggior ricchezza del paese è quella forestale. Ci sono ancora i “kolchoz”, le cooperativa agricole, ma la gioventù deve emigrare dalla campagna in cerca di lavoro, lasciando sul posto solo agricoltori e bambini. Meta frequente della ricerca di lavoro è Mosca, o qualche altra città russa. I villaggi si spopolano. L’ospitalità nelle famiglie rimane però cordiale e generosa, estremamente ossequiosa. Usano tappeti in grande quantità, anche come elemento decorativo delle pareti interne degli alloggi. La Bielorussia è in crescita economica, di anno in anno. Esporta televisori, derivati del petrolio, prodotti chimici.

 

La Chiesa

 

In questa zona della Bielorussia ha predicato il martire gesuita S. Andrea Bobola (1591-1657). Un testimone eccezionale del recente passato e del presente della chiesa locale è l’anziano cardinale Kazimierz Swatek, che ha vissuto dieci anni in un gulag, nelle miniere di Vokuta, in Siberia. Ci informa con discreta moderazione: “Un gran numero di sacerdoti ha subito l’esecuzione capitale, o inviato in Siberia per i lavori forzati. E’ rimasto circa il 10% del clero. Tutti i conventi e i monasteri sono stati chiusi …” E in seguito passa a descrivere la situazione attuale:

 

        - Alcune chiese sono state restituite, dopo essere state trasformate in sale cinematografiche, musei, fabbriche, salone per feste, depositi commerciali, deposito di immondizie … E’ stato permesso l’ingresso a sacerdoti e religiosi polacchi, una cinquantina circa all’inizio. Abbiamo 4 Diocesi, 430 parrocchie, circa 500 sacerdoti, tra polacchi e nativi. Stiamo lentamente emergendo da una situazione sotto lo zero, marcata da una persecuzione e propaganda antireligiosa per più di settantacinque anni. Constatiamo il risveglio religioso nei numeri e nel fervore ...”

 

Entrando nei villaggi, nei crocevia, si trovano grandi croci di legno, sempre addobbate con nastri e fiori. Nelle abitazioni abbondano i simboli, i segni, i ricordi religiosi. Alla messa domenicale i cristiani giungono a piedi, in macchina, sui carri trainati da cavalli, fin dai più remoti villaggi. Si rendono conto di entrare in un recinto sacro, e lo dimostrano con un comportamento reverenziale. All’ora prefissata, comincia la messa, quando sono finite le confessioni.  Anche prima dei funerali si confessa molto. L’attesa viene colmata di preghiere e canti. La gente canta a voce piena, felice. Alle volte emettono modulazioni di propria ispirazione, fatte anche di note leggermente stonate, come succede da tutte le parti in molti ambienti della campagna. In un luogo ho assistito ad una specie di ora canonica, cantata come preparazione alla messa.

 

Le reazioni e gli atteggiamenti della gente sono molto più religiosi che da noi. In ogni luogo sopravvive un fedele custode che, con grande rischio personale e familiare, vegliava sulle appartenenze della chiesa, almeno di quelle che sono rimaste più o meno aperte. Come mai qui i bambini sono tanto raccolti e rispettosi degli ambienti sacri?  Dopo Natale, le visite dei sacerdoti alle famiglie vengono compiute a cavallo, perché le condizioni del tempo non permettono l’uso di altri veicoli. Con il sacerdote, la gente è estremamente deferente e ha sempre molte gentilezze o cose da dire.

 

Attualmente ci sono due seminari diocesani. Un elemento propulsore della vita cristiana sono i santuari mariani. Assieme al nostro di Gudogaj, ci sono quello della Vergine di Lahiszynie, e soprattutto il tempio della Patrona del Paese, “Malaja Syrmiezjh” a Buolslov. Il 31 ottobre 2002 è uscita una nuova legge in materia religiosa, con un trattamento di favore ufficiale nei confronti della Chiesa Ortodossa. Il Governo non apprezza la crescita della fede cattolica. Il presidente Lukashenko si autodefinisce un “ateo ortodosso”, e non ha digerito che la Polonia e i cattolici del suo paese fossero favorevoli all’opposizione nelle ultime elezioni presidenziali. Dall’anno 200 appena si è ottenuta l’autorizzazione della creazione di una nuova parrocchia cattolica.

 

Ho avuto la grande fortuna di incontrarmi con il clero giovane e con quello anziano. Di questo conservo un indelebile ricordo circa i racconti del tempo delle persecuzioni, come venivano formati i sacerdoti senza Seminari. Era una Chiesa delle catacombe, privata di voce davanti all’ingiustizia, l’arbitrarietà, la calunnia, davanti al sconfinamento e agli esili, immersa nella paura, nell’incertezza. Si è trattato di una persecuzione sfrontata, in cui venivano usati tutti i mezzi politici e coercitivi. Da quell’eroico silenzio sono nati questi spiriti robusti, induriti nelle privazioni, nella sofferenza e nell’annichilimento.

 

Indimenticabile tra gli altri è stato l’incontro con il prelato Josef Bulako, di Mosarz. Con i suoi 80 anni è un esempio di servizio, di sapienza, di esperienza e di equilibrio. Durante tutto il periodo del seminario, studiava teologia aiutando come sacrestano in una chiesa. Ora ha sviluppato una sua creatività estetico-religiosa.  Il giardino floreale davanti alla chiesa è una catechesi plastica con i misteri di Maria ed altre statue sacre. Ha anche creato un museo rurale della regione, ma la sua opera migliore sono le 14 vocazioni sacerdotali che sono sorte dalla sua parrocchia in 18 anni. Dirige una campagna contro l’alcolismo nella parrocchia, con esiti insperati. Sacerdoti di questo tipo e con un tale passato sono persone che hanno il diritto di parola, persone dalle quale possiamo imparare molto.

 

Considero un privilegio aver ascoltato tanti testimoni diretti, tanti racconti di sacramenti ricevuti in incognito al cimitero, come pure di visite ad una tomba, oppure di quella signora che di nascosto, di notte, si recò a raccogliere un crocifisso gettato nella spazzatura, racconti di messe domestiche celebrate in gran segreto, il confronto tra i fedeli e le autorità che spaccavano le stazioni della Via Crucis in campagna, di operai che strappavano con il trattore una croce dal tetto della chiesa…

 

Le relazioni con la Chiesa Ortodossa attingono ad un’atavica sfiducia del passato storico. Oggi è più una questione di egemonia tra la Chiesa Ortodossa filogovernativa e quella Cattolica, che vive una maggior crescita proporzionale. Ma sono stato testimone di venerabili eccezioni. La madre di un sacerdote ortodosso viene tutti i giorni alla messa cattolica dei Carmelitani. Un parroco ortodosso mi ha invitato con grande cordialità alla festa della Trasfigurazione. Il giovane parroco di Hlyboakaye (Glubokoie) ci ha mostrato con gentilezza la sua parrocchia, dove gli scudi carmelitani, riapparsi nei lavori di ristrutturazione, mostrano che questo bellissimo e spazioso tempio barocco, con il suo convento a lato, erano una fondazione carmelitana (1646-1842).

 

Il Carmelo

 

Ci voleva carisma, “savoir faire”, coraggio, per addentrarsi in territorio sovietico negli anni settanta, in cerca di informazioni religiose, contatti con le istanze religiose, sopravvissute in clandestinità. E’ il caso di p. Bronislaw Tarka, Carmelitano polacco morto di recente. Aveva contatti con gruppi di fedeli e seminaristi, procurando loro libri religiosi e oggetti sacri. Ancora negli anni prima della Perestrojka di Michail Gorbacev, verso il 1985, qualche altro carmelitano polacco era venuto a vivere e lavorare in zone apparentemente impenetrabili oltre la cortina di ferro.

 

Nel 1989 e nei primi mesi del 1990, negli inizi nebulosi della nuova situazione, ci sono state presenza sporadiche, tanti giovani carmelitani. Ma la data storica è quella del 7 luglio 1990. Quel giorno giunse un plotone di vari carmelitani polacchi con l’intenzione di fermarsi ad evangelizzare. Fu un atto storico, di grande coraggio e pieno di speranza, significativo di un inizio allo scoperto. Sono stati i Missionari carmelitani della prima ora. Anche se appartenenti alla Provincia di Varsavia, religiosi di entrambe le province polacche, uniti, danno la loro vita per l’evangelizzazione di questo loro paese di adozione.

 

Giunsero senza altro bagaglio che un piccolo zaino sulle spalle, ma avevano grandi desideri e un’immensa speranza nel cuore. Non sapevano quanto tempo sarebbero rimasti per compiere la loro impresa, venivano ospitati in case private, fino al conseguimento del legale permesso di soggiorno. Cominciarono a lavorare. Dio ha evidentemente benedetto il loro lavoro determinato. Nel luglio dello stesso anno, 1990, ricevettero la visita incoraggiante del superiore Generale, p. Felipe Sáinz de Baranda, in visita ufficiale.

 

Oggi il Carmelo bielorusso può già contare su di un carmelitano del posto, p. Juryi Nachodka, ordinato il maggio scorso, 10 frati professi, un novizio, un postulante ed alcuni candidati. Investono molto ardore nella preparazione di marce per i giovani in estate, ascetiche e devote, di canti pieni di gioia, di preghiere, di condivisione di convinzioni e riflessioni. E’ il primo frutto di questi 16 anni di inserimento ed inculturazione.

 

Nei villaggi dove non ci sono oratori, la messa di turno viene celebrata in casa di qualche famiglia cristiana, oppure all’aria aperta, davanti ai crocefissi della campagna. Ho partecipato ad una di queste celebrazioni, a pochi km. da Naracz. Il decoro floreale dei dintorni comunicava all’ambiente a cielo aperto il tono di un recinto ben preparato per l’Eucaristia. L’altare era sul tappeto più bello del villaggio. Non mancava niente, nessun dettaglio, compresa una corale di giovani, e i canti degli anziani. La gioia e il ringraziamento erano palesi. Nessun automobilista, nessuna persona con presunti diritti laicisti ha protestato. E’ stata una stupenda festa vespertina di quartiere.

 

Oltre a queste impressioni generali, entriamo nel dettaglio delle case attuali:  

 

1)  Gudogaj

 

Si trova a 46 km. da Vilna, verso sud est. Il 7 luglio 1990 i Carmelitani sono giunti qui, dove c’era già stato un convento dell’Ordine (1763-1832). Era stato parrocchia, e soprattutto santuario di una venerabile icona mariana. Provvidenzialmente, essa ha resistito a 158 di assenza dei Carmelitani. Ora più che mai, l’icona è oggetto di una diffusa venerazione popolare. La chiesa è ancora di legno, e la parrocchia attuale rurale è di 350 persone. La festa del Carmine raduna ogni anno circa 5. 000 persone.  E’ l’ambiente preparato per la coronazione canonica, prevista per il 15 luglio 2007. Le corone vengono lavorate dall’orafo con l’apporto popolare di anelli e gioielli, il rescritto pontificio è già emanato. Sarà senza dubbio l’avvenimento religioso dell’anno in tutti i dintorni.

 

Gudogaj appartiene dalla Diocesi di Grodno. La casa canonica, a parte alcuni ampliamenti, è il convento di oggi e la sede della parrocchia. A suo tempo, sarà anche la sede del noviziato carmelitano bielorusso.  Bisogna ancora riparare la parte superiore dell’edificio, già esistente. Il 31 dicembre 1992 il Vescovo diocesano ha formato l’atto di proprietà in favore dell’Ordine. La comunità attuale, di tre religiosi, si prodiga nella attenzione pastorale della catechesi, riunioni organizzative, amministrative o formative, assistenza ad altre cappelle, come quella di Grodwszyzna e di Gradovsmchysna, arrivando con esse ad un totale di 1.300 fedeli.

 

Gudogaj con la sua storica icona ha già al suo attuale due recenti racconti storici, scritti da p. Bronislaw Tarka (Cracovia 2003) e da p. Benignus Wanat (Cracovia 2006).  Le Carmelitane di Gesù Bambino portano avanti un lavoro pastorale di particolare importanza, accogliendo gruppi di riflessione, per incontri pastorali o spirituali.

 

Sempre a Gudogaj abbondano le testimonianze eroiche di persone che hanno patito la discriminazione a causa delle loro fedeltà religiosa.  Hanno difeso eroicamente la loro chiesa, hanno coltivato santamente il camposanto. Hanno nascosto vasi sacri, ed anche la preziosa icona, per salvarli ed evitare il saccheggio.  Quando mancava il sacerdote, maltrattato diverse volte, alcune persone varcavano la vicina frontiera lituana per ricevere i sacramenti.

 

2)  Konstantynowa

 

Non distante da Gudogaj, ma appartenente all’arcidiocesi di Minslk-Mohilev, è parrocchia e convento. Si trova in un contesto rurale simile, con piccoli quartieri e cascine isolate. La chiesa è stata restaurata in tutti i suoi dettagli. Al centro dell’altare maggiore un’icona espressiva, ricoperta d’argento. E’ la madre di Dio di Konstantynowa. Anche qui ambienti e giardini adiacenti sono tenuti con cura e con il massimo splendore.

 

Il convento è di recente costruzione. Nell’organizzazione nazionale della Chiesa viene utilizzato come colonia estiva di vacanze per bambini e giovani di altre zone. I boschi, i laghi della zona sono l’ideale per lo svago e la distensione, e l’aria buona è garantita. Sono capitato a Konstantynowa nella festa dell’Assunzione, con la chiesa solennemente addobbata, decorata con fiori e ghirlande. Anche se in Bielorussia non è giorno festivo, la festa è stata molto partecipata.

 

Alla fine della messa è stata organizzata la processione eucaristica, sullo stile di un pellegrinaggio religioso: gente inginocchiata, campane e campanelli, corale rinforzata, stendardi e festoni, … Da noi nemmeno la processione del Corpus Domini arriva a tanto splendore. E’ come se, dopo tanti anni di repressione religiosa, finalmente la gente voglia approfittare del fatto di poter manifestare la propria fede con forte convinzione, e senza complessi. Entusiasmo, fede, fervore: ecco la sintesi della giornata.

 

Da qui viene seguita la parrocchia succursale di Zeladz. E’ un luogo importante per i Carmelitani, visto che nel 1863 è stato un convento della provincia di san Casimiro. Il quadro della Vergine del Carmine, sull’altare maggiore, ha mantenuto la memoria del Carmelo. La devozione alla Vergine dello Scapolare è rimasta viva, attraverso tanti ostacoli.

 

3)  Naracz

 

E’ la casa della sede della Delegazione Carmelitana. Si trova vicino al lago più grande della Bielorussia, in una zona di sanatori. La Chiesa a tre navate è stata recentemente restaurata. Anche qui c’è una preziosa icona mariana, che esisteva già al tempo della precedente chiesa in legno. Mi è toccato presiedere nella solennità di san Rocco. Mi sono arrivate al cuore alcune frasi di commiato che due bambini mi avevano rivolto in castigliano: “… ma quei tempi sono passati. Oggi come ricompensa del cielo vogliamo sottolineare il grande ruolo che hanno i nostri padri Carmelitani nella crescita della nostra fede ...”

 

Credevamo che gli slavi fossero riservati nelle loro espressioni. Ma qui come da altre parti, le mie parole sulla fede che ci unisce tutti, al di là di ogni lingua e origine, furono salutate da grandi applausi. Non dico niente della reazione dei presenti allorché mi hanno visto depositare ai piedi della venerata icona il ramo di fiori che avevo ricevuto all’inizio dell’Eucaristia.

 

A 20 km. si trova la parrocchia di Miadziol. Nel 2003 il Governo aveva permesso la sua apertura. Volontari della popolazione avevano realizzato i primi restauri. Questa parrocchia era stato un convento carmelitano (1754-1949), una delle comunità più colpite dal regime sovietico. La chiesa è diventata deposito di immondizie. Un testimone oculare mi assicura di aver visto portare via almeno 20 grandi camion pieni di spazzatura. Da un’altra vecchietta ho sentito il racconto commuovente di come ella aveva raccolto, di notte, con prudenza, il crocifisso della chiesa, trovato buttato per terra sulla via. Si trova ancora nella cripta, trasformata in luogo di preghiera, un altro Cristo mutilato. Le immagini della chiesa erano state portate di nascosto a Naracz, dove la chiesa era rimasta aperta.

 

I Carmelitani erano stati incarcerati, e tre di essi portati in Siberia, dove rimasero 10 anni. Ho avuto la fortuna di visitare il capezzale di Jadwiga Kuckiewicz, malata, cieca, di 83 anni, una vera mistica della statura di Marthe Robin. Tutto il giorno è occupata in preghiera per il papa e per il Carmelo. A 17 anni portava da mangiare ai Carmelitani incarcerati a Miadziol. Quando la vedevano con il cesto, la assalivano: “non ti vergogni di soccorrere questi miserabili preti?” Ma ella ora confessa: “no, non mi sono mai pentita di quel servizio ... oggi mi sento felice ...” Non si è mai fermata a calcolare i rischi, le conseguenze repressive della sua generosità. Quando i Carmelitani furono deportati in Siberia, fece un lungo viaggio in treno per visitarli, per portar loro il mangiare che le famiglie avevano preparato loro.

 

Scrisse anche dei ricordi di quei giorni tremendi vissuti, come altre persone del luogo, con grande partecipazione cordiale.  Ma la paura di creare problemi ai suoi con la sua morte  -nessuno poteva ancora prevedere la perestrojka– la portò a bruciare il manoscritto. Davanti alla mia espressione di dolore per tale importante perdita, ella annuiva, raccontandomi la lentezza con la quale i quaderni prendevano fuoco ... Ora tutta la sua vita, la sua preghiera, la sua sofferenza sono per il Carmelo. Possiamo considerare Jadwiga un membro aggregato all’Ordine, per tanti meriti acquisiti …

 

4) Altre visite, altri luoghi

 

Anche se ho incontrato i nostri fratelli studenti nella visita alle varie case, non potevamo non andare al seminario di Pinsk. Anche in questa città c’era un convento dell’Ordine (1734-1832), e i giovani Carmelitani sono gli unici religiosi ammessi a studiare in questo centro interdiocesano. La benigna concessione si deve al servizio riconosciuto di direttore spirituale esercitato dal nostro padre Arcadiusz Kulacha. A Pinsk troviamo come Amministratore Apostolico – “ad nutum S. Sedis, precisa egli stesso – colui che viene considerato come il padre della Chiesa contemporanea in Bielorussia. Si tratta del menzionato p. Kazimierz Swiatek, persona robustissima, con i suoi 92 anni, dieci dei quali di internamento in Siberia. Ha realizzato l’immane compito di ricostruzione della cattedrale, del Seminario, della Curia, di tante chiese, ... Emana fuoco, vibrazioni positive, ed ha una grande presa con la sua personalità forte e lucida. Vive in una delle case più modeste della città, in una strada non asfaltata, e si esprime sempre con un grande senso dell’umorismo. Molto solenne però, mi dice:

 

- Dica al padre Generale del suo Ordine che la nostra chiesa è molto soddisfatta del lavoro pastorale svolto dai Carmelitani nelle parrocchie a loro affidate e in questo Seminario maggiore.

 

Ai Carmelitani bielorussi interessa una fondazione a Minsk, la capitale. C’era un convento, nel 1703, fino alla soppressione del secolo XIX, e sembra giunto il tempo di un nuovo inizio. Per questo siamo stati a parlare con mons. Antoni Dziemianka, grande amico del Carmelo, da sempre. Mi ha spiegato di aver fatto il Seminario, in mancanza di un centro migliore, a lato di un parroco che lo preparava personalmente al sacerdozio, e venne ordinato prete in segreto. A Minsk ci sono dunque le possibilità per una fondazione carmelitana, e non bisogna lasciarsi scappare l’occasione. Con l’appoggio anche dell’Amministratore Apostolico, la cosa potrà realizzarsi nei prossimi mesi. Il campo di apostolato è vario: la cappellania presso l’Università o l’ospedale, un centro di spiritualità, attività parrocchiale. La prima presenza effettiva indicherà la direzione concreta da prendersi.

 

Questi spostamenti mi hanno fornito l’occasione di visitare i fratelli più giovani che si trovavano in vacanza presso le loro famiglie. Così ho potuto vedere come si vive nelle case di campagna. Il passaggio da Brest non mi ha lasciato indifferente. E’ la città dell’unione ecumenica (1595/6) con i Ruteni, dove sono nati gli Uniati. Di fatto siamo riusciti a visitare una cappella dei greco-cattolici. A Brest, nelle ferrovie, ha lavorato anche come ingegnere il nostro Rafael Kalinowski (1861-1863), come ricorda nelle sue memorie. In questo tragitto ho potuto conoscere qualcosa della vita contadina e cittadina della Bielorussia.

 

Z Boham

 

E’ l’espressione di addio: Con Dio! A Dio!  Ritorno dalla Bielorussia ammirato e grato. Ammiro i Carmelitani polacchi che arrivarono per primi nel paese, in momenti di incertezze e difficoltà, superate dal loro slancio missionario. Non mancano difficoltà anche attualmente: ogni anno devono rinnovare il permesso di soggiorno nel paese, con grande dispendio economico; diventa una croce continua. Possono infatti trovare qualcuno che decide di non rinnovare il loro permesso di soggiorno, senza ragioni, arbitrariamente, e ciò costituisce un peso psicologico non indifferente. E di fatto, quest’anno fra Nicodemo, di Gudogaj, non è potuto rientrare. Si sa che chi applica le regole del presidente, osserva il comportamento ed esamina le parole dei nostri missionari. Ma anche di fronte a tale minaccia, essi vivono giorno per giorno, con la massima dedizione.

 

Ammiro e ringrazio i Carmelitani di Bielorussia per :

 

- il loro apostolato evangelizzatore nelle campagne,

- la loro speranza e l’incoraggiamento che infondono nella gente,

- il restauro di tutte le chiese a loro carico,

- la semina della futura sopravvivenza del Carmelo con le vocazioni del posto, ...

 

Potrei allungare la lista dei meriti acquisiti in questi 16 anni di presenza. Soddisfatto nell’aver constatato tanti successi, attraverso la frontiera in compagnia del Delegato provinciale p. Bernardo Radzik.  A Vilna, prima di volare a Roma, ci aspettano nuovamente le sorelle benedettine, che ci offrono  un’ospitalità logistica, servizievoli come sempre.

 

     
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