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Missionary news

News   -  14 - ( 30.11.2006 )


U R U G U A Y

Dámaso Zuazua, ocd, Segretario

 

 

 

Questa volta la rotta ha puntato sull’America Australe. Il viaggio aereo da Buenos Aires a Montevideo è breve. Però lo spettacolo che si presenta è straordinario: 300 Km di larghezza conta la maestosa baia del Rio de la Plata. Arrivati in Uruguay, come prima reazione, cosa ci ricorda questa repubblica sudamericana? Stao laico, l’unico dell’America Latina, almeno in questo grado e con questa storia. La Repubblica della parte orientale, l’Uruguay, si stende su una superficie di 10.417 Km. Conquistò l’indipendenza nel 1825. Ha una grande risorsa nella pastorizia e nelle foreste, nella produzione di latte e di pelli.

Ripercorrendo la geografia nazionale, incontriamo nomi che richiamano il Carmelo. Al leader della liberazione, Josè Artigas, viene attribuita la fondazione della città “Carmelo” nel 1816. Oltre al “Forte di S. Teresa” nella metropoli, troviamo un “Bagnado di S. Teresa” in un complesso di terreni umidi acquitrinosi e tre paesi intitolati alla nostra santa Fondatrice. Stando al censimento del 2000, l’Uruguay conta una popolazione di 3.222.141 abitanti. La capitale Montevideo con 1.380.962 abitanti si aggiudica il 41.6% di tutti gli abitanti, di fronte al 1.941.179 (58,4%) dell’interno. A causa della emigrazione e del calo della natalità il paese vive un processo di invecchiamento.

Mancante di ogni vestigio indigeno, di ogni lingua autoctona, l’Uruguay sembra soffrire della sindrome di Melchisedek: “senza padre, senza madre, senza genealogia…” (Ebr.7,3). Quale sarà la sua identità? “Noi siamo così”, rispondono. L’uruguayano possiede un antico atteggiamento liberale. Il liberalismo vi penetrò fin dal 1813, 12 anni prima della indipendenza, per influenza inglese, con marcata connotazione positivista e massonica. La tradizione continua da quando soffocarono la linea di Josè Artiga (1764-1850), il leader cattolico della indipendenza. Il partito di ispirazione liberale è il “Colorado” che con il Bianco nazionale ha governato il paese con un bipolarismo proporzionale. Per la prima volta il “Frente Amplio” dirige adesso la politica del paese.

Dal 1816 vige la separazione della chiesa e dello stato. La chiesa vive una libertà senza privilegi. Il nostro acuto Unamuno scriveva con ragione: “La libertà è interrata e cresce verso l’interno, non verso l’esterno”. Credente o no, la gente possiede la cultura del rispetto, della tolleranza, della libertà. Uno studio statistico, pur con la elasticità con cui prendere le inchieste, presenta la popolazione uruguayana con un 52% di cattolici, un 19% che credono in un essere superiore, un 11% di atei.

Montevideo è la capitale più australe dell’America del Sud. Dal 1911 è la sede della prima fondazione carmelitana. Lì si trova la chiesa neogotica di Prado, oggi parrocchia ceduta temporaneamente alla arcidiocesi. Il nostro convento attuale è quello di S. Giuseppe de la Montagna nella zona di Carrasco, florida parrocchia e sede dello studentato teologico della Delegazione carmelitana di Uruguay e Paraguay. Sempre nella metropoli si trovano i due Carmeli di Nostra Signora della Speranza e del silenzio e quella del Corpus Christi e S. Teresina. Mi interessa porre in risalto la forte attrazione missionaria della parrocchia di S. Josè. Comunità parrocchiale caratterizzata da una entusiasta partecipazione dei laici, non ricordo di aver mai incontrato un gruppo giovanile di così grande sensibilità missionaria: recettivo, sperimentato, impegnato. C’è volontà e cercano orizzonti. Questi giovani dimostrano disposizione e offrono materia per una collaborazione a livello di volontariato. Il vivaio promette frutti,… che cominciano a spuntare.

 

Florida

 

La omonima città, dipartimento, diocesi, hanno un nome a metà. La denominazione completa sarebbe Floridablanca, a ricordo dello storico conte in Spagna (1728-1808), statista di tendenza liberale nei regni di Carlo III e Carlo IV. Si arriva da Montevideo su una splendida strada di 95 Km., in direzione centro-Sud. Il percorso attraversa un paesaggio molto ricco di verde e ondulato nella “penillanura cristallina”. In questa città di 25.000 abitanti attuali, come conseguenza del movimento dei “Trentatre eroi orientali”, furono approvate le “tre leggi fondamentali” che dichiararono “senza effetto, nulli e sciolti e di nessun valore per sempre” tutti i legami precedenti con potenze straniere. Come perenne documento visivo si legge nella solenne iscrizione del muro sinistro della cattedrale: “In questa costruzione storica fu proclamata il 25 agosto 1825 con parola di legge fondamentale nella sovranità la riaffermazione della esistenza politica e giuridica del Popolo Orientale”. Con questo pronunciamento venne proclamata l’indipendenza dell’Uruguay.

Nel 1897 nacque la diocesi la cui patrona dal momento che assunse il nome di Florida nel 1931 è S. Teresina, con un santuario a lei dedicato nel “El Chamizo”. L’altare dedicato nella cattedrale alla patrona delle missioni ricorda pure questo patronato. Sull’altare maggiore si venera la Vergine dei Trentatre, celeste protettrice del paese. E’ una sagoma piccola in barocco guaranì perché proviene dalla zona dell’attuale Paraguay. Il santo più popolare è S. Cono da quando qualche emigrante italiano portò la statua miracolosa nel 1885 dal suo Teggiano natale nel Salernitano di Italia. La sua festa il 3 giugno supera ogni altra celebrazione.

Prima di arrivare in città, sopra un piccolo promontorio a destra, si trova la collina carmelitana: il noviziato della Delegazione provinciale di Uruguay-Paraguay e il monastero, di recente costruzione, delle Carmelitane Scalze intitolato a S. Edith Stein. Il cartello indicatore è per se stesso un documento di identità: “Carmelitani Scalzi – Centro vocazionale”. Entriamo. Non ricordo di aver mai visto un convento più lineare, più semplice, più essenziale. Gode di molta luminosità prodotta da lucernari e grandi finestroni. Quando piove il tetto di zinco provoca un fracasso assordante. I dintorni con gli immensi prati e machie di eucaliptus situa l’antico “tambo” (casa di produzione di latte, con i necessari adattamenti moderni) nella sua giusta ambientazione bucolica di convento.

La giustificazione attuale della casa è di essere noviziato. La comunità formativa stabile è formata dal P. Filippo Sainz de Baranda, superiore e maestro, dal P. Benito Diaz Santamaria, già missionario a Sucumbios e attento amministratore della casa e della fattoria, e dal diacono paraguyano Fr. Juan Antonio Vazquez, prossimo a terminare la licenza in teologia. Ricordiamo il gruppo vivace dei cinque novizi: Carlo, Mattia, Nelson, Obdulio e Cesare. Provenienti dal Paraguay, conservano la nobile identità guaranì. Sono arrivati qui dopo due anni di aspirandato e altri due anni di postulandato in patria. Il pomeriggio settimanale di iniziazione pastorale li porta ad aprire gli occhi sulla tradizione laica dell’Uruguay. Ciò costituisce una scossa opportuna per una religiosità che li aveva formati in un ambiente socio-culturale troppo protetto.

Il P. Filippo Sainz de Baranda fa sfoggio del solito ampio sorriso di sempre. Generale dell’Ordine per due sessenni (1979-1991), credette, promosse e scommise sul Carmelo in America Latina. Durante gli anni sotto la sua direzione dell’Ordine il Carmelo si consolidò nel continente. Mettendo in atto gli impulsi dati allora, si trova felice e ottimista. Si tratta di un simbolo o di una conferma? Colui che governò i religiosi oggi pascola, a tempo perso o occasionalmente, pecore e agnelli. L’ex-Generale P. Filippo coltiva progetti di diffusione carmelitana. La domanda è venuta da fuori. Lo espresse il presidente della Conferenza episcopale: “Il noviziato sta bene qui. Però in questo terreno i Carmelitani devono realizzare anche qualcosa a servizio della chiesa di Uruguay nel campo della spiritualità… Sarà questo il miglior cammino per suscitare vocazioni”. Così nel noviziato di Florida si vive la pastorale del “vieni e vedi” evangelico (Gv.1,39). Questa estesa solitudine di 17 ettari favorisce una vita intensa e responsabile, in un ambiente sobrio e sereno.

Per la vita che si respira, per le vocazioni che già si annunciano si nutrono fondate speranze che il noviziato carmelitano di Florida sia per l’Uruguay –a detta di S. Teresa- “una stella che darebbe di un grande splendore” (Vita 32,11). L’augurio si traduce nella speranza che si vedrà compiuta. La sfida fu accetta: si lavora di conseguenza.

      

 

     
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Updated 04 dic 2006  by OCD General House
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