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Missionary news

News   -  15 - ( 22.01.2007 )

Colombia / bis
S O N S O N

Dámaso Zuazua, ocd, Segretario

 

In Antioquia dei “paisas”.

 

È il dipartimento civile: dipartimento laborioso e produttivo. Dicono che gli antiocheni sanno ricavare oro dalle pietre. Antioquia è il cervello economico della nazione. In ogni caso, gli antiocheni sono abili negozianti. I “paisas” hanno la parola facile, sgarbata, espressiva. Si spiegano con proverbi. Ogni discorso in bocca a un antiocheno diventa un condensato di sentenze. Vale per un capitolo: il signor tal dei tali “è il cane di tutte le nozze”; la signora tale delle tali “corse più veloce della cattiva notizia”; il buon uomo “imparò a parlare prima di allattare”; “guerra annunciata soldato che si salva”; di chi vuol premunirsi dicono: “prima morto che bombardato”; di chi ha perso il lavoro “gli si ruppe il cucchiaio”.

Antioquia presenta una geografia di montagne scoscese, coperte di verde e sprovviste di rocce, con campi di coltivazioni ordinate con alberi piacevoli nelle zone di turismo, con bordure di strade curate con eleganza. Tra le sue bellezze naturali spicca la “Pietra del Peñol”. Costituisce una sorpresa singolare e inaspettata. In un ambiente verdeggiante si innalza improvvisamente, in maniera insolita, un enorme masso granitico di colore nero in superficie. È alta 200 metri, ha un volume di 22.000 metri cubi e un perimetro di 770 metri. Si rivolgano ai geologi per sapere qualcosa su questo straordinario “menhir” naturale, di proporzioni così eccezionali. Con 644 gradini si sale sportivamente alla cima per ammirare il panorama di Guatapè. Questa attrazione turistica si trova a 2.137 metri di altezza. Completa il paesaggio un prolungato e serpeggiante lago, come un meandro tra isolotti.

Ai bordi delle strade si trovano molte dozzine di statue e nicchie della Madonna del Carmine, di tutte le dimensioni e di tutti gli stili. Altra novità sono i ricordi di S. Giuseppe patrono del buon viaggio. In nessuna parte del mondo ho visto il santo patriarca di Nazareth così onorato lungo le strade. Nessuno tocca, nessuno profana questi espressivi simboli religiosi. Con grande rispetto passando vicino ad essi i passanti pregano e gli automobilisti si segnano. Deve essere molto profonda la religiosità degli antiocheni. Il miglior ornamento delle case di campagna sono i vasi di fiori sospesi all’esterno. Per evitare al terrorismo ogni tentazione una forte presenza militare controlla le strade.

Insomma, Antioquia è bella, vivace, grandiosa, organizzata, capace di creare e di inventare.

La sua capitale, Medellín, è l’unica città in Colombia che può misurarsi e perfino sfidare Bogotà, la capitale. Medellín è una metropoli di tre milioni di abitanti. La sua recente funivia non forma solo l’orgoglio cittadino. È piuttosto il risultato di una ingegneria di punta e intelligente. La funicolare aerea mette in comunicazione in pochi minuti la periferia lontana del quartiere di La Comuna con il centro urbano. Così è stata rigenerata sociologicamente una zona depressa. In nessuna parte del mondo ho visto metrò più puliti e splendenti come in Medellín. Deve essere il risultato della educazione civile della università antiochena.

Avendo radici ancestrali, la Madonna del Carmine ha impresso una presenza significativa del Carmelo. Nel rione Manrique svetta la imponente chiesa neogotica dei Carmelitani, visibile da tante parti nel fianco della collina. Tempio dedicato all’Immacolata, è parrocchia molto estesa dal 1961. Suo forte punto di attrazione è anche il “Signore delle Misericordie”. È interessante sottolineare la pastorale della “Casa Teresiana” che sorse dieci anni fa all’ombra del vicino Carmelo di Medellín-La Mansión. Sotto la direzione del P. John Jairo, ocd, viene organizzata la preghiera liturgica e l’adorazione eucaristica in tutte le 24 ore del giorno.

Alla estesa fattoria di Monticelo in El Poblado si trasferì nel 1952 il seminario carmelitano di Sonsón. Oggi è la sede del postulandato carmelitano. Quest’anno vi risiedono 20 aspiranti: 17 giovani per la Colombia e tre volontari per l’Ecuador. Funziona una casa di spiritualità. Con edifici di nuova costruzione si arrivò alla creazione della ”Ospiteria Monticelo” che offre assistenza spirituale ai turisti o congressisti di convegni. A 42 Km da Medellín, in La Ceja –il Vaticano di Antioquia per le sue molte case religiose- un giovane carmelitano colombiano, Andrea Jaramillo, inizia una seria esperienza contemplativa in grande comunione col Vescovo e con frequentatori impegnati.

Medellín ha un proprio Carmelo dal 1791. E’ il già nominato Carmelo di La Mansión. Nel passato ha dato origine a quattro fondazioni. Solido ed elegante edificio, è popolato di gioventù. Ad Antioquia abbiamo anche il Carmelo di Girardota, dopo la sua traslazione nel 1991 dal suo luogo di origine nel Poblado (1900), La Ceja (1912) (quanti Carmeli nel mondo hanno sei volti giovani di velo bianco?), e La Estrella (1959). In tutti i monasteri ho riscontrato uno sprigionarsi di vivacità, dovuto a tante vocazioni giovani in questo tempo. L’associazione delle Carmelitane di Colombia affronta in questo momento la fondazione simultanea di due nuovi monasteri, a Cartagena e a Garagoa.

 

Finalmente, Sonsón!

 

Questo paese si trova nel cuore di Antioquia, a 110 Km. da Medellín. Dalla mia infanzia, dal lontano 1945, il nome mi suonava familiare. Il mio primo fratello Carmelitano, dopo aver terminato la preparazione sacerdotale in Spagna, fu destinato a Sonsón. Qui fu direttore del seminario carmelitano. Più tardi, nel 1969, vi fece ritorno come primo parroco. Specialmente nel primo periodo ci colpivano le lettere che scriveva presentando una realtà tanto diversa per gli spagnoli di quei tempi della seconda guerra mondiale.

La strada da Medellín a Sonsón è tutta a zigzag, serpeggiante. Chi si prese lo sfizio di contare le curve assicura che sono più di 1.000. Il paesaggio è dei più incantevoli che abbia visto nella mia vita. Vario e riposante, in tutto il percorso appare un orizzonte di monti, colline, praterie verdissime.

“Sonsón ti saluta”, dice l’arco di entrata. Entriamo con rispetto. Un tempo fu capitale del compartimento, ebbe una banca propria, è patria di tanti uomini insigni. Non le sono mancate opportunità di divenire una nuova città, come quella di Villa di Leyva, se avesse conservato meglio il patrimonio delle sue numerose case coloniali. Ebbe una cattedrale famosa, rinnovata in stile moderno dopo il crollo provocato dal sisma del 1962. Non ha treno, né un raccordo con una strada nazionale importante. Le montagne sono la sua bellezza e il suo limite. Una città venuta meno: ha 40.000 abitanti, quanti ne aveva 50 anni fa.

Stiamo cantando la elegia di Sonsón? Niente affatto. Sonsón conserva tuttora molto fascino. Fissiamoci su quello che ha di profondo e di duraturo. Sono prima di tutto i suoi abitanti, la gente, cittadini o contadini, con la loro accoglienza, con il loro tratto squisito. Ogni sabato i contadini discendono a cavallo dai paesini al mercato generale. Approfittano del loro viaggio per le loro pratiche e acquisti. La piazza e le vie si animano in maniera inusuale, allegra e tumultuosa. La festa civile più importante è la celebrazione del mais.

Un parametro che non ha perso vigore in questo luogo è il Carmine, quanto si riferisce alla Madonna del Carmine, alla chiesa del Carmine, ai carmelitani. A Sonsón e dintorni il culto della Madonna del Carmine è religiosità vissuta, ardore, folklore, festa, patriottismo, ispirazione, iniziativa. Il Carmine è moneta che non si svaluta.

Sonsón ha un cimitero quasi monumentale. Quanto meno è accogliente e raccolto. A 2. 450 metri di altitudine, gode di un clima fresco e salubre. La piazza principale si presenta aperta e colorata con varie case eleganti che ostentano le loro balconate. I cortili interni di alcune abitazioni non sono inferiori quanto a bellezza, armonia, ornamenti ai famosi cortili andalusi. Le strade strette, asfaltate o acciottolate, salgono e scendono per il centro urbano.

Tra i musei noto “La casa degli avi”. È un’ottima presentazione del passato storico nei suoi molteplici aspetti, documentati con innumerevoli fotografie, con tanti strumenti della tecnica, del focolare, dei campi di cui si servirono gli antenati. Riveste un grande valore etnografico e archeologico-storico.

La fondazione carmelitana ha sapore di eleganza storica. E’ il secondo convento dei carmelitani in Colombia, contemporaneo a quello di Frontino nel 1914, dopo la prima fondazione di Villa de Leyva (1911). Una cronaca dei primi tempi descrive Sonsón come la città più cattolica e praticante di Antioquia: “le comunioni quotidiane degli uomini sono più numerose di quelle delle donne …”

La chiesa del Carmine è di stile neogotico, di ispirazione spagnola. Si presenta luminosa e ben restaurata. Nel 1938 fu elevata la guglia della torre campanaria. Il retablo maggiore è di legno dorato nelle sue modanature. La scultura della Madonna del Carmine, incoronata canonicamente nel 1951, pare essere opera di Font, il famoso scultore catalano.

Il convento e la parrocchia dei Carmelitani si trovano nella zona più povera, chiamata “La Calzada”. Il convento ha un armonioso e fiorito cortile interno. L’antico collegio degli aspiranti (1941), convertito nel 1954 in collegio maggiore carmelitano, è oggi un foyer per le ragazze della campagna. Il centro è diretto dalle Carmelitas Teresa de San José. I quattro membri della comunità attuale sono José René Sierra, William Bustamante, Humberto-Lázaro Henao, e il diacono –prossimo sacerdote- Richard Bayona. Essi condividono la cura pastorale dei 15.000 parrocchiani. Iniziano la giornata ai piedi della Madonna del Carmine, con il canto delle Lodi in compagnia fervorosa delle sei Misioneras de Santa Teresita. Alcuni fedeli, avvolti nei loro “ponchos”, prendono parte con essi a questa lode mattutina.

       Il lavoro pastorale comporta varie opere sociali. Le offerte dei pellegrini in occasione delle feste del Carmine ha permesso di costruire 32 case sociali per famiglie povere, creando il quartiere di “El Carmen”. Facendo perno sulla parrocchia, si curano 20 villaggi, tra lontani e vicini, accessibili in auto, a cavallo o a piedi. È una vastissima zona di evangelizzazione tra i contadini, dai bambini delle piccole scuole rurali fino alla missione degli adulti. I villaggi sono visitati periodicamente, secondo turni domenicali stabiliti.

Una iniziativa originale è costituita dalla “Casa Taller” che difende dal pericolo della strada le donne e accoglie bambini di madri nubili o abbandonate. Quest’opera parrochiale è diretta dalle Misioneras de Santa Teresita, Congregazione colombiana fondata nel 1929 da Mons. Michelangelo Builes in S. Rosa de Osos.

Nel mese di dicembre uno squadrone di 100 agenti della evangelizzazione tra sacerdoti, religiosi/e, catechisti/e, laici… hanno preso parte alla missione di Sonsón e dintorni, con visite ai villaggi più lontani. Della parrocchia è anche l’opera sociale “El Ropero” che offre capi di vestiario a prezzi modici. Fr. Humberto-Lázaro Henao sviluppa l’apostolato di assistenza ai poveri con un carisma del tutto personale. In cosa si distinguerebbe S. Martino di Porres da questo buon Frate carmelitano?

Visto e considerato, Sonsón ad Antioquia di Colombia è una realtà missionaria del Carmelo Latinoamericano.

 

     
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Updated 25 gen 2007  by OCD General House
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