F R A
T I
NUOVI PROVINCIALI eletti nel 2005
cf.
http://www.ocd.pcn.net/capitoli05.htm
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Provincia |
CENTROAMERICA |
COLOMBIA |
BRASIL SUD |
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Provinciale
1 Cons.
2 Cons.
3 Cons.
4 Cons.
Socio
Sostituto |
Javier Alpízar
Juan Miguel Henríquez
Antonio Ribas
Benjamín
Sandoval
Luis David
Pérez |
Jaimé Alberto Palacio G.
Milton Moulthon Altamiranda
Omar Enrique Cristancho G.
Maurizio Uribe Duque
Edgar Cárdenas Cárdenas
Rómulo Cuartas
Gonzalo Zapata |
Marcos Juchem
Junior
Ari de Souza
Gilberto
Hickmann
Xavier Yudego
Carlos
Sebastiany
Hermínio Gil
José Natal |
|
Provincia |
FILIPPINE |
MEXICO |
BRASIL SUDESTE |
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Provinciale
1 Cons.
2 Cons.
3 Cons.
4 Cons.
Socio
Sostituto |
Mariano Agruda III
[Commissariato] |
Camilo Maccise Maccise
Ricardo García Loé
Tomás Ostos Ríos (Fra)
José Miranda Martín
Julio Rincón Gloria
Emilio Hadad
Enrique Castro |
Geraldo Afonso
João Bonten
Geraldo Boletini
Wilson Gómez
Alzinir Debastiani |
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Provincia |
MALTA |
COREA |
|
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Provinciale
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Victor Mallia |
Bruno Kim
[Commissariato] |
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RIUNIONE LATINOAMERICANA OCD-Ocarm
Dal 9 all’11 febbraio 2005 si è tenuta a Città del Messico
una riunione della nuova Commissione mista OC-OCD
dell’America Latina. I membri (Carlos Mesters O.Carm.,
Camilo Maccise OCD, Carmelo Hernández OCD, Romualdo Borges
O.Carm., Oswaldo Azuaje OCD e Nicolás García OCD) hanno
lavorato alla preparazione del Congresso sulla Regola di
sant’Alberto che si terrà il 25-29 ottobre 2006 a Città
del Messico.
Al Congresso saranno invitati a partecipare i membri della
Famiglia Carmelitana (OCarm e OCD) di tutta l’America Latina
e dei Carabi, frati, monache, secolari, religiose, membri di
Istituti affiliati e laici carmelitani.
I Definitori Generali di entrambi gli Ordini si sono
accordati nello stabilire l’anno 1207 come quello della
consegna della Regola. Grazie a questo congresso, preceduto
da un’adeguata preparazione, s’intende arrivare ad una
migliore celebrazione degli 800 anni della Regola di sant’Alberto,
nel 2007.
Nella menzionata riunione si è approntata una proposta
metodologica il cui risultato riempie sette quaderni (oltre
alla presentazione e alla proposta). Essa contiene trattati
monografici su sette temi della Regola stessa, visti da
sette prospettive differenti, preparati da membri competenti
dei nostri due Ordini. E’ in programma l’invio del materiale
con le rispettive istruzioni per l’uso prima del prossimo
mese di giugno, per cominciare le attività il 16 luglio 2005
e terminarle il 16 luglio 2006.
Si è anche lavorato al perfezionamento della bozza degli
Statuti della nuova Commissione Mista, in vista della
creazione dell’Associazione Latinoamericana dei Carmelitani
(ALACAR), che si pone come obiettivo generale: “Sviluppare
e mantenere un lavoro di riflessione e divulgazione biblica,
teologica, pastorale e spirituale, su temi ed esperienze OC
e OCD, nel contesto della realtà, per crescere nella
comunione come famiglia del Carmelo, nella sua diversità e
pluralità, al servizio del popolo di Dio in America Latina e
nei Carabi”.
Per i lavori di preparazione e diffusione dell’ALACAR si è
pensato di utilizzare la pagina web già aperta della
Commissione Mista, a carico della sezione peruviana.
Vi invitiamo fin d’ora a visitare tale pagina, sperando che
vi compaiano tutti i documenti e il materiale di lavoro fino
alla realizzazione del Congresso.
L’indirizzo è :
www.comisionmixta.org
Riunione della
COMMISSIONE ECONOMICA INTERNAZIONALE
Lunedì 7 febbraio si è radunata presso la
Casa Generalizia la Commissione Economica Internazionale
per esaminare il bilancio economico del 2004. Il dossier
presentato dall'Economo Generale contiene dati chiari e
precisi che inducono ottimismo circa l'evoluzione positiva
dell'economia del Centro dell'Ordine. In particolare sembra
aumentata la sensibilità circa il contributo annuale delle
Province, mentre la voce più consistente delle entrate
risulta dalla locazione degli immobili. È vero che in Europa
la crisi economica ha fatto diminuire le entrate dei
conventi e dei monasteri, perciò anche le libere oblazioni
di essi stanno subendo un calo sensibile.
Sempre forte l'impegno finanziario per
sostenere il Teresianum per il vitto e l'alloggio dei nostri
studenti, che provengono in massima parte dai paesi del sud
del mondo, come pure sempre più rilevante l'aiuto fornito a
Padri studenti che a Roma affrontano le varie
specializzazioni, oppure a conventi o monasteri per
sostenere progetti specifici.
La Commissione ha approvato il budget
annuale 2005, ha preso conoscenza dell'evoluzione del
"Progetto Stella Maris" di Haifa, del nuovo Cites di Avila
ed è stata informata anche dell'attività immobiliare delle
Province di Austria e Germania.
Invita il Centro dell'Ordine attraverso
la figura dell'Economo Generale a vigilare e a tenere i
collegamenti con queste entità molto importanti.
Il prossimo incontro è fissato per il 6
febbraio 2006 a Roma.
NUOVO SITO WEB
La Conferenza interregionale dei Carmelitani Latino
Americani (CICLA) ha aperto una pagina web al servizio di
tutto l’Ordine, specialmente della Famiglia carmelitana
dell’America Latina. Si può visitare la pagina iscrivendosi
al seguente indirizzo:
http://groups.msn.com/ciclaocd
Tutti sono invitati a visitarla, è una pagina interessante e
dinamica, contiene tutti i documenti della CICLA,
informazioni sull’America Latina, l’Ordine e la Chiesa.
MONACHE
VERONA (Italia)
70 ANNI DELLA FONDAZIONE DEL MONASTERO
Le nostre Sorelle Carmelitane Scalze
ricordano quest'anno le grazie che a partire dalla posa
della prima pietra (21 luglio 1934) il Signore ha voluto
elargire al monastero soprattutto con l'abbondanza di
vocazioni. Ricordano la figura del P. Angelo Meneghini, il
quale dopo aver sostenuto la costruzione della Basilica di
S. Teresa del B. G. in Tombetta (VR) è stato anche il
promotore di quella del monastero. Da questo luogo ameno
sulle colline della città sono partite alcune
religiose per le fondazioni di Noto in Sicilia e di Vicenza,
mentre negli anni Cinquanta altre sono partite in aiuto ai
Carmeli di Siracusa e del Madagascar. Ora la comunità è
composta da 18 monache e da 2 postulanti. Ieri come oggi il
Carmelo è un faro di orazione contemplativa che apre il
cuore all'ascolto di Dio e delle sue creature.
Il P. Zdenko Krizi, Vicario Generale
dell'Ordine, sabato 19 febbraio ha partecipato alla solenne
e gioiosa commemorazione di ringraziamento per il dono della
vita claustrale carmelitana alla diocesi di Verona e alla
Chiesa.
SR. LUCIA, CARMELITANA SCALZA,
nel cuore della Chiesa e del mondo
di P. Luigi Gaetani,
ocd, Definitore Generale
Rappresentante del P. Generale ai funerali di Sr.
Lucia
cfr.
http://www.ocd.pcn.net/Lucia_Gaetani.htm
Nei miei occhi conservo nitida l’immagine dei fazzoletti
bianchi che migliaia di persone sventolano nella cattedrale
di Coimbra, sul sagrato, lungo il percorso che dalla chiesa,
dove si è celebrata l’Eucaristia presieduta dall’inviato
speciale del Papa, il Cardinale Tarcisio Bertone, porta fino
al monastero delle Carmelitane Scalze, quale segno
affettuoso e festante riservato a suor Lucia.
Mi sembra di ascoltare ancora i canti dedicati alla Vergine
di Fatima che il popolo canta sapendo di tessere una lode a
Sr. Lucia, la mariforme. In quel canto intravedo tutta la
sapienza dei semplici, che la Chiesa ha sempre ascoltato con
attenzione, sapienza che li rende capaci di scrutare nel più
profondo del mistero della vita, di elaborare una teologia a
portata di mano, di intuire i sentieri su cui camminano i
santi.
Ho ancora una vivissima l’immagine di tanti giovani
universitari, che hanno fatto dei loro mantelli come un
grande tappeto su cui far passare la salma di Sr. Lucia in
quest’ultimo transito lungo il campus universitario, quasi
come se la loro fosse una immensa carezza sul corpo di lei,
un atto di amore ad una sorella e madre.
Questo stralcio di cronaca rivela che c’è un morire che non
fa paura, un incontrare la morte che non atterrisce perché
fondato su un dato: la vita della persona attraversata dalla
morte non è stata una vita sciupata, ma vissuta con intensa
passione, nella ricerca continua del senso, nella relazione.
Questo ho potuto leggere nell’incrocio dei volti di tante
persone che sono sfilate davanti al feretro di Sr. Lucia,
fissando il suo volto sereno e luminoso. Affermare questa
evidenza, in una cultura come la nostra, che fa fatica a
vivere il limite del tempo e del morire, mi sembra già un
elemento da raccontare. Se poi lo si associa alla serenità
di relazione con il corpo di suor Lucia testimoniata da
parte delle sue Consorelle, la Comunità delle Carmelitane
Scalze di Coimbra, una serenità manifestata con una carezza,
un bacio, la cura nell’ordinargli l’abito, nello spargere la
bara di fiori, nella foto ricordo, tutto questo assurge ad
un modello culturale tipologico che educa al recupero del
morire umano dentro spazi di compagnia, di umanità, di
personalizzazione.
In questa esperienza della morte non più mistificata, il
corpo di suor Lucia non rappresenta un limite, ma un vero
sacramentale, luogo della frontiera che fa vedere e
intravedere, che rivela oltre l’effimero e le molteplici
divisioni tra la componente materiale e spirituale della
persona umana. Il suo corpo ora è fatto memoria, riassunto
della sua vita, arco di relazioni e sforatura della stessa
fisicità. Tutto questo fa comprendere il perché dell’ultima
volontà di suor Lucia, quella cioè di non essere subito
traslata da Coimbra a Fatima, luogo dell’infanzia e del
Mistero, ma permanere nella sua fisicità, almeno un’altro
anno, tra le mura della casa di Coimbra, in mezzo alla sua
Comunità.
Suor Lucia, cambiando quanto aveva precedentemente espresso
e sottoscritto, forse, avrà contristato qualcuno, ma,
sicuramente, ha testimoniato l’ulteriore spazio della
maturazione della sua vita, il migliore equilibrio tra la
componente mistica della sua esistenza redenta e quella
antropologica. Infatti, quella determinazione non
rappresenta soltanto un segno di gratitudine nei confronti
delle Sorelle con le quali ha vissuto cinquantasette anni,
entrò nel Carmelo di Coimbra nel 1948, ma un’altro modo –
tutto cristiano - di raccontare la comunione che permane,
dentro una continuità di vita fatta di affetti, di memoria,
di carne, rappresenta l’ulteriore abbraccio tra suor Lucia e
la Chiesa locale, che ha amato e servito, tra suor Lucia e
la stessa popolazione di Coimbra, a cui sentiva di
appartenere e dalla quale è stata amata nel rispetto del suo
silenzio e della sua riservatezza, imparando a leggere nei
suoi occhi di sorella e sulle sue labbra sorridenti la dolce
presenza della Vergine Maria.
È morta a novantasette anni, dopo aver letto il messaggio
che sua Santità, Giovanni Paolo II, le aveva inviato. E’
morta con questo affettuoso abbraccio via fax tra le mani,
quasi come se attendesse, prima di intraprendere l’ultimo
viaggio pasquale, la parola amica e l’ultimo saluto di Colui
al quale sentiva tanto legata la sua esistenza. “Amo pensare
– scrive il Papa nella lettera inviata tramite il cardinale
Tarcisio Bertone – che ad accogliere suor Lucia nel pio
transito dalla terra al cielo sia stata proprio Colei che
ella vide a Fatima tanti anni or sono”. E’ morta, così come
desiderava S. Teresa per ogni figlia e figlio del Carmelo
riformato, nell’abbraccio materno della Chiesa, abbraccio
che si è ulteriormente manifestato nella presenza di
trentasei Vescovi concelebranti, nella presenza dei
Superiori dell’Ordine, nella presenza di tanta parte del
popolo di Dio.
Fatima perde così la sua ultima protagonista. Tanto tempo è
passato da quel lontano 13 maggio 1917 quando, avendo appena
dieci anni, ebbe l’indimenticabile incontro. La scomparsa di
suor Lucia è dunque la fine di un tempo contrassegnato da
grandi sconvolgimenti nella storia dell’umanità, nel bene e
nel male, nelle conquiste e nei rinnovati individualismi
imperialistici. Fine di un tempo che abbiamo denominato
“secolo breve”, ma che sembrava non finisse mai, così
bagnato di sangue e abitato da immenso dolore, seminato di
terrore e morte: dalle due guerre mondiali alle innumerevoli
guerre dimenticate, dai campi di sterminio tedeschi ai
gulasch sovietici, dalla guerra fredda alla globalizzazione
selvaggia.
Il questo secolo breve, la vita di suor Lucia è stata
contrassegnata da sei apparizioni della Vergine nella Cova
da Iria: il 13 maggio, il 13 giugno, il 13 luglio, il 19
agosto, il 13 settembre, il 13 ottobre del 1917. A queste
apparizioni, condivise con Giacinta e Francisco, bisogna
aggiungere quelle di Porto, nel 1923, e quella del 1929
quando la Vergine le chiederà di promuovere la
“consacrazione della Russia” al suo “Cuore immacolato”. Il
patrimonio, poi, della sua vita interiore suor Lucia lo
consegna a quattro memorie scritte in tempi diversi: nel
1935 sulla vita e le virtù di Giacinta, nel 1937 sulla
storia della propria vita e delle apparizioni, nel 1941
altri particolari sugli avvenimenti del 1917. La terza parte
del “segreto”, redatto nel gennaio del 1944, fu consegnata
da suor Lucia al vescovo di Leiria e da questi inoltrata in
Vaticano, perché secondo la veggente essa era da rendere
nota soltanto dopo il 1960 e per decisione del Papa. I tre
Papi che vissero in quel tempo, Pio XII, Giovanni XXIII e
Paolo VI, non ritennero opportuno pubblicare il “segreto”.
Giovanni Paolo II se lo fece portare al Gemelli, dov’era
ricoverato dopo l’attentato del 13 maggio 1981 e, avendolo
letto, si riconobbe nel “vescovo vestito di bianco”. Chiese
parere per fare un discernimento più oculato, ma le risposte
che gli vennero furono negative. Il Papa attese ancora per
diciannove anni, ma arrivato il 2000, l’anno del grande
Giubileo, ritenne maturo il tempo per la pubblicazione del
testo perché, a suo giudizio, era da considerarsi chiuso il
ciclo della “persecuzione” a cui la Chiesa era stata
assoggettata dai regimi totalitari del ventesimo secolo. Il
Papa ha letto, infatti, il messaggio di Fatima come il segno
della sollecitudine della Vergine dinanzi all’umanità
tentata di abbandonare la fede cristiana, costretta
all’apostasia o alla dimenticanza della propria fede da
parte dei regimi totalitari.
Nessun cattolico è tenuto a credere a questo genere di
rivelazioni, tuttavia è innegabile che le apparizioni di
Fatima e i suoi “segreti” abbiano rappresentato come una
mappa nell’incerto cammino del XX secolo. Una mappa che nel
tempo, per qualche motivo, si è rivelata indeterminata,
mancante: additò il pericolo della Russia e non la barbarie
hitleriana; indicava il trionfo del Cuore immacolato della
Vergine e la conversione della Russia, e questo
sembra realizzatosi solo in modo imperfetto; il vescovo
vestito di bianco non è stato ucciso, ma solo ferito. Tutto
questo lascia perplessi coloro che non sanno che il futuro
non è scritto nemmeno in Cielo e che la libertà dell’uomo lo
rende indeterminato. Lascia sconcertati coloro che fanno
fatica a riconoscere che una donna, la madre di Gesù di
Nazareth, “vede raggiunti i livelli di guardia da un mondo
che boccheggia nella tristezza, e invoca da suo figlio non
tanto uno strappo alla legge della natura, quanto uno
strappo alla natura della legge… <Non hanno più vino>. Non è
il tratto di una provvidenziale gentilezza che sopraggiunge
per evitare la mortificazione di due sposi. E’ un grido di
allarme che sopraggiunge per evitare la morte del mondo”
(Bello Antonio, Maria, donna dei nostri giorni, Ed. San
Paolo, Cinisello Balsamo –MI- 1993, p. 68). Fatima, con i
suoi messaggi, è la concretizzazione ulteriore di questa
provvida presenza di Maria nella storia dell’umanità,
rappresenta l’ulteriore estensione dell’amore materno che
arriva a stare sullo scenario del Venerdì santo,
pietrificata dal dolore, accanto al Figlio benedetto,
vivendo insieme con Lui il dramma dell’umana redenzione,
rappresenta il punto di contatto col cielo che preserva la
terra dal tragico black-out della grazia.
In questa prospettiva teologica, “nostra Signora” è Colei
che prende per mano l’umanità per guidarla fino alle soglie
della luce pasquale. E’ la “bella Signora” che insieme con
l’umanità “fa il bucato dei lini intrisi di lacrime e di
sangue, e li asciuga al sole di primavera perché diventino
tovaglie di altare” (Ib., Maria, donna dei nostri giorni, p.
94). Scrive suor Lucia scrive nella terza parte del segreto,
quasi a suggerirci che Maria di Nazareth abita gli snodi
della storia dell’umanità: “Abbiamo visto… un Angelo con una
spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva
fiamme che sembravano dovessero incendiare il mondo; ma si
spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora
emanava” (Dalla terza parte del segreto).
Nostra Signora, ha rappresentato come un punto di non
ritorno nella vita di suor Lucia, è stata tutta ammantata da
Lei, l’ha irradiata fino alla fine coinvolgendo, quasi come
un corpo in stato di espansione, i suoi pensieri, gli
affetti, le scelte. Questa esperienza ha come catturato la
sua esistenza di ragazza, di adolescente, di giovane, fino
all’ultimo respiro del 13 febbraio 2005. Per noi tutti, suor
Lucia è stata, fondamentalmente, la veggente di Fatima. Le
sue visioni sono state come una costante, un dato
permanente, come se tutta l’esistenza di questa persona
fosse stata assorbita, riassunta totalmente in quegli
accadimenti del 1917 e il resto della sua lunga vita solo
una esplicitazione di quanto in essi significato e
contenuto. Mi piace leggere così l’impatto tra l’effimero,
che è stata suor Lucia, e l’Eterno, mediato dalla
Madre di Dio, “nostra Signora”, come un incontro che
ha riversato nel “frammento” il “senso”. Tutte le
apparizioni e le stesse rivelazioni, altro non sono se non
la storia di questo impatto che consente ad una persona – in
questo caso suor Lucia - di vivere, con piena avvertenza, il
senso del limite e quello del Mistero. Solo chi ha, almeno
una volta nella vita portato il peso del mistero, può capire
come si possa vivere il quotidiano e lo scorrere dei giorni.
Ripensiamo, allora, quanto suor Lucia ha vissuto, perché
riconoscere che l’esperienza della Cova da Iria è la storia
di un incontro profondo, non significa allontanarlo dalla
nostra vita, non vuol dire che è incomprensibile. E sebbene,
nel tentativo di dirlo, il linguaggio si rivela criptico,
simbolico e il genere letterario apocalittico, questo non
vuol dire che non ci riguarda o che è qualcosa di
misterioso. A ben guardare questa esperienza non è così
lontana da noi, ma sta dentro il nostro stesso vivere, è la
storia di tanti uomini e di tante donne. Basta fermarsi un
attimo per comprenderlo. Forse che non ti prende la vita nel
più profondo quando ti innamori? O non ti sei accorto che la
nascita di un figlio ti cambia la vita? Che certi
avvenimenti ti sconvolgono l’esistenza? E quante volte hai
sentito il bisogno di parlare con la persona amica
attraverso il linguaggio dei segni, ricorrendo ad una
terminologia propria? Quante volte un gruppo di amici
racconta spaccati di vita che assumono una valenza immensa
solo per chi li ha vissuti? Tutto questo per dire che la
vita, in se stessa, è un peso di misteri.
Suor Lucia ha vissuto questa esperienza del mistero, ed ha
dovuto imparare, Lei, appena ragazza, a portare il peso del
Mistero. Ha fatto un’esperienza così forte del divino che
tutto il mondo ha dovuto prenderne atto. Così possiamo
raccontare quello che avvenne nella Cova da Iria, nella
desolata brughiera battuta dal vento dell’Atlantico, perché
risulta davvero difficile negare che “qualcosa” di grande e
terribile sia successo nel 1917 in quell’angolo di
Portogallo, quando abbiamo fotografie, spezzoni
cinematografici che mostrano una moltitudine di decine di
migliaia di persone prima sconvolte e poi in fuga,
terrorizzate dal sole che “danzava” e che poi, roteando,
sembrò precipitarsi sulla terra per incendiarla. E’
difficile pensare ad una illusione collettiva, quando liberi
pensatori, spiriti forti e anticlericali radicali, recatisi
alla Cova per burlarsi della “superstizione” cristiana, non
solo non osarono negare la realtà di quanto osservato con i
loro occhi critici, ma molti si convertirono al
cattolicesimo.
Fin qui la storia di suor Lucia “veggente di Fatima”, la
persona cui è toccata un’esperienza straordinaria del
Mistero. Da oggi, sarebbe bello incominciare a raccontare
suor Lucia come la Carmelitana Scalza morta nel monastero di
Coimbra, come la donna capace di incarnare questa esperienza
nella vita ordinaria, nella storia delle relazioni con le
sue consorelle, nella vita della Chiesa e del mondo, nella
sofferenza legata ai suoi problemi di salute, nel non
sentirsi compresa, nel vivere il travaglio di una solitudine
immensa, nell’oscuro cammino di fede, vivendo “sulla terra
una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e
di lavoro” (Concilio Ecumenico Vaticano II, Aposolicam
actuositatem, 4), come Maria di Nazareth. Scoprire questo
aspetto della vita di suor Lucia ci consentirà di
apprezzarla ulteriormente non per il fatto di essere stata,
come Messori ha detto, “una santa annunciata, una persona
predestinata sin da viva alla gloria del Canone” (Messori
Vittorio, Corriere della Sera, 15 febbraio 2005), ma per
aver vissuto all’interno di un vissuto comunitario tra
pentole e telai, tra silenzi e parole, tra lacrime e
preghiere, senza privilegi, senza incutere paura, ma alla
scuola del quotidiano che rappresenta il vero cantiere della
verità di un’esistenza, il vero altare che da senso e
spessore all’umanità.
Io preferisco parlare così di suor Lucia, perché così ho
avuto la fortuna di conoscerla incontrandola per due volte
nel corso dell’anno 2004: una donna senza alcuna forma di
ostentato distacco, senza alcuna aureola, ma una sorella
serena, disponibile al dialogo fino all’umorismo, sempre
pronta a donarti un sorriso di pace, semplice come le nostre
nonne, appassionata della Chiesa, attenta agli avvenimenti
del mondo, contenta di farti piacere scattando una foto
insieme, felice di essere Carmelitana Scalza.
Roma, 24.02.2005