INDICE
-
Morte di Mons.
Miguel
Angel Lecumberri,
ocd
-
I nostri confratelli di
Bagdad
-
Una santa carmelitana di
Bielorussia
-
La commissione economica internazionale
dell’Ordine
-
Il progetto di Stella
Maris,
Haifa
-
Federazioni o associazioni delle nostre
monache
-
“Teresa: il corpo di Cristo”: la nuova
pellicola spagnola
Morte di
Mons.
Miguel Angel
Lecumberri,
ocd
All’alba del 13 marzo morì santamente in una clinica di
Vitoria-Gazteiz (Spagna)
Mons.
Miguel Angel
Lecumberri, vicario apostolico
emerito della nostra missione di Tumaco
(Colombia). Gli erano accanto in quel momento il P.
Provinciale di Navarra, alcuni
frati carmelitani e familiari del defunto. Il P. Generale
gli aveva fatto visita sul suo letto di malato cinque giorni
prima. Questo modesto e umile prelato carmelitano era nato
il 21 maggio 1924 ad Arazuri (Navarra).
Professò il 31 ottobre 1940 nel noviziato di
Amorebieta-Larrea. Fu ordinato
sacerdote il 29 giugno 1948. Sua prima destinazione fu il
santo Deserto de Hoz de
Anero. Ma nel 1950 fu inviato in
Perù, dove lavorò per 17 anni come priore e come parroco a
Lima. Nel 1966 fu nominato vicario apostolico della Missione
di Tumaco, ricevendo la
consacrazione episcopale il 31 luglio del medesimo anno a
Bogotà, Colombia. Per 24 anni fu
al fronte nella missione carmelitana. Navigando su fiumi e
viaggiando per luoghi umidi percorse praticamente i 16.167
Km quadrati della missione, visitando i suoi 250.000
abitanti. Dovunque lasciava sempre una scia di amabilità,
comprensione, simpatia e dedizione apostolica. Disseminò il
territorio della missione di cappelle, scuole, collegi e
ospedali.
Un avvenimento doloroso durante il suo governo fu il
terremoto-maremoto che distrusse il vicariato il 12 dicembre
1979. Però visse anche il giorno della più grande
soddisfazione: quello della visita del Papa Giovanni Paolo
II alla missione. Mi ricordo dell’elogio che ascoltai nella
sede centrale di “Missio” ad
Aquisgrana (Germania): “La radio
Mira è l’unica emittente missionaria che si
autofinanzia”. Per motivi di età
rinunciò alla sede nel 1989 e il 18 febbraio del 1990 fu
nominato il suo successore: Mons.
Gustavo Giron
Higuita, carmelitano colombiano.
Da allora Mons.
Lecumberri fu esempio di ritiro
conventuale. Dapprincipio passò 11 anni nel nostro convento
di Santiago (Cile) come semplice religioso. Per problemi di
salute ritornò in Spagna, e risiedette
nei conventi di Pamplona e
Calahorra. Un anno fa fu accolto
nella residenza delle suore dei Poveri di
Vittoria-Gazteiz. Lascia il
ricordo di un fedele carmelitano, umile e laborioso.
I
nostri confratelli di Bagdad
(estratto
dalla loro corrispondenza)
“La nostra vita a Bagdad è
sempre estremamente tragica e dura. Finora non si vede
nessun miglioramento da quando fu lanciato il nuovo piano di
sicurezza. Continuo a occuparmi delle vittime del terrorismo
che è in aumento. Proprio oggi due amici cristiani sono
morti per mano degli estremisti mussulmani. Una settimana fa
perdetti un cugino per la esplosione di una autobomba alla
entrata dell’università. Il peggio è che i crimini
terroristi sono diventati cosa normale e quotidiana. La vita
dell’esterno tocca la nostra vita conventuale. I giovani
religiosi non si azzardano di uscire da casa, se non per
accompagnarmi alle conferenze che organizzo. Ma anche a
questo proposito sono dubbioso se debbano accompagnarmi,
persistendo sempre un grande il pericolo. La paura di
attacchi alle chiese, ai conventi è sempre incombente. I
cristiani continuano a fuggire da
Bagdad verso la Siria e la Giordania.
Il denaro che ricevevamo dall’affitto di alcune case a
Bagdad, che ci aiutava a vivere
e ad aiutare la popolazione, non lo riceviamo più. Gli
inquilini non possono pagarci il mensile, perché non c’è
lavoro in simile situazione. Alcuni inquilini ci hanno
minacciato nel caso esigessimo il prezzo dell’affitto.
Però la nostra presenza a Bagdad
è oggi ancora più importante, perché le chiese locali stanno
chiudendo. Molti sacerdoti stanno andando verso il Kurdistan
o hanno lasciato il paese. E’ una situazione di cui le
chiese protestanti, che arrivarono con l’occupazione
americana, stanno avvantaggiandosi. Il nostro convento è
molto frequentato dai gruppi. Stiamo studiando di allargare
l’accoglienza ai giovani. Abbiamo molti ritiri durante la
settimana. Vi auguriamo un buon cammino pasquale. Abbiamo
molta fiducia nelle vostre preghiere…”.
Una
Santa carmelitana di Bielorussia
Si chiamava Yadviga
Boleslavovna
Kutskevich. Nacque il 2 gennaio
1923 a Bryli, nelle vicinanze di
Miadzel. Coltivò una amicizia
con le Carmelitane di questa città e si prestò ad aiutarle
in tutto. Quando i Padri furono arrestati dal regime
comunista, ella portava loro da mangiare nel carcere,
esponendosi a tutte le burle e minacce dei poliziotti.
Preparò pranzi per i Carmelitani internati in Siberia. Con
questo poté salvare la vita di un sacerdote che ella
incontrò anni più tardi nel modo più insperato a Riga
(Lettonia).
Sposata
con due figli, visse tutta la vita pensando e pregando per i
carmelitani che erano stati incarcerati. Provò la più grande
gioia della sua vita al ritorno dei Carmelitani a
Narocz e a
Miadzel nel 1990, dopo la caduta del muro di Berlino.
Affetta da una rara malattia che la rese cieca e la
costrinse a letto per anni, continuò a offrire la sua vita e
i suoi dolori per il Carmelo. Il 29 giugno 2001 il P.
Generale, Camillo Maccise la
aggregò all’Ordine. Il 18 agosto 2006 la visitai sul suo
letto di inferma. Posso assicurare che
Yadvuiga Boleslavovna è
una delle persone che mi hanno suscitato la più grande
impressione interiore negli ultimi anni. “Bisogna che io
porti la mia croce fino alla fine”, diceva. Pregava molto
per le vocazioni carmelitane della
Bielorussia. Appassionatamente carmelitana, morì
nella pace del Signore nei primi giorni di marzo. Due mesi
prima, in una intervista, aveva risposto a varie domande
circa i suoi legami col Carmelo, e i servizi resi ai
Carmelitani a Miadzel, prima e
durante il loro internamento nella patria
bielorussia e durante il loro
confino in Siberia. Questa intervista si conserva nella casa
generalizia di Roma.
La commissione economica internazionale dell’Ordine
Martedì 27 febbraio in Casa Generalizia si è riunita per la
quinta volta nel sessennio la Commissione economica
dell’Ordine. Fu presieduta dal Vicario, P.
Zdenko
Krisic, con la partecipazione dell’economo generale,
P. Attilio Ghisleri della
Provincia Veneta, del P. Giuliano
Bettati della Provincia Lombarda, del P. Antonio
Sagardoy della semiprovincia
austriaca, del P. Liam
O’Breartuin della Provincia
Anglo-Ibernica. Sono stati
esaminati i libri contabili e analizzato il bilancio
finanziario 2006. Il centro dell’Ordine continua a
migliorare la sua posizione economica, ma pesano ancora i
prestiti sia per il progetto Stella
Maris di Haifa, che di
altre realtà. Ci sono state alcune restituzioni del conto in
dollari e in euro. Per la manutenzione ordinaria o
straordinaria delle nostre proprietà viene impiegato il 10%
delle entrate annuali. Sono stati eseguiti alcuni lavori
nella Casa Generalizia. D’altra parte, non si sono avute
donazioni e legati speciali. Per il 2007 si prevede l’inizio
della ristrutturazione dell’antico Collegio delle Missioni,
vicino al Teresianum, con un
preventivo di spesa abbastanza rilevante per le casse
dell’economato generale. Ci si prefigge di creare una sede
idonea per i nostri religiosi sacerdoti che vengono a Roma
per studi di specializzazione. Nell’esercizio dell’anno 2006
la Casa Generalizia ha continuato a sostenere le spese del
Collegio Internazionale, ha aiutato i nostri religiosi
vietnamiti nelle Filippine, altri religiosi di
Lituania, di Andrai
Pradesh (India) e di tutte le
Province dell’India. Attualmente sta sostenendo la
fondazione in Lettonia. Ha pagato le tasse di iscrizione di
vari religiosi del Teresianum.
Ugualmente sono state prese in considerazione le necessità
di vari monasteri. Quasi un terzo delle entrate sono state
impiegate in questo genere di aiuti.
Il progetto di Stella Maris,
Haifa
Sotto
la presidenza del P. Generale si è radunata nella Casa
Generalizia a Roma nei giorni 22-23 febbraio la Commissione
per questo vasto progetto dell’Ordine in Israele. Vi
parteciparono il P. Robert
Paul, definitore generale, P.
Attilio Ghisleri, P. Ernesto
Ferreira e il P. Renato Rosso, i
due ultimi della delegazione generalizia di
Israele-Egitto, il P.
Liam O’Beartuin,
della Provincia anglo ibernica,
il P. Josè
Luis Ureta, di
Navarra e il
Sig.
Florent Arnaud. Il
progetto intende salvare dalla espropriazione da parte dello
stato di Israele la nostra proprietà di 200.000 metri
quadrati sul monte Carmelo.
Con
l’approvazione definitiva del governo, arrivata dopo quasi
sette anni di trattative, il terreno non è più considerato
come “private open space”. È diventato area edificabile che
deve rispettare l’ambiente naturale, la zona archeologica e
i percorsi aperti al pubblico. In tal modo la nostra
proprietà è aumentata di valore. Le tappe della
valorizzazione del terreno sono: 1) disporre del piano
esecutivo delle opere edilizie da realizzare, in modo
parziale o totale. 2) Cercare investitori oppure costruire
in proprio. Se questa fase procede bene si potrà procedere a
una seconda lottizzazione. La proprietà rimane sempre
dell’Ordine che deve costituire una piccola società che, con
l’aiuto di esperti, operi e controlli perché tutto arrivi a
buon fine. Uno specialista in materia fiscale, Dr.
Margalith, ha illustrato tutti
gli scenari possibili dal punto di vista delle tasse che
l’Ordine dovrà sborsare in questa grande operazione
immobiliare.
Nella
riunione fu incaricato il P. Ernesto
Ferreira a presentare nel prossimo
Definitorio di maggio
indicazioni più precise sui due punti strategici e a
prendere contatto con alcune imprese o società locali.
Federazioni o Associazioni di nostre Monache
Con
rescritto n° FM 57,p-2/96
della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le
Società di Vita Apostolica del 23 gennaio 2007 il P.
Aloysius
Rego OCD è stato nominato Assistente Religioso
dell’Associazione „Our Lady of
Southern Cross“ in Australia.
Con
rescritto n° FM 174-3/97
della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le
Società di Vita Apostolica de 2 febbraio 2007 il P. Antonio
Sagardoy OCD è stato rinominato
Assistente Religioso della Federazione „Magna
Mater
Austriae“ dei monasteri delle Monache Carmelitane di
Austria.
Con
rescritto n° 12331/2007 la
Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le
Società di Vita Apostolica del 30 gennaio 2007 ha dichiarato
che il monastero di Puerto
Montt sia membro
dell’Associazione „Santa María
de Los Andes“ delle Monache
Carmelitane Scalze in Cile.
Nuovi
Consigli
Nell'Assemblea elettiva dell’Associazione di San Giuseppe
di Sudest India sono state elette le seguenti sorelle:
Presidente: Sr. Magdalene,
Coimbatore
Carmel
1ª Consigliera: Sr. Agnes,
Shembang
Carmel
2ª Consigliera: Sr. Caroline,
Kumbakonam
Carmel
3ª Consigliera: Sr. Josephine, Trichy
Carmel
4ª Consigliera: Sr. Francis,
Yercaud
Carmel
Sostituta: Sr. Therese
Margaret,
Sivagangai Carmel
Nell'Assemblea elettiva dell’Associazione di “Magna
Mater
Austriae” dei monasteri delle monache Carmelitane in
Austria dal 22 al 23 settembre 2006 a Vienna sono state
elette le seguenti sorelle:
Presidente: Sr. M. Raphaela
Sverak,
Bärnbach
1ª Consigliera: Sr. M. Ancilla Karl,
Wien
2ª Consigliera: Sr. Margarita Koutny,
Maria Jeutendorf
3ª Consigliera: Sr. M. Carmen Gracner,
Innsbruck
Sostituta: Sr M.Angela
Rindler,
Mariazell
“Teresa: il corpo di Cristo”
Sul nuovo film spagnolo
È
terminata in Spagna la proiezione in prima visione della
pellicola di Ray
Loriga “Teresa: il corpo di
Cristo” con la attrice Paz
Vega come protagonista. Girata
in vari mesi nella terra di Estremadura,
ha dovuto attendere fino al presente il momento della
proiezione in prima visione sugli schermi commerciali. Una
prima visione circa la quale si è voluto montare una
presunta polemica con la Conferenza episcopale. È utile che
sia il produttore che il regista leggano e ascoltino le
molte critiche che la pellicola ha suscitato nei critici
meno vicini agli interessi religiosi della chiesa, per
convincersi che i difetti seri che “Teresa, il corpo di
Cristo” presenta sono imputabili solo a loro.
“Le
nacchere, o si sanno suonare o è meglio non suonarle in
pubblico”. Se non si segue questo elementare consiglio
si corre il rischio di cadere nel ridicolo. Specialmente
quando prima qualcuno ha dimostrato in che maniera si
possono suonare degnamente le nacchere. Lo si afferma a
proposito di una “Teresa” -con l’aggiunta “corpo di
Cristo” per evitare il titolo iniziale “vita e
morte”- che lo scrittore, scenografo e regista
cinematografico Ray
Loriga ha attinto in parti
uguali da una lunga lettura della letteratura spirituale di
Teresa e da un buon proposito al quale è mancato qualcosa
–l’accento o la fedeltà- poiché il buon proposito è rimasto
tale e nulla più. La pellicola pecca di presunzione, mentre
le manca l’abilità cinematografica. Esagerando un po’:
annoia. E questo è molto brutto.
Il
personaggio di Teresa di Gesù –prima, durante e dopo
qualsiasi canonizzazione- è un personaggio che non si deve
prendere con l’audacia con cui l’ha preso
Loriga. Si corre il rischio di
cadere esattamente nello stesso difetto attribuito un po’
ingenuamente ad altre pellicole che hanno tentato di
rivisitare la figura di Teresa. La serie di
Josefina
Molina collocò Teresa nella sua vera storia,
superiore a qualsiasi interpretazione soggettiva che a
questa storia si voleva attribuire. Si manteneva nel punto
esatto nel quale tutto il realismo e tutta la storia
concreta poteva e doveva arrestarsi, perché ciascuno ne
potesse dare la propria interpretazione.
Loriga ha voluto evitare quello
che lui stesso ha definito le “immaginette”
teresiane ed invece le ha
riscoperte e riutilizzate, però in altra maniera:
aggrovigliando nella condotta di Teresa una pericolosa
confusione di termini in cui la verità
mistica-misterica e la sensibilità epidermica vanno
gomito a gomito, senza che a Teresa stessa nel film si
spieghi a sufficienza in che misura le due cose si
differenziano.
Loriga
ha sbagliato il metodo e il sistema. Ha dichiarato di aver
letto ripetutamente il libro delle Mansioni. Però non tutto
si poteva risolvere con una buona lettura, anche se intensa.
Questo libro di sentimenti e di rivelazioni soprannaturali
doveva fornirgli la chiave del cinema. Proprio lì ha
sbagliato gravemente il regista: proprio lui non ha creduto
a Teresa e per questo l’ha posta ai margini dei propri
fraintendimenti. Non è arrivato quasi mai a riflettere la
condizione di una donna di Castiglia
che mal sopporta il tono andaluso
della Paz
Vega, gli abiti orientali che le ha messo addosso
arbitrariamente la disegnatrice Eiko
Ishioka e che neppure tollera la
bellezza postmoderna di una Paz
Vega che –questo bisogna dirlo-
esprime il meglio di se stessa per farci credere che si
sente nei panni della problematica Teresa de
Ahumada.