Care Sorelle,
fu volontà della Santa Madre che monache e frati formassimo una
famiglia e ci aiutassimo mutuamente nel compimento della nostra missione
nella Chiesa.
Il n 242 delle vostre Costituzioni, dirigendosi al P. Generale gli
chiede: "Sarà specialmente attento al rinnovamento fedele
delle Carmelitane Scalze, promuovendo, in dialogo con esse, progetti e
iniziative riguardanti il campo dell'animazione spirituale e della
formazione".
Non potrebbe essere altrimenti. Il Concilio Vaticano II, parlando del
rinnovamento degli Istituti religiosi, dice che esso dipende in gran
parte dalla formazione dei suoi membri.
Terminato il lungo periodo del rinnovamento delle Costituzioni, possiamo
finalmente riprendere il servizio di formazione che voi chiedevate e che
il Centro dell'Ordine ha prestato ai monasteri negli ultimi sessenni.
Abbiamo cercato di prendere come punto di partenza il testo stesso delle
vostre Costituzioni. Abbiamo affidato a specialisti dell'Ordine il
compito di preparare, in forma pedagogica e chiara, un approfondimento
dei diversi capitoli. Nella linea di un servizio più efficace e
attualizzato offriamo il materiale in scritto, in cassette e in
videocassette. Ciascun monastero c'indicherà il mezzo che preferisce.
Chiediamo al Signore che benedica questi sforzi e ci aiuti tutti a
crescere nella conoscenza e nell'amore al carisma che Lui ci ha dato
nella Chiesa per il servizio dell'umanità.
P. Camillo Maccise, OCD
Preposito Generale
LA NOSTRA
REGOLA NEL PENSIERO DI SANTA TERESA DI GESÙ
Nella legislazione delle carmelitane scalze la Regola occupa un posto
privilegiato, per la sua qualità di documento fondamentale con un
duplice valore: spirituale e normativo. Essa fu di fatto il primo testo
spirituale della nostra famiglia carmelitana e la prima "formula
vitae" o norma di vita. I due valori furono notati da Santa Teresa
che dal primo momento li incorporò all'ideale della sua Riforma e li
riaffermò fino agli ultimi anni di vita.
E' questa opzione della Santa che esponiamo qui. Seguendo l'esperienza e
il pensiero della Madre fondatrice, sarà facile alla carmelitana scalza
di oggi introdursi e avanzare nella meditazione della Regola e
nell'assimilazione del suo spirito. Per maggior chiarezza, seguiremo
possibilmente il processo cronologico della vita e del pensiero della
nostra Santa Madre.
I. Prima di fondare San Giuseppe
1. La conoscenza della Regola doveva far parte della formazione
carmelitana della Santa all'Incarnazione. Tuttavia è poco ciò che
sappiamo del suo noviziato e dei suoi anni di formazione religiosa. Non
conosciamo fino a che punto il contenuto della Regola fosse da lei
studiato e assimilato prima di progettare la fondazione di San Giuseppe
(1560). Ella stessa racconterà l'impatto che le produsse poco dopo
(1562) l'incontro con Maria di Gesù, la fondatrice del Carmelo
dell'Immagine di Alcalà de Henares, che, pur essendo analfabeta, sapeva
della Regola cose che la Santa ignorava(1).
2. Come è normale, all'Incarnazione la vita personale della carmelitana
era basata sulla Regola. Le monache facevano professione "secondo
la Regola del Carmelo". Non conosciamo la formula precisa della
professione della Santa (1537), ma una anteriore di poco. Secondo
questa, la carmelitana dell'Incarnazione professava voto di obbedienza
(senza espressa menzione degli altri due) secondo la Regola carmelitana
(senza menzionare le Costituzioni). Questo testo di professione data del
1521 e probabilmente offre la stessa formula che userà Teresa de
Ahumada circa 16 anni dopo. Diceva così:
"Io, sorella........, faccio professione e prometto
obbedienza a Dio e alla beata Vergine Maria del Monte Carmelo e a fra
Bernardino, priore generale del detto Ordine, e a te, Beatrice Guiera,
priora di questo monastero di Santa Maria dell'Incarnazione, e alle tue
successore, secondo la Regola del detto Ordine, fino alla morte"(2).
3. La Regola non solo era punto di riferimento nella professione di
ciascuna monaca, ma era la base giuridica e religiosa della vita della
comunità. Il più recente storico dell' Incarnazione giunge ad
affermare che in realtà la Regola era l'unica legge interna del
monastero che mancava di Costituzioni propriamente dette(3).
4. Non sappiamo, tuttavia, fino a che punto il testo della Regola fosse
di facile accesso alle religiose di allora che non conoscevano il
latino, e tra le quali c'era Teresa. Nelle Costituzioni delle
carmelitane spagnole del 16 secolo (cfr la nota precedente) si allude
varie volte alle prescrizioni della Regola, però non si dice nulla per
la lettura o per la formazione delle religiose allo studio della stessa.
Manca in esse la norma che prescrive che la Regola "deve essere
spiegata quattro volte all'anno". Non si presenta il testo
castigliano all'inizio delle Costituzioni. Saranno libri non carmelitani
(quello di Osuna, per esempio) quelli che suscitano in Teresa, da poco
professa, la fame d'orazione personale e l'introducono nel cammino del
"raccoglimento" interiore e non il testo della Regola che,
tuttavia, prescrive alla carmelitana l'ideale dell'orazione continua,
"giorno e notte..."(4).
5. La Santa stessa c'informerà che nel suo monastero si viveva secondo
la Regola rilassata: "conforme a ciò che esiste in tutto l'Ordine,
che è con la bolla della mitigazione" (Vita 32,9). Questo era uno
dei motivi che rendevano difficile a Teresa il ritorno alla comunità di
origine: "...tornare al monastero dell'Incarnazione..., che è con
la Regola mitigata, per me fu sconforto per molte ragioni che qui non è
necessario dichiarare. Basta questo: là non avrei potuto osservare la
Regola primitiva in tutto il suo rigore..."(Fon. 2,1)(5).
In conclusione, non possiamo precisare fino a che punto arrivò la
sensibilità della Santa di fronte alla Regola in questa prima metà
della sua vita carmelitana. Di fatto, l'interessamento per essa, la
reale scoperta del suo valore e del suo contenuto sarà tardiva,
risultato delle grazie che, dalla pienezza della vita mistica della
Santa, porranno in marcia la sua opera di fondatrice negli ultimi anni
di vita all' Incarnazione.
II. La vera scoperta e la nuova opzione per la Regola
L'incontro personale della Santa con la Regola fu progressivo. Ce lo
racconta lei stessa:
6. Sta tuttavia sotto l'impatto di una delle grazie mistiche che
l'hanno impressionata di più. E' la visione dell'inferno, che pone in
azione la sua vocazione di fondatrice. La prima reazione si produce a
livello personale: determina per sè stessa "che anzitutto dovevo
corrispondere ai doveri della mia vocazione religiosa, osservando la mia
Regola con ogni possibile perfezione" (Vita 32,9). La seconda
reazione, un po' più distanziata, però non meno forte, sarà la sua
decisione di fondare...(6).
7. Ciò capitava verso il 1560. Nei due anni seguenti (1560-1562)
persistendo la carismatica chiamata a fondare, la Santa cerca
"d'informarsi" a fondo e legge "molto" le
Costituzioni (Vita 35,2). Dovendo, suo malgrado, fondare il nuovo
monastero fuori dalla giurisdizione dell'Ordine, decide di erigerlo
sopra la solida base della Regola del Carmelo. Così chiede a Roma e da
Roma le si risponde affermativamente nel Breve di fondazione: che si
concede la facoltà alle richiedenti (D. Aldonza e D. Guiomar, che fanno
da "prestanome" alla vera richiedente, Teresa di Gesù) di
erigere la nuova casa sotto la Regola carmelitana: "a tenore delle
presenti vi concediamo e vi facciamo grazia che possiate edificare un
monastero di monache... della Regola e dell'Ordine di Santa Maria del
Monte Carmelo", e di "fare statuti e ordinanze" che
reggano la vita del nuovo monastero(7).
Questo primo Breve romano porta la data del 7 febbraio del 1562 e arriva
nelle mani della Santa in luglio dello stesso anno.
8. Prima che il Breve giunga ad Avila, la Santa s'incontra con un'altra
fondatrice, Maria di Gesù, a Toledo, nella primavera del 1562, nel
palazzo di Luisa della Cerda. E' il momento in cui Teresa vive il
problema della povertà evangelica con grandi drammi: esigenze
interiori, resistenza dei dotti consiglieri, reiterate pressioni di San
Pietro d'Alcantara, proseguimento dell'opposizione del P. Provinciale e
della città, alternativa di certezze e di dubbi da parte sua. E' in
questi frangenti che arriva Maria di Gesù e la informa del tenore della
povertà dettato dalla Regola del Carmelo "prima che si
mitigasse" (Vita 35,2). Dato decisivo per la Santa: l'ideale di
povertà che la preoccupa sta autenticato dalla Regola: "ormai io
sapevo che era Regola e vedevo essere più perfezione" (Ib. 2), e
perciò ormai non c'è teologo che riesca a smuoverla dal suo proposito
(35,4)(8). Così la Regola sarà alla
base delle nuove domande che la Santa dirige a Roma per consolidare la
casa recentemente fondata: Brevi del 5 dicembre 1562 e del 17 luglio
1565. A partire da questi fatti la casa si definirà giuridicamente per
stare sotto la Regola del Carmelo (così alla conclusione della
relazione della Vita: 36,26), e le stesse monache della Madre Teresa
porteranno questa specie di appellativo: "Monache scalze di nostra
Signora del Carmelo della prima Regola"(9).
10. In quei tempi la Santa ha letto, meditato e assimilato a fondo la
lettera e lo spirito della Regola carmelitana. In Toledo, oltre
all'incontro passeggero con Maria di Gesù, dispone di buoni
consiglieri. È vicina al convento dei Padri Carmelitani dove è Priore
Fr. Antonio di Gesù (Heredia), futuro compagno di S. Giovanni della
Croce a Duruelo. Tutto ciò concorre a che si accenda nell'animo della
Santa la fiamma della Regola.
11. In San Giuseppe, le novizie fanno la loro professione religiosa
seguendo la formula dell'Incarnazione, con alcuni ritocchi. Uno di
questi si riferisce alla Regola: "Faccio la mia professione...
secondo la Regola primitiva di Nostra Signora del Carmelo
ecc.". Sembra che in un primo momento né la fondatrice né le
altre Carmelitane venute dall'Incarnazione sentirono la necessità di
rifare la loro professione secondo questa nuova formula. Questa
preoccupazione sorge alcuni anni più tardi e allora il Visitatore
Apostolico, fra Pietro Fernandez, esige che tutte le monache che passano
dall'Incarnazione ai Carmeli teresiani rinuncino formalmente alla Regola
mitigata. Lo ricorda Maria di S. Giuseppe (Salazar) nel suo Libro delle
Ricreazioni: "il Padre Visitatore aveva stabilito che ogni monaca
della mitigazione che desiderasse passare ai nostri monasteri
obbligandosi a osservare la Regola primitiva, rinunciasse a quella
mitigata in pubblico, come si fa la professione e così iniziò nostra
Madre".
12. La Santa scrisse di proprio pugno il testo della sua rinuncia in
questi termini:
"Gesù. Dico io, Teresa di Gesù, monaca di nostra
Signora del Carmelo, professa all'Incarnazione di Avila, e ora che sto
qui in S. Giuseppe di Avila, dove si osserva la Regola primitiva e fino
ad ora l'ho osservata qui con licenza del nostro Reverendissimo Padre
fra Giovanni Battista, e pure me la diede perché nonostante mi
mandassero i superiori all'Incarnazione, la osservassi((10),
è mia volontà di osservarla per tutta la vita e così prometto e
rinuncio a tutti i Brevi che sono stati dati dai Pontefici per la
mitigazione della detta Regola, e col favore del nostro Signore penso e
prometto osservarla dopo la morte. E perché questo è verità lo firmo
a mio nome. Data il giorno 13 di luglio dell'anno 1571. Teresa di Gesù
Carmelitana"(11).
III. Testo castigliano della Regola adottato dalla Santa:
versione o adattamento?
A prescindere dall'attenzione e dall'ammirazione che la Santa ha
prestato alla sua amica Maria di Gesù c'è qualcosa che non coincide
tra le due. Nessuna di esse sa il latino e hanno bisogno di un testo
pratico della Regola in versione comprensibile. Probabilmente ciascuna
se lo procura per proprio conto. Non manca d'interesse l'opzione fatta
dalla Santa.
13. Nella sua redazione originale, il testo della Regola era pensato per
i religiosi e non per le monache. Nell'adattamento delle leggi del
"Primo Ordine" al "Secondo Ordine", esisteva nella
tradizione carmelitana un fatto determinante. Elaborando nella seconda
metà del XV secolo le Costituzioni delle Carmelitane, si era adattato
per esse il testo delle Costituzioni dei frati. Così si notava fin dal
Prologo delle stesse. In tal modo lo poterono leggere in francese le
prime Carmelitane di Bretagna, e così l'avrebbe letto la Santa nel
testo castigliano della fine del secolo XV o degli inizi del XVI
arrivato fino a noi: le Costituzioni che "molto" lesse tra il
1560 e 1562. Queste erano, in definitiva, un testo legislativo che
adattava dal maschile al femminile numerose prescrizioni delle
costituzioni carmelitane. Si sarebbe fatta la stessa cosa con la Regola?(12)
14. Maria di Gesù optò per la soluzione affermativa. I passaggi della
Regola che si riferivano agli eremiti, li adattò alle monache. Così
dai primi sottotitoli: "Dei tre voti e che abbiano una
Priora". "La cella della Madre Priora" ecc. Fino a
tradurre "l'armatura" guerriera ("=l'armatura della
giustizia"), per "la tocca" femminile: "Avrete da
rivestirvi della tocca della giustizia". Prima di fondare il suo
carmelo dell'Immagine, Maria di Gesù aveva visitato i monasteri delle
carmelitane d'Italia, in alcuni dei quali era in uso questo modo di
adattare il testo della Regola(13).
15. La Santa non seguì questo cammino. Recuperò il testo della Regola
nella sua materialità, tradotto poveramente, però senza manipolazioni
femministe. Quando nel 1568 diede a fra Giovanni della Croce e a P.
Antonio le sue Costituzioni di S. Giuseppe perché elaborassero quelle
di Duruelo, all'inizio di esse porrà pure il suo testo castigliano
della Regola. Il P. Antonio rielabora le Costituzioni traducendole dal
femminile al maschile, però lascia intatto il testo della Regola,
nonostante le sue imperfezioni di traduzione perché non era necessario(14).
16. Questo gesto non manca di importanza nel valutare la posizione della
Santa davanti alla Regola. Lo manterrà quando elabora le sue
Costituzioni o quando alla fine si decide di stamparle, adattando senza
difficoltà certe prescrizioni della Regola carmelitana allo stile di
vita comunitaria esistente in San Giuseppe. Lascerà tuttavia intatto il
testo della Regola(15).
IV. Il ritorno alla Regola "primitiva"
Raccontando nella Vita 36,26 la fondazione di S. Giuseppe, la
Santa descrive meticolosamente la Regola che vige nella comunità. È
"la Regola di nostra Signora del Carmelo", e questa
"intatta senza mitigazione", "come la ordinò fra Ugo,
Cardinale di Santa Sabina", "data nel 1543, nell'anno quinto
del pontificato del Papa Innocenzo IV". Benché non tutti i dati
siano esatti, la sua citazione dettagliata dimostra l'interesse della
Santa per informarsi e precisare. Quasi subito (Vita 36, 27), oltre a
dare due dettagli di più sopra il contenuto della Regola, la designa
espressamente con il titolo di "prima" ("come si vede
nella stessa prima Regola"), e di fatto, "prima o
primitiva" e "senza mitigazione", sono le due note che
per la Santa contraddistinguono il testo della Regola assunta per la
nuova famiglia. Chiarifichiamo ambedue le cose(16).
17. Primitiva? Oggi è comune distinguere tre tappe nella storia della
Regola carmelitana. Si suole designarle con il nome delle persone
rapportate con il testo: albertina la prima; innocenziana
la seconda; eugeniana la terza. Come dire:
"albertina" è la Regola tale quale la redasse all'inizio del
XIII secolo S. Alberto di Gerusalemme; "innocenziana", quella
ritoccata e approvata dal Papa Innocenzo IV nel 1247;
"eugeniana", è la stessa Regola però con annesse le
mitigazioni concesse da Eugenio IV nel 1432.
18. Tra queste "tre Regole" la Santa adotta la seconda:
l'innocenziana. Allora perché parla alle sue monache di "Regola
prima o primitiva"? Recentemente si è accusata la Santa di
ignoranza e di confusionismo. La realtà è diversa. Col termine prima o
primitiva era designata comunemente la Regola carmelitana nel suo stato
giuridico anteriore a quello vigente allora nell'Ordine. Così la si
designava anche a livello ufficiale, non solo nei documenti pontifici
che da Roma arrivavano alla Santa, ma pure in quelli che lo stesso
Generale dell'Ordine, Giovanni Battista Rubeo, scrive. Per lui infatti
la Regola abbracciata dalla Madre Teresa e dalle sue monache di S.
Giuseppe è "la prima", "la primitiva", la
"prior Regula", "priorem et arctiorem Regulam", e
anche qualche volta "la Regola di S. Basilio". L'opzione della
Santa è completa: abbandona la Regola professata e praticata
all'Incarnazione, in cui si era attenuato il rigore penitenziale e la
pratica della povertà, e adotta la Regola nel suo tenore precedente.
Non si tratta di abbandonare un testo della Regola per tornare ad un
altro: il testo è lo stesso all'Incarnazione ("eugeniano")
che in S. Giuseppe ("innocenziano"). All'Incarnazione però lo
si professa e pratica con un insieme di dispense e di adattamenti
-pontifici e consuetudinari-, che in San Giuseppe vengono lasciati da
parte. Storicamente questo testo non era la prima "formula
vitae" data da S. Alberto ai solitari del Carmelo, tuttavia di
fatto le si dava il nome di "Regola prima o primitiva". A
questa terminologia si attiene la Santa(17).
19. In una cosa, la Santa era in equivoco: nell'affermare che la Regola
da lei adottata fosse la Carmelitana "senza mitigazione".
Secondo il tenore canonico non era così: la Regola "ordinata da
fr. Ugo" -come lei scrive- e approvata da Innocenzo IV il primo
ottobre del 1247, "chiariva, correggeva e mitigava" la Regola
("formula vitae") di Sant'Alberto(18).
20. È possibile attribuire l'errore della Fondatrice alla forma del
testo della Regola giunto nelle sue mani nella carente versione spagnola
già menzionata. In essa, il traduttore non solo omise il passo della
Lettera Apostolica: "Quae honorem conditoris" che indicava la
correzione e mitigazione della Regola ma pure le fece dire esattamente
il contrario. E per giunta vi prepose il seguente titolo: "Segue la
Regola e le Costituzioni dei Religiosi Scalzi dell'Ordine di Nostra
Signora del Monte Carmelo, della Regola primitiva senza mitigazione
alcuna..."(19).
21. Per la Santa, l'errore storico e canonico era marginale. A lei
interessava prima di tutto l'avvio di uno stile di vita carmelitano ben
definito sgorgato dalla sua doppia esperienza personale: di Dio e della
Comunità fraterna.
Nel tornare alla Regola e nel ricercare in essa una norma di
vita carmelitana, fu orientata nella scelta di un testo determinato,
proprio da questa sua doppia esperienza carismatica. Vediamolo(20).
V. Motivi della Santa di fronte alla Regola
Ci interessa puntualizzare due cose: perché la Santa scelse la Regola
nella versione innocenziana? e, quando fece tale scelta?
22. Ricordiamo anzitutto alcuni dati elementari, anche se generalmente
noti:
Primo, i tre stadi della Regola, anteriori alla Santa.
Designamoli col già menzionato nome convenzionale:
A. - Regola albertina. Scritta da S.Alberto. Destinata agli Eremiti del
Monte Carmelo. Redatta agli inizi del secolo XIII: tra il 1206 ed il
1214. Approvata da Onorio III, e Gregorio IX (1226 e 1229).
B. - Regola innocenziana. È la stessa Regola di Sant'Alberto. Riveduta,
corretta e mitigata dal Card. Ugo di Santa Sabina e da Guglielmo,
Vescovo di Antarados, sotto Innocenzo IV (1247), per i Carmelitani già
stabiliti in Europa, e costretti ad adottare nuove forme di vita, senza
abbandonare la primitiva ispirazione eremitica. Testo approvato dal Papa
Innocenzo IV a Lione 1247.
C. - Regola eugeniana. È la stessa Regola precedente, mitigata nel suo
rigore penitenziale da una serie di concessioni pontificie, ad iniziare
specialmente da Eugenio IV con la bolla di mitigazione "Romani
Pontificis Providentia" (1432).
23. In secondo luogo, rileviamo le più notevoli differenze tra
i tre stadi partendo possibilmente dal punto di vista della Santa:
A. - Nel suo primo stadio, la Regola è nettamente eremitica, quantunque
con alcuni elementi di vita comune. Celle separate, refezione separata,
recita individuale dell'Ufficio divino, ecc ... Però l'Eucarestia
quotidiana in comunità...
B. - Nel secondo stadio, senza rinunciare all'originale ispirazione
eremitica, si introducono nuovi elementi cenobitici. Si permettono le
fondazioni fuori dei deserti; si introduce la recita in comune
dell'Ufficio divino; si prescrivono la refezione in comune e il comune
possesso di alcuni animali per il sostentamento; si attenua la
prescrizione sull'astinenza dalle carni e viene ridotto il tempo del
silenzio rigoroso (non più dai Vespri, ma da Compieta in poi).
C. - Il terzo stadio è caratterizzato dal gruppo di documenti pontifici
che vengono aggiunti al testo della Regola e ne condizionano la
osservanza della stessa, pur non introducendo ritocchi redazionali al
testo.
24. Alla Madre Teresa, che proviene dalla difficile vita comunitaria
dell'Incarnazione, interessano due cose: solitudine e comunità, ambedue
ben unite. Solitudine della Comunità espressa fondamentalmente dalla
clausura. Solitudine delle religiose: dentro la Comunità e su una
solida base di vita comunitaria: orazione in comune, ricreazione in
comune, lavoro da sole, ecc.. Il dosaggio di questi due elementi
plasmerà, fin dagli inizi, la vita che ella vuole come stile a
S.Giuseppe d'Avila.
25. Avendo trovato ciò nella Regola innocenziana, la sceglie. Quando
nei suoi scritti, parla di "Collegio di Cristo", "Casa
della Vergine", "piccoli colombai della Vergine", oppure
dà la consegna di "vivere in Comunità", sottolinea quel dato
cenobitico della Regola, che lei elaborerà e modellerà
abbondantemente. Quando dice "siamo eremite"!, la
"solitudine e la sua consolazione", oppure che l'ideale delle
abitanti di S.Giuseppe è il vivere "sole con Lui solo",
"non stare unite se non nelle ore stabilite" ecc., riafferma
la primitiva ispirazione eremitica e contemplativa della Regola. -
L'armonizzazione di questa duplice componente, la otterrà con la sua
presenza e colla sua capacità creativa di un nuovo stile di vita.
Considerata la Regola, la trovava meglio formulata nel testo
innocenziano, che in quello albertino(21).
26. Quando fece, la Santa, tale scelta? Fino a qual punto conobbe queste
sfumature? Sarebbe un anacronismo esigere dalla Santa Fondatrice una
conoscenza storica e critica della Regola, totalmente fuori della sua
ottica e dalle preoccupazioni culturali del suo tempo. Però non mancano
indizi di una sua conoscenza del testo della Regola nella sua
formulazione originale (albertina). Ci fu, soprattutto, un momento
preciso in cui - indipendentemente dalle dispense e privilegi che ne
condizionavano l'interpretazione pratica e l'osservanza - prese
coscienza del tenore della Regola. Lo si può precisare meglio(22).
27. Nella primavera del 1562 Maria di Gesù attira l'attenzione della
Santa verso il testo genuino della Regola del Carmelo. A quella data, la
Santa aveva già inoltrato a Roma, la richiesta di facoltà per fondare.
"Fondare un monastero" in quei tempi, significava,
normalmente, fare la fondazione sotto una delle Regole approvate dalla
Chiesa. Lei, ovviamente, chiede di stabilire il suo sotto la
"Regola del Carmelo". Da Roma era già in arrivo la risposta
affermativa. Tanto la "supplica" della Santa, quanto il Breve
romano (7 febbraio 1562) facevano espresso riferimento alla "Regola
del Carmelo" senza alcuna allusione alla "prima Regola".
Ciò perché, tanto la supplica quanto il Breve erano anteriori alla
fiamma accesa nella Santa dall'incontro con Maria di Gesù e al suo
interesse per conoscere più a fondo la Regola del Carmelo(23)
28. Appena giunge ad Avila, di ritorno da Toledo, la Santa inoltra una
nuova supplica a Roma, sollecitando un secondo Breve che colmi le lacune
del precedente in materia di povertà. La correzione, ora, è motivata
dalla "prima Regola": la Madre Teresa "badessa di S.
Giuseppe" e le sue monache desiderano di "non poter avere né
possedere alcun bene in comune o in privato, secondo la forma della
'prima Regola' del detto Ordine ...". La stessa cosa è ripetuta
nella concessione del rescritto romano, in data 5 dicembre 1562. Anche
tre anni dopo (17 luglio 1565), la Bolla di Pio IV, sollecitata da
Teresa per confermare il precedente Breve, ripeterà e confermerà
questa motivazione della "prima Regola"(24).
Concludendo, all'origine del carisma teresiano vi è l'irruzione di
grazie interiori nella Fondatrice. La scoperta della "Regola
primitiva" è leggermente posteriore: avviene nell'avvio e quasi
negli stessi giorni dell'erezione di S.Giuseppe, segnandone
incisivamente i primi passi della fondazione. E a sua volta suppone una
netta presa di posizione non solo in materia di povertà, ma anche
soprattutto nell'ispirazione dello "stile di vita" che la
Santa introduce nei suoi Carmeli.
VI - La Regola nei principali scritti della Santa
Impossibile analizzare e neppure indicare qui tutti i passi degli
scritti nei quali la Santa parla della Regola. Però può essere di
orientamento un sondaggio elementare nelle sue opere più importanti:
Vita, Costituzioni, Cammino, Fondazioni.
A. - La Regola nel libro della "Vita"
29. La "Vita" contiene, innanzitutto, la storia della sua
vocazione personale e quella del suo carisma di Fondatrice. Contiene
anche la storia della prima fondazione e del gruppo che ne fa parte.
Allo stesso tempo testimonia il punto di vista della Santa agli inizi
della sua attività di Fondatrice. Il testo della "Vita" che
è giunto fino a noi fu scritto nel 1565, tre anni dopo l'inizio della
sua opera di riforma.
30. Di fronte alla Regola, un dato è messo in risalto: la Regola del
Carmelo si trova all'origine della primissima decisione della Santa (32,
9), e su di essa si regge la casa di S.Giuseppe (36, 26). La cita in
ogni dettaglio (36, 26-27).
A giudicare dalla narrazione teresiana, sembra che in quel tempo,la
Regola costituisse tutta la legge della casa. La Comunità osserva,
oltre la Regola, "altre cose che abbiamo creduto necessarie per
osservare la Regola con maggiore perfezione" (36, 27).
Probabilmente, però, tali "altre cose" non hanno ancora
raggiunto il valore di Costituzioni. Tantomeno appare che la Fondatrice
abbia portato e stabilito le Costituzioni dell'Incarnazione se ve ne
erano, come crediamo(25).
31. Il fervore della Regola era apparso nella Santa a partire da una
delle consegne evangeliche: la chiamata a praticare la povertà di
Gesù. "Avendo conosciuto che la Regola proibiva di aver rendite,
mi pareva più perfetto di osservarla, né potevo persuadermi del
contrario ...Qualche volta riuscivano anche a convincermi (i dotti
oppositori), ma appena mi mettevo in orazione e contemplavo il Signore
sulla Croce, povero e nudo di ogni cosa, il pensiero di esser ricca mi
diveniva insopportabile" (35,2-3). Felice unità cristologica di
Regola e Vangelo.
32. Per questo, nei capitoli dedicati nella "Vita" alla storia
della fondazione avrà presente, fino al termine, l'incidente drammatico
della lotta per la povertà; l'ultimo episodio resterà marcato alla
fine del libro: è l'arrivo della Bolla pontificia che decide,
definitivamente, il problema e le permette di fare il bilancio della sua
gestione personale dell'opera intrapresa (39,14).
B. - La Regola nelle "Costituzioni"
Lasciamo, per il momento, il tema delle relazioni intercorrenti tra i
due testi Regola e Costituzioni. Ne tratteremo nello schema seguente.
Qui è sufficiente ricordare i dati che manifestano l'atteggiamento
della Santa quanto alla Regola.
33. Prima di tutto, nell'insieme delle leggi per la Carmelitana Scalza,
la Regola precede le Costituzioni. Così appare di fatto, nella prima
edizione ufficiale delle Costituzioni teresiane fatta dal Capitolo di
Alcalà (1581), sotto l'ispirazione della Madre Fondatrice. Altrettanto,
con tutta sicurezza, fece la Santa nel redigerle la prima volta,
precedentemente alle fondazioni di Medina e Durvelo, per le sue monache
di S.Giuseppe.
34. All'interno stesso delle Costituzioni teresiane si stabiliscono e
formulano alcune consegne, sobrie ma fondamentali, rispetto alla Regola:
a) in materia di solitudine "la Regola ordina che ognuna stia da
sola ..." (n.8). b) Quanto alla penitenza "non si deve mangiar
carne ... a meno che si tratti di necessità, come comanda la
Regola" (n. 11). c) "L'ufficio della Madre priora è di curare
diligentemente che si osservino in tutto la Regola e le
Costituzioni" (n.34, cf. Modo 22, Fond. 18,6). d) "Non si
faccia di più per la Priora e per le anziane che per le altre, ma, come
prescrive la Regola, si attenda alle necessità e all'età e più alla
necessità... (n. 22) e) circa il lavoro delle Sorelle: "si tenga
in gran conto di quello che ordina la Regola: che chi vuole mangiare
deve lavorare come faceva S. Paolo" (n. 24). f) In quanto alla
correzione fraterna nel Capitolo delle colpe, "le colpe delle
sorelle siano corrette con carità secondo la Regola" (n. 43). g) E
in una valutazione di ciò che è contenuto nelle Costituzioni: in
queste "quasi tutto va ordinato secondo la nostra Regola" (n.
31. - Il "quasi" sarà omesso nell'edizione di Alcalà).
35. D'accordo con questa ultima affermazione, nella mente della Santa,
le stesse Costituzioni sono un prolungamento e un' applicazione della
Regola alla vita delle carmelitana. Non si dovrà fare la lettura delle
une indipendentemente dall'altra.
C. Il Cammino di Perfezione e la Regola
36. È noto che nel redigere il Cammino di Perfezione, la Santa si
era proposta in un primo momento, di seguire da vicino la Regola e le
Costituzioni: quasi dovesse fare una glossa del loro contenuto. Invece
quando inizia il tema delle virtù indispensabili per fondare la vita di
orazione nella Comunità intitola il capitolo: "In che consiste
l'osservanza della Regola e di tre cose importanti per la vita
spirituale" (c.4). Nella prima redazione del libro incominciava il
tema: "Non pensate, amiche e sorelle mie, che saranno molte le cose
che vi raccomanderò, perché piaccia al Signore che noi facciamo quelle
che i nostri Padri ordinarono compiutamente nella Regola e nelle
Costituzioni, che sono perfezione di virtù..." (Camino E, c.6,1).
Poi, di fatto, l'esposizione del tema procedette con assoluta
indipendenza dal codice giuridico della casa. Il Cammino doveva essere
una specie di codice spirituale della comunità, un manuale formativo e
pedagogico della carmelitana. -Ed in tal senso si aggiunge ai testi
legislativi che dovranno essere letti alla luce di queste pagine
pedagogiche della Santa(26).
37. Però nel libro la Regola è presente, fin dal titolo, perché la
Santa per due volte ricorda alle sue lettrici il legame alla Regola: il
libro infatti contiene "avvisi e consigli che da Teresa di
Gesù" alle sorelle dei monasteri "che con il favore di nostro
Signore e della gloriosa Vergine Madre di Dio e Signora nostra, ha
fondato sulla base della Regola prima di nostra Signora del
Carmelo...". E nuovamente, voltando pagina, "è diretto alle
monache scalze di nostra Signora del Carmelo della prima Regola".
a) La Regola è stata il suo punto di mira nel fondare: "e io darò
per assai bene impiegati i travagli sofferti nell'erigere questa
casuccia, dove volli che si osservasse con ogni possibile perfezione la
Regola primitiva di nostra Signora e Imperatrice (3,5). b) Nella Regola
è affermato il primato dell'orazione nella vita della Carmelitana:
"Dice la nostra Regola primitiva che dobbiamo sempre pregare.
Questo obbligo è il più importante di tutti, e, osservandolo del
nostro meglio, osserveremo pure i digiuni, le discipline e il silenzio
che l'Ordine comanda" (4,2). E a questa consegna della Regola si
richiamerà nell'attacco polemico del libro contro gli avversari
dell'orazione personale: "Dove non vi dev'essere timore, non
abbiatene affatto. E se qualcuno vi vorrà impaurire, esponetegli con
umiltà il cammino che seguite. Ditegli che la vostra Regola vi comanda,
come è vero, di pregare incessantemente, e che voi dovete
osservarla" (21,10). c) E accanto all'orazione lo stile di lavoro:
"...Rimedio utilissimo è che le sorelle non stiano insieme e non
si parlino se non nelle ore stabilite, conformemente a quanto ora si
pratica, seguendo il prescritto della Regola che ordina, non di stare
insieme, ma di rimanere ognuna nella propria cella. Lodevole è il
costume di riunirsi a lavorare in una medesima sala, ma in S. Giuseppe
non voglio che si segua". Questo precetto della Regola facilita
"il silenzio, la solitudine e l'orazione": "questo
dev'essere il fondamento di questa casa" (4,9).
D. Nel Libro delle Fondazioni
38. "Il Signore mi disse che andassi...e che portassi con me la
Regola e le Costituzioni" (F. 17,3). Come è normale la Regola e le
Costituzioni accompagnano la Santa, da fondazione a fondazione. La
Regola è il vincolo di unione spirituale e giuridica, tra tutte le
case: monache e frati della stessa Regola (2,5), case sotto la
giurisdizione dell'Ordine e case sotto quella dell'Ordinario (3,18),
case fondate con povertà assoluta e case con rendita (c.9). Per tutte
è valido quanto scritto a proposito della seconda fondazione:
"essendo le stesse, la Regola e le Costituzioni, si governavano in
tutto come si procedeva a S.Giuseppe d'Avila" (3,18).
39. La Santa, tuttavia, è capace di distinguere l'essenziale
dall'accessorio (18,9). Due cose tanto importanti, per lei, quali la
povertà assoluta (senza rendite) e l'astinenza dalla carne, possono
venir dispensate, per casi eccezionali e per un intero Carmelo, senza
che per questo venga a mancare di fedeltà allo spirito della Regola.
Concretamente, sarà questo il caso della terza fondazione (Malagón),
designato in termini generali nel suo libro (9,3-5), ma esplicitamente
deciso nelle carte di fondazione, firmate dalla Santa: in essa, si
dovrà "osservare la Regola mitigata di Nostra Signora del Carmelo,
tanto nel mangiar carne che nell'aver rendite, e nonostante ciò, in
tutte le altre cose siano obbligate ad osservare le Costituzioni dell
prima Regola di nostra Signora del Carmelo, conformemente a come si
professa ed è osservata nel monastero di S. Giuseppe d'Avila e in
quello di nostra Signora del Monte Carmelo di Medina del Campo e degli
altri monasteri della prima Regola..."(27).
Mai la Santa, in tutto il copioso epistolario riguardante il Carmelo di
Malagón, lo considererà come casa di seconda categoria.
Intenzionalmente, anzi, lascerà traccia del contrario nella conclusione
della breve relazione sulla fondazione: "Mi trattenni là qualche
tempo. Un giorno, dopo la comunione, mentre ero in orazione, intesi che
in quella casa un nostro signore sarebbe stato molto servito"
(9,5). Più incisivamente, una delle sue Relazioni: "Il secondo
giorno di quaresima, nel monastero dei S. Giuseppe di Malagón, appena
fatta la comunione, mi disse il Signore: che mi affrettassi a fondare
monasteri perché le sue delizie sono fra le anime che vi abitano. Che
accettassi tutte le fondazioni che mi venissero offerte, perché molte
giovani non lo servivano per mancanza di posto. Che i monasteri che
avrei fondato nei piccoli centri dovessero essere come quello in cui
ero, perché se si ha il desiderio di osservare le medesime cose, si
merita tanto in essi quanto negli altri. Procurassi che fossero tutti
sotto il medesimo Superiore..."(28).
VII. Lo spirito della Regola
40. Già nel libro delle Fondazioni, in un passo scritto verso il
1575-1576, la Santa avverte le sue Priore, sulla necessità di una fine
pedagogia, perché le sorelle "giungano a conoscere la perfezione e
lo spirito della nostra Regola" (18,8).
41. Per lei stessa, la Regola del Carmelo è la Regola della Vergine, la
Regola che ci pone in comunione con le origini del Carmelo, con lo
spirito dei primi Santi - quelli della Bibbia - cui ci ispiriamo e quei
santi Padri nostri del Monte Carmelo che ricevettero la Regola e la
praticarono. Per lei, la Regola è fonte: contiene l'essenza del nostro
spirito; è vincolo di comunione con i tipi di santità che incarnarono
il carisma carmelitano(29).
42. Tra le molteplici consegne di vita religiosa contenute nella
Regola, la Santa sottolinea la povertà. Ma diede rilievo soprattutto al
suo spirito contemplativo: invito all'orazione continua, nell'ascolto
della parola biblica, in silenzio e solitudine.
43. Al di là dei dettagli e delle consegne particolari la Santa diede
valore alla Regola nel suo insieme:(30)
con il suo invito a vivere in ossequio a Gesù Cristo; con la sua
ispirazione eremitica e il suo nucleo di vita contemplativa; con la sua
forte motivazione paolina, il suo valore di lavoro e il suo quadro di
virtù teologali e ascetiche. Niente è così espressivo come le parole
della stessa Santa:
"Piaccia a Sua Maestà di non negarci
l'abbondanza della sua grazia...conceda a tutte il suo aiuto e la sua
protezione, affinché questa riforma così bene incominciata, per la
quale ha voluto servirsi di donne così miserabili come noi, non abbia a
perire per la nostra miseria. Vi chiedo in suo nome, sorelle e figliole
mie, di pregare sempre il Signore, di concederci questa grazia e di dare
a quelle che ci seguiranno di persuadersi che in ognuna di loro deve
rifiorire la Regola primitiva dell'Ordine di nostra Signora, nella quale
non si deve permettere il minimo rilassamento" (F. 27,11).
VIII. Verso un testo della Regola in lingua volgare
44. Oltre a ciò che è stato detto nelle pagine precedenti, resta
pendente una domanda: quale fu il testo della Regola letto dalla Santa
durante i suoi primi anni di vita carmelitana: 1535-1562? La lesse in
documenti manoscritti o dispose di una versione stampata? Senza dubbio
va scartata la lettura nell'originale latino, disponibile nel ramo
maschile dell'Ordine, però inaccessibile a Teresa, data la sua scarsa
conoscenza del latino.
45. Sfortunatamente non è facile dare una risposta a questi
interrogativi. Non disponiamo di studi seri sopra le versioni
castigliane della Regola, anteriori all'anno 1562. Conosciamo alcune
versioni manoscritte anteriori a questa data, però non abbiamo notizia
dell'esistenza di edizioni castigliane stampate. Situazione precaria che
non solo condizionava ma che rendeva difficile la lettura personale
della Regola nelle comunità numerose come quella dell'Incarnazione di
Avila.
46. Possiamo avvicinarci un po' di più alla situazione
"comunitaria" di questo monastero avilese. Già abbiamo
indicato che nelle cosiddette "Costituzioni dell'Incarnazione"
non si includeva il testo della Regola. Però recentemente si è
scoperto un prezioso manoscritto della fine del XV secolo, che
probabilmente appartenne al monastero, e che contiene una copiosa
documentazione sopra la Regola, incluso la sua versione castigliana. Se
effettivamente, come si crede, appartenne all'Incazione al tempo della
Santa, potè essere la sua fonte d'informazione negli anni in cui la
futura Riformatrice si impegnò per studiarla. Vediamo in che consiste
questa fonte di dati(31).
47. Il grosso manoscritto non solo contiene una serie di vecchi testi
carmelitani ma pure li riproduce in un testo bilingue: prima in latino e
poi in castigliano. Tra questi testi abbiamo la fortuna di avere
nientemeno che per tre volte la Regola: due volte il testo che abbiamo
chiamato "innocenziano" (e che la Santa chiama "prima
Regola"), e una volta quello che abbiamo chiamato
"albertino", cioè l'originale dato da S. Alberto ai solitari
del Carmelo agli inizi del XIII secolo. E per tre volte l'amanuense si
attenne alla norma di trascrivere prima l'originale latino e poi la
corrispondente versione castigliana(32).
48. Inoltre uno degli articoli del manoscritto spiega minuziosamente le
differenze esistenti tra questi due testi della Regola e le ragioni che
motivarono i cambi introdotti nella redazione "innocenziana"(33).
49. L'unico difetto tra i tanti meriti consiste nella qualità della
versione castigliana del testo della Regola: non solo è deficiente, ma
pure disastrosa. Piena di errori e di gravi deformazioni, fino al punto
che risulta inverosimile che questi testi siano stati letti in comunità
o utilizzati da una formatrice o maestra di novizie (incluso quelle che
ignoravano il latino), senza correggerli o scartarli. Nessuna di queste
versioni castigliane era adatta a una lettura pubblica. Per una
possibile lettura privata, ciascuna delle tre versioni era cattiva
trasmettitrice di informazione(34).
50. Abbiamo accennato già all'impegno informativo che si svegliò
nell'animo di S. Teresa negli anni di vita carmelitana all'Incarnazione
(1560-1562). Senza escludere l'ipotesi che in quei tempi lei entrasse in
contatto col prezioso codice e le sue versioni della Regola, non pare
che ritenesse il suo testo né che lo portasse con sé o lo utilizzasse
in S. Giuseppe, dove, come sappiamo, la Regola fu norma di vita fin dal
primo momento.
Al piccolo gruppo di umili pioniere non serviva l'originale latino. Per
questo la Santa si procurò una versione castigliana: e la ottenne
totalmente diversa dalle tre versioni del codice bilingue. Quella che
sembra essere stata da lei utilizzata fu una traduzione non molto
perfetta, però in un chiaro castigliano. Era una traduzione gemella a
quella che nello stesso periodo utilizzò Maria di Gesù nel Carmelo
dell'Immagine di Alcalà, anzi migliore: versione della Regola che
accompagnerà le prime Costituzioni teresiane fino agli anni in cui
intervenne Graziano(35).
51. Soltanto quasi alla viglia della morte, la Santa troverà la
versione definitiva della Regola per l'uso dei Carmeli teresiani. Questo
testo accompagnerà la redazione ufficiale delle sue Costituzioni,
promulgate nel capitolo di Alcalà (1581). Queste saranno rielaborate da
Graziano alla cui penna si dovrà pure, molto probabilmente,
quest'ultima traduzione della Regola.
Terminato il capitolo di Alcalà, la Santa insisterà davanti al
Provinciale Graziano affinché quanto prima faccia stampare la nuova
legislazione delle monache e Graziano si affretterà a compiacerla.
Nello stesso anno 1581 esce a Salamanca un libro tascabile che contiene
"la Regola primitiva di Alberto Patriarca di Gerusalemme,
confermata, corretta e emendata dal nostro santissimo padre Innocenzo
IV, Papa"(36). Il libro era
intitolato: "Regola primitiva e Costituzioni delle monache scalze
dell'Ordine di nostra Signora della Vergine Maria del Monte
Carmelo"(37). Graziano ebbe la
felice idea di fare imprimere in basso a questo titolo, nel
frontespizio, una preziosa xilografia dell'Assunzione della Vergine in
cielo, con corona di regina e signora.
52. A modo di preambolo, lo stesso Graziano antepose al testo della
Regola una lettera dedicatoria: "Alla religiosissima Madre Teresa
di Gesù, fondatrice dei monasteri delle monache Carmelitane
Scalze". In essa così scrive:
"Il principale e più ordinario consiglio che
sempre ho udito che lei dà (la M. Teresa alle sue monache) è che mai
le cadano dalle mani la legge di Dio, la Regola e le Costituzioni
dell'Ordine, per leggerle ogni giorno, né che manchino di intelligenza
per comprenderle, di memoria per meditarle, né che le escano dal cuore
per obbedirle e osservarle perfettamente. In verità non c'è cammino
più chiaro, piano, sicuro e certo per la perfezione che l'osservanza
della legge di Dio, l'obbedienza alla Regola e alle Costituzioni e ai
comandi dei Superiori. Per questo motivo mi parve bene farle stampare
perché tutte possano averle e in questa forma piccola (allude al
formato del libro), perché più alla mano le possano portare con sé..
La Regola è posta all'inizio, ed è quella di S.
Alberto di Gerusalemme, scritta per primo da Basilio il grande, presa
dalle usanze che vivevano gli antichi monaci di Yermo".
In questo modo la Madre Teresa, in collaborazione con Graziano, fu
autrice della prima edizione castigliana della Regola del Carmelo(38).
In seguito, ogni carmelitana scalza avrà per suo uso privato, un
esemplare della Regola perfettamente leggibile e intelligibile: un
piccolo tesoro personale che "mai le cade dalle mani", come
Graziano aveva udito dalla bocca della Santa Fondatrice.
_____________________
1. Cfr. Vita 35,1-2.
2. Quella che emetteva la professione pronunciava tre volte in
latino la formula davanti al visitatore o al provinciale e alla priora
del monastero. Può vedersi il testo originale in: NICOLAS GONZALEZ Y
GONZALEZ, El monasterio del la Encarnacion de Avila (Avila
1976), volume I, p. 129. - Nella professione si emetteva espressamente
un solo voto. Così lo richiedeva la Regola nella sua redazione
originale albertina. E così si è praticato per molti anni nell'Ordine
(cfr. Analecta O.Carm. 15, 1950, 229). Nel 1564 (?) la formula
usata da San Giovanni della Croce conteneva i tre voti (cfr. Biblioteca
Mistica Carmelitana, 14, 365).
3. Cfr. NICOLAS GONZALEZ, o.c. nella nota 2, vol. II, p.
76. -In realtà non conosciamo un testo di Costituzioni vigenti nel
Monastero dell'Incarnazione durante la vita della Santa. Non mancano
però allusioni ad essa. Conosciamo invece il testo castigliano delle
Costituzioni vigenti in altri monasteri spagnoli di monache carmelitane
e ad essi alluderemo più avanti.
4. Che la Regola "quater in anno debet exponi fratribus"
era già prescritto nelle Costituzioni dei carmelitani del 1281. Cfr. Analecta
O.Carm. 15, 1950, p. 231. - Il testo della Regola si pubblicherà
in castigliano preposto alle Costituzioni dell'Incarnazione un secolo
dopo: 1662. Questa edizione riproduce le Costituzioni elaborate nel
1595, quindi ormai dopo la morte della Santa, e la versione della Regola
che in esse è contenuta è posteriore al 1581. - Né nelle cosiddette
"costituzioni dell'Incarnazione" (codice esistente presso le
Carm. Scalze di Sevilla), né in quello di Osuna si trascrive il testo
della Regola. Cfr. più avanti, la nota 12.
5. È il momento del primo incontro con il P. Generale, Giovanni
Battista Rossi.
6. Ricordiamo che questi propositi relativi alla "maggiore
perfezione" (Cammino 1,2) sono in relazione con il voto
del "più perfetto", fatto in quel tempo e commutato alcuni
anni dopo (2.3.1565): cfr. BMC, volume II, pp. 128-129.
7. Cfr. Vita 35,2: "leggevo e rileggevo le
Costituzioni". - Il testo del breve romano del 7.2.1562 si ha in:
TOMAS DE LA CRUZ - SIMEON DE LA S.F., La reforma Teresiana
(Roma 1962), pp. 139-145; il testo della "supplica" ivi,
pp. 145-146.
8. A questa sensibilità della Santa in materia di povertà erano
confluite nel testo della Regola, la sua esperienza della vita
comunitaria nell'Incarnazione, monastero carico di rendite e di
conseguenti documenti, e soprattutto la sua esperienza interiore:
"Ho desideri di povertà, ma non li assecondo perfettamente. Però
mi pare che se possedessi grandi ricchezze, non vorrei averne alcun
utile personale, né denari in riserva per mio uso privato, ma soltanto
il necessario: del rimanente non mi importerebbe nulla. (R 1,6). E un
po' più avanti, nello stesso tempo: "In fatto di povertà, mi
sembra che il Signore mi abbia molto migliorata, perché non vorrei
avere (...) neppure il necessario... (R 2,3). Di questi tempi data pure
la lettera di San Pietro di Alcantara (14.4.1562), che lasciò nella
Santa profonde tracce (cfr. BMC, vol. II, pp. 127-128).
9. È il titolo del Cammino di Perfezione, codice di
Valladolid. - Il testo dei documenti pontifici (del 1562 e 1565) si può
vedere in La Reforma Teresiana (cfr. nota 7), pp. 150-151 e
181-186.
10. Anche se il suo ritorno all'Incarnazione avviene vari mesi più
tardi (ottobre 1571), quando scrive questo (13 luglio) ha già accettato
l'ordine del P. Visitatore di "tornare all'Incarnazione" (cfr.
R 20).
11. Si veda il testo nella BMC, vol. II, pp. 214-215, al quale
seguono le firme di quattro testimoni e quella di conferma del
Commissario Apostolico. Lo stesso giorno e con una formula molto simile
faceva la sua rinuncia Inés de Jesus.. Cfr. uno studio sul tema nella
Rivista "Monte Carmelo" (Burgos), 99 (1991) pp. 85-98. - Il
tenore delle formule della professione delle prime novizie di San
Giuseppe di Avila si può vedere in Monumenta Historica Carmeli
Teresiani, I, (Roma 1973), pp. 33-34. - Sulla decisione del P.
Fernandez si può vedere la relazione di Maria de San José nel Libro
de Recreaciones, Recr. 8ª.
12. Le Costituzioni delle Carmelitane spagnole cominciavano così:
"Anche se le istituzioni monastiche di qualsiasi approvata
religione, ordinate dai frati, appena le religiose di quell'Ordine
formalmente le potranno compiere, ... con giusta e religiosa ragione è
stato istituito e ordinato che le Costituzioni delle dette suore del
sacro e approvato Ordine della gloriosa Vergine Maria del Monte Carmelo
siano prese dalle sacre istituzioni dei frati del detto Ordine e
applicate alle dette sorelle religiose..." (BMC, vol. 9, p. 481).
Testo identico si ha in manos. di Osuna: "Carmelus" 38 (1991)
p. 162. - Con lo stesso prologo cominciano le Costituzioni francesi di
Vannes: cfr. V. WILDERINK, Les Constitutions des premieres
carmélites en France (Roma 1966) p. 195.
13. Il testo della Regola utilizzato dalla comunità dell'Immagine
(Alcalá) precede il testo delle Costituzioni della Santa (!), adottate
da Maria di Gesù. È stato pubblicato da Vicente de la Fuente
("Escritos de Santa Teresa, vol. I (Madrid 1877), pp. 269-272).
Anteriormente in: "Regla y Constituciones de las Carmelitas
Descalzas de la Purisima Concepción, que llaman de la Imagen, de la
Villa de Alcalá de Enares...". En Alcalá, 1672, pp. 3-29.
14. Si può vedere l'edizione di questo testo della Regola in:
"La Reforma Teresiana" (citato in nota 7), pp. 110 e ss. Sulle
deficenze di questa versione improvvisata, si possono vedere le pp.
93-96 di questo stesso libro. Nonostante le divergenze esistenti tra
questa versione e quella di Maria di Gesù (Alcalá), entrambi procedono
da un medesimo ceppo castigliano.
15. Basti tener conto di due novità delle Costituzioni teresiane,
sia delle prime, sia di quelle rielaborate nel 1581: introduzione della
ricreazione nella vita della comunità; e posticipazione del tempo di
silenzio dopo la compieta.
16. Non nel 1248, ma nel 1247.
17. I testi del P. Rossi si possono vedere in Regesta Ioannis
Baptistae Rubei (Roma 1936), pp. 36, 132-133, 139, 142, 146. Cfr.
BMC, vol. 5, pp. 341 e 355. - C'è chi giustifica la designazione di
"Regola primitiva" attribuita al testo
"innocenziano" affermando che il testo "albertino"
fu una semplice "formula vitae" e quindi non arrivò ad avere
la qualifica di "regola".
18. La lettera apostolica "Quae honorem Conditoris"
diceva: "...nos vestris piis desideriis annuestes, declarationem et
correctionem ac mitigationem huiusmodi auctoritate apostolica
confirmamus..." (cfr. M.H. LAURENT, La Lettera "Quae
honorem Conditoris", in "Ephemerides Carmeliticae" 2
(1948), p. 11.
19. Il traduttore castigliano riferiva così in castigliano il testo
pontificio citato nella nota precedente: "... quindi Noi,
acconsentendo a vostri pii desideri, confermiamo con autorità
apostolica la detta dichiarazione". E un po' più avanti: "Le
quali cose (modificazioni nella Regola) senza tale mitigazione
(!) sono quelle che seguono". Incisione interpolata, totalmente
contraria al testo del documento pontificio. (Cfr. La Reforma
Teresiana (Roma 1962), pp. 110-111). - Le stesse deficienze, salvo
leggeri varianti, si avranno nella versione della Regola utilizzata
dalle Carmelitane dell'Immagine (Cfr. V. DE LA FUENTE, Escritos de
Santa Teresa, vol. I (Madrid 1877), p. 269). Deficienze mantenute
nell'edizione fatta dalla stessa comunità dell' Immagine un secolo dopo
della sua fondazione (Alcalá 1678), pp. 6-9). Nemmeno nella Riforma
teresiana si è giunti a superare pienamente queste deficienze di
traduzione nella edizione ufficiale della Regola fatta da Graziano nel
1581 (pp. 2-3).
20. Si ricordi il senso della Relazione della Vita, 32-36.
21. Cfr. Cammino, (1a redazione) 20,1; Fond.
4,5 e 7,8; Cost. 8; Cammino 13,6; Vita
36,26.29.
22. Un vestigio della Regola "albertina" può forse
intravedersi nelle prime Costituzioni della Santa. Nel n. 10 di quelle
si legge un inciso che non passò alla redazione
"innocenziana". Lo trascriviamo: Nullus fratrum dicat sibi
aliquid esse proprium, sed sint vobis omnia communia, et ex iis quae
Dominus vobis dederit, distribuantur unicuique per manum
prioris...". L'inciso è presente nelle Costituzioni teresiane, n.
26: "Per l'ora del pranzo non si può stabilire norma, perché
dipende da quando il Signore ce lo manderà. Quando avessero il cibo
necessario..."
23. Si possono vedere i testi della "supplica" e del Breve
nell'edizione bilingue (latino e castigliano) in "La Reforma
Teresiana", pp. 139 e ss. - L'edizione critica di entrambi in Monumenta
Historica Carmeli Teresiani, vol. I (Roma 1973) pp. 4 e ss.
24. Possono vedersi i testi rispettivi nelle due opere citate (nota
23), pp. 150-186, e 22-48 rispettivamente.
25. Cfr. sopra, nota 3.
26. Vedere l'Introduzione alla edizione facsimile del Camino
de Perfeción (Roma, Poliglotta Vaticana, 1965), pp. 37-42.
27. Cfr. BMC, vol. 5, p. 377.
28. Relazione 9, scritta probabilmente il 9 febbraio 1570.
29. Cfr. Cammino, 11,3; 13,5; Mansioni 5,1,2; Fond.
14,4-5; Cost. 32.
30. Generalmente le allusioni alla Regola nelle opere della Santa
sono generali, però abbondanti. Dopo la Bibbia, nessun altro libro è
stato da lei citato così frequentemente. Si vedano le Concordancias
(Burgos 1965), nelle quali si raccolgono approssimativamente 55
riferimenti alla Regola.
31. Il manoscritto, chiamato "Codice di Avila", si trova
attualmente nell'Archivio Generale O.Carm. a Roma (sign. II.C.O.II.35).
Fu trovato nel convento carmelitano di Jerez de la Frontera da Otger
Steggink. Ampiamente descritto da Graziano di Santa Teresa in
"Ephemerides Carmeliticae" 9 (1958) pp. 442-452.
32. Le due trascrizioni del testo "innocenziano" si hanno,
la prima nel "Tractatus de Origine" di Pedro Riera (f.
105-106); la seconda in "De Institutione et peculiaribus ... gestis
religiosorum carmelitarum" di F. Ribot (ff. 253-254). Il testo
"albertino" si trova incluso in questa stessa opera di F.
Ribot (ff. 239-240).
33. Questa spiegazione si ha nel libro ottavo del "De
Institutione", il cui cap. sesto si compendia così: "perché
e in quali clausole la detta Regola fu dall'autorità della Sede
Apostolica tramite fra Guglielmo, Vescovo anteradense, declarata aut
corretta seu mitigata" (f. 235).
34. Nel manoscritto si notano alcune insignificanti correzioni di
seconda mano. Nessun segno della penna della Santa. Rimando allo studio
di TOMAS ALVAREZ, Santa Teresa y la Regla del Carmelo. Textos
de la Regla anteriores a la Santa. In "Monte Carmelo" (Burgos)
93 (1985) pp. 239-294.
35. Uno studio comparativo di entrambe le versioni - della Santa e
dell'Immagine si trova in "La Reforma Teresiana", pp. 93-96.
Vi è anche la trascrizione parallela dei due testi: pp. 110-120.
36. E' il titolo della Regola: ivi, p. 1.
37. Esiste una moderna riedizione facsimile di questo venerabile
libretto, effettuata da TOMAS ALVAREZ (Burgos 1978), e una seconda
edizione facsimile, dallo stesso: Burgos 1985.
38. Questa è, almeno fino al momento presente, la prima edizione
stampata della Regola del Carmelo conosciuta in lingua castigliana. - Lo
stesso Padre Graziano pubblicó intorno a queste date un altro libro
intitolato: "Regla primitiva y Constituciones de la Provincia de
los frailes descalzos de la Orden de nuestra Señora la Virgen Maria del
monte Carmelo (pubblicato in Salamanca nel 1581 secondo la data della
tipografia, o nel 1582 secondo il frontespizio dell'opera). Però, a
prescindere da ciò che è promesso nel titolo, il testo della Regola fu
omesso nel libro.
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