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Introduzione L'espressione latina "lectio divina" è sinonimo di una "lettura orante" della Scrittura per alimentare l'orazione ed entrare in comunione con il mistero che ci si presenta attraverso il testo biblico. La "lectio divina" si distingue dall'esegesi scientifica, lo studio e l'interpretazione, in quanto è centrata sul dialogo di fede tra il lettore e Dio, sotto l'azione dello Spirito Santo. Il Concilio Vaticano ha marcato il ritorno alla centralità della Parola di Dio, e ciò ha comportato come conseguenza la riscoperta della "lectio divina", il cui metodo ha avuto alcuni adattamenti alla luce delle esigenze pastorali e dei gruppi cristiani che cercano di praticarla. Abbiamo voluto avere come punto di partenza delle nostre riflessioni "teologico-spirituali" proprio la "lectio divina", in quanto essa riunisce in sé l'ascolto della Parola e la vita di orazione continua che la Regola e l'esperienza e la dottrina dei nostri santi Padri ci trasmettono come elemento centrale del nostro carisma nella Chiesa: meditare giorno e notte la legge del Signore e vegliare in orazione, "rimanendo spesso a tu per tu con Colui dal quale sappiamo di essere amati"(1). In questa riflessione teologico spirituale, a partire dall'esperienza di vita, noi Carmelitane Scalze vogliamo prendere coscienza della necessità di ricollocare la Parola di Dio quale vero cuore e fonte della nostra vita e missione nella Chiesa. Non c'è alimento più solido e nutriente per la nostra vita d'intimità e di comunione con il Signore che la sua Parola meditata e pregata. Già il Vaticano II ricordava a tutti i cristiani che la lettura della Sacra Scrittura deve accompagnare l'orazione perché si realizzi il dialogo di Dio con l'uomo, in quanto "quando preghiamo parliamo a Dio, ascoltiamo Dio quando leggiamo le sue parole"(2). La nostra riflessione teologico-spirituale sul tema ha come punto di partenza la nostra esperienza personale e comunitaria. Non si tratta di fare teologia speculativa quanto piuttosto di condividere le nostre esperienze, elaborando una teologia narrativa(3) per la condivisione fra tutti i fratelli e le sorelle di tutto il mondo. Così risalterà la ricchezza dell'unità nella diversità di stili e modi di realizzazione della lettura orante della Scrittura nel Carmelo Teresiano femminile nel mondo d'oggi. Per esprimere e riordinare con chiarezza le nostre esperienze abbiamo bisogno di riflettere sugli insegnamenti della Bibbia e della Teologia; dare uno sguardo alla storia in generale e alla tradizione carmelitana in particolare. Di lì verranno le conclusioni pratiche che ci possono aiutare ed arricchire nei diversi ambienti socio-culturali ed ecclesiali nei quali viviamo. Per tale motivo abbiamo distribuito la nostra riflessione personale e comunitaria in cinque prospettive: biblica, teologica, storica, carmelitana e pratica. Il Centro dell'Ordine offre questo sussidio schematico per aiutare le regioni nelle quali si prevede che le monache non avranno la possibilità di elaborare direttamente i propri schemi guida alle riflessioni teologico-spirituali. Non c'è pertanto nessun obbligo di utilizzarlo e tanto meno di seguirlo alla lettera. Chiediamo al Signore che benedica questo progetto. Egli ci ha
suggerito quest'idea per aiutarci nell'apprendimento dell'ascolto e
dell'attuazione pratica della sua Parola, a partire da un'identità
vocazionale carmelitano-teresiana. In tal modo inoltre noi Carmelitane
cominceremo a condividere la nostra esperienza di Dio con il linguaggio
proprio di donne consacrate alla contemplazione. Il papa ci sprona a
questo: "Anche nel campo della riflessione teologica, culturale e
spirituale ci si attende molto dal genio della donna in ciò che
riguarda non solo la specificità della vita consacrata femminile, ma
anche l'intelligenza della fede in tutte le sue espressioni"(4). Dal punto di vista della Scrittura, la "lectio divina" è la lettura credente e orante della Parola di Dio, fatta a partire dalla fede in Gesù, che dice: "Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto" (Gv 14,26). Il Nuovo Testamento pratica, in un certo modo, la "lectio divina" dell'Antico Testamento. In effetti, il NT è in parte il risultato della lettura che i cristiani facevano dell'AT, alla luce dei loro problemi, e alla luce della nuova rivelazione che Dio aveva fatto di sé con la risurrezione di Gesù, presente e vivo nella comunità. L'obiettivo della "lectio divina" è quello della Bibbia stessa: dare "la saggezza che porta alla salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù" (2Tm 3,15); "utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona" (2Tm 3, 16-17); animare la nostra speranza: "ora, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza" (Rm 15,4). La "lectio divina" presuppone alcuni principi, sempre presenti nella lettura cristiana della Bibbia: 1. L'unità della Scrittura. La Bibbia ha una grande unità: ogni libro, ogni frase ha il suo posto e la sua funzione di rivelazione del progetto di Dio per noi. Le diverse parti sono come tasselli di un immenso mosaico. Insieme formano il disegno del Progetto di Dio. Il principio di unità della Scrittura impedisce di isolare i testi, estirpandoli dal loro contesto, e ripetendoli come verità isolate ed assolute. Un tassello solo non forma la parete, una linea singola non rivela il disegno. La Bibbia non è un coacervo di tasselli, bensì una casa dove si può vivere. 2. L'attualità o incarnazione della Parola. Noi cristiani quando leggiamo la Bibbia, non possiamo dimenticare la vita, la portiamo con noi, dentro di noi. Con la Bibbia di fronte a noi, scopriamo che essa è il riflesso di quanto noi stessi stiamo vivendo. La Bibbia diventa così specchio di quello che ci capita nella vita, di quanto passa nel cuore di ciascuno. Scopriamo che la Parola di Dio si incarna non solo in qualche epoca del passato, me ancora oggi, per poter rimanere con noi aiutandoci ad affrontare i problemi e a realizzare le speranze: "Possiate sentire oggi la sua voce!" (Sal 95,7). 3. La fede in Gesù Cristo vivo nella comunità. Leggiamo la
Bibbia a partire dalla nostra fede in Gesù Cristo, vivo in mezzo a noi.
Gesù è la nostra chiave di lettura principale. La fede in Cristo ci
aiuta a comprendere meglio la Bibbia, e la Bibbia aiuta a capire meglio
ciò che Gesù significa per nostra vita. "La lettura fatta in
comunità fa sì che la Bibbia, la Tradizione e la Vita formino
un'unità vivente"(5). Domande per la riflessione
personale
e comunitaria Un'altra affermazione dello stesso Vaticano II ci presenta l'intima connessione che esiste tra la Chiesa e la Parola di Dio attraverso la lettura orante della Scrittura. Ciò le permette di crescere nella sua comprensione: "Questa tradizione, che trae origine dagli apostoli, progredisce nella chiesa sotto l'assistenza dello Spirito Santo: infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, cresce sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro, sia con la profonda intelligenza che essi provano delle cose spirituali, sia con la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di verità. La chiesa, cioè, nel corso dei secoli, tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa giungano a compimento le parole di Dio"(7). Il Vaticano II ha inoltre ricordato che Dio parla nei "segni dei tempi"(8). In prospettiva teologica è necessario leggere ed interpretare la Scrittura nello stesso Spirito con la quale fu scritta, tenendo conto della condiscendenza di Dio che si adatta alla nostra natura umana(9) e si esprime in linguaggio umano. Per questo motivo il primo passo per la "lectio divina" è la lettura che conduce alla meditazione, alla orazione e termina nella contemplazione. Non è sempre facile distinguere questi quattro passaggi poiché coesistono. Ad ogni modo, è utile conoscere le caratteristiche di ciascuno di essi, anche se in pratica poi sono momenti che si intersecano. La lettura è il primo passo per conoscere ed amare la Parola di Dio. Non si ama quello che non si conosce. E' anche il primo passo del processo di appropriazione della Parola Leggere molto per familiarizzarsi con la Bibbia, in modo che diventi parola nostra, capace di esprimere la nostra vita e la nostra storia. Con la lettura frequentiamo la Bibbia come si frequenta un amico la lettura, intesa come studio critico, aiuta il lettore ad analizzare il testo ed a situarlo nel suo contesto di origine. Tale studio ha tre livelli: a) letterario: avvicinarsi al testo e, per mezzo di domande, analizzare la sua trama: Chi? Perché? Quando? In che modo? Come si situa questo testo all'interno del contesto letterario del libro del quale forma parte? b) storico: per mezzo dello studio del testo, si deve giungere al contesto storico nel quale il testo è nato, o nel quale si sono svolti gli eventi narrati dal testo e fare l'analisi della situazione storica.. c) teologico: scoprire, per mezzo della lettura del testo, ciò che voleva dire Dio al popolo in quella particolare situazione storica; ciò che Dio significava per quel popolo; come si rivelava; come il popolo assumeva e celebrava la Parola del Signore "La lettura, quando è ben fatta, aiuta a superare il fondamentalismo, quando è mal fatta lo aumenta. Il fondamentalismo è la grande tentazione che si è radicata nella mentalità di molta gente. Separa il testo dal resto della vita e dalla storia del popolo, assolutizzandolo come l'unica manifestazione della Parola di Dio nella vita. Significa un'assenza totale di coscienza critica. Distorce il senso della Bibbia ed alimenta il moralismo, l'individualismo e lo spiritualismo nell'interpretazione stessa"(10). Il secondo passo è la meditazione. Attraverso di essa si entra in dialogo con il testo, che viene ruminato ed attualizzato. La lettura ha risposto alla domanda: "cosa dice il testo?" La meditazione risponde alla domanda: "cosa dice il testo per noi?" La questione principale che trattiamo, da qui in avanti, è questa: "cosa vuole dirci oggi Dio, per mezzo di questo testo".. Per rispondere a questa domanda, si entra in dialogo con il testo, ponendo domande che obblighino a usare la ragione, cercando di approfondire il testo nel contesto della nostra vita concreta. Riflettendo, si medita, chiedendosi: "quali sono le somiglianze o le differenze tra il testo e la nostra vita di oggi? Cosa dice il testo alla nostra situazione? Quale cambiamento di comportamento ci suggerisce?" Un'altra maniera di fare meditazione è ripetere il testo, ruminarlo, masticarlo fino a scoprire cos'ha da dirci. E' ciò che faceva Maria, quando "meditava nel suo cuore tutte le cose" (Lc 2, 19.51) Dopo aver fatto la lettura, scoprendo il senso del testo per noi, è bene tentare di riassumere tutto in una frase, preferibilmente tratta proprio dal testo biblico, per imprimerla nella memoria, ripetendola e masticandola durante il giorno, fino a farla propria. Con questo ruminare, ci esponiamo al giudizio della Parola di Dio e lasciamo che ci penetri come una spada a doppio taglio (Ebr 4,12) Cassiano dice: "Istruiti da quello che noi stessi sentiamo, non percepiamo più il testo solo come qualcosa che udiamo, bensì come qualcosa che sperimentiamo e tocchiamo con le nostri mani: non come una rara storia inaudita ma come qualcosa che partoriamo dal profondo del nostro cuore, come se fossero sentimenti che fanno parte del nostro stesso essere. Ripetiamocelo: non è la lettura che ci fa penetrare nel senso delle parole, bensì la nostra propria esperienza, acquisita anteriormente nella vita di ogni giorno" (Collationes X,11). Qui sembra che non ci sia più differenza tra la Bibbia e la vita, tra la Parola di Dio e la nostra parola Lo studio stende i cavi, l'esperienza acquisita genera l'energia, la meditazione aziona l'interruttore, fa' passare l'energia per i cavi e accende la lampada del testo. Sia il cavo che l'energia sono entrambi necessari perché ci sia luce. La vita illumina il testo. Il testo illumina la vita. Anche la meditazione approfondisce la dimensione personale della Parola di Dio. "La meditazione è un'attività personale ed anche comunitaria. Condividere ciò che ognuno sente, scopre ed assume nel contatto con la Parola di Dio, è molto più che la semplice somma di ciò che ciascuno ha detto. La ricerca comunitaria fa apparire il senso ecclesiale della Bibbia, irrobustendo il senso comune della fede. Per questo è importante che la Bibbia sia letta, meditata, studiata e pregata non solo individualmente, ma anche e soprattutto in comune. Si tratta infatti del libro per eccellenza della Chiesa, della comunità"(11). Il terzo passo è l'orazione. Attraverso di essa si supplica, si loda, si recita. "L'atteggiamento di orazione è presente fin dall'inizio della lectio divina la meditazione è già quasi un atteggiamento di orazione, dal momento che già di per sé si trasforma in preghiera. Ma nel dinamismo della lectio divina, sebbene sia tutto cosparso di preghiera, ci dev'essere un momento speciale, proprio, per l'orazione. Attraverso la lettura cerchiamo di scoprire cosa ci dice il testo. La meditazione confronta la lettura con la nostra vita: cosa dice a noi il testo, a me? Finora era Dio colui che parlava. E' arrivato il momento dell'orazione propriamente detta: cosa mi fa' dire il testo, cosa ci fa' dire a Dio? L'orazione, favorita dalla meditazione, comincia con un atteggiamento di ammirazione silenziosa e di adorazione al Signore. A partire di qui, sgorga la nostra risposta alla Parola di Dio Come nella meditazione, è importante che questa orazione spontanea non sia solo individuale, ma che abbia una sua espressione comunitaria in forma partecipata. L'orazione stimolata dalla meditazione, può essere anche la recita di preghiere già esistenti. In questi momenti è di grande aiuto l'Ufficio Divino Infine, nell'orazione si riflette anche sull'itinerario personale di ciascuno, nel suo cammino verso Dio, nello sforzo di svuotamento di se stessi per far spazio a Dio, al fratello, al povero, alla comunità. Qui si situano le notti oscure con le loro crisi e difficoltà, con i loro deserti e tentazioni, pregate, meditate e confrontate alla luce della Parola di Dio (Mt 4, 1-11). La contemplazione è l'ultimo passo della lectio divina. Conduce ad osservare, assaporare, agire. "La contemplazione riunisce in sé tutto il cammino percorso nella lectio divina: abbiamo letto ed ascoltato la Parola, studiandola abbiamo scoperto il suo senso. Ci siamo coinvolti con il senso emerso e abbiamo cominciato a ruminarlo per farlo entrare nella dinamica della nostra vita, per farlo passare dalla testa al cuore; abbiamo trasformato tutto ciò in orazione davanti a Dio, come progetto per la nostra vita Ora, infine, tenendo in mente e nel cuore tutto ciò, cominciamo ad avere uno sguardo nuovo per osservare e valorizzare la vita, gli avvenimenti, la storia Questo sguardo nuovo è la contemplazione. Nuovo sguardo, nuovo gusto delle cose, nuovo agire! La contemplazione coinvolge tutto l'essere umano. Sant'Agostino diceva che per mezzo della lettura della Bibbia Dio ci restituisce lo sguardo contemplativo e ci aiuta a decifrare il mondo, trasformandolo, affinché sia nuovamente una rivelazione di Dio, una teofania. La contemplazione, intesa in questo modo, è tutto il contrario dell'atteggiamento di colui che fugge dal mondo per poter contemplare Dio. La contemplazione, come risultato della lectio divina, è
l'atteggiamento di chi si immerge negli avvenimenti per scoprire ed
assaporare in essi la presenza attiva e creatrice della Parola di Dio.
Spinge, inoltre, al coinvolgimento nel processo di trasformazione che
questa Parola sta provocando nella storia. La contemplazione non solo
medita il messaggio, lo realizza pure; non solo lo ascolta, bensì lo
mette in pratica. Non separa i due aspetti: dice e fa'; insegna e
spinge, è luce e forza La contemplazione, come punto finale della
scala, costituisce un nuovo livello per un nuovo inizio. E' come salire
su di una torre molto alta viene voglia di salire sempre più in alto
per vedere meglio il paesaggio, e così si sale sempre più, in un
processo che non finisce mai. Leggiamo sempre la stessa Bibbia,
guardando sempre il medesimo paesaggio. Ma man mano che saliamo la vista
si approfondisce, il paesaggio si fa' più ampio, più reale Saliamo
così insieme ai nostri fratelli e sorelle, scambiandoci impressioni e
aiutandoci l'un l'altro per non lasciare indietro nessuno. Così saliamo
fino a contemplare Dio faccia a faccia (1Co 13,12) e, in Dio, i fratelli
e le sorelle, la realtà, il paesaggio, in una visione completa e
definitiva"(12). 1. Pratichi la lectio divina tenendo presenti questi passaggi
esplicitamente o implicitamente? L'episodio dei discepoli di Emmaus, così come ce lo presenta il vangelo di Luca (Lc 24, 13-35), contiene già quegli elementi che in seguito nella Chiesa si chiameranno lectio divina: Gesù insegna ai discepoli di Emmaus ad unire la vita alla Parola della Scrittura, esprimendo con carità concreta ed efficace e con la proclamazione delle Buona Novella il frutto della luce, ricevuta nel dialogo con Lui. Nell'anno 238 appare già in greco l'espressione lectio divina, in una lettera di Origene al suo discepolo Gregorio, che si stava preparando per andare ad evangelizzare. Egli lo esorta a dedicarsi allo studio delle Scritture con queste parole: "Dedicati alla lectio delle divine Scritture, applicandoti con perseveranza Impegnati nella lectio con l'intenzione di credere e renderti gradito a Dio Dedicandoti così alla lectio divina cerca con lealtà e fiducia indistruttibile in Dio il senso delle Scritture divine, quello che si nasconde in esse ampiamente(13). In quel momento, per compiere la lectio divina, non c'era evidentemente una metodologia, frutto di uno sviluppo posteriore. Gli asceti e i cenobiti (II-IV sec.) davano un posto centrale alla lettura della Scrittura. Più avanti, Cassiano (+435) ci ha trasmesso il consiglio dell'Abbà Nestore: "Sforzati nell'applicarti assiduamente, o meglio costantemente, alla lectio divina, ed insisti in essa fino a quando tale continua meditazione non abbia impregnato la tua anima e non l'abbia plasmata in un certo modo a sua immagine" (Conferenze, XIV, 10)(14). Poco a poco l'esercizio della lectio divina è entrato nell'organizzazione della vita monastica. Gregorio Magno sviluppa l'esegesi spirituale della Scrittura con il metodo chiamato ruminatio, ruminare intimamente la Parola. San Benedetto usa la stessa espressione nella sua Regola (48,1), quando allude alla lettura divina come occupazione primordiale dei monaci, invitandoli a dedicarsi alla lettura e allo studio della Bibbia. Nel secolo XII Guido II, abate della Gran Certosa, fa' un'esposizione metodica della lectio divina. L'autore la presenta come una scala per salire al cielo. Indica i quattro gradini: la lettura, la meditazione, l'orazione e la contemplazione. A partire dal sec. XVI la lectio cede il posto a sistemi più razionali e speculativi, e si cade in una spiritualità fatta di devozioni che si preoccupa dell'interiorità. Il posto della lectio viene occupato dall'orazione mentale, alla quale le persone vengono iniziate con diversi metodi. Il Vaticano II è tornato alla centralità della Parola. Ha stabilito che i fedeli debbano avere "un facile accesso alla Sacra Scrittura". Nella Costituzione Dei Verbum raccomanda a tutti i fedeli "la lettura assidua della Scrittura, per acquisire la suprema scienza di Gesù Cristo (Fil 3,8), perché 'ignorare la Scrittura è ignorare Cristo'"(15). La lectio divina ha oggi il compito di rendere l'orazione personale e comunitaria una risposta sicura a Dio, che continua a parlarci nelle Scritture: "nei libri sacri il Padre, che è nei cieli, viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con essi; nella Parola di Dio poi è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della chiesa, e per i figli della chiesa saldezza della fede, cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale. Perciò si applicano in modo eccellente alla Scrittura le affermazioni: 'Vivente ed efficace è la Parola di Dio' (Ebr 4,12), 'che ha la forza di edificare e di dare l'eredità fra tutti i santificati' (At 20,32 1Ts 2,13)(16). Dopo il Concilio, la pratica della lectio divina è andata
aumentando nelle comunità di consacrati/e, nei movimenti ecclesiali,
nelle comunità cristiane, nella pastorale delle chiese particolari. In
questo modo è apparsa di nuovo in forma chiara, nella vita della
Chiesa, la centralità della Scrittura, ricordata dal Vaticano II:
"la chiesa ha sempre venerato le divine scritture come ha fatto per
il corpo stesso del Signore, non mancando mai, soprattutto nella sacra
liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di
Dio che del corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli. Insieme con la
sacra tradizione, la chiesa le ha sempre considerate e le considera come
la regola suprema della propria fede; esse infatti, ispirate da Dio e
redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la parola di Dio
stesso e fanno risuonare, nelle parole dei profeti e degli apostoli, la
voce dello Spirito Santo. E' necessario dunque, che tutta la
predicazione ecclesiastica come la stessa religione cristiana sia
nutrita e regolata dalla sacra scrittura"(17). 1. Quali sono le principali conclusioni pratiche che trai da questo
breve panorama storico della "lectio divina"? IV. La prospettiva carmelitana della
"lectio divina" 1. La "lectio divina" e la Regola del Carmelo "La Regola è profondamente biblica, sostanzialmente biblica. Non solo per le citazioni esplicite, implicite, allusive della Sacra Scrittura, che superano il centinaio, secondo le attuali investigazioni. L'estrema brevità del testo (ca. 1100 parole) conferisce a queste citazioni un'estrema importanza. Ma anche i modelli di riferimento e il linguaggio della Regola, in generale, sono tipicamente biblici: in alcuni capitoli si tratta di una vera e propria lectio divina che porta a conseguenze pratiche Oggi siamo coscienti di questa caratteristica peculiare, ma in passato quasi nessuno se n'era accorto, in quanto si faceva una lettura 'ideologica' e piena di preconcetti: si tendeva a far dire alla Regola quanto si aveva in mente, sia per il senso eremitico, come per quello mariano o ascetico"(18). Leggendo la Regola, ci rendiamo conto che la profonda familiarità che avevano i suoi autori li rese capaci di esprimere il loro progetto con frammenti biblici e, "allo stesso tempo, la fedeltà alla Parola li porta ad incontrare forme pratiche e simboliche che incarnano creativamente Questo legame tra Parola progetto organizzazione è altresì uno stile tipico delle correnti spirituali del tempo e ciò mostra un cammino utile anche per oggi. Si tratta di far parlare la Parola per interpretare la vita; e di trasformare la vita e la prassi perché siano icone della Parola"(19). La Regola apre tre porte attraverso le quali la Parola di Dio può entrare nella vita delle carmelitane: a. La porta della lettura personale: meditazione in cella, ruminare la Parola che va' dalla bocca al cuore, producendo pensieri santi, e portando ad agire in tutto in modo conforme alla Parola di Dio. b. La porta della lettura comunitaria: ascoltare insieme la Parola in refettorio, durante le riflessioni, in cappella, durante la celebrazione eucaristica c. La porta della lettura ecclesiale: recitare i salmi secondo la tradizione approvata dalla Chiesa; procurare di rimanere nella tradizione dei santi Padri (prologo); tener presente l'ideale della Chiesa dei primi Apostoli, descritto negli Atti(20). Nella Regola riconosciamo facilmente i quattro passaggi tradizionali della lectio divina: a. Lettura. Prima di tutto, la Parola deve essere udita o letta; tanto in refettorio, durante l'Eucaristia, nell'Ufficio divino, come pure in privato, in cella. b. Meditazione. In seguito la Parola letta e udita deve essere meditata e ruminata. Questa meditazione deve essere fatta giorno e notte, senza posa, soprattutto in cella. Grazie a questa meditazione (ruminare), la Parola discende dalla bocca al cuore e produce pensieri santi. c. Orazione. La Parola, una volta udita e meditata, deve essere raccolta nell'orazione, deve diventare preghiera: tanto nell'Ufficio divino e nell'Eucaristia come in cella, dove la carmelitana deve vigilare in orazione giorno e notte. d. Contemplazione. Tale lettura produce il seguente risultato: la parola invade il pensiero, il cuore e le azioni, facendo in modo che tutto sia fatto nella Parola del Signore. La Regola del Carmelo non solo raccomanda la lettura della Bibbia, bensì la pratica La Regola è, allo stesso tempo, fonte e frutto della lectio divina e ci mostra il modo in cui essa usa ed interpreta la Bibbia L'obiettivo, a partire dal quale e in funzione del quale la Regola usa e legge la Bibbia, è la preoccupazione di vivere in ossequio di Gesù Cristo, come si esprime il Prologo. La sequela di Gesù è il suo parametro, e ciò appare all'inizio nel prologo, e nei due ultimi capitoli, dove chiede al priore di mettere in pratica quanto Cristo ha detto nel Vangelo, e ai sudditi di vedere Cristo nella persona del superiore L'apporto che ci da la Regola non consiste solamente in ciò che essa
insegna a riguardo della lettura della Bibbia, ma anche nel modo in cui
essa usa la Bibbia stessa. Essa ha saputo incarnare la Parola di Dio al
punto di assumerla come propria"(21). "Una delle ragioni della ricchezza e dell'attualità della spiritualità teresiana è il suo aspetto profondamente biblico. È sorprendente l'enorme contenuto biblico dell'opera teresiana attraverso le citazioni dirette, le costanti allusioni indirette ad essa, le significative intuizioni ermeneutiche con le quali si avvicina ai testi e l'uso suggestivo che fa dei passaggi e dei personaggi biblici, per spiegare atteggiamenti di vita o per illuminare le proprie esperienze spirituali E' doppiamente sorprendente il luogo occupato dalla Bibbia nella vita e nella dottrina di santa Teresa se la inquadriamo nel suo tempo. Siamo di fronte ad una donna che non ebbe l'opportunità di realizzare uno studio profondo della Bibbia, né poté conoscerla integralmente Santa Teresa visse in un'epoca in cui l'accesso alla Sacra Scrittura era parziale ed indiretto. La sua cultura biblica è incompleta e poco sistematica. Non ebbe mai davanti a sé un esemplare della Bibbia per leggerla, studiarla o consultarla. Al suo tempo la Sacra Scrittura era vietata al popolo, poiché le autorità religiose ritenevano che producesse danni per la sua fede Molti teologi del suo tempo erano convinti che la Parola di Dio fosse un nutrimento pericoloso per la gente semplice, in modo particolare per le donne. Uno di essi, Melchiorre Cano, giunse a scrivere: "Per quanto le donne reclamino di mangiare con insaziabile appetito questo frutto proibito (leggere la Sacra Scrittura), è necessario vietarlo e usare il pugno di ferro affinché il popolo non vi acceda" In questo ambiente tanto ostile e pericoloso, Teresa dimostra uno spirito eccezionalmente libero, unitamente ad un delicato amore per la Parola di Dio. Osa commentare il Padre Nostro, commento che costituisce la colonna vertebrale del Cammino di Perfezione Inoltre scrive alcune "meditazioni" sul Cantico dei Cantici Santa Teresa conosce la Bibbia indirettamente, attraverso le citazioni riportate sui libri di spiritualità Venne a conoscere molte citazioni bibliche attraverso ciò che ascoltava nei sermoni dell'epoca"(22). Santa Teresa trova la Parola di Dio nel contatto con persone che la conoscono e che hanno sperimentato la sua forza trasformante. Inoltre nella sua esperienza mistica arriva a scoprire che "Dio è Verità, Verità versata nella Scrittura, contenuta in essa. Dio-Verità-Scrittura. La Verità che Teresa percepisce misticamente si trova nella Bibbia. Questa Verità è la Bibbia(23). Nella sua esperienza spirituale il Signore la porta alla comprensione della sua Parola in modo vitale, offrendole un senso che va' molto al di là della lettera e del passato del testo, un senso che spesso costituisce una novità rispetto all'interpretazione dell'epoca. "Per Teresa di Gesù la Bibbia non è fine a se stessa. Essa è
tutta orientata a comprendere ed interpretare la propria esperienza
spirituale In Teresa la Scrittura è parola viva. Si fonde
armoniosamente con la sua vita, come due parole pronunciate da Dio
stesso. Constata con naturalezza che quanto viene narrato nella Bibbia
"mi pare di vederlo in me alla lettera" .. Ella è un vero
testimone della forza e della luce della Sacra Scrittura Ci ha lasciato
una testimonianza ricchissima di una vita sostenuta e sospinta,
illuminata e chiarificata dalla Parola di Dio"(24). In Giovanni della Croce c'è una frase che esprime il contenuto della lectio divina: "cercate leggendo e troverete meditando; invocate pregando e vi si aprirà contemplando"(25). La pratica della lectio divina da parte di san Giovanni della Croce si innesta nella tradizione precedente Durante la prigionia toledana non ebbe altro nutrimento spirituale. Della sua lectio sono testimonianza le sue prime poesie. Le due romanze, La Fonte e il Cantico spirituale. Sono tutti cantici di un'anima biblica. "Per Giovanni la Scrittura è fonte di ricchezza infinita, come infiniti sono i tesori nascosti in Cristo, Parola unica del Padre. Le sue stesse parole, quelle di un mistico, sono frutto maturo dell'incontro con la Scrittura In Giovanni, la lettura orante della Bibbia è la fonte stessa di tutte le ricchezze, e principio di radicalismo evangelico: "Se desideri trovare la pace e la consolazione dell'anima e servire veramente Dio, non ti accontentare di ciò che hai lasciato, poiché forse trovi un impedimento nelle cose di cui ti occupi come o più di prima. Lascia invece tutte le altre cose che ti rimangono, e concentrati sulla sola che porta con sé tutto, che è la santa solitudine, accompagnata dalla preghiera e dalla santa, divina lettura"(26). La testimonianza di Giovanni della Croce è parola ed esperienza profondamente radicata nella Scrittura, non per zelo biblico, né tanto meno per l'abbondanza di citazioni dei testi. C'è una luce divina e misteriosa che abbonda nelle sue parole, resistente ad ogni tentativo di inquadramento. Si tratta della parola di un mistico, di qualcuno che sa per 'scienza ed esperienza'. Al calore della Scrittura, che costituisce la lettura quasi esclusiva di Giovanni secondo la testimonianza di coloro che lo hanno conosciuto nasce un Giovanni della Croce nuovo, un uomo che ricrea con le parole quanto nasce da un'esperienza ineffabile Leggendo la Scrittura alla luce della nuova esperienza di Dio a
partire dalla realtà che è pure parola di Dio, vera grazia che
parte dalla fede e accompagnati da Giovanni della Croce, siamo
chiamati come carmelitani a "ricreare" la Parola. La lectio
divina è un'implorazione orante, connaturale al nostro carisma A
partire da Giovanni della Croce, che con i suoi scritti ci permette di
capire la ricchezza della Bibbia e della realtà, la lectio si
converte in un'esperienza spirituale profonda, carica di novità,
creativa. E' una lettura contemplativa, intimamente legata alla nostra
vocazione profetica, aperta a Dio nella storia"(27). "È molto probabile che la lectio divina in quanto tale non facesse parte delle pratiche religiose del Carmelo di Lisieux. Non ci sono testimonianze che lo confermino, o che si riferiscano ad essa, né ad altro metodo di lettura biblica. Nemmeno Teresa ci dice esplicitamente come leggeva il Vangelo. Da Celina sappiamo che non si accontentava della semplice lettura ma che studiava veramente i libri ispirati per scoprire Dio in essi. Per questo approfondiva i libri ispirati, specialmente il Vangelo. Dai suoi scritti possiamo dedurre un procedimento ordinario nella lettura biblica di Teresa, in stretta connessione con la lectio divina : - sa molto bene che i diversi avvenimenti della sua vita non sono frutto del caso, ma che si inseriscono in una trama tessuta da Dio stesso, così come la storia del popolo di Israele è guidata da Dio; - nel leggere la Scrittura, percepisce il disegno di Dio attraverso la storia, e tale percezione l'aiuta a decifrare le chiamate di Dio nella propria storia personale e nelle vicende concrete delle persone Nella sua ricerca vocazionale, ella capisce che essere carmelitana, sposa e madre, costituisce senza ombra di dubbio la sua vocazione. Sente per certo dentro di sé la vocazione di soldato, sacerdote, apostolo, dottore, martire(28). E' proprio quando accede alla sacra Scrittura, ai capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinti scopre la sua vocazione di essere l'amore nel cuore della Chiesa. "Il Vangelo messo a confronto con la sua povertà, è ciò che le fa' scoprire la piccola via dell'infanzia spirituale Tutte le scoperte che Teresa ha fatto nel corso della sua vita sono dovute alla Sacra Scrittura: la misericordia divina descritta nelle tre parabole di Luca (la pecorella smarrita, la dracma perduta e il figlio prodigo) in ogni pagina dei manoscritti si scoprono passaggi che ispirano ed illuminano la sua realtà quotidiana o quella degli altri, e la spingono ad avanzare nel cammino, perseverando in un atteggiamento di piena fiducia, come una bimba di fronte a suo padre. L'essenziale per Teresa è ascoltare la voce di Colui che ama, e a cui si è consegnata interamente. Approfondendo la Scrittura, Teresa scopre ogni volta di più il "carattere" di Dio, si familiarizza con le abitudini divine, con il modo di "pensare" ed agire di Dio, sforzandosi di pensare ed agire come Lui. Sperimenta così una verità molto conosciuta da coloro che meditano
la Scrittura: l'Evangelo letto, meditato, pregato e contemplato con
l'aiuto dello Spirito Santo ci fa penetrare in modo sempre nuovo nel
Mistero dell'amore di Dio, e le luci diventano sempre più abbondanti
per la nostra relazione con Lui e con gli altri"(29). La storia secolare della Chiesa ci mostra che per raggiungere questo obiettivo sono necessari due movimenti simultanei: quello dell'oggi in direzione di ieri e quello del passato in direzione del presente. Il primo intende investigare il senso letterale, la lettera, la storia, fino a giungere al livello della problematica umana comune (di ieri) Il movimento invece da ieri verso l'oggi cerca di scoprire il senso spirituale, lo spirito, il messaggio, la dimensione teologale, ossia quello che Dio vuole dirci oggi per mezzo del testo di ieri. In questo secondo movimento hanno il primato i criteri della fede. Ci aiuta molto l'ambiente di preghiera, che favorisce la comprensione del senso spirituale. Lettera e spirito: questi due movimenti sono come corpo e anima. L'interpretazione non si può compiere senza che entrambi siano presenti. Come possiamo constatare, questi due movimenti sono ben presenti nella lectio divina, dal principio sino alla fine. Il movimento dell'oggi verso ieri si compie, in modo particolare, per mezzo della lettura e della meditazione. Il movimento da ieri verso l'oggi si compie soprattutto per mezzo della meditazione e della preghiera. La contemplazione è il risultato dell'unione dei due Questi due movimenti sono possibili solo quando la lettura parte da tre presupposti di base: a) tener presente la realtà umana di oggi con i suoi problemi e sfide che mettono in questione la fede e minacciano la vita; b) tener presente la fede della comunità che ci fa entrare in comunione con lo stesso Dio che, in passato, ha guidato il suo popolo e si è rivelato ad esso in Gesù Cristo; c) tener in grande considerazione il testo della Bibbia,
evitando di manipolare o sminuire il suo senso in qualsiasi modo. Solo
così la lettura rende possibile ed alimenta il nostro dialogo con Dio(30). 1) L'Equipe di Riflessione Teologica O.Carm. O.C.D. distingue il metodo per la lectio divina personale da quello comunitario. A. Per la lectio divina personale: 1. Iniziare con una preghiera allo Spirito Santo B. Per la lectio divina comunitaria: 1. Accoglienza preghiera. Accoglienza e breve
condivisione sulle aspettative dei partecipanti. Preghiera iniziale di
richiesta di luce allo Spirito Santo. 1. Personalmente o in comunità hai fatto lectio divina seguendo uno
di questi metodi o altri simili? LECTIO DIVINA LETTURA ORANTE DELLA PAROLA 1.
Santa Teresa, Vita 8,5. |

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31 ott 2005 by
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