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SECRETARIATUS GENERALIS PRO MONIALIBUS O.C.D. - ROMAE
PROGETTO DI RIFLESSIONE TEOLOGICO SPIRITUALE LE COSTITUZIONI TERESIANE |
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| Nel dare inizio a questa semplice istruzione sulle Costituzioni della
nostra santa Madre Teresa, viene spontaneo alla memoria un duplice
ricordo: quello della sua morte e quello del Capitolo di Alcalà,
tenutosi alcuni mesi prima, nel marzo 1581, e che per le Carmelitane
Scalze significò soprattutto la promulgazione e la edizione delle
Costituzioni teresiane. Tra le parole pronunciate dalla Santa sul letto
di morte si distingue una trilogia che condensa i sentimenti dominanti
della Madre quando ormai si prepara a celebrare la sua Pasqua
definitiva: riguardano "Cristo-Sposo", la
"Chiesa-Madre" e Teresa di Gesù "peccatrice"
bisognosa di salvezza. «O mio Sposo, è tempo che ci vediamo» -
«Muoio figlia della Chiesa» - «Cor contritum... Ne projicias me a
facie tua».
A fianco di questa trilogia, ricordata unanimemente dai testimoni dei Processi di beatificazione, emerge un'altra parola della Santa a proposito della Regola e delle Costituzioni. La riportano quasi tutti i testimoni di quell'ora. Viene pronunciata dalla Santa mentre attende il Viatico - la sua ultima Eucaristia. Una delle giovani monache, Costanza degli Angeli (21 anni), la ricorda così: «Poiché le Sorelle la pregavano che dicesse loro qualcosa, ella non chiese altro se non che rimanessero fedeli alle loro regole e costituzioni e che fossero obbedienti ai superiori. E, a mani giunte, diceva, 'Figlie mie e signore mie, chiedo loro per amore di Dio che tengano in gran conto le regole e costituzioni. Non badino al cattivo esempio che questa cattiva monaca ha loro dato, e mi perdonino per amore di Dio'».(1) Le monache di Alba, testimoni della sua morte, ricordano non solo le parole, ma anche il tono e il calore materno con i quali la Santa le pronunciò. Ella stessa «chiamò tutte le monache e si rivolse loro con molta amabilità e tenerezza dicendo...».(2) Parlò «con molto fervore, con animazione e affetto verso le monache, chiamandole sorelle e signore, domandando loro con insistenza, per amor di Dio, che osservassero la Regola e le Costituzioni».(3) Ancora più espressiva la testimonianza di Caterina di sant'Angelo: «fu presente alla sua morte e questa teste vide che, quando si sentì morire, ella era piena di fervore e spirito e parlava con amore, fervore, unzione e tenerezza alle monache, chiamandole 'sorelle e signore mie', e domandando loro con molta insistenza l'osservanza delle Regole e Costituzioni, e animandole alla povertà».(4) Non erano parole improvvisate in quel momento. Le aveva pronunciate tante volte in vita. Appena un anno prima se le ricordava il padre Gracián, Provinciale, nella lettera di dedica delle Costituzioni di Alcalà, edite in Salamanca. Così scrive Gracián "alla molto religiosa Madre Teresa di Gesù, fondatrice dei monasteri delle monache carmelitane scalze": «Il consiglio principale e più frequente che ho sempre sentito che rivolge loro (la Santa alle sue monache) e che non cada mai dalle loro mani la legge di Dio, la Regola e le Costituzioni dell'Ordine, così da leggerle ogni giorno, e non escano dalla loro mente per averne la comprensione, né dalla memoria per meditarle, né dal cuore per obbedirvi e custodirle perfettamente». E così concludeva la sua dedica alla Santa: «V.R. preghi nostro Signore e la Vergine Maria nostra Signora che le sue figlie le osservino come è loro dovere, e dia a me la grazia per sempre servirla e in tutto possa esserle gradito, perché io mai tralascio di pregare la divina Maestà che ce la conservi molti anni con tanta salute e spirito come io le auguro e come ci abbisogna. Amen». A distanza di quattro secoli, questa nostra istruzione si fa eco di quei sentimenti della Santa, con venerazione e profonda stima per le sue Costituzioni e con il vivo desiderio che ella e il suo spirito animino la vita del Carmelo Teresiano. Esporremo dapprima il cammino seguito dalla Santa nella elaborazione
del testo costituzionale e in un secondo momento - a modo di conclusione
- diremo qualcosa sul significato delle Costituzioni stesse e sul posto
che occupano nel magistero della Santa. La Santa, per elaborarle, utilizzò anche l'esperienza altrui, specialmente quella già fatta dalle comunità di vita rinnovata o riformata del suo tempo. «Andava osservando con gran discrezione ciò che si faceva nelle altre famiglie religiose, e da lì prendeva ciò che le tornava meglio per la sua, lasciando ciò che non le serviva [...] Andò anche al monastero di Nostra Signora della Pietà a Valladolid, che appartiene alle Scalze dell'Ordine di San Francesco, molto osservanti e ferventi; da loro prese la povertà del refettorio, la semplicità del tratto fra le religiose, e tutto quello che più le piacque».(7) La Santa utilizzò soprattutto la legislazione e l'esperienza
religiosa della Incarnazione. Del vecchio monastero ritenne sin dal
principio, come norma basilare, la Regola primitiva del Carmelo. Si
servì anche delle Costituzioni - "le Costituzioni antiche",
ella dirà. Però solo come punto di riferimento per dare inizio alla
vita in San Giuseppe ed elaborare le nuove leggi; non adottando il
vecchio testo per redigere il nuovo. Anzi a volte tenendolo come punto
di riferimento per diversificare la nuova vita con una prescrizione
opposta. Così la Regola e le Costituzioni, nelle mani della Santa,
avranno un significato diverso: la Regola stabilisce e rinsalda la
continuità con il Carmelo delle origini; le Costituzioni esprimono la
originalità del carisma e dello stile di vita delle comunità
teresiane. Non sembra che Pio IV abbia approvato formalmente le Costituzioni primitive di San Giuseppe.(8) Ma fra il 1567 e il 1569 il Generale dell'Ordine, Giovanni Battista Rossi le approva. E in forza di tale autorizzazione, da quel momento saranno designate ufficialmente come Costituzioni del Padre Generale. In occasione del Capitolo della separazione (Alcalà 1581), le facoltà chieste a Roma per convocare il capitolo e legiferare non saranno più indirizzate alla Madre Fondatrice: anzi il breve di erezione della provincia non la menzionerà neppure; attribuirà le origini della nuova famiglia ad "alcuni religiosi" che verso il 1565 (!) si proposero di seguire "con fedeltà e rigore la Regola primitiva"; e conferirà poteri legislativi al capitolo e ai capitolari di Alcalà, derogando a ogni tipo di facoltà anteriormente concesse, ivi comprese ovviamente quelle conferite quasi vent'anni prima alla Madre Teresa di Gesù. Questo tassativo irrigidimento giuridico non impedirà - come vedremo
- che anche in questo momento, e in seguito, la Santa continui a
sentirsi responsabilizzata della vita dei suoi Carmeli e delle leggi che
devono animarli. 1. Non sappiamo quando la Santa redasse la prima volta le
Costituzioni. È probabile che la vita nel Carmelo di San Giuseppe
cominciasse in tutta semplicità, basata sulla Regola, animata dalla
presenza della Madre Fondatrice, senza altre norme codificate. È
probabile anche che quando scriveva la Vita e il Cammino
(rispettivamente anni 1565 e 1566), già avesse steso il primo abbozzo
delle Costituzioni. Secondo la Vita, in San Giuseppe non solo
si seguono le prescrizioni della Regola, ma «alle sorelle queste
austerità sembrano ancora lievi, (ciò che vi è prescritto) e ne
aggiungono altre che ci paiono necessarie per osservare questa (Regola)
con maggior perfezione, e spero nel Signore che l'opera iniziata vada
avanti, come Sua Maestà mi ha detto» (Vita 36, 27). - Sono ugualmente
numerose le allusioni del Cammino (prima redazione) a queste
Costituzioni di San Giuseppe. Sarà questo il testo che la Santa
presenterà al Padre Generale nel 1567, e che egli approverà in vista
delle fondazioni che in seguito si faranno sotto la sua obbedienza. (A
questa approvazione si riferirà il P. Gracián, il Provinciale di
Castiglia Angelo de Salazar, lo stesso P. Generale e il prologo delle
Costituzioni del 1581). Una volta a Duruelo, fra Antonio di Gesù e Giovanni della Croce
abbracciarono la Regola primitiva e adottarono le Costituzioni teresiane
per elaborare le proprie. È arrivata fino a noi la minuta autografa del
P. Antonio di Gesù. Si conserva nell'Archivio generale dei Carmelitani
calzati di Roma, preparato per revisione e firma del P. Generale Rubeo. a) Era un testo estremamente breve. Poco più esteso della Regola. b) Fondamentalmente mirava a stabilire la fisionomia della giornata carmelitana. Di fatto si concludeva con una modesta affermazione: «Il sopradetto (cioè, tutto il testo di Duruelo) riguarda la ripartizione del tempo». Orologi e orari dovevano essere importante preoccupazione del P. Antonio in quegli inizi, come già notò con umorismo la Santa (Fund. 14, 1). c) Non esisteva distinzione fra coristi e non coristi. d) I titoli degli otto articoli nei quali è suddiviso il testo può
offrirci una certa idea dei punti di legge. Essi sono: 1) ordine per le
cose spirituali, 2) la comunione, 3) le cose temporali, 4) digiuno e
astinenza, 5) la clausura, 6) i novizi, 7) gli uffici umili, 8) cura
degli infermi. Nel conventino di San Giuseppe questo quadro elementare di norme aggiunte alla Regola bastava, perché assunto e potenziato dalla pedagogia e dagli insegnamenti del Cammino di Perfezione. I tre testi - Regola, Costituzioni, Cammino - configuravano lo stile di vita comunitaria inaugurato in quella casa. Noi possediamo una specie di sintesi autorizzata di quella vita e di
quelle Costituzioni: è fatta anni più tardi dal P. Gracián nella sua
Relazione sul Capitolo di Alcalà. Ecco le sue parole: «Si cominciò a
fondare conventi di scalzi e di scalze sottoposti al governo dei
provinciali calzati con leggi e costituzioni date dal detto
Reverendissimo Generale secondo la Regola primitiva che contenevano: penitenza,
umiltà, disprezzo del mondo, lavoro manuale e orazione»(9) a) la nuova situazione giuridica: dalla seconda fondazione (Medina) in poi, i monasteri sono sotto la giurisdizione dell'Ordine; b) la varietà di situazioni in fatto di povertà e osservanza: a partire dalla terza fondazione (Malagòn), cominciano case con rendite e con altre dispense dalla Regola. Malgrado ciò, la Santa insiste sulla unità e omogeneità di vita in tutti i Carmeli (Fond. 9, 4). c) Poco dopo (fine del 1569), sui Carmeli cominciano ad agire i Visitatori Apostolici, facilmente tentati di imporre "atti" che modifichino o sovraccarichino la vita e le Costituzioni teresiane: benché la vigilanza della Santa cerchi di salvaguardare una legislazione semplice, sobria e stabile, e di opporsi alle intrusioni autoritative di chi, dall'esterno, non capisce la vita specifica dei suoi Carmeli. d) Infine, si moltiplicano le copie manoscritte delle Costituzioni
per i diversi Carmeli. La stessa Santa lo aveva prescritto fin dagli
inizi delle nuove fondazioni: «In ogni monastero tengano una
copia di queste Costituzioni nell'arca a tre chiavi, e altre
copie affinché si leggano una volta alla settimana a tutte le sorelle
riunite [...] e ogni sorella se le imprima bene nella memoria [...]
Cerchino di leggerle qualche volta, e a tal fine nel monastero ce ne
siano più copie di quelle dette, sicché ognuna, volendo, possa
portarle nella propria cella» (n. 57). La Santa va constatando che, a
misura che le copie si moltiplicano, si caricano anche di varianti e
persino di contraddizioni, ora per colpa delle amanuensi, ora per
volontà delle priore. Ella vuole evitare a tutti i costi che nei
carmeli femminili si verifichi ciò che accade presso gli scalzi, dove
«in ciascuna casa si governavano come meglio credevano» (Fond. 23,
12). a) Materialmente, il nuovo testo raddoppia le dimensioni del precedente. Agli otto articoli del testo primitivo se ne aggiungono altri nove: uno brevissimo sulle defunte (parag. 9); uno esteso e prezioso su «ciò che è obbligata a compiere ciascuna nel suo ufficio» (parag. 10); sei sul capitolo delle colpe e le diverse categorie di colpe (parag. 11-16); e infine alcuni numeri isolati, sulla lettura delle Costituzioni, sull'arca a tre chiavi e la contabilità, sulle discipline comunitarie e le rispettive intenzioni (17). b) In questa serie di aggiunte, bisogna distinguere due blocchi nettamente diversi per qualità. Da un lato quelli di origine teresiana, riferentisi alla vita comunitaria. Dall'altro, il codice penale (articoli 11-16), non redatti dalla Santa, ma presi materialmente - come è risaputo - da testi costituzionali estranei, probabilmente per iniziativa o imposizione dei Visitatori. Certo, un blocco così smisurato e casuista rompe la simmetria e la sobrietà e semplicità delle Costituzioni della Santa. c) Così dunque gli apporti che arricchiscono il testo si trovano nei
paragrafi 9-11 e nei tre numeri finali. Fra tutti, i più importanti
sono senza dubbio quelli in cui la Santa ha delineato gli uffici e le
funzioni più particolari nella vita della comunità: come lei vorrebbe
la priora, la sottopriora, la maestra delle novizie, le clavarie, fino
alla sacrestana e la portinaia. Elementi importanti per la
configurazione della vita comunitaria e dello stile di vita fraterna che
così vivamente la Santa volle disegnare nei suoi Carmeli. Nel 1571, il domenicano Pedro Fernández, iniziando il suo ufficio di Visitatore, non solo chiede conto del «come si custodiscono la Regola e le Costituzioni che le dette religiose hanno per osservare quella», ma proibisce ai Visitatori successivi «di poter alterare cosa alcuna delle Costituzioni o innovare alcunché circa quelle».(12) Poco dopo, il nuovo Visitatore Gracián torna a confermarle per i Carmeli di Castiglia e Andalusia il 7 maggio 1576.(13) Nei tre casi, è evidente che c'è stata di mezzo la Santa con le sue
iniziative e con i suoi suggerimenti. Sorgeranno nuovi incidenti e serie
preoccupazioni l'anno successivo, quando interviene il nuovo Nunzio
Filippo Sega. Ma la Santa riuscirà a scongiurare queste difficoltà. Il
suo testo delle Costituzioni può finalmente arrivare serenamente al
Capitolo di Alcalà, libero da pressioni estranee, presentato ai
capitolari direttamente dalle sue mani di Fondatrice. Il Breve pontificio Pia Consideratione che erigeva la Provincia (22 giugno 1580) conferiva al Capitolo facoltà per «fare, mutare e alterare e, se lo crederà opportuno, abrogare del tutto e rifare di nuovo qualunque statuto o ordinamento che convenga per il bene della Provincia»,(14) sia per gli scalzi che per le monache. La Santa per suo conto prese una posizione netta: procurare che nel
Capitolo si stabilissero e sanzionassero le Costituzioni dei suoi
Carmeli, ma che, se possibile, i Capitolari in quanto tali non vi
mettessero mano. Durante i mesi che precedettero l'assemblea capitolare si intreccia un intenso carteggio tra i due, Gracián e la Santa. Serve per preparare il terreno. Gracián, per mezzo del Commissario pontificio, invia un'istruzione ai Carmeli perché ogni comunità mandi un memoriale al Capitolo. Le risposte passano attraverso le mani della Santa, che le revisiona e annota prima di trasmetterle a Gracián. Lei stessa gli invia, in lettere successive fin quasi alla vigilia dell'assemblea, una serie di suggerimenti e richieste sui temi che dovranno essere esplicitati, puntualizzati o modificati nelle Costituzioni. Ma quest'ultimo elenco di suggerimenti personali della Madre
Fondatrice erano destinati a Gracián, non ai membri del Capitolo. Era
lui che doveva utilizzarli nella revisione del testo costituzionale. In
tal modo i criteri della Santa avrebbero avuto piena efficacia, mentre
lei preferiva mantenersi a distanza dal Capitolo qualunque fosse la
ragione. Questi tre o quattro giorni sarebbero bastati appena per lavorare sulle Costituzioni degli Scalzi, che praticamente avevano da essere elaborate integralmente. Già prima del Capitolo, attorno al Commissario si erano riuniti i padri Gracián, Doria, Roca, Ambrogio Mariano e il Rettore di Alcalà Elia di San Martino per "una comunicazione" sul tema delle Costituzioni: quelle degli Scalzi prevalentemente, se non esclusivamente. È certo che Gracián, premuto così insistentemente dalla Santa,
lavorò per proprio conto sulle Costituzioni di lei: così sarebbero
giunte al Capitolo pronte per la presentazione e promulgazione. Il
Capitolo stesso avrebbe avuto chiara coscienza che non erano un testo
elaborato durante l'assemblea - come quello dei religiosi - ma il
medesimo che già era in vigore fra le monache. "Poche cose". - Di fatto il revisore (Gracián) aveva
trattato con sommo rispetto e amore il testo della Santa, anche nelle
sfumature redazionali. Vi incorporò quasi tutti i suggerimenti ricevuti
da lei nel carteggio degli ultimi mesi. Riordinò il contenuto e
ristrutturò l'opera: non del tutto opportunamente in qualche caso;
però costrettovi dal disordine spontaneo del precedente testo
teresiano. (Già sappiamo che la Santa aveva proceduto per aggiunte:
apportando prescrizioni al testo primitivo; l'ultima di tutte dopo il
"Deo gratias" conclusivo). Infine, Gracián aveva aggiunto
all'insieme dei punti indispensabili, come quello relativo all'elezione
delle priore (c. 1º). (Nota) Firmavano il Commissario Apostolico, il nuovo provinciale Gracián e
i definitori. Fra questi, fra Giovanni della Croce e Antonio di Gesù, i
due scalzi che a Duruelo avevano ricevuto il primo abbozzo del testo
della Santa.(18) L'omissione si deve certamente alla mentalità giuridica e non molto femminista di quel momento e di quegli uomini. Era forse giustificata sul piano giuridico, però li fece cadere in una sfasatura storica. Sia nel Prologo che nell'Epilogo si alludeva agli autori delle Costituzioni anteriori al Capitolo con termini che escludevano la penna della Santa. Ancora più esplicitamente lo lascerebbe sottintendere lo stesso
Gracián nella lettera dedicatoria: autori del precedente testo
costituzionale sarebbero il P. Generale Rubeo, il Visitatore Apostolico
Pedro Fernández e lui stesso. «All'inizio (queste Costituzioni di
Alcalà) furono prese dalle Costituzioni antiche dell'Ordine, e date dal
reverendissimo nostro Padre, il maestro Giovanni Battista Rubeo di
Ravenna, priore generale. Poi il molto Reverendo Padre F. Pedro
Fernández, Visitatore Apostolico di quest'Ordine per incarico del
nostro Santissimo Padre Pio V, vi aggiunse alcuni atti e spiegava alcune
delle dette Costituzioni, e anch'io vi aggiunsi qualcosa quando visitai
per commissione apostolica questa congregazione di carmelitani scalzi
[...] E infine in questo nostro Capitolo provinciale celebrato in
Alcalà...»(19). Vedremo in seguito le
conseguenze di questa innocente omissione. Era la prima opera teresiana che usciva dalle stampe. Si presentava molto bene, con una devota immagine della Vergine in prima pagina e con il nuovo stemma della famiglia teresiana come colofone. Un volumetto di 96 pagine, in formato tascabile (14 x 10 cm.), che comprendeva: le lettere introduttorie di Gracián, la Regola di Sant'Alberto, le Costituzioni e il "modo di dare velo e professione alle monache carmelitane scalze". L'edizione era stata curata personalmente dal P. Gracián a Salamanca. (Vi era stampato "in Salamanca, dagli eredi di Mathias Gast. 1581"). A questo libretto si riferiranno concretamente le parole pronunciate
dalla Santa nel suo letto di morte, il 3 ottobre dell'anno successivo. La Santa non riuscì a scongiurare il pericolo. Rispuntò dopo la sua morte. Lo ravvivò la crisi di crescita della sua Opera e si aggravò con il conflitto che ebbe come protagonisti il braccio destro della Santa nella revisione delle Costituzioni, P. Gracián, e il suo sucessore nel provincialato, P. Nicolò Doria. Furono giornate burrascose che ora non intendiamo ripercorrere. In questa istruzione ci interessano unicamente i dati indispensabili per cogliere il perché e il come del rapido tramonto delle Costituzioni.(21) Il tramonto si consumò nel decennio posteriore alla morte della Santa: 1582-1592. Come tappe del processo si possono fissare le tre edizioni delle Costituzioni, che si succedono rapidamente: 1588: edizione di Anna di Gesù, a Madrid. Esaminiamole a una a una. Il primo è il recente Capitolo di Valladolid, 1587. Le monache, temendo che le Costituzioni della Santa possano esservi alterate o rifuse, vi inviano dei memoriali con la richiesta che le si mantenga integre. Lo riferisce Maria di San Giuseppe nel suo Ramillete de Mirra: «Nel capitolo di Valladolid [...] essendoci avvertite l'un l'altra, vi mandammo petizioni di tutti i conventi nelle quali si chiedeva: primo, che, poiché la nostra Madre Teresa di Gesù stabilì con tanta ponderatezza, spirito e preghiera e santità le sue Costituzioni e i capitoli precendenti e altri prelati, tanto Commissari Apostolici che i Generali e Provinciali le avevano approvate, e l'esperienza aveva fatto capire quanto si sia proceduto bene con quelle, supplicavamo che non si discutesse di alterare o mutare nulla in esse». Effettivamente le Costituzioni rimasero salve. Con questo avvallo e l'approvazione dei superiori, le Costituzioni della Santa vedevano di nuovo la luce, in un prezioso volume di piccolo formato (11 x 7 cm. 193 ff.), nel medesimo anno in cui si pubblicavano le Opere complete della Santa a Salamanca e Barcellona (1588). Unico punto sostanzialmente ritoccato nel testo era il n.8 del cap. 5
riguardante il silenzio dopo Compieta, attenendosi alla Regola e alle
dichiarazioni del Nunzio. Di fatto, la recente conferma del Nunzio apostolico non offriva sufficienti garanzie di stabilità. In considerazione di ciò, si ricorre al Sommo Pontefice chiedendo la conferma definitiva ed insieme altri favori che, quando poi saranno concessi e introdotti nelle Costituzioni, deformeranno per la prima volta in modo grave il testo della Santa. Autori materiali del cambiamento furono i membri della commissione romana che revisionò le Costituzioni della Santa, le tradusse in latino (che passerebbe a essere testo ufficiale) e le incluse nel corpo del Breve Pontificio Salvatoris et Domini di Sisto V, in data 5 giugno 1590. La più grave alterazione introdotta nelle Costituzioni teresiane appariva nello stesso titolo del documento, così come fu stampato ufficialmente l'anno medesimo a Roma e che suonava così: «Confirmatio apostolica Constitutionum Monialium Primitivae Regulae Ordinis Beatae Mariae de Monte Carmelo discalceatarum nuncupatarum, et erectio Commissariatus Monialium dictae observantiae».(25) Effettivamente, il nuovo testo con la istituzione del Commissariato generale introduceva un mutamento sostanziale nelle Costituzioni della Santa (c.1) e nel governo dell'intera Congregazione; ristrutturava di nuovo l'insieme dei capitoli (che non sarebbero stati più 20 ma 24) e apportava numerosi ritocchi al contenuto. Come esempio basti riportare qui un numero, apparentemente accessorio, però estremamente significativo dal punto di vista teresiano: è quello relativo alla lettura spirituale delle monache: capitolo 10, numero 2 in entrambe le edizioni (di Alcalà e di Roma). Nelle Costituzioni di Alcalà si leggeva: «La Priora abbia cura che vi siano buoni libri, specialmente i
Certosini, Flos Sanctorum, Contemptus mundi, l'Oratorio dei Religiosi,
quelli di fra Luigi de Granada, e del P. fra Pietro d'Alcantara, perché
in una certa misura questo nutrimento è tanto necessario per l'anima
quanto il cibo per il corpo».(26) «Curet priorissa ut spirituales tantum ac approbati libri
perlegantur; praecipue vero vitae sanctorum Patrum, ac passiones
sanctorum Martyrum et aliorum Sanctorum vitae; Dionysius Cartusianus de
quatuor novissimis; Thomas de Kempis seu Joannes Gerson, de Contemptu
mundi; Flores Sanctorum Didaci de Villegas; opera Fratris Aloysii de
Granada, nimirum Memoriale, seu de oratione; Dux poenitentium peccatorum
vulgo Guía de pecadores; Meditationes de vita Christi; Cathechismus de
amore Dei; opera Fratris Petri de Alcantara, scilicet De oratione et
meditatione; opera Fratris Didaci Stellae, De vanitate mundi et amore
Dei; Oratorium Religiosorum Antonii de Guevara Episcopi Mintoniensis;
opera Joannis Avilae, videlicet illud quod inscribitur Audi filia, et
eius epistolae; liber Fratris Aloysii de León inscriptus: Nomina
Christi, et alii libri spirituales probati; huiusmodi namque lectio non
minus ex parte necessaria est ad animi refectionem, quam cibus ad
corporis alimoniam».(27) In cambio, il Breve che comprendeva la nuova edizione abbondava in teresianismo. Vi si diceva che il Capitolo di Alcalà aveva pubblicato «alcune Regole e Costituzioni tratte dai libri e dagli scritti con i quali la stessa Teresa era solita istruire le sue discepole...» (La traduzione castigliana del Breve fu pubblicata nello stesso anno 1590 dal biografo della Santa, Francesco Ribera, nei preliminari de la Vida de la Madre Teresa, e attraverso questo canale giunse rapidamente a conoscenza di tutti i Carmeli. Ribera, che non si rese conto dei mutamenti introdotti nelle Costituzioni, fece un altissimo elogio del documento romano; e con ciò aggravò la situazione). 6. Risultato finale: revisione e edizione del P. Doria e della sua Consulta. Oltre i cambiamenti introdotti nel testo romano, l'erezione di un commissariato generale, che toccava direttamente il governo della Congregazione, provocò una violenta reazione fra i Superiori di quest'ultima. Due anni più tardi (sorvolando qui episodi drammatici del 1590-1591), le Costituzioni venivano di nuovo pubblicate a Madrid (1592): nuovamente rielaborate, nuovamente avallate dalla Santa Sede. Però ormai irreversibilmente distanti dal testo teresiano. Si era passati a posizioni estreme. Si negava che le Costituzioni del Capitolo di Alcalà fossero della Santa; si rifiutava l'edizione romana, che - secondo questo nuovo modo di vedere le cose - partiva dal falso presupposto del teresianismo delle Costituzioni. Perciò venivano rifuse integralmente. Ma, prendendo come base il testo latino, che viene nuovamente ritradotto in spagnolo e posto in sostituzone di quello di Alcalà. Basti come esempio rivelatore il già ricordato tema della lettura spirituale (c.10, n.4, ff.48-49 della edizione del 1592), che trascrive integralmente l'elenco del 1590, senza cadere nella tentazione di includere il Cammino o le Mansioni.(28) Il libretto (10,5 x 7 cm.), pubblicato a Madrid, portava all'inizio
cinque pagine di introduzione, nelle quali si rifaceva la storia delle
Costituzioni delle scalze, mettendo da parte - intenzionalmente ormai -
ogni riferimento alla Madre Teresa. Un quadro sinottico, che faciliti una visione panoramica di tutte
queste ramificazioni, potrebbe essere il seguente: Avila/Duruelo testo manoscritto 1562-1568 Versioni francesi 1607... Saragozza 1626... 1926... Collocazione delle Costituzioni della Santa nel
magistero e nel carisma teresiani Nei limiti della presente istruzione non rientra un'analisi o una valutazione del loro contenuto. Considerata la brevità del testo teresiano, questo studio non risulterà difficile a una carmelitana o a un qualsiasi carmelo. Sarà sufficiente seguire l'evoluzione del testo nelle tre tappe già ricordate: - Il testo primitivo (Avila-Duruelo) può leggersi in La Reforma Teresiana. Documentario histórico de sus primeros días dei PP. Tomás-Simeón, edito nel 1962 e in vendita al Teresianum a Roma. Oppure nelle ultime edizioni delle Opere della Santa fatte dai PP. Efrén de la M. de Dios e Otger Steggink, nella editrice BAC di Madrid. - Il secondo testo puo vedersi integro nelle edizioni correnti delle Opere della Santa, - Il terzo testo - Alcalà 1581 - si trova nella riproduzione in facsimile della edizione principe (Salamanca 1581), fatta a Burgos 1978 (Ed. Monte Carmelo, ap. 19, Burgos, Spagna), oppure in appendice alle Costituzioni del 1991. - L'edizione giustapposta dei testi 2 e 3 può vedersi nell'edizione del Camino-Constituciones-Modo de visitar, fatta in "Archivio Silveriano" di Burgos (editrice citata). - Oppure nella edizione comparata del P. Otilio Rodríguez, dal titolo El Testamento Teresiano, Burgos, Ed. Monte Carmelo 1970, e in traduzione italiana (testi originali spagnolo e traduzione italiana) a cura del Carmelo "Tre Madonne" di Roma. Qui indicheremo soltanto alcuni punti di riferimento, che servano a
situare le Costituzioni nel quadro globale delle Opere della Santa e ne
facilitino la valutazione. Una volta iniziata la vita a San Giuseppe di Avila, non sappiamo fino a che punto quelle Costituzioni siano servite di riferimento alla comunità. In uno degli appunti della Santa, si legge questa specie di promemoria senza data: «Giorno della professione e dell'abito, è delle antiche Costituzioni che le sorelle che l'hanno ricevuto (l'abito) facciano la comunione». Ci sono poche altre allusioni a queste "Costituzioni antiche". Non sembra che le primitive costituzioni di San Giuseppe arrivassero a incorporare la norma che appare nella minuta elaborata dal padre Antonio di Gesù per Duruelo e che, a modo di conclusione, stabiliva: «Ciò che ciascuno è obbligato a compiere nel suo ufficio è segnalato nelle nostre sante Costituzioni (quelle dell'Ordine), a cui rimandiamo». La Santa Fondatrice preferì non adattare alla vita della nuova casa tali antiche Costituzioni, ma elaborarle di sana pianta. Un simile deliberato gesto significa l'abbandono di uno stile di Costituzione (e di vita) e la scelta di un altro, nettamente diverso. Basterà confrontare i due testi - quello della Santa e quello che conosciamo con il titolo di "Costituzioni dell'Incarnazione"(29) - per cogliere il forte contrasto: - nei dettagli, estremamente numerosi nelle "antiche", elementari nelle teresiane; - nelle dimensioni, ridotte dalla Santa a un quarto; - nel tono: la Santa ha optato per la sobrietà e la soavità. In contrasto con l'abbondanza di norme di cui traboccava il vecchio testo, ella ha selezionato le più indicate per definire e configurare lo stile di vita avviato a San Giuseppe. Un buon indice della differenza tra le une e le altre può ricavarsi dai capitoli "delle pene", interpolate globalmente dalle antiche in quelle della Santa. In realtà le Costituzioni delle carmelitane conosciute dalla Santa ("Costituzioni antiche" o "Costituzioni di Soreth" o "Costituzioni dell'Incarnazione") erano un adattamento di quelle dei religiosi e della stessa vita del cosiddetto "Primo Ordine" alle costituzioni e alla vita del "Secondo Ordine". Nel prologo delle "Costituzioni dell'Incarnazione" si leggeva: «Benché le istituzioni monastiche di qualsiasi religione approvata, stabilite per i frati, possano le religiose di quell'ordine a stento adempierle formalmente; però cosa ragionevole e giusta è che tutte le persone, sia uomini che donne, che, vivendo sotto il voto di professione e sotto una regola approvata, servono continuamente Dio, per quanto è possibile si conducano secondo quelle davanti a Dio. - Pertanto, con giusta e religiosa ragione fu istituito e ordinato che le costituzioni delle dette sorelle del sacro e approvato ordine della gloriosa Vergine Maria del Monte Carmelo siano ricavate dalle sacre istituzioni dei detti frati del detto ordine, e applicate alle predette sorelle, come e più congruamente si richiede da loro per un maggior profitto, tenuto conto della loro qualità e condizione».(30) Non sarà questo il criterio della Santa. Al contrario: la sua prima
idea si mosse in senso inverso: volle che fra Giovanni della Croce e
Antonio di Gesù imparassero dalle monache il nuovo stile di vita e che
le Costituzioni di queste servissero da modello sul quale abbozzare le
prime costituzioni di Duruelo. La vita inaugurata a San Giuseppe, con il
suo stimolo e l'originalità del Vangelo, era veramente l'ispiratrice
del nuovo testo teresiano, che perciò nasceva senza prologo né
premesse dottrinali né riferimenti a vecchi testi giuridici, persino
con una certa libertà di movimento di fronte alla Regola, adottata come
legge di base della casa. Nelle stesse Costituzioni la Santa aveva
scritto: «...in ciò che è detto, poiché quasi tutto va
ordinato conforme alla nostra Regola...» (n. 31: in quelle di Alcalà
si omise deliberatamente il "quasi", cfr. c.II, n.5, p. 38).
Effettivamente, rispetto alla Regola medesima ella si era comportata con
libertà di movimento nella nuova casa, nel configurare l'aspetto
comunitario e di convivenza, soprattutto introducendo l'orario di
ricreazione. Nei confronti del nuovo libro, durante la vita, manterrà un atteggiamento simile a quello adottato per le Costituzioni: lo revisionerà e correggerà, lo farà trascrivere per vari Carmeli, ed ella stessa tornerà a ritoccare queste copie fatte da altre mani. Infine lo preparerà con cura per la stampa, contemporaneamente alle Costituzioni; solo che, per difficoltà formali, le pagine del Cammino vedranno la luce con un ritardo di quasi due anni: Evora 1583. Mettendo accanto alle Costituzioni il Cammino, la Santa realizzava qualcosa di simile alle Congregazioni moderne con il dittico "Costituzioni-Direttorio". Solo che per lei la complementarità dei due libri era più netta: il Cammino aveva carattere strettamente pedagogico-spirituale, non giuridico. Si proponeva di indicare l'aspetto dottrinale-spirituale dei testi di base: Regola-Costituzioni. Nei riguardi di quest'ultime, il Cammino disimpegnava la funzione di libero commento, proponendo alle lettrici gli obiettivi della vita nel Carmelo, gli ideali della comunità, la via delle virtù e dei consigli evangelici, la meta della vita contemplativa: santità dell'unione per la contemplazione. Da queste pagine bisogna rileggere e captare lo spirito delle Costituzioni, intese come norma di vita per una comunità contemplativa, nella quale le prescrizioni di dettaglio sono impegno serio, però sono ordinate ad una meta finale che dovrà essere tenuta di mira da ogni singola religiosa e dalla comunità. Insieme al valore dei dettagli, la lettura delle Costituzioni secondo la prospettiva del Cammino permette di stabilire la gerarchia dei valori nella serie di prescrizioni normative. Si capisce bene perché la Santa nel testo originale (1ª e 2ª redazione) abbia dato il primo posto al tema della liturgia e dell'orazione personale (paragrafi 1 e 2) e il suo interesse nel delineare la clausura carmelitana (paragrafo 4). Si comprende perché si sia preoccupata di definire con tanta cura la fisionomia della vita comunitaria dosando equilibratamente "solitudine e vita di comunità", "lavoro e orazione", "coro e ricreazione", "cella e giardino con romitori"...; perché poi abbia aggiunto il denso paragrafo sulle persone e le diverse funzioni comunitarie ("ciò che ciascuna è obbligata a fare nel proprio ufficio"). E infine perché abbia abbondantemente usato, nella sua tipica maniera di usare superlativi, una lunga serie di prescrizioni: ad esempio sulla fedeltà alla Regola e Costituzioni («si tenga molto conto di ciò che comanda la Regola», n.24; «tener gran conto perché in tutto si osservi la Regola e le Costituzioni», n.34; «molta cura di leggere le Costituzioni alle novizie», n.40 e 57); o a riguardo della selezione delle vocazioni e della formazione delle novizie («si guardi molto che quelle che si devono ricevere siano persone d'orazione», «si badi molto...» «non lo si faccia in nessuna maniera, che sarebbe gran male», «questa costituzione si consideri molto e la si osservi...» n.21); e così successivamente sulla vita comune, la povertà, il silenzio, la cura delle inferme («le inferme siano curate con ogni amore, larghezza e pietà... a ciò faccia molta attenzione la priora ..», n.23). Questi superlativi manifestano la sensibilità della Santa davanti a situazioni e aspetti della nostra vita religiosa. Non si dovrebbe stabilire come norma ermeneutica che il Cammino è la
esplicitazione autentica dello spirito delle Costituzioni teresiane? Alla lettrice carmelitana di oggi, e in riferimento alle Costituzioni, il "Modo" apre prospettive interessanti. Lo stile di vita religiosa ideato dalla Santa contiene tanta soavità, semplicità, spirito di famiglia e senso della presenza di Dio, in atteggiamento contemplativo che esige pace, concordia e intelligenza comunitaria, "amore delle une per le altre". Nell'esistenza di ogni carmelo è però necessario periodicamente un tempo di revisione di vita e di ripresa verso gli ideali. Si ottiene con qualcosa di eccezionale: l'arrivo di una persona da fuori, il superiore, che, in coscienza e con autorità, fa il bilancio della vita e della fedeltà a quanto programmato e promesso. Con amore e rigore, senza "cedere" - dirà la Santa. Ella vedeva così il momento della "Visita". L'eccezionalità di questo avvenimento, importante ma passeggero,
permette di captare meglio il tono e inoltre lo spirito delle
Costituzioni teresiane. Davanti alla fugacità della giornata di visita,
le Costituzioni (come il Cammino) prendono invece di mira la vita della
comunità in tutta la sua estensione, con la serietà dell'impegno dei
voti, della Regola, della vita fraterna, della contemplazione, del
lavoro... Però «con soavità (cfr. Fond. 18, 7 e lettera del 17.1.1577
a Maria di S. Giuseppe), con amore verso lo Sposo (Cost. n. 7), con
amore, pietà e comprensione fra le sorelle (nn. 23, 28, 34, 40). Di
fatto, le Costituzioni sono il condensato dell'esperienza che la Santa
acquistò progressivamente nella sua vita religiosa. Ella stessa
riassumeva la sua evoluzione in questo senso: «no soy la que solía en
gobernar; todo va con amor» - «non sono nel governo quella che solevo,
tutto va con amore»(31) Per la lettura delle Costituzioni e la valutazione delle sue prescrizioni, le Fondazioni e l'Epistolario rivestono una particolare importanza. Le prime perché la vita della Santa testifica come ella di fatto camminò, a volte in situazioni eccezionali, ma costantemente ricche di consegne, suggerimenti, consigli, che gettano luce su ciò che è programmato nelle pagine delle Costituzioni. Non meno interessante è l'Epistolario della Santa, che riflette direttamente la vita vissuta. Nemica della proliferazione di norme, ella optò per la concisione delle sue Costituzioni. Ma la vita è sempre piena di sfaccettature e mutamenti, di situazioni imprevedibili e non codificabili. L'Epistolario (e soprattutto il carteggio con Gracián e con le carmelitane) si apre come un grande balcone sulla vita della Santa e dei carmeli appena fondati. La linearità della Regola e delle Costituzioni diventa qui spazio dilatato, ricco di suggerimenti, motivazioni, soluzioni, progetti. È certo che né il Cammino né le altre opere della Santa sono una glossa o "commento ufficiale" alla Regola e alle Costituzioni. Né le carmelitane della prima generazione, che ci hanno trasmesso nei Processi tante parole della Santa, raccolsero le conversazioni con le quali ella commentò le leggi nei capitoli conventuali o in ricreazione. Neanche Maria di San Giuseppe lo fece nel suo Libro de Recreaciones o nella Instrucción de Novicias. Ma questa lacuna è ampiamente colmata da questo altro genere di commento, libero e autentico, che ci giunge dal Cammino, per cogliere gli ideali che sono l'anima delle Costituzioni, dal Modo per situare in controluce lo stile di vita codificato in esse, dalle Fondazioni e Lettere per inquadrare il testo stesso delle leggi nella vita che le incarnò e interpretò sotto la guida della stessa Santa Madre Fondatrice(32)
1.
1 Biblioteca Mística Carmelitana,
t.18, 105. |

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