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SECRETARIATUS GENERALIS PRO MONIALIBUS O.C.D. - ROMAE

  PROGETTO DI RIFLESSIONE TEOLOGICO SPIRITUALE
DELLE MONACHE CARMELITANE SCALZE

LE COSTITUZIONI TERESIANE

Nel dare inizio a questa semplice istruzione sulle Costituzioni della nostra santa Madre Teresa, viene spontaneo alla memoria un duplice ricordo: quello della sua morte e quello del Capitolo di Alcalà, tenutosi alcuni mesi prima, nel marzo 1581, e che per le Carmelitane Scalze significò soprattutto la promulgazione e la edizione delle Costituzioni teresiane. Tra le parole pronunciate dalla Santa sul letto di morte si distingue una trilogia che condensa i sentimenti dominanti della Madre quando ormai si prepara a celebrare la sua Pasqua definitiva: riguardano "Cristo-Sposo", la "Chiesa-Madre" e Teresa di Gesù "peccatrice" bisognosa di salvezza. «O mio Sposo, è tempo che ci vediamo» - «Muoio figlia della Chiesa» - «Cor contritum... Ne projicias me a facie tua».

A fianco di questa trilogia, ricordata unanimemente dai testimoni dei Processi di beatificazione, emerge un'altra parola della Santa a proposito della Regola e delle Costituzioni. La riportano quasi tutti i testimoni di quell'ora. Viene pronunciata dalla Santa mentre attende il Viatico - la sua ultima Eucaristia. Una delle giovani monache, Costanza degli Angeli (21 anni), la ricorda così: «Poiché le Sorelle la pregavano che dicesse loro qualcosa, ella non chiese altro se non che rimanessero fedeli alle loro regole e costituzioni e che fossero obbedienti ai superiori. E, a mani giunte, diceva, 'Figlie mie e signore mie, chiedo loro per amore di Dio che tengano in gran conto le regole e costituzioni. Non badino al cattivo esempio che questa cattiva monaca ha loro dato, e mi perdonino per amore di Dio'».(1)

Le monache di Alba, testimoni della sua morte, ricordano non solo le parole, ma anche il tono e il calore materno con i quali la Santa le pronunciò. Ella stessa «chiamò tutte le monache e si rivolse loro con molta amabilità e tenerezza dicendo...».(2) Parlò «con molto fervore, con animazione e affetto verso le monache, chiamandole sorelle e signore, domandando loro con insistenza, per amor di Dio, che osservassero la Regola e le Costituzioni».(3) Ancora più espressiva la testimonianza di Caterina di sant'Angelo: «fu presente alla sua morte e questa teste vide che, quando si sentì morire, ella era piena di fervore e spirito e parlava con amore, fervore, unzione e tenerezza alle monache, chiamandole 'sorelle e signore mie', e domandando loro con molta insistenza l'osservanza delle Regole e Costituzioni, e animandole alla povertà».(4)

Non erano parole improvvisate in quel momento. Le aveva pronunciate tante volte in vita. Appena un anno prima se le ricordava il padre Gracián, Provinciale, nella lettera di dedica delle Costituzioni di Alcalà, edite in Salamanca. Così scrive Gracián "alla molto religiosa Madre Teresa di Gesù, fondatrice dei monasteri delle monache carmelitane scalze": «Il consiglio principale e più frequente che ho sempre sentito che rivolge loro (la Santa alle sue monache) e che non cada mai dalle loro mani la legge di Dio, la Regola e le Costituzioni dell'Ordine, così da leggerle ogni giorno, e non escano dalla loro mente per averne la comprensione, né dalla memoria per meditarle, né dal cuore per obbedirvi e custodirle perfettamente». E così concludeva la sua dedica alla Santa: «V.R. preghi nostro Signore e la Vergine Maria nostra Signora che le sue figlie le osservino come è loro dovere, e dia a me la grazia per sempre servirla e in tutto possa esserle gradito, perché io mai tralascio di pregare la divina Maestà che ce la conservi molti anni con tanta salute e spirito come io le auguro e come ci abbisogna. Amen».

A distanza di quattro secoli, questa nostra istruzione si fa eco di quei sentimenti della Santa, con venerazione e profonda stima per le sue Costituzioni e con il vivo desiderio che ella e il suo spirito animino la vita del Carmelo Teresiano.

Esporremo dapprima il cammino seguito dalla Santa nella elaborazione del testo costituzionale e in un secondo momento - a modo di conclusione - diremo qualcosa sul significato delle Costituzioni stesse e sul posto che occupano nel magistero della Santa.


Alcuni antecedenti: La Santa legislatrice

1. Fin dalla fondazione di San Giuseppe d'Avila la Santa si mostra quasi alla pari fondatrice e legislatrice. Fondatrice per l'impulso carismatico interiore. Legislatrice in virtù dei Brevi pontifici che le giungono da Roma: «... alla priora e alle monache che vi si troveranno (in San Giuseppe), in ciò che concerne il felice e buon governo del detto monastero, diamo licenza e libera facoltà di fare statuti e ordinamenti leciti e onesti... e con autorità apostolica stabiliamo che tali costituzioni e ordinamenti... siano sin d'ora confermati e debbano essere osservati inviolabilmente».(5) Facoltà, queste, confermate e ripetute nella Bolla di Pio IV, tre anni più tardi (17.7.1565), con espressa menzione di «Teresa di Gesù, abbadessa o madre al presente» del monastero di San Giuseppe.(6)

2. Nel suo compito di legislatrice, la Santa procedette con buon senso, senza precipitazione, con sobrietà e opportunità. Iniziò con l'esperienza prima di legiferare, come ci testimonia Maria di San Giuseppe (Salazar). Ciò spiega il lento processo redazionale delle sue Costituzioni. Cominceranno con un breve abbozzo nel primo quinquennio di San Giuseppe d'Avila, e giungeranno alla loro forma definitiva solo nel 1581.

La Santa, per elaborarle, utilizzò anche l'esperienza altrui, specialmente quella già fatta dalle comunità di vita rinnovata o riformata del suo tempo. «Andava osservando con gran discrezione ciò che si faceva nelle altre famiglie religiose, e da lì prendeva ciò che le tornava meglio per la sua, lasciando ciò che non le serviva [...] Andò anche al monastero di Nostra Signora della Pietà a Valladolid, che appartiene alle Scalze dell'Ordine di San Francesco, molto osservanti e ferventi; da loro prese la povertà del refettorio, la semplicità del tratto fra le religiose, e tutto quello che più le piacque».(7)

La Santa utilizzò soprattutto la legislazione e l'esperienza religiosa della Incarnazione. Del vecchio monastero ritenne sin dal principio, come norma basilare, la Regola primitiva del Carmelo. Si servì anche delle Costituzioni - "le Costituzioni antiche", ella dirà. Però solo come punto di riferimento per dare inizio alla vita in San Giuseppe ed elaborare le nuove leggi; non adottando il vecchio testo per redigere il nuovo. Anzi a volte tenendolo come punto di riferimento per diversificare la nuova vita con una prescrizione opposta. Così la Regola e le Costituzioni, nelle mani della Santa, avranno un significato diverso: la Regola stabilisce e rinsalda la continuità con il Carmelo delle origini; le Costituzioni esprimono la originalità del carisma e dello stile di vita delle comunità teresiane.

3. La Santa sentirà tutta la vita la sua responsabilità circa le Costituzioni dei suoi Carmeli. Però a misura che le sue fondazioni aumentano e la nuova famiglia va configurandosi come istituzione religiosa, i poteri legislativi della Santa diminuiscono progressivamente ed ella medesima passa in penombra, anche se resterà vigilante e attiva fino all'ultimo momento.

Non sembra che Pio IV abbia approvato formalmente le Costituzioni primitive di San Giuseppe.(8)

Ma fra il 1567 e il 1569 il Generale dell'Ordine, Giovanni Battista Rossi le approva. E in forza di tale autorizzazione, da quel momento saranno designate ufficialmente come Costituzioni del Padre Generale.

In occasione del Capitolo della separazione (Alcalà 1581), le facoltà chieste a Roma per convocare il capitolo e legiferare non saranno più indirizzate alla Madre Fondatrice: anzi il breve di erezione della provincia non la menzionerà neppure; attribuirà le origini della nuova famiglia ad "alcuni religiosi" che verso il 1565 (!) si proposero di seguire "con fedeltà e rigore la Regola primitiva"; e conferirà poteri legislativi al capitolo e ai capitolari di Alcalà, derogando a ogni tipo di facoltà anteriormente concesse, ivi comprese ovviamente quelle conferite quasi vent'anni prima alla Madre Teresa di Gesù.

Questo tassativo irrigidimento giuridico non impedirà - come vedremo - che anche in questo momento, e in seguito, la Santa continui a sentirsi responsabilizzata della vita dei suoi Carmeli e delle leggi che devono animarli.

Primo passo legislativo: Costituzioni per San Giuseppe di Avila

1. Non sappiamo quando la Santa redasse la prima volta le Costituzioni. È probabile che la vita nel Carmelo di San Giuseppe cominciasse in tutta semplicità, basata sulla Regola, animata dalla presenza della Madre Fondatrice, senza altre norme codificate. È probabile anche che quando scriveva la Vita e il Cammino (rispettivamente anni 1565 e 1566), già avesse steso il primo abbozzo delle Costituzioni. Secondo la Vita, in San Giuseppe non solo si seguono le prescrizioni della Regola, ma «alle sorelle queste austerità sembrano ancora lievi, (ciò che vi è prescritto) e ne aggiungono altre che ci paiono necessarie per osservare questa (Regola) con maggior perfezione, e spero nel Signore che l'opera iniziata vada avanti, come Sua Maestà mi ha detto» (Vita 36, 27). - Sono ugualmente numerose le allusioni del Cammino (prima redazione) a queste Costituzioni di San Giuseppe. Sarà questo il testo che la Santa presenterà al Padre Generale nel 1567, e che egli approverà in vista delle fondazioni che in seguito si faranno sotto la sua obbedienza. (A questa approvazione si riferirà il P. Gracián, il Provinciale di Castiglia Angelo de Salazar, lo stesso P. Generale e il prologo delle Costituzioni del 1581).

2. Però questa primizia della penna teresiana non è arrivata fino a noi. Conosciamo il suo contenuto solo indirettamente. Verso gli anni 1568/1569 servì di base per l'abbozzo di Costituzioni fatto dai primi frati di Duruelo e destinato agli Scalzi. La Santa aveva mostrato un particolare interesse perché questi, prima di iniziare la vita riformata, la imparassero da lei e dai suoi Carmeli. A questo scopo portò con sé a Valladolid fra Giovanni della Croce, giovane più malleabile e promettente, perché si informasse «di ogni nostra maniera di procedere perché ne riportasse una buona comprensione su tutto, sia per la mortificazione che per lo stile di fraternità e ricreazione che abbiamo insieme, [...] lo stile di vita delle sorelle» (Fond. 13, 5, e prima 10, 4).

Una volta a Duruelo, fra Antonio di Gesù e Giovanni della Croce abbracciarono la Regola primitiva e adottarono le Costituzioni teresiane per elaborare le proprie. È arrivata fino a noi la minuta autografa del P. Antonio di Gesù. Si conserva nell'Archivio generale dei Carmelitani calzati di Roma, preparato per revisione e firma del P. Generale Rubeo.

3. La minuta manoscritta di Duruelo è estremamente interessante dal punto di vista teresiano. Il P. Antonio si propose di ricalcare il testo della Santa, trasferendolo materialmente dal femminile al maschile, anche se introducendo alcune modificazioni imposte dallo stato clericale della nuova comunità, o che forse ha ritenuto opportune lo stesso P. Antonio. Grazie a tale fedeltà "materiale" quasi perfetta, dal testo di Duruelo possiamo risalire alle Costituzioni di San Giuseppe - le medesime poi in vigore nei carmeli di Medina, Malagòn e forse Valladolid. Cioè:

a) Era un testo estremamente breve. Poco più esteso della Regola.

b) Fondamentalmente mirava a stabilire la fisionomia della giornata carmelitana. Di fatto si concludeva con una modesta affermazione: «Il sopradetto (cioè, tutto il testo di Duruelo) riguarda la ripartizione del tempo». Orologi e orari dovevano essere importante preoccupazione del P. Antonio in quegli inizi, come già notò con umorismo la Santa (Fund. 14, 1).

c) Non esisteva distinzione fra coristi e non coristi.

d) I titoli degli otto articoli nei quali è suddiviso il testo può offrirci una certa idea dei punti di legge. Essi sono: 1) ordine per le cose spirituali, 2) la comunione, 3) le cose temporali, 4) digiuno e astinenza, 5) la clausura, 6) i novizi, 7) gli uffici umili, 8) cura degli infermi.

4. Gli otto articoli, con il medesimo ordine, sussisteranno nel testo delle Costituzioni che la Santa completerà e diffonderà in seguito nei suoi Carmeli. Così come si presentano in questa prima redazione, formano un trattato estremamente semplice, emanazione diretta del carisma teresiano appena sbocciato. Si comincia dalle cose spirituali: liturgia e orazione personale. Si dedica particolare attenzione alla separazione della casa e al raccoglimento delle sorelle: la clausura. E si conclude (paragrafo ottavo) con l'amore per le inferme, il lavoro, la ricreazione, la correzione fraterna e la povertà della casa.

Nel conventino di San Giuseppe questo quadro elementare di norme aggiunte alla Regola bastava, perché assunto e potenziato dalla pedagogia e dagli insegnamenti del Cammino di Perfezione. I tre testi - Regola, Costituzioni, Cammino - configuravano lo stile di vita comunitaria inaugurato in quella casa.

Noi possediamo una specie di sintesi autorizzata di quella vita e di quelle Costituzioni: è fatta anni più tardi dal P. Gracián nella sua Relazione sul Capitolo di Alcalà. Ecco le sue parole: «Si cominciò a fondare conventi di scalzi e di scalze sottoposti al governo dei provinciali calzati con leggi e costituzioni date dal detto Reverendissimo Generale secondo la Regola primitiva che contenevano: penitenza, umiltà, disprezzo del mondo, lavoro manuale e orazione»(9)

Il secondo passo: Costituzioni per tutti i Carmeli

1. A partire dal 1567 le fondazioni si moltiplicano. Con esse non solo cresce l'esperienza della Santa quanto a vita religiosa, ma anche gli stessi Carmeli teresiani vanno configurandosi ed esigendo una codificazione più completa delle proprie Costituzioni. Ad esempio la esigono:

a) la nuova situazione giuridica: dalla seconda fondazione (Medina) in poi, i monasteri sono sotto la giurisdizione dell'Ordine;

b) la varietà di situazioni in fatto di povertà e osservanza: a partire dalla terza fondazione (Malagòn), cominciano case con rendite e con altre dispense dalla Regola. Malgrado ciò, la Santa insiste sulla unità e omogeneità di vita in tutti i Carmeli (Fond. 9, 4).

c) Poco dopo (fine del 1569), sui Carmeli cominciano ad agire i Visitatori Apostolici, facilmente tentati di imporre "atti" che modifichino o sovraccarichino la vita e le Costituzioni teresiane: benché la vigilanza della Santa cerchi di salvaguardare una legislazione semplice, sobria e stabile, e di opporsi alle intrusioni autoritative di chi, dall'esterno, non capisce la vita specifica dei suoi Carmeli.

d) Infine, si moltiplicano le copie manoscritte delle Costituzioni per i diversi Carmeli. La stessa Santa lo aveva prescritto fin dagli inizi delle nuove fondazioni: «In ogni monastero tengano una copia di queste Costituzioni nell'arca a tre chiavi, e altre copie affinché si leggano una volta alla settimana a tutte le sorelle riunite [...] e ogni sorella se le imprima bene nella memoria [...] Cerchino di leggerle qualche volta, e a tal fine nel monastero ce ne siano più copie di quelle dette, sicché ognuna, volendo, possa portarle nella propria cella» (n. 57). La Santa va constatando che, a misura che le copie si moltiplicano, si caricano anche di varianti e persino di contraddizioni, ora per colpa delle amanuensi, ora per volontà delle priore. Ella vuole evitare a tutti i costi che nei carmeli femminili si verifichi ciò che accade presso gli scalzi, dove «in ciascuna casa si governavano come meglio credevano» (Fond. 23, 12).

2. Questa serie di motivi tiene all'erta la Santa di fronte al testo delle sue Costituzioni e la induce a ritoccarlo e completarlo. Non conosciamo la data esatta in cui fece tali ritocchi. Né possediamo il manoscritto autografo del nuovo testo. Abbiamo però un testo sicuro, fedelmente pubblicato dal padre Silverio di Santa Teresa(10) e dai successivi editori delle Opere della Santa. Testo venerabile per molti motivi: è quello che la Santa porta con sé di fondazione in fondazione fino all'anno prima della morte; è quello che lei stessa offre al Carmelo de La Imagen, fondato dalla sua amica Maria di Gesù, e osservato fedelmente in quel monastero per vari secoli, e su cui Gracián (proprio lì a La Imagen, Alcalà) scoprirà il carisma della Madre Teresa. È il testo con cui la Santa da l'avvio alla seconda fondazione di Scalzi (colloquio con il P. Mariano e fondazione di Pastrana nel 1569: Fond. 17, 3 «mi fu detto da nostro Signore che portassi la Regola e le Costituzioni»). Saranno queste le pagine che la Santa manderà al Capitolo di Alcalà perché su di esse si elaborino le Costituzioni definitive.

3. Ecco un breve sommario del contenuto, o piuttosto delle novità introdottevi dalla Santa:

a) Materialmente, il nuovo testo raddoppia le dimensioni del precedente. Agli otto articoli del testo primitivo se ne aggiungono altri nove: uno brevissimo sulle defunte (parag. 9); uno esteso e prezioso su «ciò che è obbligata a compiere ciascuna nel suo ufficio» (parag. 10); sei sul capitolo delle colpe e le diverse categorie di colpe (parag. 11-16); e infine alcuni numeri isolati, sulla lettura delle Costituzioni, sull'arca a tre chiavi e la contabilità, sulle discipline comunitarie e le rispettive intenzioni (17).

b) In questa serie di aggiunte, bisogna distinguere due blocchi nettamente diversi per qualità. Da un lato quelli di origine teresiana, riferentisi alla vita comunitaria. Dall'altro, il codice penale (articoli 11-16), non redatti dalla Santa, ma presi materialmente - come è risaputo - da testi costituzionali estranei, probabilmente per iniziativa o imposizione dei Visitatori. Certo, un blocco così smisurato e casuista rompe la simmetria e la sobrietà e semplicità delle Costituzioni della Santa.

c) Così dunque gli apporti che arricchiscono il testo si trovano nei paragrafi 9-11 e nei tre numeri finali. Fra tutti, i più importanti sono senza dubbio quelli in cui la Santa ha delineato gli uffici e le funzioni più particolari nella vita della comunità: come lei vorrebbe la priora, la sottopriora, la maestra delle novizie, le clavarie, fino alla sacrestana e la portinaia. Elementi importanti per la configurazione della vita comunitaria e dello stile di vita fraterna che così vivamente la Santa volle disegnare nei suoi Carmeli.

4. Fin dall'inizio della nuova serie di fondazioni, la Santa procurò che le sue Costituzioni ottenessero l'approvazione ufficiale. La concessero in primo luogo - come abbiamo indicato - il padre Provinciale e il padre Generale. Lo testifica il primo dei due nel Processo di Beatificazione della Santa: «Questo teste vide e approvò i capitoli e la regola dei sopradetti monasteri di scalzi, sia di monache che di frati, che la detta Madre Teresa presentò al Generale del predetto Ordine del Carmelo, che era allora il Maestro fra Giovanni Battista Rubeo, il quale Generale vide egli stesso e approvò la detta regola».(11)

Nel 1571, il domenicano Pedro Fernández, iniziando il suo ufficio di Visitatore, non solo chiede conto del «come si custodiscono la Regola e le Costituzioni che le dette religiose hanno per osservare quella», ma proibisce ai Visitatori successivi «di poter alterare cosa alcuna delle Costituzioni o innovare alcunché circa quelle».(12)

Poco dopo, il nuovo Visitatore Gracián torna a confermarle per i Carmeli di Castiglia e Andalusia il 7 maggio 1576.(13)

Nei tre casi, è evidente che c'è stata di mezzo la Santa con le sue iniziative e con i suoi suggerimenti. Sorgeranno nuovi incidenti e serie preoccupazioni l'anno successivo, quando interviene il nuovo Nunzio Filippo Sega. Ma la Santa riuscirà a scongiurare queste difficoltà. Il suo testo delle Costituzioni può finalmente arrivare serenamente al Capitolo di Alcalà, libero da pressioni estranee, presentato ai capitolari direttamente dalle sue mani di Fondatrice.

Terzo passo: le Costituzioni di Alcalà (1581)

È l'ultima tappa delle Costituzioni della Santa. Corrisponde al testo revisionato e promulgato in occasione del Capitolo di Alcalà (1581). Testo e avvenimenti sono ampiamente illustrati dai nostri storiografi. Pertanto, nella presente istruzione, raccoglieremo solo i dati più salienti.

1. Ammaestrata dalla grande tribolazione degli anni 1577-1579, la Santa intuì l'importanza che il Capitolo di separazione o l'erezione della Provincia stava per avere per i suoi Carmeli, volle perciò che in esso venissero sanzionate le sue Costituzioni.

Il Breve pontificio Pia Consideratione che erigeva la Provincia (22 giugno 1580) conferiva al Capitolo facoltà per «fare, mutare e alterare e, se lo crederà opportuno, abrogare del tutto e rifare di nuovo qualunque statuto o ordinamento che convenga per il bene della Provincia»,(14) sia per gli scalzi che per le monache.

La Santa per suo conto prese una posizione netta: procurare che nel Capitolo si stabilissero e sanzionassero le Costituzioni dei suoi Carmeli, ma che, se possibile, i Capitolari in quanto tali non vi mettessero mano.

2. Per realizzare ciò si servì della persona più adatta, il P. Gracián. In quel momento era lui il miglior collaboratore: meglio di tutti conosceva la vita e le leggi delle monache e il pensiero della Fondatrice. Era l'uomo chiamato ad organizzare il Capitolo a fianco del Commissario pontificio. Destinato a diventare il primo Provinciale degli Scalzi, secondo le previsioni della Santa, che di fatto risultarono esatte.

Durante i mesi che precedettero l'assemblea capitolare si intreccia un intenso carteggio tra i due, Gracián e la Santa. Serve per preparare il terreno. Gracián, per mezzo del Commissario pontificio, invia un'istruzione ai Carmeli perché ogni comunità mandi un memoriale al Capitolo. Le risposte passano attraverso le mani della Santa, che le revisiona e annota prima di trasmetterle a Gracián. Lei stessa gli invia, in lettere successive fin quasi alla vigilia dell'assemblea, una serie di suggerimenti e richieste sui temi che dovranno essere esplicitati, puntualizzati o modificati nelle Costituzioni.

Ma quest'ultimo elenco di suggerimenti personali della Madre Fondatrice erano destinati a Gracián, non ai membri del Capitolo. Era lui che doveva utilizzarli nella revisione del testo costituzionale. In tal modo i criteri della Santa avrebbero avuto piena efficacia, mentre lei preferiva mantenersi a distanza dal Capitolo qualunque fosse la ragione.

3. Di fatto, il Capitolo si occupò appena in questo campo. Dedicò pochissimo tempo al tema delle Costituzioni (di frati e di monache): poco più di tre giorni, secondo la minuziosa Relazione di Gracián. Esattamente il 7, 8 e 9 marzo. Ritornò sul tema il giorno 11, e il 13 già «si pubblicarono (nell'Assemblea) le Costituzioni» tanto dei frati che delle monache.(15)

Questi tre o quattro giorni sarebbero bastati appena per lavorare sulle Costituzioni degli Scalzi, che praticamente avevano da essere elaborate integralmente. Già prima del Capitolo, attorno al Commissario si erano riuniti i padri Gracián, Doria, Roca, Ambrogio Mariano e il Rettore di Alcalà Elia di San Martino per "una comunicazione" sul tema delle Costituzioni: quelle degli Scalzi prevalentemente, se non esclusivamente.

È certo che Gracián, premuto così insistentemente dalla Santa, lavorò per proprio conto sulle Costituzioni di lei: così sarebbero giunte al Capitolo pronte per la presentazione e promulgazione. Il Capitolo stesso avrebbe avuto chiara coscienza che non erano un testo elaborato durante l'assemblea - come quello dei religiosi - ma il medesimo che già era in vigore fra le monache.

4. Non conosciamo quale fu la prassi seguita durante il Capitolo nella presentazione delle Costituzioni della Santa. Conosciamo i risultati. Mentre per le Costituzioni degli Scalzi si applicò la norma stabilita dal Breve Pontificio che dava facoltà di «abrogarle e applicarsi a farle di nuovo», non capitò così per le Costituzioni teresiane. Lo dirà espressamente il Prologo con cui furono promulgate dal Capitolo: «Ma, poiché le leggi e le costituzioni che avete avuto finora sono così sante e religiose, fatte e ordinate da uomini tanto gravi e di tanta autorità, quelle che ora vi diamo non sono diverse, bensì le stesse che finora avete avuto». - Le stesse, solo «aggiungendo o togliendo o mutando alcune poche cose che parvero convenire al bene della famiglia religiosa».(16)

"Poche cose". - Di fatto il revisore (Gracián) aveva trattato con sommo rispetto e amore il testo della Santa, anche nelle sfumature redazionali. Vi incorporò quasi tutti i suggerimenti ricevuti da lei nel carteggio degli ultimi mesi. Riordinò il contenuto e ristrutturò l'opera: non del tutto opportunamente in qualche caso; però costrettovi dal disordine spontaneo del precedente testo teresiano. (Già sappiamo che la Santa aveva proceduto per aggiunte: apportando prescrizioni al testo primitivo; l'ultima di tutte dopo il "Deo gratias" conclusivo). Infine, Gracián aveva aggiunto all'insieme dei punti indispensabili, come quello relativo all'elezione delle priore (c. 1º). (Nota)

5. "Il giorno 13 del mese di marzo 1581", le Costituzioni della Santa venivano promulgate con ogni solennità, in questi termini: «Queste sono le Costituzioni che noi, i suddetti Commissario Apostolico, Provinciale e Definitori, abbiamo fatto e ordiniamo nel nostro Capitolo della detta Provincia dei padri dell'Ordine di nostra Signora del Carmelo della primitiva Regola, che si chiamano Scalzi; e vogliamo e ordiniamo che tutte le religiose della predetta provincia della Regola primitiva, chiamate scalze, le abbiano come proprie per osservarle e vivere conforme ad esse».(17)

Firmavano il Commissario Apostolico, il nuovo provinciale Gracián e i definitori. Fra questi, fra Giovanni della Croce e Antonio di Gesù, i due scalzi che a Duruelo avevano ricevuto il primo abbozzo del testo della Santa.(18)

Il rapido tramonto delle Costituzioni della Santa

1. Si era caduti in un lapsus poco delicato. In quelle Costituzioni di Alcalà non solo mancava il nome della Madre Teresa di Gesù, ma anche ogni allusione alla sua persona e al suo precedente lavoro redazionale.

L'omissione si deve certamente alla mentalità giuridica e non molto femminista di quel momento e di quegli uomini. Era forse giustificata sul piano giuridico, però li fece cadere in una sfasatura storica. Sia nel Prologo che nell'Epilogo si alludeva agli autori delle Costituzioni anteriori al Capitolo con termini che escludevano la penna della Santa.

Ancora più esplicitamente lo lascerebbe sottintendere lo stesso Gracián nella lettera dedicatoria: autori del precedente testo costituzionale sarebbero il P. Generale Rubeo, il Visitatore Apostolico Pedro Fernández e lui stesso. «All'inizio (queste Costituzioni di Alcalà) furono prese dalle Costituzioni antiche dell'Ordine, e date dal reverendissimo nostro Padre, il maestro Giovanni Battista Rubeo di Ravenna, priore generale. Poi il molto Reverendo Padre F. Pedro Fernández, Visitatore Apostolico di quest'Ordine per incarico del nostro Santissimo Padre Pio V, vi aggiunse alcuni atti e spiegava alcune delle dette Costituzioni, e anch'io vi aggiunsi qualcosa quando visitai per commissione apostolica questa congregazione di carmelitani scalzi [...] E infine in questo nostro Capitolo provinciale celebrato in Alcalà...»(19). Vedremo in seguito le conseguenze di questa innocente omissione.

2. Da parte della Santa nessun inconveniente in questo. Nel medesimo mese di marzo ella già conosce il fatto e ne gioisce. Si affretta a sollecitare da Gracián l'edizione del nuovo testo e arriva a vederlo pubblicato entro lo stesso anno, alla fine di dicembre.

Era la prima opera teresiana che usciva dalle stampe. Si presentava molto bene, con una devota immagine della Vergine in prima pagina e con il nuovo stemma della famiglia teresiana come colofone. Un volumetto di 96 pagine, in formato tascabile (14 x 10 cm.), che comprendeva: le lettere introduttorie di Gracián, la Regola di Sant'Alberto, le Costituzioni e il "modo di dare velo e professione alle monache carmelitane scalze". L'edizione era stata curata personalmente dal P. Gracián a Salamanca. (Vi era stampato "in Salamanca, dagli eredi di Mathias Gast. 1581").

A questo libretto si riferiranno concretamente le parole pronunciate dalla Santa nel suo letto di morte, il 3 ottobre dell'anno successivo.

3. Gli obiettivi che avevano spinto la Santa alla promulgazione e all'edizione delle sue Costituzioni erano stati di dar loro stabilità, mantenerle nella loro sobrietà iniziale, impedire interpolazioni non convenienti e assicurarne la continuità dopo la sua morte. In una lettera a Gracián, quando era ancora Visitatore, aveva protestato contro la proliferazione di leggi e la smania di innovazioni di certi superiori: «V.R. vede ora quanto pesino i regolamenti lasciati dal padre Giovanni di Gesù, che, a mio parere, torna a ripetere le Costituzioni di Vostra Paternità. Non capisco perché. Questo è ciò che temono le le mie monache: che abbiano da venire dei prelati che le opprimano, e caricare molto e fare nulla. Strana cosa che non pensino sia visita se non fanno leggi...»(20)

La Santa non riuscì a scongiurare il pericolo. Rispuntò dopo la sua morte. Lo ravvivò la crisi di crescita della sua Opera e si aggravò con il conflitto che ebbe come protagonisti il braccio destro della Santa nella revisione delle Costituzioni, P. Gracián, e il suo sucessore nel provincialato, P. Nicolò Doria. Furono giornate burrascose che ora non intendiamo ripercorrere. In questa istruzione ci interessano unicamente i dati indispensabili per cogliere il perché e il come del rapido tramonto delle Costituzioni.(21)

Il tramonto si consumò nel decennio posteriore alla morte della Santa: 1582-1592. Come tappe del processo si possono fissare le tre edizioni delle Costituzioni, che si succedono rapidamente:

1588: edizione di Anna di Gesù, a Madrid.
1590: edizione latina a Roma.
1592: edizione del P. Doria, a Madrid.

Esaminiamole a una a una.

4. Senza novità si arriva alla prima edizione, che è quasi un successo. La fa in Madrid Anna di Gesù (Lobera). L'hanno preceduta da vicino due importanti episodi.

Il primo è il recente Capitolo di Valladolid, 1587. Le monache, temendo che le Costituzioni della Santa possano esservi alterate o rifuse, vi inviano dei memoriali con la richiesta che le si mantenga integre. Lo riferisce Maria di San Giuseppe nel suo Ramillete de Mirra: «Nel capitolo di Valladolid [...] essendoci avvertite l'un l'altra, vi mandammo petizioni di tutti i conventi nelle quali si chiedeva: primo, che, poiché la nostra Madre Teresa di Gesù stabilì con tanta ponderatezza, spirito e preghiera e santità le sue Costituzioni e i capitoli precendenti e altri prelati, tanto Commissari Apostolici che i Generali e Provinciali le avevano approvate, e l'esperienza aveva fatto capire quanto si sia proceduto bene con quelle, supplicavamo che non si discutesse di alterare o mutare nulla in esse».

Effettivamente le Costituzioni rimasero salve.

Il secondo precedente è in relazione con le vicende dell'edizione. Davanti alla scarsità di esemplari delle Costituzioni di Alcalà e all'aumento numerico dei Carmeli e delle monache, Anna di Gesù ottiene dal P. Doria e dalla Consulta il permesso per una seconda edizione (15 agosto 1588) e, mentre questa si trova sotto stampa, giunge da parte del Nunzio Pontificio a Madrid, Cesare Speciano, una solenne conferma del testo della Santa. Il documento porta la data di Madrid, 13 ottobre 1588.(22) È indirizzato alle monache e verrà pubblicato come preliminare della nuova edizione. In esso si ripara ampiamente al precedente silenzio ufficiale sull'origine teresiana delle Costituzioni, poiché si afferma che «le compose con spirito divino Teresa di Gesù, defunta, prima istitutrice e fondatrice del vostro Ordine».(23) Il documento puntualizza la norma relativa al silenzio di Regola (dopo Compieta). E conferma il testo della Santa con «forza di perpetua stabilità», ordinando al Vicario e Consiglieri che «in nessun modo mutino qualcosa di esse (le Costituzioni), ma piuttosto le facciano osservare compiutamente e inviolabilmente».(24)

Con questo avvallo e l'approvazione dei superiori, le Costituzioni della Santa vedevano di nuovo la luce, in un prezioso volume di piccolo formato (11 x 7 cm. 193 ff.), nel medesimo anno in cui si pubblicavano le Opere complete della Santa a Salamanca e Barcellona (1588).

Unico punto sostanzialmente ritoccato nel testo era il n.8 del cap. 5 riguardante il silenzio dopo Compieta, attenendosi alla Regola e alle dichiarazioni del Nunzio.

5. Le cose cambieranno del tutto due anni dopo, con una nuova edizione realizzata ufficialmente a Roma e provocata dalla stessa Anna di Gesù ed altre religiose spagnole.

Di fatto, la recente conferma del Nunzio apostolico non offriva sufficienti garanzie di stabilità. In considerazione di ciò, si ricorre al Sommo Pontefice chiedendo la conferma definitiva ed insieme altri favori che, quando poi saranno concessi e introdotti nelle Costituzioni, deformeranno per la prima volta in modo grave il testo della Santa.

Autori materiali del cambiamento furono i membri della commissione romana che revisionò le Costituzioni della Santa, le tradusse in latino (che passerebbe a essere testo ufficiale) e le incluse nel corpo del Breve Pontificio Salvatoris et Domini di Sisto V, in data 5 giugno 1590.

La più grave alterazione introdotta nelle Costituzioni teresiane appariva nello stesso titolo del documento, così come fu stampato ufficialmente l'anno medesimo a Roma e che suonava così: «Confirmatio apostolica Constitutionum Monialium Primitivae Regulae Ordinis Beatae Mariae de Monte Carmelo discalceatarum nuncupatarum, et erectio Commissariatus Monialium dictae observantiae».(25)

Effettivamente, il nuovo testo con la istituzione del Commissariato generale introduceva un mutamento sostanziale nelle Costituzioni della Santa (c.1) e nel governo dell'intera Congregazione; ristrutturava di nuovo l'insieme dei capitoli (che non sarebbero stati più 20 ma 24) e apportava numerosi ritocchi al contenuto. Come esempio basti riportare qui un numero, apparentemente accessorio, però estremamente significativo dal punto di vista teresiano: è quello relativo alla lettura spirituale delle monache: capitolo 10, numero 2 in entrambe le edizioni (di Alcalà e di Roma).

Nelle Costituzioni di Alcalà si leggeva:

«La Priora abbia cura che vi siano buoni libri, specialmente i Certosini, Flos Sanctorum, Contemptus mundi, l'Oratorio dei Religiosi, quelli di fra Luigi de Granada, e del P. fra Pietro d'Alcantara, perché in una certa misura questo nutrimento è tanto necessario per l'anima quanto il cibo per il corpo».(26)

Il testo latino delle Costituzioni romane aveva allargato e deformato così l'elenco:

«Curet priorissa ut spirituales tantum ac approbati libri perlegantur; praecipue vero vitae sanctorum Patrum, ac passiones sanctorum Martyrum et aliorum Sanctorum vitae; Dionysius Cartusianus de quatuor novissimis; Thomas de Kempis seu Joannes Gerson, de Contemptu mundi; Flores Sanctorum Didaci de Villegas; opera Fratris Aloysii de Granada, nimirum Memoriale, seu de oratione; Dux poenitentium peccatorum vulgo Guía de pecadores; Meditationes de vita Christi; Cathechismus de amore Dei; opera Fratris Petri de Alcantara, scilicet De oratione et meditatione; opera Fratris Didaci Stellae, De vanitate mundi et amore Dei; Oratorium Religiosorum Antonii de Guevara Episcopi Mintoniensis; opera Joannis Avilae, videlicet illud quod inscribitur Audi filia, et eius epistolae; liber Fratris Aloysii de León inscriptus: Nomina Christi, et alii libri spirituales probati; huiusmodi namque lectio non minus ex parte necessaria est ad animi refectionem, quam cibus ad corporis alimoniam».(27)

Questa strana inflazione di titoli e autori trasforma il quadro pedagogico della Santa, e per di più, fra tanta bibliografia, non ci si degna di menzionare neppure una sola delle opere teresiane, proprio nel momento in cui queste ultime stavano diventando un autentico bestseller della letteratura spirituale. (Il Cammino era stato pubblicato nel 1583 in Evora, nel 1585 a Salamanca, nel 1587 a Valencia. E le Opere della Santa, due volte nello stesso anno 1588: a Salamanca e a Barcellona; e nuovamente a Salamanca nel 1589).

In cambio, il Breve che comprendeva la nuova edizione abbondava in teresianismo. Vi si diceva che il Capitolo di Alcalà aveva pubblicato «alcune Regole e Costituzioni tratte dai libri e dagli scritti con i quali la stessa Teresa era solita istruire le sue discepole...» (La traduzione castigliana del Breve fu pubblicata nello stesso anno 1590 dal biografo della Santa, Francesco Ribera, nei preliminari de la Vida de la Madre Teresa, e attraverso questo canale giunse rapidamente a conoscenza di tutti i Carmeli. Ribera, che non si rese conto dei mutamenti introdotti nelle Costituzioni, fece un altissimo elogio del documento romano; e con ciò aggravò la situazione).

6. Risultato finale: revisione e edizione del P. Doria e della sua Consulta. Oltre i cambiamenti introdotti nel testo romano, l'erezione di un commissariato generale, che toccava direttamente il governo della Congregazione, provocò una violenta reazione fra i Superiori di quest'ultima.

Due anni più tardi (sorvolando qui episodi drammatici del 1590-1591), le Costituzioni venivano di nuovo pubblicate a Madrid (1592): nuovamente rielaborate, nuovamente avallate dalla Santa Sede. Però ormai irreversibilmente distanti dal testo teresiano.

Si era passati a posizioni estreme. Si negava che le Costituzioni del Capitolo di Alcalà fossero della Santa; si rifiutava l'edizione romana, che - secondo questo nuovo modo di vedere le cose - partiva dal falso presupposto del teresianismo delle Costituzioni. Perciò venivano rifuse integralmente. Ma, prendendo come base il testo latino, che viene nuovamente ritradotto in spagnolo e posto in sostituzone di quello di Alcalà. Basti come esempio rivelatore il già ricordato tema della lettura spirituale (c.10, n.4, ff.48-49 della edizione del 1592), che trascrive integralmente l'elenco del 1590, senza cadere nella tentazione di includere il Cammino o le Mansioni.(28)

Il libretto (10,5 x 7 cm.), pubblicato a Madrid, portava all'inizio cinque pagine di introduzione, nelle quali si rifaceva la storia delle Costituzioni delle scalze, mettendo da parte - intenzionalmente ormai - ogni riferimento alla Madre Teresa.

7. Le Costituzioni della Santa sopravvivranno dentro e fuori del Carmelo, ma di una sopravvivenza marginale e isolata. - Il Carmelo de La Imagen, di Alcalà, si manterrà fedele alle Costituzioni che vi portò la Santa nel 1569 (testo anteriore al Capitolo di Alcalà). - Un grande ammiratore della Santa, San Giovanni de Ribera, patriarca di Valenzia, le adotterà per la Congregazione di Agostiniane da lui fondata, che le manterrà fino ai nostri giorni. (Prima edizione di Ribera: Valencia 1598). - Le adotteranno nel 1626 le carmelitane fondate da Fecet a Saragozza e successivamente tutti i carmeli filiali di quello di Saragozza, fino al nostro secolo. Ed anche i carmeli francesi e di origine francese, sino al rifacimento delle Costituzioni imposte nel nostro secolo dal Codice di Diritto Canonico.

Un quadro sinottico, che faciliti una visione panoramica di tutte queste ramificazioni, potrebbe essere il seguente:

Avila/Duruelo testo manoscritto 1562-1568
Nuove fondazioni testo manoscritto 1568-1581
La Imagen-Alcalà Capitolo di Alcalà dato dalla Santa attraverso Gracián nel 1569 ed. Salamanca nel 1581

Edizione di Madrid Edizione latina Madre Anna: 1588 Roma 1590

Edizione del P. Doria Madrid 1592

Valenza S. Juan de Ribera 1598...

Versioni francesi 1607...

Saragozza 1626... 1926...

Collocazione delle Costituzioni della Santa nel magistero e nel carisma teresiani

1. Basta tener presenti le parole della Santa sul letto di morte e l'impegno che pose nell'elaborazione delle Costituzioni, per scoprire l'importanza che ella vi diede.

Nei limiti della presente istruzione non rientra un'analisi o una valutazione del loro contenuto. Considerata la brevità del testo teresiano, questo studio non risulterà difficile a una carmelitana o a un qualsiasi carmelo. Sarà sufficiente seguire l'evoluzione del testo nelle tre tappe già ricordate:

- Il testo primitivo (Avila-Duruelo) può leggersi in La Reforma Teresiana. Documentario histórico de sus primeros días dei PP. Tomás-Simeón, edito nel 1962 e in vendita al Teresianum a Roma. Oppure nelle ultime edizioni delle Opere della Santa fatte dai PP. Efrén de la M. de Dios e Otger Steggink, nella editrice BAC di Madrid.

- Il secondo testo puo vedersi integro nelle edizioni correnti delle Opere della Santa,

- Il terzo testo - Alcalà 1581 - si trova nella riproduzione in facsimile della edizione principe (Salamanca 1581), fatta a Burgos 1978 (Ed. Monte Carmelo, ap. 19, Burgos, Spagna), oppure in appendice alle Costituzioni del 1991.

- L'edizione giustapposta dei testi 2 e 3 può vedersi nell'edizione del Camino-Constituciones-Modo de visitar, fatta in "Archivio Silveriano" di Burgos (editrice citata). - Oppure nella edizione comparata del P. Otilio Rodríguez, dal titolo El Testamento Teresiano, Burgos, Ed. Monte Carmelo 1970, e in traduzione italiana (testi originali spagnolo e traduzione italiana) a cura del Carmelo "Tre Madonne" di Roma.

Qui indicheremo soltanto alcuni punti di riferimento, che servano a situare le Costituzioni nel quadro globale delle Opere della Santa e ne facilitino la valutazione.

2. Originalità: riguardo alle Costituzioni dell'Incarnazione. - Per 27 anni la Santa visse nel monastero che aveva accolto la sua professione. Lì sbocciò il progetto di fondazione; da lì ebbe inizio la realizzazione. Prima di darvi corpo e mentre si andava delineando nella mente di lei, lesse e rilesse con rinnovato interesse le Costituzioni dell'Ordine: «Io, nonostante aver letto tanto le Costituzioni...» (Vita 35, 2). Si trattava ovviamente delle Costituzioni delle Carmelitane, e in concreto del suo monastero.

Una volta iniziata la vita a San Giuseppe di Avila, non sappiamo fino a che punto quelle Costituzioni siano servite di riferimento alla comunità. In uno degli appunti della Santa, si legge questa specie di promemoria senza data: «Giorno della professione e dell'abito, è delle antiche Costituzioni che le sorelle che l'hanno ricevuto (l'abito) facciano la comunione». Ci sono poche altre allusioni a queste "Costituzioni antiche". Non sembra che le primitive costituzioni di San Giuseppe arrivassero a incorporare la norma che appare nella minuta elaborata dal padre Antonio di Gesù per Duruelo e che, a modo di conclusione, stabiliva: «Ciò che ciascuno è obbligato a compiere nel suo ufficio è segnalato nelle nostre sante Costituzioni (quelle dell'Ordine), a cui rimandiamo».

La Santa Fondatrice preferì non adattare alla vita della nuova casa tali antiche Costituzioni, ma elaborarle di sana pianta. Un simile deliberato gesto significa l'abbandono di uno stile di Costituzione (e di vita) e la scelta di un altro, nettamente diverso. Basterà confrontare i due testi - quello della Santa e quello che conosciamo con il titolo di "Costituzioni dell'Incarnazione"(29) - per cogliere il forte contrasto: - nei dettagli, estremamente numerosi nelle "antiche", elementari nelle teresiane; - nelle dimensioni, ridotte dalla Santa a un quarto; - nel tono: la Santa ha optato per la sobrietà e la soavità. In contrasto con l'abbondanza di norme di cui traboccava il vecchio testo, ella ha selezionato le più indicate per definire e configurare lo stile di vita avviato a San Giuseppe. Un buon indice della differenza tra le une e le altre può ricavarsi dai capitoli "delle pene", interpolate globalmente dalle antiche in quelle della Santa.

In realtà le Costituzioni delle carmelitane conosciute dalla Santa ("Costituzioni antiche" o "Costituzioni di Soreth" o "Costituzioni dell'Incarnazione") erano un adattamento di quelle dei religiosi e della stessa vita del cosiddetto "Primo Ordine" alle costituzioni e alla vita del "Secondo Ordine". Nel prologo delle "Costituzioni dell'Incarnazione" si leggeva: «Benché le istituzioni monastiche di qualsiasi religione approvata, stabilite per i frati, possano le religiose di quell'ordine a stento adempierle formalmente; però cosa ragionevole e giusta è che tutte le persone, sia uomini che donne, che, vivendo sotto il voto di professione e sotto una regola approvata, servono continuamente Dio, per quanto è possibile si conducano secondo quelle davanti a Dio. - Pertanto, con giusta e religiosa ragione fu istituito e ordinato che le costituzioni delle dette sorelle del sacro e approvato ordine della gloriosa Vergine Maria del Monte Carmelo siano ricavate dalle sacre istituzioni dei detti frati del detto ordine, e applicate alle predette sorelle, come e più congruamente si richiede da loro per un maggior profitto, tenuto conto della loro qualità e condizione».(30)

Non sarà questo il criterio della Santa. Al contrario: la sua prima idea si mosse in senso inverso: volle che fra Giovanni della Croce e Antonio di Gesù imparassero dalle monache il nuovo stile di vita e che le Costituzioni di queste servissero da modello sul quale abbozzare le prime costituzioni di Duruelo. La vita inaugurata a San Giuseppe, con il suo stimolo e l'originalità del Vangelo, era veramente l'ispiratrice del nuovo testo teresiano, che perciò nasceva senza prologo né premesse dottrinali né riferimenti a vecchi testi giuridici, persino con una certa libertà di movimento di fronte alla Regola, adottata come legge di base della casa. Nelle stesse Costituzioni la Santa aveva scritto: «...in ciò che è detto, poiché quasi tutto va ordinato conforme alla nostra Regola...» (n. 31: in quelle di Alcalà si omise deliberatamente il "quasi", cfr. c.II, n.5, p. 38). Effettivamente, rispetto alla Regola medesima ella si era comportata con libertà di movimento nella nuova casa, nel configurare l'aspetto comunitario e di convivenza, soprattutto introducendo l'orario di ricreazione.

3. Il dittico "Costituzioni-Cammino". - Non sappiamo se all'Incarnazione di Avila sia esistito un testo "proprio" di formazione spirituale comunitaria in accordo con il tenore e il carisma della casa. A San Giuseppe la Santa si affrettò a scriverlo lei stessa. Con rapidità non minore delle Costituzioni: nel 1566 il Cammino era già redatto. E in risposta alle osservazioni fatte dal censore al suo manoscritto, in quel medesimo anno ella lo rifà e lo scrive integralmente una seconda volta.

Nei confronti del nuovo libro, durante la vita, manterrà un atteggiamento simile a quello adottato per le Costituzioni: lo revisionerà e correggerà, lo farà trascrivere per vari Carmeli, ed ella stessa tornerà a ritoccare queste copie fatte da altre mani. Infine lo preparerà con cura per la stampa, contemporaneamente alle Costituzioni; solo che, per difficoltà formali, le pagine del Cammino vedranno la luce con un ritardo di quasi due anni: Evora 1583.

Mettendo accanto alle Costituzioni il Cammino, la Santa realizzava qualcosa di simile alle Congregazioni moderne con il dittico "Costituzioni-Direttorio". Solo che per lei la complementarità dei due libri era più netta: il Cammino aveva carattere strettamente pedagogico-spirituale, non giuridico. Si proponeva di indicare l'aspetto dottrinale-spirituale dei testi di base: Regola-Costituzioni.

Nei riguardi di quest'ultime, il Cammino disimpegnava la funzione di libero commento, proponendo alle lettrici gli obiettivi della vita nel Carmelo, gli ideali della comunità, la via delle virtù e dei consigli evangelici, la meta della vita contemplativa: santità dell'unione per la contemplazione.

Da queste pagine bisogna rileggere e captare lo spirito delle Costituzioni, intese come norma di vita per una comunità contemplativa, nella quale le prescrizioni di dettaglio sono impegno serio, però sono ordinate ad una meta finale che dovrà essere tenuta di mira da ogni singola religiosa e dalla comunità.

Insieme al valore dei dettagli, la lettura delle Costituzioni secondo la prospettiva del Cammino permette di stabilire la gerarchia dei valori nella serie di prescrizioni normative. Si capisce bene perché la Santa nel testo originale (1ª e 2ª redazione) abbia dato il primo posto al tema della liturgia e dell'orazione personale (paragrafi 1 e 2) e il suo interesse nel delineare la clausura carmelitana (paragrafo 4). Si comprende perché si sia preoccupata di definire con tanta cura la fisionomia della vita comunitaria dosando equilibratamente "solitudine e vita di comunità", "lavoro e orazione", "coro e ricreazione", "cella e giardino con romitori"...; perché poi abbia aggiunto il denso paragrafo sulle persone e le diverse funzioni comunitarie ("ciò che ciascuna è obbligata a fare nel proprio ufficio"). E infine perché abbia abbondantemente usato, nella sua tipica maniera di usare superlativi, una lunga serie di prescrizioni: ad esempio sulla fedeltà alla Regola e Costituzioni («si tenga molto conto di ciò che comanda la Regola», n.24; «tener gran conto perché in tutto si osservi la Regola e le Costituzioni», n.34; «molta cura di leggere le Costituzioni alle novizie», n.40 e 57); o a riguardo della selezione delle vocazioni e della formazione delle novizie («si guardi molto che quelle che si devono ricevere siano persone d'orazione», «si badi molto...» «non lo si faccia in nessuna maniera, che sarebbe gran male», «questa costituzione si consideri molto e la si osservi...» n.21); e così successivamente sulla vita comune, la povertà, il silenzio, la cura delle inferme («le inferme siano curate con ogni amore, larghezza e pietà... a ciò faccia molta attenzione la priora ..», n.23). Questi superlativi manifestano la sensibilità della Santa davanti a situazioni e aspetti della nostra vita religiosa.

Non si dovrebbe stabilire come norma ermeneutica che il Cammino è la esplicitazione autentica dello spirito delle Costituzioni teresiane?

4. L'altro dittico teresiano "Costituzioni-Modo di visitare i monasteri". - Le due operette della Santa si collocano su due piani diversi e complementari. Sappiamo che il secondo opuscolo (il "Modo" o come è stato recentemente intitolato la "Visita delle Scalze") non fu scritto per le monache ma per il Visitatore. Conteneva criteri direttivi per quando egli avesse da agire e da scrivere quacosa come un "Direttorio per Visitatori". (Si tenga presente che il destinatario immediato era Gracián e la Santa gli scrive con franchezza assoluta e con la massima intimità).

Alla lettrice carmelitana di oggi, e in riferimento alle Costituzioni, il "Modo" apre prospettive interessanti. Lo stile di vita religiosa ideato dalla Santa contiene tanta soavità, semplicità, spirito di famiglia e senso della presenza di Dio, in atteggiamento contemplativo che esige pace, concordia e intelligenza comunitaria, "amore delle une per le altre". Nell'esistenza di ogni carmelo è però necessario periodicamente un tempo di revisione di vita e di ripresa verso gli ideali. Si ottiene con qualcosa di eccezionale: l'arrivo di una persona da fuori, il superiore, che, in coscienza e con autorità, fa il bilancio della vita e della fedeltà a quanto programmato e promesso. Con amore e rigore, senza "cedere" - dirà la Santa. Ella vedeva così il momento della "Visita".

L'eccezionalità di questo avvenimento, importante ma passeggero, permette di captare meglio il tono e inoltre lo spirito delle Costituzioni teresiane. Davanti alla fugacità della giornata di visita, le Costituzioni (come il Cammino) prendono invece di mira la vita della comunità in tutta la sua estensione, con la serietà dell'impegno dei voti, della Regola, della vita fraterna, della contemplazione, del lavoro... Però «con soavità (cfr. Fond. 18, 7 e lettera del 17.1.1577 a Maria di S. Giuseppe), con amore verso lo Sposo (Cost. n. 7), con amore, pietà e comprensione fra le sorelle (nn. 23, 28, 34, 40). Di fatto, le Costituzioni sono il condensato dell'esperienza che la Santa acquistò progressivamente nella sua vita religiosa. Ella stessa riassumeva la sua evoluzione in questo senso: «no soy la que solía en gobernar; todo va con amor» - «non sono nel governo quella che solevo, tutto va con amore»(31)

5. Le Costituzioni nel quadro degli altri scritti teresiani. - Oltre il trittico "Costituzioni-Cammino-Modo", abbiamo il magistero teresiano degli altri libri. Specialmente quelli che furono scritti quando l'esperienza della Santa era giunta al culmine, verso la fine della sua vita.

Per la lettura delle Costituzioni e la valutazione delle sue prescrizioni, le Fondazioni e l'Epistolario rivestono una particolare importanza. Le prime perché la vita della Santa testifica come ella di fatto camminò, a volte in situazioni eccezionali, ma costantemente ricche di consegne, suggerimenti, consigli, che gettano luce su ciò che è programmato nelle pagine delle Costituzioni. Non meno interessante è l'Epistolario della Santa, che riflette direttamente la vita vissuta. Nemica della proliferazione di norme, ella optò per la concisione delle sue Costituzioni. Ma la vita è sempre piena di sfaccettature e mutamenti, di situazioni imprevedibili e non codificabili. L'Epistolario (e soprattutto il carteggio con Gracián e con le carmelitane) si apre come un grande balcone sulla vita della Santa e dei carmeli appena fondati. La linearità della Regola e delle Costituzioni diventa qui spazio dilatato, ricco di suggerimenti, motivazioni, soluzioni, progetti.

È certo che né il Cammino né le altre opere della Santa sono una glossa o "commento ufficiale" alla Regola e alle Costituzioni. Né le carmelitane della prima generazione, che ci hanno trasmesso nei Processi tante parole della Santa, raccolsero le conversazioni con le quali ella commentò le leggi nei capitoli conventuali o in ricreazione. Neanche Maria di San Giuseppe lo fece nel suo Libro de Recreaciones o nella Instrucción de Novicias. Ma questa lacuna è ampiamente colmata da questo altro genere di commento, libero e autentico, che ci giunge dal Cammino, per cogliere gli ideali che sono l'anima delle Costituzioni, dal Modo per situare in controluce lo stile di vita codificato in esse, dalle Fondazioni e Lettere per inquadrare il testo stesso delle leggi nella vita che le incarnò e interpretò sotto la guida della stessa Santa Madre Fondatrice(32)

 

1. 1 Biblioteca Mística Carmelitana, t.18, 105.
2.
2 Isabella della Croce: BMC 18,111.
3.
3 Maria di San Francesco: BMC 20, 219.
4.
4 BMC 20, 195.
5.
5 Breve di fondazione, del 7.2.1562; MHCT, I, 11.
6.
6 Ib. p. 46.
7.
7 Vita della Santa, di Ribera, Salamanca 1590, L.II, c. 2, p.132.
8.
8 Il biografo della Santa, Ribera, afferma il contrario: II, 2, p.135.
9.
9 Cfr. Historia del Carmen Descalzo del P. Silverio, t.IV, p. 547; MHCT, II, 277.
10.
10 BMC VI, 1-26.
11.
11 BMC 19, 2.
12.
12 MHCT, I, 115.
13.
13 Cf. MHCT I, 316-317.
14.
14 MHCT, II, 204.
15.
15 MHCT, II, 283.
16.
16 Edizione di Salamanca 1581, p. 5.
17.
17 Edizione di Salamanca 1581, p. 68.
18.
18 Uno studio particolareggiato delle varianti introdotte nel testo di Alcalà e delle giustificazioni ai precedenti suggerimenti della Santa, si può vedere nel lavoro del P. Otilio Rodríguez, Il Testamento Teresiano, edito in spagnolo a Burgos, Monte Carmelo, 1970. In italiano e spagnolo, testi giustapposti, a cura del Carmelo di "Tre Madonne", Roma 1973.
19.
19 Lettera dedicatoria alla Santa in testa alla Costituzioni di Alcalà, edizione di Salamanca, 1581.
20.
20 Lettera a Gracián, 19 novembre 1576.
21.
21 Sull'argomento esiste una tesi di laurea in storia della Chiesa: I.Moriones, Ana de Jesús y la herencia teresiana. ¿Humanismo cristiano o rigor primitivo? Roma 1968, di cui si pubblicò un sunto in italiano: I.Moriones, Il carisma teresiano. Studio sulle origini. Roma 1972. La documentazione completa si trova nel vol. IV di MHCT, stampato nel 1985.
22.
22 Cfr. MHCT, III, 349-352.
23.
23 Ivi p. 350.
24.
24 Ivi p. 351.
25.
25 Il documento pontificio, stampato in 16 pagine più il foglio di frontespizio, era edito: «Romae, apud Paulum Bladum Impressorem Cameralem, MDXC». Si può vedere, con a fronte il testo teresiano stampato da Ana di Gesù, in MHCT, IV, doc. 434.
26.
26 Pp. 35-36 dell'edizione di Salamanca 1581.
27.
27 MHCT, IV, 80-82.
28.
28 Più dettagli sui cambiamenti introdotti nella legislazione teresiana si possono vedere in: I.Moriones, Il P. Doria e il carisma teresiano, Roma 1994.
29.
29 BMC t.IX, pp. 481-523.
30.
30 BMC t.IX, p. 481: è l'inizio del prologo delle Costituzioni e coincide con il testo francese delle Costituzioni di Vannes: cfr. V. Wilderink, Les Constitutions des premières Carmélites en France, Roma 1966, p. 195.
31.
31 Lettera a Maria Battista, senza data: Silverio n. 276; ed. Tomás Alvarez, n. 279.
32.
32 Le citazioni delle Costituzioni rimandano ai numeri della edizione critica del P. Silverio di Santa Teresa nella BMC, i medesimi della edizione di Tomás Alvarez nelle Obras della Santa.

     
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