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SECRETARIATUS GENERALIS PRO MONIALIBUS O.C.D. - ROMAE
PROGETTO DI RIFLESSIONE TEOLOGICO SPIRITUALE LA VERGINE MARIA NELLA NOSTRA VITA |
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INTRODUZIONE Una delle note caratteristiche della nostra spiritualità è la presenza della Vergine Maria nella nostra vita, la comunione con la sua persona, l'imitazione delle sue virtù e una speciale venerazione verso di lei. Il Carmelo, secondo una espressione medievale, è "tutto di Maria". Non si tratta quindi di una nota marginale del carisma, ma di una delle espressioni più intime e care della nostra tradizione. Nella legislazione delle Carmelitane Scalze, il c. 3 delle Costituzioni offre una novità importante. Per la prima volta un tema di così decisiva profondità spirituale come è quello dello spirito mariano dell'Ordine trova un posto di rilievo e, con spunti brevi e stringati, riempie del suo significato la consacrazione religiosa e la vita contemplativa delle Monache Scalze. Non c'è dubbio che, sebbene la coscienza dello spirito mariano dell'Ordine sia sempre stata viva nel Carmelo, la ricchezza dottrinale del Concilio Vaticano II sul mistero di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, e gli orientamenti di alcuni documenti postconciliari, specialmente la Esortazione di Paolo VI Marialis Cultus, hanno offerto ai testi legislativi la possibilità di trattare convenientemente uno dei punti fondamentali della nostra spiritualità. Il capitolo 3 ci dona, pur con brevità, una preziosa sintesi di storia e di spiritualità mariana, traccia le linee di una consacrazione religiosa che dev'essere, secondo la più pura tradizione del Carmelo, "mariaforme", modellata su Maria; indica nella meditazione della parola di Dio il punto di convergenza tra una spiritualità carmelitana e una imitazione di Colei che "meditava tutti gli avvenimenti nel suo cuore" (Cfr. Lc 2, 19,51). Questa esperienza vitale e ininterrotta di amore e di venerazione della Madonna, si concentra nella celebrazione liturgica, nella devozione personale e comunitaria, in quella speciale dedizione al servizio e al culto della Vergine che caratterizza il Carmelo. Il n. 53 delle Costituzioni sintetizza assai bene i motivi e gli aspetti di questa vita mariana. Possiamo mettere in rilievo queste parole chiave, il cui contenuto sarà sviluppato in questo commentario dal punto di vista della storia, della spiritualità e del culto. " Le Carmelitane Scalze, chiamate a far parte dell'Ordine della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, appartengono a una famiglia consacrata in modo particolare al suo amore e al suo culto e tendono alla perfezione evangelica in comunione con la santa Madre di Dio". Nel titolo dell'Ordine con la esplicita allusione alla Vergine si ha il senso pieno della nostra identità nella Chiesa come Ordine vincolato a Maria. "Il Carmelo è totalmente mariano" (Leone XIII), come riconosce la Chiesa. La presenza della Vergine nelle nostre comunità accresce il senso di "famiglia", per il costante e comune riferimento alla Madonna come Madre presente in mezzo ai suoi figli e figlie. La devozione al suo amore e al suo culto, per speciale consacrazione, determina una intensità del culto mariano, che si colloca nella più pura tradizione liturgica e spirituale della Chiesa, attualmente rinnovata dalle indicazioni del Concilio Vaticano II. La consacrazione religiosa e la vita cristiana vissuta nel Carmelo hanno come meta, secondo lo spirito dell'Ordine, la perfezione della carità, dell'amore di Dio e del prossimo. La tensione alla santità che caratterizza la nostra vita ha nella Vergine Maria non solo il modello più alto, ma anche la compagnia più efficace. La nostra vita consacrata al servizio di Cristo e della Chiesa ha nell'amore della Vergine l'esempio che più sprona; inoltre, la dottrina e l'esperienza spirituale dei nostri Santi indica che Maria è la Madre che ci accompagna nel nostro cammino interiore perché giungiamo, presi per mano da Lei, "fino alla cima del Monte della perfezione, Cristo". Un sigillo mariano, connaturale alla nostra storia e spiritualità, deve consistere in una vita che riflette nei figli e nelle figlie la presenza viva della Madre, così da imprimere un carattere di profondità spirituale, di semplicità personale e comunitaria, di armonia e carità provenienti dal desiderio di imitare gli atteggiamenti più tipici della vita della Vergine, come li ha riassunti Paolo VI, in una splendida pagina della Marialis Cultus n. 57. Tra le virtù caratteristiche della Vergine Maria che possono segnare
la vita della Carmelitana scalza si nominano l'orazione e la
contemplazione. Esse si trovano in Maria quando medita la Scrittura,
quando conserva la memoria delle meraviglie di Dio compiute nella sua
storia personale e in quella del suo popolo, quando vive i misteri del
suo Figlio, secondo ciò che sottolinea tutta la tradizione mariana del
Carmelo Teresiano. Fino ad arrivare alla più perfetta identificazione
con i sentimenti e con l'opera salvifica di Cristo e del suo Spirito. La stessa abnegazione evangelica deve aver in noi un carattere mariano in quanto la Madonna, quale prima discepola del Signore, è il modello di abnegazione evangelica con l'esercizio tipico delle virtù di chi sta alla sequela di Gesù, come sottolinea la spiritualità mariana dei Santi del Carmelo: l'umiltà, l'obbedienza alla volontà del Padre, la povertà, la dimenticanza di sè, il servizio disinteressato, la forte partecipazione alle sofferenze di Cristo in favore del suo Corpo, la Chiesa. Tale abnegazione evangelica in Maria appare centrata sull'essenziale,
l'interiore, perché Ella è Santa e Immacolata, mentre in noi, senza
tralasciare l'essenziale, richiede pure la mortificazione volontaria,
l'austerità, la rinuncia a tutto quanto potrebbe oscurare il senso
totalmente mariano della nostra vita che tende alla purezza del cuore,
quale si riflette nella Vergine Madre e Sposa. Un testo legislativo, sobrio e denso, non avrebbe potuto tracciare
meglio le linee maestre della storia e della spiritualità mariana del
Carmelo. Un testo di cui vogliamo sottolineare i valori più importanti. Un anonimo pellegrino dell'inizio del sec. XIII ci fornisce, in un documento sugli itinerari e pellegrinaggi in Terra Santa, la prima testimonianza storica sulla marianità dell'Ordine. Parla di una "molto bella e piccola chiesa di nostra Signora che gli eremiti latini, chiamati "Fratelli del Carmelo" avevano nel Wadi 'ain es-Siah. Un'altra redazione dello stesso manoscritto parla di una chiesa di nostra Signora. In seguito il titolo della Vergine Maria è dato a tutto il
monastero, quando la primitiva cappella viene considerevolmente
ampliata, come consta da vari documenti antichi (cfr. Bullarium
Carmelitanum, I, pp. 4 e 28). Questo elemento primordiale, e cioè
della cappella del Monte Carmelo dedicata alla Madre di Dio, è
significativo: praticamente è il fatto da cui si deduce la più antica
devozione dei Carmelitani alla Madonna. Fin dall'inizio della loro
fondazione, dunque, i Carmelitani hanno eretto una piccola cappella in
onore alla Vergine Madre di Dio nella sua stessa terra, Israele. Questo nome, "Fratelli", che è segno di familiarità e
intimità con la Vergine è stato riconosciuto dalla Chiesa e sarà, in
seguito, fonte di spiritualità quando gli autori carmelitani parleranno
del "patrocinio della Vergine" e della sua qualità di
"Sorella" dei Carmelitani. Nell'antifona "Flos Carmeli" si invoca la Vergine come "Madre dolce" (Mater mitis) e Giovanni da Cimineto parla di Maria come "fonte delle misericordie e Madre nostra". I due titoli sono in relazione col mistero della Vergine Madre di Dio nell'estensione della sua maternità verso gli uomini. Ad essi va aggiunto quello di Sorella, assunto dai Carmelitani del secolo XIV nella letteratura devozionale che narra le origini dell'Ordine, a partire dal profeta Elia, che contempla profeticamente nella piccola nube la futura Madre del Messia, e si compiace nell'illustrare le relazioni della Vergine con gli eremiti del Monte Carmelo. Da un altro punto di vista dottrinale, i Carmelitani, nella
contemplazione del mistero della Vergine hanno messo in rilievo la sua
Verginità, ammirando in Lei il modello dell'opzione per una vita
verginale nel Carmelo e la sua relazione con la contemplazione. Per le
stesse ragioni i Carmelitani furono sempre i difensori del privilegio
della Immacolata Concezione della Vergine, nelle controversie del Medio
Evo, sia a alivello di teologia e sia di pratica con l'introduzione
della festa nel calendario dell'Ordine, che la celebrava con particolare
devozione. Da qui anche l'insistenza degli autori carmelitani nella
filiale contemplazione della Vergine Purissima e nell'impegno di
imitarla in questa attitudine spirituale, espressa simbolicamente dalla
cappa bianca dell'abito dell'Ordine. Questi due fatti hanno polarizzato l'attenzione popolare verso la devozione mariana proposta dai Carmelitani e, in un certo senso, hanno monopolizzato la visione spirituale che l'Ordine ha avuto del mistero di Maria, che è senza dubbio molto più ricca, più evangelica, più spirituale. Dal secolo XIV l'Ordine ha voluto celebrare con una festa speciale,
con la solenne Commemorazione della Vergine Maria del Monte Carmelo, i
benefici ricevuti per l'intercessione della Vergine. Questa festa aveva
a volte il senso di ricordare la protezione di Maria e di attuare
un'azione di grazie da parte dell'Ordine. Com'è noto, nella scelta
della data, influì la parziale approvazione dell'Ordine ottenuta nel
Concilio II di Lione, il 17 luglio 1274, quando c'era stato il pericolo
di una soppressione dell'Ordine. In seguito la data del 16 luglio fu
considerata come quella dell'apparizione della Vergine a S. Simone
Stock, e il ricordo della protezione della Vergine si concentrò nel
ringraziamento particolare per ciò che costituiva la somma e il
compendio dell'amore della Vergine per i Carmelitani: il dono del Santo
Scapolare e i suoi privilegi. In onore della Vergine si celebrano messe votive e il nome di Maria
entra con frequenza nei testi liturgici della vestizione e della
professione. Si può dire che la liturgia carmelitana ha tracciato un
solco profondo di marianità nella tradizione spirituale e ha plasmato
interiormente la dedizione che l'Ordine professava alla Vergine Nostra
Signora. Assieme alla liturgia, poi, fioriscono caratteristiche pratiche
di devozione popolare della Chiesa, come l'Angelus e il Rosario, e altre
proprie dell'Ordine, unite alla devozione dello Scapolare. Molto presto la devozione alla Vergine passa a essere, come in altri aspetti della vita della Santa, una esperienza dei suoi misteri, allorché Dio fa entrare Teresa in contatto con il mistero di Cristo e con tutto quanto vi si riferisce. Nella esperienza mistica teresiana del mistero della Vergine c'è come una progressiva penetrazione dei momenti salienti della vita della Vergine, secondo la narrazione evangelica. Così, per esempio,Teresa ottiene un'intuizione del mistero della Vergine nell'Annunciazione (Concetti sull'amore di Dio 5,2; 6,7). Per due volte la Santa Madre ha l'esperienza mistica delle prime parole del Cantico di Maria, il "Magnificat" (Relazione 29,1; 61), cantico che secondo la testimonianza di suor Maria di San Giuseppe con molta frequenza "ripeteva sottovoce in castigliano"' (Cfr. B.M.C. 18, p. 491). Contempla con stupore il mistero dell'Incarnazione e della presenza del Signore in noi a immagine della Vergine che porta dentro di sè il Salvatore: "Volle (il Signore) entrare nel ventre della sua Santissima Madre. Dato che è Signore, porta con sè la libertà, e poiché ci ama si fa a nostra misura" (Cammino, Escorial 48,11). Contempla la Presentazione di Gesù al tempio e scopre il senso delle parole di Simeone alla Vergine (Relazione 35,1): "Quando vedi mia madre che mi tiene in braccio, non pensare che godesse di quelle gioie senza un grave tormento. Da quando Simeone le disse quelle parole, mio Padre le diede chiara luce per vedere ciò che io avrei dovuto patire" ( Cfr. anche, sulla nascita di Gesù, la poesia 14 e sulla Presentazione, Cammino 31,2). Anche la fuga in Egitto e la vita nascosta della Sacra Famiglia sono molto presenti in Teresa (Lettera a Luisa della Cerda, 27 maggio 1563, e Vita 6,8). Speciale è l'intuizione della Santa circa la partecipazione di Maria al mistero pasquale di suo Figlio, alla sofferenza e alla gioia dei giorni di passione-resurrezione del Signore. Teresa ama contemplare la fortezza di Maria e la sua adesione al mistero di Cristo in croce (Cammino 26,8). Nei Pensieri sull'Amore di Dio (3,11) dice della Vergine: "Ai piedi della croce, non stava già addormentata, ma soffrendo nella sua santissima anima e morendo di dura morte". Partecipa misticamente al dolore della Vergine quando questa riceve il Signore nelle braccia "alla maniera di come si dipinge il quinto dolore della Madonna" (Relazioni spirituali 58). Nella Pasqua del 1571 a Salamanca, in una notte oscura dello spirito, Teresa esperimenta ancora la desolazione e la solitudine della Vergine ai piedi della Croce (Relazioni spirituali 15, 1.6), e sente il Signore che le dice: "Appena risorto si era mostrato a nostra Signora, perché ne aveva gran bisogno ... e stette con lei molto tempo - essendo ciò necessario per consolarla" (Ib.). In varie occasioni Teresa ha potuto contemplare il mistero della glorificazione della Vergine nella festa della sua Assunzione gloriosa (Vita 33,15 e 39,26). Avverte che la Vergine accompgna con la sua costante intercessione la comunità quando prega, come avviene in San Giuseppe d'Avila (Vita 36,24) e dell'Incarnazione (Relazioni spirituali 25). Quando, in un'altissima esperienza mistica, le viene concesso di conoscere il mistero della Trinità, percepisce la vicinanza della Vergine in questo mistero e il fatto che Maria, con Cristo e lo Spirito Santo, sono un dono ineffabile del Padre: "Io ti ho dato mio Figlio, lo Spirito Santo e questa Vergine. E tu che mi puoi dare in ricambio?" (Ib.). Si può affermare che la Santa Madre ha avuto una profonda esperienza
mistica mariana, ha goduto della presenza di Maria e questa le ha fatto
rivivere i suoi misteri. Per questo è tesi della dottrina teresiana che
i misteri dell'Umanità di Cristo e della Vergine Madre fanno parte
della esperienza mistica dei perfetti (Cfr. Mansioni VI,7,13 e titolo
del cap.; 8,6). Possiamo affermare che tra le virtù caratteristiche della Vergine la nostra Santa propone da imitare quella che le riassume tutte. Maria è la prima cristiana, la discepola del Signore, la seguace di Cristo fino ai piedi della Croce (Cammino 26,8). È modello di adesione totale alla Umanità di Cristo e alla comunione con Lui nei suoi misteri: Maria perciò è modello di contemplazione centrata sulla Sacratissima Umanità (Cfr. Vita 22,1; Mansioni VI,7,14). Tra le virtù che sono anche quelle della vita religiosa carmelitana si possono citare: la povertà che rende Maria povera con Cristo (cfr. Cammino 31,2) e l'umiltà che trasse Dio dal cielo "nelle viscere della Vergine" (Cammino 16,2) e che è perciò una delle virtù principali da imitare: "Assomigliamo in qualcosa alla grande umiltà della Vergine Santissima" (Cammino 13,3); l'atteggiamento di umile contemplazione e stupore davanti alle meraviglie di Dio (Pensieri sull'Amore di Dio, 6,7) e di totale rinuncia alla propria volontà (Ib.). La presenza di Maria è su tutto il nostro cammino spirituale. Ogni
grazia e ogni momento cruciale della maturità nella vita cristiana e
religiosa hanno relazione con la presenza attiva della Madre nel cammino
delle sue figlie. La Vergine appare attivamente presente in tutta la
descrizione che la Santa fa dell'itinerario della vita spirituale nel
Castello Interiore. È la Vergine che intercede per i peccatori quando
si raccomandano a Lei (Mansioni I, 2,12). È Maria l'esempio e il
modello di tutte le virtù: la memoria dei suoi meriti e della sua
bontà può servire di sollievo nell'ora della conversione definitiva
(Mansioni III 1,3). È la Sposa dei Cantici (Pensieri sull'Amore di Dio,
6,7), modello delle anime perfette. È la Madre in cui tutte le virtù
si riassumono nella comunione con Cristo e nel "molto patire":
"Abbiamo sempre visto che quelli che si sono avvicinati di più a
nostro Signore Gesù Cristo hanno anche sofferto di più: guardiamo alle
sofferenze della sua santissima Madre e dei suoi gloriosi apostoli"
(Mansioni VII 4,5). Per questo la memoria di Cristo e della Vergine,
nella celebrazione liturgica dei loro misteri, ci segue e ci fortifica
(Cfr. Mansioni VI 7,11.13). Quando nel 1571 è nominata Priora dell'Incarnazione, mette al primo posto in coro la Madonna perchè sa che in Maria c'è una convergenza di devozione, di amore e di rispetto da parte di tutte le religiose. Il gesto ha un suo simpatico epilogo mariano, con l'apparizione della Madonna (Relazione 25). In una lettera a Maria di Mendoza del 7 marzo 1572 dice affettuosamente: "La mia Priora (la Vergine Maria) fa queste meraviglie". Accoglie con gioia il P. Graziano perchè devoto alla Madonna, come ella ricorda spesso nelle sue Lettere, e si entusiasma al conoscere le origini dell'Ordine quali erano narrate nei libri del tempo (cfr. Fondazioni, 23). Ha ben chiari i privilegi dello Scapolare così che a proposito della morte di un carmelitano dice: "Intesi che, essendo stato un frate che aveva osservato bene la sua professione, aveva goduto della Bolla dell'Ordine per non andare in purgatorio" (Vita 38,31). Con identico spirito mariano, in servizio di rinnovamento dell'Ordine della Madonna e dietro suo impulso, intraprende la fondazione di San Giuseppe. Già nelle prime promesse che Cristo le fa, troviamo un accenno alla presenza della Vergine nel Carmelo (Vita 32,11). Dopo è la stessa Vergine a promuovere la fondazione di San Giuseppe con identiche parole e promesse e con la grazia speciale per Teresa di una interiore purezza, una specie di investitura mariana per essere fondatrice (Vita 33, 14). Concludendo felicemente la fondazione di S. Giuseppe, Teresa confessa i suoi sentimenti mariani: "Per me fu come trovarmi in una gloria veder mettere il Santissimo Sacramento ... e veder compiuta un'opera che avevo inteso che sarebbe stata a servizio del Signore e in onore dell'abito della sua gloriosa Madre" (Vita 36,6). E aggiunge: "Osserviamo la Regola della Madonna del Carmine ... Piaccia al Signore che sia tutto a lode e gloria sua e della gloriosa Vergine Maria, di cui portiamo l'abito" (Ib. 36,26.28). Come risposta a questo servizio mariano Teresa vede Cristo che la ringrazia per "ciò che aveva fatto per sua Madre", e vede la Vergine "con grandissima gloria, col mantello bianco sotto cui pareva raccoglierci tutte"" (Ib. 36,24). Nella narrazione dei progressi della nuova fondazione, Teresa ha sempre cura di sottolineare la continuità dell'Ordine nel servizio fatto a nostra Signora e la speciale protezione che ella le dona in tutte le occasioni. Così per esempio nell'incontro con il P. Rossi quando ottiene il permesso di moltiplicare i monasteri nuovi: "Scrissi una lettera al nostro P. Generale ... mettendogli innanzi il servizio che avrebbe reso a nostra Signora, di cui era molto devoto. Ed Ella senza dubbio dovette occuparsi della cosa" (Fondazioni 2,5). Tutto il libro delle Fondazioni pare scritto in chiave mariana poichè sono continue le allusioni di Teresa alla Vergine e al suo servizio: "Cominciando a popolarsi questi piccoli colombai della Vergine nostra Signora ..." (Ib. 4,5); o quando sottolinea: "Sono agli inizi per rinnovare la Regola della Vergine sua Madre e Signora e Patrona nostra" (Ib. 14;5), come dice a proposito della fondazione di Duruelo. Quando svolge indietro lo sguardo, alla fine del libro delle Fondazioni, contempla tutto come un servizio alla Vergine e come un'opera in cui ha collaborato la stessa Regina del Carmelo: "Noi ci rallegriamo di poter in qualcosa servire la nostra Madre e Signora e Patrona ... A poco a poco si vanno facendo cose in onore e a gloria di questa gloriosa Vergine e del Figlio suo ..." (Ib. 29,23.28). La stessa separazione di calzati e scalzi fatta il 1581 al Capitolo di Alcalà è vista da Teresa con un riferimento alla Madre dell'Ordine che vi mette pace: "Nostro Signore ha portato a termine questa cosa così importante ... a onore e gloria della sua gloriosa Madre, poichè è cosa del suo Ordine, dato che è Signora e Patrona nostra" (Ib. 29,31). Il ricordo della Vergine suggerisce a Teresa in diverse occasioni il senso della vocazione carmelitana ispirata a Maria. Così, per esempio, con allusione implicita alla Vergine: "Tutte noi che portiamo questo sacro abito del Carmine siamo chiamate all'orazione e alla contemplazione, perchè in ciò è la nostra origine e siamo progenie di quesi santi Padri del Monte Carmelo che in così grande solitudine e nel totale disprezzo del mondo cercavano questo tesoro, questa preziosa perla di cui parliamo" (Mansioni V,1,2). Maria appare, nel contesto, come la Madre di questa "casta di contemplativi", in forza della sua interiorità e del dono totale al Signore. Altrove Teresa richiama l'attenzione sulla imitazione della Vergine per aver diritto di chiamarci suoi figli: "Sorelle, piaccia a nostro Signore che noi conduciamo una vita da vere figlie della Vergine e osserviamo la nostra professione, perchè nostro Signore ci faccia la grazia che ci ha promesso" (Fondazioni 16,7). Nell'amore alla Vergine e nell'adesione alla stessa famiglia si trova per una comunità teresiana il fondamento dell'amore reciproco e della comunione dei beni, come suggeriscono questi testi: "Cosicchè, figlie mie, se tutte siamo figlie della Vergine e siamo sorelle, procuriamo d'amarci molto tra noi" (Lettera alle monache di Siviglia, 13 gennaio 1580); "Portiamo un abito per questo: perchè ci aiutiamo gli uni (monasteri) gli altri, poichè ciò che è di uno è di tutti" (Lettera a Priora e Suore di Valladolid, 31 marzo 1579). Queste parole dimostrano che Teresa ha vissuto integralmente la
tradizione mariana del Carmelo e l'ha arricchita con la sua esperienza
mistica, con la sua devozione e orientamento dottrinale dei suoi
scritti. Per la carmelitana scalza la Vergine è modello di adesione a
Cristo, di esperienza contemplativa del suo mistero e di servizio
ecclesiale. Per ciascun monastero la Vergine è la Madre che, con la sua
presenza, accresce il senso di intimità e di famiglia, sostiene nel
cammino della vita spirituale, presiede l'orazione come fervente
Soccorritrice presso suo Figlio. a) Sintesi del pensiero mariano di S. Giovanni della Croce II. ORIENTAMENTI E
SUGGERIMENTI a) La contemplazione Una crescita nelle virtù di Maria è garanzia di comunione con
Cristo e di inserimento progressivo nel mistero della Chiesa. In questo
sforzo di conformare la nostra vita alla sua, abbiamo la garanzia di una
esperienza ogni volta più profonda di un impegno e di una
partecipazione nella vita della Chiesa, come lo è stata tutta la vita
della Vergine Maria. Merita pure citare, per il profondo senso carmelitano, le parole di
Paolo VI dirette al Capitolo Generale dei Carmelitani, orientamenti che
sono un impegno di vita mariana nel cammino carmelitano della vita di
orazione: "Che la Vergine vi stia accanto nella vostra vocazione
carmelitana. Che vi conservi il gusto delle cose spirituali, vi dispensi
i doni delle sante e difficili scalate fino alla conoscenza della
divinità e fino alle ineffabili esperienze delle sue notti oscure e
delle sue giornate luminose. Che ella metta nelle vostre anime
aspirazioni di santità e di testimonianza escatologica del regno dei
cieli. Vi renda esemplari e fraterni nella Chiesa di Dio. Per ultimo, vi
introduca un giorno nel possesso di Cristo, a cui fin da ora avete
consacrato la vostra vita, e nel godimento della sua gloria" (AAS
59 (1967) 779). Non possiamo dimenticare che la riflessione teologica del Vaticano II e della Marialis Cultus di Paolo VI sulla presenza di Maria nella liturgia ci offre l'opportunità di ripensare seriamente questo filone privilegiato della spiritualità carmelitana che è la liturgia mariana. Se si leggono con attenzione alcuni testi fondamentali del Concilio (come il n. 103 della Sacrosanctum Concilium) si può dire che due parole riassumono molto bene il senso del legame tra la liturgia e il mistero di Maria: presenza e modello. Maria è una presenza d'obbligo nella celebrazione dei misteri di Cristo in tutto l'anno liturgico, nell'Eucarestia e nei sacramenti. Per la sua "unione indissolubile" con il mistero di suo Figlio, ella è presente nella celebrazione del mistero di Cristo che è la liturgia. Perciò la ricordiamo ogni giorno nella liturgia delle ore e nella preghiera eucaristica. Non ci accontentiamo di ricordarla solo nelle sue feste ma anche in tutto l'arco del mistero di Cristo. Maria è d'altra parte il "modello dell'atteggiamento spirituale con cui la Chiesa celebra e vive i divini misteri. La esemplarità della Santissima Vergine in questo campo proviene dal fatto che è riconosciuta come modello straordinario della Chiesa nell'ordine della fede, della carità e della perfetta unione a Cristo: cioè di quella disposizione interiore con cui la Chiesa, Sposa amatissima, strettamente associata al suo Signore, lo invoca e per sua mediazione rende culto all'Eterno Padre" (Marialis Cultus n.16). In forza di questo principio, anche quando la liturgia non è esplicitamente mariana, lo è implicitamente perché bisogna celebrare i misteri di Cristo con gli stessi sentimenti di Maria, modello esimio di unione con Cristo e di docilità allo Spirito, come Vergine che ascolta la Parola, Vergine che prega, Vergine che offre, Vergine Madre, Madre e maestra che ha fatto della sua vita un culto spirituale (Ib. nn.17-21). Da qui fluisce anche il culto speciale verso la Madonna stessa, secondo le grandi tradizioni che costellano la liturgia della Chiesa. Questi principi possono dare un nuovo impulso per rinnovare il senso del culto liturgico mariano, così tradizionale e così fecondo nella nostra storia. Alla luce di questi principi si possono leggere i suggerimenti a
proposito degli atti liturgici mariani dell'Ordine, aperti naturalmente
alla feconda creatività che, secondo gli orientamenti della Chiesa,
possono migliorare una liturgia autenticamente mariana, nelle sue
motivazioni interiori e nell'esplicito ricordo della Vergine durante
l'anno liturgico, nelle feste proprie dell'Ordine, nella memoria
settimanale di nostra Signora, nei riferimenti quotidiani che nella
liturgia si possono fare riguardo alla Vergine Maria. Si raccomandano gli atti personali di comunione con la Vergine, come il Santo Rosario, tanto raccomandato dalla Santa Madre e arricchito di nuove motivazioni teologico-pastorali dalla Marialis Cultus nn.42-45. Si parla anche di pregare per le necessità della Chiesa e del mondo, invocando la Vergine, specialmente con le litanie mariane, che sono quelle tradizionali lauretane e anche quelle approvate dalla Congregazione per il Culto Divino nel rito della incoronazione della Vergine. Esse da una parte illustrano i privilegi e i titoli della Madre di Dio, dall'altra sono incentivo alla imitazione, in quelle virtù che la propongono come modello della nostra vita. Altri suggerimenti circa il culto mariano e le sue espressioni
devozionali vogliono essere uno stimolo alla creatività, una porta
aperta perché nei nostri Carmeli la caratteristica mariana arricchisca
sempre più la vita con adeguate espressioni di devozione. Perciò
occorre ricordare le possibilità che offre la Marialis Cultus con
i suoi orientamenti che devono guidare tutto l'esercizio della devozione
mariana e che sono i criteri del rinnovamento della devozione mariana:
criteri biblici, liturgici, ecumenici, antropologici (cfr. Marialis
Cultus nn.29-39). Non si può dimenticare che all'inizio del carisma teresiano la figura di S.Giuseppe occupa un posto privilegiato. Il Signore stesso volle che la prima fondazione fosse dedicata a questo Santo e vi promise la presenza del glorioso Patriarca, insieme alla propria e a quella di Maria, perché simbolicamente ogni Carmelo fosse come una "Nazaret vivente" (cfr. Vita 32,11). Molteplici grazie ricevute dalla Santa durante il periodo che precedette la fondazione dimostrano il suo attivo legame col carisma del Carmelo teresiano (cfr. Vita 33,12; 33,14-15; 36,5.6.11). Per il suo silenzio e la sua fedeltà, per il suo atteggiamento di servo del mistero, per la sua vita umile e nascosta, per la sua intensa comunione con Cristo e con la Vergine a Nazaret, per la sua consacrazione verginale e la sua giustizia evangelica, S.Giuseppe è l'uomo giusto per eccellenza e la sua figura è viva nella tradizione carmelitana teresiana. La memoria della Madonna e di san Giuseppe ci portano a prolungare la comunione dei Santi, con il ricordo di questa famiglia del Carmelo che è già arrivata alla gloria del cielo. Sono i santi e le sante del nostro Ordine, quelli conosciuti e quelli che rimangono nascosti agli occhi degli uomini. Quelli che hanno una presenza ecclesiale e quelli che hanno fecondato la storia della Chiesa con il silenzio della loro vita contemplativa, le opere del loro apostolato, il sangue del loro martirio. Ricordarci della Vergine Maria significa avere coscienza che il nostro Ordine è come una famiglia di fratelli e sorelle, presenti nel mondo, pellegrini che camminano verso il cielo. Per questo ogni giorno li ricordiamo perché ci incoraggino con il loro esempio e ci aiutino con la loro protezione. CONCLUSIONE La fedeltà a questo aspetto della nostra vita è garanzia di continuità con la più pura tradizione del Carmelo, rinnova l'alleanza di amore che nella Chiesa la Vergine ha voluto fare con la nostra famiglia religiosa. In Maria stanno uniti i Carmeli sparsi nel mondo in un impegno di servizio a Cristo e alla Chiesa, a imitazione della Vergine, Serva del Signore, che silenziosamente segue i passi di suo Figlio e coopera con Lui alla salvezza del mondo, per mezzo della preghiera e di una vita consacrata al mistero della salvezza. |

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Updated
31 ott 2005 by
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