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O.C.D.S.

REGOLA DI SANT’ALBERTO

E

LE COSTITUZIONI

DELL'ORDINE SECOLARE

DEL CARMELO TERESIANO

 


 

ocdsec@pcn.net

Decreto della Congregazione per i Religiosi  ]

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Ai Provinciali, Delegati Provinciali per l'Ordine Secolare ed i membri dell'Ordine Secolare. 

Cari fratelli e sorelle Carmelitani, 

Il Delegato Generale per l'Ordine Secolare ha presentato le Costituzioni per l’Ordine Secolare al Capitolo Generale ed al nuovo Padre Generale e Definitorio. Il Definitorio di nuovo ha studiato le Costituzioni e ha fatto alcune raccomandazioni e sugerimenti per una nuova redazione di alcuni articoli del testo spagnolo che è il testo ufficiale. 

Il Definitorio ha approvato il testo riveduto il 9 giugno 2003 e l’ha spedito alla Santa  Sede il 10 giugno con la richiesta di un’approvazione per cinque anni “ad experimentum". La Santa Sede ci ha sorpreso il 16 giugno 2003 con il decreto di approvazione, non per i cinque anni “ad experimentum" ma con l'approvazione definitiva. Approfiteremo del periodo di cinque anni per fare osservazioni concrete su questo testo, eventualmente chiedendo alla Santa Sede l’approvazione di certi cambiamenti come la pratica concreta indique. 

Per procedere in un modo ordinato con queste Costituzioni nuove, che ora sostituiscono la Regola della Vita, sarà necessario che il Consiglio Provinciale dell'OCDS in ogni Provincia reveda gli Statuti Provinciali e li sottometta al Definitorio Generale per l’approvazione. Ci sono solamente alcune Province che non hanno un Consiglio Provinciale dell'OCDS formato, ma la maggior parte di loro sono nel processo di formarne uno. 

Gli Statuti Provinciali assumono una responsabilità più importante in queste Costituzioni. Loro sono il luogo dove molte cose dell'importanza alla vita e funzionamento dell'OCDS in ogni Provincia può essere stipulate. Dopo che ogni Provincia ha elaborato i suoi propri Statuti Provinciali, quelli luoghi che hanno un organismo nazionale possono comporre Statuti Nazionali secondo Articolo 60 delle Costituzioni. 

È un tempo importante nella storia dell'Ordine Secolare, un tempo per fortificare le relazioni che esistono dentro dell'Ordine. Che tutti i nostri sforzi siano per la gloria di Dio ed il bene della Chiesa.  

P. Luis Aróstegui, OCD, Preposito Generale

 A) REGOLA DI SANT’ALBERTO


[1]  Alberto, per grazia di Dio Patriarca della Chiesa di Gerusalemme, ai diletti figli in Cristo B. e agli altri eremiti che, sotto la sua obbedienza, dimorano accanto alla Fonte al Monte Carmelo, salute nel Signore e benedizione dello Spirito Santo.
 

[2]  Molte volte ed in molte maniere i santi Padri hanno stabilito in che modo ciascuno, in qualsiasi Ordine si trovi o qualunque forma di vita religiosa abbia scelto, debba vivere nell’ossequio di Gesù Cristo e servire fedelmente a Lui con cuore puro e con buona coscienza.  

[3]  Tuttavia, siccome ci chiedete di darvi una norma di vita in conformità al vostro proposito, secondo la quale dovrete regolarvi in avvenire:  

[4]  Stabiliamo anzitutto che abbiate come Priore uno scelto tra voi, il quale venga eletto a questo ufficio per unanime consenso di tutti o della parte più numerosa e sana; al quale ciascuno degli altri prometta obbedienza e, avendola promessa, si sforzi poi di tradurla in pratica insieme con la castità e con la rinunzia al diritto di proprietà. 

[5]  Potrete avere delle dimore negli eremi o dove vi saranno state donate, adatte e convenienti alla osservanza della vostra vita religiosa, secondo quanto sembrerà opportuno al Priore ed ai fratelli. 

[6]  Inoltre, secondo lo spazio della dimora che avrete stabilito di abitare, ciascuno di voi abbia una cella separata, che verrà assegnata ad ognuno per disposizione dello stesso Priore e col consenso degli altri fratelli o della parte più sana. 

[7]  In maniera tale, però, che consumiate nel refettorio comune i cibi che vi saranno dati, ascoltando in comune la lettura di qualche passo della Sacra Scrittura, ove potrà farsi comodamente. 

[8]  Non è lecito ad alcun fratello cambiare la dimora assegnatagli o permutarla con altri, se non col consenso del Priore in carica. 

[9]  La cella del Priore sia presso l’ingresso della dimora, affinché egli sia il primo ad incontrarsi con chi arriva alla suddetta dimora; e poi tutte le cose che si debbono fare si facciano secondo il volere e la disposizione di lui. 

[10]  Ciascuno rimanga nella propria cella o nelle vicinanze di essa, meditando giorno e notte nella legge del Signore e vigilando in orazione, a meno che non sia giustamente occupato in altre mansioni.  

[11]  Coloro che sanno recitare le Ore canoniche con i chierici, le recitino secondo le prescrizioni dei santi Padri e la consuetudine approvata dalla Chiesa. Quelli che non le sanno recitare, dicano 25 “Pater noster” per la preghiera della veglia notturna, eccetto le Domeniche e le Feste solenni, nei quali giorni stabiliamo che il suddetto numero venga raddoppiato, in maniera che si dicano 50 “Pater noster”. La medesima orazione venga detta 7 volte per le Lodi del mattino. Anche per le altre Ore si dica 7 volte la medesima orazione per ciascuna Ora, eccetto che per i Vespri, in cui deve essere detta 15 volte. 

[12]  Nessun fratello dica che una cosa è di sua proprietà, ma tutte le cose abbiatele in comune e vengano distribuite dal Priore, ossia dal fratello da lui designato a questo scopo, tenendo conto dell’età e delle necessità di ciascuno.  

[13]  Potete anche avere degli asini o dei muli, qualora dovessero bisognarvi, e qualche allevamento di animali o volatili. 

[14]  Nel mezzo delle celle venga costruito, nel modo più conveniente, l’oratorio, nel quale dovete adunarvi la mattina di ogni giorno per ascoltare la Messa, ove si potrà fare comodamente. 

[15]  Nelle domeniche, oppure in altri giorni, riunitevi anche per trattare, se vi sarà bisogno, dell’osservanza dell’Ordine e della salvezza delle anime ed in questa occasione si correggano con carità le mancanze e le colpe che eventualmente si fossero riscontrate in qualche fratello.  

[16]  Osservate il digiuno tutti i giorni, eccettuate le domeniche, dalla festa dell’Esaltazione della santa Croce fino alla domenica di Risurrezione, a meno che la malattia o la debolezza del corpo o un’altra giusta causa, non consigli di rompere il digiuno, perché la necessità non ha legge. 

[17]  Astenetevi dal mangiar carne, almeno che non ne dobbiate prendere come rimedio alla malattia o debolezza di costituzione. E siccome è necessario che trovandovi in viaggio molto spesso dobbiate mendicare, affinché non siate di peso a chi vi ospita, fuori delle vostre dimore, potrete fare uso di vivande cotte con carne; sul mare, poi, vi sarà lecito di cibarvi anche con carne. 

[18]  Siccome, poi, la vita dell’uomo sulla terra è un combattimento, e tutti coloro che vogliono vivere piamente in Cristo debbono sostenere delle lotte e inoltre siccome il vostro nemico, il diavolo, vi gira attorno come un leone ruggente, cercando chi divorare, attendete con ogni sollecitudine ad indossare le armi di Dio, affinché abbiate ad essere vincitori contro le insidie dell’avversario.  

[19]  I fianchi debbono cingersi col cingolo della castità; il petto deve fortificarsi con pensieri santi, perché sta scritto: il pensiero santo ti renderà incolume. Bisogna indossare la corazza della giustizia, in modo che abbiate ad amare il Signore Dio vostro con tutto il cuore, e con tutta l’anima e con tutta la forza, e il prossimo vostro come voi stessi. In tutte le cose deve impugnarsi lo scudo della fede, per mezzo del quale possiate spegnere tutti i dardi infuocati del maligno: difatti senza la fede è impossibile piacere a Dio. Deve inoltre essere posto sul capo l’elmo della salvezza, affinché attendiate la salvezza dall’unico Salvatore, il quale libererà il suo popolo dai suoi peccati. Infine, la spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori; e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore. 

[20]  Dovete fare qualche lavoro, affinché il diavolo vi trovi sempre occupati e non abbia ad entrare nelle vostre anime attraverso il vostro ozio. Avete in questo l’insegnamento ed insieme l’esempio del beato Apostolo Paolo, per bocca del quale parlava Cristo, il quale fu costituito e dato da Dio, come predicatore e dottore delle genti nella fede e nella verità; seguendo lui non potrete sbagliare. Abbiamo vissuto tra voi - egli dice - impegnati notte e giorno nella fatica e nel lavoro per non essere di peso ad alcuno di voi; non che non ne avessimo la facoltà, ma per dare in noi stessi a voi un esempio da imitare. Infatti quando eravamo presso di voi, questo precetto vi davamo, che se uno non vuol lavorare non deve neppur mangiare. Ma sentiamo dire che alcuni tra voi si conducono disordinatamente, non facendo nulla. Ora a sì fatti noi prescriviamo ed esortiamo nel Signore Gesù Cristo che mangino il loro pane lavorando in silenzio: questa via è santa e buona; camminate in essa. 

[21]  ‘Apostolo raccomanda poi il silenzio, nel prescrivere di lavorare silenziosamente, e come afferma il Profeta: il culto della giustizia è il silenzio e inoltre: nel silenzio e nella speranza sarà la vostra forza.
Stabiliamo pertanto che, dopo la recita di Compieta, osserviate il silenzio fino alla recita di Prima del giorno seguente.
Nell’altro tempo, quantunque non si abbia l’osservanza scrupolosa del silenzio, si eviti tuttavia di parlar troppo; poiché, come sta scritto e come non meno insegna l’esperienza, nel parlare troppo non potrà mancare la colpa, e chi parla sconsideratamente ne subirà le cattive conseguenze. Inoltre, chi fa uso di molte parole danneggia la propria anima. E il Signore nel Vangelo: di ogni parola inutile uscita dal labbro degli uomini, essi renderanno conto nel giorno del Giudizio. Ciascuno quindi pesi con la bilancia le sue parole e faccia uso di freni severi per la sua bocca, per evitare di sdrucciolare e di cadere in colpa mediante la lingua, e la sua caduta divenga incurabile e conduca alla morte. Custodisca col Profeta le sue vie, per non commettere colpe con la sua lingua e si sforzi di osservare con diligenza e con attenzione il silenzio, in cui è posto il culto della giustizia.

[22]  Tu, poi, o fratello B., e chiunque dopo di te verrà istituito Priore, abbiate sempre nella mente ed osservate nelle opere quello che il Signore dice nel Vangelo: chi tra voi vuole essere più grande sarà vostro servo e chi vuole essere il primo sarà vostro schiavo. 

[23]  E voi tutti, o fratelli, onorate umilmente il vostro Priore, ravvisando in lui, più che lui stesso, Cristo il quale lo ha posto alla vostra guida, ed ai capi delle Chiese dice: chi ascolta voi ascolta me e chi disprezza voi disprezza me, affinché non abbiate a rendere conto di non averlo onorato, ma abbiate a meritarvi, con l’obbedienza, il premio della vita eterna. 

[24]  Abbiamo scritto brevemente per voi queste cose, proponendovi il metodo di vita secondo il quale dovete regolare la vostra condotta. Se poi qualcuno avrà fatto di più, il Signore stesso lo rimunererà al suo ritorno; tuttavia si faccia uso della discrezione, la quale è la moderatrice delle virtù. 

B ) COSTITUZIONI OCDS  

PROEMIO  

Ogni persona è chiamata a partecipare nella carità all’unica santità di Dio: “Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro dei celeste” (Mt 5,48).  

La sequela di Cristo è la via per giungere alla perfezione che il battesimo ha aperto ad ogni cristiano.  Con il battesimo egli partecipa alla triplice missione di Gesù: regale, sacerdotale e profetica. La prima lo impegna nella trasformazione del mondo, secondo il progetto di Dio. Con la seconda si offre e offre tutta la creazione al Padre con Cristo e con la guida dello Spirito. Come profeta annuncia il piano di Dio sull’umanità e denuncia tutto ciò che si oppone ad esso[1].  

La grande famiglia del Carmelo Teresiano è presente nel mondo in molte forme. Il suo nucleo è l’Ordine dei Carmelitani Scalzi, formato dai frati, dalle monache di clausura e dai Secolari. E’ un unico Ordine con lo stesso carisma. Esso si nutre della lunga tradizione storica del Carmelo, raccolta nella Regola di Sant’Alberto e nella dottrina dei Dottori carmelitani della Chiesa e delle altre Sante e Santi dell’Ordine.  

Le attuali Costituzioni dell’OCDS sono un codice fondamentale per i suoi membri, presenti nelle diverse regioni del mondo. Per questo motivo si caratterizzano per la semplicità delle strutture e la sobrietà delle norme di vita. In questo modo, all’interno dell’unità fondamentale, stabilita da questo testo legislativo, si mantengono aperte al pluralismo delle concretizzazioni esigite dai diversi contesti socio-culturali ed ecclesiali. Per questi si potranno elaborare Statuti particolari che completino e adattino le norme generali, quando è permesso da queste Costituzioni.

IDENTITA’, VALORI E IMPEGNO 

1. I Carmelitani Secolari, insieme con i Frati e le Monache, sono figli e figlie dell’Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo e di Santa Teresa di Gesù. Perció condividono con i religiosi lo stesso carisma, vivendolo ciascuno secondo il proprio stato di vita. È  una sola famiglia, con gli stessi beni spirituali, la stessa vocazione alla santità (cf. Ef 1,4  1Pt 1,15) e la stessa missione apostolica. I Secolari apportano all’Ordine la ricchezza propria della loro secolarità[2].  

2. L’appartenenza all’Ordine ha le sue origini nella relazione che si stabilí tra i laici e i membri degli Ordini Religiosi nati nel Medioevo. Gradualmente tali relazioni ottennero un carattere ufficiale, con il fine di una partecipazione al carisma e alla spiritualità dell’Istituto religioso formando parte di esso. Alla luce della nuova teologia del laicato nella Chiesa, i Secolari vivono questa appartenenza a partire da una chiara identità laicale.  

3. I membri dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi sono membri della Chiesa[3], chiamati a vivere “in ossequio di Gesù Cristo”[4], attraverso “l’amicizia con Colui dal quale sappiamo essere amati”[5], servendo la Chiesa.  Sotto la protezione di Nostra Signora del Monte Carmelo, e ispirandosi a Santa Teresa di Gesù, a San Giovanni della Croce e alla tradizione biblica del profeta Elia, essi cercano di approfondire gli impegni cristiani ricevuti nel battesimo.  

4. La Vergine Maria si rende presente in modo speciale, soprattutto come modello di fedeltà all’ascolto del Signore nel suo atteggiamento di servizio a Lui e agli altri. Maria è colei che conservava e meditava nel suo cuore la vita e le azioni del Figlio[6], dando esempio di contemplazione. Ella suggerí, alle nozze di Cana, che  facessero quanto il Signore diceva[7] loro, dando cosí  esempio di servizio apostolico. E fu ancora lei che attese la venuta dello Spirito Santo, perseverando in preghiera con gli apostoli[8], dando testimonianza di preghiera d’intercessione. Ella è la Madre dell’Ordine. Il carmelitano secolare gode della sua speciale protezione e coltiva una sincera devozione mariana.  

5. Il profeta Elia rappresenta la tradizione del Carmelo ed è colui che ispira a vivere alla presenza di Dio, cercandolo nella solitudine e nel silenzio, con zelo per la sua gloria.  Il Secolare vive la dimensione profetica della vita cristiana e della spiritualità carmelitana promuovendo nel mondo la legge del Dio di amore e di verità e specialmente facendosi voce di coloro che non possono esprimere da se stessi questo amore e questa verità[9].  

6. La Regola di Sant’Alberto è l’espressione originale della spiritualità del Carmelo. Fu scritta per laici che si riunirono sul monte Carmelo per vivere una vita dedicata alla meditazione della Parola di Dio sotto la protezione della Vergine. In questa Regola si trovano i principi che guidano la vita carmelitana:

a) Vivere in ossequio di Gesù Cristo;
b) Essere assidui nella meditazione della legge del Signore;
c) Dare tempo alla lettura spirituale;
d) Partecipare alla liturgia della Chiesa, sia all’Eucaristia come alla liturgia delle Ore;
e) Dedicarsi alle necessità e al bene degli altri nella comunità;
f) Indossare le armi delle virtù, vivendo un’intensa vita di fede, di speranza e di carità;
g) Cercare il silenzio interiore e la solitudine nella nostra vita di preghiera;
h) Usare una prudente discrezione in tutto ciò che facciamo. 

7. Santa Teresa di Gesù è all’origine del Carmelo Riformato. Ella visse una profonda fede nella misericordia di Dio[10], che la fortificò per perseverare[11] nella preghiera, nell’umiltà, nell’amore fraterno e nell’amore alla Chiesa, e che la condusse alla grazia del matrimonio spirituale.  La sua abnegazione evangelica, la sua disposizione al servizio e la sua costanza nella pratica delle virtù sono una guida quotidiana per vivere la vita spirituale[12]. I suoi insegnamenti sulla preghiera e sulla vita spirituale sono essenziali per la formazione e la vita dell’Ordine Secolare.  

8. San Giovanni della Croce fu il compagno di Santa Teresa nella formazione del Carmelo Riformato. Egli insegna al Secolare ad essere vigilante nella pratica della fede, della speranza e dell’amore. Lo guida attraverso la notte oscura all’unione con Dio. In questa unione con Dio, il Secolare trova la vera libertà dei figli di Dio[13].  

9.  Tenendo conto delle origini del Carmelo e del carisma teresiano, si possono così sintetizzare gli elementi fondanti della vocazione dei laici carmelitani teresiani:  

a) Vivere in ossequio di Gesù Cristo, basandosi sull’imitazione e sul patrocinio della Santissima Vergine, la cui forma di vita costituisce per il Carmelo un modello di configurazione a Cristo;

b) Cercare la “misteriosa unione con Dio” attraverso la via della contemplazione e dell’attività apostolica, indissolubilmente unite, al servizio della Chiesa;

c) Dare un’importanza particolare alla preghiera che, alimentata dall’ascolto della Parola di Dio e dalla liturgia, può condurre ad una relazione di amicizia con Dio, non solo quando si prega ma anche quando si vive. Impegnarsi in questa vita di orazione esige che ci si nutra di fede, di speranza e soprattutto di carità, per vivere alla presenza e nel mistero del Dio vivo[14].

d) Compenetrare di zelo apostolico l’orazione e la vita, in un clima di comunità umana e cristiana;

e) Vivere l’abnegazione evangelica in prospettiva teologale;

f) Dare importanza all’impegno di evangelizzazione, alla pastorale della spiritualità, come collaborazione peculiare dell’Ordine Secolare fedele alla propria identità carmelitano-teresiana.  

II

LA SEQUELA DI GESÙ NEL CARMELO TERESIANO LAICALE

10.  Cristo è il centro della vita e dell’esperienza cristiana. I membri dell’Ordine Secolare sono chiamati a vivere le esigenze della  sequela in comunione con Lui, accettando i suoi insegnamenti e consegnandosi alla sua persona.  Seguire Gesù è partecipare alla sua missione salvifica di proclamazione della Buona Novella e di instaurazione del Regno di Dio (Mt 4, 18-19).  Ci sono diversi modi di seguire Gesù: tutti i cristiani devono seguirlo, fare di Lui la norma della propria vita ed essere disposti a realizzare tre esigenze fondamentali: collocare i vincoli familiari sotto gli interessi del Regno e della persona di Gesù (Mt 10,37-39; Lc 14,25-26); vivere il distacco dalle ricchezze per dimostrare che la venuta del Regno non si appoggia sui mezzi umani bensì sulla forza di Dio e sulla disponibilità della persona umana nei suoi confronti (Lc 14, 33);  portare la croce nell’accettazione della volontà di Dio, manifestata nella missione che Egli affida a ciascuno (Lc 14,33  9,23).  

11.  La sequela di Gesù come membri dell’Ordine Secolare si esprime con la promessa di tendere alla perfezione evangelica nello spirito dei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza e delle Beatitudini. Con questa promessa si rafforza il proprio impegno battesimale nel mondo al servizio del progetto di Dio. Essa è un pegno di santità personale, che  necessariamente comporta  un impegno di servizio alla Chiesa nella fedeltà al carisma carmelitano-teresiano. Essa viene assunta davanti ai membri della comunità come rappresentanti di tutta la Chiesa e in presenza del Delegato del Superiore dell’Ordine.  

12. Con la promessa fatta alla comunità alla presenza del Superiore dell’Ordine o del  suo Delegato, la persona diventa membro dell’Ordine Secolare. Con questa promessa s’impegna ad acquisire la formazione necessaria per conoscere le ragioni, il contenuto e il fine dello stile di vita evangelica che assume. La promessa realizza l’impegno battesimale e arricchisce, nei chiamati alla vocazione matrimoniale, la vita di sposi e genitori. Questa promessa si rinnova una volta all’anno nel tempo pasquale.  

L’impegno della promessa di vivere lo spirito del consiglio evangelico di castità 

13.  La promessa della castità rafforza l’impegno di amare Dio sopra ogni cosa e di amare gli altri con l’amore che Dio ha per loro[15]. Con questa promessa il Secolare cerca la libertà per amare Dio e il prossimo disinteressatamente[16], testimoniando l’intimità divina promessa nella beatitudine: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt 5,8). La promessa di castità è un impegno di amore cristiano nella sua dimensione personale e sociale per creare un’autentica comunità nel mondo. Con questa promessa il Secolare esprime anche il desiderio cosciente di rispettare ogni persona come richiede la legge di Dio e secondo il proprio stato di vita, come celibi o nubili, sposati o vedovi. Questa promessa non impedisce di cambiare il proprio stato di vita.  

L’impegno della promessa di vivere lo spirito del consiglio evangelico di povertà 

14.   La promessa della povertà esprime il desiderio di vivere secondo i valori del Vangelo. Nella povertà evangelica si trova la ricchezza della generosità, del rinnegamento di sè, della libertà interiore e della dipendenza da Colui che, “pur essendo ricco, si fece povero per arricchirci con la sua povertà” (2Cor 8,9) e che “annientó se stesso” (Fil 2,7) per mettersi al servizio dei propri fratelli e delle proprie sorelle. La promessa di povertà cerca l’uso evangelico dei beni di questo mondo e dei talenti personali e l’esercizio delle proprie responsabilità personali nella società, nella famiglia e nel lavoro, mettendosi con fiducia nelle mani di Dio. Implica anche un impegno in favore della giustizia nel mondo affinchè questo risponda al progetto di Dio. La povertà evangelica è anche esercizio di speranza che riconosce i limiti personali e si abbandona con fiducia alla bontà e fedeltà di Dio.  

L’impegno della promessa di vivere lo spirito del consiglio evangelico di obbedienza 

15.    La promessa di obbedienza impegna a vivere aperti alla volontà di Dio, “nel quale viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28), imitando Cristo che accettò la volontà del Padre e che si fece obbediente fino alla morte di croce (Fil 2,8).  La promessa di obbedienza è un esercizio di fede che porta a cercare la volontà di Dio negli avvenimenti e nelle sfide della vita personale e sociale.  Con essa il Secolare coopera liberamente con coloro che hanno la responsabilità di guidare la comunità e l’Ordine nel discernimento e nell’accettazione delle vie di Dio: il Consiglio della comunità, il Provinciale e il Generale.  

L’impegno della promessa di vivere lo spirito delle Beatitudini 

16.   Nelle Beatitudini si trova un progetto di vita e un modo di entrare in relazione con il mondo, con i vicini e i compagni di lavoro, con i familiari e gli amici.  Quando promettono di vivere le Beatitudini nella vita quotidiana i Secolari intendono dare testimonianza di vita evangelica come membri della Chiesa e dell’Ordine e così  invitano il mondo a seguire Cristo: “Via, Verità e Vita” (Gv 14,6).  

III 

TESTIMONI DELL’ESPERIENZA DI DIO 

17.  La vocazione del Carmelo Teresiano è un impegno a “vivere in ossequio di Gesù Cristo”, “meditando giorno e notte la legge del Signore e vegliando in preghiera”[17]. Fedele a questo principio della Regola, Santa Teresa mise l’orazione come base ed esercizio fondamentale della sua famiglia religiosa.  Perciò  il Secolare è chiamato a fare in modo che la preghiera penetri tutta la sua esistenza, per camminare alla presenza del Dio vivo (1Re 18,14), mediante l’esercizio costante della fede, della speranza e dell’amore, in modo che tutta la sua vita sia una preghiera, una ricerca dell’unione con Dio.  La meta sarà quella di riuscire ad integrare l’esperienza di Dio con l’esperienza della vita: essere contemplativi nell’azione e nel compimento della propria missione.  

18.  La preghiera, dialogo di amicizia con Dio, deve nutrirsi della sua Parola perché questo dialogo possa realizzarsi, poiché “preghiamo quando parliamo a Dio, lo ascoltiamo quando leggiamo le sue parole”[18]. La Parola di Dio alimenterà l’esperienza contemplativa del Secolare e la sua missione nel mondo. Oltre alla contemplazione personale, l’ascolto della Parola deve favorire una contemplazione che porti a condividere l’esperienza di Dio nella comunità dell’Ordine Secolare. Per mezzo di essa si cercherà di discernere in comune le vie di Dio, di mantenere vivo il dinamismo  della conversione, di ravvivare la speranza attiva. La realtà si farà trasparente e si potrà scoprire Dio in tutto.  

19.  Lo studio e la lettura spirituale della Scrittura e degli scritti dei nostri Santi, specialmente di quelli che sono Dottori della Chiesa, Santa Teresa, San Giovanni della Croce e Santa Teresa di Gesù Bambino, occupano un posto privilegiato per alimentare la vita di preghiera del Secolare. Anche i documenti della Chiesa sono alimento e ispirazione nell’impegno della sequela di Gesù.  

20.  Il Secolare cercherà di trovare tempi forti dedicati alla preghiera, come momenti di maggiore coscienza della presenza del Signore e come spazio interiore per l’incontro personale e intimo con Lui. Ciò lo condurrà a vivere l’orazione come atteggiamento di vita che gli farà “riconoscere sempre e in ogni luogo Dio, … cercare la sua volontà in tutti gli avvenimenti, contemplare Cristo in ogni persona, vicina o estranea, e giudicare con rettitudine sul vero senso e valore delle realtà temporali, tanto in se stesse come in ordine al fine della persona umana”[19]. Si otterrà così contemplazione e impegno nella storia, integrando fede e vita, preghiera e azione.  

21. Il Secolare dedicherà quotidianamente un tempo alla pratica dell’orazione mentale. Questo è il tempo in cui stare con Dio e irrobustire la relazione con Lui, per essere veri testimoni della sua presenza nel mondo.  

22. Il cammino della preghiera cristiana esige di vivere l’abnegazione evangelica (Lc 9,23) nel compimento della propria vocazione e missione, dal momento che “orazione e trattamento delicato non sono compatibili”[20]. In una prospettiva di fede, di speranza e di amore il Secolare assumerà le fatiche e le sofferenze di ogni giorno, le preoccupazioni familiari, l’incertezza e i limiti della vita umana, le malattie, l’incomprensione e tutto ciò che costituisce il tessuto della nostra esistenza terrena. Cercherà, allo stesso tempo, di rendere tutto ciò materia del proprio dialogo con Dio per crescere nell’atteggiamento di lode e di ringraziamento al Signore. Per vivere autenticamente la semplicità, il distacco, l’umiltà e la completa fiducia nel Signore, l’Ordine Secolare osserva le pratiche dell’abnegazione evangelica raccomandate dalla Chiesa. Particolare importanza rivestono i giorni e i periodi del calendario liturgico che hanno un carattere penitenziale.  

23. La vita di preghiera personale del Secolare, intesa come relazione di amicizia con Dio, si nutre e si esprime anche nella liturgia, fonte inesauribile della vita spirituale.  La preghiera liturgica arricchisce la preghiera personale e questa, da parte sua, incarna l’azione liturgica nella vita. Nell’Ordine Secolare si dà un posto speciale alla liturgia intesa come Parola di Dio celebrata nella speranza attiva, dopo averla accolta nella fede e con l’impegno di viverla nell’amore  effettivo. I sacramenti, specialmente l’Eucaristia e la Riconciliazione, devono essere vissuti come segni e strumenti dell’azione di liberazione di Dio e come un incontro con Cristo Risorto, presente nella comunità ecclesiale. Sono strutture di grazia contro le strutture di peccato che ci sono nella società. Il Secolare cercherà di scoprire nella preghiera liturgica la presenza di Cristo e dello Spirito, viva ed esigente nella vita concreta di ogni giorno. Nell’anno liturgico sperimenterà presenti i misteri della redenzione che spingono a collaborare alla realizzazione del piano di Dio. La liturgia delle Ore, da parte sua, lo farà entrare in comunione con la preghiera di Gesù e della Chiesa.  

24. Il valore della vita sacramentale e liturgica nell’Ordine Secolare porta i suoi membri a partecipare, nella misura delle loro possibilità, alla celebrazione dell’Eucaristia. Cercheranno di fare la Preghiera del mattino e la Preghiera della sera della Liturgia delle Ore in unione con la Chiesa sparsa in tutto il mondo. Quando sia possibile reciteranno anche la Preghiera della notte. La partecipazione al sacramento della Riconciliazione e agli altri sacramenti della Chiesa favorisce il  processo di conversione.  

IV 

AL SERVIZIO DEL PROGETTO DI DIO 

25.  “I fedeli laici, in quanto sono membri della Chiesa, hanno la vocazione e la missione di essere annunciatori del Vangelo: sono abilitati e tenuti a questo compito dai sacramenti dell’iniziazione cristiana e dai doni dello Spirito Santo”[21]. La spiritualità del Carmelo risveglia nel Secolare il desiderio di un maggiore impegno apostolico, quando egli si rende conto di tutto ciò che comporta la propria chiamata all’Ordine. Cosciente della necessità che il mondo ha di testimoni della presenza di Dio[22], egli risponde all’invito che la Chiesa rivolge a tutte le associazioni di fedeli seguaci di Cristo quando li impegna nella società umana ad una attiva  partecipazione per il raggiungimento delle mete apostoliche della loro missione secondo il proprio carisma. Il Secolare, come frutto di questa partecipazione all’evangelizzazione, condivide un rinnovato gusto  per l’orazione, per la contemplazione e per la vita liturgica e sacramentale.  

26. La vocazione  dell’Ordine Secolare è veramente ecclesiale.  La preghiera e l’apostolato, quando sono veri, sono inseparabili.  L’osservazione di Santa Teresa che il fine dell’orazione è la “nascita di opere buone”[23] ricorda all’Ordine Secolare che le grazie che si sono ricevute devono sempre avere un effetto in coloro che le ricevono[24].  Per gli individui e per  la comunità, e soprattutto come membri della Chiesa, l’attività apostolica è frutto della preghiera. Dove sia possibile e in collaborazione con i superiori religiosi e con la debita autorizzazione degli incaricati, le comunità partecipano all’apostolato dell’Ordine.  

27. Il Secolare Carmelitano è chiamato a vivere e testimoniare il carisma del Carmelo Teresiano nella Chiesa particolare, porzione del Popolo di Dio, nella quale si fa presente e agisce la Chiesa di Cristo[25].  Ciascuno procuri di essere un testimone vivo della presenza di Dio e si responsabilizzi ad aiutare la Chiesa nella pastorale in modo concreto nella sua missione evangelizzatrice sotto la direzione del Vescovo.  Per questo motivo, ciascuno ha un suo apostolato, o collabora con altri in comunità, o individualmente.  

28. Nel suo impegno apostolico porterà la ricchezza della sua spiritualità con le sfumature che comportano i vari  campi dell’evangelizzazione: missioni, parrocchie, case di preghiera, Istituti di spiritualità, gruppi di orazione, pastorale della spiritualità.  Con i propri apporti peculiari come laici carmelitani, essi potranno offrire al Carmelo Teresiano rinnovati impulsi per “trovare valide indicazioni per nuovi dinamismi apostolici”[26] con fedeltà creativa alla propria missione nella Chiesa.  Le differenti attività apostoliche dell’Ordine Secolare saranno precisate e valutate negli Statuti particolari per i diversi ambienti geografici[27].  

V 

CON MARIA, MADRE DI GESÙ 

29. Nel dinamismo intimo della sequela di Gesù, il Carmelo contempla Maria come Madre e Sorella, come “modello perfetto del discepolo del Signore”[28] e, pertanto, modello della vita dei membri dell’Ordine. La Vergine del Magnificat annuncia la rottura con il vecchio mondo e  l’inizio di una storia nuova, nella quale Dio rovescia dal trono i potenti ed esalta i poveri. Maria si mette dalla loro parte e proclama il modo di agire di Dio nella storia.  Maria è per il Secolare un modello di donazione totale al Regno di Dio.  Ella ci insegna ad ascoltare la Parola di Dio nella Scrittura e nella vita, a credere in essa in tutte le circostanze per viverne le  esigenze.  E questo senza capire molte cose, conservando tutto nel cuore (Lc 2, 19.50-51) fino a quando giunga la luce, in preghiera contemplativa.  

30. Maria è anche ideale ed ispirazione per il Secolare.  Ella vive la prossimità alle necessità dei fratelli, preoccupandosi di esse (Lc 1, 39-45  Gv 2, 1-12  At 1,14).  Ella, “l’immagine più perfetta della libertà e della liberazione dell’umanità e del cosmo”[29], aiuta a comprendere il senso della  missione. Madre e Sorella, che ci precede nella peregrinazione della fede e nella sequela del Signore Gesù, ci accompagna affinchè la imitiamo  nella sua vita nascosta in Cristo e impegnata nel servizio degli altri.  

31. La presenza di Maria, mentre vivifica la spiritualità del Carmelo Teresiano, caratterizza il suo apostolato. Per questo il Secolare s’impegnerà a conoscere ogni giorno di più la persona di Maria con la lettura del Vangelo, per comunicare agli altri l’autentica pietà mariana che porta all’imitazione delle sue virtù.  Guidati da uno sguardo di fede, i membri dell’Ordine Secolare celebreranno e promuoveranno il culto liturgico della Madre di Dio alla luce del mistero di Cristo e della Chiesa e praticheranno, con sentimenti di fede e di amore, gli esercizi devozionali in suo onore.   

VI 

FORMAZIONE ALLA SCUOLA DEL CARMELO 

32.  L’obiettivo centrale del processo di formazione nell’Ordine Secolare è preparare la persona a vivere il carisma e la spiritualità del Carmelo nella sequela di Cristo, a servizio della missione.  

33. Con vero interesse per gli insegnamenti della Chiesa e per la spiritualità dei nostri Santi Carmelitani, i laici carmelitani cercano di essere uomini e donne maturi nella loro vita, nella pratica della fede, della speranza e dell’amore e nella devozione alla Vergine Maria.  Si impegnano ad approfondire la propria vita cristiana, ecclesiale e carmelitana.  La formazione cristiana è la base solida  per la formazione carmelitana e spirituale.  Per mezzo del Catechismo della Chiesa Cattolica e dei  documenti della Chiesa i laici carmelitani ricevono i fondamenti teologici necessari.  

34. La formazione teresiano-sanjuanista, sia iniziale che permanente, aiuta a sviluppare nel  Secolare la propria maturità umana, cristiana e spirituale al servizio della Chiesa.  Con la formazione umana sviluppa la capacità del dialogo interpersonale, il mutuo rispetto, la tolleranza, la possibilità di essere corretto e di correggere con serenità, e la capacità di perseverare negli impegni assunti.  

35. L’identità carmelitana matura mediante lo studio della Scrittura e nella “lectio divina”, nell’importanza data alla liturgia della Chiesa, specialmente all’Eucaristia e alla Liturgia delle Ore, e, nella spiritualità del Carmelo, alla sua storia, alle opere dei Santi dell’Ordine e alla formazione nella preghiera e nella meditazione.  

      La formazione all’apostolato si basa sulla teologia della Chiesa circa la responsabilità dei laici[30], e la comprensione del ruolo dei Secolari nell’apostolato dell’Ordine aiuta a rendersi conto del posto che ha l’Ordine Secolare nella Chiesa e nel Carmelo e offre una forma  concreta per condividere le grazie ricevute con la vocazione ad esso.  

36. L’introduzione graduale alla vita dell’Ordine Secolare si struttura nel modo seguente:  

a)  Un periodo sufficiente di contatto con la comunità della durata di non meno di sei mesi.  Il fine di questa tappa è far sì che il candidato vada familiarizzandosi sempre più  con la comunità, con il suo stile di vita e con il tipo di servizio alla Chiesa proprio dell’Ordine Secolare del Carmelo Teresiano.  Inoltre per dare l’opportunità alla comunità di compiere un adeguato discernimento. Gli Statuti Provinciali specificheranno tale periodo.  

b) Dopo il periodo iniziale di contatto, il Consiglio della comunità può ammettere il candidato per un periodo più serio di formazione che durerà abitualmente due anni e che sarà orientato alla prima Promessa.  All’inizio di questo periodo di formazione si dà al candidato lo scapolare; è un segno esterno della sua appartenenza all’Ordine e del fatto che Maria è allo stesso tempo madre e modello nel suo cammino.  

c) Alla fine di questa tappa, con l’approvazione del Consiglio della comunità, s’invita il candidato a fare la prima Promessa di vivere lo spirito dei consigli evangelici e le Beatitudini per un periodo di tre anni.  

d) Negli ultimi tre anni di formazione iniziale farà uno studio più approfondito della Scrittura, dei documenti della Chiesa, dei Santi dell’Ordine, della preghiera e del modo di rendersi capaci di partecipare all’apostolato dell’Ordine.  Alla fine dei tre anni il Consiglio potrà ammettere il candidato a fare la Promessa definitiva di vivere lo spirito dei consigli evangelici e delle Beatitudini per tutta la vita.  

VII 

ORGANIZZAZIONE E GOVERNO 

37. L’Ordine Secolare di Nostra Signora del Monte Carmelo e di Santa Teresa di Gesù è un’associazione di fedeli e parte integrante dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi. È essenzialmente laicale nel suo carattere, anche se può contare sulla partecipazione del clero diocesano[31].  

38. I frati e le monache del Carmelo Teresiano considerano la comunità laicale del Carmelo Secolare come un arricchimento della propria vita consacrata. Essi, con una interazione  reciproca desiderano apprendere dai laici carmelitani a riconoscere i segni dei tempi.   Pertanto si farà in modo che i rappresentanti dell’Ordine Secolare siano presenti quando in un’area geografica si progetta, a livello locale o provinciale, il servizio apostolico dell’Ordine o si riflette sulla situazione della Chiesa e della società.  

39.  Tutti i fedeli di Cristo hanno il diritto di fare i voti[32].  Con il consenso del Consiglio della comunità e il permesso del Provinciale, un membro dell’Ordine Secolare, se lo desidera, può emettere i voti di obbedienza e castità in presenza della comunità.  I voti sono strettamente personali e non creano una categoria differente di appartenenza.  Suppongono un impegno maggiore di fedeltà alla vita evangelica, ma non trasformano coloro che li fanno in persone riconosciute giuridicamente come consacrate nella linea degli Istituti di Vita Consacrata.  Coloro che fanno i voti nell’Ordine Secolare continuano ad essere laici a tutti gli effetti giuridici.  

40.  L’Ordine Secolare si struttura fondamentalmente sulla comunità locale quale segno visibile della Chiesa.  L’Ordine Secolare, sia a livello di Provincia come a livello di comunità, ha personalità giuridica[33].  

41. L’Ordine Secolare dipende giuridicamente dai Frati Carmelitani Scalzi[34].  Il Superiore Generale stabilisce le comunità locali e compie le visite pastorali. Può dispensare in casi particolari dalle Costituzioni e dagli Statuti e concedere eccezioni.  Ha l’autorità di risolvere i casi che non siano contemplati da questa legislazione e che non possano essere risolti dalle autorità locali.  Il Superiore Generale è aiutato da un Delegato Generale, la cui responsabilità è di favorire le relazioni reciproche tra i religiosi e i Secolari e di mantenere i contatti con i Delegati Provinciali e gli Assistenti di ogni comunità, in modo che possano garantire  la finalità e il buon andamento dell’Ordine Secolare.  

42.  Il Definitorio Generale dell’Ordine approva gli Statuti regionali[35] e provinciali dell’Ordine Secolare[36].  

43. Il Superiore Provinciale, normalmente aiutato dal Delegato Provinciale, è il Superiore dell’Ordine Secolare all’interno del suo territorio[37].  È il responsabile del buon andamento dell’Ordine Secolare nell’ambito della sua circoscrizione.  Deve visitare le comunità della sua giurisdizione e nominarne gli  Assistenti, dopo aver ascoltato il Consiglio delle stesse[38].  A lui si ricorre per primo quando sorgano conflitti.  

44.  L’Assistente spirituale di ogni comunità è ordinariamente un religioso dell’Ordine.  Suo dovere è fornire l’assistenza spirituale alla comunità e accompagnarla nella sua vocazione perché  possa corrispondere debitamente ad essa. Cercherà anche di favorire la solidarietà tra la comunità laicale e i frati e le monache dell’Ordine.  Invitato dal Consiglio della comunità, potrà partecipare alle sue riunioni, ma senza diritto di voto. Sarà disponibile al dialogo con i candidati nelle differenti tappe della formazione. Il Consiglio potrà consultarlo circa la capacità del candidato  ad assumere la responsabilità della vocazione all’Ordine Secolare.  Sosterrà la formazione della comunità aiutando l’incaricato della formazione. Tuttavia egli non può essere l’incaricato della formazione. L’Assistente spirituale deve conoscere bene la spiritualità carmelitana ed essere ben informato circa gli insegnamenti della Chiesa sul ruolo svolto dai laici  in essa.  

45.  Solo il Superiore Generale dell’Ordine, nelle circoscrizioni nelle quali non ci siano frati, o il Provinciale nella sua circoscrizione, possono designare come Assistente qualcuno che non sia religioso dell’Ordine, sempre con il permesso del suo legittimo superiore.  Il Delegato Generale o il Delegato Provinciale presteranno il loro servizio per questa designazione, dialogando con il candidato per sapere se possiede le qualità espresse dal n. 44 di queste norme.  

46. Il Consiglio, formato dal Presidente, da tre Consiglieri e dal responsabile della formazione, costituisce l’autorità immediata della comunità.  La responsabilità primaria del Consiglio è la formazione e la maturazione cristiana dei membri della comunità.   

47.  Il Consiglio ha autorità per :  

a)   ammettere i candidati alla formazione, alla Promessa o ai Voti;
b) ridurre, pergiusti motivi, il periodo di formazione prima della Promessa temporanea, con il consenso del Superiore Provinciale;
c)   convocare la comunità per le elezioni ogni tre anni;
d)   sostituire, per gravi motivi, qualche membro del Consiglio
[39];
e) dimettere un membro della comunità, se viene considerato necessario, dopo aver consultato il Provinciale
[40];
f)   ricevere un membro che si trasferisca da un’altra comunità;
g) quando sorga una questione che non cade sotto la competenza del Consiglio, è obbligo del Presidente mettere al corrente il Provinciale.  

Il Consiglio si riunisce di frequente e ogni volta che sia necessario per seguire con attenzione i programmi di formazione e la crescita della propria comunità.  

48.  Il Superiore Generale, il Superiore Provinciale e il Consiglio della comunità sono i superiori legittimi dell’Ordine Secolare.

49. Per costituire una nuova comunità, è necessario presentare alla Segreteria Generale dell’Ordine Secolare i seguenti documenti:  

a) una lista dei membri che la compongono; per formare una comunità si richiede un minimo di 10 membri, di cui almeno due abbiano fatto la Promessa definitiva;
b) una lettera del Delegato Provinciale che solleciti l’erezione della comunità;
c) il permesso scritto dell’Ordinario della Diocesi
[41];
d) il nome della comunità;
e) il luogo in cui la comunità si riunisce.  

50.  Ogni tre anni le comunità locali dell’Ordine Secolare eleggono il proprio Presidente e tre Consiglieri[42].  Questi quattro membri, dopo aver consultato l’Assistente, eleggono l’incaricato della formazione tra coloro che hanno fatto la Promessa definitiva.  Il Consiglio nomina, in seguito, un segretario e un tesoriere. Il procedimento per le elezioni sarà determinato dagli Statuti provinciali, rispettando completamente la libertà degli elettori e la preferenza della maggioranza dei membri.  Affinchè il Presidente possa essere rieletto per un terzo periodo, si richiede il permesso del Superiore Provinciale.  

51.  Il Presidente, eletto tra i membri che abbiano fatto la Promessa definitiva, ha il dovere di convocare e presiedere le riunioni della comunità.  Dovrà mostrare un’attitudine di servizio verso tutti i membri della comunità; fomenterà uno spirito di affabilità cristiana e carmelitana, facendo bene attenzione a non mostrare preferenze verso alcuni membri della comunità rispetto ad altri;  coordinerà i contatti con quei membri della comunità che, a causa di età, di malattie, di distanza  o per altre ragioni, non possano partecipare alle riunioni;  aiuterà l’incaricato della formazione e l’assistente spirituale, appoggiandoli nell’esercizio delle loro responsabilità;  potrà sostituirli qualora siano assenti, ma solo temporaneamente, o designare per questo qualcuno tra coloro che hanno fatto la Promessa definitiva.  

52. La responsabilità dei tre Consiglieri è di formare, insieme al Presidente, il governo della comunità e di sostenere l’incaricato della formazione. Generalmente sono membri della comunità con la Promessa definitiva.  In casi particolari, membri con la promessa temporanea possono fare da Consiglieri.  

53.  L’incaricato della formazione, eletto dal Consiglio tra coloro che hanno fatto la Promessa definitiva, ha la responsabilità di preparare i candidati alla prima Promessa e a quella definitiva. Lavora in collaborazione con l’Assistente e con il sostegno del Presidente.  In assenza del Presidente l’incaricato della formazione lo sostituisce in tutte le sue funzioni.  

54.  Il Segretario del Consiglio ha la responsabilità di mantenere aggiornato il registro della comunità, annotando le elezioni, le ammissioni, le promesse e le  dimissioni. Deve presentare il registro al Consiglio, quando questo si riunisce, e alla comunità al momento delle elezioni. Assiste alle riunioni del Consiglio scrivendo sul registro le deliberazioni, ma non ha diritto di voto.  

55.  Il tesoriere deve conservare ed amministrare i conti  della comunità. Deve presentare una relazione semestrale dei conti al Consiglio ed anche, una volta all’anno, alla comunità e al Superiore Provinciale o della Circoscrizione[43].  Gli Statuti locali devono determinare come la comunità si occuperà delle necessità dei poveri.  

56.  I Secolari che, a causa della distanza, dell’età o di malattie, non possono partecipare alle riunioni regolari della comunità, continuano ad essere membri dell’Ordine Secolare, e sotto l’autorità del Delegato Provinciale devono essere associati ad una determinata comunità.  È responsabilità del Presidente della comunità stabilire un contatto con tali membri e di questi  mantenere il contatto con la comunità.  

57.   Dove ci sia una Circoscrizione organizzata dei Frati dell’Ordine, i  Secolari devono formare un Consiglio Provinciale per aiutarsi reciprocamente nella formazione e nell’apostolato, ma non per interferire con il governo delle comunità locali.  Il Presidente del Consiglio Provinciale dovrà essere un membro dell’Ordine Secolare con la Promessa definitiva.  Il Consiglio Provinciale dovrà sottomettere i suoi Statuti al Definitorio Generale per la loro approvazione.  

58.  Gli Statuti Provinciali determineranno quanto segue:  

a) il percorso di un adeguato programma di formazione;
b) l’accettazione e la formazione dei nuovi membri che non vivono vicino ad una comunità già costituita; in ogni caso, tali nuovi candidati devono essere riconosciuti e formati da una comunità stabilita e sono considerati membri di questa stessa comunità;
c) il procedimento per l’elezione e le responsabilità dei tre Consiglieri;
d) i suffragi per i defunti delle comunità;
e) le circostanze e le condizioni per emettere i voti;
f) l’età minima e massima per accettare nuovi membri;
g) il numero massimo di membri di una comunità, prima di doverla dividere per formarne un’altra;
h) il coordinamento degli impegni apostolici all’interno della comunità o della Provincia;
i) la forma e l’uso dei segni esterni di appartenenza all’Ordine Secolare;
j) le pratiche di mortificazione e le espressioni di devozione a Maria Santissima e ai Santi dell’Ordine. 

59.  Se una comunità dell’Ordine Secolare non appartiene a nessuna Provincia, deve elaborare i propri Statuti, conformemente alle precedenti indicazioni, e sottometterli all’approvazione del Definitorio Generale.  

60.  Si possono introdurre altre strutture a livello nazionale, là dove c’è più di una Provincia, o a livello internazionale, quando si considerino utili o necessari per la formazione, il coordinamento degli apostolati dell’Ordine o per organizzare Congressi. Tali strutture non avranno nessuna autorità giurisdizionale.  Questi Consigli regionali dovranno sottomettere i propri Statuti al Definitorio Generale per la loro approvazione.  

EPILOGO 

Le Costituzioni dell’Ordine Secolare sono state elaborate per concretizzare il progetto di vita dei suoi membri, che formano parte dell’Ordine del Carmelo Teresiano.  Essi sono chiamati a “testimoniare come la fede cristiana (...) costituisca l’unica risposta pienamente valida ai problemi e alle aspettative che la vita pone davanti ad ogni persona e ad ogni società”[44].  Questo lo realizzeranno come Secolari se, a partire da una contemplazione impegnata, riusciranno a testimoniare nella propria vita familiare e sociale di ogni giorno “questa unità di vita che nel Vangelo trova ispirazione e forza per realizzarsi in pienezza”[45]. Come Secolari, figli e figlie di Teresa di Gesù e di Giovanni della Croce, sono chiamati ad “essere nel mondo testimoni della risurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo”[46], mediante una vita di preghiera e di  servizio evangelizzatore, e per mezzo della testimonianza di una comunità cristiana e carmelitana.  “Tutti insieme e ciascuno per la sua parte devono alimentare il mondo con  frutti spirituali (cf. Gal 5,22) e diffondere in esso lo spirito dal quale sono mossi quei poveri, mansueti e pacifici, che il Signore nel Vangelo proclamò beati (cf. Mt 5, 3-9).  In una parola, ciò che è l’anima per il corpo, questo devono essere i cristiani (e i carmelitani) nel mondo”[47].

**************** 


NOTE

[1] LG 31-35.
[2] LG 31; Christifideles laici (CL) 9.
[3] CIC 204-205.
[4] Regola 2.
[5] S. Teresa di Gesù, Vita 8,5.
[6] Lc 2,51.
[7] Gv 2,5.
[8] At 1,14.
[9] 1Re cap. 17-19.
[10] Vita 7,18  38,16.
[11] Cammino 21,2.
[12] Castello Interiore V, 3,11;  VII, 4,6.
[13] Cf. Detti 4,6;  Fiamma 3, 78;  Salita II,6 e 29,6. Orazione della messa votiva del santo.
[14] Detti di luce e amore 123; Lettera del 12.10.1589.
[15] Cf. Salita III, 23,1.
[16] Cautele 1 e 6.
[17] Regola 2 e 10.
[18] Dei Verbum 25; Cammino 21,4;  Meditazione sul Cantico dei Cantici 1,6.11.
[19] Apostolicam Actuositatem 4.
[20] CP 4,2.
[21] CL 33.
[22] Cf. AA 4 e 10;  CL 16-17.25.28-29.
[23] Castello V, 3,11;  cf. VII, 3.
[24] Cf. AA 2-3.
[25] Cf. Christus Dominus, 11; Apostolicam Actuositatem, 86; Chirstifideles Laici, 25
[26] VC 55.
[27] Regola di Vita OCDS (1979) art. 8.
[28] Marialis cultus 37.
[29] Redemptoris Mater 37.
[30] AA 28-29.
[31] CIC 298 e 301.
[32] Rituale, Istruzione 9; 30-49.
[33] CIC 301. 303-306. 313.
[34] CIC 305. 311-315.
[35] “Regionali” si riferisce a nazioni o territori geografici nei quali ci sono più di una provincia di Frati.
[36] CIC 307§1; 314.
[37] CIC 328-329.  Costituzioni OCD 103; Norme Applicative 56.
[38] CIC 317.
[39] CIC 318.
[40] CIC 308 e 316.
[41] CIC 312 §2.
[42] CIC 309.
[43] CIC 319.
[44] CL 34.
[45] CL 34.
[46] LG 38.
[47] LG 38.

 

     
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