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Carmelo Secolare Carmelitano Teresiano
P. Aloysius Deeney, OCD Delegato Generale |
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L’intento di queste pagine
è rispondere alla domanda “Quali sono i principi seguiti nel discernere
la vocazione all’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi? Chi è chiamato ad
essere Carmelitano Secolare, e come distinguere coloro che vi sono chiamati o
meno?” Tra i frati e le monache, gli individui non se ne vanno perché
sono cattive persone, i membri di un Ordine Religioso spesso non sono mandati
a casa dal monastero o dal convento perché la loro condotta è moralmente
inaccettabile. Essere membro di un Ordine è una vocazione, e ciascuno ha
bisogno, per il bene di tutti, di identificarla con chiarezza. Altrimenti l’Ordine,
sia frati, monache o secolari, perde la sua strada e confonde la sua
identità.
Vorrei descrivere il membro dell’Ordine Secolare di N.S. del Monte
Carmelo e di santa Teresa di Gesù, come un membro praticante della Chiesa
Cattolica il quale, sotto la protezione di Nostra Signora del Monte Carmelo, e
ispirato da santa Teresa di Gesù e san Giovanni della Croce, si prende il suo
impegno nei confronti dell’Ordine di cercare il volto di Dio, per il bene
della Chiesa e del mondo. In
questa definizione distinguo sei elementi i quali, presi nel loro insieme,
sono i fattori che spingono la gente ad avvicinarsi al Carmelo, cercando un’identificazione
con l’Ordine in un modo più formale.
Membro praticante della Chiesa Cattolica. Con
questo intendo un cattolico romano ma non per il suo riferimento al rito
latino bensì riferendomi all’unità della Chiesa sotto l’autorità del
Vescovo di Roma, il papa. La
maggioranza dei Cattolici Romani sono di rito latino, ma ci sono altri riti
all’interno della Chiesa Cattolica Romana, come i Maroniti, Malabaresi,
Melchiti, Ucraini, ecc. e ci sono comunità dell’Ordine Secolare in ciascuno
di questi riti. Le Comunità OCDS
del Libano appartengono al rito maronita.
La parola praticante specifica qualcosa circa la persona che
può appartenere all’Ordine Secolare. Potrei suggerire come prova del nove
della pratica della fede cattolica la capacità di partecipare pienamente all’Eucaristia
con piena coscienza. L’Eucaristia è l’apice dell’identità e della fede
cattolica. E’ il punto d’incontro tra il cielo e la terra. Così se siamo
liberi di partecipare all’apice, certamente dei livelli inferiori di
partecipazione sono permessi.
In molti casi in passato ciò era molto semplice da determinare. Le
persone che arrivavano all’Ordine Secolare venivano da parrocchie dove i
Frati erano presenti, o per mezzo del contatto con Frati o Monache che avevano
loro raccomandato l’Ordine Secolare. Il divorzio non era ancora un fattore
importante nella vita dei cattolici. La maggior parte delle situazioni erano
chiare e definite.
Oggi non è più così. Le cose ora non sono sempre chiare. Ed è
questo il punto in cui l’Assistente Spirituale può essere di aiuto al
Consiglio di una comunità dell’Ordine Secolare nella selezione dei
candidati. Vi do un esempio. Una donna incontra una comunità dell’Ordine
Secolare, conosciuta da alcuni componenti. Questi sanno che lei si trova nel
suo secondo matrimonio, e sanno anche che ella frequenta regolarmente la
Messa, ricevendo i Sacramenti. L comunità vuole chiarezza sulla questione,
prima di ammetterla alla formazione.
Ci sono alcune possibilità, in questo caso: la Chiesa ha annullato il
primo matrimonio, oppure seguiti dal loro confessore, ella e il suo secondo
marito vivono in modo da poter partecipare ai sacramenti della Chiesa. Un
intervento dell’Assistente Spirituale in questo caso potrebbe chiarire e
dare una risposta. Senza il bisogno di troppe spiegazioni, per rispettare il
diritto alla privacy e al buon nome che spetta ad ogni membro della Chiesa,
egli potrebbe fornire al Consiglio quella parola che consenta alla persona l’entrata
nell’Ordine Secolare.
L’Ordine Secolare è parte giuridica dell’Ordine dei Carmelitani
Scalzi. E’ un’istituzione della Chiesa Cattolica Romana, soggetta alle
leggi della Chiesa. La Congregazione deve approvare i suoi statuti. I non
cattolici che hanno interesse alla spiritualità del Carmelo sono certamente i
benvenuti, e possono partecipare in qualunque modo vi vengano invitati dalla
fraternità, ma non possono diventare membri dell’Ordine Secolare.
Ecco il primo elemento dell’identità del membro dell’OCDS: una
persona che partecipa alla vita della Chiesa Cattolica. C’è di più,
dal momento che ci sono milioni di persone che partecipano alla vita della
Chiesa Cattolica e non hanno il minimo interesse al Carmelo.
Ecco dunque il secondo elemento sotto la protezione di Nostra
Signora del Monte Carmelo. Non è una devozione qualsiasi a Maria ciò
che definisce chi si sente chiamato all’Ordine Secolare. Ci sono molti
cristiani che sono molto devoti a Nostra Signora, e hanno un carattere mariano
molto sviluppato nella loro vita cristiana.
Ci sono molti Cristiani Ortodossi, come pure Anglicani della Chiesa
Alta, che sono molto mariani. Ci sono molti Cattolici che indossano lo
scapolare con tutte le buone ragioni ed hanno una sincera devozione a Maria,
ma non si sentono chiamati a essere Carmelitani Secolari. Non solo, ci sono
alcuni che sono giunti all’Ordine Secolare proprio per la loro devozione
mariana, per lo scapolare ed il rosario, ma non hanno la vocazione ad essere
membri del Carmelo Secolare.
La nota peculiare della Beata Vergine Maria che dev’essere presente
in chi si sente chiamata al Carmlo è l’inclinazione a serbare nel cuore,
la frase usata due volte da san Luca nel suo Vangelo per descrivere l’atteggiamento
di Maria nei confronti di suo Figlio. Certo, tutti gli altri aspetti della
vita e devozione mariana possono essere presenti, la devozione allo scapolare,
al rosario e altre cose, ma rimangono secondarie rispetto a questo particolare
aspetto della devozione mariana. Maria
è il nostro modello di preghiera e di meditazione. Tale desiderio di imparare
a meditare o l’inclinazione a meditare è una caratteristica fondamentale di
ogni membro OCDS. Probabilmente è la più basilare.
Un’esperienza frequente di molti gruppi è avere una persona che si
avvicina all’Ordine Secolare per diventarne membro, a volte un prete
diocesano, persona dotata di una grande devozione a Maria, che si è recata
molte volte in pellegrinaggio nei santuari mariani disseminati nel mondo,
qualcuno che è a conoscenza di tutte le apparizioni ed i messaggi attribuiti
a Maria, un’autorità per quanto riguarda i movimenti mariani nel mondo.
Molte volte tali persone non hanno la minima inclinazione a meditare nel
cuore. Desiderano divenire in fretta “maestri” nella Fraternità
su Maria Santissima, introducendo un interesse mariano di tipo assolutamente
non carmelitano all’interno della Comunità. E se tale persona è un prete,
è molto difficile per la comunità proteggersi da questa deviazione della
propria vita mariana. Ci sono altri gruppi e movimenti mariani nei quali tale
persona può trovarsi perfettamente a proprio agio, non nell’Ordine
Secolare.
Oltretutto nella Famiglia Carmelitana c’è già un posto per le
persone che hanno come devozione primaria quella dello Scapolare di N.S. del
Monte Carmelo. E’ la Confraternita dello Scapolare, o Confraternita di
Nostra Signora del Monte Carmelo.
Per un membro OCDS, Maria è modello di atteggiamento e predisposizione
meditativi. Ella attrae e ispira il Carmelitano verso un modo contemplativo di
comprendere la vita del Corpo Mistico di suo Figlio, la Chiesa. Ella attrae la
persona al Carmelo. E nel programma di formazione attraversato da tutti quelli
che entrano al Carmelo, è questo aspetto che andrebbe sviluppato in ogni
singola persona. Così, per me
questo è il secondo elemento sotto la protezione di Nostra Signora del
Monte Carmelo.
Un membro dell’Ordine Secolare di Nostra Signora del Monte Carmelo
e santa Teresa di Gesù è un membro che partecipa ai riti della Chiesa
Cattolica Romana, e che sotto la protezione di N.S. del Monte Carmelo, e
ispirato da santa Teresa di Gesù e san Giovanni della Croce… Qui
abbiamo il terzo elemento. Ho menzionato entrambi, Santa Teresa di Gesù e San
Giovanni della Croce, ma dovrei dire da subito, all’inizio di questa
sezione, che includo anche Santa Teresa di Gesù Bambino, o anche la Beata
Elisabetta della Trinità e Santa Teresa Benedetta della Croce potrebbero
essere incluse, ma Teresa e Giovanni rimangono centrali in questo punto.
Menzionando tutti i grandi della tradizione carmelitana, sottolineo l’importanza
di Santa Teresa di Gesù, alla quale la nostra tradizione si rivolge come
Nostra Santa Madre. La ragione è che proprio a lei il carisma è stato dato.
In molte parti del mondo siamo chiamati Carmelitani Teresiani. San Giovanni
della Croce è stato collaboratore fin dagli inizi con la nostra santa Madre
nella carismatica rifondazione del Carmelo sia spirituale che giuridica.
Così anch’egli viene chiamato Nostro Santo Padre. Per me è
difficile immaginare un Carmelitano Scalzo, a qualsiasi ramo dell’Ordine
appartenga, che non sia attratto da uno se non da tutte e due queste figure,
dalla loro storia e personalità, e più ancora dai loro scritti.
Gli scritti di santa Teresa di Gesù sono l’espressione del carisma
dei Carmelitani Scalzi. La
spiritualità dei Carmelitani Scalzi ha una fondazione intellettuale molto
solida, una solida dottrina. Dottrina deriva dal latino docere, che
significa insegnare. Ogni persona che vuole essere Carmelitano Scalzo/a dev’essere
una persona che ha interesse a imparare dai maestri del Carmelo. Ci sono tre
Dottori della Chiesa universale, Teresa, Giovanni e Teresina.
Qualcuno entra in comunità, con un grande amore per la Vergine Maria,
vuole portare lo scapolare in onore di Maria, come segno di dedizione e
servizio. Si tratta di una persona di preghiera, ma che non è interessato
minimamente a leggere e studiare la spiritualità del Carmelo Teresiano. Si
sforza di leggere uno dei Dottori Carmelitani, ma non riesce a continuare a
leggere. Bene, personalmente penso di tratti di una brava persona che potrebbe
entrare a far parte della Confraternita dello Scapolare, ma che decisamente
non ha la vocazione all’Ordine Secolare Carmelitano.
C’è anche un aspetto accademico nella formazione del Carmelitano
Teresiano. C’è una base intellettuale da dare alla spiritualità e all’identità
di chi è chiamato al Carmelo. Come ogni frate ed ogni monaca, ogni
carmelitano secolare rappresenta l’Ordine.
Un carmelitano che non ha interesse a studiare o approfondire le radici
della propria identità con la preghiera e lo studio, perde la propria
identità, e non può più rappresentare l’Ordine, non può più parlare a
nome dell’Ordine. Sentendo parlare qualche carmelitano, molte volte si ha l’impressione
che non sia andato molto avanti rispetto a ciò che sicuramente ha ascoltato
molti anni prima nella formazione.
Questa base intellettuale è l’inizio di un atteggiamento di apertura
nei confronti dello studio, portando ad un interesse più profondo verso la
Scrittura, la teologia e i documenti della Chiesa. La tradizione della lettura
spirituale, della lectio divina e un tempo per lo studio sono la spina
dorsale della vita spirituale. La buona formazione dipende anche dalla buona
informazione. Quando le informazioni sono negative, o assenti, o non corrette,
la formazione si blocca oppure rimane rachitica, con il risultato di una
confusione nel Secolare. E se quel membro Secolare, per qualche strano giro
del destino, assume un ruolo importante nella Fraternità OCDS, tutta la
comunità ne soffre. Succede tra i frati, le monache, e quindi anche nei
Secolari.
Questa base accademica, o intellettuale, è molto importante, ed è
tristemente carente in molti gruppi del Carmelo Secolare. Non si tratta di
diventare un intellettuale per poter essere un Carmelitano Secolare.
Si tratta di diventare intelligenti nella ricerca della verità su Dio,
su se stessi, sulla preghiera, sull’Ordine e sulla Chiesa.
L’obbedienza è stata da tempo associata con l’intelligenza e la
virtù della fede. Obbedienza significa apertura all’ascolto (ob + audire
in latino). E’ un atteggiamento radicale della persona per spingere oltre le
proprie conoscenze personali. Anche “educazione” deriva dal latino (ex
+ lucere trarre fuori). Santa Teresa descrive l’anima alle terze
mansioni come bloccata, incapace di procedere. Una delle caratteristiche di
questa persona, stabilizzatasi nelle terze mansioni, è quella di voler
insegnare a tutti gli altri. Sanno tutto. In realtà sono persone ancora
disobbedienti e non plasmabili. Ossia sono persone chiuse, incapaci di
apprendere.
Il quarto elemento della definizione è che si prende il suo
impegno nei confronti dell’Ordine. Ci sono tanti cattolici
impegnati, devoti a Maria, ed anche esperti nei nostri santi, Teresa, Giovanni
della Croce o altri, ma che non hanno la vocazione al Carmelo Secolare. Tali
persone potrebbero essere anche contemplativi, o eremiti che trascorrono ore e
ore in preghiera e nello studio, ogni giorno, ma non hanno la vocazione di
essere Carmelitani. Qual è l’elemento che differenzia queste persone da
quelle chiamate a seguire Cristo più da vicino come Carmelitani Secolari?
Non è la spiritualità, né lo studio, né la devozione a Maria.
Semplicemente il Carmelitano Secolare è spinto a dedicare se stesso all’Ordine
e alla Chiesa. Questo impegno, nella forma di Promesse, è un fatto ecclesiale
e un fatto dell’Ordine, oltre ad essere un evento nella vita della persona
che compie tali promesse. In un certo senso, sempre tenendo presenti il
contesto familiare, lavorativo e le responsabilità personali implicate,
colui/colei che si impegna viene caratterizzato come Carmelitano.
Come ho detto si tratta di un fatto ecclesiale e dell’Ordine. E’
per questa ragione che la Chiesa e l’Ordine hanno da dire la loro, insieme
al candidato, al momento di accettare ed approvare l’impegno del
candidato/a. E’ inoltre per questa stessa ragione che la Chiesa e l’Ordine
stabiliscono le condizioni e i termini del contenuto delle Promesse. Una
persona potrebbe volersi impegnare in certe cose, come la meditazione
quotidiana o la liturgia delle Ore, per esempio. Ma la Chiesa, attraverso l’Ordine,
stabilisce le linee fondamentali e generali per la comprensione di tale
impegno.
Il Secolare appartiene al Carmelo, e il Carmelo non appartiene al
Secolare. Con ciò voglio dire che esiste una nuova identità, sviluppo dell’identità
battesimale, che diventa un punto di riferimento necessario.
Come la Chiesa è il punto di riferimento per il battezzato (il
battezzato appartiene alla Chiesa), così il Carmelo diviene il punto di
riferimento per il Secolare. Più uno diventa cattolico più riconosce
la cattolicità della Chiesa. Più uno diventa carmelitano, più riconosce
pure la cattolicità del Carmelo. In effetti chi si dona al Carmelo nell’Ordine
Secolare, scopre che il Carmelo è divenuto essenziale alla propria identità
di cattolico.
Dal momento che le Promesse sono il mezzo per cui si diventa membri del
Carmelo Secolare, la formazione alle Promesse assume una grande importanza,
formazione iniziale e formazione permanente.
Un aspetto importante di questo impegno è l’impegno nei confronti
della comunità. Chi desidera essere un membro OCDS, deve essere in grado di
costruire la comunità, di essere parte di un gruppo che si dedica ad uno
scopo comune, mostrare interesse per gli altri membri, essere di aiuto nella
ricerca di una vita orante e saper ricevere l’aiuto degli altri. Ciò si
applica anche a quelli che per svariate ragioni non possono partecipare
attivamente alla vita di comunità. Nella
costruzione del futuro della comunità, questa caratteristica di socievolezza
è quella che va’ sviluppata. Molti sono tipi introversi e calmi, e tuttavia
sono abbastanza socievoli e capaci di formare comunità. Molti invece sono
estroversi ma incapaci di formare una comunità. In questo campo è necessario
usare il buon senso, e rispondere alla domanda: In che cosa aiuterà la
futura comunità fra dieci anni?
Si da anche il caso di persone che appartengono ad altri movimenti, per
esempio i Neo Catecumeni, il Focolare, il Movimento sacerdotale mariano, il
Rinnovamento nello Spirito. Se il coinvolgimento con questi altri movimenti
non interferisce con l’impegno personale al Carmelo, e quel tale non
introduce nella comunità elementi che siano incompatibili con la
spiritualità OCDS, allora generalmente non ci sono problemi. I problemi
cominciano quando una persona distrae la comunità dal proprio intento e dal
proprio particolare stile di vita spirituale. Alle volte ci sono persone così
confuse che vengono al Carmelo e parlano di N.S. di Medjugorie, e vanno ad un
incontro di preghiera di Medjuorie e parlano della preghiera teresiana.
Il punto è che si deve scegliere l’Ordine Secolare, e che tale
impegno dovrebbe essere più importante di altri movimenti o gruppi.
Tale dedizione alla Chiesa attraverso il Carmelo ha sia un contenuto
che un intento. Essi vengono espressi nei due elementi finali della mia
descrizione di chi è un Carmelitano Secolare. Il quinto elemento della
descrizione è cercare il volto di Dio. Tale elemento esprime il
contenuto delle Promesse. Potrei esprimere questo punto in molti altri modi, pregare,
meditare, vivere una vita spirituale. Ho scelto “cercare il volto di Dio”
perché è un’espressione biblica che dice la natura della contemplazione,
uno sguardo meravigliato della parola e delle opere di Dio, al fine di
conoscerlo, amarlo e servirlo. L’aspetto contemplativo della vita
carmelitana si concentra su io, riconoscendo sempre che la contemplazione è
un dono di Dio, non una risultante del fatto di essersi impegnati per un po’
di tempo in essa. E’ un impegno alla santità personale. L’OCDS vuole
vedere Dio, vuole conoscere Dio e riconosce che ora la preghiera e la
meditazione assumono un’importanza maggiore. Le Promesse sono un impegno per
una vita nuova, nella quale l’ossequio di Gesù Cristo marca la
persona e ilmodo in cui essa vive.
La vita personale del Carmelitano Secolare diventa contemplativa. Lo
stile di vita cambia con la crescita delle virtù che accompagnano la crescita
nello spirito. E’ impossibile vivere una vita di preghiera, meditazione e
studio senza cambiamenti. Il nuovo stile di vita influisce su tutto il resto
della vita. La maggioranza dei
membri dell’Ordine Secolare che sono sposati e che hanno famiglia,
sperimentano che l’impegno di vita nell’OCDS arricchisce il loro impegno
coniugale e familiare. I membri
secolari OCDS, uomini e donne, che lavorano sperimentano un nuovo impegno
morale per la giustizia proprio sul posto di lavoro. Quelli che sono single,
vedovi o separati, trovano nell’impegno per la santità una sorgente di
grazia e di forza per vivere la loro vita con dedizione, avendo uno scopo.
Questo è il risultato diretto della ricerca del volto di Dio.
L’essenza del Carmelo è la preghiera?
Ho sentito o letto molte volte tale affermazione. Non sono mai sicuro
su come rispondere. Non perché non sappia cos’è la preghiera o perché la
preghiera non sia di grande importanza per ogni Carmelitano, ma perché non so
mai esattamente cosa vuole giustificare con questa affermazione chi parla o
scrive. Se con preghiera si intende la santità personale e la ricerca di una
genuina spiritualità che riconosca la supremazia di Dio e della volontà di
Dio per la famiglia umana, allora sì, sono d’accordo.
Se si afferma che io come carmelitano adempio tutti i miei doveri di
carmelitano semplicemente con la fedeltà ai miei tempi di preghiera e che non
c’è nient’altro che mi venga richiesto, allora no, non siamo d’accordo.
La santità personale non è lo stesso che la ricerca personale della
santità. Per un membro battezzato della Chiesa, la santità è sempre
ecclesiale, mai centrata su se stesso o autosufficiente. Non posso mai essere
giudice della mia personale santità (Nemo judex in causo suo.)
Sono santificato dalla pratica delle virtù, e ciò è il diretto
risultato di una vita di ricerca orante della volontà di Dio nella mia vita.
Questo è il segreto carmelitano: la preghiera non ci rende santi. La
preghiera è l’elemento essenziale nella santità cristiana (carmelitana)
perché significa il contatto frequente che rende possibile il rimanere fedeli
a Dio. Questo contatto permette a Dio di compiere la sua volontà nella mia
vita, che allora diventa per il mondo intero annuncio della presenza e della
bontà di Dio. Senza il contatto della preghiera non posso conoscere Dio, e
Dio non può essere conosciuto da altri.
Cercare il volto di Dio richiede un’incredibile quantità di
disciplina, nel senso classico della parola discepolo, uno che impara.
Devo riconoscere che sono sempre uno studente. Non divento mai maestro, sono
sempre sorpreso da ciò che Dio compie nel mondo. Di rimane sempre un mistero.
Le tracce dell’esistenza di Dio sono sempre interessanti per me, e le trovo
negli eventi della vita, single, vedova, sposata, di famiglia, lavoro o in
pensione. Ma esse divengono visibili solo nella preghiera, osservando con il
cuore. La chiamata alla santità è un desiderio bruciante nel cuore e nella
mente di chi si sente chiamato/a al Carmelo Secolare.
E’ un impegno che il Secolare si deve prendere. Il Secolare è
attirato dalla preghiera, trovando nella preghiera il suo ambiente vitale e la
sua identità.
La preghiera, la ricerca della santità, l’incontro con il Signore,
rende il Secolare sempre più parte della Chiesa e, come membro attivo della
Chiesa, la vita del Secolare è più ecclesiale. Crescendo, la vita di
preghiera produce più frutti nella vita personale dell’individuo (la
crescita delle virtù) e nella vita ecclesiale dell’individuo (apostolato).
Ciò mi porta al sesto elemento della definizione: per il bene
della Chiesa e del mondo. Questa è la vera novità nello sviluppo
della comprensione del posto che il Carmelitano Secolare occupa nell’Ordine
e nella Chiesa. E’ il risultato dello sviluppo della teologia della Chiesa
sul ruolo dei laici nella Chiesa, e dell’applicazione di tale teologia all’Ordine.
Cominciando dal documento del Concilio Vaticano II Sull’Apostolato dei
Laici, e dalla sua ricezione nel Sinodo sui Laici del 1986, e sulla Vita
Consacrata nel 1996 (Christifideles laici e Vita Consecrata), la
Chiesa ha costantemente sottolineato la necessità di un impegno maggiore del
laicato per le necessità della Chiesa stessa e del mondo. Santa Teresa era
convinta che l’unica verifica della preghiera è la crescita della virtù, e
che il frutto obbligato di una vera vita di preghiera è la nascita di opere
di bene.
A volte sento un Secolare dire: l’unico apostolato del Secolare è
quello della preghiera. La parola che rende falsa questa attestazione è
“l’unico”. Un atteggiamento orante e obbediente nei confronti dei
documenti della Chiesa, chiarisce che il ruolo del laico nella Chiesa è
cambiato. La Regola di Vita parlava del bisogno per ogni Carmelitano Secolare
di avere un apostolato individuale. La Christifideles laici sottolinea
l’importanza di un apostolato di gruppo per le associazioni ecclesiali, e l’OCDS
è un’associazione ecclesiale. Molti Secolari quando sentono parlare di
apostolato di gruppo, pensano che io stia parlando di un qualche impegno preso
da tutta la Fraternità, che sottragga ogni giorno molto tempo. Questo non è
assolutamente il significato di “apostolato di gruppo”. Il paragrafo 30
della Christifideles laici ci dà i principi basilari della ecclesialità
delle Associazioni, elencando i frutti di tali principi. Il primo frutto
riportato è un rinnovato desiderio di pregare, meditare, contemplare, e di
vita sacramentale. Queste sono le cose adatte per la via del Carmelo. Quante
persone hanno bisogno di conoscere quello che hanno da dire i nostri Dottori
della Chiesa! Se ogni Carmelitano si dedicasse alla diffusione del messaggio
del Carmelo, quante persone non sarebbero così confuse nella loro vita
spirituale! Entrare in una grande
libreria, e semplicemente osservate che genere di fesserie ci sono sugli
scaffali della sezione “misticismo”.
Ogni comunità dovrebbe rispondere come comunità alla domanda: cosa
possiamo fare per condividere con gli altri quanto abbiamo ricevuto dalla
nostra appartenenza al Carmelo? Noi come Carmelitani possiamo aiutare a
sbrogliare la confusione semplicemente rendendo noto quanto sappiamo. Non è
una eventualità, è una responsabilità. Essere un Carmelitano non è un
privilegio, è una responsabilità, sia personale che ecclesiale.
Come ho detto all’inizio, non sono i singoli elementi che aiutano a
discernere la persona che ha la vocazione al Carmelo come Secolare. E’ la
combinazione di tutti questi elementi che fa la differenza.
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17 gen 2005 by
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